Approvato all'unanimità il Messaggio del Sinodo dei Vescovi

gesu-e-samaritanaIl Vangelo nel mondo

 Nella ventesima congregazione generale, svoltasi venerdì mattina, 26 ottobre, i padri hanno approvato il messaggio del Sinodo dei vescovi al popolo di Dio, a conclusione della XIIIassemblea gene-rale ordinaria. Pubblichiamo qui di seguito il testo integrale della versione in italiano.

Fratelli e sorelle, «grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo» (Rm1, 7). Vescovi provenienti da tutto il mondo, riuniti su invito del Vescovo di Roma il Papa Benedetto XVIper riflettere su «la nuova evan-gelizzazione per la trasmissione della fede cristiana», prima di tornare alle nostre Chiese particolari, vogliamo rivolgerci a tutti voi, per sostenere e orientare il servizio al Vangelo nei diversi contesti in cui ci troviamo oggi a dare testimonianza.

1. Come la samaritana al pozzo
Ci lasciamo illuminare da una pa-gina del Vangelo: l’incontro di Gesù con la donna samaritana (cfr. Gv4, 5-42). Non c’è uomo o donna che, nella sua vita, non si ritrovi, come la donna di Samaria, accanto a un poz-zo con un’anfora vuota, nella spe-ranza di trovare l’esaudimento del desiderio più profondo del cuore, quello che solo può dare significato pieno all’esistenza. Molti sono oggi i pozzi che si offrono alla sete dell’uo-mo, ma occorre discernere per evita-re acque inquinate. Urge orientare bene la ricerca, per non cadere pre-da di delusioni, che possono essere ro v i n o s e . Come Gesù al pozzo di Sicar, an-che la Chiesa sente di doversi sedere accanto agli uomini e alle donne di questo tempo, per rendere presente il Signore nella loro vita, così che possano incontrarlo, perché solo il suo Spirito è l’acqua che dà la vita vera ed eterna. Solo Gesù è capace di leggere nel fondo del nostro cuo-re e di svelarci la nostra verità: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto», confessa la donna ai suoi concittadi-ni. E questa parola di annuncio — cui si unisce la domanda che apre alla fede: «Che sia lui il Cristo?»— mostra come chi ha ricevuto la vita nuova dall’incontro con Gesù, a sua volta non può fare a meno di diven-tare annunciatore di verità e di spe-ranza per gli altri. La peccatrice con-vertita diventa messaggera di salvez-za e conduce a Gesù tutta la città. D all’accoglienza della testimonianza la gente passerà all’esperienza perso-nale dell’incontro: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma per-ché noi stessi abbiamo udito e sappia-mo che questi è veramente il salvatore del mondo».

2. Una nuova evangelizzazione
Condurre gli uomini e le donne del nostro tempo a Gesù, all’incontro con lui, è un’urgenza che tocca tutte le regioni del mondo, di antica e di recente evangelizzazione. O vun-que infatti si sente il bisogno di rav-vivare una fede che rischia di oscu-rarsi in contesti culturali che ne osta-colano il radicamento personale e la presenza sociale, la chiarezza dei contenuti e i frutti coerenti. Non si tratta di cominciare tutto daccapo, ma — con l’animo apostoli-co di Paolo, il quale giunge a dire: «Guai a me se non annuncio il Vange-lo!» (1 Cor 9, 16) — di inserirsi nel lungo cammino di proclamazione del Vangelo che, dai primi secoli dell’era cristiana al presente, ha per-corso la storia e ha edificato comuni-tà di credenti in tutte le parti del mondo. Piccole o grandi che siano, esse sono il frutto della dedizione di missionari e di non pochi martiri, di generazioni di testimoni di Gesù cui va la nostra memoria riconoscente. I mutati scenari sociali, culturali economici, politici e religiosi ci chia-mano a qualcosa di nuovo: a vivere in modo rinnovato la nostra espe-rienza comunitaria di fede e l’annun-cio, mediante un’evangelizzazione «nuova nel suo ardore, nei suoi metodi, nelle sue espressioni» (Giovanni Paolo II, Discorso allaXIX Assemblea del Celam, Port-au-Prince 9 marzo 1983, n. 3), come disse Giovanni PaoloII, un’evangelizzazione che, ha ricorda-to Benedetto XVI, è rivolta «princi-palmente alle persone che, pur essendo battezzate si sono allontanate dalla Chiesa, e vivono senza fare riferimento alla prassi cristiana [...], per favorire in queste persone un nuovo incontro con il Signore, che solo riempie di significa-to profondo e di pace la nostra esisten-za; per favorire la riscoperta della fede, sorgente di grazia che porta gioia e spe-ranza nella vita personale, familiare e sociale» (Benedetto XVI, Omelia alla Celebrazione eucaristica per la solenne inaugurazione della XIIIAssemblea or-dinaria del Sinodo dei Vescovi, Roma 7 ottobre 2012).

