Visita privata al “Centro Betlemme” di Bratislava e Incontro con la Comunità Ebraica nella Piazza Rybné námestie

Visita privata Bratislava dono del Santo PadreNel pomeriggio, il Santo Padre Francesco ha lasciato la Nunziatura Apostolica e si è trasferito in auto al “Centro Betlemme” di Bratislava dove, poco dopo le 16.00, si è recato in visita privata. Prima di arrivare al centro, il Papa ha incontrato S.E. Mons. Róbert Bezák, C.S.S.R., Arcivescovo emerito di Tnrava, con la sua famiglia.

Al “Centro Betlemme” il Papa è stato accolto dalla Superiora del “Centro Betlemme” che gli ha mostrato alcune stanze della struttura. Nel centro si trovavano riuniti i senzatetto assistiti dalle Suore della Congregazione di Madre Teresa. Papa Francesco si è intrattenuto con 30 persone vissute per strada di cui alcuni malati o con disabilità e ora accolte dalle suore, e con altri ospiti della Casa. Nel cortile del Centro era presente un coro di bambini che ha eseguito dei canti.

Prima di lasciare il “Centro Betlemme”, il Santo Padre ha recitato l’Ave Maria con i presenti, ha consegna loro un dono (vedi immagine qui presente) e ha concluso l’incontro con la benedizione. Quindi si è trasferito in auto nella Piazza Rybné námestie per l’incontro con la Comunità Ebraica.

Riportiamo di seguito le parole a braccio che il Papa ha pronunciato nel corso della visita privata:

Parole a braccio del Santo Padre

Buona sera a tutti voi!

Sono contento di visitarvi, di essere tra voi, sono molto contento. Grazie di ricevermi!

E ringrazio tanto le Suore per il lavoro che fanno, lavoro di accoglienza, di aiuto, di accompagnamento. Grazie tante! Ringrazio le mamme, i papà che sono qui con i ragazzi; e ringrazio tutti i ragazzi di essere qui in questo momento. E anche il Signore è con noi: quando noi siamo insieme, così felici, il Signore è con noi. È con noi anche quando abbiamo momenti di prova: mai ci abbandona, sempre il Signore è vicino a noi. Possiamo vederlo e possiamo non vederlo, ma sempre ci accompagna nel cammino della vita: non dimenticare questo, soprattutto nei momenti brutti. E grazie tante, grazie tante!

Traduzione in lingua francese

Bonsoir à vous tous!

Je suis content de vous visiter, d’être parmi vous, je suis très content. Merci de me recevoir!

Et je remercie beaucoup les Sœurs pour le travail qu’elles font, travail d’accueil, d’aide, d’accompagnement. Merci beaucoup! Je remercie les mamans, les papas qui sont ici avec les jeunes; et je remercie tous les jeunes d’être ici en ce moment. Et le Seigneur est aussi avec nous: quand nous sommes ensemble, heureux, le Seigneur est avec nous. Il est aussi avec nous quand nous avons des moments d’épreuve: il ne nous abandonne jamais, le Seigneur est toujours proche de nous. Nous pouvons le voir et nous pouvons ne pas le voir, mais il nous accompagne toujours sur le chemin de la vie: n’oublions pas cela, surtout dans les moments difficiles. Et merci beaucoup, merci beaucoup!

Traduzione in lingua spagnola

Buenas tardes a todos.

Estoy contento de visitarlos, de estar entre ustedes, estoy muy contento. Gracias por recibirme.

Y agradezco mucho a las Hermanas por el trabajo que hacen, trabajo de acogida, de ayuda, de acompañamiento. Muchas gracias. Agradezco a las mamás, a los papás que están aquí con los jóvenes; y agradezco a todos los jóvenes por estar aquí en este momento. Y también el Señor está con nosotros. Cuando estamos juntos, tan felices, el Señor está con nosotros. Está con nosotros incluso cuando afrontamos momentos de prueba. El Señor nunca nos abandona, siempre está cerca de nosotros. Podemos verlo o no verlo, pero siempre nos acompaña en el camino de la vida. No se olviden de esto, sobre todo en los momentos feos. Y muchas gracias, muchas gracias.

Traduzione in lingua portoghese

Boa tarde a todos vós!

Estou feliz por poder visitar-vos, estar no meio de vós! Estou muito feliz. Obrigado por me receberem!

E agradeço imenso às Irmãs pelo trabalho que realizam: trabalho de acolhimento, ajuda, acompanhamento. Muito obrigado! Agradeço às mães, aos pais que estão aqui com os filhos; e agradeço a todos os adolescentes por estarem aqui neste momento. Também o Senhor está connosco: quando estamos juntos, assim felizes, o Senhor está connosco. Está connosco também quando atravessamos momentos de provação: O Senhor nunca nos abandona, está sempre perto de nós. Possamos senti-Lo ou não, mas sempre nos acompanha no caminho da vida: não vos esqueçais disto, sobretudo nos momentos ruins. Obrigado, muito obrigado!

Traduzione in lingua polacca

Dobry wieczór wszystkim!

Cieszę się, że mogę was odwiedzić, że mogę być wśród was, jestem bardzo szczęśliwy. Dziękuję, że przyjęliście mnie!

I bardzo dziękuję Siostrom za pracę, którą wykonują, pracę przyjmowania, pomagania, towarzyszenia. Dziękuję bardzo! Dziękuję matkom i ojcom, którzy są tutaj z dziećmi i dziękuję wszystkim dzieciom za to, że są tutaj w tej chwili. Także Pan jest z nami: gdy jesteśmy razem, tak bardzo szczęśliwi, Pan jest z nami. Jest z nami również wtedy, gdy przeżywamy chwile próby: nigdy nas nie opuszcza, Pan jest zawsze blisko nas. Niezależenia od tego czy Go widzimy, czy też nie, On nam zawsze towarzyszy w drodze życia: nie zapominajmy o tym, zwłaszcza w złych chwilach. I bardzo, bardzo dziękuję!

Traduzione in lingua araba

الزّيارة الرسوليّة

إلى بودابست في مناسبة القداس الختامي للمؤتمر الإفخارستي الدولي الثاني والخمسين وإلى سلوفاكيا

كلمة مرتجلة من قداسة البابا فرنسيس

في مركز بيت لحم في براتيسلافا

الاثنين 13 أيلول/سبتمبر 2021

مساء الخير لكم جميعًا!

