Documenti catechesi

Orientamenti pastorali per la celebrazione della Giornata Mondiale della Gioventù nelle Chiese particolari

giovani croce GMGa cura del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, 18.05.2021

Testo in lingua italiana

DICASTERO PER I LAICI, LA FAMIGLIA E LA VITA

Orientamenti pastorali per la celebrazione

della Giornata Mondiale della Gioventù nelle Chiese particolari

1. Le Giornate Mondiali della Gioventù

L’istituzione delle Giornate Mondiali della Gioventù è stata indubbiamente una grande intuizione profetica di San Giovanni Paolo II, che spiegò così i motivi della sua decisione: «Tutti i giovani devono sentirsi seguiti dalla Chiesa: perciò, che tutta la Chiesa, in unione con il Successore di Pietro, si senta sempre maggiormente impegnata, a livello mondiale, in favore della gioventù, delle sue ansie e sollecitudini, delle sue aperture e speranze, per corrispondere alle sue attese, comunicando la certezza che è Cristo, la Verità che è Cristo, l’amore che è Cristo…».[1]

Papa Benedetto XVI raccolse il testimone del suo predecessore e, in varie occasioni, non mancò di evidenziare come questi eventi rappresentassero un dono provvidenziale per la Chiesa e li definì “una medicina contro la stanchezza del credere”, “un modo nuovo, ringiovanito dell’essere cristiani”, “una nuova evangelizzazione vissuta”. [2]

Anche per Papa Francesco, le Giornate Mondiali della Gioventù costituiscono una spinta missionaria di straordinaria forza per tutta la Chiesa e, in particolare, per le giovani generazioni. Solo qualche mese dopo la sua elezione, inaugurò il suo pontificato con la GMG di Rio de Janeiro nel luglio 2013, al termine della quale ebbe a dire che quella GMG era stata «una nuova tappa del pellegrinaggio dei giovani attraverso i continenti con la Croce di Cristo. Non dobbiamo mai dimenticare – spiegò – che le Giornate Mondiali della Gioventù non sono “fuochi d’artificio”, momenti di entusiasmo fini a se stessi; sono tappe di un lungo cammino, iniziato nel 1985, per iniziativa del Papa Giovanni Paolo II».[3] E poi chiarì un punto centrale: «Ricordiamo sempre: i giovani non seguono il Papa, seguono Gesù Cristo, portando la sua Croce. E il Papa li guida, li accompagna in questo cammino di fede e di speranza».[4]

Com’è noto, le celebrazioni internazionali dell’evento si tengono generalmente con cadenza triennale in Paesi di volta in volta diversi con la partecipazione del Santo Padre. La celebrazione ordinaria della Giornata, invece, ha luogo ogni anno nelle Chiese particolari, che si fanno carico di organizzare autonomamente tale evento.

2. Le GMG nelle Chiese particolari

La Giornata Mondiale della Gioventù celebrata in ciascuna Chiesa particolare ha grande significato e valore non solo per i giovani che vivono in quella determinata regione, ma per tutta la comunità ecclesiale locale.

Alcuni giovani, per oggettive difficoltà di studio, di lavoro o finanziarie non hanno la possibilità di partecipare alle celebrazioni internazionali di tali Giornate, per cui è bene che ogni Chiesa particolare offra anche a loro la possibilità di vivere in prima persona, anche se a livello locale, una “festa della fede”, un evento forte di testimonianza, di comunione e di preghiera analogo a quelli internazionali, che hanno profondamente segnato l’esistenza di tanti giovani in ogni parte del mondo.

Allo stesso tempo, la Giornata Mondiale della Gioventù celebrata a livello locale riveste un significato estremamente importante per ogni Chiesa particolare. Essa serve a sensibilizzare e a formare la comunità ecclesiale nel suo complesso – laici, sacerdoti, consacrati, famiglie, adulti e anziani – perché diventi sempre più consapevole della sua missione di trasmettere la fede alle nuove generazioni. L’Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi sul tema: “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale” (2018) ha ricordato che tutta la Chiesa, universale e particolare e ogni suo membro, deve sentirsi responsabile per i giovani ed essere disponibile a lasciarsi interpellare dalle loro domande, dai loro desideri e dalle loro difficoltà. La celebrazione di queste Giornate dei giovani a livello locale, perciò, è estremamente utile per tener viva nella coscienza ecclesiale l’urgenza di camminare con i giovani, accoglierli e ascoltarli con pazienza, annunciando loro la Parola di Dio con affetto ed energia.[5]

Proprio in riferimento alla celebrazione della GMG a livello locale, questo Dicastero, nell’ambito delle sue competenze,[6] ha elaborato alcuni Orientamenti pastorali, destinati alle Conferenze episcopali, ai Sinodi delle Chiese Patriarcali e Arcivescovili Maggiori, alle diocesi/eparchie, ai movimenti ecclesiali e associazioni e, non ultimi, ai giovani di tutto il mondo, affinché la “GMG diocesana/eparchiale” sia vissuta pienamente come momento di celebrazione “per i giovani” e “con i giovani”.

Tali Orientamenti pastorali intendono incoraggiare le Chiese particolari a valorizzare sempre più la celebrazione diocesana della GMG e a ritenerla un’occasione propizia per programmare e realizzare con creatività iniziative da cui emerga che la Chiesa considera la propria missione con i giovani «una priorità pastorale epocale su cui investire tempo, energie e risorse».[7] Occorre fare in modo che le giovani generazioni avvertano di essere al centro dell’attenzione e della sollecitudine pastorale della Chiesa. I giovani, infatti, vogliono essere coinvolti e apprezzati, per sentirsi coprotagonisti della vita e della missione della Chiesa.[8]

Le indicazioni che seguiranno hanno principalmente in mente le singole diocesi, come ambito proprio di espressione della Chiesa locale. Ma vanno ovviamente adattate alle diverse situazioni in cui la Chiesa si trova a vivere in varie regioni del mondo, nel caso in cui, ad esempio, le diocesi/eparchie siano di piccole dimensioni e con poche risorse umane e materiali a disposizione. In questi casi concreti, o laddove se ne veda la convenienza pastorale, è possibile che circoscrizioni limitrofe o sovrapposte uniscano le loro forze per celebrare la Giornata dei giovani tra più circoscrizioni, oppure a livello di regione ecclesiastica, o a livello nazionale.

3. La celebrazione della GMG a livello locale nella Solennità di Cristo Re

Al termine della celebrazione eucaristica nella Solennità di Cristo Re, il 22 novembre 2020, Papa Francesco ha voluto rilanciare la celebrazione della GMG nelle Chiese particolari e ha annunciato che, a partire dal 2021, tale celebrazione, tradizionalmente vissuta la Domenica delle Palme, si terrà la Domenica in cui ricorre la Solennità di Cristo Re.[9]

A riguardo, ricordiamo che San Giovanni Paolo II proprio nella Solennità di Cristo Re del 1984 convocò i giovani a un incontro, in occasione dell’Anno Internazionale della Gioventù (1985), che – assieme alla convocazione del Giubileo dei Giovani nell’Anno della Redenzione (1984) – segnò l’inizio del lungo cammino delle GMG: «In questa festa […] – egli disse – la Chiesa proclama il Regno di Cristo, già presente, ma ancora in misteriosa crescita verso la sua piena manifestazione. Della dinamica del Regno di Dio voi giovani siete insostituibili portatori, speranza della Chiesa e del mondo». Questa, dunque, fu la genesi delle GMG: nel giorno di Cristo Re, i giovani di tutto il mondo furono invitati «a venire a Roma per un incontro col Papa, all’inizio della Settimana Santa, sabato e domenica delle Palme».[10]

In effetti, non è difficile cogliere il legame tra la Domenica delle Palme e Cristo Re. Nella celebrazione delle Palme, si fa memoria dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme come quello di un «re mite, seduto su un’asina» (Mt 21,5) e acclamato come Messia dalla folla: «Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore!» (Mt 21,9). L’evangelista Luca aggiunge esplicitamente la qualifica di “Re” all’acclamazione della folla rivolta a “colui che viene”, sottolineando così che il Messia è anche Re, e che il suo ingresso a Gerusalemme rappresenta in un certo senso un’intronizzazione regale: «Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore» (Lc 19,38).

La dimensione regale di Cristo è così importante per Luca, che compare dall’inizio alla fine della vicenda terrena di Gesù Cristo e ne accompagna tutto il ministero. Nell’Annunciazione l’angelo profetizza a Maria che il bambino da lei concepito riceverà da Dio «il trono di Davide suo padre, e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine» (Lc 1,32-33). E nel momento drammatico della crocifissione, mentre gli altri evangelisti si limitano a menzionare gli insulti dei due crocifissi ai lati di Gesù, Luca presenta la commovente figura del “buon ladrone” che dal patibolo della croce prega Gesù, dicendo: «Ricordati di me quando entrerai nel tuo regno» (Lc 23,42). Le parole di accoglienza e di perdono che Gesù pronuncia in risposta a questa preghiera fanno capire che Egli è un Re venuto per salvare: «Oggi sarai con me in paradiso» (Lc 23,43).

Il forte annuncio che deve essere rivolto ai giovani e che deve essere al centro di ogni GMG diocesana/eparchiale celebrata nel giorno di Cristo Re è dunque: accogliete Cristo! Accoglietelo come Re nella vostra vita! È un Re venuto per salvare! Senza di Lui non c’è vera pace, non c’è vera riconciliazione interiore e non c’è vera riconciliazione con gli altri uomini! Senza il suo Regno anche la società perde il suo volto umano. Senza il Regno di Cristo scompare ogni vera fratellanza, ogni autentica vicinanza a chi soffre.

Papa Francesco ha ricordato che al cuore delle due celebrazioni liturgiche, Cristo Re e Domenica delle Palme, «rimane il Mistero di Gesù Cristo Redentore dell’uomo…».[11] Il cuore del messaggio, dunque, continua a essere quello che la grandezza dell’uomo deriva dall’amore che sa donarsi agli altri “fino alla fine”.

L’invito, pertanto, per ogni diocesi/eparchia è di celebrare la GMG nel giorno in cui ricorre la Solennità di Cristo Re. È infatti desiderio del Santo Padre che, in questo giorno, la Chiesa universale ponga i giovani al centro della sua attenzione pastorale, preghi per loro, compia gesti che rendano i giovani protagonisti, promuova campagne di comunicazione, ecc. L’ideale sarebbe organizzare un evento (diocesano/eparchiale, regionale o nazionale) nello stesso giorno di Cristo Re. Tuttavia, per vari motivi, potrebbe rendersi necessario realizzare l’evento in un’altra data.

Tale celebrazione dovrà essere inserita in un cammino pastorale più ampio, all’interno del quale la GMG costituisce solo una tappa.[12] Non a caso, il Santo Padre raccomanda che «la pastorale giovanile non può che essere sinodale, vale a dire capace di dar forma a un camminare insieme».[13]

4. Punti cardine della GMG

Nel corso del Sinodo dei Vescovi sul tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, diversi interventi dei padri sinodali hanno riguardato la Giornata Mondiale della Gioventù. A questo proposito, nel Documento Finale si legge: «La Giornata Mondiale della Gioventù - nata da una profetica intuizione di san Giovanni Paolo II, il quale rimane un punto di riferimento anche per i giovani del terzo millennio -, gli incontri nazionali e diocesani[/eparchiali] svolgono un ruolo importante nella vita di molti giovani perché offrono un’esperienza viva di fede e di comunione, che li aiuta ad affrontare le grandi sfide della vita e ad assumersi responsabilmente il loro posto nella società e nella comunità ecclesiale».[14]

E sottolineando che queste convocazioni rimandano «all’accompagnamento pastorale ordinario delle singole comunità, dove l’accoglienza del Vangelo deve essere approfondita e tradotta in scelte di vita»,[15] il Documento afferma che esse «offrono la possibilità di camminare nella logica del pellegrinaggio, di sperimentare la fraternità con tutti, di condividere gioiosamente la fede e di crescere nell’appartenenza alla Chiesa».[16]

Esploriamo alcuni di questi “punti cardine”[17] che devono essere al cuore di ogni GMG, anche nella sua dimensione locale, e che perciò assumono chiaro valore programmatico.

a. La Giornata dei giovani sia una “festa della fede”

La celebrazione della GMG offre ai giovani un’esperienza viva e gioiosa di fede e di comunione, uno spazio per sperimentare la bellezza del volto del Signore.[18] Al centro della vita di fede c’è l’incontro con la persona di Gesù Cristo, per cui in ogni GMG è bene che risuoni per ciascun giovane l’invito a incontrare Cristo e a iniziare un dialogo personale con Lui. «È la festa della fede, quando insieme si loda il Signore, si canta, si ascolta la Parola di Dio, si rimane in silenzio di adorazione: tutto questo è il culmine della GMG».[19]

In tal senso, il programma delle GMG internazionali (dimensione kerigmatica, formativa, testimoniale, sacramentale, artistica, ecc.) può ispirare le realtà locali, che lo potranno adattare con creatività. Da tenere in grande considerazione, in particolare, i momenti di adorazione silenziosa dell’Eucarestia, quale atto di fede per eccellenza, e le liturgie penitenziali, come spazio di incontro privilegiato con la misericordia di Dio.

Inoltre, c’è da tener presente che in ogni GMG, il naturale entusiasmo che hanno i giovani, lo slancio con il quale abbracciano le cose che li coinvolgono e che caratterizza anche il modo in cui vivono la fede, tutto ciò stimola e rinvigorisce la fede di tutto il popolo di Dio. Convocati dal Vangelo e invitati a un’esperienza con il Signore, i giovani diventano spesso testimoni coraggiosi della fede e ciò rende sempre l’evento della GMG qualcosa di sorprendente e di unico.

b. La Giornata dei giovani sia una “esperienza di Chiesa”

È importante che la celebrazione diocesana/eparchiale della GMG diventi un’occasione in cui i giovani possano fare esperienza di comunione ecclesiale e crescere nella consapevolezza di essere parte integrante della Chiesa. La prima forma di coinvolgimento dei giovani dev’essere l’ascolto. Nella preparazione della Giornata diocesana/eparchiale della gioventù occorre trovare tempi e modi adeguati affinché la voce dei giovani sia ascoltata all’interno delle strutture di comunione esistenti: consigli diocesani/eparchiali e inter-diocesani/eparchiali, consigli presbiterali, consigli locali dei vescovi... Non dimentichiamo che essi sono il volto giovane della Chiesa!

Accanto ai giovani, trovino spazio i vari carismi presenti nella circoscrizione. È fondamentale che l’organizzazione della celebrazione diocesana/eparchiale della GMG sia corale, coinvolga i vari stati di vita, in una proposta di lavoro sinodale, come auspicato dal Santo Padre nella Christus vivit: «Animati da questo spirito, potremo procedere verso una Chiesa partecipativa e corresponsabile, capace di valorizzare la ricchezza della varietà di cui si compone, accogliendo con gratitudine anche l’apporto dei fedeli laici, tra cui giovani e donne, quello della vita consacrata femminile e maschile, e quello di gruppi, associazioni e movimenti. Nessuno deve essere messo o potersi mettere in disparte».[20] In tal modo, sarà possibile radunare e coordinare tutte le forze vive della Chiesa particolare, così come risvegliare quelle “addormentate”.

In tale contesto, la presenza del Vescovo locale e la sua disponibilità a stare tra i giovani costituiscono, per i giovani stessi, un grande segno di amore e vicinanza. Non di rado, per vari giovani la celebrazione diocesana/eparchiale della GMG diventa un’occasione per incontrare e dialogare con il proprio pastore. Papa Francesco incoraggia questo stile pastorale di prossimità, dove «va privilegiato il linguaggio della vicinanza, il linguaggio dell’amore disinteressato, relazionale ed esistenziale che tocca il cuore, raggiunge la vita, risveglia speranza e desideri».[21]

c. La Giornata dei giovani sia una “esperienza missionaria”

La GMG a livello internazionale si è rivelata un’eccellente opportunità per far vivere ai giovani un’esperienza missionaria. Così dev’essere anche per quella diocesana/eparchiale. Come dice Papa Francesco «la pastorale giovanile dev’essere sempre una pastorale missionaria».[22]

In tal senso, si possono organizzare missioni in cui i giovani sono invitati ad andare a visitare le persone nelle loro abitazioni, portando loro un messaggio di speranza, una parola di conforto o semplicemente offrendo il loro ascolto.[23] Facendo leva sul loro entusiasmo, i giovani – laddove è possibile – possono essere anche protagonisti di momenti di evangelizzazione pubblica, con canti, preghiera e testimonianze, in quelle strade e in quelle piazze della città dove i loro coetanei si incontrano, poiché sono i giovani i migliori evangelizzatori dei giovani. La loro stessa presenza e la loro fede gioiosa costituiscono già un “annuncio vivente” della Buona Notizia che attrae altri giovani.

È da incoraggiare anche la promozione di attività in cui i giovani facciano esperienze di volontariato, di servizio gratuito e dono di sé. Da non dimenticare, che nella Domenica precedente la Solennità di Cristo Re, la Chiesa celebra la Giornata Mondiale dei Poveri. Quale occasione migliore per promuovere iniziative in cui i giovani donano il proprio tempo, le proprie forze a favore dei più poveri, degli emarginati, di coloro che sono scartati dalla società. In questo modo si offre ai giovani la possibilità di diventare «protagonisti della rivoluzione della carità e del servizio, capaci di resistere alle patologie dell’individualismo consumista e superficiale».[24]

d. La Giornata dei giovani sia una “occasione di discernimento vocazionale” e una “chiamata alla santità”

All’interno di una forte esperienza di fede, ecclesiale e missionaria, va data priorità alla dimensione vocazionale. Si tratta di un approccio graduale che anzitutto fa comprendere ai giovani che tutta la loro vita è posta di fronte a Dio che li ama e li chiama. Dio li ha chiamati anzitutto alla vita, li chiama continuamente alla felicità, li chiama a conoscerlo e ad ascoltare la sua voce e soprattutto ad accogliere il suo Figlio Gesù come loro maestro, loro amico, loro Salvatore. Riconoscere e confrontarsi con queste “vocazioni fondamentali” rappresenta una prima grande sfida per i giovani, perché, quando vengono prese sul serio, queste prime “chiamate” di Dio già orientano verso scelte di vita impegnative: l’accettazione dell’esistenza come dono di Dio, da vivere dunque in riferimento a Lui e non in modo autoreferenziale; la scelta di uno stile cristiano di vivere, negli affetti e nelle relazioni sociali; la scelta del percorso di studi, dell’impegno lavorativo, e di tutto il proprio futuro in modo che sia pienamente in sintonia con l’amicizia con Dio che si è abbracciata e che si vuole custodire; la scelta di fare di tutta la propria esistenza un dono per gli altri da vivere nel servizio e nell’amore disinteressato. Si tratta di scelte spesso radicali, in risposta a Dio che chiama, che imprimono un orientamento decisivo a tutta l’esistenza dei giovani. «La vita […] è il tempo delle scelte forti, decisive, eterne. – ha chiarito ai giovani Papa Francesco - Scelte banali portano a una vita banale, scelte grandi rendono grande la vita».[25]

All’interno di questo più ampio “orizzonte vocazionale”, non bisogna nemmeno temere di proporre ai giovani l’ineludibile scelta di quello stato di vita che è in accordo con la chiamata che Dio rivolge a ciascuno di loro individualmente, sia esso il sacerdozio o la vita consacrata, anche nella forma monastica, oppure il matrimonio e la famiglia. In questo senso, può essere di grande aiuto il coinvolgimento di seminaristi, di persone consacrate, di coppie di sposi e famiglie, che con la loro presenza e testimonianza aiutino a suscitare nei giovani le giuste domande vocazionali e il desiderio di mettersi alla ricerca del “grande piano” che Dio ha pensato per loro. Nel delicato processo che deve portarli a maturare tali scelte, i giovani vanno accompagnati e prudentemente illuminati. Quando il tempo è maturo, poi, vanno incoraggiati a compiere con decisione la propria scelta personale, confidando nell’aiuto di Dio, senza rimanere in una perenne indeterminatezza.

Alla base di ogni scelta vocazionale dev’esserci la chiamata ancor più fondamentale alla santità. La GMG deve far risuonare nei giovani la chiamata alla santità[26] come vera via alla felicità e al compimento di sé. Una santità commisurata alla storia e all’indole personale di ciascun giovane, senza porre limiti alle vie misteriose che Dio ha in serbo per ognuno che possono portare a storie eroiche di santità – come è avvenuto e tutt’ora avviene per tanti giovani – o a quella “santità della porta accanto” dalla quale nessuno è escluso. È pertanto opportuno valorizzare il ricco patrimonio di santi della Chiesa locale e universale, fratelli maggiori nella fede, le cui storie ci confermano che la via della santità non solo è possibile e percorribile, ma regala grande gioia.

e. La Giornata dei giovani sia una “esperienza di pellegrinaggio”

La GMG è stata, fin dall’inizio, un grande pellegrinaggio. Un pellegrinaggio attraverso lo spazio – da città, paesi e continenti diversi verso il luogo scelto per l’incontro con il Papa e con gli altri giovani – e un pellegrinaggio attraverso il tempo – da una generazione di giovani a un’altra che ne ha “raccolto il testimone” – che ha segnato profondamente gli ultimi trentacinque anni di vita della Chiesa. I giovani delle GMG sono, perciò, un popolo di pellegrini. Non viandanti che si muovono senza una meta, ma un popolo unito, pellegrini che “camminano insieme” verso un traguardo, verso l’incontro con Qualcuno, l’Unico capace di dare senso alla loro esistenza, il Dio fatto uomo che chiama ogni giovane a farsi suo discepolo, a lasciare tutto e a “camminare dietro di Lui”. La logica del pellegrinaggio richiede essenzialità, invita i giovani a lasciarsi dietro le comode e vuote sicurezze, per adottare uno stile di viaggio sobrio e accogliente, aperto alla Provvidenza e alle “sorprese di Dio”, uno stile che educa a superare se stessi e ad affrontare le sfide che si presentano lungo la strada.

La celebrazione diocesana/eparchiale della GMG, pertanto, può proporre modalità concrete per far vivere ai giovani vere e proprie esperienze di pellegrinaggio. Esperienze, cioè, che provocano i giovani a uscire dalle case per mettersi in cammino, durante le quali s’impara a conoscere il sudore e la fatica del procedere, la stanchezza del fisico e la gioia dello spirito. Spesso, infatti, attraverso il pellegrinare insieme si scoprono nuovi amici, si sperimenta l’entusiasmante comunanza di ideali mentre si volge insieme lo sguardo alla meta comune, il sostegno reciproco nelle difficoltà, la gioia del condividere il poco che si ha. Tutto questo è di vitale importanza nei tempi odierni, nei quali molti giovani rischiano di isolarsi in mondi virtuali e irreali, lontani dalla polvere delle “strade del mondo”. Privati perciò di quella profonda soddisfazione che proviene dal conquistare faticosamente e pazientemente la meta desiderata, non con un semplice click, ma con la tenacia e la perseveranza dell’anima e del corpo. In questo senso, la Giornata diocesana/eparchiale della gioventù è un’occasione preziosa perché le giovani generazioni scoprano i santuari locali o altri luoghi significativi per la pietà popolare, tenendo conto del fatto che: «Le diverse manifestazioni della pietà popolare, specialmente i pellegrinaggi, attirano giovani che non si inseriscono facilmente nelle strutture ecclesiali, e sono un’espressione concreta della fiducia in Dio».[27]

f. La Giornata dei giovani sia una “esperienza di fraternità universale”

La GMG dev’essere una occasione di incontro per i giovani, non solo per i giovani cattolici. «Ogni giovane ha qualcosa da dire agli altri, ha qualcosa da dire agli adulti, ha qualcosa da dire ai preti, alle suore, ai vescovi e al Papa!»[28]

In tal senso, la celebrazione diocesana/eparchiale della GMG può essere il tempo opportuno per far avvicinare e dialogare fra loro tutti i giovani che vivono in un dato territorio, al di là del loro credo, della loro visione della vita, delle loro convinzioni. Ogni giovane deve sentirsi invitato a prendervi parte e accolto come fratello. Bisogna costruire «una pastorale giovanile capace di creare spazi inclusivi, dove ci sia posto per ogni tipo di giovani e dove si manifesti realmente che siamo una Chiesa con le porte aperte».[29]

5. Il protagonismo giovanile

Come già accennato, è importante che gli operatori di pastorale giovanile siano sempre più attenti a coinvolgere i giovani in tutti i passi della programmazione pastorale della GMG, secondo uno stile sinodale-missionario, valorizzando la creatività, il linguaggio e i metodi propri della loro età. Chi più di loro conosce il linguaggio, le problematiche dei loro coetanei? Chi più di loro è capace di raggiungerli attraverso l’arte, i social media…?

La testimonianza e l’esperienza dei giovani che hanno già partecipato alle GMG internazionali meritano di essere valorizzate nella preparazione dell’evento diocesano/eparchiale.

In alcune Chiese particolari, in seguito alla partecipazione alle GMG internazionali o all’organizzazione di iniziative rivolte ai giovani a livello nazionale e diocesano/eparchiale, i giovani, “reduci” di tali coinvolgenti esperienze, sono stati coinvolti nella costituzione di équipe di pastorale giovanile nei più diversi ambiti: parrocchiale, diocesano/eparchiale, nazionale, ecc. Questo dimostra che quando i giovani diventano protagonisti in prima persona nella realizzazione di eventi realmente significativi, facilmente fanno propri gli ideali che hanno ispirato quegli eventi, ne colgono l’importanza con la mente e il cuore, si appassionano a essi e sono disposti anche a dedicare tempo ed energie per condividerli con altri. Da esperienze forti di fede e di servizio spesso nasce una disponibilità all’impegno nella pastorale ordinaria della propria Chiesa locale.

Ribadiamo, perciò, che bisogna avere il coraggio di coinvolgere e affidare ruoli attivi ai giovani, sia quelli provenienti dalle diverse realtà pastorali presenti nella diocesi, sia quelli che non appartengono a nessuna comunità, gruppo giovanile, associazione o movimento. La GMG diocesana/eparchiale può essere una bella occasione per mettere in evidenza la ricchezza della Chiesa locale, evitando che i giovani meno presenti e meno “attivi” nelle strutture pastorali già consolidate, si sentano esclusi. Tutti devono sentirsi “invitati speciali”, tutti devono sentirsi attesi e ben voluti, nella loro irripetibile unicità e ricchezza umana e spirituale. L’evento diocesano/eparchiale, perciò, può essere un’occasione propizia per stimolare e accogliere tutti quei giovani che forse sono alla ricerca di un loro posto nella Chiesa e che ancora non lo hanno trovato.

6. Messaggio annuale del Santo Padre per la GMG

Ogni anno, in vista della celebrazione diocesana/eparchiale della GMG, il Santo Padre pubblica un Messaggio per i giovani. Pertanto, sarebbe opportuno che gli incontri preparatori e la stessa GMG diocesana/eparchiale si ispirassero alla parola che il Santo Padre ha rivolto ai giovani, in particolare, al brano biblico che viene proposto nel Messaggio.

Sarebbe inoltre importante che i giovani ascoltassero la Parola di Dio e la parola della Chiesa dalla viva voce di persone a loro vicine che ne conoscono a fondo il carattere, la storia, i gusti, le difficoltà e i combattimenti, le attese e le speranze e che perciò sanno applicare bene i testi biblici e magisteriali alle concrete situazioni di vita che i giovani, che hanno di fronte, si trovano a vivere. Questo lavoro di mediazione, svolto nella catechesi e nel dialogo, aiuterà anche i giovani a saper individuare i modi concreti attraverso i quali dare testimonianza alla Parola di Dio ascoltata e a viverla nel quotidiano, a incarnarla in famiglia, negli ambienti di lavoro o di studio, tra gli amici.

L’indirizzo proposto da questo Messaggio, inteso ad accompagnare il cammino della Chiesa universale con i giovani, potrà quindi essere declinato con intelligenza e grande sensibilità culturale, tenendo conto della realtà locale. Potrebbe anche ispirare il percorso della pastorale giovanile della Chiesa locale, non dimenticando le due grandi linee di azione che Papa Francesco ha indicato: la ricerca e la crescita.[30]

Non è da escludere che il Messaggio possa essere veicolato anche attraverso diverse espressioni artistiche o iniziative di carattere sociale, così come ha invitato a fare il Santo Padre nel Messaggio per la XXXV GMG: «[proponete] al mondo, alla Chiesa, ad altri giovani, qualcosa di bello nel campo spirituale, artistico, sociale».[31] Inoltre, il suo contenuto potrebbe essere ripreso anche in altri momenti significativi dell’anno pastorale, quali: il mese missionario, il mese dedicato alla Parola di Dio o alle vocazioni, tenendo conto delle indicazioni delle diverse Conferenze episcopali.

Non ultimo, il Messaggio del Santo Padre potrebbe diventare il tema di vari altri incontri destinati ai giovani, proposti dagli operatori di pastorale giovanile della Chiesa locale, da associazioni o movimenti ecclesiali.

7. Conclusione

La celebrazione diocesana/eparchiale della GMG costituisce indubbiamente una tappa importante nella vita di ogni Chiesa particolare, un momento privilegiato di incontro con le giovani generazioni, uno strumento di evangelizzazione del mondo dei giovani e di dialogo con loro. Non dimentichiamo che: «La Chiesa ha tante cose da dire ai giovani e i giovani hanno tante cose da dire alla Chiesa».[32]

Gli Orientamenti pastorali contenuti in queste pagine vogliono essere un sussidio che presenta le motivazioni ideali e le possibili attuazioni pratiche affinché la GMG diocesana/eparchiale diventi occasione per far emergere il potenziale di bene, la generosità, la sete di valori autentici e di ideali grandi che ogni giovane porta in sé. Ribadiamo perciò quanto sia importante che le Chiese particolari dedichino una speciale attenzione alla celebrazione della Giornata diocesana/eparchiale dei giovani, affinché sia adeguatamente valorizzata. Investire sui giovani significa investire nel futuro della Chiesa, significa promuovere le vocazioni, significa avviare in modo efficace la preparazione remota delle famiglie di domani. È, pertanto, un compito vitale per ogni Chiesa locale, non semplicemente un’attività che si aggiunge alle altre.

Affidiamo alla Beata Vergine Maria il cammino della pastorale giovanile in tutto il mondo. Maria, come ben ricorda Papa Francesco nella Christus vivit, «guarda questo popolo di giovani che lei ama, che la cerca facendo silenzio nel proprio cuore nonostante che lungo il cammino ci sia tanto rumore, conversazioni e distrazioni. Ma davanti agli occhi della Madre c’è posto soltanto per il silenzio colmo di speranza. E così Maria illumina di nuovo la nostra giovinezza».[33]

Il Santo Padre papa Francesco ha dato la sua approvazione

alla pubblicazione di questo documento

Dal Vaticano, 22 aprile 2021

Anniversario della consegna della Croce delle GMG ai giovani

Cardinale Kevin Farrell

Prefetto

P. Alexandre Awi Mello, I.Sch.

Segretario

________________________

[1] Giovanni Paolo II, Allocuzione al Collegio dei cardinali, alla Curia e alla Prelatura romana per gli auguri natalizi, in “Insegnamenti” VIII, 2 (1985), pp. 1559-1560.

[2] Cfr. Benedetto XVI, Discorso del Santo Padre agli Em.mi Signori Cardinali, alla Curia Romana e alla Famiglia pontificia, per la presentazione degli auguri natalizi, in “Insegnamenti” VII, 2 (2011), pp. 951-955.

[3] Francesco, Angelus, in “Insegnamenti” I, 2 (2013), p. 155.

[4] Ibidem.

[5] Cfr. Documento Finale della XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, 4. D’ora in poi questo documento verrà citato con la sigla DF.

[6] Il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita «esprime la particolare sollecitudine della Chiesa per i giovani, promuovendo il loro protagonismo in mezzo alle sfide del mondo odierno. Appoggia le iniziative del Santo Padre nell’ambito della pastorale giovanile e si pone al servizio delle Conferenze Episcopali, dei movimenti e associazioni giovanili internazionali, promovendone la collaborazione e organizzando incontri a livello internazionale. Momento forte della sua attività è la preparazione delle Giornate Mondiali della Gioventù» (Statuto, art. 8).

[7] DF 119.

[8] Cfr. Ibidem.

[9] Cfr. Francesco, Omelia della Santa Messa nella Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo, in “L’Osservatore Romano”, 23 novembre 2020, p. 6. Si suggerisce che la Giornata Mondiale della Gioventù si tenga nella stessa data in cui ricorre la Solennità di Cristo Re anche nelle Chiese il cui rito non prevede tale Solennità o la celebra in altro giorno. Tuttavia, gli Ordinari hanno facoltà di decidere diversamente.

[10] Giovanni Paolo II, Angelus, in “Insegnamenti” VII, 2 (1984), p. 1298.

[11] Francesco, Omelia della Santa Messa nella Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'Universo, in “L’Osservatore Romano”, art. cit.

[12] DF 142.

[13] Francesco, Esort. ap. postsin. Christus vivit (ChV), 206.

[14] DF 16.

[15] Ibidem.

[16] Ibidem, 142.

[17] Per approfondire l’apporto delle GMG al cammino spirituale dei giovani vedi: Benedetto XVI, Discorso del Santo Padre agli Em.mi Signori Cardinali, alla Curia Romana e alla Famiglia pontificia, per la presentazione degli auguri natalizi, in “Insegnamenti”, op. cit.; Francesco, Udienza generale, in “Insegnamenti” I, 2 (2013), pp. 209-211.

[18] Cfr. DF 16 e 142.

[19] Francesco, Udienza generale, in “Insegnamenti” I, 2 (2013), p. 210.

[20] ChV 206.

[21] ChV 211.

[22] ChV 240.

[23] Cfr. ChV 240.

[24] ChV 174.

[25] Francesco, Omelia della Santa Messa nella Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo, in “L’Osservatore Romano”, art. cit.

[26] Cfr. Francesco, Esort. ap. Gaudete et exsultate, 2.

[27] ChV 238.

[28] Francesco, Discorso alla Veglia di Preghiera in preparazione alla Giornata Mondiale della Gioventù, in “L’Osservatore Romano”, 10-11 aprile 2017, p. 7.

[29] ChV 234.

[30] Cfr. ChV 209.

[31] Francesco, Messaggio per la XXXV Giornata Mondiale della Gioventù, in “L’Osservatore Romano”, 6 marzo 2020, p. 8.

[32] Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsin. Christifideles laici, 46.

[33] ChV 48.

