Udienza generale 30 dicembre 2020

biblioteca palazzo apostolicoL’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 9.15 nella Biblioteca del Palazzo Apostolico Vaticano.

Nel discorso in lingua italiana il Papa, riprendendo il ciclo di catechesi sulla preghiera, ha incentrato la sua meditazione sul tema “La preghiera di ringraziamento” (Lettura: 1 Ts 5,16-19).

Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre ha indirizzato particolari espressioni di saluto ai fedeli. Quindi ha rivolto un appello per le vittime del terremoto che ha colpito ieri la Croazia.

L’Udienza Generale si è conclusa con la recita del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.

Catechesi del Santo Padre in lingua italiana

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Vorrei soffermarmi oggi sulla preghiera di ringraziamento. E prendo lo spunto da un episodio riportato dall’evangelista Luca. Mentre Gesù è in cammino, gli vengono incontro dieci lebbrosi, che implorano: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!” (17,13). Sappiamo che, per i malati di lebbra, alla sofferenza fisica si univa l’emarginazione sociale e l’emarginazione religiosa. Erano emarginati. Gesù non si sottrae all’incontro con loro. A volte va oltre i limiti imposti dalle leggi e tocca il malato - che non si poteva fare -, lo abbraccia, lo guarisce. In questo caso non c’è contatto. A distanza, Gesù li invita a presentarsi ai sacerdoti (v. 14), i quali erano incaricati, secondo la legge, di certificare l’avvenuta guarigione. Gesù non dice altro. Ha ascoltato la loro preghiera, ha ascoltato il loro grido di pietà, e li manda subito dai sacerdoti.

Quei dieci si fidano, non rimangono lì fino al momento di essere guariti, no: si fidano e vanno subito, e mentre stanno andando guariscono tutti e dieci. I sacerdoti avrebbero dunque potuto constatare la loro guarigione e riammetterli alla vita normale. Ma qui viene il punto più importante: di quel gruppo, solo uno, prima di andare dai sacerdoti, torna indietro a ringraziare Gesù e a lodare Dio per la grazia ricevuta. Solo uno, gli altri nove continuano la strada. E Gesù nota che quell’uomo era un samaritano, una specie di “eretico” per i giudei del tempo. Gesù commenta: «Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?» (17,18). È toccante il racconto!

Questo racconto, per così dire, divide il mondo in due: chi non ringrazia e chi ringrazia; chi prende tutto come gli fosse dovuto, e chi accoglie tutto come dono, come grazia. Il Catechismo scrive: «Ogni avvenimento e ogni necessità può diventare motivo di ringraziamento» (n. 2638). La preghiera di ringraziamento comincia sempre da qui: dal riconoscersi preceduti dalla grazia. Siamo stati pensati prima che imparassimo a pensare; siamo stati amati prima che imparassimo ad amare; siamo stati desiderati prima che nel nostro cuore spuntasse un desiderio. Se guardiamo la vita così, allora il “grazie” diventa il motivo conduttore delle nostre giornate. Tante volte dimentichiamo pure di dire “grazie”.

Per noi cristiani il rendimento di grazie ha dato il nome al Sacramento più essenziale che ci sia: l’Eucaristia. La parola greca, infatti, significa proprio questo: ringraziamento. I cristiani, come tutti i credenti, benedicono Dio per il dono della vita. Vivere è anzitutto aver ricevuto la vita. Tutti nasciamo perché qualcuno ha desiderato per noi la vita. E questo è solo il primo di una lunga serie di debiti che contraiamo vivendo. Debiti di riconoscenza. Nella nostra esistenza, più di una persona ci ha guardato con occhi puri, gratuitamente. Spesso si tratta di educatori, catechisti, persone che hanno svolto il loro ruolo oltre la misura richiesta dal dovere. E hanno fatto sorgere in noi la gratitudine. Anche l’amicizia è un dono di cui essere sempre grati.