أنا سعيد لزيارتكم، ولأن أكون بينكم، أنا سعيد جدًّا. شكرًا لاستقبالي!

وأشكر كثيرًا الرّاهبات على العمل الذي يقُمْن به في الاستقبال والمساعدة والمرافقة. شكرًا جزيلاً! أشكر الأمّهات والآباء الموجودين هنا مع الفتيان. وأشكر كلّ الفتيان لوجودهم هنا في هذه اللحظة. والرّبّ يسوع معنا أيضًا: عندما نكون معًا، وأيضًا سعداء، يكون الرّبّ يسوع معنا. إنّه معنا حتّى في لحظات المِحَن: لا يتخلّى عنّا أبدًا، الرّبّ يسوع قريب منّا دائمًا. يمكننا أن نراه، ويمكننا ألّا نراه، ولكنّه يرافقنا دائمًا في مسيرة حياتنا: لا تنسَوا هذا، وخاصّة في اللحظات الصّعبة. وشكرًا جزيلاً، شكرًا جزيلاً!

Incontro con la Comunità Ebraica nella Piazza Rybné námestie

Alle ore 16.50 di questo pomeriggio, il Santo Padre Francesco ha incontrato la Comunità Ebraica nella Piazza Rybné námestie di Bratislava.

Al Suo arrivo, il Papa è stato accolto dal Presidente dell’Unione Centrale delle Comunità Religiose Ebraiche nella Repubblica Slovacca, Signor Richard Duda.

Dopo l’indirizzo di saluto del Presidente dell’Unione Centrale delle Comunità Religiose Ebraiche e le testimonianze di un sopravvissuto alla Shoah e di una suora, Papa Francesco ha pronunciato il suo discorso.

Al termine dell’incontro, il Santo Padre è rientrato in auto alla Nunziatura Apostolica.

Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha pronunciato nel corso dell’incontro:

Discorso del Santo Padre

Cari fratelli e sorelle, buonasera!

Vi ringrazio per le vostre parole di benvenuto e per le testimonianze che avete donato. Sono qui come pellegrino per toccare questo luogo ed esserne toccato. La piazza dove ci troviamo è molto significativa per la vostra comunità. Mantiene vivo il ricordo di un ricco passato: è stata per secoli parte del quartiere ebraico; qui ha lavorato il celebre rabbino Chatam Sofer. Qui c’era una sinagoga, proprio accanto alla Cattedrale dell’Incoronazione. L’architettura, come è stato detto, esprimeva la pacifica convivenza delle due comunità, simbolo raro e di grande portata evocativa, segno stupendo di unità nel nome del Dio dei nostri padri. Qui avverto anch’io il bisogno, come tanti di loro, di “togliermi i sandali”, perché mi trovo in un luogo benedetto dalla fraternità degli uomini nel nome dell’Altissimo.

In seguito, però, il nome di Dio è stato disonorato: nella follia dell’odio, durante la seconda guerra mondiale, più di centomila ebrei slovacchi furono uccisi. E quando poi si vollero cancellare le tracce della comunità, qui la sinagoga fu demolita. Sta scritto: «Non pronuncerai invano il nome del Signore» (Es 20,7). Il nome divino, cioè la sua stessa realtà personale, è nominata invano quando si viola la dignità unica e irripetibile dell’uomo, creato a sua immagine. Qui il nome di Dio è stato disonorato, perché la blasfemia peggiore che gli si può arrecare è quella di usarlo per i propri scopi, anziché per rispettare e amare gli altri. Qui, davanti alla storia del popolo ebraico, segnata da questo affronto tragico e inenarrabile, ci vergogniamo ad ammetterlo: quante volte il nome ineffabile dell’Altissimo è stato usato per indicibili atti di disumanità! Quanti oppressori hanno dichiarato: “Dio è con noi”; ma erano loro a non essere con Dio.

Cari fratelli e sorelle, la vostra storia è la nostra storia, i vostri dolori sono i nostri dolori. Per alcuni di voi, questo Memoriale della Shoah è l’unico posto dove potete onorare la memoria dei vostri cari. Anch’io mi unisco a voi. Sul Memoriale è iscritto in ebraico “Zachor”: “Ricorda!”. La memoria non può e non deve cedere il posto all’oblio, perché non ci sarà un’alba duratura di fraternità senza aver prima condiviso e dissipato le oscurità della notte. Risuona anche per noi la domanda del profeta: «Sentinella, quanto manca della notte?» (Is 21,11). Questo è per noi il tempo in cui non si può oscurare l’immagine di Dio che risplende nell’uomo. Aiutiamoci in questo. Perché anche oggi non mancano idoli vani e falsi che disonorano il nome dell’Altissimo. Sono quelli del potere e del denaro che prevalgono sulla dignità dell’uomo, dell’indifferenza che gira lo sguardo dall’altra parte, delle manipolazioni che strumentalizzano la religione, facendone questione di supremazia oppure riducendola all’irrilevanza. E ancora, sono la dimenticanza del passato, l’ignoranza che giustifica tutto, la rabbia e l’odio. Siamo uniti – lo ribadisco – nel condannare ogni violenza, ogni forma di antisemitismo, e nell’impegnarci perché non venga profanata l’immagine di Dio nella creatura umana.

Ma questa piazza, cari fratelli e sorelle, è anche un luogo dove brilla la luce della speranza. Qui ogni anno venite ad accendere la prima luce sul candelabro della Chanukia. Così, nell’oscurità, appare il messaggio che non sono la distruzione e la morte ad avere l’ultima parola, ma il rinnovamento e la vita. E se la sinagoga in questo sito è stata demolita, la comunità è ancora presente. È viva e aperta al dialogo. Qui le nostre storie si incontrano di nuovo. Qui insieme affermiamo davanti a Dio la volontà di proseguire nel cammino di avvicinamento e di amicizia.

In proposito, conservo vivo in me il ricordo dell’incontro a Roma nel 2017 con i Rappresentanti delle vostre comunità ebraiche e cristiane. Sono lieto che in seguito sia stata istituita una Commissione per il dialogo con la Chiesa cattolica e che abbiate pubblicato insieme importanti documenti. È bene condividere e comunicare ciò che unisce. Ed è bene proseguire, nella verità e con sincerità, nel percorso fraterno di purificazione della memoria per risanare le ferite passate, così come nel ricordo del bene ricevuto e offerto. Secondo il Talmud, chi distrugge un solo uomo distrugge il mondo intero, e chi salva un solo uomo salva il mondo intero. Ognuno conta, e conta molto quello che fate attraverso la vostra preziosa condivisione. Vi ringrazio per le porte che avete aperto da entrambe le parti.

