Udienza generale 27 marzo 2019

papa francesco udienza 3L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 9.20 in Piazza San Pietro dove il Santo Padre ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo.

Nel discorso in lingua italiana, continuando il ciclo di catechesi sul “Padre Nostro”, il Papa ha incentrato la sua meditazione su “Dacci il nostro pane quotidiano” (Brano biblico: Dal Vangelo secondo Matteo 14, 15-19).

Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre ha indirizzato particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti. Quindi ha rivolto un saluto a Suor Maria Concetta Esu, missionaria in Africa, della Congregazione delle Figlie di San Giuseppe di Genoni, conosciuta a Bangui (Repubblica Centrafricana) in occasione dell’apertura del Giubileo della Misericordia.

L’Udienza Generale si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.

Catechesi del Santo Padre in lingua italiana

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Passiamo oggi ad analizzare la seconda parte del “Padre nostro”, quella in cui presentiamo a Dio le nostre necessità. Questa seconda parte comincia con una parola che profuma di quotidiano: il pane.

La preghiera di Gesù parte da una domanda impellente, che molto somiglia all’implorazione di un mendicante: “Dacci il pane quotidiano!”. Questa preghiera proviene da un’evidenza che spesso dimentichiamo, vale a dire che non siamo creature autosufficienti, e che tutti i giorni abbiamo bisogno di nutrirci.

Le Scritture ci mostrano che per tanta gente l’incontro con Gesù si è realizzato a partire da una domanda. Gesù non chiede invocazioni raffinate, anzi, tutta l’esistenza umana, con i suoi problemi più concreti e quotidiani, può diventare preghiera. Nei Vangeli troviamo una moltitudine di mendicanti che supplicano liberazione e salvezza. Chi domanda il pane, chi la guarigione; alcuni la purificazione, altri la vista; o che una persona cara possa rivivere... Gesù non passa mai indifferente accanto a queste richieste e a questi dolori.

Dunque, Gesù ci insegna a chiedere al Padre il pane quotidiano. E ci insegna a farlo uniti a tanti uomini e donne per i quali questa preghiera è un grido – spesso tenuto dentro – che accompagna l’ansia di ogni giorno. Quante madri e quanti padri, ancora oggi, vanno a dormire col tormento di non avere l’indomani pane a sufficienza per i propri figli! Immaginiamo questa preghiera recitata non nella sicurezza di un comodo appartamento, ma nella precarietà di una stanza in cui ci si adatta, dove manca il necessario per vivere. Le parole di Gesù assumono una forza nuova. L’orazione cristiana comincia da questo livello. Non è un esercizio per asceti; parte dalla realtà, dal cuore e dalla carne di persone che vivono nel bisogno, o che condividono la condizione di chi non ha il necessario per vivere. Nemmeno i più alti mistici cristiani possono prescindere dalla semplicità di questa domanda. “Padre, fa’ che per noi e per tutti, oggi ci sia il pane necessario”. E “pane” sta anche per acqua, medicine, casa, lavoro… Chiedere il necessario per vivere.

Il pane che il cristiano chiede nella preghiera non è il “mio” ma è il “nostro” pane. Così vuole Gesù. Ci insegna a chiederlo non solo per sé stessi, ma per l’intera fraternità del mondo. Se non si prega in questo modo, il “Padre nostro” cessa di essere una orazione cristiana. Se Dio è nostro Padre, come possiamo presentarci a Lui senza prenderci per mano? Tutti noi. E se il pane che Lui ci dà ce lo rubiamo tra di noi, come possiamo dirci suoi figli? Questa preghiera contiene un atteggiamento di empatia, un atteggiamento di solidarietà. Nella mia fame sento la fame delle moltitudini, e allora pregherò Dio finché la loro richiesta non sarà esaudita. Così Gesù educa la sua comunità, la sua Chiesa, a portare a Dio le necessità di tutti: “Siamo tutti tuoi figli, o Padre, abbi pietà di noi!”. E adesso ci farà bene fermarci un po’ e pensare ai bambini affamati. Pensiamo ai bambini che sono in Paesi in guerra: i bambini affamati dello Yemen, i bambini affamati nella Siria, i bambini affamati in tanti Paesi dove non c’è il pane, nel Sud Sudan. Pensiamo a questi bambini e pensando a loro diciamo insieme, a voce alta, la preghiera: “Padre, dacci oggi il pane quotidiano”. Tutti insieme.