3. L’incontro personale con Gesù Cristo nella Chiesa
Prima di dire qualcosa circa le for-me che deve assumere questa nuova evangelizzazione, sentiamo l’esigen-za di dirvi, con profonda convinzione, che la fede si decide tutta nel rapporto che instauriamo con la per-sona di Gesù, che per primo ci viene incontro. L’opera della nuova evan-gelizzazione consiste nel riproporre al cuore e alla mente, non poche volte distratti e confusi, degli uomini e delle donne del nostro tempo, an-zitutto a noi stessi, la bellezza e la novità perenne dell’incontro con Cristo. Vi invitiamo tutti a contem-plare il volto del Signore Gesù Cri-sto, a entrare nel mistero della sua esistenza, donata per noi fino alla croce, riconfermata come dono dal Padre nella sua risurrezione dai mor-ti e comunicata a noi mediante lo Spirito. Nella persona di Gesù, si svela il mistero dell’amore di Dio Padre per l’intera famiglia umana, che egli non ha voluto lasciare alla deriva della propria impossibile au-tonomia, ma ha ricongiunto a sé in un rinnovato patto d’a m o re . La Chiesa è lo spazio che Cristo offre nella storia per poterlo incon-trare, perché egli le ha affidato la sua Parola, il Battesimo che ci fa figli di Dio, il suo Corpo e il suo Sangue, la grazia del perdono del peccato, soprattutto nel sacramento della Riconciliazione, l’esperienza di una comunione che è riflesso del mi-stero stesso della Santa Trinità, la forza dello Spirito che genera carità verso tutti. Occorre dare forma a comunità accoglienti, in cui tutti gli emargina-ti trovino la loro casa, a concrete esperienze di comunione, che, con la forza ardente dell’amore — «Vedi co-me si amano!» (Tertulliano, Ap o l o g e t i -co, 39, 7) —, attirino lo sguardo disin-cantato dell’umanità contemporanea. La bellezza della fede deve risplen-dere, in particolare, nelle azioni della sacra Liturgia, nell’Eucaristia dome-nicale anzitutto. Proprio nelle cele-brazioni liturgiche la Chiesa svela infatti il suo volto di opera di Dio e rende visibile, nelle parole e nei ge-sti, il significato del Vangelo. Sta a noi oggi rendere concreta-mente accessibili esperienze di Chie-sa, moltiplicare i pozzi a cui invitare gli uomini e le donne assetati e lì far loro incontrare Gesù, offrire oasi nei deserti della vita. Di questo sono re-sponsabili le comunità cristiane e, in esse, ogni discepolo del Signore: a ciascuno è affidata una testimonian-za insostituibile, perché il Vangelo possa incrociare l’esistenza di tutti; per questo ci è chiesta la santità del-la vita.

4. Le occasioni dell’incontro con Gesù e l’ascolto delle Scritture
Qualcuno chiederà come fare tut-to questo. Non si tratta di inventare chissà quali nuove strategie, quasi che il Vangelo sia un prodotto da collocare sul mercato delle religioni, ma di riscoprire i modi in cui, nella vicenda di Gesù, le persone si sono accostate a lui e da lui sono state chiamate, per immettere quelle stesse modalità nelle condizioni del nostro temp o. Ricordiamo ad esempio come Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni siano stati interpellati da Gesù nel contesto del loro lavoro, come Zac-cheo sia potuto passare dalla sempli-ce curiosità al calore della condivisione della mensa con il Maestro, come il centurione romano ne abbia chiesto l’intervento in occasione del-la malattia di una persona cara, co-me il cieco nato lo abbia invocato quale liberatore dalla propria emar-ginazione, come Marta e Maria abbiano visto premiata dalla sua pre-senza l’ospitalità della casa e del cuore. Potremmo continuare ancora, ripercorrendo le pagine dei vangeli e trovando chissà quanti modi con cui la vita delle persone si è aperta nelle più diverse condizioni alla presenza di Cristo. E lo stesso potremmo fare con quanto le Scritture narrano delle esperienze missionarie degli apostoli nella prima Chiesa. La lettura frequente delle Sacre Scritture, illuminata dalla Tradizione della Chiesa, che ce le consegna e ne è autentica interprete, non solo è un passaggio obbligato per conoscere il contenuto del Vangelo, cioè la per-sona di Gesù nel contesto della sto-ria della salvezza, ma aiuta anche a scoprire spazi di incontro con lui, modalità davvero evangeliche, radi-cate nelle dimensioni di fondo della vita dell’uomo: la famiglia, il lavoro, l’amicizia, le povertà e le prove della vita, ecc.

5. Evangelizzare noi stessi e disporci alla conversione
Guai però a pensare che la nuova evangelizzazione non ci riguardi in prima persona. In questi giorni più volte tra noi Vescovi si sono levate voci a ricordare che, per poter evan-gelizzare il mondo, la Chiesa deve anzitutto porsi in ascolto della Parola. L’invito ad evangelizzare si traduce in un appello alla conversione. Sentiamo sinceramente di dover convertire anzitutto noi stessi alla potenza di Cristo, che solo è capace di fare nuove tutte le cose, le nostre povere esistenze anzitutto. Con umiltà dobbiamo riconoscere che le povertà e le debolezze dei discepoli di Gesù, specialmente dei suoi mini-stri, pesano sulla credibilità della missione. Siamo certo consapevoli, noi Vescovi per primi, che non po-tremo mai essere all’altezza della chiamata da parte del Signore e del-la consegna del suo Vangelo per l’annuncio alle genti. Sappiamo di dover riconoscere umilmente la no-stra vulnerabilità alle ferite della storia e non esitiamo a riconoscere i nostri peccati personali. Siamo però anche convinti che la forza dello Spirito del Signore può rinnovare la sua Chiesa e rendere splendente la sua veste, se ci lasceremo plasmare da lui. Lo mostrano le vite dei santi, la cui memoria e narrazione è stru-mento privilegiato della nuova evan-gelizzazione. Se questo rinnovamento fosse affi-dato alle nostre forze, ci sarebbero seri motivi di dubitare, ma la con-versione, come l’evangelizzazione, nella Chiesa non ha come primi at-tori noi poveri uomini, bensì lo Spi-rito stesso del Signore. Sta qui la nostra forza e la nostra certezza che il male non avrà mai l’ultima parola, né nella Chiesa né nella storia: «Non sia turbato il vostro cuore e non abbia ttimore », ha detto Gesù ai suoi disce-poli (Gv14, 27). L’opera della nuova evangelizza-zione riposa su questa serena certez-za. Noi siamo fiduciosi nell’ispira-zione e nella forza dello Spirito, che ci insegnerà ciò che dobbiamo dire e ciò che dobbiamo fare, anche nei frangenti più difficili. È nostro dove-re, perciò, vincere la paura con la fe-de, l’avvilimento con la speranza, l’indifferenza con l’amore.