Il mondo ha bisogno di porte aperte. Sono segni di benedizione per l’umanità. Al padre Abramo Dio disse: «In te si diranno benedette tutte le famiglie della terra» (Gen 12,3). È un ritornello che scandisce le vite dei padri (cfr Gen 18,18; 22,18; 26,4). A Giacobbe, cioè Israele, Dio disse: «La tua discendenza sarà innumerevole come la polvere della terra; perciò ti espanderai a occidente e a oriente, a settentrione e a mezzogiorno. E si diranno benedette, in te e nella tua discendenza, tutte le famiglie della terra» (Gen 28,14). Qui, in questa terra slovacca, terra d’incontro tra est e ovest, tra nord e sud, la famiglia dei figli di Israele continui a coltivare questa vocazione, la chiamata a essere segno di benedizione per tutte le famiglie della terra. La benedizione dell’Altissimo si riversa su di noi quando vede una famiglia di fratelli che si rispettano, si amano e collaborano. Vi benedica l’Onnipotente, perché in mezzo a tanta discordia che inquina il nostro mondo possiate essere sempre, insieme, testimoni di pace. Shalom!

Traduzione in lingua francese

Chers frères et sœurs, bonsoir!

Je vous remercie pour vos paroles de bienvenue et pour les témoignages que vous avez donnés. Je suis ici en pèlerin pour toucher ce lieu et en être touché. La place où nous nous trouvons est très significative pour votre communauté. Elle maintient vivant le souvenir d’un riche passé: pendant des siècles elle a fait partie du quartier juif. Le célèbre rabbin Chatam Sofer a travaillé ici. Il y avait là une synagogue, juste à côté de la Cathédrale du Couronnement. L’architecture, comme cela a été dit, signifiait la cohabitation pacifique des deux communautés, symbole rare et d’une grande portée évocatrice, signe merveilleux d’unité au nom du Dieu de nos pères. Comme beaucoup d’entre eux, je ressens ici moi aussi le besoin d’ “enlever mes sandales”, parce que je me trouve dans un lieu béni par la fraternité des hommes au nom du Très-Haut.

Par la suite, cependant, le nom de Dieu a été déshonoré: dans la folie de la haine, durant la seconde guerre mondiale, plus de cent mille juifs slovaques ont été tués. Et puis, lorsqu’on a voulu effacer les traces de la communauté, la synagogue a été détruite. Il est écrit: «Tu n’invoqueras pas en vain le nom du Seigneur ton Dieu» (Ex 20, 7). Le nom divin, c’est-à-dire sa réalité personnelle, est prononcé en vain lorsqu’on viole la dignité unique et irremplaçable de l’homme, parce que le pire blasphème que l’on puisse lui faire est de l’utiliser pour ses intérêts, au lieu de respecter et d’aimer les autres. Ici, devant l’histoire du peuple juif, marquée par cet affront tragique et indescriptible, nous avons honte de l’admettre : combien de fois le nom ineffable du Très-Haut a été utilisé pour commettre des actes indicibles d’inhumanité! Combien d’oppresseurs n’ont-ils pas déclaré: “Dieu est avec nous”; mais c’était eux qui n’étaient pas avec Dieu.

Chers frères et sœurs, votre histoire est notre histoire, vos souffrances sont nos souffrances. Pour certains parmi vous, ce Mémorial de la Shoah est l’unique lieu où vous pouvez honorer la mémoire de vos proches. Moi aussi, je m’unis à vous. Sur le Mémorial est inscrit en hébreu “Zachor”: “Souviens-toi!”. La mémoire ne peut et ne doit pas céder la place à l’oubli, parce qu’il ne pourra pas y avoir une aube de fraternité durable sans que l’on ait d’abord partagé et dissipé les obscurités de la nuit. La question du prophète résonne aussi pour nous: «Veilleur, où en est la nuit?» (Is 21, 11). Voici venu pour nous le temps où on ne peut pas obscurcir l’image de Dieu qui resplendit dans l’homme. Aidons-nous en cela. Car, aujourd’hui encore, les vaines et fausses idoles, qui déshonorent le nom du Très-Haut, ne manquent pas. Ce sont celles du pouvoir et de l’argent qui prévalent sur la dignité de l’homme, de l’indifférence qui détourne le regard, des manipulations qui instrumentalisent la religion en en faisant une question de suprématie ou en la réduisant à l’insignifiance. Ce sont encore l’oubli du passé, l’ignorance qui justifie tout, la colère et la haine. Soyons unis – je le répète – dans la condamnation de toute violence, de toute forme d’antisémitisme, et dans notre engagement pour que l’image de Dieu, dans chaque créature humaine, ne soit pas profanée.

Mais cette place, chers frères et sœurs, est aussi un lieu où brille la lumière de l’espérance. Ici, chaque année, vous venez allumer la première lumière sur le candélabre de la Chanukiah. Ainsi, dans l’obscurité, apparaît le message que ce ne sont pas la destruction et la mort qui ont le dernier mot, mais le renouveau et la vie. Et si la synagogue de ce lieu a été démolie, la communauté est encore présente. Elle est vivante et ouverte au dialogue. Ici, nos histoires se rencontrent de nouveau. Ici, ensemble, nous affirmons devant Dieu la volonté de persévérer sur le chemin du rapprochement et de l’amitié.

A ce propos, je conserve vivant en moi le souvenir de la rencontre à Rome, en 2017, entre les Représentants des communautés juives et chrétiennes. Je suis heureux que, par la suite, une Commission pour le dialogue avec l’Eglise catholique ait été instituée et que vous ayez publié ensemble d’importants documents. Il est bon de partager et de communiquer ce qui nous unit. Et il est bon de poursuivre, dans la vérité et avec sincérité, le parcours fraternel de purification de la mémoire pour guérir les blessures passées, et dans le souvenir du bien reçu et offert. Selon le Talmud, qui détruit un seul homme détruit le monde entier, et qui sauve un seul homme sauve le monde entier. Chacun compte, et ce que vous faites par votre précieux partage compte beaucoup. Je vous remercie pour les portes que vous avez ouvertes de part et d’autre.