Traduzione in lingua francese

CASTÈRE POUR LES LAÏCS, LA FAMILLE ET LA VIE

Orientations pastorales pour la célébration

de la Journée Mondiale de la Jeunesse dans les Églises particulières

1. Les Journées Mondiales de la Jeunesse

L’institution des Journées Mondiales de la Jeunesse a été sans aucun doute une grande intuition prophétique de Saint Jean-Paul II, qui a ainsi expliqué les raisons de sa décision : «Tous les jeunes doivent se sentir accompagnés par l’Église : par conséquent, que toute l’Église, en union avec le Successeur de Pierre, se sente toujours plus engagée, au niveau mondial, en faveur des jeunes, de leurs inquiétudes et de leurs sollicitations, de leurs ouvertures et leurs espoirs, afin de correspondre à leurs attentes, en leur communiquant la certitude qu’est le Christ, la Vérité qu’est le Christ, l’amour qu’est le Christ...».[1]

Le Pape Benoît XVI a pris le relais de son prédécesseur et, à plusieurs reprises, a souligné combien ces événements représentent un don providentiel pour l’Église et les a définis comme «un remède contre la fatigue de croire», «une manière nouvelle et rajeunie d’être chrétien», «une nouvelle évangélisation vécue». [2]

Pour le Pape François aussi, les Journées Mondiales de la Jeunesse sont source d’un élan missionnaire d’extraordinaire force pour toute l’Église et, en particulier, pour les jeunes générations. Quelques mois seulement après son élection, il inaugura son pontificat par la JMJ de Rio de Janeiro en juillet 2013, au terme de laquelle il déclara que cette JMJ avait été «une nouvelle étape dans le pèlerinage des jeunes à travers les continents avec la Croix du Christ. Il ne faut jamais oublier – avait-il alors expliqué – que les Journées Mondiales de la Jeunesse ne sont pas des “feux d’artifice”, des moments d’enthousiasme qui sont une fin en soi, mais des étapes d’un long parcours, commencé en 1985, sur initiative du Pape Jean-Paul II.»[3] Puis il avait fait une importante mise au point : «Ne l’oublions jamais : les jeunes ne suivent pas le Pape, ils suivent Jésus-Christ, en portant sa Croix. Et le Pape les guide, les accompagne sur ce chemin de foi et d’espérance». [4]

Les célébrations internationales de l’événement se tiennent généralement tous les trois ans, chaque fois dans un pays différent, et en présence du Saint-Père. La célébration ordinaire de la JMJ, en revanche, a lieu chaque année dans les Églises particulières, lesquelles se chargent d’organiser l’événement.

2. Les JMJ dans les Églises particulières

La Journée Mondiale de la Jeunesse célébrée dans chaque Église particulière revêt une grande importance et une grande valeur non seulement pour les jeunes qui vivent dans cette région particulière, mais pour toute la communauté ecclésiale locale.

Pour différents motifs objectifs d’étude, de travail ou en raison de difficultés financières, nombreux sont les jeunes qui n’ont pas la possibilité de participer aux célébrations internationales des JMJ. C’est pourquoi, il est important que chaque Église particulière leur offre aussi la possibilité de vivre en première personne, ne serait-ce qu’au niveau local, une «fête de la foi », un temps fort de témoignage, de communion et de prière semblable aux célébrations internationales qui ont profondément marqué la vie de tant de jeunes à travers le monde entier.

Pareillement, la Journée Mondiale de la Jeunesse célébrée au niveau local revêt une signification extrêmement importante pour l’Église particulière elle-même. Elle lui offre l’opportunité de sensibiliser et de former la communauté ecclésiale dans son ensemble – laïcs, prêtres, personnes consacrées, familles, adultes et personnes âgées – afin qu’elle soit toujours plus consciente de sa mission de témoin de la foi auprès des jeunes générations. L’Assemblée générale du Synode des Èvêques sur le thème «Les jeunes, la foi et le discernement vocationnel » (2018) a rappelé que toute l’Église, universelle et particulière, et chacun de ses membres, doit se sentir responsable des jeunes et être prête à se laisser interpeller par leurs questionnements, leurs désirs et leurs difficultés. La célébration de ces Journées de la Jeunesse au niveau local est donc extrêmement utile pour maintenir vive dans la conscience ecclésiale l’urgence de cheminer avec les jeunes, de les accueillir et de les écouter avec patience, de leur annoncer la Parole de Dieu de manière affectueuse et énergique.[5]

Et justement à propos de la célébration des JMJ au niveau local, notre Dicastère, dans le cadre de ses compétences[6], a élaboré des orientations pastorales pour les Conférences épiscopales, les Synodes des Églises patriarcales et des Archidiocèses majeurs, les Diocèses/Éparchies, les associations et mouvements ecclésiaux et, enfin et surtout, pour les jeunes du monde entier, afin que les «JMJ diocésaines/éparchiales » soient vécues pleinement comme un moment de célébration «pour les jeunes » et «avec les jeunes ».

Ces orientations pastorales visent à encourager les Églises particulières à valoriser de plus en plus la célébration diocésaine des JMJ et à la considérer comme une occasion propice pour programmer et réaliser de manière créative des initiatives qui attestent que l’Église considère sa mission avec les jeunes «comme une priorité pastorale épocale sur laquelle elle doit investir du temps, des énergies et des ressources».[7] Il faut faire en sorte que les jeunes générations se sentent mises au centre de l’attention et de la sollicitude pastorale de l’Église. En effet, les jeunes désirent être impliqués et appréciés, se sentir co-protagonistes de la vie et de la mission de l’Église.[8]

Les indications qui suivent sont été conçues principalement pour chaque diocèse, lieu d’expression privilégié de l’Église locale. Mais elles doivent clairement être adaptées aux différentes situations dans lesquelles l’Église vit dans les diverses régions du monde, par exemple dans le cas où les diocèses/éparchies sont de petites tailles et disposent de peu de ressources humaines et matérielles. Dans ces cas concrets, ou lorsque l’opportunité pastorale l’impose, les circonscriptions voisines ou chevauchantes peuvent unir leurs forces pour célébrer ensemble la Journée de la Jeunesse entre plusieurs circonscriptions, ou au niveau de la région ecclésiastique, ou au niveau national.

3. La célébration de la JMJ au niveau local en la Solennité du Christ-Roi

À l’issue de la célébration eucharistique de la solennité du Christ-Roi, le 22 novembre 2020, le Pape François a voulu relancer la célébration des JMJ dans les Églises particulières et a annoncé qu’à partir de 2021, cette célébration, qui se tenait traditionnellement le Dimanche des Rameaux, se tiendrait désormais le dimanche de la Solennité du Christ-Roi.[9]

À cet égard, rappelons que Saint Jean-Paul II, en la Solennité du Christ-Roi en 1984, convoqua les jeunes pour une rencontre à l’occasion de l’Année Internationale de la Jeunesse (1985), événement qui – avec la convocation du Jubilé des Jeunes de l’Année Sainte de la Rédemption (1984) – marqua le début du long parcours des JMJ : «En cette fête [...] – avait-il déclaré – l’Église proclame le Royaume du Christ, déjà présent, mais encore en croissance mystérieuse vers sa pleine manifestation. Vous, les jeunes, êtes les porteurs irremplaçables de la dynamique du Royaume de Dieu, l’espérance de l’Église et du monde ». Telle est donc la genèse des JMJ : le jour du Christ-Roi, les jeunes du monde entier sont invités «à venir à Rome pour une rencontre avec le Pape au début de la Semaine Sainte, le samedi et le dimanche des Rameaux ».[10]

En effet, il n’est pas difficile de voir le lien entre le Dimanche des Rameaux et la Solennité du Christ-Roi. Lors des Rameaux, l’Église fait mémoire de l’entrée de Jésus à Jérusalem, comme un «roi doux, monté sur un âne » (Mt 21,5) et acclamé comme Messie par la foule : «Hosanna au Fils de David ! Béni soit celui qui vient au nom du Seigneur !» (Mt 21,9). L’évangéliste Luc ajoute explicitement le titre de «Roi » à l’acclamation que la foule adresse à «celui qui vient», soulignant ainsi que le Messie est aussi Roi, et que son entrée à Jérusalem représente en quelque sorte une intronisation royale : «Béni soit celui qui vient, le Roi, au nom du Seigneur» (Lc 19,38).

La dimension royale du Christ est si importante pour Luc qu’elle traverse la vie terrestre de Jésus-Christ, du début jusqu’à la fin et l’accompagne tout au long de son ministère. À l’Annonciation, l’Ange prophétise à Marie que l’enfant qu’elle a conçu recevra de Dieu «le trône de son père David, il régnera sur la maison de Jacob pour toujours, et son règne n’aura pas de fin» (Lc 1,32-33). Et au moment dramatique de la crucifixion, alors que les autres évangélistes se limitent à mentionner les insultes des deux crucifiés en même temps que Jésus, Luc présente l’émouvante figure du «bon larron» qui, du haut de l’échafaud de la croix, prie Jésus en disant : «Souviens-toi de moi quand tu seras dans ton royaume» (Lc 23,42). Les paroles d’accueil et de pardon que Jésus prononce en réponse à cette prière montrent clairement qu’il est un Roi venu pour sauver : «Aujourd’hui, tu seras avec moi dans le paradis» (Lc 23,43).

La grande annonce qui doit être faite aux jeunes et qui doit être au centre de toute JMJ diocésaine/éparchiale célébrée le jour du Christ-Roi est donc celle-ci : accueillez le Christ ! Accueillez-le comme Roi dans vos vies ! C'est un Roi qui est venu pour
sauver ! Sans lui, il n’y a pas de vraie paix, pas de vraie réconciliation intérieure et pas de vraie réconciliation avec les autres hommes ! Sans son Royaume, la société elle-même perd son visage humain. Sans le Royaume du Christ, toute véritable fraternité et toute proximité authentique avec ceux qui souffrent disparaissent.

Le Pape François a rappelé que «Le Mystère de Jésus-Christ Rédempteur de l’homme demeure au centre» des deux célébrations liturgiques, le Christ-Roi et le Dimanche des Rameaux.[11] Le cœur du message reste donc que la grandeur de l’homme vient de l’amour qui sait se donner aux autres «jusqu’au bout».

L’invitation est donc faite à tous les diocèses/éparchies de célébrer les JMJ en la solennité du Christ-Roi. Le Saint-Père souhaite en effet que ce jour-là, l’Église tout entière mette les jeunes au centre de son attention pastorale, prie pour eux, pose des gestes qui les rendent protagonistes, promeuve des campagnes de communication, etc. L’idéal serait d’organiser le jour-même du Christ-Roi, un événement (diocésain/éparchial, régional ou national). Toutefois, pour diverses raisons, il peut s’avérer nécessaire d’organiser l’événement à une autre date.

Cette célébration devra s’inscrire dans un parcours pastoral plus large, dont les JMJ ne sont qu’une étape.[12] Rien de surprenant donc que le Saint-Père ait déclaré: «La pastorale des jeunes ne peut être que synodale, autrement dit, constituer un “marcher ensemble” ». [13]

4. Éléments clés de la JMJ

Au cours du Synode des Évêques sur le thème «Les jeunes, la foi et le discernement vocationnel», plusieurs interventions des Pères synodaux ont abordé le thème de la Journée Mondiale de la Jeunesse. À cet égard, le Document Final affirme : «Les Journées Mondiales de la Jeunesse – nées d’une intuition prophétique de Saint Jean-Paul II, qui demeure un point de référence aussi pour les jeunes du troisième millénaire –, et les rencontres nationales et diocésaines/éparchiales jouent un rôle important dans la vie de beaucoup de jeunes car elles offrent une expérience vivante de foi et de communion, qui les aide à affronter les grands défis de la vie et à assumer de façon responsable leur place dans la société et dans la communauté ecclésiale».[14]

En soulignant que ces rencontres renvoient «à l’accompagnement pastoral ordinaire des différentes communautés, où l’accueil de l’Évangile doit être approfondi et traduit en choix de vie»,[15] le Document affirme qu’elles «offrent la possibilité de cheminer dans la dynamique du pèlerinage, d’expérimenter la fraternité avec tous, de vivre ensemble joyeusement la foi et de grandir dans l’appartenance à l’Église».[16]

Explorons maintenant quelques-uns des ces «éléments clés»[17] qui doivent être au cœur de chaque JMJ, même dans sa dimension locale, et qui ont donc une valeur programmatique évidente.

a. Que la Journée des Jeunes soit une “fête de la foi” !

La célébration des JMJ offre aux jeunes une expérience vivante et joyeuse de foi et de communion, un espace pour expérimenter la beauté du visage du Seigneur. [18] La rencontre avec la personne de Jésus-Christ est au centre de la vie de foi. C’est pourquoi chaque JMJ doit renouveler l’invitation faite à chaque jeune de rencontrer le Christ et d’entamer un dialogue personnel avec lui. C’est «la fête de la foi, lorsque l’on rend grâce ensemble au Seigneur, l’on chante, l’on écoute la Parole de Dieu, l’on demeure en silence d’adoration. Tout cela est le point culminant de la JMJ».[19]

Dans ce sens, le programme des JMJ internationales (dimensions kérygmatique, formative, testimoniale, sacramentelle, artistique, etc.) peut inspirer les réalités locales, qui pourront l’adapter de manière créative. Une attention particulière devra être accordée aux moments d’adoration silencieuse de l’Eucharistie, comme acte de foi par excellence, et aux liturgies pénitentielles, comme lieu privilégié de rencontre avec la miséricorde de Dieu.

En outre, il faut tenir compte du fait qu’à chaque JMJ, l’enthousiasme naturel des jeunes, le dynamisme avec lequel ils embrassent les choses qui les impliquent et qui caractérise aussi leur manière de vivre la foi, tout cela stimule et revigore la foi de tout le peuple de Dieu. Convoqués par l’Évangile et invités à une expérience avec le Seigneur, les jeunes deviennent souvent des témoins courageux de la foi, ce qui rend toujours l’événement des JMJ surprenant et unique.

b. Que la Journée des Jeunes soit une “expérience d’Église” !

C’est important que la célébration diocésaine/éparchiale de la JMJ devienne une occasion pour les jeunes de faire l’expérience de la communion ecclésiale et de prendre conscience du fait qu’ils font partie intégrante de l’Église. La première forme d’implication des jeunes doit être l’écoute. Dans la préparation de la Journée diocésaine/éparchiale de la jeunesse, il convient de trouver des moments et des moyens appropriés pour que la voix des jeunes soit entendue au sein des structures de communion existantes : conseils diocésains/éparchiaux et interdiocésains/interéparchiaux, conseils presbytéraux, conseils locaux des évêques… Rappelons-nous toujours qu’ils sont le visage jeune de l’Église !

Les différents charismes présents sur le territoire doivent pouvoir trouver une place aux côtés des jeunes. Il est fondamental que l’organisation de la célébration diocésaine/éparchiale de la JMJ soit chorale, impliquant les différents états de vie, dans une proposition de travail synodal, comme l’a souhaité le Saint-Père dans Christus Vivit: «Animés par cet esprit, nous pourrons avancer vers une Eglise participative et coresponsable, capable de mettre en valeur la richesse de la diversité dont elle se compose, en accueillant aussi avec gratitude l’apport des fidèles laïcs, notamment des jeunes et des femmes, celui de la vie consacrée féminine et masculine, et celui de groupes, d’associations et de mouvements. Personne ne doit être mis ou ne doit pouvoir se mettre à l’écart». [20] Ainsi, l’on pourra rassembler et coordonner toutes les forces vives de l’Église particulière, ainsi que réveiller celles qui sont «endormies».

Dans ce contexte, la présence de l’Évêque local et sa disponibilité à être parmi les jeunes seront, pour les jeunes eux-mêmes, un grand signe d’amour et de proximité. Pour de nombreux jeunes, en effet, la célébration diocésaine/éparchiale des JMJ devient souvent une occasion de rencontre et de dialogue avec leur pasteur. Le Pape François encourage ce style pastoral de proximité, où «il faut privilégier le langage de la proximité, la langue de l’amour désintéressé, relationnel et existentiel qui touche le cœur, atteint la vie, éveille l’espérance et les désirs».[21]

c. Que la Journée des Jeunes soit une “expérience missionnaire” !

Les JMJ internationales se sont avérées une excellente occasion pour les jeunes de vivre une expérience missionnaire. Il devrait en être de même pour la célébration diocésaine/éparchiale. Comme le dit le Pape François, «la pastorale des jeunes doit toujours être une pastorale missionnaire».[22]

Pour ce faire, l’on pourra par exemple organiser des missions au cours desquelles les jeunes sont invités à visiter les personnes à domicile pour leur porter un message d’espoir, un mot de réconfort ou simplement pour se mettre à leur écoute.[23] Forts de leur enthousiasme, les jeunes – dans la mesure du possible – peuvent également être les protagonistes de moments d’évangélisation publique, avec des chants, des prières et des témoignages, dans les rues et sur les places de la ville où se retrouvent habituellement leurs pairs, car les jeunes sont les meilleurs évangélisateurs des jeunes. Leur présence et leur foi joyeuse constituent déjà en soi une «annonce vivante» de la Bonne Nouvelle qui attire d’autres jeunes.

L’on devra également encourager et promouvoir des activités dans lesquelles les jeunes font l’expérience du bénévolat, du service gratuit et du don de soi. Il ne faut pas non plus oublier que le dimanche qui précède la Solennité du Christ-Roi, l’Église célèbre la Journée Mondiale des pauvres. Quelle meilleure occasion de promouvoir des initiatives dans lesquelles les jeunes donnent de leur temps, de leur force aux plus pauvres, aux exclus, à ceux qui sont mis à l’écart par la société ! De cette façon, les jeunes se voient offrir la possibilité de devenir «les protagonistes de la révolution de la charité et du service, capables de résister aux pathologies de l’individualisme consumériste et superficiel».[24]

d. Que la Journée des Jeunes soit une “occasion de discernement vocationnel” et un “appel à la sainteté”!

Dans le cadre d’une expérience de foi ecclésiale et missionnaire forte, la priorité doit être donnée à la dimension vocationnelle. Il s’agit d’une approche graduelle qui fait d’abord comprendre aux jeunes que toute leur vie est placée devant Dieu qui les aime et les appelle. Dieu les a appelés d’abord à la vie, Il les appelle sans cesse au bonheur, Il les appelle à le connaître et à écouter sa voix et surtout à accepter son Fils Jésus comme leur maître, leur ami, leur Sauveur. Reconnaître et se mesurer avec ces “vocations fondamentales” représente un premier grand défi pour les jeunes car, lorsqu’ils sont pris au sérieux, ces premiers “appels” de Dieu orientent déjà vers des choix de vie
exigeants : l’acceptation de l’existence comme un don de Dieu, à vivre donc en référence à Lui et non de manière autoréférentielle ; le choix d’un style de vie chrétien, dans les relations affectives et sociales ; le choix du parcours d’étude, de l’engagement dans le travail et de tout son avenir de manière à ce qu’il soit pleinement en accord avec l’amitié avec Dieu que l’on a embrassée et que l’on veut conserver ; le choix de faire de toute son existence un don pour les autres qui sera vécu dans le service et l’amour désintéressé. Il s’agit de choix souvent radicaux, en réponse à l’appel de Dieu, qui donnent une orientation décisive à toute la vie des jeunes. «La vie [...] est le temps des choix forts, décisifs, éternels – a précisé le Pape François parlant aux jeunes –. Des choix banals mènent à une vie banale, des grands choix rendent grande la vie».[25]

À l’intérieur de cet “horizon vocationnel” plus large, il ne faut pas non plus craindre de proposer aux jeunes le choix incontournable de l’état de vie qui correspond à l’appel que Dieu adresse à chacun d’entre eux individuellement, qu’il s'agisse du sacerdoce ou de la vie consacrée, même sous la forme monastique, ou du mariage et de la famille. Dans ce sens, l’implication des séminaristes, des personnes consacrées, des couples mariés et des familles peut être d’une grande aide car, par leur présence et leur témoignage, ils peuvent contribuer à susciter chez les jeunes les bonnes questions vocationnelles et le désir de se mettre à la recherche du «grand projet» que Dieu a prévu pour eux. Dans le processus délicat qui doit les amener à mûrir ces choix, les jeunes doivent être accompagnés et prudemment éclairés. Le moment venu, il faudra donc les encourager à faire leur choix personnel de manière décisive, confiants dans l’aide de Dieu, sans rester dans un état perpétuel d’indétermination.

À la base de tout choix vocationnel, se trouve l’appel encore plus fondamental à la sainteté. Les JMJ doivent faire résonner dans le coeur des jeunes l’appel à la sainteté[26] comme un véritable chemin vers le bonheur et l’épanouissement personnel. Une sainteté selon l’histoire et le caractère personnel de chaque jeune, sans mettre de limites aux voies mystérieuses que Dieu réserve à chacun et qui peuvent conduire à des histoires héroïques de sainteté – comme cela s’est produit et se produit encore pour de nombreux jeunes – ou à cette «sainteté de la porte d’à côté» dont personne n’est exclu. Il convient donc de mettre à profit le riche patrimoine des saints de l’Église locale et universelle, frères aînés dans la foi, dont les vies nous confirment que le chemin de la sainteté est non seulement possible et praticable, mais est aussi source de grande joie.

e. Que la Journée des Jeunes soit une “expérience de pèlerinage”!

Les JMJ ont été, dès le début, un grand pèlerinage. Un pèlerinage dans l’espace – de différentes villes, pays et continents vers la destination choisie pour la rencontre avec le Pape et les autres jeunes – et un pèlerinage dans le temps – d’une génération de jeunes à une autre qui a “pris le relais” – qui a profondément marqué ces trente-cinq dernières années de la vie de l’Église. Les jeunes des JMJ sont donc un peuple de pèlerins. Ils ne sont pas des voyageurs sans destination, mais un peuple uni, des pèlerins qui “marchent ensemble” vers un but, vers une rencontre avec Quelqu’un, Celui qui est capable de donner un sens à leur existence, le Dieu fait homme qui appelle chaque jeune à devenir son disciple, à tout quitter et à «marcher derrière lui». La logique du pèlerinage exige de se focaliser sur l’essentiel, invite les jeunes à laisser derrière eux les sécurités confortables et vides pour adopter un style de voyage sobre et accueillant, ouvert à la Providence et aux «surprises de Dieu», un style qui éduque au dépassement de soi et à la capacité d’affronter les défis qui se présentent sur le chemin.

La célébration diocésaine/éparchiale des JMJ peut donc proposer des moyens concrets afin que les jeunes puissent faire de véritables expériences de pèlerinage. Des expériences qui incitent les jeunes à quitter leurs maisons et à se mettre en route, un parcours au cours duquel ils apprennent à connaître la sueur et le labeur du voyage, la fatigue du corps et la joie de l’esprit. En effet, à travers le pèlerinage fait ensemble, nous nous faisons souvent de nouveaux amis, nous expérimentons la passionnante communauté d’idéaux en regardant ensemble vers l’objectif commun, le soutien mutuel dans les difficultés, la joie de partager le peu dont nous disposons. Tout cela est d’une importance capitale aujourd’hui spécialment, car de nombreux jeunes risquent de s’isoler dans des mondes virtuels et irréels, loin de la poussière des «routes du monde». Ils sont donc privés de cette satisfaction profonde qui naît de la conquête dure et patiente de l’objectif désiré, non pas grâce à un simple clic, mais grâce à la ténacité et à la persévérance du corps et de l’âme. De cette manière, la Journée de la jeunesse diocésaine/éparchiale est une occasion précieuse pour faire découvrir aux jeunes générations les sanctuaires locaux ou d’autres lieux significatifs de la piété populaire. Sans jamais oublier que, «Les diverses manifestations de piété populaire, en particulier les pèlerinages, attirent les jeunes qui n’ont pas tendance à s’insérer facilement dans les structures ecclésiales, et sont une expression concrète de la confiance en Dieu. »[27]

f. Que la Journée des Jeunes soit une “expérience de fraternité universelle”!

Les JMJ doivent être une occasion de rencontre pour tous les jeunes, et pas seulement pour les jeunes catholiques. «Chaque jeune a quelque chose à dire aux autres, a quelque chose à dire aux adultes, a quelque chose à dire aux prêtres, aux sœurs, aux évêques et au Pape ! ».[28]

Dans cette optique, la célébration diocésaine/éparchiale des JMJ peut être une occasion opportune pour faire rassembler et dialoguer tous les jeunes qui vivent sur un territoire donné, au-delà de leurs croyances, de leur vision de la vie, de leurs convictions. Chaque jeune doit se sentir invité à participer et accueilli comme un frère. Il est important de construire «une pastorale des jeunes, capable de créer des espaces inclusifs, où il y aura de la place pour toutes sortes de jeunes et où se manifestera réellement que nous sommes une Église aux portes ouvertes».[29]

5. Le protagonisme des jeunes

Comme nous l’avons déjà dit plus haut, il est important que les agents de la pastorale des jeunes soient de plus en plus attentifs à impliquer les jeunes dans toutes les étapes de la planification pastorale des JMJ, selon un style synodal-missionnaire, en valorisant la créativité, le langage et les méthodes propres à leur âge. Qui connaît mieux qu’eux le langage et les problèmes de leurs pairs ? Qui est le plus à même de les atteindre par l’art, les médias sociaux... ?

Le témoignage et l’expérience des jeunes qui ont déjà participé aux JMJ internationales méritent d’être valorisés dans la préparation de l’événement diocésain/éparchial.

Dans certaines Églises particulières, après leur participation aux JMJ internationales ou à l’organisation d’initiatives pour les jeunes au niveau national et diocésain/éparchial, des jeunes «vétérans» de ces expériences ont été impliqués dans la mise en place d’équipes de pastorale des jeunes dans différents domaines : paroissial, diocésain/éparchial, national, etc. Cela prouve que lorsque les jeunes sont des protagonistes à part entière de la réalisation d’événements réellement significatifs, ils s’approprient facilement des idéaux qui ont inspiré ces événements, ils en saisissent l’importance avec leur esprit et leur cœur, ils s’en passionnent et sont prêts à consacrer du temps et de l’énergie pour les partager avec les autres. Des expériences fortes de foi et de service donnent souvent lieu à une volonté de s’engager dans le travail pastoral ordinaire de sa propre Église locale.

Nous insistons pour dire qu’il faut avoir le courage d’impliquer et de confier des rôles actifs aux jeunes, aussi bien ceux qui proviennent des différentes réalités pastorales présentes dans le diocèse que ceux qui n’appartiennent à aucune communauté, groupe de jeunes, association ou mouvement. La JMJ diocésaine/éparchiale peut être une belle occasion de mettre en valeur la richesse de l’Église locale, en évitant que les jeunes moins présents et moins «actifs» dans les structures pastorales établies ne se sentent exclus. Tous doivent se sentir des «invités spéciaux», tous doivent se sentir attendus et aimés, dans leur irrépétable unicité et leur richesse humaine et spirituelle. L’événement diocésain/éparchial peut donc être une occasion propice pour stimuler et accueillir tous ces jeunes qui cherchent peut-être leur place dans l’Église et qui ne l’ont pas encore trouvée.

6. Message annuel du Saint-Père pour la JMJ

Chaque année, en vue de la célébration diocésaine/éparchiale des JMJ, le Saint-Père publie un Message pour les jeunes. Il serait donc opportun que les rencontres préparatoires et la JMJ diocésaine/éparchiale elle-même s’inspirent des paroles que le Saint-Père adresse aux jeunes, et en particulier du passage biblique proposé dans le Message.

Il serait également important que les jeunes écoutent la Parole de Dieu et la parole de l’Église, et qu’ils les entendent de la vive voix des personnes qui leur sont proches, qui connaissent en profondeur leur caractère, leur histoire, leurs goûts, leurs difficultés et leurs batailles, leurs attentes et leurs espoirs, et qui savent donc bien appliquer les textes bibliques et magistériels aux situations concrètes que vivent les jeunes qu’ils ont sous les yeux. Ce travail de médiation, fait dans la catéchèse et dans le dialogue, aidera également les jeunes à savoir identifier les moyens concrets pour témoigner de la Parole de Dieu qu’ils ont entendue et la vivre dans leur vie quotidienne, l’incarner dans la famille, dans le milieu de travail ou d’étude, entre amis.

La ligne proposée par ce Message et destinée à accompagner le cheminement de l’Église universelle avec les jeunes, pourra donc être déclinée avec intelligence et grande sensibilité culturelle, en tenant compte de la réalité locale. Elle pourrait également inspirer le parcours de la pastorale des jeunes de l’Église locale, sans oublier les deux grandes lignes d’action que le Pape François a indiquées : la recherche et la croissance.[30]

Le Message pourra aussi être relayé à travers diverses expressions artistiques ou initiatives à caractère social, comme le Saint-Père nous y a invités dans son Message pour la XXXVe JMJ: « [proposer] au monde, à l’Église, aux autres jeunes, quelque chose de beau dans le domaine spirituel, artistique, social».[31] En outre, son contenu pourrait également être repris pendant d’autres moments significatifs de l’année pastorale, tels que : le mois missionnaire, le mois consacré à la Parole de Dieu ou aux vocations, selon les indications des différentes Conférences épiscopales.

Enfin, le message du Saint-Père pourrait devenir le thème de diverses autres rencontres pour les jeunes, proposées par les animateurs de la pastorale des jeunes de l’Église locale, des associations ou des mouvements ecclésiaux.

7. Conclusion

La célébration diocésaine/éparchiale des JMJ constitue sans aucun doute une étape importante dans la vie de chaque Église particulière, un moment privilégié de rencontre avec les jeunes générations, un instrument d’évangélisation du monde des jeunes et de dialogue avec eux. N’oublions jamais que «L’Église a tant de choses à dire aux jeunes et les jeunes ont tant de choses à dire à l’Église. »[32]

Les orientations pastorales contenues dans ces pages veulent être un guide qui présente les motivations idéales et leurs possibles mises pratiques afin que les JMJ diocésaines/éparchiales deviennent une occasion pour faire ressortir le potentiel de bien, la générosité, la soif de valeurs authentiques et de grands idéaux que chaque jeune porte en lui. Nous réitérons donc combien il est important que les Églises particulières accordent une attention particulière à la célébration de la Journée de la Jeunesse diocésaine/éparchiale, afin qu’elle soit valorisée comme il se doit. Investir sur les jeunes, c’est investir sur l’avenir de l’Église ; c’est promouvoir les vocations, c’est initier efficacement la préparation lointaine des familles de demain. Il s’agit donc d’une tâche vitale pour chaque Église locale, et pas simplement d’une activité en plus à côté des autres.

Confions à la Sainte Vierge Marie le parcours de la pastorale des jeunes dans le monde entier. Marie, comme nous le rappelle si bien le Pape François dans Christus Vivit, «regarde ce peuple pèlerin, peuple de jeunes qu’elle aime, qui la cherche en faisant silence dans le cœur, même si, sur le chemin, il y a beaucoup de bruit, de conversations et de distractions. Mais, aux yeux de la Mère, seul convient le silence chargé d’espérance. Et ainsi, Marie éclaire toujours notre jeunesse». [33]

Sa Sainteté le Pape François a donné son approbation

à la publication de ce document

Du Vatican, 22 avril 2021

Anniversaire de la remise de la Croix des JMJ aux jeunes

Kevin Card. Farrell

Préfet

P. Alexandre Awi Mello, I.Sch.

Secrétaire

________________________

[1] Jean-Paul II, Discours Au Collège des cardinaux, à la Curie et à la Prélature Romaine pour la présentation des vœux de Noël (20 décembre 1985), dans «Insegnamenti » VIII, 2 (1985), pp. 1559-1560.

[2] Cf. Benoît XVI, Discours du Pape Benoît XVI aux Cardinaux, à la Curie Romaine et à la Famille Pontificale, pour la présentation des Vœux de Noël, dans «Insegnamenti » VII, 2 (2011), pp. 951-955.

[3] François, Angélus, dans «Insegnamenti » I, 2 (2013), p. 155.

[4] Ibidem.

[5] Cf. Document Final de la XVe Assemblée Générale Ordinaire du Synode des Évêques, 4. Dorénavant, le document sera cité comme DF.

[6] Le Dicastère pour les Laics, la Famille et la Vie «exprime la sollicitude particulière de l’Église à l’égard des jeunes, en mettant en avant leur protagonisme au milieu des défis du monde d’aujourd'hui. Il soutient les initiatives du Saint-Père dans le domaine de la pastorale des jeunes et se met au service des conférences épiscopales, des mouvements et des associations de jeunes internationaux, en promouvant leur collaboration et en organisant des rencontres au niveau international. Un temps fort de son activité est la préparation des Journées Mondiales de la Jeunesse. » (Statuts, art. 8).

[7] DF 119.

[8] Cf. Ibidem.

[9] Cf. FRANÇOIS, Homélie de la Sainte Messe en la Solennité du Christ-Roi, dans « L’Osservatore Romano », 23 novembre 2020, p. 6. On suggère que la Journée Mondiale de la Jeunesse se tienne à la même date que la solennité du Christ-Roi, même dans les Églises dont le rite ne prévoit pas cette solennité et dans celles qui la célèbre un autre jour. Toutefois, les Ordinaires ont la faculté d’en décider autrement.

[10] JEAN-PAUL II, Angélus, dans «Insegnamenti » VII, 2 (1984), p. 1298.

[11] FRANÇOIS, Homélie de la Sainte Messe en la Solennité du Christ-Roi, dans « L’Osservatore Romano », art. cit.

[12] DF 142.

[13] FRANÇOIS, Exhortation apostolique post-synodale Christus Vivit, 2019, n. 206. Dorénavant, l’exhortation sera citée comme ChV.

[14] DF 16.

[15] Ibidem.

[16] Ibidem, 142.

[17] Pour approfondir l’apport des JMJ au cheminement spirituel des jeunes, voir : BENOÎT XVI, Discours du Pape Benoît XVI aux Cardinaux, à la Curie Romaine et à la Famille Pontificale, pour la présentation des Vœux de Noël, dans « Insegnamenti » VII, 2 (2011), op. cit.; FRANÇOIS, Audience générale, dans « Insegnamenti » I, 2 (2013), pp. 209-211210.

[18] Cf. DF 16 e 142.

[19] François, Audience générale, dans «Insegnamenti » I, 2 (2013), p. 210.

[20] ChV 206.

[21] ChV 211.

[22] ChV 240.

[23] Cf. ChV 240.

[24] ChV 174.

[25] FRANÇOIS, Homélie de la Sainte Messe en la Solennité du Christ-Roi, dans « L’Osservatore Romano », art. cit.

[26] Cf. FRANÇOIS, Exhortation apostolique Gaudete et Exsultate, 2018, n. 2.

[27] ChV 238.

[28] FRANÇOIS, Discours à la Veillée de Prière en préparation à la Journée Mondiale de la Jeunesse, dans « L’Osservatore Romano », 10-11 avril 2017, p. 7.

[29] ChV 234.

[30] Cf. ChV 209.

[31] FRANÇOIS, Message pour la XXXVe Journée Mondiale de la Jeunesse, dans « L’Osservatore Romano », 6 mars 2020, p. 8.

[32] JEAN-PAUL II, Exhortation apostolique post-synodale Christisfideles Laici, 1988, n.46.

[33] ChV 48.

Traduzione in lingua inglese

DICASTERY FOR LAITY, FAMILY AND LIFE

Pastoral Guidelines for the Celebration of

World Youth Day in the Particular Churches

1. World Youth Day

The institution of World Youth Day was certainly the result of great prophetic insight on the part of St John Paul II. He explained the reasons for his decision as follows: “All young people must feel that they are cared for by the Church. Therefore, may the entire Church on a worldwide level, in union with the Successor of Peter, be more and more committed to young people, to their concerns and worries and to their aspirations and hopes, so as to meet their expectations by communicating the certainty that is Christ, the Truth that is Christ, the love that is Christ...”.[1]

Pope Benedict XVI took up the baton from his predecessor. On various occasions he stressed that these events are a providential gift for the Church. He described them as “a remedy against faith fatigue”, “a new, more youthful form of Christianity” and “new evangelisation put into practice”. [2]

In Pope Francis’ view too, World Youth Day provides an extraordinarily powerful missionary thrust for the whole Church and, in particular, for the younger generations. Just a few months after his election, Pope Francis inaugurated his pontificate with WYD in Rio de Janeiro in July 2013, at the end of which he said that WYD “was a new stage on the pilgrimage of youth crossing the continents bearing the Cross of Christ”. He went on to say that “we must never forget that World Youth Days are not ‘firework displays’, flashes of enthusiasm that are an end in themselves; they are the stages of a long journey, begun in 1985, at the initiative of Pope John Paul II”. [3] He clarified a central point: “Let us always remember: young people do not follow the Pope, they follow Jesus Christ, bearing his Cross. And the Pope guides them and accompanies them on this journey of faith and hope”.[4]

As we all know, international celebrations of the event are generally held every three years in a different country each time with the participation of the Holy Father. The ordinary celebration of WYD, on the other hand, takes place every year in the particular Churches that undertake the organisation of the event.

