Pera: l'embrione è già una persona

 

«Le forze politiche sono intenzionate a celebrare la consultazione popolare.

Sono in gioco il valore dell'uomo e la libertà scientifica ma vanno combinati»

Da Roma Pier Luigi Fornari per l'Avvenire 23 Gennaio 2005
 

In una campagna referendaria spesso inquinata da affermazioni infondate, arriva un autorevole riconoscimento della dignità del concepito, che non può in nessun modo essere equiparato ad «una muffa». «Io sostengo, ancorché non sia credente, che l'embrione sia persona fin dal concepimento», dice il presidente del Senato, Marcello Pera, confermando così quanto già affermato nel corso del confronto con il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede Cardinale Joseph Ratzinger a metà dicembre.

 «Ritengo che questa sia la posizione moralmente più responsabile e che sia, anche dal punto di vista laico, la posizione più confacente alla mia storia, alla mia tradizione di italiano e di europeo», insiste Pera intervistato dal direttore del Tg2, Mauro Mazza.
 La seconda carica della Repubblica non crede che il Parlamento riuscirà a legiferare sui punti della legge 40 sulla fecondazione assistita che i quesiti referendari mirano ad abrogare. «Mi sembra - spiega - che l'orientamento delle forze politiche sia quello di attendere la data del referendum e di celebrarlo».
 Il principale inquilino di Palazzo Madama chiarisce il peso dei valori in campo. «Da un lato - argomenta - è in discussione il valore della persona umana-embrione. Dall'altro lato è in discussione il valore della libertà scientifica, o il diritto di curare malattie tramite la ricerca scientifica. Questi due valori devono essere combinati».
 A parere del presidente del Senato «si può decidere che il valore della persona sia preminente a quello della libertà di ricerca. E si può anche decidere diversamente. L'unica cosa che non si dovrebbe fare è credere di poter sperimentare come Galileo con le palline metalliche che rotolavano su un piano inclinato. O come faceva Fleming con le muffe per scoprire la penicillina. Perché l'embrione non è una muffa».
 «La posta in gioco - ribadisce - è esattamente questa: quali sono i limiti della ricerca scientifica e quali sono i diritti degli individui: diritto alla salute e a concepire; il diritto ad avere un figlio che magari, un domani, si vorrà alto, biondo, con gli occhi celesti... Quanto sono questi diritti prevalenti sul rispetto della persona? Questa è la posta in gioco - conclude il presidente del Senato - che i cittadini italiani avranno di fronte quando si recheranno a votare per i referendum».
 Pera torna anche ad esternare la sua percezione di un'Europa «senza radici» e in una «perdurante crisi d'identità». Registra, però, che «c'è un certo risveglio della coscienza laica e liberale che si richiama alla nostra storia cristiana europea».
 «Apprezzamento» per le affermazioni del presidente del Senato sull'embrione esprime Riccardo Pedrizzi che lo indica ad esempio a tanti laici. Le parole di Pera, secondo l'esponente di An, «fanno capire che non c'è bisogno di essere cristiani, cattolici o credenti per riconoscere che l'embrione è uno di noi». «Che sia una persona è la scienza stessa a dirlo, perché dal concepimento in poi lo sviluppo dell'uomo è continuo, unitario e senza balzi», concorda Francesco Giro di Forza Italia.
 Intanto Patrizia Toia della Margherita anticipa su Il Foglio 4 "no" ai quesiti o forse l'astensione («ma sarà difficile sceglierla, dipende da quel che succederà in questi mesi»). La Toia respinge la tesi che la legge 40 sia contro le donne: «è una rappresentazione falsante». «Il legislatore ha cercato un equilibrio - spiega - e l'ha trovato, in una norma che non fa gerarchie di libertà, ma semplicemente dice: signori, da questo momento siete in tre». Il donare la vita non equivale all'acquisto di «una casa in campagna», ma allora perché mostrare «insofferenza» quando si riflette sui diritti del concepito? Anche sulla ricerca la Toia non ha dubbi: «Possiamo e dobbiamo investire con successo sulle staminali adulte».

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