Chiesa

Il Celibato è un dono per la Chiesa e per chi lo accoglie.

prostrazioneFacciamo un po’ di chiarezza sulla questione del celibato solo con qualche piccola pillola e senza avere la pretesa di esaurire l’argomento rimandando a studi e documenti qualificati e ad esperienze pertinenti per approfondimenti.


1 – L’ordinazione sacerdotale di soli uomini celibi è una legge di diritto ecclesiastico (a differenza dell'aspetto dell’ordinazione riservata solo agli uomini maschi che è di diritto divino, e quindi non modificabile) e quindi può essere cambiata, ma ha radici ben salde oltre la sua ratifica attorno all’anno mille. Infatti ha radici fondate nella proposta/dono di Verginità che la Chiesa ha sempre accolto e proposto ai suoi ministri sin dalla Chiesa Apostolica e sub-apostolica.



2 – La verginità per il Regno si fonda direttamente sulla vita storica di Gesù che visse da celibe, con tutta la sua persona, corpo, mente e cuore, totalmente orientato al Regno. Quando Gesù dice che “c’è chi si fa eunuco per il Regno dei Cieli”, parlava di sé e di coloro che avrebbero avuto questa chiamata nello Spirito, “chi può capire capisca”. (vd Mt 19, 3-12). Il celibato sacerdotale non è dunque solo qualcosa che Gesù ha voluto ma piuttosto qualcosa che Egli ha vissuto ("per" il Regno) legandolo in maniera indissolubile alla sua missione Sacerdotale, Soteriologica e Pastorale. In Gesù il celibato, come Verginità per il Regno, si è, per così dire, reso intellegibile, evidente, esemplare e normativo.



3 – Non esistono “preti sposati” - come erroneamente si dice o si crede - ma piuttosto il contrario, sposati che diventano sacerdoti fino al secondo grado di sacerdozio. In effetti alcuni degli Apostoli e dei Vescovi loro successori risultano essere stati sposati prima di ricevere il mandato apostolico. Anche alcuni Vescovi erano già coniugati nell’epoca apostolica e sub apostolica. Ma ribadiamo, alcuni. Lo testimonia anche san Paolo nei suoi scritti: “il vescovo non sia sposato che una sola volta” (vd ITim. 3,2). In effetti san Paolo ribadisce l’importanza della continenza legata al suo ministero (vd I Cor. 7,7), ribadendo “propter futuram continentiam”. Infine quando Paolo si rivolge a Timoteo affermando che “il vescovo non sia sposato che una sola volta” ha ben presente che Timoteo è vescovo celibe. È infatti molto più difficile dimostrare che Timoteo fosse sposato piuttosto che il contrario. Questo fa si che l’affermazione di Paolo va inserita in un contesto di eccezione e non di consuetudine. La maggior parte dei vescovi era celibe e di conseguenza, si manteneva continente. Nella lettera al vescovo Tito (Tit. 1,5-9), nell’elenco della qualità di un vescovo non fa accenno “all’essere sposato una sola volta” ma anzi a quello che dal greco traduciamo con “padrone di sé” (enkrate) che si riferisce al dominio di sè medesimi, anche inerente la sfera sessuale.

Nella sua autocoscienza e guida nello Spirito Santo, la Chiesa ha immediatamente compreso la profondità e la totalità di un cuore indiviso e donato ("per" il Regno). Mentre è tollerabile che lo sposato possa accedere al ministero fino al secondo grado e nella Chiesa latina solo fino al primo grado, è, dunque, infinitamente prezioso il dono del Celibato e della continenza che ne consegue. Per tale motivo, per non "limitare" la ricchezza del Ministero, persino nella tradizione orientale cattolica, disciplinata dal proprio Diritto, è escluso l'accesso ai coniugati del terzo grado del sacerdozio, cioè l'Episcopato; continenza per il Regno e stato celibatario sono fondamentali per vivere in pienezza il sacerdozio.