2. WYD in the particular Churches

World Youth Day celebrated in each particular Church has great significance and value, not only for the young people who live in that particular region, but for the entire local ecclesial community.

Some young people cannot take part in the international WYDs because of their studies, work or financial difficulties. It would therefore be good for each particular Church to offer them the possibility, even if at a local level, of a personal experience of a “festival of faith” that can be a powerful occasion for witnessing, communion and prayer similar to the international events. Those global WYDs have profoundly touched the lives of very many young people in every part of the world.

Moreover, when World Youth Day is celebrated at the local level, it has immensely important significance for particular Churches. It serves to raise awareness among the ecclesial community as a whole − laity, priests, consecrated persons, families, adults and the elderly – of their mission to transmit the faith to the younger generations. The General Assembly of the Synod of Bishops on the theme of “Young People, Faith and Vocational Discernment” (2018) reminded us that the whole Church, including the universal and the particular and each of its members, must feel responsible for young people and be willing to allow ourselves be challenged by their questions, their desires and their difficulties. The celebration of these Youth Days at a local level is therefore extremely useful in keeping the Church mindful of the importance of walking with young people, and of welcoming them and listening to them with patience while proclaiming the Word of God to them with affection and power.[5]

Specifically on the subject of holding WYD at a local level, this Dicastery, within the framework of its competencies,[6] has drawn up some pastoral guidelines for the Bishops’ Conferences, the Synods of the Patriarchal Churches and Major Archbishoprics, the dioceses/eparchies, the ecclesial movements and associations and, last but not least, for young people all over the world, so that the “diocesan/eparchial WYD” may be fully experienced as a moment of celebration “for young people” and “with young people”.

These Pastoral Guidelines are intended to encourage the particular Churches to give increasingly more importance to the diocesan celebration of WYD. They are to look on it as a favourable opportunity to be creative in planning and implementing initiatives that show that the Church considers its mission with young people to be “a pastoral priority of epoch-making significance in which to invest time, energy and resources”. [7] We need to ensure that the younger generations feel that they are at the centre of the Church’s attention and pastoral concern. Indeed, young people want to be involved and appreciated, and to feel that they are co-protagonists in the life and mission of the Church.[8]

The guidelines that follow were drawn up mainly with individual dioceses in mind because dioceses are the framework and expression of the local Church. However, these recommendations must obviously be adapted to the different situations in which the Church finds itself in various regions of the world. Examples include cases where the dioceses/eparchies are small and have few human and material resources at their disposal. In these specific cases, or where it is seen to be pastorally expedient, it is possible for neighbouring or overlapping jurisdictions to join forces to celebrate Youth Day. It could be a group of several jurisdictions or an ecclesiastical region, or it could be at the national level.

3. The celebration of WYD at the local level on the Solemnity of Christ the King

At the end of Mass on the Solemnity of Christ the King on 22 November 2020, Pope Francis called for a relaunch of the celebration of WYD in the particular Churches. He announced that this celebration which has been traditionally held on Palm Sunday, starting in 2021 will be held on the Sunday of the Solemnity of Christ the King.[9]

In this regard, we recall that on the Solemnity of Christ the King in 1984, St John Paul II summoned young people to a gathering on the occasion of the International Year of Youth (1985). That occasion, together with the convocation of the Jubilee of Young People in the Year of the Redemption (1984), marked the beginning of the long journey of WYD. Pope John Paul II said, “On this feast day [...] the Church proclaims the Kingdom of Christ, already present, but still growing in all its mystery towards its full manifestation. You, young people, are indispensable bearers of the dynamics of the Kingdom of God, the hope of the Church and the world”. This, then, was the genesis of WYD: on the day of Christ the King, young people from all over the world were invited “to come to Rome for a meeting with the Pope at the beginning of Holy Week, on Saturday and Palm Sunday”.[10]

Indeed, it is not difficult to see the link between Palm Sunday and Christ the King. In the Palm Sunday celebration, the entry of Jesus into Jerusalem is commemorated as that of a “king, gentle and riding on a donkey” (Mt 21:5) and acclaimed as Messiah by the crowd: “Hosanna to the son of David! Blessed is he who comes in the name of the Lord!” (Mt 21:9). The evangelist Luke explicitly adds the title “King” to the crowd’s acclamation of “the one who comes”, thus emphasising that the Messiah is also King, and that his entry into Jerusalem is in a certain sense a royal enthronement: “Blessed is the king who comes in the name of the Lord” (Lk 19:38).

The kingly dimension of Christ is so important to Luke that it appears from the beginning to the end of Jesus Christ’s earthly life and accompanies his entire ministry. At the Annunciation, the angel prophesies to Mary that the child she has conceived will receive from God “the throne of his father David, and he will reign over Jacob’s descendants forever; his kingdom will never end” (Lk 1:32-33). At the dramatic moment of the crucifixion, while the other evangelists merely mention the insults of the two crucified men on either side of Jesus, Luke presents the moving figure of the ‘good thief’ who prays to Jesus from the scaffold of the cross, saying, “Jesus, remember me when you come into your kingdom” (Lk 23:42). The words of welcome and forgiveness that Jesus pronounced in response to this prayer make it clear that he is a King come to save: “today you will be with me in paradise” (Lk 23:43).

The key proclamation that must be addressed to young people and that must be at the centre of every diocesan/eparchial WYD celebrated on the day of Christ the King is therefore: receive Christ! Welcome him as King into your lives! He is a King who came to save! Without him there is no true peace, no true inner reconciliation and no true reconciliation with others! Without his Kingdom, society too loses its human face. Without the Kingdom of Christ, all true fraternity and all genuine proximity to those who suffer will disappear.

Pope Francis noted that at the heart of the two liturgical celebrations, Christ the King and Palm Sunday, lies “the Mystery of Jesus Christ the Redeemer of humankind…”.[11] The core message is always that the full stature of humankind stems from love that gives itself to others “right to the end”.

This is therefore an invitation addressed to dioceses/eparchies to celebrate WYD on the Solemnity of Christ the King. It is a desire of the Holy Father that this should be a day for the universal Church to place young people at the centre of our pastoral attention, to pray for them, to engage young people as protagonists, to promote communications campaigns, etc. Ideally, an event (diocesan/eparchial, regional or national) should be organised on the day we celebrate Christ the King. There may be, however, reasons for the event to be held on another date.

This celebration should be part of a broader pastoral journey of which WYD is only one stage.[12] It is no coincidence that the Holy Father recommends that “Youth ministry has to be synodal; it should involve journeying together”.[13]

4. The cornerstones of WYD

During the Synod of Bishops on the topic of “Young people, faith and vocational discernment”, several contributions made by the Synod members concerned World Youth Day. In this regard, the Final Document states that “World Youth Day – the fruit of a prophetic insight of Saint John Paul II, who continues to inspire young people in the third millennium – and national and diocesan[/eparchial] meetings, play an important part in the lives of many young people, since they offer a living experience of faith and communion that can help them meet life’s great challenges and responsibly take their place in society and in the Church”.[14]

While stressing that these gatherings point to “the ordinary pastoral accompaniment provided by individual communities, where the Gospel has to be shared and translated into life decisions”,[15] the Document affirms that “they offer the possibility of journeying together as if on pilgrimage, of experiencing fraternity with all, of sharing the faith joyfully and growing closer to the Church”.[16]

Let us explore some of these “cornerstones” [17] that must be at the heart of every WYD, even at the local scale, and that therefore have clear programmatic value.

a. Youth Day as a “festival of faith

WYD offers young people a lively and joyful experience of faith and communion, a space to experience the beauty of the face of God.[18] At the heart of a life of faith is our encounter with the person of Jesus Christ, so it is good that every WYD should resound with the invitation for each young person to meet Christ and enter into a personal dialogue with him. “Then there is the greater celebration which is the feast of faith, when together we praise the Lord, sing, listen to the word of God, remain in the silence of worship: all of this is the culmination of WYD”.[19]

In this sense, the programme of international WYD (the kerygmatic, formative, witnessing, sacramental, artistic dimensions, etc.) can inspire at the local level where it can be adapted creatively. Particular attention should be paid to moments of silent adoration of the Eucharist as an act of faith par excellence, and to penitential liturgies as a special place of encounter with God’s mercy.

Furthermore, it should be borne in mind how in every WYD the natural enthusiasm of young people, the eagerness with which they embrace anything that makes them feel involved and with which they live out their faith, all of this stimulates and reinvigorates the faith of the whole people of God. When young people are called by the Gospel and invited to an experience with the Lord, they often become courageous witnesses to the faith. This always results in the WYD event becoming something surprising and unique.

b. Youth Day as an “experience of Church”

It is important that the diocesan/eparchial celebration of WYD be an occasion for young people to experience ecclesial communion and to grow in their awareness of being an integral part of the Church. The first way to involve young people is to listen to them. In preparing for the diocesan/eparchial Youth Day, we need to find appropriate times and ways for the voices of young people to be heard within the existing structures of communion: diocesan/eparchial and inter-diocesan/eparchial councils, presbyteral councils, local councils of bishops, etc. Let us not forget that they are the youthful face of the Church!

Alongside the young people, there should be room for the various charisms present in the jurisdiction. It is essential that the organisation of the diocesan/parish celebration of WYD be choral and involve the various states of life in a project calling for synodal work, as the Holy Father asked for in Christus Vivit: “Motivated by this spirit, we can move towards a participatory and co-responsible Church, one capable of appreciating its own rich variety, gratefully accepting the contributions of the lay faithful, including young people and women, consecrated persons, as well as groups, associations and movements. No one should be excluded or exclude themselves”.[20] In this way, it will be possible to gather and coordinate all the dynamic forces of the particular Church, as well as to reawaken those that are dormant.

In this context, the presence of the local Bishop and his willingness to be among the young people show them a clear sign of love and closeness. It is often the case for many young people that the diocesan/eparchial celebration of WYD is an opportunity to meet and converse with their bishop. Pope Francis encourages this pastoral style of proximity, where “we need to use above all the language of closeness, the language of generous, relational and existential love that touches the heart, impacts life, and awakens hope and desires”.[21]

c. Youth Day as a “missionary experience”

WYD at the international level has proved to be an excellent opportunity for young people to have a missionary experience. This must also be the case for diocesan/eparchial Youth Days. As Pope Francis says, “youth ministry is always missionary”.[22]

For this purpose, missions can be organised in which young people are encouraged to visit people in their homes carrying a message of hope, a word of comfort or simply being willing to listen.[23] Wherever it is possible, the enthusiasm of young people can be harnessed to allow them to lead occasions of public evangelisation with songs, prayer and testimonies. They can go to streets and squares in the city where their peers meet, because young people are the best evangelisers of young people. Their very presence and their joyful faith already constitute a “living proclamation” of the Good News that attracts other young people.

Activities in which young people have an experience of voluntary work, freely given service and self-giving are also to be encouraged. It should not be forgotten that on the Sunday before the Solemnity of Christ the King, the Church celebrates World Day of the Poor. What better occasion to promote initiatives in which young people donate their time and energy for the benefit of the most disadvantaged, the marginalised and those who are discarded by society. In this way, young people are offered the chance to become “protagonists of the revolution of charity and service, capable of resisting the pathologies of consumerism and superficial individualism”.[24]

d. Youth Day as an “opportunity for vocational discernment” and a “call to holiness”.

As part of a rich ecclesial and missionary experience of faith, priority should be given to the vocational dimension. It is a gradual approach that first of all helps young people understand that their whole life is placed before God who loves them and calls them. God has called them first and foremost to life and continually calls them to happiness. They are called to get to know God and to listen to his voice, and above all to accept his Son Jesus as their teacher, friend and Saviour. To recognise and come to terms with these “fundamental vocations” is the first great challenge for young people. When these first “calls” from God are taken seriously, they already point towards demanding life choices. These include accepting that our existence is a gift from God that must therefore be lived in reference to God and not in a self-referential way; the choice of a Christian way of living in our affections and social relationships; the choice of studies, of work commitment and of our entire future in such a way that it is fully in tune with the friendship with God that we have embraced and want to preserve; the choice of making our entire existence a gift for others to be lived in service and selfless love. These are often radical choices in response to God’s call that give a decisive direction to a young person’s whole life. Pope Francis tells them that “life […] is a time for making robust, decisive, eternal choices. Trivial choices lead to a trivial life; great choices to a life of greatness”.[25]

Within this broader “vocational horizon”, there is no reason to be afraid of proposing to young people the choice that must be made of a state of life, one that is in accord with the call that God is addressing to each of them individually, whether it be to the priesthood or the consecrated life, including in the monastic form, or marriage and family. In this sense, the involvement of seminarians, consecrated persons, married couples and families can be of great help. By their presence and witness, they can help to prompt young people to ask the right vocational questions and to desire to set out in search of the “great plan” that God has in mind for them. In the delicate process that guides them to make these choices, young people must be accompanied and prudently advised. When the time is right, they should be encouraged to make their own personal option in a decisive way with trust in God’s help. They should not be stuck in a perpetual state of indecision.

Every vocational choice must have at its heart the even more profound call to holiness. WYD must resonate in young people the call to holiness as the true path to happiness and self-fulfilment.[26] It is holiness that is commensurate with the history and personality of each young person. It does not set limits to the mysterious ways that God has in store for each one that can lead to heroic stories of holiness − as has happened and still happens with many young people − or to the “holiness next door” from which no one is excluded. It is therefore appropriate to make the most of the rich patrimony of saints of the local and universal Church, elder brothers and sisters in the faith, whose stories confirm to us that the path to holiness is not only possible and practicable, but that it brings great joy.

e. Youth Day as an “experience of pilgrimage”

WYD has been a great pilgrimage right from the beginning. It has been a pilgrimage through space and time. Pilgrims have travelled from different cities, countries and continents to the place chosen for the meeting with the Pope and the other young people. The pilgrimage through time has gone from one generation of young people to the next cohort who ‘pick up the baton’, and this has profoundly marked the past thirty-five years in the life of the Church. The young people of WYD are therefore a pilgrim people. They are not vagabonds who move around aimlessly. They are a united people, pilgrims who ‘walk together’ towards a goal, towards an encounter with the One who can give meaning to their existence, the God who became one of us and who calls every young person to be a disciple, to leave everything and to follow. Pilgrimage requires a minimalist approach that asks young people to leave behind empty comforts and certainties, to adopt a style of travel that is sober and welcoming and open to Providence and to “God’s surprises”, a style that teaches them to go beyond themselves and to face the challenges that arise along the way.

The diocesan/eparchial celebration of WYD can propose specific ways for young people to have real pilgrimage experiences. These are the kind of experiences that encourage young people to leave their homes and set out on a journey, and on the way they are introduced to the sweat and toil of the journey, the fatigue of the body and the joy of the spirit. It is often through pilgrimage together that we make new friends, and we experience the excitement of sharing the same ideals as we look together towards a common goal with mutual support in difficulties and the joy of sharing the little we have. All this is of vital importance at the present time because many young people risk isolating themselves in virtual unreal worlds, far from the dusty roads and streets of the world. As a result, they are deprived of the deep satisfaction that comes from painstakingly and patiently reaching the desired goal, not with a simple click, but with the tenacity and perseverance of body and soul. In this sense, the diocesan/eparchial Youth Day is a great opportunity for the younger generations to explore local shrines and other significant places of popular piety. We bear in mind that “various manifestations of popular piety, especially pilgrimages, attract young people who do not readily feel at home in ecclesial structures, and represent a concrete sign of their trust in God”.[27]

f. Youth Day as “an experience of universal fraternity”

WYD must be an opportunity for young people to meet that is not restricted to just young Catholics. “Every young person has something to say to others. He or she has something to say to adults, something to say to priests, sisters, bishops and even the Pope”.[28]

In this respect, the diocesan/eparchial celebration of WYD can be an opportune time for all the young people who live in a given area to come together and talk to each other, regardless of their beliefs, their vision of life or their convictions. Every young person must feel invited to take part and be welcomed as a brother or sister. We need to build “youth ministry capable of being inclusive, with room for all kinds of young people, to show that we are a Church with open doors”.[29]

5. Youth involvement

As already mentioned, it is important for youth ministry workers to be increasingly attentive to involving young people in all the steps of pastoral planning for WYD. It needs to be done in a synodal-missionary style and to make the most of the creativity, language and methods that are typical of that age bracket. Who knows the language and the problems of their peers better than they do? Who is more capable of reaching out to them through art, social media, etc.?

The testimony and experience of young people who have previously taken part in an international WYD deserve to be highlighted in the preparation of the diocesan/eparchial event.

In some particular Churches, the young people who have taken part in an international WYD or who have helped organise national and diocesan/eparchial youth initiatives, are now the “veterans” of these experiences and they have been involved in setting up youth ministry teams in a number of different settings including parish, diocesan/eparchial, national, etc. This shows us that when young people become prime movers in the organisation of particularly significant events, they can easily take on board the ideals that inspired those events. They fully grasp their importance and become passionate about them, and they are willing to devote time and energy to sharing them with others. Their powerful experiences of faith and service often lead to their willingness to commit themselves to the routine pastoral care in their local Church.

We would like to stress that we must have the courage to involve young people and entrust active roles to them. We should include youth from the various pastoral groups present in the diocese as well as those who do not belong to any community, youth group, association or movement. The diocesan/eparchial WYD can be a wonderful opportunity to highlight the richness of the local Church. It is important to ensure that young people who are less present and less “active” in established pastoral structures do not feel excluded. Everyone must feel “specially invited”. They must all feel expected and welcome, each one in their individual uniqueness and human and spiritual potential. In this way, the diocesan/eparchial event can be a very good opportunity to motivate and welcome all those young people who may be looking for their place in the Church and who have not yet found it.

6. The Holy Father's annual Message for WYD

Every year, in advance of the diocesan/eparchial celebration of WYD, the Holy Father publishes a Message for young people. It would therefore be appropriate for the preparatory meetings and the diocesan/eparchial WYD itself to be inspired by these words of the Holy Father to young people, and in particular by the biblical passage that is highlighted in the Message.

It is also important for young people to hear the Word of God and the word of the Church first hand from people close to them − people who are familiar with their characteristics, their history, tastes, difficulties and struggles, expectations and hopes. They would know how best to apply the biblical and magisterial texts to the actual real-life circumstances that these particular young people are encountering. This work of mediation, carried out in catechesis and dialogue, will also help young people to be able to identify specific ways in which to bear witness to the Word of God that they have heard, to live it out in their daily lives and to embody it at home, in their places of work or study and among friends.

The direction proposed by the Pope’s Message, which is intended to accompany the journey of the universal Church with young people, can therefore be interpreted with intelligence and great cultural sensitivity by taking into account the local context. It could also inspire the path of youth ministry in the local Church while not forgetting the two main lines of action that Pope Francis has identified: outreach and growth.[30]

It cannot be excluded that the Message could also be conveyed through various artistic expressions or initiatives of a social nature, as the Holy Father invited us to do in his Message for the 35th WYD when he said, “offer the world, the Church and other young people something beautiful, whether in the realm of the spirit, the arts or society”.[31] Moreover, the content of the Message could also be taken up in other significant moments during the pastoral year, such as Mission Month or the months devoted to the Word of God or to vocations, always taking into account the indications given by the respective episcopal conferences.

Last but not least, the Holy Father’s Message could become the theme of various other meetings for young people that are proposed by those working in youth ministry for the local Church, and by associations and ecclesial movements.

7. Conclusion

The diocesan/eparchial celebration of WYD is undoubtedly an important element in the life of each particular Church. It is a special moment of encounter with the younger generations and an instrument of evangelisation of the world of youth and of dialogue with them. Let us not forget that “the Church has so much to talk about with youth, and youth have so much to share with the Church”.[32]

The Pastoral Guidelines contained in these pages are intended to be a resource that presents the ideal motivations and possible practical implementations that will allow a diocesan/eparchial WYD to be an opportunity to bring out the potential for good that is in each young person, with their generosity, thirst for authentic values and great ideals. We therefore repeat our insistence on the importance of particular Churches devoting special attention to the celebration of the diocesan/eparchial Youth Day, so that it may be properly utilised and appreciated. To invest in young people is to invest in the future of the Church. It is about encouraging vocations, and it effectively means the initiation of remote preparation for the families of tomorrow. It is, therefore, a vital task for every local Church and not simply one more activity.

Let us entrust the path of youth ministry throughout the world to Our Lady. Mary our Mother, as Pope Francis reminds us in Christus Vivit, “looks to this pilgrim people: a youthful people whom she loves, and who seek her in the silence of their hearts amid all the noise, the chatter and the distractions of the journey. Under the gaze of our Mother, there is room only for the silence of hope. Thus Mary illumines anew our youth”.[33]

The Holy Father Pope Francis has given his approval

for the publication of this document

From the Vatican, 22 April 2021

Anniversary of the handing over of the WYD Cross to young people

Kevin Cardinal Farrell

Prefect

Fr. Alexandre Awi Mello, I.Sch.

Secretary

________________________

[1] John Paul II, To the College of Cardinals and members of the Roman Curia for Christmas, 20 December 1985 [our translation].

[2] Cf. Benedict XVI, Christmas greetings to Cardinals, Archbishops, Bishops and Directors of the Governorate of Vatican City State, 22 December 2011.

[3] Pope Francis, Angelus, 4 August 2013.

[4] Ibid.

[5] Cf. Final Document of the Synod of Bishops on Young People, Faith and Vocational Discernment, 4. Hereafter, this document will be referred to as FD.

[6] The Dicastery for Laity, Family and Life “expresses the particular concern of the Church for the young, promoting their agency in the midst of the challenges of today’s world. It supports the initiatives of the Holy Father in the field of youth ministry and is at the service of the Episcopal Conferences, of international youth movements and associations, promoting their collaboration and organizing meetings on an international level. An important aspect of its activity is the preparation of World Youth Day” (Statutes, art. 8).

[7] FD 119.

[8] Cf. Ibid.

[9] Cf. Pope Francis, Solemnity of Our Lord Jesus Christ, King of the Universe, Remarks of the Holy Father at the Conclusion of Holy Mass, 22 November 2020. It is suggested that World Youth Day be held on the same date as the Solemnity of Christ the King, including in Churches where their rite does not provide for this Solemnity, although it can be celebrated on another day. Nevertheless, Ordinaries have the faculty to decide on an alternative.

[10] John Paul II, Angelus, Sunday 25 November 1984 [our translation].

[11] Pope Francis, Solemnity of Our Lord Jesus Christ, King of the Universe, Remarks of the Holy Father at the Conclusion of Holy Mass, 22 November 2020, op. cit.

[12] FD 142.

[13] Pope Francis, Post-Synodal Exhortation Christus vivit (ChV) 206.

[14] FD 16.

[15] Ibid.

[16] Ibid., 142.

[17] For more on the contribution of WYD to the spiritual journey of young people see: Benedict XVI, Christmas greetings to Cardinals, Archbishops, Bishops and Directors of the Governorate of Vatican City State, 22 December 2011, op. cit.; Pope Francis, General Audience, 4 September 2013.

[18] Cf. FD 16 and 142.

[19] Pope Francis, General Audience, 4 September 2013, op. cit.

[20] ChV 206.

[21] ChV 211.

[22] ChV 240.

[23] Cf. ChV 240.

[24] ChV 174.

[25] Pope Francis, Solemnity of Our Lord Jesus Christ, King of the Universe, Homily, 22 November 2020, op. cit.

[26] Cf. Pope Francis, Apostolic Exhortation Gaudete et exsultate 2.

[27] ChV 238.

[28] Pope Francis, Address at a prayer vigil in preparation for World Youth Day, 8 April 2017.

[29] ChV 234.

[30] Cf. ChV 209.

[31] Pope Francis, Message for the 35th World Youth Day 2020.

[32] John Paul II, Post-Synodal Apostolic Exhortation Christifideles Laici 46.

[33] ChV 48.

Traduzione in lingua tedesca

DIKASTERIUM FÜR LAIEN, FAMILIE UND LEBEN

Pastorale Richtlinien für die Feier der

Weltjugendtage in den Ortskirchen

1. Der Weltjugendtag

Die Einrichtung des Weltjugendtags war sicherlich das Ergebnis großer prophetischer Einsichten von Johannes Paul II. Er erklärte die Gründe für seine Entscheidung wie folgt: „Alle jungen Menschen müssen das Gefühl haben, dass die Kirche für sie da ist. Möge daher die gesamte Kirche auf weltweiter Ebene in Vereinigung mit dem Nachfolger Petri immer mehr den jungen Menschen, ihren Ängsten und Sorgen sowie ihren Bestrebungen und Hoffnungen verpflichtet sein, um auf ihre Erwartungen einzugehen indem sie ihnen die Gewissheit vermittelt, die Christus ist, die Wahrheit, die Christus ist, die Liebe, die Christus ist…”.[1]

Papst Benedikt XVI. übernahm den Stab seines Vorgängers. Bei verschiedenen Gelegenheiten betonte er, dass diese Ereignisse ein Geschenk der Vorsehung für die Kirche seien. Er beschrieb sie als „große Medizin gegen die Müdigkeit des Glaubens”, „eine neue, verjüngte Weise des Christseins” und „gelebte Neuevangelisierung”. [2]

Auch nach Ansicht von Papst Franziskus bietet der Weltjugendtag einen außerordentlich starken missionarischen Schub für die gesamte Kirche und insbesondere für die jüngeren Generationen. Nur wenige Monate nach seiner Wahl eröffnete Papst Franziskus im Juli 2013 sein Pontifikat beim WJT in Rio de Janeiro, an dessen Ende er den WJT als „eine neue Etappe auf dem Pilgerweg der Jugendlichen durch die Kontinente mit dem Kreuz Christi” erklärt. „Wir dürfen nie vergessen, dass die Weltjugendtage keine ‚Feuerwerke‘ sind, Augenblicke der Begeisterung um ihrer selbst willen; es sind Etappen eines langen Weges, der auf Initiative von Papst Johannes Paul II. 1985 begann” [3], fuhr er fort und hob einen zentralen Punkt besonders hervor: “Denken wir immer daran: Die Jugendlichen folgen nicht dem Papst, sie folgen Jesus Christus und tragen sein Kreuz. Und der Papst führt und begleitet sie auf diesem Weg des Glaubens und der Hoffnung”. [4]

Wie wir alle wissen, wird diese internationale Veranstaltung in der Regel alle drei Jahre in einem anderen Land unter Beteiligung des Heiligen Vaters gefeiert, und findet gewöhnlich jedes Jahr in den jeweiligen Ortskirchen statt, die die Organisation der Veranstaltung übernehmen.

2. Der WJT in den Ortskirchen

Der in der Ortskirche gefeierte Weltjugendtag hat eine große Bedeutung und einen großen Wert, nicht nur für die jungen Menschen, die in dieser bestimmten Region leben, sondern für die gesamte lokale kirchliche Gemeinschaft.

Einige junge Menschen können aufgrund ihres Studiums, ihrer Arbeit oder finanzieller Schwierigkeiten nicht an den internationalen WJT teilnehmen. Es wäre daher gut für jede einzelne Diözese, ihnen, wenn auch nur auf lokaler Ebene, die Möglichkeit zu geben, ein solches „Fest des Glaubens” persönlich zu erleben. Es kann eine kraftvolle Gelegenheit sein, Zeugnis, Gemeinschaft und Gebet zu erfahren, ähnlich wie auf den internationalen Veranstaltungen. Die weltweiten WJT haben das Leben sehr vieler junger Menschen in allen Teilen der Welt tiefgreifend verändert.

Wenn der Weltjugendtag auf lokaler Ebene gefeiert wird, hat dies für die einzelnen Ortskirchen eine immens wichtige Bedeutung. Er dient dazu, die gesamte kirchliche Gemeinschaft - Laien, Priester, geweihte Personen, Familien, Erwachsene und ältere Menschen - für ihren Auftrag zu sensibilisieren, den Glauben an die jüngeren Generationen weiterzugeben. Die Generalversammlung der Bischofssynode zum Thema „Die Jugendlichen, der Glaube und die Berufungsunterscheidung“ (2018) erinnerte uns daran, dass sich die gesamte Kirche, sowohl die weltweite als auch Ortskirche und jedes ihrer Mitglieder, für junge Menschen und Jugendliche verantwortlich fühlen muss und wir bereit sein müssen, uns von ihren Fragen, ihren Wünschen und ihren Schwierigkeiten herausfordern zu lassen. Die Feier dieser Jugendtage auf lokaler Ebene ist daher äußerst nützlich, um die Kirche daran zu erinnern, wie wichtig es ist, mit jungen Menschen unterwegs zu sein, sie willkommen zu heißen, ihnen mit Geduld zuzuhören und ihnen mit Zuneigung und Kraft das Wort Gottes zu verkünden.[5]

Zur Durchführung eines WJT auf lokaler Ebene hat dieses Dikasterium im Rahmen seiner Zuständigkeiten[6] einige pastorale Richtlinien für die Bischofs­konferenzen, die Synoden der Patriarchalkirchen und Großerzbischöfe, die Diözesen / Eparchien, kirchlichen Bewegungen und Verbände und nicht zuletzt für junge Menschen auf der ganzen Welt erstellt, damit der „diözesane / eparchiale WJT“ als Moment des Feierns „für junge Menschen“ und „mit jungen Menschen“ in vollem Umfang erlebt werden kann.

Diese pastoralen Richtlinien sollen die einzelnen Ortskirchen ermutigen, der diözesanen Durchführung des WJT immer mehr Bedeutung beizumessen und ihn als ideale Gelegenheit zu schätzen, um Initiativen, die zeigen, dass die Kirche ihre Mission mit jungen Menschen als “als epochale pastorale Priorität [betrachtet], in die Zeit, Energie und Ressourcen investiert werden”[7] auf kreative Weise zu planen und umzusetzen. Wir müssen sicherstellen, dass die jüngeren Generationen das Gefühl haben, im Mittelpunkt der Aufmerksamkeit und des pastoralen Interesses der Kirche zu stehen. In der Tat möchten junge Menschen einbezogen und geschätzt werden und spüren, dass sie Mitwirkende im Leben und in der Mission der Kirche sind.[8]

Die folgenden Richtlinien wurden hauptsächlich im Hinblick auf die einzelnen Diözesen erstellt, da Diözesen die Struktur und den Ausdruck der Ortskirche bilden. Diese Empfehlungen müssen jedoch offensichtlich an die unterschiedlichen Situationen, in denen sich die Kirche in verschiedenen Regionen der Welt befindet, angepasst werden. Beispiele hierfür sind Fälle, in denen die Diözesen / Eparchien klein sind und nur über wenige personelle und materielle Ressourcen verfügen. In diesen speziellen Fällen oder wenn dies als pastoral sinnvoll erachtet wird, können sich benachbarte oder überlappende Jurisdiktionen zusammenschließen, um den Jugendtag zu feiern. Dies könnten mehrere Diözesen oder eine Metropolie sein, oder auch auf nationaler Ebene geschehen.

3. Die Feier des WJT auf lokaler Ebene zum Christkönigsfest

Am Ende der Hl. Messe zum Christkönigsfest am 22. November 2020 forderte Papst Franziskus einen Relaunch der Feier des WJT in den einzelnen Ortskirchen. Er kündigte an, dass diese Feier, die traditionell am Palmsonntag stattfand, ab 2021 am Sonntag Christkönigsfestes gefeiert wird.[9]

In diesem Zusammenhang erinnern wir uns daran, dass der hl. Johannes Paul II. zum Christkönigsfest 1984 junge Menschen anlässlich des Internationalen Jahres der Jugend (1985) zu einem Treffen einlud. Dieses war zusammen mit der Einberufung des Jubiläums junger Menschen im außerordentlichen Heiligen Jahr der Erlösung (1984) der Beginn der langen Reise des WJT. Papst Johannes Paul II. sagte: „An diesem Festtag [...] verkündet die Kirche das Reich Christi, das bereits gegenwärtig ist, aber in all seinen Geheimnissen immer noch zu seiner vollen Manifestation hinwächst. Ihr jungen Menschen seid unverzichtbare Träger der Dynamik des Reiches Gottes, der Hoffnung der Kirche und der Welt.“ So ist dann der WJT entstanden: Am Christkönigstag wurden junge Menschen aus aller Welt eingeladen, „zu Beginn der Karwoche, am Samstag und am Palmsonntag, zu einem Treffen mit dem Papst nach Rom zu kommen”.[10]

In der Tat ist es nicht schwer, die Verbindung zwischen Palmsonntag und Christkönig zu erkennen. In der Palmsonntagsfeier wird an den Einzug Jesu in Jerusalem als der eines „sanftmütigen Königs, der auf einer Eselin reitet” (Mt 21,5) erinnert, der von der Menge als Messias gefeiert wird: „Hosanna dem Sohn Davids! Gesegnet sei er, der kommt im Namen des Herrn!” (Mt 21,9). Der Evangelist Lukas fügt dem Ruf der Menge „er, der kommt“ ausdrücklich den Titel „König“ hinzu und betont damit, dass der Messias auch König ist und dass sein Einzug in Jerusalem in gewissem Sinne eine königliche Inthronisation ist: „Gesegnet sei der König, der kommt im Namen des Herrn” (Lk 19,38).

Die königliche Dimension Christi ist so wichtig für Lukas, dass sie vom Anfang bis zum Ende des irdischen Lebens Jesu Christi aufleuchtet und seinen gesamten Dienst begleitet. Bei der Verkündigung prophezeit der Engel Maria, dass Gott dem Kind, das sie empfangen hat, „den Thron seines Vaters David geben [wird]. Er wird über das Haus Jakob in Ewigkeit herrschen und seine Herrschaft wird kein Ende haben.” (Lk 1,32-33). Im dramatischen Moment der Kreuzigung, während die anderen Evangelisten lediglich die Beleidigungen der beiden gekreuzigten Männer auf beiden Seiten Jesu erwähnen, präsentiert Lukas die bewegende Figur des „guten Verbrechers“, der vom Holz des Kreuzes zu Jesus betet und sagt: “Jesus, denk an mich, wenn du in dein Reich kommst!” (Lk 23,42). Die Worte des Willkommens und der Vergebung, die Jesus als Antwort auf dieses Gebet ausspricht, machen deutlich, dass er ein König ist, der gekommen ist, um zu retten: “Heute noch wirst du mit mir im Paradies sein” (Lk 23,43).

Die wichtigste Aussage, die an junge Menschen gerichtet sein und die im Mittelpunkt jedes diözesanen / eparchialen WJT stehen muss, der am Christkönigsfest gefeiert wird, lautet daher: Nimm Christus an! Begrüße ihn als König in deinem Leben! Er ist ein König, der gekommen ist, um zu retten! Ohne ihn gibt es keinen wahren Frieden, keine wahre innere Versöhnung und keine wahre Versöhnung mit anderen! Ohne sein Königreich verliert auch die Gesellschaft ihr menschliches Gesicht. Ohne das Reich Christi wird jede wahre Geschwisterlichkeit und jede echte Nähe zu den Leidenden verschwinden.

Papst Franziskus hat daran erinnert, dass im Mittelpunkt der beiden liturgischen Feiern Christkönig und Palmsonntag „das Geheimnis Jesu Christi, des Erlösers des Menschen”[11] liegt. Die Kernbotschaft ist immer, dass die volle Größe des Menschen von der Liebe herrührt, die weiß, wie man sich „bis zum Ende“ anderen hingibt.