Il pane che chiediamo al Signore nella preghiera è quello stesso che un giorno ci accuserà. Ci rimprovererà la poca abitudine a spezzarlo con chi ci è vicino, la poca abitudine a condividerlo. Era un pane regalato per l’umanità, e invece è stato mangiato solo da qualcuno: l’amore non può sopportare questo. Il nostro amore non può sopportarlo; e neppure l’amore di Dio può sopportare questo egoismo di non condividere il pane.

Una volta c’era una grande folla davanti a Gesù; era gente che aveva fame. Gesù domandò se qualcuno avesse qualcosa, e si trovò solo un bambino disposto a condividere la sua provvista: cinque pani e due pesci. Gesù moltiplicò quel gesto generoso (cfr Gv 6,9). Quel bambino aveva capito la lezione del “Padre nostro”: che il cibo non è proprietà privata – mettiamoci questo in testa: il cibo non è proprietà privata -, ma provvidenza da condividere, con la grazia di Dio.

Il vero miracolo compiuto da Gesù quel giorno non è tanto la moltiplicazione – che è vero -, ma la condivisione: date quello che avete e io farò il miracolo. Egli stesso, moltiplicando quel pane offerto, ha anticipato l’offerta di Sé nel Pane eucaristico. Infatti, solo l’Eucaristia è in grado di saziare la fame di infinito e il desiderio di Dio che anima ogni uomo, anche nella ricerca del pane quotidiano.

 

Sintesi della catechesi e saluti nelle diverse lingue

In lingua francese

Speaker:
Frères et sœurs, nous en venons aujourd’hui à la seconde partie du "Notre Père" dans laquelle nous présentons à Dieu nos besoins. Jésus nous enseigne à demander au Père le pain quotidien, en nous invitant à partir de cette évidence que nous ne sommes pas des créatures auto-suffisantes. Il nous enseigne à le faire, unis à tant d’hommes et de femmes pour qui cette prière est un cri qui accompagne l’inquiétude de chaque jour. C’est à ce niveau que commence la prière chrétienne: elle part de la réalité, du cœur et de la chair des personnes qui sont dans le besoin, ou de celles qui partagent leur condition. C’est pourquoi Jésus nous enseigne à demander ce pain, non pas seulement pour nous-mêmes, mais pour toute la fraternité humaine. Ainsi cette prière comprend une attitude de compassion et de solidarité. Et Jésus éduque son Église à porter à Dieu les besoins de tous. Car le pain que nous demandons au Seigneur a été offert pour l’humanité et il est destiné à être partagé. C’est ce que souligne le récit de la multiplication des pains, où le vrai miracle accompli par Jésus est celui du partage. Ainsi, l’enfant qui a offert ses cinq pains et ses deux poissons a compris la leçon du Notre Père, à savoir que la nourriture est un don de la providence à partager, avec la grâce de Dieu.

Santo Padre:
Sono lieto di salutare i pellegrini dalla Francia e da altri paesi francofoni. Saluto in particolare i sacerdoti della Diocesi di Cambrai, con il vescovo Mons. Dollmann, i membri della Facoltà di Diritto Canonico di Parigi, i pellegrini di Angers, così come i numerosi giovani di Parigi, Rueil-Malmaison, Dreux, Aix-en-Provence, e di altri luoghi. Che la preghiera del "Padre nostro" ci aiuti a chiedere il pane quotidiano per tutti, affinché nella ricerca del pane quotidiano, possiamo testimoniare che solo l'Eucaristia è in grado di saziare la fame di infinito e il desiderio di Dio, presenti in ogni uomo. Dio vi benedica!

Speaker:
Je suis heureux de saluer les pèlerins venus de France et d’autres pays francophones. Je salue en particulier les prêtres du diocèse de Cambrai, avec leur évêque Mgr Dollmann, les membres de la Faculté de Droit canonique de Paris, les pèlerins d’Angers, ainsi que les nombreux jeunes venus de Paris, Rueil-Malmaison, Dreux, Aix-en-Provence, et d’autres lieux. Que la prière du Notre Père nous aide à demander le pain quotidien pour tous. Et que dans la recherche du pain quotidien, nous puissions témoigner que seule l’Eucharistie est susceptible de rassasier la faim d’infini et le désir de Dieu présents en chaque homme. Que Dieu vous bénisse!