Le monde a besoin de portes ouvertes. Ce sont des signes de bénédiction pour l’humanité. Au père Abraham Dieu dit: «En toi seront bénies toutes les familles de la terre» (Gn 12, 3). C’est un refrain qui rythme les vies des pères (cf. Gn 18, 18; 22, 18; 26, 4). A Jacob, c’est-à-dire Israël, Dieu dit: «Tes descendants seront nombreux comme la poussière du sol, vous vous répandrez à l’Orient et à l’Occident, au Nord et au Midi; en toi et en ta descendance seront bénies toutes les familles de la terre» (Gn 28, 14). Ici, sur cette terre slovaque, terre de rencontre entre l’Est et l’Ouest, entre le Nord et le Sud, que la famille des fils d’Israël continue à cultiver cette vocation, l’appel à être signe de bénédiction pour toutes les familles de la terre. La bénédiction du Très-Haut se déverse sur nous lorsqu’il voit une famille de frères qui se respectent, s’aiment et collaborent. Que le Tout-Puissant vous bénisse, afin qu’au milieu de nombreuses discordes qui polluent notre monde vous puissiez toujours être, ensemble, des témoins de paix. Shalom!

Traduzione in lingua inglese

Dear Brothers and Sisters,

            Good evening!  I thank you for your kind words of welcome and for the testimonies you have offered.  I have come as a pilgrim, to visit this place and be moved by it.  This Square is a highly meaningful place for your community.  It keeps alive the memory of a rich history.  For centuries it was part of the Jewish quarter.  Here the celebrated rabbi Chatam Sofer laboured.  Here a synagogue stood alongside the Cathedral of the Coronation.  The architectural setting, as we heard, was an expression of the peaceful coexistence of the two communities, an unusual and evocative symbol, and a striking sign of unity in the name of the God of our fathers.  Here, like so many of them, I too feel the desire to “remove my sandals” in a place blessed by human fraternity in the name of the Most High.

            In later times, however, God’s name was dishonoured: in a frenzy of hatred, during the Second World War more than a hundred thousand Slovak Jews were killed.  In an effort to eradicate every trace of the community, the synagogue was demolished.  It is written: “You shall not take the name of the Lord your God in vain” (Ex 20:7).  The divine Name, the Lord himself, is blasphemed whenever the unique and distinctive dignity of the human person, created in his image, is violated.  Here, in this place, the Name of God was dishonoured, for the worst form of blasphemy is to exploit it for our own purposes, refusing to respect and love others.  Here, reflecting on the history of the Jewish people marked by this tragic affront to the Most High, we admit with shame how often his ineffable Name has been used for unspeakable acts of inhumanity!  How many oppressors have said: “God is with us”; yet it was they, who were not with God!

            Dear brothers and sisters, your history is our history, your sufferings are our sufferings.  For some of you, this Memorial of the Shoah is the only place where you can honour the memory of your loved ones.  I join with you in this.  The word “zechor” – “Remember!” – is inscribed in Hebrew on this Memorial.  Memory cannot and must not give way to forgetfulness, for there will be no lasting dawn of fraternity unless we have first shared and dispelled the darkness of the night.  For us too, the prophet’s question echoes: “Watchman, what of the night?” (Is 21:11).  Now is the time when the image of God shining forth in humanity must not be obscured.  Let us help one another in this effort.  For in our day too, so many empty and false idols dishonour the Name of the Most High: the idols of power and money that prevail over human dignity; a spirit of indifference that looks the other way; and forms of manipulation that would exploit religion in the service of power or else reduce it to irrelevance.  But also forgetfulness of the past, ignorance prepared to justify anything, anger and hatred.  I repeat: let us unite in condemning all violence and every form of anti-Semitism, and in working to ensure that God’s image, present in the humanity he created, will never be profaned.

            This Square, dear brothers and sisters, is also a place where the light of hope shines forth.  Each year you come here during Hanukkah to light the first lamp on the menorah.  Darkness is dispelled by the message that destruction and death do not have the last word, but rather renewal and life.  Though the synagogue on this site was torn down, the community remains present.  A community alive and open to dialogue.  In this place, our histories meet once more.  Here let us affirm together before God our willingness to persevere on the path of rapprochement and friendship.

            I have vivid memories of my 2017 meeting in Rome with representatives of your Jewish and Christian communities.  I am pleased to say that afterwards a Commission for dialogue with the Catholic Church was established and that together you have published several significant documents.  It is good to share and make known the things that unite us.  And it is good to advance, in truth and honesty, along the fraternal path of a purification of memory, to heal past wounds and to remember the good received and offered.  According to the Talmud, whoever destroys a single individual destroys the whole world, while whoever saves a single individual saves the whole world.  Every individual matters, and what you are doing through your important exchanges matters greatly.  I thank you for the doors you have opened on both sides.

            Our world needs open doors.  They are signs of blessing for humanity.  God said to Father Abraham: “By you all the families of the earth shall bless themselves” (Gen 12:3).  This is a recurring theme throughout the lives of the Patriarchs (cf. Gen 18:18; 22:18; 26:4).  To Jacob, Israel, God said: “Your descendants shall be like the dust of the earth, and you shall spread abroad to the west and to the east and to the north and to the south; and by you and your descendants shall all the families of the earth bless themselves” (Gen 28:14).  Here in this land of Slovakia, a land of encounter between east and west, north and south, may the family of the children of Israel continue to foster this vocation, the summons to be a sign of blessing for all the families of the earth.  The blessing of the Most High is poured out upon us, whenever he sees a family of brothers and sisters who respect and love each other and work together.  May the Almighty bless you, so that, amid all the discord that defiles our world, you may always be, together, witnesses of peace.  Shalom!

Traduzione in lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas, ¡buenas tardes!

Les agradezco sus palabras de bienvenida y los testimonios que han dado. Estoy aquí como peregrino para tocar este lugar y ser tocado por él. La plaza donde nos encontramos es muy significativa para su comunidad. Mantiene vivo el recuerdo de un rico pasado: fue durante siglos parte del barrio judío; aquí trabajó el célebre rabino Chatam Sofer. Aquí había una sinagoga, justo al lado de la Catedral de la Coronación. La arquitectura, como se ha dicho, expresaba la convivencia pacífica de las dos comunidades, símbolo inusual y de gran alcance evocativo, admirable signo de unidad en el nombre del Dios de nuestros padres. Aquí yo también siento la necesidad, como muchos de ustedes, de “quitarme las sandalias”, porque me encuentro en un lugar bendecido por la fraternidad de los hombres en el nombre del Altísimo.