Die Einladung für jede Diözese/Eparchie lautet daher, den WJT an dem Tag zu feiern, an dem das Hochfest Christkönig stattfindet. Es ist ein Wunsch des Heiligen Vaters, dass die Universalkirche an diesem Tag junge Menschen in den Mittelpunkt ihrer pastoralen Aufmerksamkeit stellt, für sie betet, junge Menschen als Akteure einbezieht, Kommunikationskampagnen fördert usw. Ideal wäre es, eine Veranstaltung (diözesan / eparchial, regional oder national) am Christkönigstag selbst zu organisieren. Aus verschiedenen Gründen kann es jedoch erforderlich sein, die Veranstaltung zu einem anderen Zeitpunkt abzuhalten. Diese Feier sollte Teil eines umfassenderen pastoralen Weges sein, auf dem der WJT nur eine Etappe bildet.[12] Es ist kein Zufall, dass der Heilige Vater empfiehlt, dass “Jugendpastoral nur synodal sein kann und das heißt, einem gemeinsamen Vorangehen Gestalt geben”.[13]

4. Die Ecksteine des WJT

Während der Weltbischofssynode zumThema “Die Jugendlichen, der Glaube und die Berufungsunterscheidung”, befassten sich mehrere Beiträge der Synodenmitglieder mit dem Weltjugendtag. In diesem Zusammenhang heißt es im Abschlussdokument: „Der Weltjugendtag – geboren aus einer prophetischen Eingebung des heiligen Johannes Paul II., der auch für die Jugendlichen des dritten Jahrtausends eine Leitfigur ist – sowie Begegnungen auf nationaler und diözesaner / eparchialer Ebene spielen eine wichtige Rolle im Leben vieler junger Menschen, weil sie Gelegenheit bieten, lebendigen Glauben und Gemeinschaft zu erfahren.”.[14]

Während betont wird, dass diese Versammlungen „auf die normale pastorale Begleitung in den einzelnen Gemeinden” verweisen, „wo die Annahme des Evangeliums vertieft und in Lebensentscheidungen umgesetzt werden muss”,[15] erläutert das Dokument, dass „sie die Möglichkeit bieten, gemeinsam zu pilgern, Geschwisterlichkeit mit allen zu erfahren, den Glauben freudig zu teilen und sich der Kirche noch enger zugehörig zu fühlen”.[16]

Lasst uns einige dieser „Eckpfeiler“[17] in den Blick nehmen, die auch auf lokaler Ebene im Mittelpunkt jedes WJT stehen müssen und daher einen klaren programmatischen Wert haben.

a. Der Jugendtag als ein “Fest des Glaubens”

Der WJT bietet jungen Menschen eine lebendige und freudige Erfahrung des Glaubens und der Gemeinschaft, einen Raum, um die Schönheit des Antlitzes Gottes zu erfahren.[18] Im Zentrum eines Glaubenslebens steht die Begegnung mit der Person Jesu Christi. Daher ist es gut, dass bei jedem WJT die Einladung an jeden jungen Menschen ergeht, Christus zu begegnen und mit ihm in einen persönlichen Dialog zu treten. „Dann gibt es das größte Fest, das Fest des Glaubens, wenn man gemeinsam den Herrn lobt, wenn man singt, das Wort Gottes hört, in stiller Anbetung verharrt: All das ist der Höhepunkt des Weltjugendtages”.[19]

In diesem Sinne kann das Programm internationaler WJT (kerygmatische, formative, zeugnisgebende, sakramentale, künstlerische Dimension usw.) Inspiration vor Ort sein, wo es kreativ angepasst werden kann. Besonderes Augenmerk sollte auf Momente stiller Eucharistischer Anbetung als Akt des Glaubens schlechthin und auf Bußliturgien als besonderem Ort der Begegnung mit Gottes Barmherzigkeit gelegt werden.

Darüber hinaus muss berücksichtigt werden, dass in jedem WJT die natürliche Begeisterung junger Menschen und der Eifer, mit dem sie alles annehmen, was sie betrifft und einbezieht und der auch ihren Glauben charakterisiert, den Glauben des ganzen Volkes Gottes anregt und neu belebt. Wenn junge Menschen vom Evangelium berufen und zu einer Erfahrung mit dem Herrn eingeladen werden, werden sie oft zu mutigen Zeugen des Glaubens. Dies führt immer dazu, dass der WJT zu einem überraschenden und einzigartigen Ereignis wird.

b. Der Jugendtag als “Erfahrung von Kirche”

Es ist wichtig, dass die diözesane / eparchiale Feier des WJT eine Gelegenheit für junge Menschen ist, die kirchliche Gemeinschaft zu erleben und ihr Bewusstsein dafür zu stärken, ein integraler Bestandteil der Kirche zu sein. Der erste Weg, junge Menschen einzubeziehen, besteht darin, ihnen zuzuhören. Bei der Vorbereitung auf den diözesanen / eparchialen WJT müssen wir geeignete Zeiten und Wege finden, damit die Stimmen junger Menschen innerhalb der bestehenden Strukturen der Gemeinschaft gehört werden können: diözesane / eparchiale und inter-diözesane / eparchiale Kon­fe­ren­zen und Räte, Priesterräte, lokaler Bischofsräte usw. Vergessen wir nicht, dass junge Menschen das jugendliche Gesicht der Kirche sind!

Neben jungen Menschen sollte auch den in der Ortskirche präsenten verschiedenen Charismen Raum gegeben werden. Es ist wesentlich, dass die Organisation der Diözesan-/ Pfarrfeier des WJT gemeinschaftlich geschieht und die verschiedenen Lebensstände in synodaler Weise in das Projekt einbezieht, wie es der Heilige Vater in Christus vivit gefordert hat: „Von diesem Geist beseelt, können wir uns zu einer partizipativen, mitverantwortlichen Kirche entwickeln, die in der Lage ist, den Reichtum der Vielfalt, aus der sie besteht, zur Geltung zu bringen und dabei auch den Beitrag von Laien, einschließlich junger Menschen und Frauen, von Personen des geweihten Lebens sowie von Gruppen, Verbänden und Bewegungen dankbar willkommen zu heißen. Niemand sollte ins Abseits gedrängt werden oder beiseite treten müssen”.[20] Auf diese Weise wird es möglich sein, alle lebendigen Kräfte der jeweiligen Orstkirche zu sammeln und zu koordinieren sowie die noch Schlafenden wieder zu erwecken.

In diesem Kontext sind die Anwesenheit des Ortsbischofs und seine Bereitschaft, mitten unter den jungen Menschen zu sein, für sie selbst ein klares Zeichen seiner Liebe und Nähe. Für viele junge Menschen ist es oft so, dass die diözesane / eparchiale Feier des WJT eine Gelegenheit ist, sich mit ihrem Bischof zu treffen und zu unterhalten. Papst Franziskus ermutigt zu diesem pastoralen Stil der Nähe, wo „der Sprache der Nähe de[r] Vorzug [gegeben wird], der Sprache der uneigennützigen, personalen und lebensnotwendigen Liebe, die das Herz berührt, das Leben erreicht, Hoffnung und Sehnsüchte weckt”.[21]

c. Der Jugendtag als eine “missionarische Erfahrung”

Der WJT auf internationaler Ebene hat sich als hervorragende Gelegenheit für junge Menschen erwiesen, eine missionarische Erfahrung zu machen. Dies muss auch für diözesane / eparchiale Jugendtage gelten. Wie Papst Franziskus sagt, muss „die Jugendpastoral immer eine missionarische Pastoral sein”.[22]

Zu diesem Zweck können Missionen organisiert werden, bei denen junge Menschen ermutigt werden, Menschen in ihren Häusern zu besuchen und ihnen eine Botschaft der Hoffnung, ein Wort des Trostes oder einfach die Bereitschaft zum Zuhören zu schenken.[23] Mit ihrer Begeisterung können junge Menschen Akteure der öffentlichen Evangelisierung sein, wenn sie - soweit möglich - mit Liedern, Gebeten und Zeugnissen auf die Straßen und Plätze in der Stadt gehen, wo sie ihre Gleichaltrigen treffen. Junge Menschen sind die besten Missionare anderer junger Menschen. Ihre Anwesenheit und ihr freudiger Glaube bilden bereits eine „lebendige Verkündigung“ der Frohen Botschaft, die andere junge Menschen anzieht.

Aktivitäten, bei denen junge Menschen Erfahrungen in ehrenamtlicher Arbeit, freiwilligem Dienst und Selbsthingabe machen, sind ebenfalls zu fördern. Es darf nicht vergessen werden, dass die Kirche am Sonntag vor dem Christkönigsfest den Welttag der Armen feiert. Welch bessere Gelegenheit gäbe es, Initiativen zu fördern, bei denen junge Menschen ihre Zeit und Energie den Ärmsten schenken, den Ausgegrenzten und denjenigen, die von der Gesellschaft abgelehnt werden? Auf diese Weise wird jungen Menschen die Chance geboten, „Protagonisten der Revolution der Liebe und des Dienstes“ zu werden, „die fähig sind, den Pathologien des konsumistischen und oberflächlichen Individualismus entgegenzutreten”.[24]

d. Der Jugendtag als “Gelegenheit zur Berufungsunterscheidung” und “Aufruf zur Heiligkeit”.

Innerhalb einer starken kirchlichen und missionarischen Glaubenserfahrung muss der Dimension der Berufung ein Vorrang eingeräumt werden. Es ist ein schrittweiser Ansatz, der jungen Menschen zuallererst hilft zu verstehen, dass ihr ganzes Leben vor Gott steht, der sie liebt und sie ruft. Gott hat sie in erster Linie zum Leben berufen und ruft sie immer wieder zum Glück. Sie sind gerufen, Gott kennenzulernen, auf seine Stimme zu hören und vor allem seinen Sohn Jesus als ihren Lehrer, Freund und Retter anzunehmen. Diese "grundlegenden Berufungen" zu erkennen und sich mit ihnen auseinanderzusetzen, stellt eine erste große Herausforderung für junge Menschen dar. Wenn sie ernst genommen werden, weisen sie bereits auf anspruchsvolle Lebensentscheidungen hin: Dazu gehört es, anzunehmen, dass unsere Existenz ein Geschenk Gottes ist, das daher in Bezug auf Gott und nicht auf selbstbezogene Weise gelebt werden muss; die Wahl eines christlichen Lebensstils, in den Liebes- und sozialen Beziehungen; die Wahl des Studiengangs, des Arbeitsengagements und der gesamten Zukunft, damit das Leben voll und ganz im Einklang mit der Freundschaft mit Gott steht, die man angenommen hat und die man pflegen möchte; die Wahl, die ganze Existenz zu einem Geschenk für andere zu machen, um in Dienst und selbstloser Liebe zu leben. Dies sind oft radikale Entscheidungen in Antwort auf Gottes Ruf, die dem ganzen Leben eines jungen Menschen eine entscheidende Richtung geben. Papst Franziskus sagt ihnen, dass das „Leben […] also die Zeit der wichtigen, maßgeblichen, ewigen Entscheidungen [ist]. Banale Entscheidungen führen zu einem banalen Leben, große Entscheidungen machen das Leben groß”.[25]

Innerhalb dieses breiteren "Berufungshorizonts" brauchen wir uns nicht fürchten, jungen Menschen die unvermeidliche Wahl eines Lebensstands vorzuschlagen, der dem Ruf Gottes entspricht, den er individuell an jeden von ihnen richtet, sei es als Ruf zum Priestertum oder dem geweihten Leben, u.a. auch im Kloster, oder als Ruf zur Ehe und Familie. In diesem Sinne kann die Beteiligung von Seminaristen, geweihten Personen, verheirateten Paaren und Familien eine große Hilfe sein. Ihre Anwesenheit und ihr Zeugnis können dazu beitragen, dass sich die jungen Menschen die richtigen Berufungsfragen stellen und in ihnen der Wunsch danach geweckt wird, sich auf die Suche nach dem „großen Plan“ zu machen, den Gott für sie im Sinn hat. In dem heiklen Prozess der Entscheidungsfindung müssen junge Menschen begleitet und klug beraten werden. Wenn die Zeit reif ist, sollten sie ermutigt werden, ihre eigene persönliche Entscheidung zu treffen und auf Gottes Hilfe zu vertrauen, damit sie nicht in einem fortwährenden Zustand der Unentschlossenheit stecken bleiben.

Der Ausgangs- und Mittelpunkt jeder Berufungsunterscheidung muss der noch grundlegendere Ruf zur Heiligkeit sein. Der WJT muss den Ruf zur Heiligkeit bei jungen Menschen als den wahren Weg zum Glück und zur Selbstverwirklichung erklingen lassen.[26] Es ist eine Heiligkeit, die der Geschichte und Persönlichkeit jedes jungen Menschen entspricht. Sie schränkt die geheimnisvollen Wege nicht ein, die Gott für jeden Menschen bereithält und die zu heldenhaften Geschichten über Heiligkeit führen können - wie es bei vielen jungen Menschen geschehen ist und immer noch geschieht - oder zur „Heiligkeit von nebenan“, von der niemand ausgeschlossen ist. Es ist daher angebracht, das reiche Erbe der Heiligen der lokalen und universellen Kirche und der älteren Brüder und Schwestern im Glauben zu nutzen, deren Geschichten uns bestätigen, dass der Weg zur Heiligkeit nicht nur möglich und praktikabel ist, sondern auch große Freude bereitet.

e. Der Jugendtag als “Pilgererfahrung”

Der WJT war von Anfang an eine große Wallfahrt, eine Pilgerreise durch Raum und Zeit. Pilger sind aus verschiedenen Städten, Ländern und Kontinenten an den Ort gereist, der für das Treffen mit dem Papst und den anderen jungen Menschen ausgewählt worden ist. Auf der Pilgerreise durch die Zeit hat eine Generation junger Menschen der nächsten "den Staffelstab übergeben" - und dies hat die letzten fünfunddreißig Jahre im Leben der Kirche tiefgreifend geprägt. Die jungen Menschen beim WJT sind daher Pilger. Sie sind keine ziellosen Wanderer, sondern eine Gemeinschaft von Pilgern, die gemeinsam auf ein Ziel zugehen, auf eine Begegnung mit dem, der ihrer Existenz einen Sinn geben kann, dem Gott, der einer von uns geworden ist und der jeden jungen Menschen dazu aufruft, sein Jünger zu sein, alles zu verlassen und "ihm nachzufolgen". Die Pilgerreise erfordert einen minimalistischen Ansatz, der junge Menschen auffordert, bequeme und leere Sicherheiten hinter sich zu lassen, einen schlichten und gastfreundlichen Reisestil auf sich zu nehmen, der offen ist für die Vorsehung und die "Überraschungen Gottes", einen Stil, der sie lehrt, über sich selbst hinauszuwachsen und sich den Herausforderungen zu stellen, die sich auf dem Weg ergeben.

Die diözesane- / eparchiale Feier des WJT kann jungen Menschen daher konkrete Wege für eine echte Pilgererfahrung vorschlagen. Diese Art von Erfahrungen ermutigen junge Menschen, ihre Häuser zu verlassen und sich auf die Reise zu begeben, und auf dem Weg lernen sie den Schweiß und die Mühen des Reisens, körperliche Erschöpfung und zugleich auch die geistigen Freuden kennen. Durch gemeinsame Pilgerreisen lernen wir oft neue Freunde kennen und machen eine begeisternde Gemeinschaftserfahrung, wenn wir die gleichen Ideale haben, zusammen auf ein gemeinsames Ziel hinarbeiten, uns gegenseitig in Schwierigkeiten unterstützen und Freude erleben, wenn wir das Wenige teilen, das wir haben. All dies ist in der heutigen Zeit von entscheidender Bedeutung, da viele junge Menschen Gefahr laufen, sich in virtuellen unwirklichen Welten zu isolieren, weit weg von den staubigen Straßen und Wegen der Welt. Infolgedessen wird ihnen die tiefe Befriedigung genommen, die sich beim sorgfältigen und geduldigen Erreichen des gewünschten Ziels einstellt, nicht mit einem einfachen Klick, sondern mit der Zielstrebigkeit und Ausdauer von Körper und Seele. In diesem Sinne ist der diözesane / eparchiale Jugendtag eine großartige Gelegenheit für die jüngeren Generationen, lokale Heiligtümer/-schreine und andere bedeutende Orte der Volksfrömmigkeit zu erkunden. Denken wir daran, dass „die verschiedenen Äußerungen der Volksfrömmigkeit, besonders die Wallfahrten, […] junge Menschen [anziehen], die sich nicht leicht in die kirchlichen Strukturen einfügen, und […] konkreter Ausdruck des Vertrauens in Gott”[27] sind.

f. Der Jugendtag als “Erfahrung universeller Geschwisterlichkeit”

Der WJT muss für junge Menschen eine Gelegenheit der Begegnung sein, die nicht auf junge Katholiken beschränkt ist. „Jeder junge Mensch hat den anderen etwas zu sagen, hat den Erwachsenen etwas zu sagen, hat den Priestern, den Ordensschwestern, den Bischöfen und dem Papst etwas zu sagen”.[28]

In dieser Hinsicht kann die diözesane- / eparchiale Feier des WJT für alle jungen Menschen, die in einem bestimmten Gebiet leben, eine günstige Gelegenheit sein, um zusammenzukommen und miteinander zu sprechen, unabhängig von ihrem Glauben, ihrer Lebensvision oder ihrer Überzeugung. Jeder junge Mensch muss sich eingeladen fühlen, teilzunehmen und als Bruder oder Schwester begrüßt zu werden. Wir müssen „eine Jugendpastoral [aufbauen], die fähig ist, inklusive Räume zu schaffen, wo Platz ist für jede Art von jungen Menschen und wo wirklich sichtbar wird, dass wir eine Kirche mit offenen Türen sind”.[29]

5. Jugendbeteiligung

Wie bereits erwähnt, ist es wichtig, dass die Mitarbeiter der Jugendstellen zunehmend darauf achten, junge Menschen in alle Schritte der pastoralen Planung des WJT einzubeziehen, und zwar nach einem synodal-missionarischen Stil, wobei die Kreativität, Sprache und Methoden ihres Alters miteinbezogen werden. Wer kennt die Sprache und die Probleme ihrer Gleichaltrigen besser als sie selbst? Wer kann sie besser über Kunst, soziale Medien usw. erreichen, als sie selbst?

Das Zeugnis und die Erfahrung junger Menschen, die zuvor an einem internationalen WJT teilgenommen haben, verdienen es, bei der Vorbereitung der Diözesan- / Eparchialveranstaltung hervorgehoben zu werden.

In einigen Ortskirchen sind die jungen Menschen, die an einem internationalen WJT teilgenommen oder an der Organisation nationaler und diözesaner / eparchialer Jugendveranstaltungen mitgewirkt haben, nun die „Veteranen“ dieser Erfahrungen und am Aufbau einer Reihe von jugendpastoralen Teams in verschiedenen Bereichen auf Pfarrei-, Diözesan- / Eparchiats- oder Bundesebene etc. beteiligt. Dies zeigt, dass junge Menschen, wenn sie zu Hauptakteuren bei der Organisation wirklich bedeutender Ereignisse werden, den Sinn dahinter verinnerlichen, die Bedeutung dieser Ereignisse mit Verstand und Herz erfassen, sich für sie begeistern und auch dazu bereit sind, Zeit und Energie aufzubringen, um diese mit anderen zu teilen. Starke Erfahrungen im Glauben und Dienst am Nächsten führen oft zu der Bereitschaft, sich auf die gewohnte Pastoral[30] der Ortskirche einzulassen.

Wir möchten daher betonen, dass wir den Mut haben müssen, junge Menschen einzubeziehen und ihnen aktive Rollen anzuvertrauen. Wir sollten sowohl Jugendliche einbeziehen, die aus den verschiedenen pastoralen Realitäten der Diözese stammen als auch solche, die keiner Gemeinschaft, Jugendgruppe, Vereinigung oder Bewegung angehören. Der diözesane / eparchiale WJT kann eine wunderbare Gelegenheit sein, den Reichtum der Ortskirche hervorzuheben. Es ist wichtig sicherzustellen, dass sich junge Menschen, die in etablierten pastoralen Strukturen weniger präsent und weniger „aktiv“ sind, nicht ausgeschlossen fühlen. Jeder muss sich „besonders eingeladen“ fühlen. Sie müssen sich alle wertgeschätzt und willkommen fühlen, jeder in seiner individuellen Einzigartigkeit und seinem menschlichen und spirituellen Potenzial. Auf diese Weise kann die Diözesan- / Eparchialveranstaltung eine sehr gute Gelegenheit sein, all jene jungen Menschen zu motivieren und willkommen zu heißen, die möglicherweise ihren Platz in der Kirche suchen und ihn noch nicht gefunden haben.

6. Die jährliche Papstbotschaft zum WJT

Jedes Jahr vor der Diözesan- / Eparchialfeier des WJT veröffentlicht der Heilige Vater eine Botschaft für junge Menschen. Es wäre daher angebracht, dass die Vorbereitungstreffen und der Diözesane- / Eparchiale-WJT selbst von diesem Wort, das der Heilige Vater an die jungen Menschen richtet, und insbesondere von der in der Botschaft hervorgehobenen Bibelstelle inspiriert werden.

Für junge Menschen ist es auch wichtig, das Wort Gottes und das Wort der Kirche aus erster Hand von Menschen zu hören, die ihnen nahe stehen - Menschen, die ihren Charakter, ihre Geschichte, ihre Vorlieben, ihre Schwierigkeiten und Kämpfe, ihre Erwartungen und Hoffnungen kennen. Sie wissen daher am besten, wie sie die Texte der Bibel und des Lehramtes am besten auf die konkreten Lebenssituationen anwenden können, denen diese konkreten jungen Menschen gerade begegnen. Diese Vermittlungsarbeit, die in Katechese und Dialog durchgeführt wird, wird auch jungen Menschen helfen, konkrete Wege zu finden, um das Wort Gottes, das sie gehört haben, zu bezeugen, es in ihrem täglichen Leben zu leben und es zu Hause, an ihren Arbeits- oder Studienorten und unter Freunden zu verkörpern.

Die in der Botschaft des Papstes vorgeschlagene Richtung, die die Reise der Universalkirche mit jungen Menschen begleiten soll, kann daher unter Berücksichtigung des lokalen Kontextes mit Weisheit und großer kultureller Sensibilität interpretiert werden. Sie könnte auch den Weg der Jugendpastoral in der Ortskirche inspirieren, während auch die beiden Handlungslinien nicht vergessen werden sollten, die Papst Franziskus identifiziert hat: Die Suche und das Wachstum.[31]

Die Botschaft durch verschiedene künstlerische Formen oder verschiedene soziale Initiativen zum Ausdruck zu bringen, ist keineswegs ausgeschlossen. Der Heilige Vater hat uns in seiner Botschaft zum 35. WJT explizit dazu eingeladen, als er sagte: “Bringt [eure Leidenschaften und eure Träume] zur Geltung und bietet dadurch der Welt, der Kirche und anderen jungen Menschen etwas Schönes im spirituellen, künstlerischen und sozialen Bereich”.[32] Darüber hinaus könnte der Inhalt der Botschaft auch in anderen wichtigen Momenten des Pastoraljahres aufgegriffen werden, beispielsweise im Missionsmonat oder in den Monaten, die dem Wort Gottes oder den Berufungen gewidmet sind, wobei stets die Angaben der jeweiligen Bischofskonferenzen zu berücksichtigen sind.

Nicht zuletzt könnte die Botschaft des Heiligen Vaters zum Thema verschiedener anderer Anlässe für junge Menschen werden, die von den in der Jugendpastoral Tätigen in der Ortskirche, aber auch in den Verbänden und kirchlichen Bewegungen veranstaltet werden.

7. Fazit

Die diözesane- / eparchiale Feier des WJT ist zweifellos ein wichtiges Element im Leben jeder einzelnen Ortskirche. Es ist ein besonderer Moment der Begegnung mit den jüngeren Generationen und ein Instrument der Evangelisierung der Welt der Jugendlichen und des Dialogs mit ihnen. Vergessen wir nicht: „Die Kirche hat der Jugend viel zu sagen, und die Jugend hat der Kirche viel zu sagen”.[33]

Die auf diesen Seiten enthaltenen pastoralen Richtlinien sollen eine Hilfe sein, die die idealen Motivationen und möglichen praktischen Umsetzungen darstellt, damit der diözesane / eparchiale WJT eine Gelegenheit bietet, das Potenzial zum Guten hervorzubringen, das jeder junge Mensch mit seiner Großzügigkeit und dem Durst nach authentischen Werten und hohen Idealen in sich trägt. Wir wiederholen daher die Dringlichkeit und Wichtigkeit, dass Ortskirchen der Feier des diözesanen / eparchialen Jugendtags besondere Aufmerksamkeit schenken mögen, sodass er richtig genutzt und geschätzt werden kann. Eine Investition in junge Menschen ist eine Investition in die Zukunft der Kirche. Es geht darum, zu Berufungen zu ermutigen, und es bedeutet eine vorausschauende Vorbereitung der Familien von Morgen. Daher ist die Feier der Jugendtags eine lebensnotwendige Aufgabe der Ortskirchen und nicht eine von vielen weiteren Aktivitäten.

Vertrauen wir den Weg der Jugendpastoral in der ganzen Welt der allerseligsten Jungfrau Maria an. Maria schaut, wie uns Papst Franziskus in Christus Vivit erinnert, „auf dieses pilgernde Volk, dieses Volk von jungen Menschen, das sie liebt und welches nach ihr sucht in der Stille des eigenen Herzens, trotz des vielen Lärms, Gesprächen und Ablenkungen entlang des Weges. Aber vor den Augen der Mutter ist nur Platz für hoffnungsvolles Schweigen. Und so schenkt Maria von neuem unserer Jugend Licht”.[34]

Der Heilige Vater hat der Veröffentlichung dieses Dokuments zugestimmt

Vatikan, 22. April 2021

Jahrestag der Übergabe des WJT-Kreuzes an junge Menschen

Kevin Kardinal Farrell

Präfekt

Fr. Alexandre Awi Mello, I.Sch.

Sekretär

________________________

[1] Johannes Paul II., Weihnachtsempfang für das Kardinalskollegium und die Römische Kurie, 20. Dezember 1985 [eigene Übersetzung].

[2] Vgl. Benedikt XVI., Weihnachtsempfang für das Kardinalskollegium, die Mitglieder der Römischen Kurie und der Päpstlichen Familie, 22. Dezember 2011.

[3] Papst Franziskus, Angelus, 4. August 2013.

[4] Ebd.

[5] Vgl. Abschlussdokument der Bischofssynode “Die Jugendlichen, der Glaube und die Berufungsunterscheidung”, 4. Im Folgenden wird dieses Dokument mit AD abgekürzt.

[6] Das Dikasterium für Laien, Leben und Familie “drückt die besondere Fürsorge der Kirche um die Jugend aus und fördert ihre Entscheidungsfreiheit inmitten der Herausforderungen der heutigen Welt. Es unterstützt die Initiativen des Heiligen Vaters im Bereich des Jugenddienstes und steht im Dienst der Bischofskonferenzen, internationalen Jugendbewegungen und -verbände, fördert deren Zusammenarbeit und organisiert Treffen auf internationaler Ebene. Ein wichtiger Aspekt seiner Tätigkeit ist die Vorbereitung des Weltjugendtags” (Statuten, Art. 8) [eigene Übersetzung].

[7] AD, 119.

[8] Vgl. Ebd.

[9] Vgl. Papst Franziskus, Predigt zum Christkönigssonntag, 22. November 2020: Es wird vorgeschlagen, den Weltjugendtag am selben Tag wie das Christkönigsfest abzuhalten, auch in Kirchen, in denen ihr Ritus dieses Fest nicht vorsieht oder es an einem anderen Tag gefeiert werden kann. Die Ordinarien haben jedoch die Befugnis, individuell zu entscheiden.

[10] Johannes Paul II., Angelus, Sonntag 25. November 1984 [eigene Übersetzung].

[11] Papst Franziskus, Predigt zum Christkönigssonntag, 22. November 2020.

[12] AD 142.

[13] Papst Franziskus, Nachsynodales Apostolisches Schreiben Christus vivit (CV) 206.

[14] AD 16.

[15] Ebd.

[16] Ebd., 142.

[17] Weitere Informationen über den Beitrag des WJT zur spirituellen Reise junger Menschen sind zu finden unter: Benedikt XVI., Weihnachtsempfang für das Kardinalskollegium, die Mitglieder der Römischen Kurie und der Päpstlichen Familie, 22. Dezember 2011; Papst Franziskus, Generalaudienz, 4. September 2013.

[18] Vgl. AD 16 und 142.

[19] Papst Franziskus, Generalaudienz, 4. September 2013.

[20] CV 206.

[21] CV 211.

[22] CV 240.

[23] Vgl. CV 240.

[24] CV 174.

[25] Papst Franziskus, Predigt zum Christkönigssonntag, 22. November 2020.

[26] Vgl. Papst Franziskus, Gaudete et exsultate: Apostolisches Schreiben über den Ruf zur Heiligkeit in der Welt von heute 2.

[27] CV 238.

[28] Papst Franziskus, Gebetswache zur Vorbereitung auf den Weltjugendtag, 8. April 2017.

[29] CV 234.

[30] Vgl. BENEDIKT XVI., Heilige Messe zum Abschluss der XIII. Ordentlichen Voll­ver­sammlung der Bischofssynode, 28. Oktober 2012.

[31] Vgl. CV 209.

[32] Papst Franziskus, Botschaft zum 35. Weltjugendtag, 2020.

[33] Johannes Paul II., Nachsynodales Apostolisches Schreiben Christifideles Laici 46.

[34] CV 48.

Traduzione in lingua spagnola

DICASTERIO PARA LOS LAICOS, LA FAMILIA Y LA VIDA

Orientaciones pastorales para la celebración

de la Jornada Mundial de la Juventud en las Iglesias particulares

1. Las Jornadas Mundiales de la Juventud

La institución de las Jornadas Mundiales de la Juventud ha sido, sin duda, una gran intuición profética de san Juan Pablo II, que explicó así su decisión: «Todos los jóvenes deben sentirse atendidos por la Iglesia: por eso, que toda la Iglesia, en unión con el Sucesor de Pedro, se sienta cada vez más comprometida, a nivel mundial, con los jóvenes, con sus inquietudes y preocupaciones, con sus aperturas y esperanzas, para corresponder a sus expectativas, comunicando la certeza que es Cristo, la Verdad que es Cristo, el amor que es Cristo....».[1]

El papa Benedicto XVI recogió el testigo de su predecesor y, en varias ocasiones, no ha dejado de destacar cómo estos acontecimientos representan un don providencial para la Iglesia y los calificó de “medicina contra el cansancio del creer”, “un modo nuevo, rejuvenecido de ser cristiano”, “una nueva evangelización vivida”.[2]

También para el papa Francisco, las Jornadas Mundiales de la Juventud constituyen un impulso misionero de extraordinaria fuerza para toda la Iglesia y, en particular, para las generaciones más jóvenes. Apenas unos meses después de su elección, inauguró su pontificado con la JMJ de Río de Janeiro en julio de 2013, al final de la cual dijo que esa JMJ había sido «una nueva etapa en la peregrinación de los jóvenes con la Cruz de Cristo por los continentes. No debemos olvidar nunca que las Jornadas Mundiales de la Juventud no son “fuegos artificiales”, momentos de entusiasmo fines en sí mismos; son etapas de un largo camino, iniciado en 1985, por iniciativa del papa Juan Pablo II».[3] Seguidamente aclaró un punto central: «Recordemos siempre: los jóvenes no siguen al Papa, siguen a Jesucristo, cargando su Cruz. El Papa los guía y los acompaña en este camino de fe y de esperanza».[4]

Como es sabido, las celebraciones internacionales del evento suelen tener lugar cada tres años en diferentes países con la participación del Santo Padre. La celebración ordinaria de la Jornada, en cambio, tiene lugar cada año en las Iglesias particulares, que se encargan de organizar en forma autónoma tal evento.

2. Las JMJ en las Iglesias particulares

La Jornada Mundial de la Juventud que se celebra en cada Iglesia particular tiene un gran significado y valor no solo para los jóvenes que viven en esa región concreta, sino para toda la comunidad eclesial local.

Algunos jóvenes, a causa de objetivas dificultades de estudio, trabajo o económicas, no tienen la posibilidad de participar en las celebraciones internacionales de estas Jornadas, por lo que es bueno que cada Iglesia particular les ofrezca la posibilidad de vivir en primera persona, aunque sea a nivel local, una “fiesta de la fe”, un fuerte acontecimiento de testimonio, comunión y oración similar a los internacionales, que han marcado profundamente la existencia de tantos jóvenes en todas las partes del mundo.

Al mismo tiempo, la Jornada Mundial de la Juventud celebrada a nivel local tiene un significado muy importante para cada Iglesia particular. Sirve para sensibilizar y formar a toda la comunidad eclesial – laicos, sacerdotes, personas consagradas, familias, adultos y personas mayores – para que sea cada vez más consciente de su misión de transmitir la fe a las nuevas generaciones. La Asamblea General del Sínodo de los Obispos sobre el tema: “Los jóvenes, la fe y el discernimiento vocacional” (2018) recordó que toda la Iglesia, universal y particular y cada uno de sus miembros, debe sentirse responsable de los jóvenes y estar disponible para dejarse interpelar por sus preguntas, sus deseos y sus dificultades. La celebración de estas Jornadas de los jóvenes a nivel local, por tanto, es sumamente útil para mantener viva en la conciencia eclesial la urgencia de caminar con los jóvenes, acogiéndolos y escuchándolos con paciencia, anunciándoles la Palabra de Dios con afecto y energía.[5]

En relación con la celebración de la JMJ a nivel local, este Dicasterio, en el marco de sus competencias,[6] ha elaborado unas Orientaciones Pastorales para las conferencias episcopales, los sínodos de las Iglesias patriarcales y arzobispales mayores, las diócesis/eparquías, los movimientos y asociaciones eclesiales, como también para los jóvenes de todo el mundo, para que la “JMJ diocesana/eparquial” se viva plenamente como un momento de celebración “para los jóvenes” y “con los jóvenes”.

Estas Orientaciones Pastorales pretenden animar a las Iglesias particulares a que aprovechen cada vez más la celebración diocesana de la JMJ y a que la consideren una ocasión propicia para planificar y llevar a cabo de forma creativa iniciativas que muestren que la Iglesia considera su misión con los jóvenes «una prioridad pastoral histórica, en la que invertir tiempo, energías y recursos».[7] Es necesario asegurar que las generaciones más jóvenes se sientan en el centro de la atención y la preocupación pastoral de la Iglesia. Los jóvenes, en efecto, quieren participar y ser apreciados, sentirse coprotagonistas de la vida y la misión de la Iglesia.[8]

Las indicaciones que siguen tienen en cuenta principalmente las distintas diócesis, como ámbito propio de expresión de la Iglesia local. Pero, evidentemente, deben adaptarse a las diferentes situaciones que vive la Iglesia en diversas regiones del mundo, en los casos en que, por ejemplo, las diócesis/eparquías son pequeñas y con pocos recursos humanos y materiales a su disposición. En estos casos concretos, o cuando se considere pastoralmente conveniente, es posible que circunscripciones vecinas o superpuestas se unan para celebrar la Jornada de los jóvenes entre varias circunscripciones, o a nivel de región eclesiástica, o a nivel nacional.