Questo “grazie” che dobbiamo dire continuamente, questo grazie che il cristiano condivide con tutti, si dilata nell’incontro con Gesù. I Vangeli attestano che il passaggio di Gesù suscitava spesso gioia e lode a Dio in coloro che lo incontravano. I racconti del Natale sono popolati di oranti con il cuore allargato per la venuta del Salvatore. E anche noi siamo stati chiamati a partecipare a questo immenso tripudio. Lo suggerisce anche l’episodio dei dieci lebbrosi guariti. Naturalmente tutti erano felici per aver recuperato la salute, potendo così uscire da quella interminabile quarantena forzata che li escludeva dalla comunità. Ma tra loro ce n’è uno che a gioia aggiunge gioia: oltre alla guarigione, si rallegra per l’avvenuto incontro con Gesù. Non solo è liberato dal male, ma possiede ora anche la certezza di essere amato. Questo è il nocciolo: quando tu ringrazi, esprimi la certezza di essere amato. E questo è un passo grande: avere la certezza di essere amato. È la scoperta dell’amore come forza che regge il mondo. Dante direbbe: l’Amore «che move il sole e l’altre stelle” (Paradiso, XXXIII, 145). Non siamo più viandanti errabondi che vagano qua e là, no: abbiamo una casa, dimoriamo in Cristo, e da questa “dimora” contempliamo tutto il resto del mondo, ed esso ci appare infinitamente più bello. Siamo figli dell’amore, siamo fratelli dell’amore. Siamo uomini e donne di grazia.

Dunque, fratelli e sorelle, cerchiamo di stare sempre nella gioia dell’incontro con Gesù. Coltiviamo l’allegrezza. Invece il demonio, dopo averci illusi - con qualsiasi tentazione -, ci lascia sempre tristi e soli. Se siamo in Cristo, nessun peccato e nessuna minaccia ci potranno mai impedire di continuare con letizia il cammino, insieme a tanti compagni di strada.

Soprattutto, non tralasciamo di ringraziare: se siamo portatori di gratitudine, anche il mondo diventa migliore, magari anche solo di poco, ma è ciò che basta per trasmettergli un po’ di speranza. Il mondo ha bisogno di speranza e con la gratitudine, con questo atteggiamento di dire grazie, noi trasmettiamo un po’ di speranza. Tutto è unito, tutto è legato e ciascuno può fare la sua parte là dove si trova. La strada della felicità è quella che San Paolo ha descritto alla fine di una delle sue lettere: «Pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie: questa infatti è la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi. Non spegnete lo Spirito» (1 Ts 5,17-19). No spegnere lo Spirito, bel programma di vita! Non spegnere lo Spirito che abbiamo dentro ci porta alla gratitudine.

Sintesi della catechesi e saluti nelle diverse lingue

In lingua francese

Speaker:

Frères et sœurs, je voudrais m’arrêter aujourd’hui sur la prière de remerciement. Le récit évangélique des dix lépreux divise le monde entre les personnes qui remercient, et celles qui ne le font pas. Celles pour qui tout est dû, et celles pour qui tout est don. Or tout événement, et même toute nécessité, peut devenir un motif de remerciement. En toute chose nous sommes précédés par la grâce; le reconnaitre est au point de départ de la prière de remerciement. L’action de grâce culmine dans la vie du chrétien par la célébration du plus grand des sacrements, l’Eucharistie, qui signifie justement cela: remercier. Vivre c’est tout recevoir de Dieu et l’en remercier, et ce «merci» se dilate dans la rencontre avec Jésus. Le lépreux reconnaissant de l’Evangile ne se contente pas de la joie d’avoir été guéri, mais de la certitude d’être aimé par lui. Si nous appartenons au Christ, aucun péché ni aucune menace ne pourra jamais nous empêcher de continuer notre route dans la joie. Comme le dit saint Paul:«Priez sans relâche et rendez grâce en toute circonstance: c’est la volonté de Dieu à votre égard dans le Christ Jésus».

Santo Padre:

Saluto cordialmente i fedeli di lingua francese. Fratelli e sorelle, il mistero del Natale che abbiamo celebrato ci mantenga nella gioia dell'incontro con Gesù. Possa questo incontro illuminare il nostro cammino per tutto il prossimo anno. Dio vi benedica!

Speaker:

Je salue cordialement les personnes de langue française.

Frères et sœurs, que le mystère de Noël que nous avons célébré nous laisse dans la joie de rencontrer Jésus. Que cette rencontre éclaire notre route pour toute l’année qui vient. Que Dieu vous bénisse!