Pero, posteriormente, el nombre de Dios fue deshonrado. En la locura del odio, durante la segunda guerra mundial, más de cien mil judíos eslovacos fueron asesinados. Y después, cuando se quisieron borrar las huellas de la comunidad, aquí la sinagoga fue demolida. Está escrito: «No invocarás en vano el nombre del Señor» (Ex 20,7). El nombre divino, es decir, su misma realidad personal, se nombra en vano cuando se viola la dignidad única e irrepetible del hombre, creado a su imagen. Aquí el nombre de Dios fue deshonrado, porque la peor blasfemia que se le puede causar es la de usarlo para los propios fines, más que para respetar y amar a los demás. Aquí, ante la historia del pueblo judío, marcada por este agravio trágico e indescriptible, nos avergonzamos de admitirlo: ¡cuántas veces el nombre inefable del Altísimo ha sido usado para realizar acciones que por su falta de humanidad resultan inenarrables! Cuántos opresores han declarado: “Dios está con nosotros”, pero eran ellos los que no estaban con Dios.

Queridos hermanos y hermanas, la historia de ustedes es nuestra historia, sus dolores son nuestros dolores. Para algunos de ustedes, este Memorial de la Soah es el único lugar donde pueden honrar la memoria de sus seres queridos. También yo me uno a ustedes. Sobre el Memorial está escrito en hebreo “Zachor”: “Recuerda”. La memoria no puede y no debe dejar lugar al olvido, porque no habrá un amanecer en que perdure la fraternidad si antes no se han compartido y disipado las oscuridades de la noche. La pregunta del profeta resuena también para nosotros: «Centinela, ¿cuánto queda de la noche?» (Is 21,11). Esto significa que no es tiempo de seguir opacando la imagen de Dios que resplandece en el hombre. Ayudémonos en esto. Porque tampoco hoy faltan ídolos vanos y falsos que deshonran el nombre del Altísimo. Son los ídolos del poder y del dinero que se imponen sobre la dignidad del hombre, de la indiferencia que vuelve la mirada hacia otra parte, de las manipulaciones que instrumentalizan la religión, haciendo de ella una cuestión de supremacía o reduciéndola a la irrelevancia. Y también lo es el olvido del pasado, la ignorancia que justifica todo, la rabia y el odio. Estamos unidos —lo repito— en la condena de toda violencia, de toda forma de antisemitismo, y en el esfuerzo para que la imagen de Dios en la persona humana no sea profanada.

Pero esta plaza, queridos hermanos y hermanas, es también un lugar donde brilla la luz de la esperanza. Ustedes vienen aquí cada año a encender la primera luz en el candelabro de la Chanukiah. Así, en la oscuridad, surge el mensaje de que la destrucción y la muerte no son las que tienen la última palabra, sino la renovación y la vida. Y si la sinagoga fue demolida en este sitio, la comunidad todavía está presente. Está viva y abierta al diálogo. Aquí nuestras historias se encuentran de nuevo. Aquí juntos afirmamos ante Dios la voluntad de seguir en un camino de acercamiento y amistad.

A este respecto, conservo vivo en mí el recuerdo del encuentro en Roma en el año 2017 con los Representantes de vuestras comunidades judías y cristianas. Estoy contento de que posteriormente se haya instituido una Comisión para el diálogo con la Iglesia católica y que juntos hayan publicado importantes documentos. Es bueno compartir y comunicar lo que nos une. Y es bueno seguir, en la verdad y con sinceridad, en el camino fraterno de purificación de la memoria para sanar las heridas pasadas, así como en el recuerdo del bien recibido y ofrecido. Según el Talmud, el que destruye un solo hombre destruye el mundo entero, y el que salva un solo hombre salva el mundo entero. Cada uno vale, y vale mucho lo que ustedes hacen por medio de su precioso compartir. Les agradezco las puertas que han abierto de ambas partes.

El mundo necesita puertas abiertas. Son signos de bendición para la humanidad. Al padre Abrahán Dios le dijo: «En ti se bendecirán todas las familias de la tierra» (Gn 12,3). Es un estribillo que resuena en la vida de los padres (cf. Gn 18,18; 22,18; 26,4). A Jacob, o sea Israel, Dios le dijo: «Ellos serán numerosos como el polvo de la tierra, y se extenderán al oeste y al este, al norte y al sur. En ti y en tu descendencia serán bendecidas todas las familias de la tierra» (Gn 28,14). Que aquí, en esta tierra eslovaca, tierra de encuentro entre este y oeste, norte y sur, la familia de los hijos de Israel siga cultivando esta vocación, la llamada a ser signo de bendición para todas las familias de la tierra. La bendición del Altísimo se derrama sobre nosotros cuando ve una familia de hermanos que se respetan, se aman y colaboran. Que el Omnipotente los bendiga para que, en medio de tanta discordia que contamina nuestro mundo, puedan ser siempre, juntos, testigos de paz. Shalom!

Traduzione in lingua portoghese

Queridos irmãos e irmãs, boa tarde!

Agradeço as palavras de boas-vindas e os testemunhos que destes. Estou aqui como peregrino para tocar este lugar e ser tocado por ele. A praça onde nos encontramos é muito significativa para a vossa comunidade. Mantém viva a memória dum rico passado: durante vários séculos, fez parte do bairro judeu; aqui trabalhou o célebre rabino Chatam Sofer. Aqui havia uma sinagoga, mesmo junto da Catedral da Coroação. Diz-se que a arquitetura exprimia a convivência pacífica das duas comunidades, símbolo raro e altamente sugestivo, sinal estupendo de unidade no nome do Deus de nossos pais. Aqui sinto também eu, como tantos outros, a necessidade de «descalçar as sandálias», porque me encontro num lugar abençoado pela fraternidade entre os homens no nome do Altíssimo.

Mais tarde, porém, o nome de Deus foi desonrado: na loucura do ódio, durante a II Guerra Mundial, foram mortos mais de cem mil judeus eslovacos. E depois, quando se quis cancelar os vestígios da comunidade, foi demolida a sinagoga que havia aqui. Está escrito: «Não usarás o nome do Senhor, teu Deus, em vão» (Ex 20, 7). O nome divino, ou seja, a sua própria realidade pessoal, é nomeado em vão quando se viola a dignidade única e incomparável do homem, criado à imagem d’Ele. Aqui o nome de Deus foi desonrado, porque a pior blasfémia que se lhe pode fazer é usá-lo para os próprios fins em vez de servir para respeitar e amar os outros. Aqui, tendo diante dos olhos a história do povo judeu marcada por esta trágica e inaudita afronta, sentimos vergonha em admiti-lo: quantas vezes o nome inefável do Altíssimo foi usado para indescritíveis atos de desumanidade! Quantos opressores declararam «Deus está conosco», mas eram eles que não estavam com Deus...