3. La celebración de la JMJ a nivel local en la solemnidad de Cristo Rey

Al término de la celebración eucarística en la solemnidad de Cristo Rey, el 22 de noviembre de 2020, el papa Francisco quiso relanzar la celebración de la JMJ en las Iglesias particulares y anunció que, a partir de 2021, esta celebración, que tradicionalmente se vivía en el Domingo de Ramos, se celebrará en el domingo en el que tiene lugar la solemnidad de Cristo Rey.[9]

A este respecto, recordamos que san Juan Pablo II, en la solemnidad de Cristo Rey de 1984, convocó a los jóvenes a un encuentro con motivo del Año Internacional de la Juventud (1985), que -junto con la convocatoria del Jubileo de los Jóvenes en el Año de la Redención (1984) – marcó el inicio del largo camino de las JMJ: «En esta fiesta [...] – dijo – la Iglesia anuncia el Reino de Cristo, ya presente, pero todavía en misterioso crecimiento hacia su plena manifestación. Vosotros, los jóvenes, sois portadores insustituibles de la dinámica del Reino de Dios, la esperanza de la Iglesia y del mundo». Esta fue, pues, la génesis de las JMJ: el día de Cristo Rey, se invitó a los jóvenes de todo el mundo «a venir a Roma para un encuentro con el Papa al comienzo de la Semana Santa, el sábado y el domingo de Ramos».[10]

De hecho, no es difícil ver el vínculo entre el Domingo de Ramos y Cristo Rey. En la celebración del Domingo de Ramos, se recuerda la entrada de Jesús en Jerusalén como la de un «rey manso y montado sobre una asna» (Mt 21,5) y aclamado como Mesías por la multitud: «¡Hosanna al Hijo de David! ¡Bendito el que viene en nombre del Señor!» (Mt 21,9). El evangelista Lucas añade explícitamente el título de “Rey” a la aclamación de la multitud de “el que viene”, subrayando así que el Mesías es también Rey, y que su entrada en Jerusalén representa en cierto sentido una entronización real: «¡Bendito sea el Rey que viene en nombre del Señor!» (Lc 19,38).

La dimensión real de Cristo es tan importante para Lucas, que aparece desde el principio hasta el final de la vida terrenal de Jesucristo y acompaña todo su ministerio. En la Anunciación, el ángel profetiza a María que el niño que ha concebido recibirá de Dios «el trono de David, su padre, y reinará sobre la casa de Jacob para siempre y su reino no tendrá fin» (Lc 1,32-33). Y en el momento dramático de la crucifixión, mientras los otros evangelistas se limitan a mencionar los insultos de los dos crucificados a ambos lados de Jesús, Lucas presenta la conmovedora figura del “buen ladrón” que desde el patíbulo de la cruz reza a Jesús diciendo: «Acuérdate de mí cuando vengas a establecer tu Reino» (Lc 23,42). Las palabras de acogida y de perdón que Jesús pronuncia en respuesta a esta súplica dejan claro que es un Rey venido a salvar: «Hoy estarás conmigo en el Paraíso» (Lc 23,43).

Por lo tanto, el fuerte anuncio que debe dirigirse a los jóvenes y que debe estar en el centro de toda JMJ diocesana/eparquial que celebre el día de Cristo Rey es: ¡Acojan a Cristo! ¡Denle la bienvenida como Rey en sus vidas! Es un Rey que vino a salvar. Sin Él no hay verdadera paz, ni verdadera reconciliación interior, ni verdadera reconciliación con los demás hombres. Sin su Reino, incluso la sociedad pierde su rostro humano. Sin el Reino de Cristo desaparece toda verdadera fraternidad y toda auténtica cercanía a los que sufren.

El papa Francisco recordó que, en el centro de las dos celebraciones litúrgicas, Cristo Rey y el Domingo de Ramos, «permanece el Misterio de Jesucristo Redentor del hombre...».[11] El núcleo del mensaje, pues, sigue siendo que la grandeza del hombre proviene del amor que sabe entregarse a los demás “hasta el final”.

La invitación, por tanto, para cada diócesis/eparquía es celebrar la JMJ en la solemnidad de Cristo Rey. En efecto, el deseo del Santo Padre es que, en este día, la Iglesia universal ponga a los jóvenes en el centro de su atención pastoral, rece por ellos, realice gestos que hagan a los jóvenes protagonistas, promueva campañas de comunicación, etc. Lo ideal sería organizar un evento (diocesano/eparquial, regional o nacional) el mismo día de Cristo Rey. Sin embargo, por diversas razones, puede ser necesario celebrar el evento en otra fecha.

Esta celebración debe formar parte de un camino pastoral más amplio, en el que la JMJ es sólo una etapa.[12] No por casualidad, el Santo Padre hace hincapié que «la pastoral juvenil solo puede ser sinodal, es decir, conformando un caminar juntos».[13]

4. Puntos clave de la JMJ

En el transcurso del Sínodo de los Obispos sobre el tema “Los jóvenes, la fe y el discernimiento vocacional”, varias intervenciones de los Padres Sinodales se refirieron a la Jornada Mundial de la Juventud. En este sentido, el Documento Final dice: «La Jornada Mundial de la Juventud – nacida de una intuición profética de sanJuan Pablo II, quien sigue siendo un punto de referencia también para los jóvenes del tercer milenio –, así como los encuentros nacionales y diocesanos/eparquiales, desempeñan un rol importante en la vida de muchos jóvenes porque ofrecen una experiencia viva de fe y de comunión, que les ayuda a afrontar los grandes desafíos de la vida y a asumir responsablemente su puesto en la sociedad y en la comunidad eclesial».[14]

Subrayando que estas convocatorias se refieren «al acompañamiento pastoral ordinario de cada una de las comunidades, donde la acogida del Evangelio debe ser profundizada y concretada en decisiones para la vida»,[15] el Documento afirma que éstas «ofrecen la posibilidad de caminar en la lógica de la peregrinación, de hacer experiencia de una fraternidad con todos, de compartir con alegría la fe y de crecer en su pertenencia a la Iglesia».[16]

Exploremos algunos de estos “puntos clave”[17] que deben estar en el corazón de toda JMJ, incluso en su dimensión local, y que por tanto tienen un claro valor programático.

a. La Jornada de los jóvenes debe ser una “fiesta de la fe”

La celebración de la JMJ ofrece a los jóvenes una experiencia viva y alegre de fe y comunión, un espacio para experimentar la belleza del rostro del Señor.[18] En el corazón de la vida de fe está el encuentro con la persona de Jesucristo, por lo que es bueno que en cada JMJ resuene la invitación a cada joven a encontrarse con Cristo y a iniciar un diálogo personal con Él. «Es la fiesta de la fe, cuando juntos se alaba al Señor, se canta, se escucha la Palabra de Dios, se permanece en silencio de adoración: todo esto es el culmen de la JMJ».[19]

En este sentido, el programa de la JMJ internacional (dimensión kerigmática, formativa, testimonial, sacramental, artística, etc.) puede inspirar a las realidades locales, que podrán adaptarlo creativamente. Hay que prestar especial atención a los momentos de adoración silenciosa de la Eucaristía, como acto de fe por excelencia, y a las liturgias penitenciales, como lugar privilegiado de encuentro con la misericordia de Dios.

Además, hay que tener en cuenta que, en cada JMJ, el entusiasmo natural que tienen los jóvenes, el entusiasmo con el que abrazan las cosas que les implican y que caracteriza también el modo de vivir la fe, todo ello estimula y revigoriza la fe de todo el pueblo de Dios. Convencidos por el Evangelio e invitados a una experiencia con el Señor, los jóvenes se convierten a menudo en valientes testigos de la fe y esto hace que el evento de la JMJ sea siempre algo sorprendente y único.

b. La Jornada de los jóvenes debe ser una “experiencia de Iglesia”

Es importante que la celebración diocesana/eparquial de la JMJ se convierta en una ocasión en la que los jóvenes puedan experimentar la comunión eclesial y crecer en su conciencia de ser parte integrante de la Iglesia. La primera forma de participación de los jóvenes debe ser la escucha. En la preparación de la Jornada de la Juventud diocesana/eparquial, es necesario encontrar los momentos y las formas adecuadas para que la voz de los jóvenes sea escuchada dentro de las estructuras existentes de la comunión: consejos diocesanos/eparquiales e interdiocesanos/eparquiales, consejos presbiterales, consejos locales de obispos... No olvidemos que son el rostro joven de la Iglesia.

Junto a los jóvenes, los diversos carismas presentes en la circunscripción deben encontrar espacio. Es fundamental que la organización de la celebración diocesana/eparquial de la JMJ sea concorde, implicando a los distintos estados de vida, en una propuesta de trabajo sinodal, como ha querido el Santo Padre en Christus vivit: «Animados por este espíritu, podremos encaminarnos hacia una Iglesia participativa y corresponsable, capaz de valorizar la riqueza de la variedad que la compone, que acoja con gratitud el aporte de los fieles laicos, incluyendo a jóvenes y mujeres, la contribución de la vida consagrada masculina y femenina, la de los grupos, asociaciones y movimientos. No hay que excluir a nadie, ni dejar que nadie se autoexcluya».[20] De este modo, será posible reunir y coordinar todas las fuerzas vivas de la Iglesia particular, así como despertar a las que están “dormidas”.

En este contexto, la presencia del obispo local y su disposición a estar entre los jóvenes es, para los mismos jóvenes, un gran signo de amor y cercanía. No pocas veces, para varios jóvenes la celebración diocesana/eparquial de la JMJ se convierte en una oportunidad de encuentro y diálogo con su párroco. El papa Francisco alienta este estilo pastoral de proximidad, donde «el lenguaje del amor desinteresado, relacional y existencial que toca el corazón, llega a la vida, despierta esperanza y deseos».[21]

c. La Jornada de los jóvenes debe ser una “experiencia misionera”

La JMJ a nivel internacional ha demostrado ser una excelente oportunidad para que los jóvenes tengan una experiencia misionera. Este debería ser también el caso de la JMJ diocesana/eparquial. Como dice el papa Francisco «la pastoral juvenil debe ser siempre una pastoral misionera».[22]

En este sentido, se pueden organizar misiones en las que se invite a los jóvenes a visitar a las personas en sus casas, llevándoles un mensaje de esperanza, una palabra de consuelo o simplemente ofreciéndoles escuchar.[23] Aprovechando su entusiasmo, los jóvenes – siempre que sea posible – pueden ser también protagonistas de momentos de evangelización pública, con cantos, oración y testimonios, en aquellas calles y plazas de la ciudad donde se reúnen sus coetáneos, porque los jóvenes son los mejores evangelizadores de los jóvenes. Su sola presencia y su fe alegre constituyen ya un “anuncio vivo” de la Buena Nueva que atrae a otros jóvenes.

También hay que fomentar las actividades en las que los jóvenes experimentan el voluntariado, el servicio gratuito y la autogestión. No hay que olvidar que el domingo anterior a la solemnidad de Cristo Rey, la Iglesia celebra la Jornada Mundial de los Pobres. Qué mejor ocasión para promover iniciativas en las que los jóvenes donen su tiempo, su fuerza a los más pobres, a los marginados, a los descartados por la sociedad. De este modo se ofrece a los jóvenes la posibilidad de convertirse en «protagonistas de la revolución de la caridad y del servicio, capaces de resistir las patologías del individualismo consumista y superficial».[24]

d. La Jornada de los jóvenes debe ser una “ocasión de discernimiento vocacional” y una “llamada a la santidad”

Dentro de una fuerte experiencia eclesial y misionera de la fe, se debe dar prioridad a la dimensión vocacional. Es un enfoque gradual que, en primer lugar, hace que los jóvenes comprendan que toda su vida está puesta ante Dios, que los ama y los llama. Dios los ha llamado ante todo a la vida, los llama continuamente a la felicidad, los llama a conocerlo y a escuchar su voz y, sobre todo, a aceptar a su Hijo Jesús como su maestro, su amigo, su Salvador. Reconocer y afrontar estas “vocaciones fundamentales” representa un primer gran reto para los jóvenes porque, cuando se toman en serio, estas primeras “llamadas” de Dios apuntan ya a opciones de vida exigentes: la aceptación de la existencia como un don de Dios, que debe vivirse, por tanto, en referencia a Él y no de forma autorreferencial; la elección de un estilo de vida cristiano, en los afectos y en las relaciones sociales; la elección del camino de los estudios, del compromiso laboral y de todo el futuro de uno de forma que esté en plena sintonía con la amistad con Dios que se ha abrazado y se quiere conservar; la elección de hacer de toda la existencia un don para los demás que debe vivirse en el servicio y el amor desinteresado. Se trata de opciones a menudo radicales, en respuesta a la llamada de Dios, que dan una orientación decisiva a toda la vida de los jóvenes. «La vida […] es el tiempo de las decisiones firmes, fundamentales, eternas. – aclaró el papa Francisco a los jóvenes – Elecciones banales conducen a una vida banal, elecciones grandes hacen grande la vida».[25]

Dentro de este “horizonte vocacional” más amplio, tampoco hay que tener miedo de proponer a los jóvenes la elección ineludible de aquel estado de vida que está de acuerdo con la llamada que Dios dirige a cada uno de ellos individualmente, ya sea el sacerdocio o la vida consagrada, incluso en forma monástica, o el matrimonio y la familia. En este sentido, puede ser de gran ayuda la implicación de los seminaristas, de las personas consagradas, de los matrimonios y de las familias, que con su presencia y su testimonio pueden contribuir a suscitar en los jóvenes las preguntas vocacionales adecuadas y el deseo de ponerse en marcha en busca del “gran proyecto” que Dios ha previsto para ellos. En el delicado proceso que debe llevarles a madurar estas opciones, los jóvenes deben ser acompañados e ilustrados con prudencia. Cuando llegue el momento, pues, hay que animarles a hacer su propia elección personal con decisión, confiando en la ayuda de Dios, sin permanecer en un estado perpetuo de indeterminación.

En la base de toda elección vocacional debe estar la llamada aún más fundamental a la santidad. La JMJ debe hacer resonar en los jóvenes la llamada a la santidad[26] como verdadero camino de felicidad y realización personal. Una santidad acorde con la historia y el carácter personal de cada joven, sin poner límites a los misteriosos caminos que Dios tiene reservados para cada uno y que pueden llevar a historias heroicas de santidad – como ha ocurrido y ocurre con muchos jóvenes – o a esa “santidad de al lado” de la que nadie está excluido. Conviene, pues, aprovechar el rico patrimonio de los santos de la Iglesia local y universal, hermanos mayores en la fe, cuyas historias nos confirman que el camino de la santidad no solo es posible y practicable, sino que da mucha alegría.

e. La Jornada de los jóvenes debe ser una “experiencia de peregrinación”

La JMJ ha sido, desde el principio, una gran peregrinación. Una peregrinación en el espacio – desde diferentes ciudades, países y continentes hasta el lugar elegido para el encuentro con el Papa y los demás jóvenes – y una peregrinación en el tiempo –de una generación de jóvenes a otra que ha “recogido el testigo” – que ha marcado profundamente los últimos treinta y cinco años de la vida de la Iglesia. Los jóvenes de la JMJ son, pues, un pueblo de peregrinos. No se trata de caminantes sin rumbo, sino de un pueblo unido, de peregrinos que “caminan juntos” hacia una meta, hacia el encuentro con Alguien, con Aquel que es capaz de dar sentido a su existencia, con el Dios hecho hombre que llama a cada joven a convertirse en su discípulo, a dejarlo todo y a “caminar tras él”. La lógica de la peregrinación exige esencialidad, invita a los jóvenes a dejar atrás las seguridades cómodas y vacías, a adoptar un estilo de viaje sobrio y acogedor, abierto a la Providencia y a las “sorpresas de Dios”, un estilo que educa a superarse y a afrontar los retos que surgen en el camino.

La celebración diocesana/eparquial de la JMJ, por lo tanto, puede proponer formas concretas para que los jóvenes tengan experiencias reales de peregrinación, es decir, experiencias que animen a los jóvenes a salir de sus casas y ponerse en camino, durante las cuales aprendan a conocer el sudor y el trabajo del viaje, la fatiga del cuerpo y la alegría del espíritu. A menudo, de hecho, a través de la peregrinación juntos se descubren nuevos amigos, se experimenta la emocionante coincidencia de ideales al mirar juntos el objetivo común, el apoyo mutuo en las dificultades, la alegría de compartir lo poco que se tiene. Todo esto es de vital importancia en los tiempos actuales, en los que muchos jóvenes corren el riesgo de aislarse en mundos virtuales e irreales, lejos del polvo de los “caminos del mundo”. Por lo tanto, se ven privados de esa profunda satisfacción que proviene de la conquista dura y paciente de la meta deseada, no con un simple clic, sino con la tenacidad y la perseverancia del cuerpo y del alma. En este sentido, la Jornada diocesana/eparquial de la juventud es una valiosa oportunidad para que las jóvenes generaciones descubran los santuarios locales u otros lugares significativos de la piedad popular, considerando que: «Las diversas manifestaciones de piedad popular, especialmente las peregrinaciones, atraen a gente joven que no suele insertarse fácilmente en las estructuras eclesiales, y son una expresión concreta de la confianza en Dios».[27]

f. La Jornada de los jóvenes debe ser una “experiencia de fraternidad universal”

La JMJ debe ser una ocasión de encuentro para los jóvenes, no solo para los jóvenes católicos: «Cada joven tiene algo que decir a los otros, tiene algo que decir a los adultos, tiene algo que decir a los sacerdotes, a las religiosas, a los obispos y al Papa».[28]

En este sentido, la celebración diocesana/eparquial de la JMJ puede ser un momento oportuno para que todos los jóvenes que viven en una zona determinada se reúnan y hablen entre sí, más allá de sus creencias, su visión de la vida y sus convicciones. Cada joven debe sentirse invitado a participar y acogido como hermano. Hay que construir «una pastoral juvenil capaz de crear espacios inclusivos, donde haya lugar para todo tipo de jóvenes y donde se manifieste realmente que somos una Iglesia de puertas abiertas».[29]

5. El protagonismo juvenil

Como ya se ha dicho, es importante que los agentes de pastoral juvenil estén cada vez más atentos a implicar a los jóvenes en todas las etapas de la planificación pastoral de la JMJ, según un estilo sinodal-misionero, valorando la creatividad, el lenguaje y los métodos propios de su edad. ¿Quién conoce más que ellos el lenguaje y los problemas de sus compañeros? ¿Quién es más capaz de llegar a ellos a través del arte, las redes sociales...?

El testimonio y la experiencia de los jóvenes que ya han participado en las JMJ internacionales merecen ser valorados en la preparación del evento diocesano/eparquial.

En algunas Iglesias particulares, después de su participación en las JMJ internacionales o de la organización de iniciativas dirigidas a los jóvenes a nivel nacional y diocesano/eparquial, los jóvenes, “veteranos” de tales experiencias emocionantes, se han implicado en la creación de equipos de pastoral juvenil en los más diversos ámbitos: parroquial, diocesano/eparquial, nacional, etc. Esto demuestra que cuando los jóvenes se convierten en protagonistas en primera persona de la realización de acontecimientos verdaderamente significativos, hacen suyos fácilmente los ideales que inspiraron esos acontecimientos, captan su importancia con la mente y el corazón, se apasionan por ellos y están dispuestos a dedicar tiempo y energía a compartirlos con los demás. De las fuertes experiencias de fe y de servicio surge a menudo la voluntad de comprometerse con la pastoral ordinaria de la propia Iglesia local.

Reiteramos, por tanto, que es necesario tener la valentía de implicar y confiar papeles activos a los jóvenes, tanto a los que provienen de las diferentes realidades pastorales presentes en la diócesis, como a los que no pertenecen a ninguna comunidad, grupo juvenil, asociación o movimiento. La JMJ diocesana/eparquial puede ser una hermosa oportunidad para resaltar la riqueza de la Iglesia local, evitando que los jóvenes menos presentes y menos “activos” en las estructuras pastorales establecidas se sientan excluidos. Todos deben sentirse “especialmente invitados”, todos deben sentirse esperados y acogidos, en su irrepetible singularidad y riqueza humana y espiritual. El evento diocesano/eparquial, por lo tanto, puede ser una ocasión propicia para estimular y acoger a todos aquellos jóvenes que quizás están buscando su lugar en la Iglesia y que aún no lo han encontrado.

6. Mensaje anual del Santo Padre para la JMJ

Cada año, en vista de la celebración diocesana/eparquial de la JMJ, el Santo Padre publica un Mensaje para los jóvenes. Por ello, sería conveniente que los encuentros preparatorios y la misma JMJ diocesana/eparquial se inspiren en las palabras que el Santo Padre ha dirigido a los jóvenes, en particular, en el pasaje bíblico que se propone en el Mensaje.

También sería importante que los jóvenes escuchen la Palabra de Dios y la palabra de la Iglesia de la voz viva de personas cercanas que conozcan a fondo su carácter, su historia, sus gustos, sus dificultades y luchas, sus expectativas y esperanzas y que, por tanto, sepan aplicar bien los textos bíblicos y magisteriales a las situaciones concretas de la vida que viven los jóvenes que tienen delante. Este trabajo de mediación, realizado en la catequesis y en el diálogo, ayudará también a los jóvenes a saber identificar formas concretas de dar testimonio de la Palabra de Dios que han escuchado y a vivirla en su vida cotidiana, a encarnarla en la familia, en los ambientes de trabajo o de estudio, entre los amigos.

La dirección propuesta por este Mensaje, destinada a acompañar el camino de la Iglesia universal con los jóvenes, podría por tanto declinarse con inteligencia y gran sensibilidad cultural, teniendo en cuenta la realidad local. También podría inspirar el camino de la pastoral juvenil de la Iglesia local, sin olvidar las dos grandes líneas de acción que ha indicado el papa Francisco: la búsqueda y el crecimiento.[30]

No hay que excluir que el Mensaje pueda ser transmitido también a través de diferentes expresiones artísticas o iniciativas de carácter social, como invitó el Santo Padre en su Mensaje para la XXXV JMJ: «[propongan] al mundo, a la Iglesia, a los otros jóvenes, algo hermoso en el campo espiritual, artístico, social».[31] Además, su contenido podría retomarse también en otros momentos significativos del año pastoral, como: el mes misionero, el mes dedicado a la Palabra de Dios o a las vocaciones, teniendo en cuenta las indicaciones de las distintas conferencias episcopales.

Por último, pero no por ello menos importante, el Mensaje del Santo Padre podría convertirse en el tema de otros encuentros para jóvenes, propuestos por los agentes de pastoral juvenil de la Iglesia local, por asociaciones o por movimientos eclesiales.

7. Conclusión

La celebración diocesana/eparquial de la JMJ es, sin duda, una etapa importante en la vida de cada Iglesia particular, un momento privilegiado de encuentro con las jóvenes generaciones, un instrumento de evangelización del mundo de los jóvenes y de diálogo con ellos. No olvidemos que: «La Iglesia tiene tantas cosas que decir a los jóvenes, los jóvenes tienen tantas cosas que decir a la Iglesia».[32]

Las Orientaciones Pastorales contenidas en estas páginas pretenden ser una guía que presente las motivaciones ideales y las posibles realizaciones prácticas, para que la JMJ diocesana/eparquial se convierta en una oportunidad que haga aflorar el potencial de bien, la generosidad, la sed de valores auténticos y los grandes ideales que cada joven lleva dentro. Por ello, reiteramos la importancia de que las Iglesias particulares dediquen una atención especial a la celebración de la Jornada diocesana/eparquial de los jóvenes, para que sea adecuadamente valorada. Invertir en los jóvenes significa invertir en el futuro de la Iglesia, significa promover las vocaciones, significa iniciar efectivamente la preparación remota de las familias del mañana. Es, por tanto, una tarea vital para cada Iglesia local, no una simple actividad añadida a otras.

Encomendemos a la Santísima Virgen María el camino de la pastoral juvenil en todo el mundo. María, como bien nos recuerda el papa Francisco en Christus vivit, «mira a este pueblo peregrino, pueblo de jóvenes querido por ella, que la busca haciendo silencio en el corazón, aunque en el camino haya mucho ruido, conversaciones y distracciones. Pero ante los ojos de la Madre sólo cabe el silencio esperanzado. Y así María ilumina de nuevo nuestra juventud».[33]

Su Santidad, el papa Francisco ha dado su aprobación

para la publicación de este documento

Ciudad del Vaticano, 22 de abril de 2021

Aniversario de la entrega de la Cruz de la JMJ a los jóvenes

Cardenal Kevin Farrell

Prefecto

P. Alexandre Awi Mello, I.Sch.

Secretario

________________________

[1] Juan Pablo II, Discurso al Colegio de los Cardenales, a la Curia y la Prelatura Romana con motivo de las felicitaciones navideñas, en “Insegnamenti” VIII, 2 (1985), pp. 1559-1560.

[2] Cfr. Benedicto XVI, Discurso a la Curia Romana con motivo de las felicitaciones de Navidad, en “Insegnamenti” VII, 2 (2011), pp. 951-955.

[3] Francisco, Angelus, en “Insegnamenti” I, 2 (2013), p. 155.

[4] Ibídem.

[5] Cfr. Documento Final de la XV Asamblea General Ordinaria del Sínodo de los Obispos, 4. En lo sucesivo este documento se denominará DF.

[6] El Dicasterio para los Laicos, la Familia y la Vida «expresa la solicitud particular de la Iglesia por los jóvenes, promoviendo su protagonismo en medio de los desafíos del mundo actual. Apoya las iniciativas del Santo Padre en el ámbito de la pastoral juvenil y está al servicio de las conferencias episcopales, de los movimientos y asociaciones juveniles internacionales, promoviendo su colaboración y organizando encuentros a nivel internacional. Una tarea clave de su actividad es la preparación de las Jornadas Mundiales de la Juventud» (Estatuto, art. 8).

[7] DF 119.

[8] Cfr. Ibídem.

[9] Cfr. Francisco, Homilía de la santa misa en la solemnidad de Nuestro Señor Jesucristo Rey del Universo, en “L’Osservatore Romano”, 23 de noviembre de 2020, p. 6. Se sugiere que la Jornada Mundial de la Juventud se celebre en la misma fecha que la solemnidad de Cristo Rey, incluso en las Iglesias cuyo rito no prevé dicha solemnidad o la celebra en otro día. Sin embargo, los Ordinarios tienen la facultad de decidir lo contrario.

[10] Juan Pablo II, Angelus, en “Insegnamenti” VII, 2 (1984), p. 1298.

[11] Francisco, Homilía de la santa misa en la solemnidad de Nuestro Señor Jesucristo Rey del Universo, en “L’Osservatore Romano”, op. cit.

[12] DF 142.

[13] ChV 206.

[14] DF 16.

[15] Ibídem.

[16] Ibídem, 142.

[17] Para más información sobre la contribución de las JMJ al camino espiritual de los jóvenes, véase: Benedicto XVI, Discurso a la Curia Romana con motivo de las felicitaciones de Navidad, en “Insegnamenti” op. cit.; Francisco, Audiencia general, en “Insegnamenti” I, 2 (2013), pp. 209-211.

[18] Cfr. DF 16 y 142.

[19] Francisco, Audiencia general, en “Insegnamenti” I, 2 (2013), p. 210.

[20] ChV 206.

[21] ChV 211.

[22] ChV 240.

[23] Cfr. ChV 240.

[24] ChV 174.

[25] Francisco, Homilía de la santa misa en la solemnidad de Nuestro Señor Jesucristo Rey del Universo, en “L’Osservatore Romano”, op. cit.

[26] Cfr. GE 2.

[27] ChV 238.

[28] Francisco, Discurso en la Vigilia de Oración como preparación para la Jornada Mundial de la Juventud, en “L’Osservatore Romano”, 10-11 de abril de 2017, p. 7.

[29] ChV 234.

[30] Cfr. ChV 209.

[31] Francisco, Mensaje para la XXXV Jornada Mundial de la Juventud, en “L’Osservatore Romano”, 6 de marzo de 2020, p. 8.

[32] ChL 46.

[33] ChV 48.

Traduzione in lingua portoghese

DICASTÉRIO PARA OS LEIGOS, A FAMÍLIA E A VIDA

Orientações pastorais para a celebração

da Jornada Mundial da Juventude nas Igrejas particulares

1. As Jornadas Mundiais da Juventude

A instituição das Jornadas Mundiais da Juventude foi, sem dúvida, uma grande intuição profética de São João Paulo II, que assim explicou os motivos da sua decisão: «Todos os jovens devem sentir-se acompanhados pela Igreja: por isso toda a Igreja, em união com o Sucessor de Pedro, sinta-se ainda mais empenhada, em nível mundial, em favor da juventude, das suas ansiedades e solicitudes, das suas aberturas e esperanças, para corresponder às suas expectativas, comunicando a certeza que é Cristo, a Verdade que é Cristo, o amor que é Cristo...».[1]

O Papa Bento XVI “tomou o bastão” das mãos do seu predecessor e, em várias ocasiões, buscou sempre evidenciar como estes eventos representem um dom providencial para a Igreja, definindo-os “um remédio contra o cansaço do crer”, “um modo novo, rejuvenescido do ser cristão”, “uma nova evangelização ao vivo”. [2]

Também para o Papa Francisco, as Jornadas Mundiais da Juventude constituem um impulso missionário de extraordinária força para toda a Igreja e, em particular, para as jovens gerações. Poucos meses após a sua eleição, inaugurou o seu pontificado com a JMJ do Rio de Janeiro em julho de 2013, ao término da qual disse que aquela JMJ tinha sido «uma nova etapa na peregrinação dos jovens através dos continentes com a Cruz de Cristo. Nunca podemos esquecer – explicou – que as Jornadas Mundiais da Juventude não são “fogos de artifício”, momentos de entusiasmo com a finalidade em si mesmos; trata-se de etapas de um longo caminho, encetado em 1985, por iniciativa do Papa João Paulo II».[3] E depois esclareceu um ponto central: «Recordemos sempre: os jovens não seguem o Papa, seguem Jesus Cristo, carregando a sua Cruz. E o Papa guia-os e acompanha-os ao longo deste caminho de fé e de esperança».[4]

Como se sabe, as celebrações internacionais do evento acontecem geralmente com cadência trienal, cada vez em um país diferente, com a participação do Santo Padre. Já a celebração ordinária da Jornada realiza-se anualmente nas Igrejas particulares, que assumem em autonomia a organização do evento.

2. As JMJs nas Igrejas particulares

A Jornada Mundial da Juventude celebrada em cada Igreja particular há um grande significado e valor não somente para os jovens que vivem naquela determinada região, mas para toda a comunidade eclesial local.

Alguns jovens, por objetivas dificuldades de estudo, de trabalho ou financeiras não têm a possibilidade de participar das celebrações internacionais de tais Jornadas, razão pela qual é bom que cada Igreja particular ofereça-lhes também a possibilidade de viver em primeira pessoa, mesmo que em nível local, uma “festa da fé”, um evento forte de testemunho, de comunhão e de oração análogo às edições internacionais, que marcaram profundamente a existência de tantos jovens nas mais diversas partes do mundo.

Ao mesmo tempo, a Jornada Mundial da Juventude celebrada em nível local reveste um significado de extrema importância para cada Igreja particular. Esta serve a sensibilizar e a formar a comunidade eclesial em seu conjunto – leigos, sacerdotes, consagrados, famílias, adultos e idosos – para que se torne sempre mais consciente da sua missão de transmitir a fé às novas gerações. A Assembleia Geral do Sínodo dos Bispos sobre o tema: “Os jovens, a fé e o discernimento vocacional” (2018) recordou que toda a Igreja, universal e particular e cada membro seu, deve sentir-se responsável pelos jovens e estar disponível a deixar-se interpelar pelas suas questões, pelos seus desejos e pelas suas dificuldades. A celebração destas Jornadas dos jovens em nível local, portanto, é extremamente útil para manter viva a consciência eclesial da urgência de caminhar com os jovens, acolhê-los e escutá-los com paciência, anunciando-lhes a Palavra de Deus com carinho e energia.[5]

Com referência à celebração da JMJ em nível local, este Dicastério, no âmbito de suas competências,[6] elaborou algumas Orientações pastorais, destinadas às Conferências episcopais, aos Sínodos das Igrejas Patriarcais e Arcebispais Maiores, às dioceses/eparquias, aos movimentos eclesiais e associações e – não em último lugar – aos jovens de todo o mundo, para que a “JMJ diocesana/eparquial” seja vivida plenamente como momento celebrativo “para os jovens” e “com os jovens”.

Tais Orientações pastorais querem encorajar as Igrejas particulares a valorizar sempre mais a celebração diocesana da JMJ e a considerá-la uma ocasião propícia para programar e realizar com criatividade iniciativas das quais emerja que a Igreja considera a própria missão com os jovens «uma prioridade pastoral decisiva na qual deve investir tempo, energias e recursos».[7] É necessário fazem com que as jovens gerações percebam que estão no centro da atenção e da solicitude pastoral da Igreja. Os jovens, de fato, querem ser envolvidos e valorizados, para sentir-se coprotagonistas da vida e da missão da Igreja.[8]

As indicações que seguem têm em mente principalmente cada diocese, como âmbito próprio de expressão da Igreja local. É claro, porém, que precisam ser adaptadas às diversas situações nas quais a Igreja se encontra a viver nas várias regiões do mundo. Pensemos, por exemplo, no caso de dioceses/eparquias de pequenas dimensões, que dispõem de poucos recursos humanos e materiais. Nestes casos concretos, ou onde se vir a conveniência pastoral, é possível que circunscrições limítrofes ou sobrepostas unam suas forças para celebrar a Jornada dos jovens entre mais de uma circunscrição, ou em nível de região eclesiástica, ou em nível nacional.

3. A celebração da JMJ em nível local na Solenidade de Cristo Rei

Ao final da celebração eucarística na Solenidade de Cristo Rei no dia 22 de novembro de 2020, o Papa Francisco quis dar um novo impulso à celebração da JMJ nas Igrejas particulares e anunciou que, a partir de 2021, esta celebração, tradicionalmente realizada no Domingo de Ramos, acontecerá no Domingo da Solenidade de Cristo Rei.[9]

A esse respeito, recordamos que São João Paulo II, exatamente na Solenidade de Cristo Rei de 1984 convocou os jovens a um encontro, em ocasião do Ano Internacional da Juventude (1985), que – junto com a convocação do Jubileu dos Jovens no Ano da Redenção (1984) – marcou o início do longo caminho das JMJs: «Nesta festa […] – disse ele – a Igreja proclama o Reino de Cristo, já presente, mas ainda em misterioso crescimento rumo à sua plena manifestação. Vocês, jovens, são portadores insubstituíveis da dinâmica do Reino de Deus, da esperança da Igreja e do mundo». Esta, então, foi a gênese da JMJ: no dia de Cristo Rei, jovens de todo o mundo foram convidados «a vir a Roma para um encontro com o Papa, no início da Semana Santa, sábado e domingo de Ramos».[10]

De fato, não é difícil perceber a ligação entre o Domingo de Ramos e Cristo Rei. Na celebração de Ramos, faz-se memória da entrada de Jesus em Jerusalém como a de um «rei manso e montado em um jumento» (Mt 21,5) e aclamado como Messias pela multidão: «Hosana ao Filho de Davi! Bendito o que vem em nome do Senhor!» (Mt 21,9). O evangelista Lucas acrescenta explicitamente a condição de “Rei” à aclamação da multidão dirigida “àquele que vem”, enfatizando assim que o Messias também é Rei, e que sua entrada em Jerusalém representa, de certa forma, uma entronização real: «Bendito o Rei que vem em nome do Senhor» (Lc 19,38).

A dimensão real de Cristo é tão importante para Lucas que aparece do início ao fim da vida terrena de Jesus Cristo e acompanha todo o seu ministério. Na Anunciação, o anjo profetiza a Maria que o filho que ela concebeu receberá de Deus «o trono de Davi seu pai; e reinará eternamente sobre a casa de Jacó, e o seu reino não terá fim» (Lc 1,32-33). E no momento dramático da crucificação, enquanto os outros evangelistas se limitam a mencionar os insultos dos dois crucificados ao lado de Jesus, Lucas apresenta a figura comovente do "bom ladrão" que ora a Jesus desde o patíbulo da cruz, dizendo: «Lembra-te de mim, quando entrares no teu reino» (Lc 23,42). As palavras de acolhimento e perdão que Jesus pronuncia em resposta a esta oração deixam claro que Ele é um Rei que veio para salvar: «Hoje estarás comigo no paraíso» (Lc 23,43).