6. Cogliere nel mondo di oggi nuove opportunità di evangelizzazione
Questo sereno coraggio sostiene anche il nostro sguardo sul mondo contemporaneo. Non ci sentiamo in-timoriti dalle condizioni dei tempi che viviamo. Il nostro è un mondo colmo di contraddizioni e di sfide, ma resta creazione di Dio, ferita sì dal male, ma pur sempre il mondo che Dio ama, terreno suo, in cui può essere rinnovata la semina della Pa-rola perché torni a fare frutto. Non c’è spazio per il pessimismo nelle menti e nei cuori di coloro che sanno che il loro Signore ha vinto la morte e che il suo Spirito opera con potenza nella storia. Con umiltà, ma anche con decisione — quella che viene dalla certezza che la verità alla fine vince —, ci accostiamo a questo mondo e vogliamo vedervi un invito del Risorto a essere testimoni del suo Nome. La nostra Chiesa è viva e affronta con il coraggio della fede e la testimonianza di tanti suoi figli le sfide poste dalla storia. Sappiamo che nel mondo dobbia-mo affrontare una dura lotta contro «i Principati e le Potenze», «gli spiriti del male» (Ef6, 12). Non ci nascon-diamo i problemi che tali sfide pon-gono, ma essi non ci impauriscono. Questo vale anzitutto per i fenomeni di globalizzazione, che devono esse-re per noi opportunità per una dila-tazione della presenza del Vangelo. Così pure le migrazioni — pur con il peso delle sofferenze che comporta-no e a cui vogliamo essere sincera-mente vicini con l’accoglienza pro-pria dei fratelli — sono occasioni, co-me è accaduto nel passato, di diffu-sione della fede e di comunione tra le varietà delle sue forme. La secola-rizzazione, ma anche la crisi dell’egemonia della politica e dello Stato, chiedono alla Chiesa di ripen-sare la propria presenza nella socie-tà, senza peraltro rinunciarvi. Le molte e sempre nuove forme di po-vertà aprono spazi inediti al servizio della carità: la proclamazione del Vangelo impegna la Chiesa a essere con i poveri e a farsi carico delle lo-ro sofferenze, come Gesù. Anche nelle forme più aspre di ateismo e agnosticismo sentiamo di poter rico-noscere, pur in modi contraddittori, non un vuoto, ma una nostalgia, un’attesa che attende una risposta adeguata. Di fronte agli interrogativi che le culture dominanti pongono alla fede e alla Chiesa rinnoviamo la nostra fi-ducia nel Signore, certi che anche in questi contesti il Vangelo è portatore di luce e capace di sanare ogni de-bolezza dell’uomo. Non siamo noi a condurre l’opera dell’evangelizzazio-ne, ma Dio, come ci ha ricordato il Papa: «La prima parola, l’iniziativa vera, l’attività vera viene da Dio e solo inserendoci in questa iniziativa divina, solo implorando questa iniziativa divi-na, possiamo anche noi divenire — con Lui e in Lui — evangelizzatori» (Be-nedetto XVI, Meditazione alla prima Congregazione generale della XIII As -semblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi, Roma 8 ottobre 2012).