4 – Esistono invece sacerdoti “ridotti allo stato laicale” con la perdita dello “stato clericale” (Cdc Can. 290). La riduzione allo stato laicale ha valore punitivo, con l’accezione bella e misericordiosa che ha questa accezione per la Chiesa come cammino di conversione, ossia medicinale. Anche la scomunica è un gesto di misericordia. Tra questi sacerdoti “ridotti allo stato laicale” c’è chi si sposa con nozze civili, chi convive o peggio. La comunità, adulta nella fede, non smette di pregare per la conversione di questi fratelli affidandoli alla Provvidenza divina. Tale riduzione allo stato laicale non comporta, tuttavia, la sospensione dell’obbligo del celibato (vd can. 290).



5 – Esistono “sacerdoti dispensati” dall’obbligo del celibato. Questa dimensione è più delicata e non individuabile in una sola motivazione. Talvolta la Chiesa, nella sua prudenza, non potendo accertare che la amministrazione del sacramento sia stata donata con tutte le facoltà di discernimento, intelletto, maturità, ecc. Non potendo allo stesso tempo affermare che il sacramento sia “nullo”, come avviene per la “dichiarazione di nullità del matrimonio”, fornisce, oltre la perdita dello stato clericale, per cause gravissime, la dispensa. Altre volte la fornisce per altre gravi motivazioni. In ogni caso il sacramento, poiché legato al “carattere” risulta sempre valido. Tuttavia la dispensa dall’obbligo del Celibato per i sacerdoti “ridotti allo stato laicale” è una grazia che concede solo il sommo pontefice valutando tutti gli elementi fornitigli da un lungo processo individuale, che può durare anni di discernimento e di scrutatio. È pertanto una grazia non un diritto. (vd. Can 290-291). Il sacerdote “dispensato” può accedere alle nozze sacramentali ma gli è vietato ogni impegno pastorale riconducibile al sacramento della sua ordinazione (celebrazione eucaristica, confessione sacramentale, guida parrocchiale, ecc.). Tutti gli altri ministeri ed eventuali incarichi pastorali, legati al suo essere battezzato, ma anche ai doni specifici ricevuti dovuti all’esperienza e alla competenza, possono e devono essere esercitati nell’obbedienza stretta con il suo Vescovo che valuterà in modo sapienziale la valorizzazione delle competenze e dei carismi propri della persona per il bene della Chiesa e della Chiesa locale.



6 – Sia per i sacerdoti “ridotti allo stato laicale”, sia per i “sacerdoti dispensati”, sono valide le eccezioni dell’amministrazione del sacramento della Penitenza nei casi previsti dal CDC (vd can. 976 – nel can.977 vi è una eccezione addirittura nel contra sextum, vd ultima parte del can. 977).



7 - Può accadere che grazie alla “scuola della vita” il sacerdote ridotto allo stato laicale” e il “sacerdote dispensato dall’obbligo del celibato” desiderino, successivamente, essere “ascritti” tra i chierici. Ad esempio è successo che alla morte del coniuge alcuni sacerdoti dispensati hanno richiesto, in particolari condizioni, di “ri-entrare” nello stato clericale. Tale successiva grazia può essere concessa solo dalla Sede Apostolica. (Vd. Can. 293)

Per i riferimenti del CJC ri-inviamo comunque ad approfondire quanto qui detto in maniera sintetica e, necessariamente, approssimativa.



8 – Il Celibato è un dono e un segno dirompente.
Mentre la Verginità per il Regno dei religiosi non è, ovviamente, compatibile con il matrimonio, come visto, il sacerdozio è compatibile con il matrimonio ma solo nella condizione della traditio di coniugati che accedono al sacramento dell’ordinazione (primo grado= diaconato, secondo grado=ordinazione sacerdotale nel rito cattolico orientale e non di quello latino). Questa "flessibilità" legata, in parte, alla tradizione, non toglie che il celibato, fondandosi sulla verginità per il Regno (su ciò che Gesù ha vissuto, prima che voluto), è di una ricchezza incalcolabile per il bene della Chiesa e che la sua natura intima di legame con il sacerdozio fa esplodere e rendere feconda la grazia stessa del sacerdozio, come, oggettivamente e altrimenti, non sarebbe possibile. La Chiesa stessa nel corso dei primi secoli e successivamente, lo ha ben compreso, fino ai giorni nostri. Ha infatti colto l'opportunità che solo i celibi, cioè coloro che non erano sposati, potessero vivere, meglio ed oggettivamente, in maniera più feconda, il ministero del Sacerdozio.
Il celibato, dunque, fondandosi nella Verginità per il Regno, è un segno potentissimo delle nozze future che ci attendono ed è somma provocazione per un mondo tutto ripiegato in se stesso, nell’egoismo, nel narcisismo, nella fisicità, nell’immanente.