 

In lingua inglese

Speaker:
Dear Brothers and Sisters: In our continuing catechesis on the “Our Father”, we now turn to the second part of the prayer, where we present our needs to God. The first such petition, that God “give us this day our daily bread”, stems from the fact, often forgotten, that we are not sufficient unto ourselves. We need to be nourished every day. Yet Jesus teaches us to make this invocation united with the many men and women for whom this prayer is also a plea, forged amid a daily struggle for the bare necessities of life. Seen in this light, Jesus’ words appear with even greater force, reminding us that Christian prayer is not an exercise for ascetics, but emerges from the needs of real people. The bread we are to seek, then, is not my but our bread. Jesus wants us to pray, not for ourselves but for our brothers and sisters. In this way the “Our Father” becomes a prayer of empathy and solidarity. We see such a desire to assist others in the miracle of the feeding of the five thousand, where Jesus also anticipates the ultimate offering of himself in the bread of the Eucharist, which alone is capable of fully satisfying our hunger for God himself.

Santo Padre:
Saluto i pellegrini di lingua inglese presenti all’Udienza odierna, specialmente quelli provenienti da Inghilterra, Irlanda, Danimarca, Giappone e Stati Uniti d’America. A tutti auguro che il cammino quaresimale ci porti alla Pasqua con cuori purificati e rinnovati dalla grazia dello Spirito Santo. Su voi e sulle vostre famiglie invoco la gioia e la pace in Cristo nostro Redentore!

Speaker:
I greet the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, especially those from England, Ireland, Denmark, Japan and the United States of America. May the Lenten journey bring us to Easter with hearts purified and renewed by the grace of the Holy Spirit. Upon you, and your families, I invoke joy and peace in Christ our Redeemer!

 

In lingua tedesca

Speaker:
Liebe Brüder und Schwestern, heute beginnen wir mit der Betrachtung des zweiten Teils des Vaterunsers, einer Liste konkreter Bitten, die auf das menschliche Zusammenleben Bezug nehmen. Blicken wir zunächst auf die Bitte „Unser tägliches Brot gib uns heute“. Viele Menschen auf der Welt haben nicht jeden Tag zu essen. Über diese bittere Wirklichkeit schaut Jesus nicht teilnahmslos hinweg. Er möchte Abhilfe schaffen und bittet zugleich den Vater, ihm dabei zu helfen. Aber diese Bitte ist im Plural formuliert: Es ist unser Brot; es geht uns alle an. Jesus lehrt uns, nicht für uns selbst, sondern für alle Brüder und Schwestern auf der ganzen Welt zu bitten. Aus dem Vaterunser spricht die Haltung der Solidarität. Nur so ist es wirklich ein christliches Gebet. Es ermahnt uns auch, unser Brot mit dem Nachbarn zu teilen. Lernen wir aus der Großzügigkeit des Jungen bei der Brotvermehrung. Er gab seinen ganzen Proviant: fünf Brote und zwei Fische. Und Jesus vervielfachte diese Geste. Jener Junge hatte die Lektion des Vaterunsers verstanden: Die Speise ist nicht privates Gut, sondern eine Gabe, die wir mit anderen teilen sollen. Durch die Gnade Gottes wird sie dann zum Segen für viele.

Santo Padre:
Saluto di cuore i fratelli e le sorelle di lingua tedesca. Siamo tutti figli del Padre Eterno, il quale ci vede e provvede. Questo fatto crea una comunione fra noi e una condivisione dei doni del Padre; siamo, quindi, invitati a darne a quelli che hanno bisogno e sono in difficoltà. Auguro a tutti voi un buon soggiorno a Roma e una buona Quaresima.

Speaker:
Herzlich grüße ich die Brüder und Schwestern deutscher Sprache. Wir sind alle Kinder des Vaters im Himmel, der uns sieht und sich um uns kümmert. Dies schafft eine Gemeinschaft unter uns und ein Miteinanderteilen. Wir sind daher eingeladen, von diesen Gaben denen zu geben, die es brauchen und in Not sind. Ich wünsche euch allen einen guten Aufenthalt in Rom und eine gesegnete Fastenzeit.