7. Evangelizzazione, famiglia e vita consacrata
Fin dalla prima evangelizzazione la trasmissione della fede nel susse-guirsi delle generazioni ha trovato un luogo naturale nella famiglia. In essa — con un ruolo tutto speciale ri-vestito dalle donne, ma con questo non vogliamo sminuire la figura pa-terna e la sua responsabilità — i segni della fede, la comunicazione del-le prime verità, l’educazione alla pre-ghiera, la testimonianza dei frutti dell’amore sono stati immessi nell’esistenza dei fanciulli e dei ragazzi, nel contesto della cura che ogni famiglia riserva per la crescita dei suoi piccoli. Pur nella diversità delle situazioni geografiche, culturali e sociali, tutti i Vescovi al Sinodo hanno riconfermato questo ruolo es-senziale della famiglia nella trasmis-sione della fede. Non si può pensare una nuova evangelizzazione senza sentire una precisa responsabilità verso l’annuncio del Vangelo alle fa-miglie e senza dare loro sostegno nel compito educativo. Non ci nascondiamo il fatto che oggi la famiglia, che si costituisce nel matrimonio di un uomo e di una donna, che li rende «una sola carne» (Mt19, 6) aperta alla vita, è attraver-sata dappertutto da fattori di crisi, circondata da modelli di vita che la penalizzano, trascurata dalle politi-che di quella società di cui è pure la cellula fondamentale, non sempre ri-spettata nei suoi ritmi e sostenuta nei suoi impegni dalle stesse comu-nità ecclesiali. Proprio questo però ci spinge a dire che dobbiamo avere una particolare cura per la famiglia e per la sua missione nella società e nella Chiesa, sviluppando percorsi di accompagnamento prima e dopo il matrimonio. Vogliamo anche espri-mere la nostra gratitudine ai tanti sposi e alle tante famiglie cristiane che, con la loro testimonianza, mostrano al mondo una esperienza di comunione e di servizio che è seme di una società più fraterna e pacifi-cata. Il nostro pensiero è andato anche alle situazioni familiari e di convi-venza in cui non si rispecchia quell’immagine di unità e di amore per tutta la vita che il Signore ci ha consegnato. Ci sono coppie che con-vivono senza il legame sacramentale del matrimonio; si moltiplicano si-tuazioni familiari irregolari costruite dopo il fallimento di precedenti ma-trimoni: vicende dolorose in cui sof-fre anche l’educazione alla fede dei figli. A tutti costoro vogliamo dire che l’amore del Signore non abban-dona nessuno, che anche la Chiesa li ama ed è casa accogliente per tutti, che essi rimangono membra della Chiesa anche se non possono riceve-re l’assoluzione sacramentale e l’Eu-caristia. Le comunità cattoliche siano accoglienti verso quanti vivono in ta-li situazioni e sostengano cammini di conversione e di riconciliazione. La vita familiare è il primo luogo in cui il Vangelo si incontra con l’ordinarietà della vita e mostra la sua capacità di trasfigurare le condizioni fondamentali dell’esistenza nell’oriz-zonte dell’amore. Ma non meno im-portante per la testimonianza della Chiesa è mostrare come questa vita nel tempo ha un compimento che va oltre la storia degli uomini e appro-da alla comunione eterna con Dio. Alla donna samaritana Gesù non si presenta semplicemente come colui che dà la vita, ma come colui che dona la «vita eterna» (Gv4, 14). Il dono di Dio, che la fede rende pre-sente, non è semplicemente la pro-messa di condizioni migliori in que-sto mondo, ma l’annuncio che il senso ultimo della nostra vita è oltre questo mondo, in quella comunione piena con Dio che attendiamo alla fine dei tempi. Di questo orizzonte ultraterreno del senso dell’esistenza umana sono particolari testimoni nella Chiesa e nel mondo quanti il Signore ha chia-mato alla vita consacrata, una vita che, proprio perché totalmente con-sacrata a lui, nell’esercizio di pover-tà, castità e obbedienza, è il segno di un mondo futuro che relativizza ogni bene di questo mondo. Dall’Assemblea del Sinodo dei Vescovi giunga a questi nostri fratelli e sorelle la gratitudine per la loro fedeltà alla chiamata del Signore e per il contributo che hanno dato e danno alla missione della Chiesa, l’esortazione alla speranza in situazioni non facili anche per loro in questi tempi di cambiamento, l’invito a confermarsi come testimoni e pro-motori di nuova evangelizzazione nei vari ambiti di vita in cui il cari-sma di ciascuno dei loro istituti li collo ca.

8. La comunità ecclesiale e i molti operai dell’evangelizzazione
L’opera di evangelizzazione non è compito di qualcuno nella Chiesa, ma delle comunità ecclesiali in quan-to tali, dove si ha accesso alla pie-nezza degli strumenti dell’i n c o n t ro con Gesù: la Parola, i sacramenti, la comunione fraterna, il servizio della carità, la missione. In questa prospettiva emerge anzi-tutto il ruolo della parrocchia, come presenza della Chiesa sul territorio in cui gli uomini vivono, «fontana del villaggio», come amava chiamar-la Giovanni XXIII, a cui tutti posso-no abbeverarsi trovandovi la fre-schezza del Vangelo. Il suo ruolo re-sta irrinunciabile, anche se le mutate condizioni ne possono chiedere sia l’articolazione in piccole comunità sia legami di collaborazione in con-testi più ampi. Sentiamo ora di do-ver esortare le nostre parrocchie ad affiancare alla tradizionale cura pa-storale del popolo di Dio le forme nuove di missione richieste dalla nuova evangelizzazione. Esse devo-no permeare anche le varie, im-portanti espressioni della pietà popolare. Nella parrocchia continua ad esse-re decisivo il ministero del sacerdote, padre e pastore del suo popolo. I Vescovi di questa Assemblea sinoda-le esprimono a tutti i presbiteri gra-titudine e vicinanza fraterna per il loro non facile compito e li invitano a più stretti legami nel presbiterio diocesano, a una vita spirituale sem-pre più intensa, a una formazione permanente che li renda idonei ad affrontare i cambiamenti. Accanto ai presbiteri va sostenuta la presenza dei diaconi, come pure l’azione pastorale dei catechisti e di tante altre figure ministeriali e di animazione nel campo dell’annuncio e della catechesi, della vita liturgica, del servizio caritativo, nonché le va-rie forme di partecipazione e corre-sponsabilità da parte dei fedeli, uo-mini e donne, per la cui dedizione nei molteplici servizi nelle nostre co-munità non saremo mai abbastanza riconoscenti. Anche a tutti costoro chiediamo di porre la loro presenza e il loro servizio nella Chiesa nell’ot-tica della nuova evangelizzazione, curando la propria formazione uma-na e cristiana, la conoscenza della fede e la sensibilità ai fenomeni cul-turali odierni. Guardando ai laici, una parola specifica va alle varie forme di anti-che e nuove associazioni e insieme ai movimenti ecclesiali e alle nuove co-munità, tutti espressione della ric-chezza dei doni che lo Spirito fa alla Chiesa. Anche a queste forme di vita e di impegno nella Chiesa esprimia-mo gratitudine, esortandoli alla fe-deltà al proprio carisma e alla con-vinta comunione ecclesiale, in specie nel concreto contesto delle Chiese particolari. Testimoniare il Vangelo non è pri-vilegio di alcuno. Riconosciamo con gioia la presenza di tanti uomini e donne che con la loro vita si fanno segno del Vangelo in mezzo al mon-do. Li riconosciamo anche in tanti nostri fratelli e sorelle cristiani con i quali l’unità purtroppo non è ancora perfetta, ma che pure sono segnati dal Battesimo del Signore e ne sono annunciatori. In questi giorni è stata un’esperienza commovente per noi ascoltare le voci di tanti autorevoli responsabili di Chiese e Comunità ecclesiali che ci hanno testimoniato la loro sete di Cristo e la loro dedi-zione all’annuncio del Vangelo, an-ch’essi convinti che il mondo ha bi-sogno di una nuova evangelizzazio-ne. Siamo grati al Signore per que-sta unità nell’esigenza della mis-sione.