9 – Il Celibato, con la continenza che ne deriva, è anche un dono delicatissimo che merita di essere conservato con somma cura soggettiva e con alcuni accorgimenti oggettivi che lo proteggono dalle inevitabili fragilità e solitudini del Ministero Sacerdotale.

Soggettivamente la vita di preghiera, l'adorazione, un cuore donativo e colmo di carità, sono indispensabili.

Oggettivamente la vita fraterna, la direzione spirituale, rapporti sani nella comunità, sono un aiuto importante. Come testimonia anche il valore autentico dell'amicizia vissuto da alcuni santi sacerdoti.

Le indicazioni del nuovo CJC riguardanti, ad esempio, i “Parroci in solidum” sono, certamente, una via importante per sostenere il celibato.

Dice infatti il Codice di Diritto Canonico: Can. 517 - §1. Quando le circostanze lo richiedono, la cura pastorale di una parrocchia, o di più parrocchie contemporaneamente, può essere affidata in solido a più sacerdoti, a condizione tuttavia che uno di essi ne sia il moderatore nell'esercizio della cura pastorale, tale cioè che diriga l'attività comune e di essa risponda davanti al Vescovo.

Una nutrita vita fraterna è indispensabile per valorizzare e rendere stabile il dono del Celibato e della Verginità.



10 – Da non dimenticare che, come dice il CCC al n° 1534 l'Ordine e il Matrimonio, sono ordinati alla salvezza altrui. Se contribuiscono anche alla salvezza personale, questo avviene attraverso il servizio degli altri. Essi conferiscono una missione particolare nella Chiesa e servono all'edificazione del popolo di Dio.”


Paul e collaboratori


Documentazione e links di consultazione:


Presbyterorum Ordinis n° 16 (Decreto del CVII sulla vita e il ministero dei Presbiteri)

16. La perfetta e perpetua continenza per il regno dei cieli, raccomandata da Cristo Signore (124) nel corso dei secoli e anche ai nostri giorni gioiosamente abbracciata e lodevolmente osservata da non pochi fedeli, è sempre stata considerata dalla Chiesa come particolarmente confacente alla vita sacerdotale. Essa è infatti segno e allo stesso tempo stimolo della carità pastorale, nonché fonte speciale di fecondità spirituale nel mondo (125). Essa non è certamente richiesta dalla natura stessa del sacerdozio, come risulta evidente se si pensa alla prassi della Chiesa primitiva (126) e alla tradizione delle Chiese orientali, nelle quali, oltre a coloro che assieme a tutti i vescovi scelgono con l'aiuto della grazia il celibato, vi sono anche degli eccellenti presbiteri coniugati: per questo il nostro sacro Sinodo, nel raccomandare il celibato ecclesiastico, non intende tuttavia mutare quella disciplina diversa che è legittimamente in vigore nelle Chiese orientali, anzi esorta amorevolmente tutti coloro che hanno ricevuto il presbiterato quando erano nello stato matrimoniale a perseverare nella santa vocazione, continuando a dedicare pienamente e con generosità la propria vita per il gregge loro affidato (127).

