Scesi dal soglio di Pietro

precedenti La risposta di Benedetto XVI nel libro-intervista Luce del mondo, era stata esplicita. Alla domanda del giornalista Peter Seewald ("Quindi è immaginabile una situazione nella quale lei ritenga opportuno che il Papa si dimetta?") aveva detto "Sì. Quando un Papa giunge alla chiara consapevolezza di non essere più in grado fisicamente, mentalmente e spiritualmente di svolgere l’incarico affidatogli, allora ha il diritto e in alcune circostanze anche il dovere di dimettersi». In verità, la ricostruzione storica dei casi in cui si è interrotto un pon-tificato prima della morte del Papa, ci riconduce a pochissime figure e in nessun caso a una situazione come quella che si è verificata con la deci-sione di Benedetto XVI. Agli albori della Chiesa, quando ancora la predicazione degli apostoli era realtà viva e ricordata per testi-monianza diretta, troviamo la figura di Papa Clemente: nella lista dei ve-scovi di Roma stilata da Ireneo di Lione indicato come terzo successore di Pietro dopo Lino e Anacleto. Le fonti non sono univoche nel rico-struire una data esatta del suo Ponti-ficato: secondo Eusebio di Cesarea sarebbe succeduto ad Anacleto nel dodicesimo anno di Domiziano, cioè nell’anno 92 (Historia Ecclesiastica, III, 15). Ma Girolamo riporta, oltre a questa, anche la tradizione che vole-va Clemente come successore imme-diato di Pietro. Epifanio di Salamina si chiedeva come mai un contempo-raneo degli apostoli fosse subentrato solo più tardi nell’episcopato roma-no e ipotizza che gli apostoli possa-no aver ordinato chi li sostituisse nel governo della Chiesa romana mentre loro erano impegnati nel ministero apostolico. Epifanio immagina, sulla base della lettera della Chiesa dei Romani a quella dei Corinzi (cfr. 54, 2) — tradizionalmente attribuita a Clemente anche se, in realtà, il fatto non è documentato, e nella quale si esortano i più generosi ad allonta-narsi piuttosto che suscitare sedizio-ni, divisioni e discordie — che in questo passo si rifletta una situazio-ne personale dell’autore il quale, per non suscitare problemi all’interno della comunità, si sarebbe astenuto dall’esercitare le funzioni episcopali finché non vi fu costretto alla morte di Pietro, di Lino e di Cleto. Siamo però in un ambito in cui il condizionale è d’obbligo e le notizie mancano del necessario fondamento storico. Anche perché — è l’orienta-mento degli studi attuali — almeno fino al II secolo la guida della Chie-sa di Roma sembra vedere come protagonista un collegio di presbiteri piuttosto che una figura prevalente. Da Clemente si passa a Ponziano. Diciottesimo vescovo della Chiesa di Roma, la data di inizio del suo epi-scopato va fissata, per congettura, al 230. La fonte più attendibile, il Ca-talogo liberiano, stabilisce la durata del suo ministero in cinque anni, due mesi e sette giorni. Nel 235 Ponziano fu deportato in Sardegna in-sieme con il presbitero Ippolito. La durezza del provvedimento risulta dal testo dalla specificazione:in in-sula nociva, formula che probabil-mente intende il clima insalubre e la condanna ai lavori forzati in minie-ra. Il catalogo ricorda quindi la data della rinuncia di Papa Ponziano alla carica, rinuncia espressa con il termine tecnicodiscinctus est(cfr. Th e s a u -rus linguae Latinae, V, 1, Lipsiae 1909-34, col. 1316), avvenuta in Sar-degna (in eadem insula) il 28 settem-bre e l’ordinazione, come successore, di Antero il 21 novembre. Ponziano, come ipotizza l’Enciclo-pedia dei Papi, «potrebbe essere sta-to spinto da un ammirevole reali-smo, avendo dato per certo che non sarebbe uscito vivo dalla deportazio-ne, e