In lingua inglese

Speaker:

Dear brothers and sisters: As part of our continuing catechesis on prayer, we now turn to the prayer of thanksgiving. Saint Luke tells us that of the ten lepers healed by Jesus, only one came back to thank the Lord. This passage reminds us of the importance of gratitude. It shows the great difference between hearts that are thankful and those that are not; between people who see everything as their entitlement and those who receive everything as grace. As Christians, our prayer of thanksgiving is inspired by gratitude for the love of God revealed in the coming of Jesus, his Son and our Saviour. The Gospel accounts of Christ’s birth show us how the coming of the Messiah was welcomed by hearts that trusted and prayed for the fulfilment of God’s promises. May our celebration of this Christmas season be marked by fervent prayer of thanksgiving for the outpouring of God’s redemptive grace upon our world. May these prayers enlarge our hearts and enable us to bring the hope and joy of the Gospel to all around us, especially to our brothers and sisters most in need.

Santo Padre:

Saluto cordialmente i fedeli di lingua inglese. A ciascuno di voi e alle vostre famiglie auguro di custodire la gioia di questo tempo di Natale, incontrando nella preghiera il Salvatore che desidera farsi vicino a tutti. Dio vi benedica!

Speaker:

I cordially greet the English-speaking faithful. May each of you, and your families, cherish the joy of this Christmas season and draw near in prayer to the Saviour who has come to dwell among us. God bless you!

In lingua tedesca

Speaker:

Liebe Brüder und Schwestern, im Rahmen unserer Katechesen zum Thema des Gebets blicken wir heute auf das Dankgebet. Manchmal tun Menschen sich schwer mit dem Danken, weil sie meinen, sie hätten sozusagen ein Anrecht auf das Gute, das ihnen widerfährt. Viele jedoch gelangen zu der entscheidenden Erkenntnis, dass letztlich alles Geschenk, ja Gnade ist. Ehe wir denken konnten, wurden wir gedacht; ehe wir lernten zu lieben, wurden wir geliebt. Wir verdanken uns nicht uns selbst. Leben heißt vor allem, empfangen zu haben. So verdanken wir uns unseren Eltern, Erziehern, Freunden und vielen anderen Menschen, ohne die wir nicht dieselben wären, die wir heute sind. Im letzten aber verdanken wir uns Gott. Seine Gnade geht allem voraus und was uns auch widerfährt, wir haben immer Grund zu danken. Nicht von ungefähr ist für uns Christen das wesentlichste Sakrament das der Danksagung, die Eucharistie. In der Begegnung mit Jesus erfährt der Mensch, dass er bedingungslos geliebt ist – und diese Liebe verwandelt, wie uns die verschiedenen Abschnitte der Evangelien, die wir jetzt in der Weihnachtzeit hören, bezeugen. Auch wir sind berufen, in seiner Liebe die Kraft zu erkennen, die die Welt regiert. Wir irren nicht mehr plan- und ziellos umher. Wir haben in Christus eine Heimat, einen festen Bezugspunkt und von da aus erscheint uns alles noch einmal so viel schöner. Dankbarkeit ist der tiefste Grund der Freude.

Santo Padre:

Cari fratelli e sorelle di lingua tedesca, alla fine di questo anno difficile, siamo forse tentati di vedere anzitutto ciò che non era possibile fare e ciò che ci mancava. Ma non dimentichiamo le tante, innumerevoli ragioni per cui ringraziare Dio e i nostri vicini. Vi auguro di cuore la gioia che nasce dalla gratitudine!

Speaker:

Liebe Brüder und Schwestern deutscher Sprache, am Ende dieses schwierigen Jahres, sind wir vielleicht versucht, erst einmal all das zu sehen, was nicht möglich war und was uns gefehlt hat. Vergessen wir darüber aber nicht die vielen, unzählbaren Gründe, die wir haben, Gott und unseren Mitmenschen zu danken. Ich wünsche euch von Herzen jene Freude, die aus der Dankbarkeit kommt!

In lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas:

Hoy reflexionamos sobre la oración de acción de gracias. El evangelista Lucas nos relata cómo Jesús curó diez leprosos, pero sólo uno de ellos volvió a darle gracias, precisamente un samaritano, considerado “hereje” por los judíos. En esa ocasión Jesús comentó: «¿Sólo este extranjero volvió para glorificar a Dios?». Así nos muestra cómo el mundo puede dividirse en dos tipos de personas: los que dan gracias y los que creen que todo se les debe. La oración de acción de gracias nace precisamente de sentir que todo lo que tenemos es un regalo, un don, que estamos vivos, porque alguien nos ha querido antes incluso que nosotros aprendiéramos a pensar, aprendiéramos a amar o a desear.

Los cristianos, hemos dado el nombre de “Eucaristía”, que en griego significa acción de gracias, el principal sacramento de nuestra fe. Nosotros damos gracias por la vida y por todo lo que ella nos da; pero, como el leproso samaritano, no sólo agradecemos los dones, sino en ellos, el encuentro con Jesús. Ese leproso se distinguió de los otros porque entendió que debía dar gracias por su curación, pero sobre todo por haber conocido cuánto lo amaba Jesús. También nosotros estamos llamados a ser testigos, con la acción de gracias, de esa alegría, pues hemos encontrado una casa, donde nos sentimos acogidos y amados. El demonio busca alejarnos, dejarnos solos y tristes, sin embargo no estamos solos. Con Jesús podemos estar siempre alegres, porque nada puede separarnos de su amor.

Saludo cordialmente a los fieles de lengua española. Los animo a responder a esta alegría del encuentro con Jesús como nos pide el apóstol san Pablo, dando gracias en cualquier situación y siendo perseverantes en la oración. Y a todos les deseo un año nuevo lleno de la Presencia misericordiosa de Dios. Que el Señor los bendiga.

In lingua portoghese

Speaker:

No Evangelho de São Lucas, lê-se de dez leprosos que vêm ao encontro do Senhor implorando: “Jesus, Mestre, tem compaixão de nós!”. Nosso Senhor escuta o seu grito e lhes envia aos sacerdotes, que tinham a função de comprovar a realidade da cura. No caminho, todos os dez resultam curados, e aqui vem o ponto mais importante: somente um retorna para agradecer a Jesus. Esta narrativa, por assim dizer, divide as pessoas em dois tipos: aquelas que não agradecem e aquelas que agradecem; aquelas que recebem tudo como algo que lhes fosse devido, e aquelas que acolhem tudo como dom, como graça. A oração de agradecimento começa sempre a partir do reconhecimento de que fomos precedidos pela graça. Alguém pensou em nós, antes que pudéssemos pensar; fomos amados antes que pudéssemos amar; fomos desejados antes que o nosso coração fosse capaz de expressar um desejo. Se olhamos para a vida deste modo, então o “obrigado” torna-se o tema-guia das nossas jornadas. Para nós, cristãos, a ação de graças deu nome ao mais essencial dos sacramentos: a Eucaristia. De fato, o vocábulo grego significa precisamente isto: agradecimento. Os cristãos, como todos os demais crentes, bendizem a Deus pelo dom da vida. Viver é antes de tudo haver recebido um dom. Este “obrigado” que o cristão compartilha com os demais, dilata-se ainda mais no encontro com Jesus, como nos atesta o episódio dos dez leprosos curados. Naturalmente todos experimentavam a alegria de ter sido curados, de poder sair daquela interminável quarentena à qual eram forçados, mas houve um que a esta alegria uniu outra: a de ter encontrado Jesus. Não somente foi libertado do mal, mas possui agora a certeza de ser amado. De igual modo, procuremos sempre a alegria do encontro com Jesus e, sobretudo, não esqueçamos de agradecer: se somos portadores de gratidão, o mundo se torna um lugar melhor.

Santo Padre:

Cari fratelli e sorelle, domenica scorsa abbiamo celebrato la Festa della Santa Famiglia. Da San Giuseppe e dalla Vergine Maria, che hanno custodito con tanto amore il Bambino Gesù, impariamo ad amare sempre di più coloro che Dio ci ha affidato. Vi benedico di cuore, augurandovi un sereno e felice Anno Nuovo!

Speaker:

Queridos irmãos e irmãs, no último domingo celebramos a Festa da Sagrada Família. Aprendamos de São José e da Virgem Maria, que cuidaram com tanto amor do Menino Jesus, a amar sempre mais aqueles que Deus nos confiou. Abençoo-vos de coração, desejando-vos um sereno e feliz Ano Novo!