9. Perché i giovani possano incontrare Cristo
I giovani ci stanno a cuore in mo-do tutto particolare, perché loro, che sono parte rilevante del presente dell’umanità e della Chiesa, ne sono anche il futuro. Anche verso di loro lo sguardo dei Vescovi è tutt’a l t ro che pessimista. Preoccupato sì, ma non pessimista. Preoccupato perché proprio su di loro vengono a con-fluire le spinte più aggressive dei tempi; non però pessimista, anzitut-to perché, lo ribadiamo, l’amore di Cristo è ciò che muove nel profondo la storia, ma anche perché scorgiamo nei nostri giovani aspirazioni profon-de di autenticità, di verità, di libertà, di generosità, per le quali siamo convinti che Cristo sia la risposta che appaga. Vogliamo sostenerli nella loro ri-cerca e incoraggiamo le nostre co-munità a entrare senza riserve in una prospettiva di ascolto, di dialogo e di proposta coraggiosa verso la diffi-cile condizione dei giovani. Per ri-scattare, e non mortificare, la poten-za dei loro entusiasmi. E per soste-nere in loro favore la giusta battaglia contro i luoghi comuni e le specula-zioni interessate delle potenze mon-dane, interessate a dissiparne le energie e a consumarne gli slanci a proprio vantaggio, togliendo loro ogni grata memoria del passato e ogni serio progetto del futuro. La nuova evangelizzazione ha nel mondo dei giovani un campo impe-gnativo ma anche particolarmente promettente, come mostrano non poche esperienze, da quelle più ag-greganti, come le Giornate Mondiali della Gioventù, a quelle più nascoste ma non meno coinvolgenti, come le varie esperienze di spiritualità, di servizio e di missionarietà. Ai giova-ni va riconosciuto un ruolo attivo nell’opera di evangelizzazione so-prattutto verso il loro mondo.

