I LIBERTARI PUNTANO ALLA DISTRUZIONE DELLA CIVITAS CHRISTIANA

LA VICENDA DI LUCA POLI, EX RADICALE OGGI DEL MOVIMENTO PER LA VITA.


di Boffi emanuele

http://www.tempi.it/

tratto da http://regiovita.blog.excite.it/permalink/253872

 «Occorre operare e lavorare per arrivare a un ragionevole sregolamento della ragione e dei sensi». «Era la frase che Marco Pannella mi ripeteva spesso, parafrasando Arthur Rimbaud, il poeta maledetto francese, e quel suo poemetto Le bateau ivre ("Il battello ebbro"), in cui c'è tutto il senso di un'esistenza che, infranti i flutti dei vincoli naturali e dei legami umani, si abbandona all'oceano del nulla». Le parole con cui Luca Poli, medico 55enne, responsabile di una piccola sezione del Movimento per la vita della provincia di Trento, affida a Tempi il ricordo di gioventù scorrono lente, soppesate da anni di riflessione e ripensamento «di quella che è stata la mia sciagurata esperienza. Una vita sregolata, suggestionata dalla cultura libertaria e prometeica che teorizza la distruzione nichilistica di sé». Oggi Poli ha moglie e figli, è medico di base e, quasi come un fra' Cristoforo manzoniano, cerca di «rimediare a quegli errori, di difendere la vita fin dal concepimento, di sbugiardare le teorie di coloro che in nome della scienza non promuovono altro che un disegno articolato e lucido di assalto alla civitas christiana». E tenta di farlo con semplicità («Non ho scritto che qualche modesto lavoro» si schermisce), ma anche con determinazione, cercando di chiamare le cose con il loro nome, ben sapendo che il primo ad essere stato convinto a convertirsi in nome della testardaggine con cui la realtà presenta il suo senso, è proprio lui.

«Essere studenti a Trento nel ‘68 significava essere travolti dall'ondata del dissenso assieme a Marco Boato, Mauro Rostagno, Renato Curcio che contestava la tradizione cattolica in cui eravamo cresciuti. Voleva dire, come accadde a Paolo Sorbi (presidente oggi del Mpv di Milano, ndr), durante un quaresimale nel Duomo di Trento, alzarsi in piedi e inveire a gran voce contro le parole dell'omelia». Significava celebrare con la trasgressione del corpo la propria vita sfarinandosi in qualsiasi esperienza, «anche quelle più autodistruttive» ammette Poli. È nel 1972 che il futuro medico conosce Marco Pannella e subisce «la fascinazione di questa persona sempre curiosa e interessata a tutto». Quindi finisce a Bologna e si affilia al partito Radicale divenendone un responsabile. «Vissi e condivisi in prima linea le lotte radicali degli anni Settanta, ed in particolare, la battaglia per il lancio degli otto referendum tra cui quello sull'aborto, fino a partecipare, a livello organizzativo, alla promozione in Emilia-Romagna delle malefiche pratiche della clinica Cisa (Centro informazioni sulla sterilizzazione e l'aborto) di Firenze». È l'8 gennaio 1975 quando i carabinieri irrompono nelle stanze della clinica del dottor Giorgio Conciani, dove si praticavano interruzioni di gravidanza clandestine «in stanzette squallide e con il barbaro metodo Karman, cioè la soppressione di embrioni e feti con una specie di pompa per biciclette», ricorda Poli. Poi l'autodenuncia del segretario radicale, Gianfranco Spadaccia, l'arresto dei responsabili, Pannella e Adele Faccio che riparano a Parigi e rientrano in Italia il 26 gennaio in occasione di una manifestazione al teatro Adriano di Roma in cui la Faccio si consegnò alla polizia. «Tutto preparato ad arte», ricorda Poli. Che non dimentica neppure il grande impegno dell'Espresso e la raccolta di firme per il referendum abrogativo del reato di aborto, «tecniche propagandistiche che rivediamo oggi». Vicende del passato che Poli osservò «da vicino, molto vicino. E di cui oggi possiamo osservare le conseguenze, spesso tragiche, come per il professor Conciani che, solo qualche anno fa, ha detto basta legandosi un cappio al collo».
Dentro la storia delle battaglie radicali scorre anche quella personale di Poli che, in quella stagione sregolata, «commisi qualsiasi errore commettibile, provai il provabile, mi abbandonai a qualsiasi esperienza a portata di mano. Talora anche con gravi ripercussioni sulla salute, rischiando di lasciarci le penne». Ma non fu solo la salute a convincerlo a mollare la presa, ma «il senso di vuoto che questa vita sfrenata ti lascia addosso, intaccando qualsiasi fondamento ontologico». Sgretolare la realtà, teorizzare che non esiste la legge naturale, ma solo barriere storiche da abbattere, «non produsse in me maggior libertà, ma solo una desolazione senza nome e un animo sgombro di qualsiasi affezione per ciò che mi circondava». Di qui l'allontanamento da quegli ambienti, «lo studio matto e disperatissimo che mi diede un'ancora cui aggrapparmi, fino a quel giorno quando, per caso, mi capitò di partecipare a un pellegrinaggio e di ascoltare le parole semplici di un prete che invitava a pregare e digiunare. Diceva che "Dio esiste e ne possiamo fare esperienza"». A Poli non piace rammentare quell'episodio dell'aprile 1986 «come se si stesse descrivendo chissà quale evento miracoloso. Non era una predica colta o raffinata, erano parole semplici, ma forse proprio per quello mi convinsero. "Quest'uomo sa di che cosa parla", pensai. Di lì a tre anni, con grande fatica e sacrificio, mi sono convertito, ma continuo a conservare un atteggiamento molto schietto nei confronti della conversione, rifiutando di dipingerla con enfasi, convinto che la Grazia divina percorra una via ordinaria e quotidiana».

COSA VOGLIONO I SARTORIUS
Attualmente Poli cerca di confutare con dati e prove scientifiche le teorie dei sostenitori della fecondazione in vitro che vorrebbero modificare la legge 40 che le regolamenta. E tiene l'attenzione ben puntata «sul retropensiero ideologico che spesso si scova nei dogmi dei propugnatori di tali pratiche». Solo qualche anno fa, Maurizio Mori, bioeticista all'avanguardia su tali idee, in un'intervista rilasciata al Circolo Tobagi, arrivò ad affermare che «non tutti gli esseri umani sono persone» e che «oggi noi non abbiamo più il dovere di dover rispettare i finalismi biologici della riproduzione e della conservazione». Argomenti simili a quelli recentemente sostenuti da Giovanni Sartori sul Corriere della Sera, «ma sono queste teorie - spiega Poli - che aprono le porte alla sperimentazione sugli embrioni, all'eutanasia, all'aborto, a fare dell'uomo quel che ci pare e piace senza tenere in conto il terzo incomodo non consenziente, la vita nuova che nasce. E che, dietro il richiamo alla libertà scientifica e di cura dei malati, non celano che un unico obiettivo: la distruzione della verità».

altre fonti utili:

¤ Guida completa al Referendum del 12 -13 Giugno 2005

sulla Fecondazione Assistita ¤

A Sostegno della Vita