Chiesa

Dalla comunione al rispetto delle reciproche competenze nella Chiesa

buon pastoreA cura di P. Pietro Messa

Da alcuni anni da parte degli studiosi vi è una crescente attenzione allo studio e comprensione delle regole, costituzioni, direttori e quant'altro da forma alla vita religiosa, soprattutto medievale. Infatti si riconosce che se gli ideali non diventano scelte concrete che funzionano nella quotidianità - e capaci di garantire una durata nel tempo - rimangono una pura utopia, ossia un sogno. Per questo anche una "ecclesiologia di comunione" deve trovare i modi di concretizzarsi; in ciò particolarmente interessante è quanto affermato nel Direttorio per il ministero pastorale dei vescovi "Apostolorum successore" a proposito del principio di comunione, di collaborazione e di rispetto delle reciproche competenze nella Chiesa.

58. Il principio della comunione. Nell’esercitare il ministero pastorale, il Vescovo si sente e si comporta come “visibile principio e fondamento”(142) dell’unità della sua diocesi, ma sempre con l’animo e con l’azione rivolti all’unità dell’intera Chiesa cattolica. Egli promuoverà l’unità di fede, di amore e di disciplina, in modo che la diocesi si senta parte viva dell’intero Popolo di Dio. La promozione e la ricerca dell’unità, sarà proposta non come sterile uniformità, ma insieme alla legittima varietà, che il Vescovo è pure chiamato a tutelare e a promuovere. La comunione ecclesiale condurrà il Vescovo a ricercare sempre il bene comune della diocesi, ricordando che questo è subordinato a quello della Chiesa universale e che, a sua volta, il bene della diocesi prevale su quello delle comunità particolari. Per non ostacolare il legittimo bene particolare, il Vescovo si preoccupi di avere un’esatta conoscenza del bene comune della Chiesa particolare: conoscenza continuamente da aggiornare e verificare attraverso la frequentazione del Popolo di Dio affidatogli, la conoscenza delle persone, lo studio, le indagini socio‑religiose, i consigli di persone prudenti, il dialogo costante con i fedeli, giacché le situazioni oggi sono soggette a rapidi mutamenti.

59. Il principio della collaborazione. L’ecclesiologia di comunione impegna il Vescovo a promuovere la partecipazione di tutti i membri del popolo cristiano all’unica missione della Chiesa; infatti tutti i cristiani, sia singolarmente sia associati tra loro, hanno il diritto e il dovere di collaborare, ciascuno secondo la propria vocazione particolare e secondo i doni ricevuti dallo Spirito Santo, alla missione che Cristo ha affidato alla Chiesa (143). I battezzati godono di una giusta libertà di opinione e di azione nelle cose non necessarie al bene comune. Nel governare la diocesi il Vescovo volentieri riconosca e rispetti questo sano pluralismo di responsabilità e questa giusta libertà sia delle persone sia delle associazioni particolari. Volentieri egli partecipi agli altri il senso della responsabilità individuale e comunitaria, e lo stimoli in coloro che occupano uffici e incarichi ecclesiali, manifestando loro tutta la sua fiducia: così essi assumeranno consapevolezza e adempiranno con zelo i compiti loro spettanti per vocazione o per disposizione dei sacri canoni.

60. Il principio del rispetto delle competenze. Il Vescovo, nel guidare la Chiesa particolare, attuerà il principio secondo il quale ciò che altri possono svolgere bene il Vescovo ordinariamente non lo accentra nelle sue mani; anzi, si mostra rispettoso delle legittime competenze altrui, concede ai collaboratori le opportune facoltà e favorisce le giuste iniziative, sia individuali sia associate, dei fedeli. Il Vescovo ritenga suo dovere non solo stimolare, incoraggiare e accrescere le forze che operano nella diocesi, ma anche coordinarle tra loro, salvi sempre la libertà e i diritti legittimi dei fedeli; così si evitano dannose dispersioni, inutili doppioni, deleterie discordie.

Venerdì della XIX settimana delle ferie del Tempo Ordinario

S. Maksymilian Maria Kolbe, O.F.M. Conv. martire († 1941)

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