Queridos irmãos e irmãs, a vossa história é a nossa história, os vossos sofrimentos são os nossos sofrimentos. Para alguns de vós, este Memorial da Shoah é o único lugar onde podeis honrar a memória dos vossos entes queridos. Também eu me uno a vós. No Memorial, está inscrito, em hebraico, «Zachor - Recorda!» A memória não pode nem deve ceder lugar ao esquecimento, porque não haverá alvorada duradoura de fraternidade sem antes se ter compartilhado e dissipado as trevas da noite. Também para nós ressoa esta pergunta do profeta: «Sentinela, que vês na noite?» (Is 21, 11). Para nós, este é o tempo em que não se pode obscurecer a imagem de Deus que brilha no homem. Ajudemo-nos nisto, porque também hoje não faltam ídolos vãos e falsos que desonram o nome do Altíssimo. São os ídolos do poder e do dinheiro que prevalecem sobre a dignidade do homem, da indiferença que volta o olhar para o outro lado, das manipulações que instrumentalizam a religião, tornando-a uma questão de supremacia ou então reduzindo-a à irrelevância. E existem ainda o esquecimento do passado, a ignorância que justifica tudo, a raiva e o ódio. Estejamos unidos – repito – na condenação de toda a violência, de todas as formas de antissemitismo, e no empenho por que não seja profanada a imagem de Deus na criatura humana.

Mas esta praça, queridos irmãos e irmãs, é também um lugar onde brilha a luz da esperança. Aqui vindes, todos os anos, acender a primeira luz no castiçal Chanukiá. Assim, na obscuridade, aparece a mensagem de que não são a destruição e a morte a ter a última palavra, mas a renovação e a vida. E se a sinagoga deste lugar foi demolida, a comunidade está ainda presente; está viva e aberta ao diálogo. Aqui cruzam-se de novo as nossas histórias. Aqui afirmamos juntos, diante de Deus, a vontade de prosseguir no caminho da aproximação e amizade.

A propósito, continua viva em mim a memória do encontro em Roma, no ano de 2017, com os representantes das vossas comunidades judaicas e cristãs. Alegro-me por se ter instituído depois uma Comissão para o diálogo com a Igreja Católica, tendo-se publicado em conjunto importantes documentos. É bom partilhar e comunicar o que nos une. E é bom continuar, na verdade e com sinceridade, o caminho fraterno de purificação da memória para curar as feridas do passado, bem como a recordação do bem recebido e oferecido. Segundo o Talmud, quem destrói um só homem destrói o mundo inteiro, e quem salva um só homem salva o mundo inteiro. Cada um é importante, como o é também aquilo que fazeis através da vossa preciosa partilha. Agradeço-vos pelas portas que abristes de ambos os lados.

O mundo precisa de portas abertas. São sinais de bênção para a humanidade. Deus disse ao pai Abraão: «Todas as famílias da terra serão abençoadas em ti» (Gn 12, 3). É um refrão que marca as vidas dos pais (cf. Gn 18, 18; 22, 18; 26, 4). A Jacob, ou seja, Israel, Deus disse: «A tua posteridade será tão numerosa como o pó da terra; estender-te-ás para o ocidente e para o oriente, para o norte e para o sul. E todas as famílias da terra serão abençoadas em ti e na tua descendência» (Gn 28, 14). Aqui, na Eslováquia, terra de encontro entre oriente e ocidente, norte e sul, que a família dos filhos de Israel continue a cultivar esta vocação, o chamamento a ser sinal de bênção para todas as famílias da terra. A bênção do Altíssimo derrama-se sobre nós, quando vê uma família de irmãos que se respeitam, amam e colaboram entre si. Abençoe-vos o Todo-Poderoso para que unidos, no meio de tanta discórdia que polui o nosso mundo, possais ser sempre testemunhas de paz. Shalom!

Traduzione in lingua polacca

Drodzy bracia i siostry, dobry wieczór!

Dziękuję wam za słowa powitania i za świadectwa, które przed nami złożyliście. Jestem tutaj jako pielgrzym, aby dotknąć tego miejsca i by ono mnie dotknęło. Plac, na którym stoimy jest bardzo ważnym miejscem dla waszej wspólnoty. Zachowuje żywą pamięć o bogatej przeszłości: przez wieki należał do dzielnicy żydowskiej, pracował tu słynny rabin Chatam Sofer. Znajdowała się tu synagoga, tuż obok katedry koronacyjnej. Architektura, jak już powiedziano, wyrażała pokojowe współistnienie dwóch wspólnot, rzadki i bardzo sugestywny symbol, wspaniały znak jedności w imię Boga naszych ojców. W tym miejscu, podobnie jak wielu z nich, także i ja czuję potrzebę, by „zdjąć sandały”, ponieważ znajduję się w miejscu pobłogosławionym przez braterstwo ludzi w imię Najwyższego.

Następnie jednak imię Boga zostało zhańbione: w szaleństwie nienawiści, podczas drugiej wojny światowej zginęło ponad sto tysięcy słowackich Żydów. A kiedy potem chciano wymazać ślady gminy, zburzono tutejszą synagogę. Napisane jest: „Nie będziesz wzywał imienia Pana, Boga twego do czczych rzeczy” (Wj 20,7). Boże imię, to znaczy Jego osobowa rzeczywistość, jest brane nadaremno, gdy gwałcona jest jedyna i niepowtarzalna godność człowieka, stworzonego na Jego obraz. Tutaj imię Boga zostało zhańbione, ponieważ najgorszym bluźnierstwem, jakie można Jemu wyrządzić, jest wykorzystywanie Go do własnych celów, zamiast do szanowania i miłowania innych. Tutaj, w obliczu historii narodu żydowskiego, naznaczonej tą tragiczną i niewypowiedzianą zniewagą, przyznajemy ze wstydem: ileż to razy niewymawialne imię Najwyższego było używane do niewyobrażalnych, nieludzkich czynów! Jakże wielu prześladowców oświadczało: „Bóg jest z nami”, ale to oni nie byli z Bogiem.

