Catechismo

Il Quarto Comandamento: Onora il padre e la madre

 Qualcuno ha detto nel passato che il IV ° com. non appartiene al decalogo primitivo, perché è l'unico comandamento che si riferisce ai bambini e ai giovani, mentre tutti gli altri si riferiscono agli adulti. Questa impostazione oggi non viene condivisa, perché non tiene conto della natura particolare della famiglia patriarcale che si appoggiava su una struttura sociale molto diversa dalla nostra.
 
 Nell'antico Israele la famiglia raccoglieva molte generazioni. La famiglia era la casa in cui tutti, padri e figli, giovani e adulti vivevano in comune sulla terra degli antenati. L'individuo dipendeva interamente dalla famiglia; non era concepibile la vita lontano dalla famiglia.
 Il 4° comandamento si riferisce ai figli adulti, non ai bambini: (Deut. 21, 18-21) il caso del figlio ribelle e indocile.
 La formulazione "ONORA IL PADRE E LA MADRE" impressiona per la sua genericità.  

1) COSA SIGNIFICA "ONORARE" (KABBAD, in ebraico)
Nella scrittura tale termine ha un valore sacro. Si applica a Dio, alle persone, agli oggetti che hanno un carattere sacro (l'angelo di Dio, Gerusalemme, il tempio, il sabato, ...). Cioè attribuisce ai genitori un valore speciale, trasferendoli nel dominio del sacro, mettendoli in stretta relazione con Yahvè. Strumenti di Dio creatore, come fonte di vita, costituiscono la principale garanzia dell'edificazione e della sopravvivenza della comunità recentemente formata. Nell'A.T. il Padre appare rivestito di una autorità speciale a immagine stessa di Yahvè.

A) Il potere sui figli è molto esteso. Comanda a nome di Dio e i figli devono obbedirgli come a Dio stesso: Deut 5,16.
B) Il padre era il primo responsabile dell'educazione religiosa e morale dei figli: Deut. 6,7. Il padre così preparava i figli ad essere in Israele capaci di riconoscere Dio come Padre.
C) Proprio partendo dall'esperienza dei genitori umani, l'A.T. rivelerà, piano piano, l'amore e l'autorità dello stesso Dio. (vd il saggio sulla "Paternità")
D) Il comandamento pone su un piano di uguaglianza di dignità il Padre e le Madre: è un elemento originale. 
 Le colpe contro la Madre sono ugualmente castigate. (Deut 21,18-21)
E) I genitori usufruiscono in definitiva, delle comunità, di un posizione privilegiata e costituiscono l'autorità fondamentale che i figli devono riconoscere anche se adulti. Per cui chi disprezza il Padre e la Madre riceve lo stesso castigo di chi disprezza lo stesso Dio. In Lev. 24, 15-16 troviamo la formulazione parallela di Lev 20,9. Lev 19, 3-4-

2) VARIE PRECISAZIONI DELLA TORAH
Nella Torah troviamo varie precisazioni che ci aiutano a determinare il contenuto di questo comandamento:
A) In primo luogo bisogna evitare la maledizione (Lev 20,9: Prov 20,20)
B) Chi maltratta i genitori è reo di morte ( ES 21,15-17; Deut 27,16)
C) La ribellione ai genitori (Deut 21,18-21)
D) L'abbandono (PROV. 19,26)

3) IN QUALE TAVOLA INSERIRE QUESTO COMANDAMENTO?
La risposata dipende da un'altra domanda: bisogna dare al comandamento un'interpretazione religiosa o sociale? I genitori vanno considerati come la prima immagine di Dio o come il nostro prossimo più vicino? Questo comandamento è tanto denso da permettere tutte e due le interpretazioni.
 

A) E' innegabile il contenuto religioso: in Israele i genitori erano rivestiti di una categoria di sacralità. Erano la prima autorità nel popolo dopo quella di Dio; erano rappresentanti di Dio a titolo speciale e di conseguenza erano incaricati di funzioni religiose:

- Il Padre era maestro religioso dei suoi figli (Deut. 6,20-24)
- Doveva portare i figli alle celebrazioni liturgiche (Deut 3,9; 31,10-13)
- Egli stesso doveva compiere alcuni atti rituali per es. la circoncisione e le celebrazioni domestiche della Pasqua.