Il celibato, comunque, ha per molte ragioni un rapporto di convenienza con il sacerdozio. Infatti la missione sacerdotale è tutta dedicata al servizio della nuova umanità che Cristo, vincitore della morte suscita nel mondo con il suo Spirito, e che deriva la propria origine « non dal sangue, né da volontà di carne, né da volontà d'uomo, ma da Dio» (Gv 1,13). Ora, con la verginità o il celibato osservato per il regno dei cieli (128), i presbiteri si consacrano a Dio con un nuovo ed eccelso titolo, aderiscono più facilmente a lui con un cuore non diviso (129) si dedicano più liberamente in lui e per lui al servizio di Dio e degli uomini, servono con maggiore efficacia il suo regno e la sua opera di rigenerazione soprannaturale, e in tal modo si dispongono meglio a ricevere una più ampia paternità in Cristo.

In questo modo, pertanto, essi proclamano di fronte agli uomini di volersi dedicare esclusivamente alla missione di fidanzare i cristiani con lo sposo unico e di presentarli a Cristo come vergine casta (130) evocando così quell'arcano sposalizio istituito da Dio, e che si manifesterà pienamente nel futuro per il quale la Chiesa ha come suo unico sposo Cristo (131). Essi inoltre diventano segno vivente di quel mondo futuro, presente già attraverso la fede e la carità, nel quale i figli della risurrezione non si uniscono in matrimonio (132).

Per questi motivi - fondati sul mistero di Cristo e della sua missione - il celibato, che prima veniva raccomandato ai sacerdoti, in seguito è stato imposto per legge nella Chiesa latina a tutti coloro che si avviano a ricevere gli ordini sacri. Questo sacro Sinodo torna ad approvare e confermare tale legislazione per quanto riguarda coloro che sono destinati al presbiterato, avendo piena certezza nello Spirito che il dono del celibato, così confacente al sacerdozio della nuova legge, viene concesso in grande misura dal Padre, a condizione che tutti coloro che partecipano del sacerdozio di Cristo con il sacramento dell'ordine, anzi la Chiesa intera, lo richiedano con umiltà e insistenza. Il sacro Sinodo esorta inoltre tutti i presbiteri, i quali hanno liberamente abbracciato il sacro celibato seguendo l'esempio di Cristo e confidando nella grazia di Dio, ad aderirvi generosamente e cordialmente e a perseverare fedelmente in questo stato, sapendo apprezzare il dono meraviglioso che il Padre ha loro concesso e che il Signore ha così esplicitamente esaltato (133) e avendo anche presenti i grandi misteri che in esso sono rappresentati e realizzati. E al mondo di oggi, quanto più la perfetta continenza viene considerata impossibile da tante persone, con tanta maggiore umiltà e perseveranza debbono i presbiteri implorare assieme alla Chiesa la grazia della fedeltà che mai è negata a chi la chiede. Ricorrano allo stesso tempo ai mezzi soprannaturali e naturali che sono a disposizione di tutti. E soprattutto non trascurino quelle norme ascetiche che sono garantite dalla esperienza della Chiesa e che nelle circostanze odierne non sono meno necessarie.

Questo sacro Sinodo prega perciò i sacerdoti -  e non solo essi, ma anche tutti i fedeli - di avere a cuore il dono prezioso del celibato sacerdotale, e di supplicare tutti Iddio affinché lo conceda sempre abbondantemente alla sua Chiesa.



Vd anche

Il celibato ecclesiastico nella dottrina e nella storia della chiesa

Il prete trasparenza di Cristo

Che cos'è il carattere sacramentale?

Celibato dei preti, ecco le ragioni del sì

LETTERA DI GIOVANNI PAOLO II AI SACERDOTI IN OCCASIONE DEL GIOVEDI' SANTO 1979


------------------------- IL PRESBITERO, PASTORE E GUIDA DELLA COMUNITÀ PARROCCHIALE

http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cclergy/documents/rc_con_cclergy_doc_20020804_istruzione-presbitero_it.html



------------------------- Sacerdotalis Caelibatus di Pp. Paolo VI

http://www.vatican.va/holy_father/paul_vi/encyclicals/documents/hf_p-vi_enc_24061967_sacerdotalis_it.html



------------------------- Discorso al Clero di San Giovanni Paolo II nel 1978

http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/speeches/1978/documents/hf_jp-ii_spe_19781109_clero-roma_it.html