O forte anúncio que deve ser dirigido aos jovens e que deve estar no coração de cada JMJ diocesana/eparquial celebrada no dia de Cristo Rei é portanto: Acolham a Cristo! Recebam-no como Rei em suas vidas! Ele é um Rei que veio para salvar! Sem ele não há verdadeira paz, não há verdadeira reconciliação interior e não há verdadeira reconciliação com os outros homens! Sem o seu Reino, até mesmo a sociedade perde a sua face humana. Sem o Reino de Cristo, toda verdadeira fraternidade e toda autêntica proximidade com aqueles que sofrem desaparecem.

O Papa Francisco lembrou que no centro das duas celebrações litúrgicas, Cristo Rei e Domingo de Ramos, «permanece o Mistério de Jesus Cristo Redentor do homem…».[11] O coração da mensagem, portanto, continua a ser que a grandeza do homem deriva do amor que sabe se entregar aos outros "até o fim".

Desse modo, o convite para cada diocese/eparquia é que celebre a JMJ na Solenidade de Cristo Rei. De fato, é desejo do Santo Padre que, nesse dia, a Igreja universal coloque os jovens no centro de sua atenção pastoral, reze por eles, faça gestos que os tornem protagonistas, promova campanhas de comunicação, etc. Idealmente, um evento (diocesano/eparquial, regional ou nacional) deveria ser organizado no próprio dia de Cristo Rei. Entretanto, por várias razões, pode ser necessário realizar o evento em outra data.

Esta celebração deve ser parte de um caminho pastoral mais amplo, do qual a JMJ é apenas uma etapa.[12] Não é por acaso que o Santo Padre recomenda que «a pastoral juvenil só pode ser sinodal, ou seja, capaz de dar forma a um caminhar juntos».[13]

4. Principais pontos da JMJ

No decorrer do Sínodo dos Bispos sobre o tema "Os jovens, a fé e o discernimento vocacional", várias intervenções dos padres sinodais se referiram à Jornada Mundial da Juventude. A esse respeito, o Documento Final diz: «A Jornada Mundial da Juventude – que nasceu duma intuição profética de São João Paulo II e permanece um ponto de referência inclusive para os jovens do terceiro milénio – e os encontros nacionais e diocesanos[/eparquiais] desempenham um papel importante na vida de numerosos jovens, porque proporcionam uma experiência viva de fé e de comunhão, que os ajuda a enfrentar os grandes desafios da vida e a assumir responsavelmente o seu lugar na sociedade e na comunidade eclesial».[14]

E enfatizando que essas convocações remetem «ao acompanhamento pastoral ordinário das várias comunidades, onde o acolhimento do Evangelho deve ser aprofundado e traduzido em opções de vida»,[15] o Documento afirma que tais momentos «oferecem a possibilidade de caminhar na lógica da peregrinação, experimentar a fraternidade com todos, partilhar jubilosamente a fé e crescer na pertença à Igreja».[16]

Exploremos alguns destes “pontos principais”[17] que devem estar no coração de cada JMJ, também na sua dimensão local, e que portanto assumem claro valor programático.

a. A Jornada dos jovens seja uma “festa da fé”

A celebração da JMJ oferece aos jovens uma experiência viva e alegre de fé e comunhão, um espaço para experimentar a beleza do rosto do Senhor.[18] No coração da vida de fé está o encontro com a pessoa de Jesus Cristo, através do qual em cada JMJ é bom que ressoe para cada jovem o convite a encontrar Cristo e iniciar um diálogo pessoal com Ele. «É a festa da fé, quando juntos louvamos o Senhor, cantamos, escutamos a Palavra de Deus, permanecemos em silêncio de adoração: tudo isto é o ápice da JMJ».[19]

Nesse sentido, o programa das JMJs internacionais (dimensões querigmática, formativa, testemunhal, sacramental, artística, etc.) pode inspirar realidades locais, que poderão adaptá-lo de forma criativa. Deve ser dada especial atenção aos momentos de adoração silenciosa da Eucaristia, como ato de fé por excelência, e às liturgias penitenciais, como lugar privilegiado de encontro com a misericórdia de Deus.

Além disso, deve-se ter em mente que em cada JMJ, o entusiasmo natural que os jovens têm, o entusiasmo com que abraçam as coisas que os envolvem e que também caracteriza a forma como vivem sua fé, tudo isso estimula e revigora a fé de todo o povo de Deus. Convocados pelo Evangelho e convidados a uma experiência com o Senhor, os jovens muitas vezes se tornam testemunhas corajosas da fé e isso sempre torna o evento da JMJ algo surpreendente e único.

b. A Jornada dos jovens seja uma “experiência de Igreja”

É importante que a celebração diocesana/eparquial da JMJ se torne uma ocasião em que os jovens possam experimentar a comunhão eclesial e crescer em sua consciência de ser parte integrante da Igreja. A primeira forma de envolvimento dos jovens deve ser a escuta. Na preparação da Jornada diocesana/eparquial da juventude, é necessário encontrar tempos e modos apropriados para que a voz dos jovens seja ouvida dentro das estruturas de comunhão existentes: conselhos diocesanos/eparquiais e interdiocesanos/eparquiais, conselhos presbiterais, conselhos locais dos bispos.... Não esqueçamos que eles são o rosto jovem da Igreja!

Os diversos carismas presentes na circunscrição devem poder encontrar seu lugar ao lado dos jovens. É fundamental que a organização da celebração diocesana/eparquial da JMJ seja coral, envolvendo os vários estados de vida, em uma proposta de trabalho sinodal, como desejava o Santo Padre na Christus vivit: «Animados por este espírito, poderemos avançar para uma Igreja participativa e corresponsável, capaz de valorizar a riqueza da variedade que a compõe, acolhendo com gratidão também a contribuição dos fiéis leigos, incluindo jovens e mulheres, a da vida consagrada feminina e masculina e a de grupos, associações e movimentos. Ninguém deve ser colocado nem deixado colocar-se de lado».[20] Desta forma, será possível reunir e coordenar todas as forças vivas da Igreja particular, bem como despertar aquelas que estão "adormecidas".

Neste contexto, a presença do bispo local e sua disponibilidade para estar entre os jovens constituem, para estes mesmos, um grande sinal de amor e de proximidade. Não raro, para vários jovens, a celebração diocesana/eparquial da JMJ torna-se uma oportunidade de encontro e diálogo com seu pastor. O Papa Francisco encoraja este estilo pastoral de proximidade, onde «deve-se privilegiar a linguagem da proximidade, a linguagem do amor desinteressado, relacional e existencial que toca o coração, atinge a vida, desperta esperança e anseios».[21]

c. A Jornada dos jovens seja uma “experiência missionária”

A JMJ em nível internacional tem-se revelado uma excelente oportunidade para dar aos jovens uma experiência missionária. Assim também deve ser para a diocesana/eparquial. Como diz o Papa Francisco, «a pastoral juvenil deve ser sempre uma pastoral missionária».[22]

Nesse sentido, podem ser organizadas missões nas quais os jovens são convidados a visitar as pessoas em suas casas, trazendo-lhes uma mensagem de esperança, uma palavra de conforto ou simplesmente oferecendo-se para ouvir.[23] Aproveitando seu entusiasmo, os jovens – sempre que possível – também podem ser protagonistas de momentos de evangelização pública, com cantos, orações e testemunhos, nas ruas e praças da cidade onde seus pares se encontram, porque os jovens são os melhores evangelizadores da juventude. Sua própria presença e sua fé alegre já constituem uma "proclamação viva" da Boa Nova que atrai outros jovens.

A promoção de atividades nas quais os jovens experimentam o trabalho voluntário, o serviço gratuito e a autodoação também deve ser encorajada. Não se deve esquecer que no domingo anterior à Solenidade de Cristo Rei, a Igreja celebra a Jornada Mundial dos Pobres. Que melhor ocasião para promover iniciativas nas quais os jovens doam seu tempo, sua força aos mais pobres, aos marginalizados, àqueles que são descartados pela sociedade. Desta forma, é oferecida aos jovens a possibilidade de se tornarem «protagonistas da revolução da caridade e do serviço, capazes de resistir às patologias do individualismo consumista e superficial».[24]

d. A Jornada dos jovens seja uma “ocasião de discernimento vocacional” e um “chamado à santidade”

Dentro de uma forte experiência de fé, eclesial e missionária, a prioridade deve ser dada à dimensão vocacional. É uma abordagem gradual que antes de tudo faz os jovens entenderem que toda sua vida é colocada diante de Deus que os ama e os chama. Deus os chamou primeiramente à vida, chama-os continuamente à felicidade, chama-os a conhecê-lo e a ouvir sua voz e, sobretudo, a aceitar seu Filho Jesus como seu mestre, seu amigo, seu Salvador. Reconhecer estas "vocações fundamentais" e confrontar-se com elas representa um primeiro grande desafio para os jovens porque, quando são levados a sério, estes primeiros "chamados" de Deus já apontam para escolhas de vida exigentes: a aceitação da existência como um dom de Deus, a ser vivido portanto em referência a Ele e não de forma auto referencial; a escolha de um estilo de vida cristão, nos afetos e relações sociais; a escolha do percurso de estudos, do compromisso com o trabalho e de todo o seu futuro de tal forma que esteja totalmente em sintonia com a amizade com Deus que se abraçou e se quer preservar; a escolha de fazer de toda a existência um dom para os outros, a ser vivido em serviço e amor altruísta. São escolhas muitas vezes radicais, em resposta a Deus que chama, que dão uma direção decisiva a toda a existência dos jovens. «A vida é o tempo das escolhas vigorosas, decisivas e eternas. – esclareceu o Papa Francisco aos jovens – Escolhas banais levam a uma vida banal; escolhas grandes tornam grande a vida».[25]

Dentro deste "horizonte vocacional" mais amplo, também não há necessidade de temer propor aos jovens a escolha inevitável daquele estado de vida que está de acordo com o chamado que Deus dirige a cada um deles individualmente, seja o sacerdócio ou a vida consagrada, também na forma monástica, ou o matrimônio e a família. Neste sentido, pode ser de grande ajuda o envolvimento de seminaristas, pessoas consagradas, casais e famílias que, com sua presença e testemunho, ajudem a despertar nos jovens as justas questões vocacionais e o desejo de lançar-se na busca do "grande projeto" que Deus planejou para eles. No delicado processo que os deve levar a amadurecer estas escolhas, os jovens devem ser acompanhados e prudentemente iluminados. Quando o tempo estiver maduro, então eles devem ser encorajados a fazer sua própria escolha pessoal com decisão, confiando na ajuda de Deus, sem permanecer em um estado perpétuo de indeterminação.

Na base de toda escolha vocacional deve haver o chamado ainda mais fundamental à santidade. A JMJ deve fazer ressoar nos jovens o chamado à santidade[26] como o verdadeiro caminho para a felicidade e a auto realização. Uma santidade comensurável com a história e o caráter pessoal de cada jovem, sem estabelecer limites aos caminhos misteriosos que Deus tem reservado para cada um, que podem levar a histórias heroicas de santidade – como aconteceu e ainda acontece com muitos jovens – ou àquela "santidade ao pé da porta" da qual ninguém é excluído. É, portanto, apropriado aproveitar ao máximo o rico patrimônio dos santos da Igreja local e universal, irmãos mais velhos na fé, cujas histórias nos confirmam que o caminho da santidade não só é possível e praticável, mas dá grande alegria.

e A Jornada dos jovens seja uma “experiência de peregrinação”

A JMJ tem sido, desde o início, uma grande peregrinação. Uma peregrinação através do espaço – de diferentes cidades, países e continentes ao lugar escolhido para o encontro com o Papa e os outros jovens – e uma peregrinação através do tempo – de uma geração de jovens a uma outra que "pegou o bastão" – que marcou profundamente os últimos trinta e cinco anos de vida da Igreja. Os jovens da JMJ são, portanto, um povo de peregrinos. Não viajantes sem rumo, mas um povo unido, peregrinos "caminhando juntos" para uma meta, para um encontro com Alguém, o Único capaz de dar sentido à sua existência, o Deus feito homem que chama cada jovem a se tornar seu discípulo, a deixar tudo e "segui-lo". A lógica da peregrinação exige essencialidade, convida os jovens a deixar para trás as seguranças confortáveis e vazias, a adotar um estilo de viagem sóbrio e acolhedor, aberto à Providência e às "surpresas de Deus", um estilo que educa para superar a si mesmos e enfrentar os desafios que surgem ao longo do caminho.

A celebração diocesana/eparquial da JMJ, portanto, pode propor maneiras concretas para que os jovens tenham experiências reais de peregrinação. Experiências, ou seja, que encorajam os jovens a deixar suas casas e pôr-se em caminho, durante o qual aprendem a conhecer o suor e a fadiga do proceder, o cansaço do corpo e a alegria do espírito. Com frequência, de fato, através da peregrinação juntos descobrimos novos amigos, experimentamos a empolgante convergência de ideais enquanto olhamos juntos para o objetivo comum, o apoio mútuo nas dificuldades, a alegria de compartilhar o pouco que temos. Tudo isso é de vital importância nos tempos atuais, nos quais muitos jovens correm o risco de se isolar em mundos virtuais e irreais, longe da poeira das "estradas do mundo". Privados, portanto, daquela profunda satisfação que vem da dura e paciente conquista do objetivo desejado, não com um simples clique, mas com a tenacidade e perseverança do corpo e da alma. Neste sentido, a Jornada diocesana/eparquial da juventude é uma oportunidade valiosa para as gerações mais jovens descobrirem santuários locais ou outros lugares significativos de piedade popular, levando em conta o fato que «as várias manifestações de piedade popular, especialmente as peregrinações, atraem jovens que não se inserem facilmente nas estruturas eclesiais e são uma expressão concreta da confiança em Deus».[27]

f. A Jornada dos jovens seja uma “experiência de fraternidade universal”

A JMJ deve ser uma ocasião de encontro para os jovens, não só para os jovens católicos. «Cada um dos jovens tem algo a dizer aos outros, tem algo a dizer aos adultos, tem algo a dizer aos sacerdotes, às religiosas, aos bispos e ao Papa!».[28]

Neste sentido, a celebração diocesana/eparquial da JMJ pode ser um momento oportuno para que todos os jovens que vivem em uma determinada área se reúnam e dialoguem uns com os outros, para além de suas crenças, de sua visão de vida, de suas convicções. Todo jovem deve se sentir convidado a participar e ser acolhido como um irmão. É preciso construir «uma pastoral juvenil capaz de criar espaços inclusivos, onde haja um lugar para todo o tipo de jovens e onde se manifeste, realmente, que somos uma Igreja com as portas abertas».[29]

5. O protagonismo juvenil

Como já mencionado, é importante que os agentes da pastoral juvenil estejam cada vez mais atentos ao envolvimento dos jovens em todas as etapas do planejamento pastoral da JMJ, segundo um estilo sinodal-missionário, valorizando a criatividade, a linguagem e os métodos próprios de sua idade. Quem conhece mais do que eles a linguagem e os desafios de seus coetâneos? Quem é mais capaz de alcançá-los através da arte, das mídias sociais...?

O testemunho e a experiência dos jovens que já participaram das JMJs internacionais merecem ser valorizados na preparação do evento diocesano/eparquial. Em algumas Igrejas particulares, após sua participação na JMJ internacional ou na organização de iniciativas para jovens em nível nacional e diocesano/eparquial, jovens que são "veteranos" dessas experiências têm sido envolvidos na criação de equipes de pastoral juvenil em diversas áreas: paroquial, diocesana/eparquial, nacional, etc. Isso mostra que quando os jovens se tornam protagonistas em primeira pessoa na realização de eventos realmente significativos, eles facilmente fazem próprios os ideais que inspiraram esses eventos, compreendem a sua importância com suas mentes e corações, tornam-se apaixonados por eles e estão dispostos a dedicar tempo e energia para compartilhá-los com os outros. Experiências fortes de fé e serviço muitas vezes dão origem a uma vontade de se comprometer com o trabalho pastoral ordinário da própria Igreja local.

Reiteramos, portanto, que é necessário ter a coragem de envolver e confiar papéis ativos aos jovens, tanto aqueles que vêm das diferentes realidades pastorais presentes na diocese quanto aqueles que não pertencem a nenhuma comunidade, grupo de jovens, associação ou movimento. A JMJ diocesana/eparquial pode ser uma bela oportunidade para destacar a riqueza da Igreja local, evitando que os jovens menos presentes e menos "ativos" nas estruturas pastorais estabelecidas se sintam excluídos. Todos devem se sentir "convidados especiais", todos devem se sentir esperados e bem-vindos, em sua singularidade irrepetível e riqueza humana e espiritual. O evento diocesano/eparquial, portanto, pode ser uma ocasião propícia para estimular e acolher todos aqueles jovens que talvez estejam procurando seu lugar na Igreja e que ainda não o encontraram.

6. Mensagem anual do Santo Padre para a JMJ

Todos os anos, em vista da celebração diocesana/eparquial da JMJ, o Santo Padre publica uma Mensagem para os jovens. Portanto, seria oportuno que os encontros preparatórios e a própria JMJ diocesana/eparquial fossem inspirados pelas palavras que o Santo Padre dirigiu aos jovens, em particular, pela passagem bíblica que é proposta na Mensagem.

Também seria importante que os jovens ouvissem a Palavra de Deus e a palavra da Igreja a partir da voz viva de pessoas próximas a eles que conhecem profundamente seu temperamento, sua história, seus gostos, suas dificuldades e lutas, suas expectativas e esperanças e que, portanto, sabem aplicar bem os textos bíblicos e magisteriais às situações concretas da vida que os jovens ali presentes estão vivendo. Este trabalho de mediação, realizado na catequese e no diálogo, ajudará também os jovens a saberem identificar as formas concretas de dar testemunho da Palavra de Deus que ouviram e de vivê-la em sua vida cotidiana, de encarná-la na família, nos ambientes de trabalho ou de estudo, entre amigos.

A direção proposta por esta Mensagem, destinada a acompanhar o caminho da Igreja universal com os jovens, poderia, portanto, ser declinada com inteligência e grande sensibilidade cultural, levando em conta a realidade local. Também poderia inspirar o caminho da pastoral juvenil da Igreja local, sem esquecer as duas grandes linhas de ação que o Papa Francisco indicou: busca e crescimento.[30]

Não é de excluir que a Mensagem também possa ser veiculada através de várias expressões artísticas ou iniciativas de caráter social, como o Santo Padre convidou a fazer em sua Mensagem para a XXXV JMJ: «[proponham] ao mundo, à Igreja, a outros jovens, algo de belo no campo espiritual, artístico e social».[31] Além disso, seu conteúdo também poderia ser retomado em outros momentos significativos do ano pastoral, tais como: o mês missionário, o mês dedicado à Palavra de Deus ou às vocações, levando em conta as indicações das diversas Conferências Episcopais.

Por último, mas não menos importante, a Mensagem do Santo Padre poderia tornar-se o tema de vários outros encontros para jovens, propostos por agentes de pastoral juvenil da Igreja local, por associações ou movimentos eclesiais.

7. Conclusão

A celebração diocesana/eparquial da JMJ é sem dúvida uma etapa importante na vida de cada Igreja particular, um momento privilegiado de encontro com os jovens, um instrumento de evangelização do seu mundo e de diálogo com os mesmos. Não esqueçamos que «a Igreja tem tantas coisas para dizer aos jovens, e os jovens têm tantas coisas a dizer à Igreja».[32]

As Orientações Pastorais contidas nestas páginas pretendem ser um guia que apresente as motivações ideais e possíveis implementações práticas para que a JMJ diocesana/eparquial se torne uma oportunidade para trazer à tona o potencial para o bem, a generosidade, a sede de valores autênticos e grandes ideais que cada jovem carrega dentro de si. Portanto, reiteramos o quanto é importante que as Igrejas particulares dediquem atenção especial à celebração da Jornada Diocesana/eparquial da Juventude, para que ela possa ser devidamente valorizada. Investir nos jovens significa investir no futuro da Igreja, significa promover as vocações, significa iniciar efetivamente a preparação remota das famílias de amanhã. É, portanto, uma tarefa vital para cada Igreja local, não simplesmente uma atividade acrescentada a outras.

Confiemos à Virgem Maria o caminho da pastoral juvenil no mundo inteiro. Maria, como o Papa Francisco tão bem nos lembra em Christus vivit, «vê este povo jovem amado por Ela, que A procura fazendo silêncio no próprio coração, ainda que haja muito barulho, conversas e distrações ao longo do caminho. Mas, diante dos olhos da Mãe, só há lugar para o silêncio cheio de esperança. E, assim, Maria ilumina de novo a nossa juventude».[33]

O Santo Padre Francisco aprovou a publicação deste documento

Cidade do Vaticano, 22 de abril de 2021

Aniversário da entrega da Cruz da JMJ aos jovens

Cardeal Kevin Farrell

Prefeito

P. Alexandre Awi Mello, I.Sch.

Secretário

________________________

[1] João Paulo II, Discurso ao Colégio dos cardeais, à Cúria e seus Prelados por ocasião da troca de votos natalícios, in “Insegnamenti” VIII, 2 (1985), pp. 1559-1560.

[2] Cf. Bento XVI, Discurso do Santo Padre por ocasião da troca de votos natalícios com os Cardeais, a Cúria Romana e a Família Pontifícia, in “Insegnamenti” VII, 2 (2011), pp. 951-955.

[3] Francisco, Angelus, in “Insegnamenti” I, 2 (2013), p. 155.

[4] Ibidem.

[5] Cf. Documento Final da XV Assembleia Geral Ordinária do Sínodo dos Bispos, 4. A partir de agora, este documento será citado com a sigla DF.

[6] O Dicastério para os Leigos, a Família e a Vida «expressa a preocupação particular da Igreja pelos jovens, promovendo seu protagonismo em meio aos desafios do mundo de hoje. Apoia as iniciativas do Santo Padre no campo da pastoral juvenil e está a serviço das Conferências Episcopais, dos movimentos e associações juvenis internacionais, promovendo sua colaboração e organizando encontros em nível internacional. Momento forte da sua atividade é a preparação dasJornadas Mundiais da Juventude» (Estatuto, art. 8).

[7] DF 119.

[8] Cf. Ibidem.

[9] Cf. Francisco, Homilia da Santa Missa na Solenidade de Nosso Senhor Jesus Cristo Rei do Universo, in “L’Osservatore Romano”, 23 de novembro de 2020, p. 6. Sugere-se que a Jornada Mundial da Juventude seja realizada na mesma data da Solenidade de Cristo Rei, mesmo em Igrejas cujo rito não prevê esta Solenidade ou a celebra em outro dia. No entanto, os Ordinários têm a faculdade de decidir de outra forma.

[10] João Paulo II, Angelus, in “Insegnamenti” VII, 2 (1984), p. 1298.

[11] Francisco, Homilia da Santa Missa na Solenidade de Nosso Senhor Jesus Cristo Rei do Universo, in “L’Osservatore Romano”, art. cit.

[12] DF 142.

[13] Francisco, Exortação Apostólica Pós-Sinodal Christus vivit (ChV) 206.

[14] DF 16.

[15] Ibidem.

[16] Ibidem, 142.

[17] Para saber mais sobre a contribuição da JMJ para o caminho espiritual dos jovens, veja-se: Bento XVI, Discurso do Santo Padre por ocasião da troca de votos natalícios com os Cardeais, a Cúria Romana e a Família Pontifícia, in “Insegnamenti”, op. cit.; Francisco, Audiência geral, in “Insegnamenti” I, 2 (2013), pp. 209-211.

[18] Cf. DF 16 e 142.

[19] Francisco, Audiência geral, in “Insegnamenti” I, 2 (2013), p. 210.

[20] ChV 206.

[21] ChV 211.

[22] ChV 240.

[23] Cf. ChV 240.

[24] ChV 174.

[25] Francisco, Homilia da Santa Missa na Solenidade de Nosso Senhor Jesus Cristo Rei do Universo, in “L’Osservatore Romano”, art. cit.

[26] Cf. Francisco, Exortação Apostólica Gaudete et exsultate 2.

[27] ChV 238.

[28] Francisco, Discurso na Vigília de Oração com os jovens em preparação para a Jornada Mundial da Juventude, in “L’Osservatore Romano”, 10-11 de abril de 2017, p. 7.

[29] ChV 234.

[30] Cf. ChV 209.

[31] Francisco, Mensagem para a XXXV Jornada Mundial da Juventude, in “L’Osservatore Romano”, 6 de março de 2020, p. 8.

[32] João Paulo II, Exortação Apostólica Pós-Sinodal Christifidelis laici 46.

[33] CV 48.

Traduzione in lingua polacca

DYKASTERIA DS. ŚWIECKICH, RODZINY I ŻYCIA

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Światowego Dnia Młodzieży w Kościołach partykularnych

1. Światowe Dni Młodzieży

Ustanowienie Światowych Dni Młodzieży było niewątpliwie wielką proroczą intuicją św. Jana Pawła II, który w ten sposób wyjaśniał motywy swojej decyzji: „wszyscy młodzi muszą czuć, że Kościół im towarzyszy; niech zatem cały Kościół, w jedności z Następcą Piotra, czuje się wciąż bardziej zaangażowany, na poziomie ogólnoświatowym, na rzecz młodzieży, jej trosk i zmartwień, jej otwartości i nadziei, aby odpowiedzieć na jej oczekiwania, ogłaszając pewność, którą jest Chrystus, Prawdę, którą jest Chrystus, miłość, którą jest Chrystus.”[1]

Papież Benedykt XVI przejął pałeczkę po swoim poprzedniku, i przy różnych okazjach nie wahał się podkreślać, jak bardzo te spotkania są opatrznościowym darem dla Kościoła, definiując je jako „lekarstwo na znużenie wiarą”, „nowy, odmłodzony sposób bycia chrześcijaninem”, „żywą nową ewangelizację”.[2]

Także dla papieża Franciszka Światowe Dni Młodzieży stanowią impuls misyjny o nadzwyczajnej mocy dla całego Kościoła, a zwłaszcza dla młodych pokoleń. Zaledwie kilka miesięcy po swoim wyborze, zainaugurował on swój pontyfikat Światowymi Dniami Młodzieży w Rio de Janeiro w lipcu 2013 r., po zakończeniu których powiedział: „był to nowy etap pielgrzymki młodzieży poprzez kontynenty z krzyżem Chrystusa. Nigdy nie powinniśmy zapominać, że Światowe Dni Młodzieży nie są «pokazem fajerwerków», chwilami entuzjazmu, będącymi celem samym w sobie; są etapami długiej drogi, która rozpoczęła się w 1985 r. z inicjatywy papieża Jana Pawła II.”[3] Następnie wyjaśnił też zasadniczą kwestię: „pamiętajmy zawsze: młodzież nie idzie za papieżem, idzie za Jezusem Chrystusem, niesie Jego krzyż. A papież jej przewodzi i towarzyszy w tej drodze wiary i nadziei.”[4]

Jak wiadomo, międzynarodowe obchody tego wydarzenia odbywają się zasadniczo co trzy lata, za każdym razem w innym kraju, z udziałem Ojca Świętego. Natomiast zwyczajne obchody tego Dnia, odbywają się każdego roku w Kościołach lokalnych, które samodzielnie podejmują się organizacji tego wydarzenia.

2. ŚDM w Kościołach partykularnych

Światowy Dzień Młodzieży, obchodzony w każdym Kościele partykularnym, ma wielkie znaczenie i wartość nie tylko dla młodych ludzi, którzy żyją w tym konkretnym regionie, ale dla całej lokalnej wspólnoty.

Niektórzy młodzi, z powodu obiektywnych trudności związanych z nauką, pracą czy finansami, nie mają możliwości uczestniczenia w międzynarodowych obchodach tych Dni, dlatego też dobrze, że Kościół partykularny im także daje możliwość osobistego przeżycia, choćby na poziomie lokalnym „święta wiary”, wydarzenia będącego mocnym doświadczenie świadectwa, komunii i modlitwy, analogicznym do tych międzynarodowych, które głęboko naznaczyły życie wielu młodych ludzi ze wszystkich stron świata.

Równocześnie, Światowy Dzień Młodzieży obchodzony na poziomie lokalnym, mają niezwykle ważne znaczenie dla każdego Kościoła partykularnego. Dzień ten służy uwrażliwianiu i kształtowaniu wspólnoty kościelnej w całej jej złożoności: świeckich, kapłanów, osób konsekrowanych, rodzin, dorosłych i osób starszych – tak, aby stawali się wciąż bardziej świadomi swojej misji przekazywania wiary nowym pokoleniom. Zgromadzenie Ogólne Synodu Biskupów poświęcone tematowi: „Młodzież, wiara i rozeznawanie powołania” (2018 r.) przypomniało, że cały Kościół, powszechny i lokalny oraz każdy z jego członków, powinien czuć się odpowiedzialny za młodych ludzi i być gotowym na wyzwania, jakimi są stawiane przez nich pytania, ich pragnienia i przeżywane przez nich trudności. Toteż obchody tych Dni młodych na poziomie lokalnym są niezwykle przydatne aby podtrzymywać w świadomości Kościoła pilną potrzebę wędrowania z młodymi ludźmi, przyjmowania ich i słuchania z cierpliwością, ogłaszając im Słowo Boże z czułością i energią.[5]

I to właśnie w odniesieniu do obchodów ŚDM na poziomie lokalnym, Dykasteria ds. Świeckich, Rodziny i Życia, w ramach swoich kompetencji[6], opracowała pewne Wskazówki duszpasterskie, przeznaczone dla Konferencji Episkopatów, Synodów Kościołów Patriarchalnych i Kościołów Arcybiskupich Większych, do diecezji/eparchii, do ruchów i stowarzyszeń kościelnych i, co nie mniej ważne, do młodych ludzi z całego świata, aby „diecezjalny/eparchialny ŚDM” był przeżywany w pełni jako uroczystość „dla młodych ludzi” i „z młodymi ludźmi”.

Niniejsze Wskazówki duszpasterskie mają za zadanie zachęcenie Kościołów lokalnych do coraz większego doceniania lokalnych obchodów ŚDM i do postrzegania ich jako dogodnej okazji do planowania i kreatywnego realizowania inicjatyw, które ukazują, że Kościół traktuje misję zajmowania się młodzieżą jako „za epokowy priorytet duszpasterski, w który trzeba włożyć czas, energię i zasoby.”[7] Należy zadbać o to, aby młode pokolenia odczuwały, że są w centrum uwagi i troski duszpasterskiej Kościoła. Bowiem młodzi chcą być angażowani i doceniani, aby czuć się współautorami życia i misji Kościoła.[8]

Poniższe wskazówki mają na uwadze przede wszystkim poszczególne diecezje, jako właściwą przestrzeń działania Kościoła lokalnego. Jednak muszą być one rzecz jasna dostosowane do różnorodnych okoliczności w jakich funkcjonuje Kościół w różnych regionach świata, tak jak np. diecezje/eparchie o niewielkiej powierzchni i niewielkich zasobach ludzkich i materialnych do dyspozycji. W takich konkretnych przypadkach, lub tam, gdzie wydaje się to wskazane ze względu na dobro duszpasterskie, możliwe jest by sąsiadujące lub nakładające się na siebie okręgi łączyły siły, by obchodzić Dzień młodych wspólnie, czy też na poziomie regionalnym lub krajowym Kościoła.

3. Obchody ŚDM na poziomie lokalnym w Uroczystość Chrystusa Króla Wszechświata

Na zakończenie Eucharystii w Uroczystość Chrystusa Króla Wszechświata, 22 listopada 2020 r. papież Franciszek zechciał odnowić obchody ŚDM w Kościołach partykularnych i ogłosił, że począwszy od roku 2021 uroczystości te, tradycyjnie obchodzone dotąd w Niedzielę Palmową, będą odtąd organizowane w Niedzielę, w którą przypada Uroczystość Chrystusa Króla Wszechświata.[9]

W związku z tym przypominamy, że św. Jan Paweł II właśnie w Uroczystość Chrystusa Króla Wszechświata w 1984 r. zaprosił młodych na spotkanie z okazji Międzynarodowego Roku Młodzieży (1985 r.) – które to spotkanie, wspólnie z zaproszeniem na Jubileusz Młodych w Roku Świętym z okazji Jubileuszu Odkupienia (1984 r.) – wyznaczają początek długiej drogi ŚDM. „Podczas tego święta Kościół ogłasza Królestwo Chrystusa, już obecne, ale wciąż tajemniczo wzrastające ku pełni swego objawienia. Wy, młodzi, jesteście niezastąpieni w niesieniu zapału Królestwa Bożego, jesteście nadzieją Kościoła i świata – mówił papież i taka właśnie jest geneza ŚDM – w Uroczystość Chrystusa Króla, młodzi z całego świata zostali zaproszeni „by przyjechali do Rzymu, na spotkanie z papieżem, na progu Wielkiego Tygodnia, w sobotę i Niedzielę Palmową”.[10]

W istocie nie jest więc trudne uchwycenie związku Niedzieli Palmowej i Uroczystości Chrystusa Króla Wszechświata. Podczas obchodów Niedzieli Palmowej, wspomina się wjazd Jezusa do Jerozolimy, jako „Króla łagodnego, siedzącego na osiołku” (por. Mt 21,5) i obwołanego Mesjaszem przez tłumy: „Hosanna Synowi Dawida! Błogosławiony Ten, który przychodzi w imię Pańskie!” (Mt 21,9). Ewangelista Łukasz wprost dodaje określenie „Król” do wołania tłumu w stronę „Tego, kto który przychodzi”, podkreślając w ten sposób, że Mesjasz jest też Królem i, że jego wjazd do Jerozolimy przedstawia w pewien sposób królewską intronizację: „Błogosławiony Król, który przychodzi w imię Pańskie.” (Łk 19, 38)

Królewski wymiar tożsamości Chrystusa jest dla ewangelisty Łukasza tak ważny, że pojawia się od początku do końca opisu ziemskiego życia Jezusa i towarzyszy całej Jego posłudze. Podczas Zwiastowania, Anioł przepowiada Maryi, że poczęte z Niej dziecię otrzyma od Boga „tron Jego praojca, Dawida. Będzie panował nad domem Jakuba na wieki, a Jego panowaniu nie będzie końca” (Łk 1, 32-33). Natomiast w dramatycznej chwili Ukrzyżowania, kiedy pozostali ewangeliści ograniczają się do wspomnienia zniewag dwóch złoczyńców ukrzyżowanych po bokach Jezusa, Łukasz przedstawia poruszającą postać „dobrego łotra”, który z belki krzyża błaga Jezusa: „wspomnij na mnie, gdy przyjdziesz do swego królestwa” (Łk 23, 42). Słowa przyjęcia i przebaczenia, które wypowiada Jezus, w odpowiedzi na tę modlitwę, pozwalają zrozumieć, że jest On Królem, który przyszedł aby zbawić: „Dziś ze Mną będziesz w raju” (Łk 23, 43).

Przesłanie, które należy głosić z mocą młodym ludziom i które musi znaleźć się w centrum każdego diecezjalnego/eparchialnego ŚDM brzmi zatem: przyjmijcie Chrystusa! Przyjmijcie Go jak Króla w waszym życiu! Jest On Królem, który przyszedł aby zbawić! Bez Niego nie ma prawdziwego pokoju, prawdziwego wewnętrznego pojednania ani prawdziwego pojednania z innymi ludźmi! Bez Jego Królestwa także społeczeństwo traci swoje ludzkie oblicze. Bez Królestwa Chrystusa zanika każde prawdziwe braterstwo, każda autentyczna bliskość względem tego, kto cierpi.