In lingua araba

Speaker:

تأمّلَ قداسةُ البابا اليَومَ في صلاةِ الشكرِ من خلالِ حادثةِ شفاءِ عشرةِ بُرص. قال: بينما كان يسوعُ في طريقِه، جاءَ عشرةُ بُرصٍ للقائِه، وتوسّلُوا إليه ليشفيَهُم. لم يقلْ لهُم شيئًا بل أصغَى إلى صلاتِهم، وصراخِهم وأرسلَهم في الحالِ إلى الكهنة. وفي أثناءِ ذهابِهم شُفُوا جميعُهُم. لكنْ، واحدًا فقط عادَ إلى يسوع، قبل أن يذهبَ إلى الكهنة، ليشكرَه ويحمدَ اللهَ على نعمةِ الشفاءِ التي نالها. كان سامريًا وغريبًا بالنسبة لليهود. هو الذي عادَ ليشكُر. يقولُ قداسةُ البابا: هذا الحدثُ يَقسِمُ العالمَ إلى قسمين: من يشكرُ ومن لا يشكر. مع أنّ كلَّ حدثٍ وكلَّ احتياجٍ في حياتِنا، يمكنُ أن يكونَ سببًا للشكرِ على كلِّ نعمةٍ أُعطيت لنا، حتى قبل أن نطلبَها. وكلمةُ الشكرِ هذه، التي يشاركُ فيها المسيحيونَ مع الجميع، في اللقاءِ مع يسوع تتخذُ أبعادًا وحجمًا أرحَب. في الواقع، تشهدُ الأناجيلُ على أنّ يسوعَ غالبًا ما أثارَ الفرحَ مع الشكرِ والحمدِ للهِ في الذين قابلُوه كما حدثَ مع الأبرصِ الذي عادَ بعد شفائِه ليشكرَ وليفرحَ بلقائِه مع يسوع. لأنّه تيقنَ أنّه التقَى إنسانًا يحبُّه. ونحن أيضًا مدعوون أن نشكرَ وأن نشاركَ في فرحِ اللقاءِ مع يسوع. فلنحاولْ أن نبقَى دائمًا في هذا الفرح. لأنّه إذا كنّا في المسيح، فلا خطيئةَ ولا تهديدَ يمكنُ أن يمنعَنا أبدًا من أن نواصلَ مسيرتَنا بفرحٍ مع رفقائِنا على الطريق.

Santo Padre:

Saluto i fedeli di lingua araba. La strada della felicità è quella che San Paolo ha descritto alla fine di una delle sue lettere: «Pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie: questa infatti è volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi. Non spegnete lo Spirito» (1 Ts 5,17-19). Auguro a tutti un felice anno nuovo!

Speaker:

أحيّي المؤمنينَ الناطقينَ باللغةِ العربية. إنّ طريقَ السعادةِ هو ما وصفَه القديسُ بولس في نهايةِ إحدى رسائلِه: "لا تَكُفُّوا عن الصَّلاة، أُشكُروا على كُلِّ حال، فتِلكَ مَشيئَةُ اللهِ لَكُم في المسيحِ يسوع. لا تُخمِدوا الرُّوح" (1 تس 5، 17-19). أتمنى لكم جميعًا سنة جديدة سعيدة!

In lingua polacca

Speaker:

Dzisiejsza katecheza poświęcona jest modlitwie dziękczynienia. Ojciec Święty wychodzi od ewangelijnej historii uzdrowienia dziesięciu trędowatych, z których tylko jeden – Samarytanin – wrócił, aby podziękować Jezusowi i uwielbić Boga za otrzymaną łaskę. Opowiadanie o tym zdarzeniu pokazuje, że ludzie dzielą się na tych, którzy nie dziękują i tych, którzy to czynią; tych, którzy wszystko przyjmują jakby im się to należało, i tych, którzy przyjmują wszystko jako dar, jako łaskę. W Katechizmie czytamy: „każde wydarzenie, każda potrzeba może stać się przedmiotem dziękczynienia” (n. 2638). Modlitwa dziękczynienia zawsze zaczyna się w tym miejscu: od uznania, że poprzedza nas łaska. Zostaliśmy pomyślani, zanim nauczyliśmy się myśleć; zostaliśmy pokochani, zanim nauczyliśmy się kochać; byliśmy upragnieni, zanim pragnienie pojawiło się w naszych sercach. Jeśli w ten sposób spojrzymy na życie, to wówczas „dziękuję” stanie się motywem przewodnim naszych dni. Dla nas, chrześcijan, szczególnym wyrazem dziękczynienia jest sakrament Eucharystii.