 

In lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas:

En la catequesis de hoy pasamos a considerar la segunda parte del Padrenuestro, en la que presentamos a Dios nuestras necesidades. Y la primera es el pan, que significa lo necesario para la vida: alimento, agua, casa, medicinas, trabajo. Es una súplica que surge de la misma existencia humana, con sus problemas concretos, cotidianos, que pone en evidencia lo que a veces olvidamos: que no somos autosuficientes, sino que dependemos de la bondad de Dios.

Los Evangelios nos muestran que para mucha gente el encuentro con Jesús se da, precisamente, a través de una súplica, pidiendo una necesidad: desde la más elemental, la del pan, hasta otras no menos importantes, como la liberación y la salvación.

En la invocación: «Danos hoy nuestro pan de cada día», Jesús nos enseña a pedir al Padre el pan cotidiano, unidos a tantos hombres y mujeres, para quienes esta oración es un grito doloroso que acompaña el ansia de cada día, porque se carece de lo necesario para vivir. Por eso Jesús nos invita a suplicar “nuestro” pan, sin egoísmos, en fraternidad. Porque si no lo rezamos de esta manera, el Padrenuestro deja de ser una oración cristiana. Si decimos que Dios es nuestro Padre, estamos llamados a presentarnos ante Él como hermanos, unidos en solidaridad y dispuestos a compartir el pan con los demás; en definitiva, a sentir en “mi hambre” también el hambre de muchos que hoy en día carecen de lo necesario.

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española venidos de España y Latinoamérica. Pidamos al Señor que no nos haga faltar nuestro pan cotidiano, y nos ayude a comprender que este no es una propiedad privada sino, ayudados por su gracia, es providencia para compartir y oportunidad para salir al encuentro de los demás, especialmente de los pobres y necesitados. Que Dios los bendiga. Muchas gracias.

 

In lingua portoghese

Speaker:
Na oração do Pai-Nosso, Jesus ensina-nos a pedir «o pão nosso de cada dia», e a fazê-lo solidários com tantos homens e mulheres que vivem aflitos por não terem pão suficiente para seus filhos. E, quem diz «pão», diz remédios, casa, trabalho… A oração cristã parte da realidade, da carne das pessoas necessitadas ou de quantos partilham com elas a sua situação miserável: «Pai, dai-nos hoje o pão necessário para nós e para todos». O pão, que o cristão pede, não é o «meu», mas o «nosso». Esta oração contém uma atitude de empatia e solidariedade. Um dia, este pão poderá censurar-nos pela falta de o repartirmos com quem está ao nosso lado: era um pão oferecido à humanidade, mas alguém se encarregou de o comer, todo, sozinho. O amor não pode suportar isto. Na minha fome, sinto e penso na fome das multidões. Na leitura inicial, ouvimos o milagre da multiplicação dos pães para uma multidão faminta. Jesus perguntara se alguém tinha alguma coisa; encontrou-se apenas um rapazinho disposto a partilhar o que possuía: cinco pães e dois peixes. Jesus multiplicou aquele gesto generoso. Aquele rapazinho compreendeu a lição do «Pai-Nosso»: o alimento não é propriedade minha, mas dom da providência para ser compartilhado. O verdadeiro milagre feito por Jesus naquele dia foi o milagre da partilha. Ele próprio, ao multiplicar aquele pão oferecido, antecipou a sua oferta no Pão Eucarístico. De facto, só a Eucaristia é capaz de saciar a fome de infinito e o desejo de Deus que habita no coração de cada homem e mulher e se exprime também na procura do pão quotidiano.

Santo Padre:
Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini di lingua portoghese, in particolare ai partecipanti al Convegno promosso dall’Istituto Silvio Meira, agli alunni e professori dell’Istituto Nun’Álvares e ai fedeli di Cascavel e Hamilton in Canada, incoraggiando tutti ad essere testimoni dell’amore che Gesù ci ha dimostrato con il suo sacrificio sulla Croce. Sia la croce il segno di una vita di donazione gioiosa al prossimo. Volentieri benedico voi e i vostri cari!