che l’assenza di un pastore avrebbe nuociuto al gregge. Ma cir-costanze particolari potrebbero aver-lo indotto a un gesto di forte signifi-cato simbolico. Se il presbitero Ip-polito esiliato con lui, sia o meno da identificare con l’autore dell’Èlenchos, fosse stato il capo spirituale di una comunità romana dissidente con l’orientamento in quel momento maggioritario rappresentato da Pon-ziano, il gesto di quest’ultimo acqui-sterebbe ulteriore spessore in quanto teso a favorire o sancire una riconci-liazione. E se ci si volesse spingere oltre nel campo della congettura l’elezione a Roma di Antero, un gre-co di origine orientale, come dovrebbe essere stato Ippolito, avrebbe il sapore di una ulteriore apertura alla riunione delle varie componenti della co-munità romana». Con un salto di circa tre secoli si giunge a Papa Silverio. Alla morte del padre (papa Ormisda) nel 523, ne compose l’epitaf-fio, oggi perduto, nel quale celebra-va i tentativi di riconciliazione con l’Oriente e il ritorno dell’Africa alla libertà. Non è noto se all’epoca Sil-verio fosse già entrato nel clero, poi-ché l’iscrizione non porta alcun tito-lo, ma si sa che quando giunse la morte di Papa Agapito, avvenuta a Costantinopoli il 22 aprile 536, egli era suddiacono della Chiesa di Ro-ma. La sua candidatura al soglio pon-tificio, imposta da re Teodato, se-condo il cronista delLiber pontificalis suscitò un diffuso malumore tra il clero, come reazione al rango mode-sto del candidato nella gerarchia ec-clesiastica. Era la prima volta che un suddiacono accedeva al pontificato. Silverio si impegnò nella lotta con-tro i monofisiti nel concilio che si svolse dal 2 al 4 giugno del 536, du-rante il quale fu condannato in con-tumacia Antimo, che fu deposto dal-la sua sede di Trebisonda. Questa politica di repressione del monofisi-smo indispose l’imperatrice Teodora, che decise la rovina di Silverio in-viando una lettera al generale Belisa-rio nella quale gli intimava di depor-re il Papa. Belisario obbedì convocando i presbiteri, i diaconi e tutto il clero affinché eleggessero Vigilio, che fu consacrato il 29 marzo 537, sebbene il Liber pontificalislo designi come diacono fino alla morte del suo predecessore. Se-condo la stessa fonte Silve-rio fu confinato nell’isola di Palmarola, una delle Ponti-ne, e ridotto alla stato mo-nastico. Liberato parla in-vece di un primo esilio a Patara, in Licia, mostrando una relativa concordanza con Procopio, il quale rife-risce che Belisario mandò il Papa accusato di tradimen-to «in Grecia». In tutt’altra epoca si in-quadra Benedetto IX, al se-colo Teofilatto dei conti di Tuscolo, regnante tra l’otto-bre del 1032 e il settembre del 1044. A lui toccò di rappresentare il segno della assoluta mondanizzazione e strumentalizzazione del potere papale. Nella sua complessa vicenda il Pontefice fu espulso da Roma, dove rientrò prima di essere definitivamente sconfitto. Incerta la data di nascita e l’esatta posizione della genitura, si può comunque dire che non fosse fanciullo al momento dell’elezione, come sostenuto a lungo. Gli Annales Romani rip ortano che nel 1044 a Roma scoppiò una rivolta contro il Papa che venne cacciato. Subito dopo venne eletto il vescovo di Sabina Giovanni, che prese il nome di SilvestroIII, il quale dopo 49 giorni venne a sua volta rimosso da Benedetto IX che tornò sul soglio pontificio. In carica Benedetto IX vi rimase dal 10 marzo al 1° maggio del 1045, quando cedette l’incarico a Giovanni Graziano, che divenne Pontefice con il nome di Gregorio VI. La successione era avvenuta con un meccanismo usuale, dati i tempi, quello dell’acquisto