Nell'imminenza del Referendum del 12 - 13 Giugno 2005

In queste ultime settimane, quando ormai manca meno di un mese alla data dei referendum abrogativi del 12 e 13 giugno, le posizioni di chi sostiene la legge e di chi invece la vuole abrogare si confermano distantissime.
Paradossale è che per non affrontare i veri temi in prospettive oneste, gli scienziati si sono messi a fare i filosofi e qualche volta i teologi (vedi ad esempio Umberto Veronesi sul Corriere del 15 maggio scorso) mentre hanno lasciato che le falsità o i paradossi scientifici fossero dichiarati dai politici o da qualche filosofo (vedi l'articolo di Giuliano Amato, sempre sul Corriere dell' 11 aprile a proposito della realtà del pre-embrione).
Questo, a mio parere, la dice lunga sulle reali intenzioni del fronte del sì, quel fronte anti-proibizionista che a più riprese ha demolito valori e riferimenti che tenevano in piedi, pur con tutte le sue contraddizioni, una società adulta e non una collettività adolescenziale ed emotiva come quella nella quale stiamo costringendo a vivere i nostri figli, con la pretesa poi che vengano su forti e saldi.
Dunque, in questa galassia ambientalista tanto adoratrice della dea Gaia quanto demolitrice della dignità umana, il fondamento è proprio nel non fondarsi su alcuna etica della persona. Non potendo dimostrare biologicamente in alcun modo che l'embrione non è vita umana, non potendo negare filosoficamente che lo sviluppo di tale vita è in una continuità deframmentata, in un fluire ininterrotto di tempo e di materia, ci si arrampica su false soluzioni e falsi slogan. Si stabilisce ad esempio, in maniera del tutto arbitraria, il quando l'embrione comincia ad avere sembianze e parvenza di dignità umana (dopo il primo trimestre di gravidanza secondo la 194; dopo la nascita della stria primitiva del sistema nervoso, fino a qualche tempo fa; dopo i primi 5 giorni, periodo nel quale si possono prelevare, senza fare danno a un "inesistente" - come lo ha definito Sartori - le cellule staminali, in questa campagna referendaria). Così come si fa costante riferimento alla tutela della salute della donna, negando ciò che è da anni evidente nella procedura della fecondazione assistita e cioè che la salute della donna ne risulta fortemente a rischio. Così come si invoca il diritto alla ricerca quando la ricerca sta sperimentando metodi alternativi e rispettosi di tutte le parti in gioco, questo al solo scopo di aprire  la porta per una clonazione terapeutica che introduca all'illusione di una vita biologica eterna e all'insegna della buona salute, alla faccia dei più deboli.

Quale la regola che vige dunque in tale confusionario contesto? Sembra prevalere proprio la regola del comodo, dell'utile, del minor impegno a dispetto e detrimento della categoria del giusto, che non viene neanche più considerata tale. Il giusto è relativo ed è relativo non solo al soggetto, che già sarebbe - ed è - un vero problema per la coesistenza sociale, ma addirittura al soggetto in contesti e finalità differenti. Per parlar chiaro: quello che è giusto per me oggi in tale situazione, potrebbe non esserlo per me domani quando cambiano le mie prospettive e i miei bisogni. E questo non in merito a questioni di poco conto - che so su una regola del campionato di calcio - ma sul senso e le finalità ultime dell'esistenza dell'uomo! Come non vedere in ciò un ritorno al drammatico passato che già più volte nella storia dell'umanità ha prodotto, per ragioni allo stesso modo superficiali e di comodo, la tratta degli schiavi, le stragi degli innocenti e i campi di sterminio?
 

Paolo Aragona - www.paoloaragona.com

Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla mailing list di cristiano cattolico. Conforme al Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n.196, per la tutela delle persone e e il rispetto del trattamento di dati personali, in ogni momento è possibile modificare o cancellare i dati presenti nel nostro archivio. Vedi pagina per la privacy per i dettagli.
Per cancellarsi usare la stessa mail usata al momento dell'iscrizione.