10. Il Vangelo in dialogo con la cultura e l’esperienza umana e con le religioni
La nuova evangelizzazione ha al suo centro Cristo e l’attenzione alla persona umana, per dare vita a un reale incontro con lui. Ma i suoi orizzonti sono larghi quanto il mon-do e non si chiudono a nessuna esperienza dell’uomo. Questo signi-fica che essa coltiva con particolare cura il dialogo con le culture, nella fiducia di poter trovare in ciascuna di esse i «semi del Verbo» di cui parlavano gli antichi Padri. In parti-colare la nuova evangelizzazione ha bisogno di una rinnovata alleanza tra fede e ragione, nella convinzione che la fede ha risorse sue proprie per accogliere ogni frutto di una sana ra-gione aperta alla trascendenza e ha la forza di sanare i limiti e le con-traddizioni in cui la ragione può ca-dere. La fede non chiude lo sguardo neanche di fronte ai laceranti inter-rogativi che pone la presenza del male nella vita e nella storia degli uomini, attingendo luce di speranza dalla Pasqua di Cristo. L’incontro tra la fede e la ragione nutre anche l’impegno delle comuni-tà cristiane nel campo dell’educazio-ne e della cultura. Un posto speciale lo occupano in questo le istituzioni formative e di ricerca: scuole e uni-versità. O vunque si sviluppano le conoscenze dell’uomo e si dà un’azione educativa, la Chiesa è lieta di portare la propria esperienza e il proprio contributo per una forma-zione della persona nella sua inte-gralità. In questo ambito va riservata particolare cura alla scuola cattolica e alle università cattoliche, in cui l’apertura alla trascendenza, propria di ogni sincero itinerario culturale ed educativo, deve completarsi in cammini di incontro con l’evento di Gesù Cristo e della sua Chiesa. La gratitudine dei Vescovi giunga a quanti, in condizioni a volte difficili, vi sono impegnati. L’evangelizzazione esige che si presti operosa attenzione al mondo delle comunicazioni sociali, strada su cui, soprattutto nei nuovi media, si incrociano tante vite, tanti interro-gativi e tante attese. Luogo dove spesso si formano le coscienze e si scandiscono i tempi e i contenuti della vita vissuta. Un’opp ortunità nuova per raggiungere il cuore dell’uomo. Un particolare ambito dell’incon-tro tra fede e ragione si ha oggi nel dialogo con il sapere scientifico. Es-so, per sé, è tutt’altro che lontano dalla fede, essendo una manifesta-zione di quel principio spirituale che Dio ha posto negli uomini e che permette loro di cogliere le strutture razionali che sono alla base della creazione. Quando scienze e tecni-che non presumono di chiudere la concezione dell’uomo e del mondo in un arido materialismo, diventano un prezioso alleato per lo sviluppo della umanizzazione della vita. An-che a chi è impegnato su questo de-licato fronte della conoscenza va il nostro grazie. Un grazie che vogliamo rivolgere anche a uomini e donne impegnati in un’altra espressione del genio umano, quella dell’arte nelle sue va-rie forme, dalle più antiche alle più recenti. Nelle loro opere, in quanto tendono a dare forma alla tensione dell’uomo verso la bellezza, noi rico-nosciamo un modo particolarmente significativo di espressione della spi-ritualità. Siamo grati quando con le loro creazioni di bellezza ci aiutano a rendere evidente la bellezza del volto di Dio e di quello delle sue creature. La via della bellezza è una strada particolarmente efficace nella nuova evangelizzazione. Oltre i vertici dell’arte è però tutta l’operosità dell’uomo ad attirare la nostra attenzione, come uno spazio in cui, mediante il lavoro, egli si fa cooperatore della creazione divina. Al mondo dell’economia e del lavoro vogliamo ricordare come dalla luce del Vangelo scaturiscano alcuni ri-chiami: riscattare il lavoro dalle con-dizioni che ne fanno non poche vol-te un peso insopportabile e una pro-spettiva incerta, minacciata oggi spesso dalla disoccupazione, specie giovanile; porre la persona umana al centro dello sviluppo economico; pensare questo stesso sviluppo come un’occasione di crescita del genere umano nella giustizia e nell’unità. L’uomo nel lavoro con cui trasforma il mondo è chiamato anche a salva-guardare il volto che Dio ha voluto dare alla sua creazione, anche per re-sponsabilità verso le generazioni a venire . Il Vangelo illumina anche la con-dizione della sofferenza nella malat-tia, in cui i cristiani devono far senti-re la vicinanza della Chiesa alle per-sone malate o disabili e la gratitudi-ne verso quanti operano con profes-sionalità e umanità per la loro cura. Un ambito in cui la luce del Van-gelo può e deve risplendere per illu-minare i passi dell’umanità è quello della politica, alla quale si chiede un impegno di cura disinteressata e tra-sparente del bene comune, nel ri-spetto della piena dignità della per-sona umana, dal suo concepimento fino al suo termine naturale, della famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e una donna, della libertà educativa; nella promozione della libertà religiosa; nella rimozione cause di ingiustizie, disuguaglianze, discri-minazioni, razzismo, violenze, fame e guerre. Una limpida testimonianza è chiesta ai cristiani che, nell’esercizio della politica, vivono il precetto della carità. Il dialogo della Chiesa ha un suo naturale interlocutore, infine, nei se-guaci delle religioni. Si evangelizza perché convinti della verità di Cri-sto, non contro qualcuno. Il Vangelo di Gesù è pace e gioia, e i suoi di-scepoli sono lieti di riconoscere quanto di vero e di buono lo spirito religioso degli uomini ha saputo scorgere nel mondo creato da Dio e ha espresso dando forma alle varie religioni. Il dialogo tra i credenti delle varie religioni vuole essere un contributo alla pace, rifiuta ogni fondamentali-smo e denuncia ogni violenza che si abbatte sui credenti, grave violazione dei diritti umani. Le Chiese di tutto il mondo sono vicine nella preghiera e nella fraternità ai fratelli sofferenti e chiedono a chi ha in mano le sorti dei popoli di salvaguardare il diritto di tutti alla libera scelta e alla libera professione e testimonianza della fede

11. Nell’Anno della fede, la memoria del concilio Vaticano II e il riferimento al «Catechismo della Chiesa Cattolica»
Nel sentiero aperto dalla nuova evangelizzazione potremmo anche sentirci a volte come in un deserto, in mezzo a pericoli e privi di riferi-menti. Il Santo Padre Benedetto XVI, nell’omelia della Messa di apertura dell’Anno della fede, ha parlato di una «“desertificazione” spirituale» che è avanzata in questi ultimi decenni, ma ci ha anche incoraggiato affer-mando che «è proprio a partire dal-l’esperienza di questo deserto, da questo vuoto che possiamo nuovamente scoprire la gioia di credere, la sua importanza vitale per noi uomini e donne. Nel de-serto si riscopre il valore di ciò che è essenziale per vivere» (Omelia alla Ce-lebrazione eucaristica per l’a p e r t u ra dell’Anno della fede, Roma 11 ottobre 2012). Nel deserto, come la donna samaritana, si va in cerca di acqua e di un pozzo a cui attingerla: beato colui che vi incontra Cristo! Ringraziamo il Santo Padre per il dono dell’Anno della fede, prezioso ingresso nel percorso della nuova evangelizzazione. Lo ringraziamo anche per aver legato questo Anno alla memoria grata per i cin-quant’anni dell’apertura del concilio Vaticano II, il cui magistero fonda-mentale per il nostro tempo risplen-de nelCatechismo della Chiesa Catto-lica, riproposto a vent’anni dalla pubblicazione come riferimento di fede sicuro. Sono anniversari impor-tanti, che ci permettono di ribadire la nostra ferma adesione all’insegna-mento del concilio e il nostro con-vinto impegno a continuarne la pie-na attuazione. 12. Nella contemplazione del mistero e accanto ai poveri In quest’ottica vogliamo indicare a tutti i fedeli due espressioni della vi-ta di fede che ci appaiono di parti-colare rilevanza per testimoniarla nella nuova evangelizzazione. Il primo è costituito dal dono e dall’esperienza della contemplazio-ne. Solo da uno sguardo adorante sul mistero di Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, solo dalla profondità di un silenzio che si pone come grembo che accoglie l’unica Parola che salva, può scaturire una testimo-nianza credibile per il mondo. Solo questo silenzio orante può impedire che la parola della salvezza sia con-fusa nel mondo con i molti rumori che lo invadono. Torna nuovamente sulle nostre labbra la parola della gratitudine, ora rivolta a quanti, uomini e donne, dedicano la loro vita, nei monasteri e negli eremi, alla preghiera e alla contemplazione. Ma abbiamo biso-gno che momenti contemplativi si intreccino anche con la vita ordina-ria della gente. Luoghi dell’anima, ma anche del territorio, che richia-mino a Dio; santuari interiori e tem-pli di pietra, che siano incroci obbli-gati per il flusso di esperienze in cui rischiamo di confonderci. Spazi in cui tutti si possano sentire accolti, anche chi non sa bene ancora che cosa e chi cercare. L’altro segno di autenticità della nuova evangelizzazione ha il volto del povero. Mettersi accanto a chi è ferito dalla vita non è solo un eserci-zio di socialità, ma anzitutto un fat-to spirituale. Perché nel volto del povero risplende il volto stesso di Cristo: «Tutto quello che avete fatto a uno di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt25, 40). Ai poveri va riconosciuto un po-sto privilegiato nelle nostre comuni-tà, un posto che non esclude nessu-no, ma vuole essere un riflesso di co-me Gesù si è legato a loro. La pre-senza del povero nelle nostre comu-nità è misteriosamente potente: cam-bia le persone più di un discorso, in-segna fedeltà, fa capire la fragilità della vita, domanda preghiera; in-somma, porta a Cristo. Il gesto della carità, a sua volta, esige di essere accompagnato dal-l’impegno per la giustizia, con un appello che riguarda tutti, poveri e ricchi. Di qui anche l’inserimento della dottrina sociale della Chiesa nei percorsi della nuova evangelizza-zione e la cura della formazione dei cristiani che si impegnano a servire la convivenza umana nella vita so-ciale e nella politica.