Speaker:
Dirijo uma cordial saudação aos peregrinos de língua portuguesa, em particular aos participantes no Convénio organizado pelo Instituto Sílvio Meira, aos alunos e professores do Instituto Nun’Álvares e aos fiéis de Cascavel e Hamilton no Canadá, encorajando todos a ser testemunhas do amor que Jesus nos demonstrou com o seu sacrifício na Cruz. Que a cruz seja o sinal duma vida de jubilosa doação ao próximo. De bom grado vos abençoo a vós e aos vossos entes queridos!

 

In lingua araba

Speaker:أيها الإخوة والأخوات الأعزاء، ننتقل اليوم إلى تحليل الجزء الثاني من "صلاة الأبانا" ذلك الذي نقدّم فيه احتياجاتنا لله. يبدأ هذا الجزء الثاني بكلمة تحمل رائحة الحياة اليومية: الخبز. تنطلق صلاة يسوع من طلب ملح يشبه كثيرًا توسُّل المتسوِّل: "أعطنا خبزنا كفاف يومنا!". هذه الصلاة تأتي من أمر بديهي غالبًا ما ننساه، أي أننا لسنا مخلوقات تكفي ذاتها وأننا نحتاج لأن نتغذّى يوميًّا. وبالتالي يعلّمنا يسوع أن نطلب من الآب الخبز اليومي، يعلّمنا أن نقوم بذلك متّحدين بالعديد من الرجال والنساء الذين تشكّل هذه الصلاة بالنسبة لهم صرخة – غالبًا ما تبقى محبوسة في داخلهم – وترافق قلقهم اليومي. كم من الأمهات والآباء، لا يزالون اليوم أيضًا، يذهبون إلى النوم يثقلهم ألا يكون لديهم في الغد الخبز الكافي لأبنائهم! إن الصلاة المسيحية تبدأ من هذا المستوى. هذا ليس تمرينًا للمتقشِّفين؛ بل ينطلق من الواقع من قلب وجسد أشخاص يعيشون في العوز أو يتقاسمون حالة من لا يملك الضروري للعيش. إن الخبز الذي يطلبه المسيحي في الصلاة ليس "خبزي" بل هو "خبزنا". هكذا يريد يسوع. يعلّمنا أن نطلبه لا لأنفسنا وحسب وإنما لجميع الإخوة في العالم. إن لم نصلِّ بهذه الطريقة تكف "صلاة الأبانا" عن كونها صلاة مسيحية. إن الخبز الذي نطلبه من الرب في الصلاة هو الخبز عينه الذي سيديننا يومًا ما. سيوبِّخنا على قلّة اعتيادنا على كسره ومقاسمته مع من هو بقربنا. في أحد الأيام كان هناك حشد كبير أمام يسوع وكانوا أناسًا جياع. سأل يسوع إن كان أحدٌ يملك شيئًا فكان هناك فقط طفل مستعدٌّ ليشارك زاده: خمسة ارغفة وسمكتان. ويسوع كثّر ذاك التصرّف السخي. ذلك الطفل كان قد فهم درس "صلاة الأبانا" أن الأكل ليس ملكًا خاصًا، وإنما عناية نتقاسمها بنعمة الله. أيها الإخوة والأخوات الأعزاء، إنَّ المعجزة الحقيقة التي صنعها يسوع في ذلك اليوم هي المشاركة. فهو إذ كثّر ذلك الخبز الذي قُدِّم استبق تقدمة ذاته في الخبز الإفخارستي. في الواقع وحدها الإفخارستيا قادرة على إشباع الجوع للّامتناهي والرغبة في الله التي تحرّك كلَّ إنسان، حتى في البحث عن الخبز اليومي.

Santo Padre:
    Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua araba, in particolare a quelli provenienti dal Medio Oriente! Cari fratelli e sorelle, nella sua semplicità e nella sua essenzialità, il “Padre nostro” educa chi lo prega a non moltiplicare parole vane, perché – come Gesù stesso dice – «il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate», per questo il primo passo della preghiera è la consegna di noi stessi a Dio, e le nostre domande esprimono la confidenza nel Padre; ed è proprio questa fiducia che ci fa chiedere ciò di cui abbiamo bisogno senza affanno e agitazione. Il Signore vi benedica!

