Chiesa

Ruolo e responsabilità del vescovo nell'ambito delle opere di carità

Buon samaritanodi ANTONIO MARÍA ROUCO VARELA *

La recente lettera apostolica sotto forma di motu proprio di Papa Benedetto XVI sul servizio della carità, Intima Ecclesiae natura , pone in evidenza — già nelle stesse parole con cui inizia — che il servizio della cari- tà è una dimensione costitutiva del- la missione della Chiesa — appartie- ne alla sua “intima natura” — ed è pertanto anche espressione irrinun- ciabile della sua stessa essenza.
Ne deriva, come conseguenza necessaria, che tutti i fedeli hanno il diritto e il dovere d’impegnarsi nel ministero della carità, ognuno secondo la sua condizione e la sua professione, poiché tutti i fedeli cristiani parteci- pano, in virtù del battesimo che li ha incorporati a Cristo e integrati nel popolo di Dio, alla triplice fun- zione sacerdotale, profetica e reale di Cristo, e sono chiamati a svolgere la missione che Dio ha affidato alla Chiesa nel mondo (cfr. Lumen gen- tium , n. 32). A partire da questo fondamento della comune — e allo stesso tempo diversificata — partecipazione di tut- ti i fedeli alla missione della Chiesa, il documento pontificio presta parti- colare attenzione alla funzione del vescovo diocesano rispetto al servi- zio della carità — parte integrante della missione della Chiesa — al fine di colmare una lacuna normativa, visto che il Codice di diritto canoni- co e altri documenti della Santa Se- de non hanno sviluppato e concre- tizzato sufficientemente questo asp etto. La responsabilità del vescovo dio- cesano nell’ambito delle opere di carità realizzate istituzionalmente dai fedeli costituisce un servizio in- dispensabile per vegliare sul caratte- re ecclesiale di tali opere, di modo che siano autentica espressione della natura della Chiesa. Non si tratta di limitare o di ridurre l’attività dei fe- deli nell’esercizio della carità, ma di potenziarla e di promuoverla affin- ché si realizzi nel modo più pieno e integro possibile, come testimonian- za della carità di Cristo. Per questo il documento indica che «la Chiesa in quanto istituzione non può dirsi estranea alle iniziative promosse in modo organizzato, libera espressio- ne della sollecitudine dei battezzati per le persone ed i popoli bisogno- si». E allo stesso tempo stabilisce quali sono le due dimensioni della funzione del vescovo in tale mate- ria: accogliere queste iniziative come manifestazione della partecipazione di tutti alla missione della Chiesa; garantire che vengano portate avan- ti conformemente alla natura e alla missione della Chiesa, come pure nel rispetto della volontà dei fedeli che, nel collaborare in modo disin- teressato con il loro lavoro e con i loro beni a queste opere di carità, intendono collaborare alla missione della Chiesa. Queste due dimensio- ni del ministero del vescovo, intima- mente unite tra loro, hanno un’espressione canonica diversifica- ta, dipendendo dalla natura dell’isti- tuzione ecclesiale che opera in quel settore della carità. Se si tratta di opere di carità pro- mosse dalla stessa diocesi, spetta al vescovo diocesano non solo vigilare su di esse, ma anche dirigerle. Il documento fa un riferimento espli- cito al servizio che presta l’o rg a n i - smo della Caritas, la cui creazione il vescovo deve favorire in ogni par- rocchia, fermo restando che posso- no esistere altre iniziative di carità che risultino adeguate alle necessità, sotto il coordinamento generale del parro co. Per quanto riguarda le opere di carità istituite dalla conferenza epi- scopale in ambito nazionale, la dire- zione spetta alla stessa conferenza episcopale che le ha fondate, tenen- do sempre presente che rimangono integri il diritto e la responsabilità del vescovo diocesano di dare il proprio consenso affinché quell’op e- ra si possa svolgere nella sua dioce- si, poiché il vescovo è il pastore proprio della Chiesa particolare che gli è stata affidata, e colui che deve discernere e coordinare, nel rispetto della normativa canonica e dell’identità propria di ogni organi- smo, tutte le attività caritative della Chiesa che si realizzano istituzional- mente nella sua diocesi. Infine, rispetto alle opere di cari- tà realizzate da associazioni o da or- ganismi che, promossi dall’iniziativa dei fedeli, si presentano come asso- ciazioni od organismi della Chiesa e vogliono avvalersi del contributo dei fedeli, il vescovo ha la responsa- bilità di vegliare affinché l’e s e rc i z i o della carità conservi la propria iden- tità ecclesiale, senza però andare a discapito dell’autonomia che corri- sponde legittimamente ai fedeli nel- la direzione dell’entità che hanno p ro m o s s o . Per questo caso, al quale si equi- parano gli organismi e le fondazioni con fini caritativi promossi dagli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, il documento illu- stra in modo dettagliato i diversi elementi che configurano la respon- sabilità del vescovo. Ci limitiamo qui a menzionare i più importanti: approvare gli statuti — nella diocesi in cui l’organismo si costituisce — o dare il consenso alla sua istituzione nella diocesi, se si tratta di una Chiesa particolare diversa da quella in cui si è costituito; vegliare affin- ché la gestione si realizzi conforme- mente alla dottrina della Chiesa, nei fini che si perseguono, nei mezzi di finanziamento che si utilizzano per raggiungere tali fini, come pure nel- la testimonianza di sobrietà cristiana che deve caratterizzare la gestione delle diverse attività; far sì che quanti lavorano nella pastorale cari- tativa della Chiesa, oltre a dimostra- re la propria competenza professio- nale, rechino testimonianza della fe- de che agisce per mezzo della cari- tà; esaminare il bilancio annuale dei conti; coordinare tutte le attività ec- clesiali istituzionali di carità che si svolgono nella diocesi, affinché si realizzino secondo la disciplina del- la Chiesa, potendo giungere a proi- birle o ad adottare le misure neces- sarie in caso questa non venga ri- sp ettata. In tal modo, il m o t u p ro p r i o sta- bilisce con chiarezza la posizione di autorità e di coordinamento che corrisponde al vescovo diocesano ri- spetto all’intera azione caritativa che si realizza istituzionalmente nella diocesi; autorità e coordinamento che — insieme alla testimonianza della propria vita — costituiscono il servizio specifico che il vescovo è chiamato a offrire in questo settore della missione della Chiesa, per pro- muovere e proteggere il genuino spirito evangelico delle opere di ca- rità, di modo che la Chiesa diocesa- na sia una comunità di carità che accoglie e rende testimonianza del comandamento del Signore. *Cardinale arcivescovo di Madrid

© Osservatore Romano - 21 febbraio 2013


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