Cinquant’anni di cammino

NIFONDalla sesta congregazione del Sinodo di giovedì 11 ottobre pomeriggio:

Sua Eminenza NIFON [MIHĂIŢĂ]
Metropolita e Arcivescovo di Targoviste (Romania)
Consiglio ecumenico delle Chiese

Saluto a nome del segretario ge-nerale del Consiglio ecumenico delle Chiese (Cec), reverendo dottor Olav Fykse Tveit, allaXIIIassemblea ge-nerale ordinaria del Sinodo dei ve-scovi Santità, Eminenze ed Eccellenze, distinti delegati e osservatori, «Io ritenni infatti di non sapere al-tro in mezzo a voi se non Gesù Cri-sto, e questi crocifisso» (1 Cor 2, 2).
La parola vivente di Dio, che ci è stata rivelata nella croce e nella ri-surrezione di Gesù Cristo, è la buo-na Novella, l’euangelion, che quanti professano Gesù Cristo come Signo-re e Salvatore devono proclamare in ogni dimensione della loro vita. C’è una logica nella sequenza del tema scelto per la XIIassemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, che richiamava Giovanni 1, 14: «E il Ver-bo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di veri-tà», e l’enfasi posta sulla nuova evangelizzazione da questa XIII as-semblea generale ordinaria. La giu-stificazione in Cristo, la proclama-zione del Vangelo e la chiamata alla santità sono inscindibili nella comu-nità dei credenti, membri dell’unico corpo di Cristo (1 Cor 12, 12 ss.). La Chiesa viene edificata quando le persone vengono trasformate rice-vendo Cristo, il Verbo incarnato di Dio, nella potenza dello Spirito San-to. Le persone diventano discepoli di Cristo credibili e visibili quando celebrano la santa Eucaristia, medi-tano i testi biblici e testimoniano il Vangelo nelle loro case e nelle loro famiglie, nelle strade o sul posto di lavoro, come operai, imprenditori, ri-cercatori e in tante altre professioni. Il concilio Vaticano II nella costi-tuzione Dei Verbum affermò: «lo Spirito Santo, per mezzo del quale la viva voce dell’Evangelo risuona nella Chiesa e per mezzo di questa nel mondo, introduce i credenti alla verità intera e in essi fa risiedere la parola di Cristo in tutta la sua ric-chezza (cfr. Col 3, 16)» (n. 8). Ricordiamo il concilio Vaticano II come un momento straordinario di rinnovamento evangelico della Chie-sa cattolica. Ciò è stato sottolineato dal moderatore del comitato centrale del Cec, il reverendo dottor Walter Altmann, nel suo discorso in occa-sione del recente incontro del comi-tato, che si è tenuto a settembre a Creta. Abbiamo espresso la nostra gratitudine e la nostra gioia per il fatto che, con il decreto sull’ecume-nismo (Unitatis redintegratio), la Chiesa cattolica si sia aperta al mo-vimento ecumenico e abbia dato nuovo impeto alla ricerca dell’unità visibile. Il decreto fonte di speranza e di ispirazione per i cristiani in tut-to il mondo. Le costituzioni dogmatiche, le di-chiarazioni e i decreti del concilio hanno avuto e continuano ad avere una grande importanza per il rinno-vamento della Chiesa cattolica, ma anche dal punto di vista ecumenico. Il concilio Vaticano II è stato ecume-nico anche nella ricezione positiva della ricerca ecumenica e teologica dell’epoca, compreso il lavoro della commissione di Fede e Costituzione. Sono stati molto importanti l’invito esteso agli osservatori fraterni e l’op-portunità offerta loro di interagire. Oggi ciò sembra ovvio. Tuttavia, ai tempi del Vaticano II è stato un no-tevole segno di apertura ai cristiani di altre tradizioni. La loro presenza ha contribuito ad abbattere il muro divisorio dell’ostilità che ci separava (Ef 2, 14). Alla luce della mia lettura dei testi e delle innovazioni del concilio Vati-cano II, si è rafforzata in me la con-vinzione che l’unità è un dono di vi-ta, dato nel corpo di Cristo, dove tutti abbiamo bisogno gli uni degli altri. Operare per l’unità della Chie-sa significa operare per l’unità di tutta la vita e riconoscere e celebrare la diversità di vita donata da Dio nella molteplicità delle culture, dei contesti e delle lingue. Come corpo di Cristo, la Chiesa è solidale con l’intera umanità e con tutto il creato, pregando di essere guidata da Dio verso la giustizia e la pace. Abbiamo percorso un lungo cam-mino in questi cinquant’anni. Lo studio Raccogliere i frutti, pubblicato dal cardinale Walter Kasper, lo stu-dio sulla ricezione, realizzato dal gruppo di lavoro congiunto tra Cec e Chiesa cattolica, come anche altre iniziative simili, hanno dimostrato quanto è stato fatto finora, ma indi-cano anche i compiti importanti che occorre affrontare nel cammino ver-so l’unità visibile della Chiesa in una sola fede e in una comunità eucari-stica. Ricordando quanto è stato fatto in questi cinquant’anni, riconoscia-mo anche quanto sia cambiato il contesto e quindi anche le condizio-ni per la proclamazione del Vangelo nelle varie culture e società del mon-do. La realtà che stiamo affrontando continua a mutare rapidamente, è piena di contraddizioni che resistono alle semplici generalizzazioni e pre-senta nuove sfide. Il vostro lavoro sulla nuova evangelizzazione e l’An-no della fede, che sta iniziando adesso, ci aiuteranno a imparare di più sulla proclamazione del Vangelo nei diversi contesti attuali e offriran-no, si spera, molte occasioni di coo-perazione come segno dell’unità che ci è già data in Cristo e alla quale anelano tanti cristiani. Che Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, siano con voi e benedicano le vostre deliberazioni. «Grazia a voi e pace da Dio Pa-dre nostro e dal Signore Gesù Cri-sto» (1 Cor 1, 3).

© Osservatore Romano - 14 ottobre 2012


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