Speaker:أُرحّبُ بالحجّاجِ الناطقينَ باللّغةِ العربيّة، وخاصةً بالقادمينَ من الشرق الأوسط. أيّها الإخوةُ والأخواتُ الأعزّاء، في بساطتها وجوهريّتها تربّي "صلاة الأبانا" من يصلّيها على عدم الإكثار في الكلام لأنَّ – وكما يقول لنا يسوع – "أَباكُم يَعلَمُ ما تَحتاجونَ إِلَيه قبلَ أَن تَسأَلوه"؛ لذلك فالخطوة الأولى للصلاة هي أن نسلِّم أنفسنا لله ولعنايته وطلباتنا تعبّر عن الثقة بالآب؛ وهذه الثقة بالذات تجعلنا نطلب ما نحن بحاجة إليه بدون قلق واضطراب. ليبارككم الرب!

 

In lingua polacca

Speaker:
W dzisiejszej katechezie Ojciec Święty podjął analizę drugiej części Modlitwy Pańskiej, w której przedstawiamy Bogu nasze potrzeby. Rozpoczyna się ona słowem, które ma zapach życia powszedniego: prośbą o chleb. Jezus uczy nas, byśmy prosili Ojca o chleb powszedni. Uczy nas, abyśmy czynili to razem z wieloma mężczyznami i kobietami, dla których ta modlitwa jest wołaniem – często skrywanym w ich wewnętrzu – towarzyszącym codziennemu niepokojowi. Na całym świecie wiele matek i wielu ojców, także i dzisiaj, kładzie się spać martwiąc się, że nie mają na dzień następny dość chleba dla swoich dzieci! Gdy taka modlitwa jest odmawiana w niepewności, w doświadczeniu braku tego, co jest niezbędne do życia, słowa Jezusa nabierają nowej siły. Modlitwa chrześcijańska wychodzi z rzeczywistości, z serca osób żyjących w potrzebie, których udziałem jest brak tego, co konieczne do życia. A „chleb” to także woda, lekarstwa, dom, praca… Chleb, o który chrześcijanin prosi na modlitwie, nie jest „mój”, ale „nasz”. Tak właśnie chce Jezus. Uczy nas, byśmy prosili nie tylko dla siebie, ale dla całej braterskiej wspólnoty świata. Ta modlitwa zawiera w sobie postawę empatii i solidarności. W ten sposób Jezus wychowuje swoją wspólnotę, swój Kościół, aby przedkładać Bogu potrzeby wszystkich: „Wszyscy jesteśmy Twymi dziećmi, Ojcze, zmiłuj się nad nami!”. Jezus, rozmnażając chleb, antycypował dar samego siebie w chlebie eucharystycznym. Tylko bowiem Eucharystia jest w stanie zaspokoić głód nieskończoności i pragnienie Boga, które ożywia każdego człowieka, także poszukującego chleba powszedniego.

Santo Padre:
Saluto cordialmente i pellegrini polacchi. Domani, nei Giardini Vaticani, verrà piantata una quercia dei boschi polacchi, come segno dei legami vivi e forti tra la Santa Sede e la Polonia che cent’anni fa riacquistò la sua indipendenza. Proprio il 30 marzo 1919 la Santa Sede ha riconosciuto la libera Repubblica Polacca, riallacciando poi con essa i rapporti diplomatici. Quest’albero è anche un simbolo dell’impegno della Polonia a favore della salvaguardia dell’ambiente naturale. Ringraziando Dio per il dono della libertà, preghiamo affinché essa sia sempre usata per la crescita spirituale, culturale e sociale del vostro Popolo, e per lo sviluppo integrale di ogni persona. Dio vi benedica!

Speaker:
Serdecznie pozdrawiam polskich pielgrzymów. Jutro, w Ogrodach Watykańskich, zostanie posadzony dąb z polskich lasów, jako znak żywych i mocnych więzów pomiędzy Stolicą Apostolską i Polską, która sto lat temu odzyskała swoją niepodległość. Właśnie 30 marca 1919 roku Stolica Apostolska uznała wolną Rzeczpospolitą Polską, nawiązując potem relacje dyplomatyczne. To drzewko jest również symbolem zaangażowania Polski na rzecz ochrony środowiska naturalnego. Dziękując Bogu za dar wolności, módlmy się, aby zawsze była używana dla wzrostu duchowego, kulturalnego i socjalnego waszego Narodu i dla integralnego rozwoju każdej osoby. Niech Bóg wam błogosławi!