13. Una parola alle Chiese delle diverse regioni del mondo
Lo sguardo dei vescovi riuniti in Assemblea sinodale abbraccia tutte le comunità ecclesiali diffuse nel mondo. Uno sguardo che vuole es-sere unitario, perché unica è la chia-mata all’incontro con Cristo, ma non dimentica le diversità. Una considerazione tutta partico-lare, colma di affetto fraterno e di gratitudine, i vescovi riuniti nel Si-nodo riservano a voi cristiani delle Chiese orientali cattoliche, quelle eredi della prima diffusione del Van-gelo, esperienza custodita con amore e fedeltà, e quelle presenti nell’Est dell’Europa. Oggi il Vangelo si ri-propone tra voi come nuova evange-lizzazione tramite la vita liturgica, la catechesi, la preghiera familiare quo-tidiana, il digiuno, la solidarietà tra le famiglie, la partecipazione dei lai-ci alla vita delle comunità e al dialo-go con la società. In non pochi con-testi le vostre Chiese sono in mezzo a prove e tribolazioni, in cui testi-moniano la partecipazione alla croce di Cristo; alcuni fedeli sono costretti all’emigrazione e, mantenendo viva l’appartenenza alle proprie comunità di origine, possono dare il proprio contributo alla cura pastorale e all’opera di evangelizzazione nei Paesi che li hanno accolti. Il Signore continui a benedire la vostra fedeltà e sul vostro futuro si staglino oriz-zonti di serena confessione e pratica della fede in una condizione di pace e di libertà religiosa. Guardiamo a voi cristiani, uomini e donne, che vivete nei Paesi dell’Africa e vi diciamo la nostra gratitudine per la testimonianza che offrite al Vangelo spesso in situazio-ni di vita umanamente difficili. Vi esortiamo a ridare slancio all’evange-lizzazione ricevuta in tempi ancora recenti, a edificarvi come Chiesa «famiglia di Dio», a rafforzare l’identità della famiglia, a sostenere l’imp egno dei sacerdoti e dei catechisti, special-mente nelle piccole comunità cristia-ne. Si afferma inoltre l’esigenza di sviluppare l’incontro del Vangelo con le antiche e le nuove culture. Un’attesa e un richiamo forte si ri-volge al mondo della politica e ai Governi dei diversi Paesi dell’Africa, perché, nella collaborazione di tutti gli uomini di buona volontà, siano promossi i diritti umani fondamenta-li e il continente sia liberato dalle violenze e dai conflitti che ancora lo tormentano. I vescovi dell’Assemblea sinodale invitano voi cristiani dell’America del nord a rispondere con gioia alla chiamata alla nuova evangelizzazio-ne, mentre guardano con riconoscen-za a come nella loro storia ancora giovane le vostre comunità cristiane abbiano dato frutti generosi di fede, di carità e di missione. Occorre ora riconoscere che molte espressioni della cultura corrente nei Paesi del vostro mondo sono oggi lontane dal Vangelo. Si impone un invito alla conversione, da cui nasce un impe-gno che non vi pone fuori dalle vo-stre culture, ma nel loro mezzo per offrire a tutti la luce della fede e la forza della vita. Mentre accogliete nelle vostre generose terre nuove po-polazioni di immigrati e rifugiati, siate disposti anche ad aprire le por-te delle vostre case alla fede. Fedeli agli impegni presi nell’Assemblea si-nodale per l’America, siate solidali con l’America latina nella permanente evangelizzazione del comune con-tinente. Lo stesso sentimento di gratitudi-ne l’Assemblea del Sinodo rivolge alle Chiese dell’America latina e dei Caraibi. Colpisce in particolare co-me lungo i secoli si siano sviluppate nei vostri Paesi forme di pietà popo-lare, ancora radicate nel cuore di tanti, di servizio della carità e di dia-logo con le culture. Ora, di fronte alle molte sfide del presente, in pri-mo luogo la povertà e la violenza, la Chiesa in America latina e nei Carai-bi è esortata a vivere in uno stato permanente di missione, annuncian-do il Vangelo con speranza e con gioia, formando comunità di veri di-scepoli missionari di Gesù Cristo, mostrando nell’impegno dei suoi figli come il Vangelo possa essere sor-gente di una nuova società giusta e fraterna. Anche il pluralismo religio-so interroga le vostre Chiese ed esige un rinnovato annuncio del Vangelo. Anche a voi cristiani dell’Asia sen-tiamo di offrire una parola di inco-raggiamento e di esortazione. Picco-la minoranza nel continente che rac-coglie in sé quasi due terzi della popolazione mondiale, la vostra pre-senza è un seme fecondo, affidato alla potenza dello Spirito, che cresce nel dialogo con le diverse culture, con le antiche religioni, con i tanti poveri. Anche se spesso posta ai margini della società, in diversi luo-ghi anche perseguitata, la Chiesa dell’Asia, con la sua salda fede, è una presenza preziosa del Vangelo di Cristo che annuncia giustizia, vita e armonia. Cristiani di Asia, sentite la fraterna vicinanza dei cristiani de-gli altri Paesi del mondo, i quali non possono dimenticare che sul vostro continente, nella Terra Santa, Gesù è nato, è vissuto, è morto ed è risorto. Una parola di riconoscenza e di speranza i vescovi rivolgono alle Chiese del continente europeo, oggi in parte segnato da una forte secolarizzazione, a volte anche aggressiva, e in parte ancora ferito dai lunghi decenni di potere di ideologie nemi-che di Dio e dell’uomo. La ricono-scenza è verso un passato, ma anche un presente, in cui il Vangelo ha creato in Europa consapevolezze ed esperienze di fede singolari e decisi-ve per l’evangelizzazione dell’i n t e ro mondo, spesso traboccanti di santi-tà: ricchezza del pensiero teologico, varietà di espressioni carismatiche, le più varie forme di servizio della cari-tà verso i poveri, profonde esperien-ze contemplative, creazione di una cultura umanistica che ha contribui-to a dare volto alla dignità della per-sona e alla costruzione del bene co-mune. Le difficoltà del presente non vi abbattano, cari cristiani europei: siano invece percepite come una sfi-da da superare e un’occasione per un annuncio più gioioso e più vivo di Cristo e del suo Vangelo di vita. I vescovi dell’Assemblea sinodale salutano infine i popoli dell’O cea-nia, che vivono sotto la protezione della Croce australe, e li ringraziano per la loro testimonianza al Vangelo di Gesù. La nostra preghiera per voi è perché, come la donna samaritana al pozzo, anche voi sentiate viva la sete di una vita nuova e possiate ascoltare la parola di Gesù che dice: «Se tu conoscessi il dono di Dio!» (Gv 4, 10). Sentite ancora l’impegno a predicare il Vangelo e a far conosce-re Gesù nel mondo di oggi. Vi esor-tiamo a incontrarlo nella vostra vita quotidiana, ad ascoltare lui e a sco-prire, mediante la preghiera e la me-ditazione, la grazia di poter dire: «Sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo» (Gv4, 42).