Papież Franciszek przypomniał, że w sercu tych dwóch celebracji liturgicznych: Uroczystości Chrystusa Króla Wszechświata i Niedzieli Palmowej „pozostaje tajemnica Jezusa Chrystusa Odkupiciela Człowieka”[11]. Istotą przesłania pozostaje więc, że wielkość człowieka bierze swój początek w miłości, która potrafi ofiarowywać siebie innym „aż do samego końca”.

Każda diecezja/eparchia jest więc zaproszona do obchodzenia ŚDM w dniu, w którym przypada Uroczystość Chrystusa Króla. Jest to w istocie pragnieniem Ojca Świętego, aby tego dnia Kościół powszechny postawił młodych ludzi w sercu swojej duszpasterskiej troski, aby modlił się za nich i czynił gesty, które uczynią ich aktywnymi podmiotami, aby prowadził odpowiednie kampanie medialne itp. Idealnym byłoby zorganizowanie wydarzenia (na szczeblu diecazjalnym/eparchialnym, regionalnym lub krajowym) w dniu Uroczystości Chrystusa Króla. Jednak, z różnych powodów, może być koniecznym zorganizowanie go w innym terminie.

Obchody te powinny zostać włączone w szerszy program duszpasterski, w którym ŚDM stanowią jedynie pewien etap.[12] Nieprzypadkowo Ojciec Święty zaleca: „duszpasterstwo młodzieżowe nie może być inne, jak tylko synodalne, to znaczy zdolne do tworzenia pewnego «wspólnego podążania»”.[13]

4. Kluczowe elementy ŚDM

W trakcie Synodu Biskupów nt. „Młodzieży, wiary i rozeznawania powołania”, wiele wystąpień Ojców Synodalnych dotyczyło Światowych Dni Młodzieży. Dlatego też w Dokumencie Końcowym czytamy: „Światowe Dni Młodzieży – zrodzone z proroczej intuicji św. Jana Pawła II, które pozostają punktem odniesienia także dla ludzi młodych trzeciego tysiąclecia – spotkania narodowe i diecezjalne odgrywają ważną rolę w życiu wielu młodych, ponieważ oferują żywe doświadczenie wiary i komunii, które pomaga im stawić czoła wielkim wyzwaniom życia i odpowiedzialnie przyjąć właściwe im miejsce w społeczeństwie i wspólnocie kościelnej.”[14]

Podkreślając też, że te spotkania ukierunkowują „na zwyczajne towarzyszenie duszpasterskie poszczególnych wspólnot, gdzie przyjęcie Ewangelii musi zostać pogłębione i przełożone na decyzje życiowe”[15], Dokument potwierdza, że dają one „możliwość podążania w logice pielgrzymki, przeżycia braterstwa ze wszystkimi, aby dzielić się radością wiary i wzrastać w przynależności do Kościoła.”[16]

Prześledźmy zatem z uwagą te „kluczowe elementy”[17], które powinny znaleźć się w sercu każdych ŚDM, także w ich wymiarach lokalnych, a które mają dużą wartość programową.

a. Dzień młodzieży jako „święto wiary”

Obchody ŚDM dają młodym ludziom żywe i radosne doświadczenie wiary i wspólnoty, dają przestrzeń do doświadczenia piękna oblicza Pana.[18] W centrum życia wiary znajduje się bowiem spotkanie z osobą Jezusa Chrystusa dlatego dobrze, aby podczas każdych ŚDM wybrzmiało przed każdym młodym człowiekiem zaproszenie do spotkania Chrystusa i do rozpoczęcia z Nim osobistej rozmowy. Bowiem jest to „święto wiary, kiedy razem chwali się Pana, śpiewa się, słucha Słowa Bożego, trwa się w ciszy adoracji: wszystko to jest głównym momentem ŚDM”.[19]

W takim znaczeniu program międzynarodowych ŚDM (w wymiarach: kerygmatycznym, formacyjnym, świadectwa, sakramentów i artystycznym) może być inspiracją dla wspólnot lokalnych, które mogą zaadaptować je w kreatywny sposób. Dużą uwagę należy zwrócić szczególnie na chwile cichej adoracji eucharystycznej, tego aktu wiary „par excellence” i na liturgię pokutną jako uprzywilejowaną przestrzeń spotkania z Bożym Miłosierdziem.

Ponadto należy pamiętać, że podczas każdych ŚDM naturalny entuzjazm właściwy młodym ludziom a także zapał z jakim włączają się w to, co ich angażuje i który charakteryzuje także ich sposób przeżywania wiary – wszystko to stymuluje i ożywia wiarę całego Ludu Bożego. Wezwani przez Ewangelię i zaproszeni do doświadczenia Pana, młodzi ludzie stają się często odważnymi świadkami wiary, a to sprawia, że ŚDM za każdym razem stają się niepowtarzalne i wyjątkowe.

b. Dzień młodzieży jako „doświadczenie Kościoła”

Ważne jest, aby diecezjalne/eparchialne obchody ŚDM stały się okazją do tego, by młodzi ludzie mogli doświadczyć wspólnoty Kościoła i wzrastać w świadomości, że są integralną częścią Kościoła. Pierwszą formą zaangażowania młodych ludzi powinno być ich wysłuchanie. W przygotowaniu tego diecezjalnego/eparchialnego Dnia młodzieży należy znaleźć odpowiednie sposoby i czas, aby głos młodych ludzi został wysłuchany wewnątrz istniejących wspólnot: rad diecezjalnych/eparchialnych i międzydiecezjalnych/międzyeparchialnych, rad kapłańskich i lokalnych rad biskupich... Nie zapominajmy, że ci ludzie są młodym obliczem Kościoła!

Przy młodych ludziach powinno się znaleźć miejsc dla różnorodnych charyzmatów, obecnych w lokalnej przestrzeni. Fundamentalnym jest, aby organizacja diecezjalnych/eparchialnych obchodów ŚDM była „chóralna”: aby zaangażowała przedstawicieli różnych stanów poprzez propozycję prac w stylu synodalnym, tak, jak zaleca to Ojciec Święty w adhortacji „Christus vivit”: „Ożywiani tym duchem, możemy przejść do Kościoła zaangażowanego i współodpowiedzialnego, zdolnego, by docenić bogactwo różnorodności, z których jest on stworzony, przyjmując z wdzięcznością wkład wiernych świeckich, w tym młodzieży i kobiet, życia konsekrowanego męskiego i żeńskiego, a także grup, stowarzyszeń i ruchów. Nikt nie może być odsuwany na bok, czy też stać z daleka.”[20] W ten sposób, możliwe będzie zebranie i skoordynowanie wszelkich sił, które ożywiają Kościół partykularny, a także obudzenie tych „uśpionych”.

W tym kontekście obecność Biskupa miejsca i jego gotowość do bycia wśród młodych stanowi dla nich samych wielki znak miłości i bliskości. Nierzadko dla wielu młodych osób diecezjalne/eparchialne obchody ŚDM stają się okazją do spotkania i rozmowy z ich pasterzem. Papież Franciszek zachęca do tego stylu duszpasterstwa bliskości, w którym „trzeba dać uprzywilejowane miejsce językowi bliskości, językowi miłości bezinteresownej, relacyjnej i egzystencjalnej, która dotyka serca, dociera do życia, rozbudza nadzieję i pragnienia.”[21]

c. Dzień młodych jako „doświadczenie misyjne”

ŚDM w wymiarze międzynarodowym okazały się doskonałą okazją do tego, by młodzi ludzie przeżyli doświadczenie misyjne. Tak powinno być też w przypadku obchodów diecezjalnych/eparchialnych. Jak mówi papież Franciszek: „duszpasterstwo młodzieżowe musi być zawsze duszpasterstwem misyjnym.”[22]

W tym znaczeniu, mogą być organizowane misje, w ramach których młodzi ludzie są zaproszeni do odwiedzania osób w ich mieszkaniach, niosąc im przesłanie nadziei, słowo otuchy albo zwyczajnie gotowość do wysłuchania.[23] Korzystając ze swego entuzjazmu, młodzi ludzie – tam, gdzie jest to możliwe – mogą być także aktywnymi promotorami publicznej ewangelizacji, ze śpiewami, modlitwą i świadectwami; na tych ulicach i placach, na których spotykają się ich rówieśnicy, ponieważ to młodzi ludzie są najlepszymi ewangelizatorami ludzi młodych. Sama ich obecność i ich radosna wiara stanowią same w sobie „żywy przekaz” Dobrej Nowiny, który przyciąga innych młodych.

Należy zachęcać też do promowania tych zajęć, poprzez które młodzi ludzie mogą doświadczyć wolontariatu, darmowej służby i daru z siebie. Nie zapominając, że w niedzielę poprzedzającą Uroczystość Chrystusa Króla Wszechświata, Kościół obchodzi Światowy Dzień Ubogich. Trudno o lepszą okazję do promowania inicjatyw, w których młodzi dzielą się swoim czasem i swoimi siłami z najuboższymi, z odsuniętymi na margines, z tymi, którzy są odrzuceni przez społeczeństwo. W ten sposób daje się młodym ludziom okazję, by stali się: „czynnymi uczestnikami rewolucji miłości i służby, zdolnymi do przeciwstawienia się patologiom konsumpcyjnego i płytkiego indywidualizmu”.[24]

d. Dzień młodych jako „okazja do rozeznawania powołania” i „wezwanie do świętości”

W obrębie silnego doświadczenia wiary, kościelnego i misyjnego, powinno się dać pierwszeństwo wymiarowi powołaniowemu. Chodzi o podejście stopniowe, które przede wszystkim pozwala młodym ludziom zrozumieć, że całe ich życie postawione jest przed Bogiem, który ich kocha i ich wzywa. Bóg wezwał ich przede wszystkim do życia; wzywa ich nieustannie do szczęścia; wzywa ich do poznania Go i do słuchania Jego głosu, a zwłaszcza do przyjęcia Jego Syna, Jezusa, jako ich mistrza, ich przyjaciela, ich Zbawiciela. Rozpoznać te „fundamentalne powołania” i zmierzyć się z nimi, to pierwsze wielkie wyzwanie dla młodych ludzi, bo jeśli zostanie oną one potraktowane poważnie, to już te pierwsze Boże „wezwania” ukierunkują ich w stronę poważnych życiowych wyborów: zaakceptowania życia jako daru od Boga, co za tym idzie: życia w odniesieniu do Niego, a nie w odniesieniu do samych siebie; wyboru chrześcijańskiego stylu życia w sferze uczuć i relacji społecznych; wyboru studiów, pracy i całej swojej przyszłości w taki sposób, by była ona w pełni zgodna z przyjaźnią z Bogiem, którą się przyjęło i którą chce się zachować; wyboru, aby całe swoje istnienie uczynić darem dla innych, aby żyć w służbie i bezinteresownej miłości. Często dotyczy to wyborów radykalnych, w odpowiedzi na Boże wezwanie, które nadają decydujący kierunek całej egzystencji młodych ludzi. „Życie jest więc czasem silnych, zdecydowanych, wiecznych wyborów. Decyzje banalne prowadzą do banalnego życia, wielkie decyzje czynią życie wielkim”[25] – wyjaśnił młodym ludziom papież Franciszek.

W ramach tego szerszego „horyzontu powołaniowego” nie trzeba bać się proponowania młodym ludziom nieuniknionego wyboru takiego stanu życia, który zgodny jest z powołaniem, jakie Bóg kieruje do każdego z nich z osobna, czy będzie to kapłaństwo, czy życie konsekrowane – także w formie monastycznej – czy też małżeństwo i rodzina. W tym sensie wielką pomocą może być zaangażowanie seminarzystów, osób konsekrowanych, par małżeńskich i rodzin, które swoją obecnością i świadectwem pomagają wzbudzać w młodych ludziach właściwe pytania o powołanie i pragnienie by zacząć poszukiwać „wielkiego planu”, który Bóg ma dla nich w swoim zamyśle. W delikatnym procesie, który ma prowadzić ku dojrzewaniu tych wyborów, młodym ludziom powinno się towarzyszyć i delikatnie rozjaśniać ich drogę. A kiedy czas wyborów dojrzeje, wówczas powinni być zachęceni by w zdecydowany sposób dokonali swojego osobistego wyboru, ufając w Bożą pomoc, nie pozostając w niekończącym się niezdecydowaniu.

Podstawą każdego wyboru powołaniowego powinno być wezwanie jeszcze bardziej fundamentalne: do świętości. ŚDM powinny sprawić, by w młodych ludziach rozbrzmiało wezwanie do świętości[26], jako prawdziwa droga do szczęścia i osobistego spełnienia. Świętość „uszyta na miarę” historii i osobowości każdego młodego człowieka, bez stawiania limitów tajemniczym drogom, które Bóg ma w zanadrzu dla każdego i które mogą prowadzić albo do heroicznej świętości – jak działo się to i wciąż dzieje w przypadku wielu młodych ludzi – albo do tej „świętości z sąsiedztwa”, z której nikt nie jest wyłączony. Warto jednak przy tym docenić bogate dziedzictwo świętych Kościoła lokalnego i powszechnego, tych starszych braci w wierze, których losy upewniają nas, że droga świętości nie tylko jest możliwa i osiągalna, ale daje też wielką radość.

e. Dzień młodych jako „doświadczenie pielgrzymowania”

ŚDM od samego początku są wielką pielgrzymką. Pielgrzymką w przestrzeni – z miast, krajów i kontynentów, do miejsca wybranego na spotkanie z papieżem i innymi młodymi – i pielgrzymką w czasie – od jednego pokolenia młodych ludzi ku kolejnemu, które „zbierało świadectwa” – co głęboko naznaczyło ostatnie 35 lat życia Kościoła. Młodzież ŚDM jest ludem pielgrzymów. Nie tułaczy, którzy przemieszczają się bez celu podróży, ale zjednoczonym ludem, pielgrzymami, którzy „wędrują wspólnie”, ku mecie, ku spotkaniu z Kimś, Kto jako jedyny może nadać sens ich życiu, ku Bogu, który stał się człowiekiem, który wzywa każdą młodą osobę, by stała się jego uczniem, by zostawiła wszystko i „poszła za Nim”. Logika pielgrzymowania wymaga wybierania tylko tego, co najpotrzebniejsze, zostawiania za sobą wygodnych i pustych gwarantów bezpieczeństwa, aby przyjąć skromny i otwarty na innych styl podróżowania, styl otwarty na Opatrzność i na „Boże niespodzianki”, styl, który uczy pokonywania siebie samych i podejmowania wyzwań, jakie pojawiają się na drodze.

Obchody diecezjalnego/eparchialnego ŚDM mogą być okazją do konkretnych propozycji, dzięki którym młodzi ludzie mogliby doświadczać prawdziwego i osobistego pielgrzymowania. Te doświadczenia, które sprawiają, że młodzi ludzie opuszczają swoje domy, by wyruszyć w drogę, w czasie których poznają zmęczenie i pot towarzyszące posuwaniu się naprzód, zmęczenie fizyczne i duchową radość. Często też, poprzez wspólne pielgrzymowanie odkrywa się nowych przyjaciół, doświadcza ekscytującego współdzielenia ideałów, kiedy spogląda się wspólnie ku temu samemu celowi, wzajemnego wsparcia w trudnościach, radości dzielenia się skromnymi zasobami. Wszystko to ma życiodajną wartość w codzienności, w której wielu młodym ludziom grozi odizolowanie się w światach wirtualnych i nierealnych, daleko od pyłu „dróg świata”. Pozbawieni są oni tej głębokiej satysfakcji, która rodzi się w cierpliwym i pełnym trudów zdobywaniu upragnionego celu drogi, nie za sprawą prostego „kliknięcia”, ale z uporem i wytrwałością duszy i ciała. W tym sensie diecezjalny/eparchialny dzień młodych jest cenną okazją do tego, by młode pokolenia odkrywały lokalne sanktuaria lub inne miejsa znaczące dla ludowej pobożności, zdając sobie sprawę z tego, że „różne przejawy pobożności ludowej, zwłaszcza pielgrzymki, przyciągają ludzi młodych, którzy niełatwo włączają się w struktury kościelne, i są konkretnym wyrazem zaufania Bogu”.[27]

f. Dni młodych jako „doświadczenie powszechnego braterstwa”

ŚDM powinien być okazją do spotkania nie tylko dla młodych katolików. „Każdy młody człowiek ma coś do powiedzenia innym, ma coś do powiedzenia dorosłym, ma coś do powiedzenia księżom, siostrom, biskupom i papieżowi!”[28]

W tym znaczeniu diecezjalne/eparchialne obchody ŚDM mogą być dobrym czasem do zbliżenia się i rozmów wśród wszystkich młodych ludzi, którzy mieszkają na danym terytorium, niezależnie od ich wiary, wizji życia, przekonań. Każdy młody człowiek powinien czuć się zaproszony do udziału i przyjęty po bratersku. Potrzeba „budowania duszpasterstwa młodzieżowego zdolnego do tworzenia obszarów integracyjnych, gdzie byłoby miejsce dla wszystkich rodzajów młodych i gdzie bardzo realnie ukazywałoby się, że jesteśmy Kościołem o drzwiach otwartych.”[29]

5. Podmiotowość i aktywny udział młodych ludzi

Jak zostało to już zaakcentowane, ważnym jest, aby działający w duszpasterstwie młodych stawali się coraz bardziej uważni na to, by włączać młodych ludzi we wszystkie etapy duszpasterskich przygotowań ŚDM, zgodnie ze stylem synodalno-misyjnym, doceniając ich kreatywność, język i sposoby działania właściwe ich wiekowi. Kto lepiej niż oni sami zna język i problematykę bliską ich rówieśnikom? Kto bardziej niż oni jest zdolny przemówić do nich za pośrednictwem sztuki i mediów społecznościowych?

Świadectwo i doświadczenie młodych ludzi, którzy uczestniczyli już w międzynarodowych ŚDM zasługują na docenienie podczas przygotowań wydarzenia diecezjalnego/eparchialnego.

W niektórych Kościołach partykularnych, po udziale w międzynarodowych edycjach ŚDM albo organizacji wydarzeń skierowanych do młodych ludzi na szczeblu narodowym i diecezjalnym/eparchialnym, młodzi „weterani” takich doświadczeń zostali włączeni w tworzeni zespołów duszpasterstwa młodzieży w różnych przestrzeniach: parafialnej, diecezjalnej/eparchialnej, krajowej itp. Pokazuje to, że kiedy młodzi osobiście się angażują w realizację wydarzeń naprawdę dla nich znaczących, z łatwością przyswajają sobie ideały, które inspirowały te wydarzenia, w umyśle i w sercu rozpoznają ich znaczenie, pasjonują się nimi i są gotowi poświęcić czas i energię by dzielić się nimi z innymi. Z silnych doświadczeń wiary i służby często rodzi się gotowość do zaangażowania się w codzienne duszpasterstwo we własnym Kościele lokalnym.

Przypominamy za tym, że potrzebna jest odwaga włączania młodych ludzi i powierzania im aktywnych zadań – zarówno tym młodym ludziom, którzy pochodzą z różnych kręgów duszpasterskich obecnych na terenie diecezji, jak też tych, którzy nie przynakeżą do żadnej wspólnoty, grupy młodzieżowej, stowarzyszenia ani ruchu. ŚDM diecezjalny/eparchialny może być dobrą okazją do ukazania bogactwa Kościoła lokalnego dbając o to, by młodzi ludzie mniej obecni i mniej aktywni w utrwalonych już strukturach duszpasterskich nie czuli się pominięci. Wszyscy muszą czuć się „gośćmi specjalnymi”, wszyscy muszą czuć, że są oczekiwani i mile widziani w swojej niepowtarzalnej wyjątkowości i w swoim bogactwie ducha i osobowości. Wydarzenie diecezjalne/eparchialne może więc być dobrą okazją do pobudzenia i przyjęcia wszystkich tych młodych ludzi, którzy być może szukają swojego miejsca w Kościele i jeszcze go nie odnaleźli.

6. Doroczne orędzie Ojca Świętego na ŚDM

Każdego roku, w związku z diecezjalnymi/eparchialnymi obchodami ŚDM, Ojciec Święty publikuje Orędzie do młodych. W związku z tym byłoby dobrze, aby spotkania przygotowawcze i sam diecezjalny/eparchialny ŚDM inspirowały się słowami, które Ojciec Święty skierował do młodych ludzi, a zwłaszcza fragmentem biblijnym zaproponowanym w Orędziu.

Byłoby również ważne, aby młodzi ludzie słuchali Słowa Bożego i słów Kościoła „na żywo” z ust bliskich im osób, które znają do głębi ich charakter, historię, upodobania, trudności i zmagania, oczekiwania i nadzieje – i które dzięki temu potrafią właściwie posłużyć się tekstami biblijnymi i nauczania Kościoła w tych konkretnych sytuacjach życiowych, w których znajdują się stojący przed nimi młodzi ludzie. Ten proces medytacji, który odbywa się podczas katechez i rozmów pomoże młodym ludziom także w wybieraniu tych konkretnych sposobów, za pomocą których oni sami mogą dać świadectwo usłyszanego Słowa Bożego i żyć nim w codzienności, wprowadzając je w rodzinie, w środowisku pracy, nauki, wśród przyjaciół.

Kierunek zaproponowany w tym Orędziu, ma na celu podążanie wraz z młodymi ludźmi drogą Kościoła powszechnego, może więc być przepowiadane z inteligencją i wielką wrażliwością kulturową, przy zdawaniu sobie sprawy z lokalnych realiów. Może być także inspiracją dla duszpasterstwa młodzieży lokalnego Kościoła, przy jednoczesnej pamięci o dwóch ważnych sposobach działania, wskazanych przez papieża Franciszka: poszukiwaniu i wzroście.[30]

Nie można też wykluczyć, że Orędzie może być promowane także za pośrednictwem różnych środków artystycznych i inicjatyw społecznych, jak zachęcił do tego papież Franciszek w orędziu na XXXV ŚDM: „zaproponujcie światu, Kościołowi, innym ludziom młodym coś pięknego w dziedzinie duchowej, artystycznej i społecznej”.[31] Ponadto jego treść mogłaby również być wykorzystywana w innych ważnych momentach roku liturgicznego: podczas miesiąca misyjnego, miesiąca poświęconego Słowu Bożemu albo powołaniom, zgodnie ze wskazaniami poszczególnych Konferencji Episkopatów.

Ponadto Orędzie Ojca Świętego mogłoby posłużyć za temat wielu innych spotkań adresowanych do młodych ludzi, zaproponowanych przez animatorów duszpasterstwa młodzieży w Kościele lokalnym, przez stowarzyszenia lub ruchy kościelne.

7. Podsumowanie

Obchody diecezjalnego/eparchialnego ŚDM stanowią niewątpliwie ważny etap w życiu każdego Kościoła partykularnego, uprzywilejowany czas spotkania z młodymi pokoleniami, narzędzie ewangelizowania świata młodych ludzi i dialogowania z nimi. Nie zapominajmy, że „Kościół ma wiele do powiedzenia młodym, młodzi zaś Kościołowi”.[32]

Wskazówki duszpasterskie zebrane na tych stronach pomyślane zostały jako wsparcie, które wskazuje idealne motywacje i możliwe dziania praktyczne, które mogą sprawić, że diecezjalny/eparchialny ŚDM stanie się okazją do tego, by ujawnił się potencjał dobra, hojność, pragnienie prawdziwych wartości i wielkich ideałów, które każdy młody człowiek nosi w sobie. Przypominamy zatem, jak ważne jest to, by Kościoły partykularne poświęciły szczególną uwagę obchodom diecezjalnego/eparchialnego Dnia młodych, aby został on odpowiedni doceniony. Inwestowanie w młodych ludzi oznacza inwestowanie w przyszłość Kościoła, promowanie powołań, rozpoczęcie skutecznego przygotowania przyszłych rodzin. Jest też życiodajnym zadaniem dla każdego Kościoła lokalnego – a nie tylko działalnością, która łączy się z innymi.

Zawierzamy Matce Bożej drogę duszpasterstwa młodzieży na całym świecie. Maryja, jak przypomina o tym papież Franciszek w adhortacji „Christus vivit”: „strzeże tego pielgrzymującego ludu, ludu młodych, których miłuje, który Jej poszukuje, wyciszając swe serce, pomimo że podczas drogi napotyka dużo hałasu, rozmów i rozproszeń. Lecz przed oczyma Matki jest miejsce jedynie na milczenie pełne nadziei. W ten sposób Maryja na nowo rozjaśnia naszą młodość.”[33]

Ojciec Święty Franciszek zaaprobował publikację powyższego dokumentu

Watykan, 22 kwietnia 2021 r.

W rocznicę powierzenia młodzieży Krzyża ŚDM

Kard. Kevin Farrell

Prefekt

Ks. Alexandre Awi Mello, I.Sch.

Sekretarz

_______________________

[1] Jan Paweł II, Przemówienie do Kolegium kardynalskiego oraz Kurii Rzymskiej z okazji życzeń Bożonarodzeniowych, Watykan 1985 r. [w:] Insegnamenti VIII, 2 (1985), str. 1559-1560.

[2] Benedykt XVI, Przemówienie podczas spotkania z kardynałami oraz pracownikami Kurii Rzymskiej i Gubernatoratu, Watykan 2011, [w:] Insegnamenti VII, 2 (2011), str. 951-955.

[3] Franciszek, Rozważanie przed modlitwą "Anioł Pański" 4 sierpnia 2013, [w:] Insegnamenti I, 2 (2013), str. 155.

[4] Tamże.

[5] Por. Dokument końcowy XV Zgromadzenia Ogólnego Synodu Biskupów, r. 4, (Cytowany dalej jako DK).

[6] Dykasteria ds. Świeckich, Rodziny i Życia „wyraża szczególną troskę Kościoła o ludzi młodych, promując ich podmiotowość i zaangażowanie pośród wyzwań współczesnego świata. Wspiera inicjatywy Ojca Świętego w obszarze duszpasterstwa młodzieży i służy pomocą Konferencjom Episkopatów, międzynarodowym ruchom i stowarzyszeniom młodzieżowym, promując współpracę i organizując spotkania na poziomie międzynarodowym. Ważną częścią jej działalności jest przygotowanie Światowych Dni Młodzieży” (Statut art. 8)

[7] DK, 119

[8] Tamże.

[9] Por. Franciszek, Homilia podczas Mszy św. w Uroczystość Chrystusa Króla, 23 listopada 2020 r. [w:] L’Osservatore Romano, 23 listopada 2020, str. 6. Sugeruje się, aby Światowy Dzień Młodzięży obchodzony był w ten sam dzień, w którym przypada Uroczystość Chrystusa Króla także w Kościołach, których ryt nie przewiduje takiej uroczystości lub świętuje ją w innym terminie. Niemniej jednak ich ordynariusze mają prawo zadecydować inaczej.

[10] Jan Paweł II, Rozważania przed modlitwą Anioł Pański, 25 listopada 1984 r. [w:] Insegnamenti VII, 2 (1984), str. 1298.

[11] Franciszek, Homilia podczas Mszy św. w Uroczystość Chrystusa Króla, dz. cyt.

[12] DK 142.

[13] Franciszek, Adhortacja posynodalna „Christus vivit” 206,

[14] DK 16.

[15] Tamże.

[16] DK 142.

[17] Aby zgłębić temat wartości, jaką niosą ŚDM dla duchowej drogi młodych ludzi, por. Benedykt XVI, Przemówienie Benedykta XVI podczas spotkania z kardynałami oraz pracownikami Kurii Rzymskiej i Gubernatoratu, 21 grudnia 2012 r. [w:] Insegnamenti, dz. cyt. oraz Franciszek, Katecheza podczas Audiencji Generalnej, [w:] Insegnamenti I, 2 (2013), str. 209-211.

[18] Por. DK, 16 i 142.

[19] Franciszek, Katecheza podczas Audiencji Generalnej, 4 września 2013 r. [w:] Insegnamenti I, 2 (2013), str. 210.

[20] ChV 206.

[21] ChV 211.

[22] ChV 240.

[23] Por. ChV 240.

[24] ChV 174.

[25] Franciszek, Homilia podczas Mszy św. w Uroczystość Chrystusa Króla, dz. cyt.

[26] Por. Franciszek, Adhortacja apostolska „Gaudete et exsultate”, 2.

[27] ChV 238.

[28] Franciszek, Homilia podczas czuwania przed ŚDM, Rzym 8 kwietnia 2017, [w:] L’Osservatore Romano, 10-11 kwietnia 2017, str. 7.

[29] ChV 234

[30] Por. ChV 209.

[31] Franciszek, Orędzie na XXXV ŚDM, [w:] L’Osservatore Romano, 6 marca 2020, str. 8.

[32] Jan Paweł II, Adhortacja apostolska „Christifideles laici”, 46.

[33] ChV 48.

Traduzione in lingua araba

دائرة العلمانين، العائلة والحياة

التوجيهات الرعويّة للاحتفال

بالأيام العالمية للشبيبة في الكنائس الخاصة

1. الأيام العالمية للشبيبة:

إن تأسيس الأيام العالمية للشبيبة كان بالتأكيد نتيجة لرؤية نبوية عظيمة للقديس البابا يوحنا بولس الثاني. وقد وضّحَ أسباب قراره على النحو التالي: "يجب أن يشعر جميع الشباب بأنَّ الكنيسة تعتني بهم. لذلك، فلتلزم الكنيسة بأسرها، على المستوى العالمي، وبالاتحاد مع خليفة القديس بطرس، أكثر فأكثر بالشباب، وباهتماماتهم وهمومهم وتطلعاتهم وآمالهم، كي تحقّق توقّعاتهم عبر نقل اليقين الذي هو المسيح، والحقيقة التي هي المسيح، والمحبة التي هي المسيح..."[1]

تسلّمَ البابا بندكتوس السادس عشر رعاية الكنيسة من سلفه؛ حيثُ شدّدَ في مناسباتٍ مختلفة على أن هذه الأحداث هي هدية العناية الالهية للكنيسة، ووصفها بأنها "علاج ضد ضعف الإيمان" وهي "شكل جديد أكثر شبابًا للمسيحية" وقد "وضعت التبشير الجديد موضع التنفيذ". [2]

من وجهة نظر البابا فرنسيس أيضًا، توفّر الأيام العالمية للشبيبة زخمًا تبشيريًا قويًا للكنيسة بأسرها، وعلى وجه الخصوص للأجيال الشابة. بعد بضعة أشهر فقط من انتخابه، افتتح البابا فرنسيس بابويته مع الأيام العالمية للشبيبة في ريو دي جانيرو "البرازيل" في تموز 2013، وفي ختامه قال: "لقد شكّلَ مرحلة حج جديدة للشباب عبر القارات بصحبة صليب المسيح. علينا ألا ننسى أبدًا أن الأيام العالمية للشباب ليست "ألعابًا نارية"، أو مجرد لحظات حماس غاية في حد ذاته؛ وإنما هي مراحل مسيرة طويلة، قد بدأت عام 1985، بمبادرة من البابا يوحنا بولس الثاني".[3] وقام بتوضيح نقطة محورية: "لنتذكر دائمًا: أن الشباب لا يتبعون البابا، وإنما يسوع المسيح، ويحملون صليبه. والبابا يقودهم ويرافقهم في مسيرة الإيمان والرجاء هذه".[4]

كما نعلم جميعًا، تقام الاحتفالات العالمية لهذا الحدث بشكل عام كلّ ثلاث سنوات في دولة مختلفة في كل مرة بمشاركة الحبر الأعظم. أمَّا الاحتفال العادي بالأيام العالمية للشبيبة، من ناحية أخرى، فيتم كل عام في الكنائس الخاصة التي تتولّى تنظيم هذا الحدث.

2. الأيام العالمية للشبيبة في الكنائس الخاصة

إن الأيام العالمية للشبيبة التي يُحتفل بها في كلّ كنيسة خاصّة له أهمية وقيمة كبيرتان، ليس فقط للشباب الذين يعيشون في تلك المنطقة، بل للجماعة الكنسية المحلية بأسرها.

لا يستطيع بعض الشباب المشاركة في النسخة الدولية من الأيام العالمية للشباب بسبب دراستهم أو وظيفتهم أو بسبب الوضع المادي. لذلك، من الجيّد أن تتيح لهم كلّ كنيسة، حتى ولو كان ذلك على المستوى المحلي، فرصة عيش اختبار خاص في "احتفال بالإيمان" يمكن أن يكون مناسبة قويّة للشهادة والشركة والصلاة على غِرار النسخة الدولية من الأيام العالمية للشباب. قد أثّرت الأيام العالمية للشباب هذه بعمق في حياة الكثيرين من الشباب في كلِّ بقعة من بقاع العالم.

علاوةً على ذلك، عندما يتم الاحتفال بالأيام العالمية للشبيبة على المستوى المحلي، يكون لها بالغ الأهمية لكنائس معينة وهو يهدف إلى توعية الجماعة الكنسية بأكملها –العلمانيين والكهنة والمكرّسين والعائلات والبالغين والمسنين– حول رسالتهم القاضية بنقل الإيمان إلى الأجيال الشابة. ذكّرتنا الجمعية العامة لمجمع الأساقفة حول موضوع "الشبيبة والإيمان وتمييز الدعوة" (2018) بأن الكنيسة بأسرها، بما في ذلك الكنيسة الجامعة والمحلية وكل عضو من أعضائها، يجب أن تتحمل المسؤولية عن الشباب، وأن تكون على استعداد للسماح لأنفسنا بمواجهة أسئلتهم ورغباتهم وصعوباتهم. لذلك، بالتالي، إن الاحتفال بأيام الشبيبة هذه على المستوى المحلي مفيد للغاية في إبقاء الكنيسة واعية لأهمية السّير مع الشباب والترحيب بهم والاصغاء إليهم بصبر، مع إعلان كلمة الله لهم بمحبّة وقوّة.[5]

فيما يتعلق تحديدًا بموضوع عقد الأيام العالمية للشبيبة على المستوى المحلي، وضعت هذه الهيئة، في إطار اختصاصها[6]، بعض الإرشادات التوجيهية الرعويّة لمؤتمرات الأساقفة، ومجامع الكنائس البطريركيّة ورؤساء الأساقفة، والأبرشيّات / الأبرشيات الشرقية، والحركات والجمعيات الكنسية، وأخيرًا وليس آخرًا، لكل الشباب في جميع أنحاء العالم، بحيث تكون مناسبة " الأيام العالمية للشبيبة في الأبرشية" مناسبة للاحتفال "بالشباب" و "مع الشباب".

تهدف الارشادات التوجيهية الرعوية إلى تشجيع الكنائس على اعطاء أهمية متزايدة للاحتفال الابرشي بالأيام العالمية للشبيبة. عليها أن تنظر إليها على أنّها فرصة مواتية، لكي تكون مبدعة في تخطيط وتنفيذ المبادرات التي تُظهر أن الكنيسة تعتبر رسالتها مع الشباب "أولوية رعوية، ذات أهمية في صنع عهدٍ جديدٍ يُستثمر فيه الوقت والجهد والموارد".[7] يجب أن نحرص على أن تشعر الأجيال الشابة بأنها في محور اهتمام الكنيسة وعملها الرعوي. في الواقع، يريد الشباب أن يكونوا معنيين وأن ويُقدَّروا، وأن يشعروا بأنّهم شركاء أساسيين في حياة الكنيسة ورسالتها.[8]

وُضعت المبادئ التوجيهية التالية في المقام الأول مع وضع الأبرشيات المحلية في الاعتبار لأنَّ الأبرشيات هي إطار عمل الكنيسة المحلية والتعبير عنها، بيدَ أنه من الواضح أنه يجب تكييف هذه التوصيات مع مختلف الحالات التي تجد فيها الكنيسة نفسها في مناطق مختلفة من العالم. ومن الأمثلة على ذلك الحالات التي تكون فيها الأبرشيات / الأبرشيات الشرقية صغيرة ولديها موارد بشرية ومادية قليلة تحت تصرفها. وفي هذه الحالات المحددة، أو حيث ينظر إلى الأمر على أنه وسيلة رعوية، يمكن للسلطات المجاورة أو المتداخلة أن توحّد قِواها للاحتفال بيوم الشباب. وقد تكون مجموعة من عدة ولايات قضائية أو منطقة كنسية، أو يمكن أن تكون على المستوى الوطني.