 

In lingua italiana

Come ogni anno, venerdì e sabato prossimi, ci incontreremo per la tradizionale iniziativa: «24 ore per il Signore». Venerdì, alle ore 17.00, nella Basilica Vaticana, celebrerò la Liturgia Penitenziale. Quanto sarebbe significativo che anche le nostre chiese, in questa particolare occasione, fossero aperte a lungo, per chiedere la misericordia di Dio ed accoglierla nel Sacramento del Perdono.

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana.

Sono lieto di accogliere i pellegrini delle Diocesi di Palermo e di Piazza Armerina, con i Vescovi Mons. Corrado Lorefice e Mons. Rosario Gisana; e i gruppi parrocchiali, in particolare quello di Chiusi Stazione, accompagnato dal Vescovo Mons. Stefano Manetti.

Saluto il Movimento unito Dipendenti 118 Sicilia; l’Associazione Liberi e forti di Pontinia e gli Istituti scolastici, particolarmente quelli di Ladispoli, di Fasano, di Corropoli e di Napoli.

Un pensiero particolare rivolgo ai giovani, agli anziani, agli ammalati e agli sposi novelli.

La visita alle Tombe degli Apostoli sia per tutti voi occasione per crescere nell’amore di Dio e per lasciarvi trasformare dalla grazia divina, che è più forte di qualsiasi peccato.

 

Saluto del Santo Padre a Suor Maria Concetta Esu

Cari fratelli e sorelle,

oggi abbiamo la gioia di avere con noi una persona che desidero presentarvi. È Suor Maria Concetta Esu, della Congregazione delle Figlie di San Giuseppe di Genoni. E perché faccio questo?

Suor Maria Concetta ha 85 anni, e da quasi 60 è missionaria in Africa, dove svolge il suo servizio di ostetrica. Un applauso. Io l’ho conosciuta a Bangui, quando sono andato ad aprire il Giubileo della Misericordia. Là lei mi ha raccontato che nella sua vita ha aiutato a nascere migliaia di bambini. Che meraviglia! Anche quel giorno era venuta dal Congo in Canoa – a 85 anni – a fare le spese a Bangui.

In questi giorni è venuta a Roma per un incontro con le sue sorelle, e oggi è venuta all’udienza con la sua Superiora. Allora ho pensato di approfittare di questa occasione per darle un segno di riconoscenza e dirle un grande grazie per la sua testimonianza!

Cara Sorella, a nome mio e della Chiesa, ti offro un’onorificenza. È un segno del nostro affetto e del nostro “grazie” per tutto il lavoro che hai fatto in mezzo alle sorelle e ai fratelli africani, al servizio della vita, dei bambini, delle mamme e delle famiglie.

Con questo gesto dedicato a te, intendo anche esprimere la mia riconoscenza anche a tutti i missionari e le missionarie, sacerdoti, religiosi e laici, che spargono il seme del Regno di Dio in ogni parte del mondo. Il vostro lavoro, cari missionari e missionarie, è grande. Voi “bruciate” la vita seminando la parola di Dio con la vostra testimonianza… E in questo mondo voi non fate notizia. Voi non siete notizia sui giornali. Il cardinale Hummes, che è l’incaricato dell’Episcopato brasiliano, di tutta l’Amazzonia, va spesso a visitare le città e i villaggi dell’Amazzonia. E ogni volta che arriva lì – me lo ha raccontato lui stesso – va al cimitero e visita le tombe dei missionari; tanti morti giovani per le malattie contro le quali non hanno gli anticorpi. E lui mi ha detto: “Tutto costoro meritano di essere canonizzati”, perché hanno “bruciato” la vita nel servizio.

Cari fratelli e sorelle, Suor Maria Concetta, dopo questo impegno, in questi giorni tornerà in Africa. Accompagniamola con la preghiera. E il suo esempio ci aiuti tutti a vivere il Vangelo là dove siamo.

Grazie, Sorella! Il Signore ti benedica e la Madonna ti protegga.

© http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino.html -27 marzo 2019

 

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