Drodzy bracia i siostry, wasze dzieje są naszymi dziejami, wasze cierpienia są naszymi cierpieniami. Dla niektórych z Was ten pomnik Shoah jest jedynym miejscem, w którym możecie uczcić pamięć swoich bliskich. Ja także przyłączam się do was. Na pomniku napisano po hebrajsku „Zachor”: „Pamiętaj!”. Pamięć nie może i nie powinna ustąpić miejsca zapomnieniu, bo trwały świt braterstwa nie nastanie bez uprzedniego dzielenia i rozpraszania ciemności nocy. Także dla nas rozbrzmiewa pytanie proroka: „Stróżu, która to godzina nocy?” (Iz 21, 11). Jest to dla nas czas, w którym nie można już dłużej zaciemniać obrazu Boga jaśniejącego w człowieku. Pomagajmy w tym sobie nawzajem. Bo i dziś nie brak próżnych i fałszywych bożków, które hańbią imię Najwyższego. Chodzi o bożki władzy i pieniądza, dominujących nad ludzką godnością, o bożka obojętności, która odwraca wzrok, o bożka manipulacji, które instrumentalizują religię, czyniąc z niej kwestię wyższości lub pozbawiając ją znaczenia. I znowu jest to zapomnienie o przeszłości, ignorancja, która wszystko usprawiedliwia, gniew i nienawiść. Jednoczymy się – powtarzam – w potępieniu wszelkiej przemocy, wszelkich form antysemityzmu i w dążeniu do tego, by nie bezczeszczono obrazu Boga w ludzkim stworzeniu.

Ale ten plac, drodzy bracia i siostry, jest także miejscem, gdzie lśni światło nadziei. Tutaj co roku przychodzicie zapalić pierwszą świecę w świeczniku chanukowym. W ten sposób w ciemności pojawia się przesłanie, że to nie zniszczenie i śmierć mają ostatnie słowo, lecz odnowa i życie. I choć synagoga w tym miejscu została zburzona, wspólnota nadal tu istnieje. Jest ona żywa i otwarta na dialog. Tutaj nasze historie znów się zbiegają. Tutaj wspólnie potwierdzamy przed Bogiem wolę kontynuowania drogi zbliżania się ku sobie i przyjaźni.

W tym względzie zachowuję w sobie żywą pamięć o spotkaniu w Rzymie w 2017 r. z przedstawicielami waszych wspólnot żydowskich i chrześcijańskich. Cieszę się, że w jego następstwie została powołana Komisja ds. Dialogu z Kościołem katolickim i, że wspólnie opublikowaliście ważne dokumenty. Dobrze jest dzielić się i przekazywać to, co łączy. I dobrze jest kontynuować, w prawdzie i szczerości, braterską drogę oczyszczania pamięci, aby leczyć dawne rany, a także pamiętać o dobru otrzymanym i ofiarowanym. Według Talmudu, jeśli człowiek niszczy jedno życie, to tak, jak gdyby niszczył cały świat. A jeśli człowiek ratuje jedno życie, to jest tak, jak gdyby ratował cały świat. Każdy się liczy i liczy się bardzo to, co czynicie poprzez swoje cenne dzielenie się. Dziękuję wam za te drzwi otwarte z obu stron.

Świat potrzebuje otwartych drzwi. Są one znakami błogosławieństwa dla ludzkości. Do ojca Abrahama Bóg powiedział: „Przez ciebie będą otrzymywały błogosławieństwo ludy całej ziemi” (Rdz 12,3). Jest to refren, który naznacza życie ojców (por. Rdz 18,18; 22,18; 26,4). Do Jakuba, czyli Izraela, Bóg powiedział: „potomstwo twe będzie tak liczne jak proch ziemi, ty zaś rozprzestrzenisz się na zachód i na wschód, na północ i na południe; wszystkie plemiona ziemi otrzymają błogosławieństwo przez ciebie i przez twych potomków” (Rdz 28,14). Tutaj, na tej ziemi słowackiej, na ziemi, gdzie spotykają się wschód i zachód, północ i południe, rodzina synów Izraela nadal pielęgnuje to powołanie, wezwanie, aby być znakiem błogosławieństwa dla wszystkich rodzin ziemi. Błogosławieństwo Najwyższego wylewa się na nas, gdy widzi rodzinę braci, którzy szanują się, miłują i współpracują ze sobą. Niech Wszechmogący was błogosławi, abyście pośród tylu niezgód, które zanieczyszczają nasz świat, mogli być zawsze, razem, świadkami pokoju. Szalom!

Traduzione in lingua araba

الزّيارة الرسوليّة إلى سلوفاكيا

كلمة قداسة البابا فرنسيس

في اللقاء مع الجماعة اليهوديّة

في ساحة ريبني نامستيِيه (Rybné námestie) في براتيسلافا

الاثنين 13 أيلول/سبتمبر 2021

أيّها الإخوة والأخوات الأعزّاء، مساء الخير!

أشكركم على كلمات الترحيب والشهادات التي قدمتموها. أنا هنا حاجٌّ لألمس هذا المكان ولأتأثّر به. الساحة التي نتواجد فيها هي مهمّة جدًّا لجماعتكم. إنّها تحيي ذكرى الماضي الغني: كانت جزءًا من الحيّ اليهودي لعدّة قرون، وعمل هنا الحاخام المعروف شاتام سوفير. هنا كان يوجد كنيس، بالتحديد في جوار كاتدرائيّة تكليل مريم العذراء ملكة على السماء والأرض. الهندسة المعماريّة، كما قيل، كانت تعبّر عن العيش معًا بسلام بين الجماعتَين، وهي رمز نادر ومثير للذكريات، وعلامة رائعة على الوَحدة باسم إله آبائنا. هنا أشعر بالحاجة أنا أيضًا، مثل الكثيرين منكم، بواجب "أن أخلع نعليَّ"، لأنّني أجد نفسي في مكان مبارك بالأخوّة بين الناس باسم العلي.