3. الاحتفال الأيام العالمية للشبيبة على الصعيد المحلي في عيد يسوع الملك

في نهاية قداس عيد يسوع الملك في 22 تشرين الثاني 2020، دعا البابا فرنسيس إلى استئناف الاحتفال بالأيام العالمية للشبيبة في الكنائس المحلية. وقد أعلن أن هذا الاحتفال الذي كان يُقام عادةً يوم أحد الشعانين، سيبدأ الاحتفال به عام 2021 يوم عيد يسوع الملك.[9]

في هذا الصدد، نذكّر أنه في احتفال عيد يسوع الملك عام 1984، دعا القديس يوحنا بولس الثاني الشباب إلى اجتماع بمناسبة السنة الدولية للشباب عام 1985. شكّلت تلك المناسبة، إلى جانب الدعوة للاحتفال بسنة يوبيل الشباب في سنة الفداء (1984)، بداية الرحلة الطويلة لليوم العالمي للشباب. وقال البابا يوحنا بولس الثاني: "في هذا العيد ... تُعلن الكنيسة ملكوت المسيح، الحاضر بالفعل، ولكنه لا يزال ينمو في سرّهِ نحو ظهوره الكامل. أنتم، أيُّها الشباب لا يمكن الاستغناء عنكم في حمل ديناميات ملكوت الله، رجاء الكنيسة والعالم". كانت تلك بداية الأيام العالمية للشبيبة: في يوم عيد يسوع الملك دُعي الشباب من جميع أنحاء العالم "ليأتوا إلى روما للمشاركة في لقاء مع البابا في بداية الأسبوع المقدس، يوم السبت ويوم أحد الشعانين".[10]

في الواقع، ليس من الصعب رؤية الصِلة بين أحد الشعانين وعيد يسوع الملك، ففي أحد الشعانين، يُحتفل بدخول السيد المسيح إلى القدس على أنه: "ملك، وديع، راكبًا على أتان". (متى 5:21). وقد أعلنته الجموع (المسيا = المسيح) "هوشعنا لابن داؤود! مباركٌ الآتي باسم الرب! (متى21: 9). يضيف الإنجيلي لوقا لقب "الملك" إلى هتاف الجموع ب"الآتي"، مؤكدًا أن المسيح هو ملك، وإنَّ دخوله إلى القدس ما هو إلا تتويجًا ملكيًا:"مباركٌ الملك الآتي باسم الرب". (لوقا 38:19).

إنَّ البُعد الملوكي للمسيح بالنسبة للقديس لوقا مهم جدًّا، بحيث يظهر من بداية حياة السيد المسيح وحتى نهايتها ويرافق كامل خدمته. عند حدث البشارة، يتنبأ الملاك لمريم العذراء بأنَّ الطفل الذي ستحبل به سيتسلّم من الرّب الإله "كرسي أبيه داود، ويملك على بيت يعقوب إلى الأبد، ولن يكون لملكه نهاية" (لوقا32:1-33). في لحظة الصلب المذهلة، وبينما يكتفي الإنجيليون الأخرون بمجرد ذكر اهانتَي المصلوبين على جانبي يسوع، يُقدّم الإنجيلي لوقا الصورة المؤثرة "للّص التائب" الذي يصلّي إلى يسوع من على الصليب، قائلاً: "أُذكرني يا رب، متى جئتَ في ملكوتك" (لوقا 23: 42). تُوضّح كلمات الاستقبال والغفران التي نطقَ بها يسوع استجابةً لهذه الصلاة أنّه ملك جاء ليخلّص: "اليوم ستكون معي في الفردوس". (لوقا 43:23).

لذلك فإنَّ الإعلان الرئيسي الذي يجب أن يوجَّه إلى الشباب، والذي يجب أن يكون في محور كل أبرشية / أبرشية شرقية، تحتفل بالأيام العالمية للشبيبة في عيد يسوع المسيح الملك هو: إقبل المسيح! استقبله كملك في حياتك! إنه ملك، وقد جاء ليخلّصك! فبدونه لا سلام حقيقي، ولا مصالحة داخلية حقيقية، ولا مصالحة حقيقية مع الآخرين! فبدون ملكوته، يفقد المجتمع أيضًا وجههُ البشري. وبدون ملكوت المسيح، ستختفي كلّ الأخوّة الحقيقية والقرب الحقيقي من المتألمين.

وأشار البابا فرنسيس إلى أن قلب الاحتفاليين الليتورجيين؛ يسوع الملك وأحد الشعانين، يكمن في "سرّ يسوع المسيح مخلّص البشر".[11] الرسالة الأساسية هي دائمًا أن المكانة الكاملة للبشرية تنبع من المحبة التي تُعطي نفسها للاخرين "الحق حتى النهاية".

ولذلك، فإنّ هذه الدعوة موجهة إلى الأبرشيات / الابرشيات الشرقية، للاحتفال بالأيام العالمية للشبيبة في عيد يسوع الملك. إن رغبة قداسة البابا أن يكون هذا اليوم يومًا للكنيسة الجامعة، تضع فيه الشباب في مركز الاهتمام الرعوي، وتصلّي من أجلِهم، وتشرك الشباب كشركاء أساسيين، وتعزّز التواصل... الخ. الأمثل هو أن يتمّ تنظيم حدث (أبرشي/ ابرشي شرقي، اقليمي أو وطني) في اليوم الذي نحتفل به في عيد يسوع الملك. ولكن، قد يكون هناك أسباب لإقامة الحدث في تاريخ آخر.

وينبغي أن يكون هذا الاحتفال جزءًا من مسيرة رعوية شاملة، حيث لا تشكّل الأيام العالمية للشبيبة سوى مرحلة واحدة منها.[12] إنّه ليس من قبيل الصدفة أن يوصي الأب الأقدس بأن “ لا يمكن أن تكون رعوية الشبيبة إلّا سينودسية، يعني أن تكون "مسيرة مشتركة" ". [13]

4. الركائز الأساسية لليوم العالمي للشباب

خلال سينودُس "مجمع" الأساقفة حول موضوع "الشباب والايمان وتمييز الدعوة" تمحور العديد من المساهمات التي قدّمها أعضاء السينودُس حول الأيام العالمية للشبيبة. وفي هذا الصدد، تنص الوثيقة الختامية على أن "يوم الشباب العالمي – ثمرة الرؤية النبويّة للقديس يوحنا بولس الثاني، الذي لا يزال يلهم الشباب في الألفية الثلاثية –والاجتماعات الوطنية والأبرشية تلعب دورًا مهمًا في حياة العديد من الشباب، لأنها تقدّم تجربة حيّة للإيمان والشركة يمكن أن تساعدهم على مواجهة تحديات الحياة الكبيرة وأخذ مكانهم بمسؤولية في المجتمع وفي الكنيسة".[14]

وإذ تؤكد الوثيقة على أنَّ هذه التجمعات تشير إلى "المرافقة الرعوية العادية من قِبل الجماعات الفردية، حيث يجب مشاركة الإنجيل وترجمته إلى قرارات حياتية"،[15] تؤكد على "توفير إمكانية السير معًا كما لو كان في رحلة حج، واختبار الأخوّة مع الجميع، ومشاركة الإيمان بفرح، والتقرّب أكثر من الكنيسة".[16]

لنستكشف بعض من هذه "الركائز"[17] التي يجب أن تكون موجودة في صميم كل يوم من ايامالعالمي للشباب، حتى على الصعيد المحلي، والتي لها قيمة برامجية واضحة.

· يوم الشباب كـ"احتفال بالإيمان"

تُقدّم الأيام العالمية للشبيبة تجربة حيَّة ومبهجة للإيمان والشركة، مساحة لاختبار جمال وجه الله.[18] في قلب حياة الإيمان يكمن لقاؤنا بشخص يسوع المسيح، لذلك من الجيد أن يكن كل يوم عالمي للشباب صدى يدعو كلّ شاب للقاء المسيح والدخول في حوار شخصي معه. "ثم هناك الاحتفال الأكبر وهو عيد الإيمان، عندما نسبّح الرّب معًا، ونرنّم، ونستمع إلى كلمة الله ونبقى في صمت العبادة: كل هذا هو ذروة الأيام العالمية للشبيبة".[19]

من هذا المنطلق، يمكن لبرنامج النسخة الدولية لليوم العالمي للشباب (إعلان الانجيل، التنشئة، الشهادة، الأسرار المقدسة، والعروض الفنّية...) أن يكون مصدر إلهام على المستوى المحلي بحيث يمكن تكييفه بطريقة خلّاقة ومبتكرة. يجب ايلاء اهتمام خاص لأوقات العبادة الصامتة للقربان الأقدس كفعل إيمان بامتياز ولليتورجيا التوبة كمكان خاص للقاء رحمة الله.

علاوة على ذلك، ينبغي ألا يغيب عن بالنا كيف أنّه في كل يوم من الأيام العالمية للشباب، الحماس الطبيعي للشباب والشغف الذي يعتنقون به أي شيء يجعلهم يشعرون أنّهم معنيون وأي شيء يعيشون بهِ إيمانهم يحفّزان وينشّطان إيمان شعب الله بأسره. عندما يدعو الإنجيل الشباب إلى عيش تجربة مع الرب، غالبًا ما يصبحون شهودًا شجعان للإيمان. يؤدي هذا دائمًا إلى أن يصبح حدث الأيام العالمية للشباب شيئًا مدهشًا وفريدًا.

· يوم الشباب كـ "خبرة في الكنيسة"

إنه لمن المهم أن يكون الاحتفال بالأيام العالمية للشبيبة في الأبرشيات مناسبة ليختبر الشباب الشركة الكنسية ولكي يزداد الوعي لديهم بكونهم جزءًا لا يتجزأ من الكنيسة. إن الطريقة الأولى لإشراك الشباب هي الاستماع إليهم. عندما نقوم بالتحضير ليوم الشبيبة الأبرشي، نحن بحاجة إلى إيجاد الأوقات والطرق المناسبة لإسماع صوت الشباب داخل هيكليات الشركة الكنسية القائمة من: المجالس الأبرشية / الأبرشية الشرقية، وبين الأبرشية / الأبرشية الشرقية، ومجالس الكهنة، ومجالس الأساقفة المحلية... إلخ. دعونا ألا ننسى أنهم الوجه الشبابي للكنيسة!

إلى جانب الشباب، ينبغي أن يكون هناك مجال لمختلف المواهب الموجودة في الولاية القضائية. من الضروري أن يكون تنظيم احتفال الأبرشية / الرعية بالأيام العالمية للشبيبة جامعًا وشاملاً، وأن يعمل على اشراك كل الفئات العمرية في مشروع يدعو إلى العمل "السينودسي" المجمعي، كما طلب الأب الأقدس في الارشاد الرسولي المسيح يحيا: "ومتحلين بهذا الروح، يمكننا أن نسير نحو كنيسة تشاركية ومسؤولة، قادرة على تقييم غنى التنوّع الذي يكوّنها، وتقبل بامتنان إسهام المؤمنين العلمانيّين، بمن فيهم الشبيبة والنساء، وإسهام الحياة المكرّسة، رجالا ونساء، وإسهام الجماعات والجمعيّات والحركات. لا يجب أن تَستَبعد أيّ شخص، أو أن تسمح بأن يَستبعِد أيّ شخص نفسه".[20] بهذه الطريقة، سيكون من الممكن تجميع وتنسيق جميع القوى الديناميكية للكنيسة الخاصة، وكذلك إيقاظ القوى الساكنة.

في هذا السياق، إن وجود الأسقف المحلي واستعداده ليكون بين الشباب يشكّل علامة واضحة عن المحبّة والقرب. وكثيرًا ما يكون احتفال الأبرشيات بالأيام العالمية فرصة لالتقاء الشباب بأسقفهم والتحدّث معه. يشجّع البابا فرنسيس هذا النمط الرعوي من القرب، حيث "يجب أن نعطي الأولوية في هذا البحث إلى لغة التقارب، وهي لغة الحبّ المجّاني، العلائقي والوجودي الذي يلمس القلب، ويبلغ الحياة، ويوقظ الرجاء والأماني".[21]

· يوم الشباب "كخبرة تبشيرية"

لقد أثبتت الأيام العالمية للشبيبة على الصعيد الدولي على أنّها فرصة ممتازة للشباب لكي يكون لديهم خبرة تبشيرية إرسالية. ويجب أن يكون هذا هو الحال أيضًا بالنسبة لأيام الشبيبة في الأبرشية. وكما يقول البابا فرنسيس "خدمة الشبيبة يجب أن تكون دائمًا رعوية إرسالية ".[22]

من أجل تحقيق هذا الغرض، من الممكن تنظيم بعثات تشجّع الشباب على زيارة الناس في منازلهم حاملين رسالة رجاء أو كلمة تعزية أو حتى ببساطة الاستعداد للاستماع إليهم.[23] وحيثما أمكن، يمكن أن يتم الاستفادة من حماس الشباب لتمكينهم من قيادة احتفالات البشرى الإنجيلية بمرافقة التراتيل والصلاة وشهادات الحياة. بامكانهم الذهاب إلى الشوارع والميادين في المدن حيث يجتمع أقرانهم، لأنّ الشباب هم أفضل مبشرين للشباب أنفسهم. والواقع أن حضورهم وايمانهم المفرح يشكّلان بالفعل "الاعلان الحي" للبشارة التي تجذب شبابًا آخرين.

كما ينبغي تشجيع الأنشطة التي يختبر فيها الشباب العمل التطوعي والخدمة بحرية والعطاء الذاتي. علينا الا ننسى أن الكنيسة تحتفل في يوم الاحد قبل عيد يسوع الملك باليوم العالمي للفقراء. ما أفضل من هذه الفرصة لتشجيع المبادرات التي يعطي فيها الشباب من وقتهم وطاقتهم لصالح أكثر الفئات حرمانًا وتهميشًا والذين يتغاضى عنهم المجتمع. بهذه الطريقة تتاح للشباب الفرصة ليصبحوا "أبطال ثورة المحبّة والخدمة، قادرين على مقاومة أمراض النزعة الاستهلاكية والفردية السطحية".[24]

· عيد الشباب "فرصة لتمييز الدعوة" و "دعوة إلى القداسة"

في إطار تجربة إيمانية كنسية وإرسالية غنية، ينبغي إعطاء الأولوية للبعد الدعواتي. إنّها مقاربة تدريجية تساعد الشباب قبل كلِّ شيء لكي يدركوا أن حياتهم بأكملها توضعُ أمام الله الذي يحبهم ويدعوهم. لقد دعاهم الله أولا وقبل كل شيء إلى الحياة، ويدعوهم دائما إلى السعادة. إنّهم مدعوون للتعرف على الله والإصغاء إلى صوته، وفوق كلّ شيء فهم مدعوون لقبول ابنه يسوع كمعلم وصديق ومخلّص لهم. إن إدراك هذه "الدعوة الأساسية" والتعامل معها هو أول تحدٍّ كبير يواجهه الشباب. عندما تؤخذ هذه "النداءات" الأولى من الله على محمل الجد، تشير بالفعل إلى خيارات حياتية ملحّة. وهي تشمل قبول أنّ وجودنا هو عطية من الله، وبالتالي يجب أن يُعاش في إشارة إلى الله وليس بطريقة رجوع إلى الذات؛ اختيار الطريقة المسيحية للعيش في عواطفنا وعلاقاتنا الاجتماعية؛ اختيار الدراسات؛ الالتزام بالعمل واختيار مستقبلنا بأكمله بحيث يكون منسجمًا تمامًا مع الصداقة مع الله التي اعتنقناها ونريد الحفاظ عليها؛ اختيار جعل كل وجودنا هبة للآخرين ليعيشوا في الخدمة والحبّ غير الأناني. وغالبًا ما تكون هذه الخيارات جذرية استجابة لدعوة الله التي تعطي توجيهًا حاسمًا لحياة الشاب بكاملها. يقول البابا فرنسيس لهم: "إنَّ الحياة... وقت لاتخاذ خيارات قويّة وحاسمة وأبدية. إن الخيارات البسيطة تؤدي إلى حياة تافهة؛ والخيارات العظيمة إلى حياة عظيمة".[25]

في هذا "المجال الدعواتي" الواسع، ما من سبب للخوف من أن نعرِضَ على الشباب الخيار الذي يجب أن يتكوّن من حالة حياتية تتناسب مع مع الدعوة التي يوجهها الله لكلِّ واحدٍ منهم على حدة، سواء كان ذلك في الكهنوت أم في الحياة المكرّسة، بما في ذلك الحياة الرهبانيّة، أو الزواج والعائلة. من هذا المنطلق، فإنَّ مشاركة طلاب الكهنوت والمكرّسين والمتزوجين والعائلات من الممكن أن تكون مفيدة. بحضورهم وشهادتهم، يمكنهم أن يحثّوا الشباب على طرح الاسئلة المناسبة المرتبطة بدعوتهم وعلى رغوب البدء بالبحث عن "الخطة العظيمة" التي يعدّها الله لهم. تتعيّن مرافقة الشباب وارشادهم بحكمة في العملية الدقيقة التي ترشدهم لاتخاذ هذه الخيارات. وعندما يحين الوقت، ينبغي تشجيعهم على اتخاذ قرارهم الشخصي بطريقة حاسمة واثقين بمساعدة الله. وينبغي ألّا يظلّوا عالقين في حالة تردّد دائمة.

يجب أن يكون في صميم كل خيار دعوة أعمق للقداسة ويجب أن يتردد صدى الدعوة إلى القداسة[26] في الشباب بوصفها الطريق الحقيقي للسعادة وتحقيق الذات. إن القداسة تتناسب مع تاريخ وشخصية كل شاب. فهي لا تضع حدودًا للطرق الغامضة التي يخبّئها الله لكلِّ واحد والتي يمكن أن تؤدي إلى قصص قداسة بطولية -كما حدث ولا يزال يحدث مع العديد من الشباب- أو إلى "القداسة القريبة" التي لا يستبعد منها أحد. لذلك من الملائم ان نستفيد أكثر من الأرث الغني لقديسي الكنيسة المحلية والعالمية، أولئك الإخوة والأخوات الأكبر في الإيمان، الذين تؤكد لنا قصصهم أن طريق إلى القداسة ليس ممكنا وعمليا فحسب، بل أيضًا أنّه يمنحنا فرحًا عظيمًا.

· يوم الشباب " خبرة الحج"

لقد كانت الأيام العالمية للشبيبة حجًا عظيمًا منذ البداية. لقد كانت رحلة حج عبر الزمان والمكان وقد سافرَ الحجاج من مدن، بلدان وقارات مختلفة إلى المكان الذي يتم اختياره للقاء قداسة البابا والشباب الاخرين. لقد انتقل الحج عبر الزمن من جيل من الشباب إلى الجيل التالي الذي "يستلم الشعلة"، وقد طبع ذلك بعمق حياة الكنيسة خلال السنوات الخمس والثلاثين الماضية. ولذلك فإن شباب الأيام العالمية للشبيبة يشكّلون شعباً من الحجّاج. إنهم ليسوا مشردين يتنقلون بلا هدف، إنهم شعبٌ متحد، حجاج "يسيرون معا" نحو هدف، نحو لقاء مع الشخص الذي يستطيع أن يعطي معنى لوجودهم، الإله الذي أصبح واحدًا منَّا والذي يدعو كل شاب إلى أن يكون تلميذًا، وأن يترك كل شيء ويتبعه. يتطلّب الحج مقاربة بسيطة تطلب من الشباب أن يتركوا وراءهم وسائل الراحة الفارغة والحقائق اليقينية، وأن يتبنوا أسلوب سفر رزين ومنفتح على العناية الإلهية و"مفاجآت الله"، أسلوب يعلّمهم أن يتجاوزوا أنفسهم ويواجهوا التحديات التي يصادفونها على الطريق.

يمكن أن يقترح الاحتفال في الأبرشيات / الأبرشيات الشرقية بالأيام العالمية للشبيبة طرقًا محددة لكي يعيش الشباب تجارب حج حقيقية. فهذه هي الخبرات التي تشجّع الشباب على مغادرة منازلهم والانطلاق في مسيرة، وفي الطريق يتعرّفون على عرق المسيرة وكدحها، وتعب الجسم وفرح الروح. غالبا ما نكوّن صداقات جديدة من خلال الحج معًا، ونختبر الإثارة في تشارك في المثل العليا نفسها ونحن نتطلع معًا نحو هدف مشترك بدعم متبادل في الصعوبات وفرحة مشاركة القليل الذي لدينا. وكل ذلك ذو أهمية حيوية في الوقت الحاضر لأن العديد من الشباب يواجهون خطر عزل أنفسهم في عوالم افتراضية غير حقيقية، بعيدة عن الطرق الترابية والشوارع في العالم ونتيجة لذلك، فإنهم يُحرمون من الشعور العميق بالرضا الذي يتأتى من بلوغ الهدف المنشود بشق الأنفس والصبر، لا بمجرد نقرة بسيطة، بل بثبات ومثابرة جسدًا وروحًا. من هذا المنطلق، يمثّل يوم الشباب في الأبرشيات / الأبرشيات الشرقية فرصة عظيمة للأجيال الشابة لاستكشاف المزارات المحلية وغيرها من الأماكن المهمة للتقوى الشعبية. يجب الّا يغيب عن بالنا أنّ "مختلف مظاهر التقوى الشعبية، وخاصة الحجّ، تجذب الشبيبة الذين لا يندمجون عادة بسهولة في الهيكليات الكنسية، وهي تعبير ملموس عن ثقتهم بالله".[27]

· يوم الشباب باعتباره "تجربة الأخوة العالمية"

يجب أن يكون يوم الشباب العالمي فرصة للشباب للالتقاء بحيث أنه لا يقتصر على الشباب الكاثوليكي فقط. "كل شاب لديه ما يقوله للآخرين. لديه ما يقوله للبالغين، لديه ما يقوله للكهنة والأخوات والأساقفة وحتى للبابا".[28]

وفي هذا الصدد، يمكن أن يكون الاحتفال في الأبرشيات/الأبرشيات الشرقية بالأيام العالمية للشبيبة فرصة سانحة لجميع الشباب الذين يعيشون في منطقة ما ليلتقوا ويتحدثوا مع بعضهم البعض، بغضّ النظر عن معتقداتهم، أو رؤيتهم للحياة أو قناعاتهم. يجب أن يشعر كلّ شاب أنّهُ مدعو للمشاركة ويكون موضع ترحيب كأخ أو أخت. وعلينا أن نبني "رعوية للشبيبة قادرة على خلق فسحات شاملة، حيث يوجد مكان لجميع أنواع الشبيبة وحيث يظهر حقًا أننا كنيسة أبوابها مفتوحة".[29]

5. مشاركة الشباب

كما سبق أن ذُكر، من المهم أن يكون العاملون في مكاتب رعوية الشبيبة مهتمّين بصورة متزايدة بإشراك الشباب في جميع خطوات التخطيط الرعوي ليوم الشباب العالمي. وينبغي أن يتم ذلك بأسلوب سينودسي-تبشيري، وأن تتمّ الاستفادة إلى أقصى حدّ من الإبداع واللغة والأساليب التي تميّز تلك الفئة العمرية. من يعرف لغة ومشاكل أقرانه أفضل منهم؟ من هو الأكثر قدرة على الوصول إليهم من خلال الفن ووسائل التواصل الاجتماعي، الخ.؟

تستحق شهادة وتجربة الشباب الذين شاركوا من قبل في الأيام العالمية للشبيبة أن يسلّط الضوء عليها في إعداد الحدث الأبرشي / الأبرشي الشرقي.

في بعض الكنائس الخاصة، أصبح الشباب الذين شاركوا في الأيام العالمية للشباب، أو الذين ساعدوا في تنظيم مبادرات وطنية وأبرشية / أبرشية شرقية، الان "القدامى" الذين عاشوا هذه التجارب وشاركوا في إنشاء فرق تابعة للعمل الرعوي الشبابي في عدد من البيئات المختلفة، بما في ذلك الرعية، الأبرشية / الأبرشية الشرقية والوطنية... الخ. وهذا يبين لنا أنه عندما يصبح الشباب قوّة محركة رئيسية في تنظيم أحداث ذات أهمية خاصّة، يمكنهم بسهولة استيعاب المثل العليا التي ألهمت تلك الأحداث. وهم يدركون أهميتها ويصبحون متحمسين لها، وهم على إستعداد لتكريس الوقت والجهد ليتشاركوا بها مع الآخرين. وغالبا ما تؤدي تجاربهم القوية في الايمان والخدمة إلى إستعدادهم ليلتزموا بأنفسهم بالرعاية الرعوية الروتينية في كنيستهم المحلية.

نود أن نشدّد على أنه يجب أن نتحلى بالشجاعة لإشراك الشباب وأن نعهد إليهم بأدوار نشطة. وينبغي أن نضم شبانا من مختلف المجموعات الرعوية الموجودة في الأبرشية، وكذلك أولئك الذين لا ينتمون إلى أي جماعة أو مجموعة شبابية أو جمعية أو حركة. يمكن أن يكون يوم الشبيبة العالمي الأبرشي / الأبرشي الشرقي، فرصة رائعة لتسليط الضوء على غنى الكنيسة المحلية. من المهم ضمان عدم شعور الشباب الأقل حضوراً والأقل "نشاطًا" في الهيكليات الرعوية القائمة بأنهم مستبعدين. يجب أن يشعر كل فرد بأنه "مدعو بشكل خاص". يجب أن يشعر الشباب بأن حضورهم متوقّع ومرحّب به، كلّ واحدٍ في تفرده الفردي وإمكاناته البشرية والروحية. بهذه الطريقة، يمكن أن يكون الحدث الأبرشي / الأبرشي الشرقي، فرصة جيدة جدّاً لتحفيز واستقبال جميع الشباب الذين يبحثون عن مكانهم في الكنيسة والذين لم يجدوه بعد.

6. رسالة الأب الأقدس السنوية لليوم العالمي للشباب

في كل عام، قبل الاحتفال الأبرشي بيوم الشبيبة العالمي، يقوم قداسة البابا بنشر رسالة للشباب. لذلك سيكون من المناسب أن تستلهم الاجتماعات التحضيرية، وكذلك الأيام العالمية للشبيبة في الأبرشيات من كلمات الأب الأقدس الموجّهة إلى الشباب، ولا سيما من خلال مقطع من الكتاب المقدس الذي يتم إبرازه في الرسالة.

من المهم أيضًا أن يُصغي الشباب إلى كلمة الله وكلمة الكنيسة مباشرة من الأشخاص المقربين منهم - الأشخاص الذين يعرفون شخصياتهم وتاريخهم وأذواقهم وصعوباتهم وكفاحهم وتوقعاتهم وآمالهم. فهم يعرفون أفضل السبل لتطبيق النصوص الكتابية والتعليمية على ظروف الحياة الواقعية التي يواجهها هؤلاء الشباب بالذات. إن عمل الوساطة هذا، الذي يتم في التعليم المسيحي والحوار، سيساعد أيضًا الشباب لكي يكونوا قادرين على تحديد طرق معينة للشهادة لكلمة الله التي سمعوها ولكي يعيشوها في حياتهم اليومية ولكي يجسدوها في المنزل، وفي أماكن العمل أو الدراسة وبين الأصدقاء.

إنَّ الاتجاه الذي تقترحه رسالة البابا التي يهدف إلى مرافقة مسيرة الكنيسة الجامعة مع الشباب، يمكن بالتالي تفسيره بذكاءٍ وحساسيةٍ ثقافيةٍ كبيرةٍ من خلال مراعاة السياق المحلي. كما يمكن أن يلهم مسيرة خدمة الشباب في الكنيسة المحلية، مع عدم نسيان خطّي العمل الرئيسيين اللذين حددهما البابا فرنسيس: التوعية والنمو.[30]

لا يمكن أن نستبعد أن الرسالة يمكن أن تنتقل أيضًا من خلال مختلف وسائل التعبير الفنية أو المبادرات ذات الطابع الاجتماعي، وفقاً لما دعانا قداسة البابا إليه في رسالته بمناسبة اليوم العالمي الخامس والثلاثين عندما قال: "قدموا للعالم والكنيسة والشباب الآخرين شيئًا جميلاً، سواء في عالم الروح أو الفنون أو المجتمع".[31] علاوة على ذلك، يمكن تناول محتوى الرسالة في أوقات أخرى مهمة خلال السنة الرعوية، مثل شهر الإرساليات أو الأشهر المخصصة لكلمة الله أو الدعوات، مع الأخذ بعين الاعتبار دائمًا الإشارات الصادرة عن مؤتمرات مجلس الأساقفة ذات الصلة.

أخيرًا وليس آخرًا، يمكن أن تصبح رسالة البابا موضوع لقاءات أخرى للشباب يقترحها العاملون في الخدمة الشبابية للكنيسة المحلية والجمعيات والحركات الكنسية.

7. الخاتمة

إن الاحتفال الأبرشي بالأيام العالمية للشبيبة هو بلا شك عنصر هام في حياة كل كنيسة على حِدة. إنه لحظة خاصة للقاء الأجيال الشابة وأداة لتبشير عالم الشباب والتحاور معهم. دعونا لا ننسى أن "لدى الكنيسة الكثير لتتكلّم عنه مع الشباب، ولدى الشباب الكثير ليشاركوه مع الكنيسة".[32]

تهدف المبادئ التوجيهية الرعوية الواردة في هذه الصفحات إلى أن تكون مصدرًا يقدّم الحوافز المثالية والتطبيقات العملية الممكنة التي من شأنها أن تتيح ليوم الشباب العالمي الأبرشي أن يكون فرصة لإبراز إمكانات صنع الخير الموجودة في كل شاب، بسخائه وتعطشه للقيم الأصيلة والمثل العليا. لذلك نكرّر إصرارنا على أهمية أن تُولي كنائس معينة اهتمامًا خاصًا للاحتفال بيوم الشبيبة الأبرشي، لكي يتم استغلاله وتقديره بشكل مناسب. الاستثمار في الشباب هو استثمارٌ في مستقبل الكنيسة يتعلق بتشجيع الدعوات، ويعني بالفعل البدء في الإعداد عن بعد لعائلات الغد. ولذلك فهو مهمة حيوية لكل كنيسة محلية وليس مجرد نشاط آخر.

لنوكل مسيرة الخدمة الشبابية في جميع أنحاء العالم إلى أمنا مريم العذراء. كما يذكرنا البابا فرنسيس في الارشاد الرسولي "المسيح يحيا": "إن أمّنا تنظر إلى هذا الشعب الحاجّ: شعبٌ شابٌّ تحبّه، ويبحث عنها بصمت القلب رغم كلّ الضجيج والمحادثات والتشتّت على طول الطريق. تحت نظرِ أمّنا، وحده صمت الرجاء له مكان. وهكذا تنير مريم شبابنا من جديد".

وافق البابا فرنسيس على نشر هذه الوثيقة

من الفاتيكان، 22 نيسان 2021

الذكرى السنوية لتسليم صليب الايام العالمية للشباب.

______________

[1] يوحنا بولس الثاني ، خطاب إلى مجمع الكرادلة و إلى الكوريا الرومانية بمناسبة عيد الميلاد (20 كانون الأوّل 1985) ، في "Insegnamenti" VIII ، 2 (1985) ، ص. 1559-1560.

[2] راجع بندكتوس السادس عشر، خطاب البابا بندكتوس السادس عشر إلى الكرادلة، الكوريا الرومانية والعائلة البابوية، بمناسبة عيد الميلاد، في "Insegnamenti" VIII، 2 (2011)، ص. 951-955.

[3] فرنسيس، صلاة التبشير الملائكي، في“Insegnamenti” I، 2 (2013) ، ص. 155.

[4] المرجع نفسه.

[5] راجع الوثيقة الختاميّة للجمعيّة العامّة العاديّة الخامسة عشرة لسينودُس الأساقفة، 4. من الآن فصاعدًا، سيتم الاستشهاد بالوثيقة ب-(و.خ).

[6] تعبّر دائرة العلمانين، العائلة والحياة "عن اهتمام الكنيسة الخاص بالشباب، وتؤكد على دورهم في خضم تحديات عالم اليوم. وهو يدعم مبادرات الأب الأقدس في مجال رعويّة الشبيبة وتضع نفسها في خدمة مؤتمرات مجلس الأساقفة والحركات والجمعيات الشبابية الدولية، وتعزز تعاونها وتنظم لقاءات على المستوى العالمي. من أبرز أنشطتها التحضير ليوم العالمي للشباب. (النظام الأساسي، مادة 8).

[7] و.خ، 119.

[8] المرجع نفسه.

[9] راجع فرنسيس، عظة القداس في عيد يسوع الملك، في "L’Osservatore Romano"، تشرين الثاني 2020، ص. 6. يُقترح الاحتفال الأيام العالمية للشبيبة في نفس تاريخ احتفال المسيح الملك، حتى في الكنائس التي لا تنص طقوسها على هذا الاحتفال وفي تلك التي تحتفل به في يوم آخر. ومع ذلك،يمكن للسلطات المحلية اتخاذ قرار خلاف ذلك.

[10] يوحنا بولس الثاني، التبشير الملائكي، في “Insegnamenti” VII ، 2 (1984) ، ص. 1298.

[11] فرنسيس، عظة القدّاس الإلهي في مناسبة عيد يسوع الملك، في "L’Osservatore Romano".

[12] و.خ، 142.

[13] فرنسيس، الإرشاد الرسولي ما بعد السينودُس، المسيح يحيا، 2019، 206، من الآن فصاعداً، ستعرف الوصية ب-(م.ي).

[14] و.خ، 16.

[15] المرجع نفسه.

[16] المرجع نفسه، 142.

[17] للمزيد من المعلومات حول مساهمة الأيام العالمية للشبيبة في الرحلة الروحية للشباب، راجع: البابا بندكتوس السادس عشر، خطاب البابا بندكتوس السادس عشر إلى الكرادلة، الكوريا الرومانية والعائلة الحبرية، بمناسبة عيد الميلاد، في "Insegnamenti" VII، 2 (2011)، مرجع سابق. في؛ فرنسيس، المقابلة العامّة، في "Insegnamenti" I، 2 (2013)، ص 209-211.

[18] و.خ، 16 و 142.

[19] فرنسيس، المقابلة العامّة، في "Insegnamenti" I، 2 (2013)، ص 210.

[20] م.ي، 206.

[21] م.ي، 211.

[22] م.ي، 240.

[23] المرجع نفسه.

[24] م.ي، 174.

[25] فرنسيس، عظة القدّاس الإلهي في مناسبة عيد يسوع الملك، في "L’Osservatore Romano".

[26] راجع فرنسيس، الإرشاد الرسولي، اِفَرحوا وابتَهِجوا، 2018، 2.

[27] م.ي، 238.

[28] فرنسيس، كلمة في سهرة الصلاة استعدادًا ليوم العالمي للشباب، في "L’Osservatore Romano" ، 10-11 نيسان 2017 ، ص. 7.

[29] م.ي، 234.

[30] م.ي، 209.

[31] فرنسيس، رسالة قداسة البابا بمناسبة الأيام العالمية للشبيبة الخامس والثلاثين للشباب، في "L’Osservatore Romano"، 6 آذار 2020، ص. 8.

[32] يوحنا بولس الثاني، الإرشاد الرسولي ما بعد السينودسChristisfideles Laici ، 1988، 46.


© http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino.html - 18 maggio 2021


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