Chrześcijańskie „dziękuję” poszerza się w spotkaniu z Jezusem. Ewangelie świadczą o tym, że przejście Jezusa często wzbudzało radość i uwielbienie Boga w tych, którzy Go spotykali. Sugeruje to również wydarzenie uzdrowienia dziesięciu trędowatych. Oczywiście wszyscy oni byli szczęśliwi, że odzyskali zdrowie, dzięki czemu mogli wyjść z tej niekończącej się, przymusowej kwarantanny, która wykluczyła ich ze społeczności. Ale wśród nich był jeden, który do radości przydawał radość: oprócz uzdrowienia, cieszył się ze spotkania z Jezusem. Nie tylko został uwolniony od zła, ale teraz ma również pewność, że jest kochanym. Jest to odkrycie miłości jako siły rządzącej światem.

Jeśli jesteśmy w Chrystusie, żaden grzech i żadna porażka nie może powstrzymać nas od kontynuowania naszej podróży z radością, wraz z wieloma towarzyszami drogi. Zatem nie zaniedbujmy dziękczynienia: jeśli niesiemy wdzięczność, to i świat staje się lepszy, bogatszy w nadzieję.

Santo Padre:

Rivolgo un cordiale saluto a tutti i polacchi. Cari fratelli e sorelle, avvicinandoci alla fine di quest’anno, non lo valutiamo solo attraverso le sofferenze, le difficoltà e i limiti causati dalla pandemia. Scorgiamo il bene ricevuto in ogni giorno, come pure la vicinanza e la benevolenza degli uomini, l’amore dei nostri cari e la bontà di tutti coloro che ci circondano. Ringraziamo il Signore per ogni grazia ricevuta e guardiamo con fiducia e con speranza al futuro, affidandoci all’intercessione di San Giuseppe, patrono dell’anno nuovo. Sia per ciascuno di voi e per le vostre famiglie un anno felice e pieno di grazie Divine. Il Signore vi benedica!

Speaker:

Serdeczne pozdrowienie kieruję do Polaków. Drodzy bracia i siostry, zbliżając się do końca tego roku, nie oceniajmy go jedynie przez pryzmat cierpień, trudności i ograniczeń spowodowanych pandemią. Dostrzeżmy dobro, jakie otrzymywaliśmy każdego dnia, bliskość i życzliwość ludzi, miłość naszych bliskich i dobroć tych, którzy nas otaczają. Dziękujmy Panu za każdą otrzymaną łaskę i patrzmy z ufnością i nadzieją w przyszłość, zawierzając się wstawiennictwu św. Józefa, patrona nowego roku. Dla każdego i każdej z was, i dla waszych rodzin niech to będzie rok szczęśliwy i pełen łask Bożych. Niech Pan wam błogosławi!

In lingua italiana

Rivolgo un cordiale saluto ai fedeli di lingua italiana, augurando a tutti che il Nuovo Anno sia sereno e fecondo di ogni desiderato bene. Siate annunciatori nella società odierna della buona Novella recata dagli Angeli a Betlemme.

Il mio pensiero va infine, come di consueto, agli anziani, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Vivete l’Anno nuovo come un dono prezioso, impegnandovi a costruire la vostra vita alla luce della verità, che il Verbo Incarnato è venuto a portare sulla terra.

Appello del Santo Padre

Ieri un terremoto ha provocato vittime e danni ingenti in Croazia. Esprimo la mia vicinanza ai feriti e a chi è stato colpito dal sisma e prego in particolare per quanti hanno perso la vita e per i loro familiari. Auspico che le Autorità del Paese, aiutate dalla Comunità internazionale, possano presto alleviare le sofferenze della cara popolazione croata.

© http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino.html - 30 dicembre 2020


Mercoledì della III settimana delle ferie del Tempo Ordinario

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