per denaro. Anche il nuovo Papa non restò a lungo sul soglio: sceso in Italia nell’autunno del 1046, EnricoIII riunì un concilio a Sutri, invitando i tre Pontefici che erano stati protagonisti delle vi-cende degli ultimi due anni. Silve-stro III non si presentò. GregorioVI, unico presente, riconobbe la sua colpa, pur nell’affermazione della sua buona fede. Nemmeno Benedetto IX si presentò e nel concilio romano immediatamente successivo, nel Natale del 1046, fu dichiarato deposto dal nuovo Pontefice Clemente II. Ma dopo la morte improvvisa di Clemente, il 9 ottobre 1047, Benedetto IX riuscì a tornare ancora sul soglio di Pietro, forte dell’appoggio di Bonifacio di Canossa, e sfruttando la lontananza dall’Italia di Enrico III. Durò però poco. Enrico chiese a Bonifacio di scortare a Roma il nuovo Pontefice scelto da lui stesso, Poppone di Bressanone che assunse il nome di Damaso II. Dopo un’iniziale riluttanza Bonifacio dovette ce-dere alle minacce del sovrano e ac-compagnò a malincuore il Papa germanico nella città eterna, determinando l’allontanamento definitivo di Benedetto IX, che si rifugiò tra i ca-stelli della Sabina. Qui Teofilatto continuò a considerarsi in carica in uno sdegnoso ritiro. Dopo il caso di Celestino V del quale scriviamo in questa pagina, si arriva così all’ultimo Pontefice che lasciò il soglio di Pietro. Angelo Correr, figlio del patrizio veneziano Nicolò di Pietro, Papa dal 1406 al 1415 con il nome di Gregorio XII, dimettendosi da vicario di Pietro (ma su richiesta del concilio di Costanza) cercò di avviare verso la soluzione un groviglio di problemi straordinariamente complesso: anni di lotte e di contese giuridiche, belliche e di-plomatiche con gli antipapi Bene-detto XIII, espressione della fazione avignonese, e Giovanni XXIII(nome che verrà poi riutilizzato da Papa Roncalli) durante lo scisma d’Occidente. Nel marzo 1415 aveva nominato Carlo Malatesta suo procuratore, delegando nel contempo propri rap-presentanti con la potestà di convo-care a suo nome il concilio. Se l’assemblea conciliare avesse accettato tale procedura Gregorio sarebbe ap-parso come l’unico Papa legittimo; si trattava di un riconoscimento forma-le, ma importante. Il concilio ritenne comunque opportuno accogliere la richiesta, destinata a spianare la via all’unità. Così il 4 luglio 1415 il car-dinale Dominici lesse la bolla di convocazione del concilio, dopodi-ché il Malatesta dette l’annuncio uf-ficiale dell’abdicazione di Gregorio XII. Il concilio aveva deciso di confe-rire a Gregorio XIIil titolo di cardi-nale vescovo di Porto con il primo rango dopo il Papa e la nomina vita-lizia di legato per la Marca di Anco-na. Di quanto era avvenuto a Co-stanza il 4 luglio 1415 ebbe notizia il 19 luglio e il giorno seguente, nell’ultimo concistoro che volle con-vocare, si spogliò dei simboli del po-tere papale rivestendo l’abito cardi-nalizio. Dal gennaio 1416, tornato Angelo Correr, visse a Recanati dove si spense il 18 ottobre 1417. L’11 novembre di quello stesso anno, con l’elezione di Oddone Colonna che assunse il nome di Martino V, il grande scisma era definitivamente riassorbito.



(©L'Osservatore Romano 11-12 febbraio 2013)

Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla mailing list di cristiano cattolico. Conforme al Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n.196, per la tutela delle persone e e il rispetto del trattamento di dati personali, in ogni momento è possibile modificare o cancellare i dati presenti nel nostro archivio. Vedi pagina per la privacy per i dettagli.
Per cancellarsi usare la stessa mail usata al momento dell'iscrizione.