B) La proibizione dei maltrattamenti, ecc. dà, inoltre, a questo comandamento un portata sociale:
- Lev 27,7 si riferisce ai figli adulti
- Deut 20,12; Deut 5,16 aggiungono "per avere vita lunga e felice" La vita di cui si parla è qualcosa di più della semplice vita biologica: ha significato religioso e morale. Designa la pienezza della vita, la vita feconda, buona e gioiosa la cui sostanza proviene dal conformarsi alla volontà di Dio: "Lunga vita" è sinonimo di benevolenza divina e di ricompensa collegata alla condotta morale d'Israele; Ora tale lunga vita poteva essere assicurata solamente attraverso la "sopravvivenza della famiglia, di cui i genitori erano gli artefici. Anelli di cuna catena, testimoni di generazioni passate e fonte di generazioni future, i genitori erano l'unica possibilità di sopravvivenza conosciuta a quel tempo."
(A causa delle idee sull'aldilà, la morte non era considerata come problema individuale, ma solo per il genitore che moriva senza lasciare discendenza).
Solamente un popolo unito dentro può sopravvivere. I genitori erano la prima cellula della nazione e garanzia della sua sopravvivenza.
Era pertanto normale che durante la Storia d'Israele, occupasse un posto sempre più importante a tal punto da essere l'unico comandamento del Decalogo a cui viene aggiunta la promessa di una vita "lunga e felice". Grazie a questa promessa-benedizione il 4° com. è profondamente unito al Sabato e all'Alleanza.
Israele deve osservare il Sabato perché è stato liberato dalla schiavitù d'Egitto; e se onora il Padre e la Madre avrà, una volta liberato "una vita lunga e felice nella terra che Yahvè gli ha conquistato".

Applicazioni:
Buona parte delle applicazioni del comandamento sono deducibili da quanto precedentemente detto.
Si può solo aggiungere che il comandamento va esteso ad una sorta di rispetto per tutte le figure genitoriali e di autorità che esistono nell'esperienzia umana; sia dal punto di vista religioso che dal punto di vista sociale.
Ovviamente i gradi di "osservanza" e di "aderenza" al comandamento hanno valore diverso rispetto al riferimento di trascendenza. Tuttavia l'emergenza educativa, di cui tanto si parla, non può prescindere da questo comandamento. Quando in un tessuto sociale manca il rispetto fondamentale delle norme di rispetto verso le figure genitoriali e il principio di autorevolezza e di autorità l'uomo si imbarbarisce e si nega gli stimoli oggettivi di trascendenza. In una parola non è libero ma in preda alla propria follia.
Come ricordava San Paolo "ogni paternità, in cielo e in terra" deriva in qualche maniera da Dio Padre e in Lui prende significato.
Mentre l'autorevolezza prende significato anche dall'importanza che il "figlio" riconosce al "genitore", l'autorità ha valore in sé, dal ruolo stesso che esso assume. Tale ruolo non comporta solo una assunzione reale e simbolica della responsabilità da parte del "genitore" ma anche una presa di coscienza dell'autorità da parte del "figlio". In questo rispetto reciproco dei ruoli e di tali principi si stabilisce un retto cammino spirituale e poi sociale e l'osservanza piena del comandamento che interpella dunque non solo i "figli" verso i genitori ma anche i "genitori" verso i "figli".
Tuttavia il comandamento pone una condizione di "onore" indipendentemente dalla reale autorevolezza del "genitore". Non dice infatti di onorare "se" il genitore è autorevole, bravo, responsabile, ecc. Ma di onorarlo; punto.
Pertanto sebbene il comandamento, come già detto, ha un aspetto duale e reciproco genitori-figli, figli-genitori, è proprio sotto l'aspetto dei figli verso i genitori e le figure genitoriali poi che viene richiesta l'osservanza "dell'onore".
Proprio perché "onorare" il genitore è onorare Dio e "onorare" le figure genitoriali è riconoscere la paternità di Dio in cielo e in terra disseminata provvidenzialmente nella storia macroscopica e microscopica di ciascuno.

A completamento va detto che l'osservanza di tale comandamento prende senso solo dai precedenti tre.
Infatti onorare il "genitore" e le figure genitoriali ha senso solo in ottica alla coscienza del Timor di Dio e alla sua chiamata vocazionale nei nostri confronti.

Lunedì della XV settimana delle ferie del Tempo Ordinario

S. Enrico II, imperatore (973-1024)

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