لكن لاحقًا، تمّت هنا إهانة اسم الله: في جنون الكراهية، خلال الحرب العالميّة الثانية، قُتل أكثر من مائة ألف يهودي سلوفاكي. ولمّا أرادوا محو آثار الجماعة في وقت لاحق، تمّ هنا هدم الكنيس. كُتِب: "لا تَلفُظِ اسمَ الرَّبِّ إِلهِكَ باطِلاً" (خروج 20، 7). الاسم الإلهي، أي ذات الله، يُلفَظ باطلًا عندما تُنتهك كرامة الإنسان الفريدة والتي لا مثيل لها، والذي خُلق على صورة الله. هنا أهين اسم الله، لأنّ أسوأ تجديف يمكن أن يوجَّه إليه هو أن يتمّ استخدام اسمه لأغراض خاصّة، بدلاً من احترام الآخرين ومحبّتهم. هنا، أمام تاريخ الشعب اليهودي، الموسوم بهذه الإهانة المأساويّة التي لا توصف، نخجل من الاعتراف بها: كم مرّة استُخدم اسم الله العليّ الذي يفوق الوصف لأعمال لا إنسانيّة لا توصف! كم من الظالمين الذين أعلنوا: "الله معنا". وهم لم يكونوا مع الله.

أيّها الإخوة والأخوات الأعزّاء، تاريخكم هو تاريخنا وآلامكم هي آلامنا. بالنسبة للبعض منكم، هذا النُصب التذكاري للمحرقة هو المكان الوحيد حيث يمكنكم فيه تكريم ذكرى أحبّائكم. أنا أيضًا أتّحد معكم. على النصب التذكاري مكتوب بالعبرية “Zachor أي ”تذكّر!“. الذاكرة لا يمكنها ويجب ألّا تفسح المجال للنسيان، لأنّه لن يكون هناك فجر دائم للأخوّة، دون المشاركة أوّلًا في تبديد ظلام الليل. سؤال النّبي يتردّد أيضًا علينا: "يا حارِس، ما الوَقتُ مِنَ اللَّيل؟" (أشعياء 21، 11). هذا هو الوقت لنا الذي ليس من الممكن فيه إخفاء صورة الله التي تتألّق في الإنسان. لنساعد بعضنا بعضًا في هذا. لأنّه حتّى اليوم لا تنقص الأصنام الباطلة والزائفة التي تهين اسم الله العليّ. هي أصنام السّلطة والمال التي تغلب على كرامة الإنسان، والّلامبالاة التي تحوّل النظر إلى الاتّجاه الآخر، والمؤامرات التي تستغلّ الدين، وتجعله مسألة سيطرة أو تجعله أمرًا لا أهميّة له. ومرّة أخرى، نسيان الماضي، والجهل يبرّران كلّ شيء، والغضب والكراهية. إنّي أكرّر: نحن متّحدون في إدانة كلّ أشكال العنف وكلّ أشكال اللاساميّة، وفي التزامنا لضمان عدم تدنيس صورة الله في الإنسان.

لكن هذه الساحة، أيّها الإخوة والأخوات الأعزّاء، هي أيضًا مكان حيث يضيء فيه نور الأمل. هنا تأتون كلّ عام لتضيئوا أوّل شمعة في شمعدان الحانوكا. وهكذا، في الظلام، تظهر الرّسالة أنّ الكلمة الأخيرة ليست للدّمار والموت، بل للتجديد والحياة. هُدِم الكنيس الذي كان في هذا الموقع، وأمّا الجماعة فما زالت موجودة. إنّها حيّة ومنفتحة على الحوار. هنا تلتقي رواياتنا من جديد. هنا معًا نؤكد أمام الله إرادتنا لمواصلة مسيرة التقارب والصّداقة.

في هذا الصّدد، أحفظ حيّة ذكرى الّلقاء الذي عُقد في روما عام 2017 مع ممثّلي جماعاتكم اليهوديّة والمسيحيّة. يسعدني أنّه تمّ لاحقًا إنشاء لجنة للحوار مع الكنيسة الكاثوليكيّة وأنّكم نشرتم معًا وثائق مهمّة. حسنٌ أن نشارك وأن نوصل ما يوحّدنا. وحسنٌ أن نستمرّ، بصدق وإخلاص، في المسار الأخوي لتنقيَة الذاكرة من أجل مداواة جروح الماضي، وكذلك أن نستمرّ في ذكرى الخير الذي نلناه أو قدّمناه. بحسب التّلمود، من أهلك إنسانًا واحدًا أهلك العالم كلّه، ومن خلّص إنسانًا واحدًا خلّص العالم كلّه. كلّ واحد مهم، ومهمٌّ جدًّا ما تفعلونه من خلال مشاركتكم الثمينة. أشكركم لأنّكم فتحتم الأبواب في الاتجاهَين.

العالم يحتاج إلى أبواب مفتوحة. إنّها علامات بركة للبشريّة. قال الله لأبينا إبراهيم: "يتَبَارَكُ بِكَ جَميعُ عَشائِرِ الأَرض" (تكوين 12، 3). إنّها لازمة ترافق حياة الآباء (راجع تكوين 18، 18؛ 22، 18؛ 26، 4). وقال الله ليعقوب، أي إسرائيل، "يكونُ نَسلُكَ كَتُرابِ الأَرض، فتَنتَشِرُ غَرْبًا وشَرْقًا وشَمالاً وجَنوبًا، وَيتَبارَكُ بِكَ وبِنَسلِكَ جَميعُ عَشائرِ الأَرض" (تكوين 28، 14). هنا، في هذه الأرض السلوفاكيّة، أرض اللقاء بين الشرق والغرب، والشمال والجنوب، تستمرّ عشيرة بني إسرائيل في تنمية هذه الدعوة، أن تكون علامة بركة لجميع عشائر الأرض. بركة الله العليّ تنزل علينا عندما يرى الله عائلة من الإخوة يحترمون ويحبّون بعضهم بعضًا ويتعاونون. بارككم الله، حتّى تكونوا دائمًا شهودًا للسّلام معًا في وسط الخلافات الكثيرة التي تلوّث عالمنا. شالوم! (سلام!).

Visita del Presidente del Parlamento e del Primo Ministro della Repubblica Slovacca presso la Nunziatura Apostolica

Nel pomeriggio, nel salone di rappresentanza della Nunziatura Apostolica di Bratislava, il Santo Padre Francesco ha incontrato il Presidente del Parlamento della Slovacchia, Sig. Boris Kollár, e successivamente il Primo Ministro del Paese, Sig. Eduard Heger. I due incontri sono terminati poco dopo le 18.30.

© http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino.html - 13 settembre 2021


scritto e firma Papa libro donore BratislavaFirma del Libro d'onore

“Ringrazio le Suore della Carità per la loro testimonianza. Ringrazio le persone che collaborano. Prego per voi; per favore fatelo per me.
Che il Signore vi benedica e la Madonna vi custodisca”

Francesco

© Sala Stampa Santa Sede