14. La stella di Maria illumina il deserto
Giunti al termine di questa espe-rienza di comunione tra vescovi di tutto il mondo e di collaborazione al ministero del Successore di Pietro, sentiamo risuonare per noi attuale il comando di Gesù ai suoi apostoli: «Andate e fate discepoli tutti i popoli [...]. Ed ecco io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28, 19.20). La missione della Chiesa non si rivolge soltanto a una esten-sione geografica, ma va a cogliere le pieghe più nascoste del cuore dei nostri contemporanei, per riportarli all’incontro con Gesù, il vivente che si fa presente nelle nostre comunità. Questa presenza colma di gioia i nostri cuori. Grati per i doni da lui ricevuti in questi giorni, innalziamo il canto della lode: «L’anima mia magnifica il Signore[...] Grandi cose ha fatto per me il Signore» (Lc 1, 46.49). Le parole di Maria sono an-che le nostre: il Signore ha fatto davvero grandi cose lungo i secoli per la sua Chiesa nelle diverse parti del mondo e noi lo magnifichiamo, certi che egli non mancherà di guar-dare alla nostra povertà per spiegare la potenza del suo braccio anche nei nostri giorni e sostenerci nel cammi-no della nuova evangelizzazione. La figura di Maria ci orienta nel cammino. Questo cammino, come ci ha detto Benedetto XVI, potrà appa-rirci un itinerario nel deserto; sap-piamo di doverlo percorrere portan-do con noi l’essenziale: il dono dello Spirito, la compagnia di Gesù, la ve-rità della sua parola, il pane eucari-stico che ci nutre, la fraternità della comunione ecclesiale, lo slancio del-la carità. È l’acqua del pozzo che fa fiorire il deserto. E, come nella notte del deserto le stelle si fanno più lu-minose, così nel cielo del nostro cammino risplende con vigore la lu-ce di Maria, la Stella della nuova evangelizzazione, a cui fiduciosi ci affidiamo


(©L'Osservatore Romano 27 ottobre 2012)