Udienza ai Membri della “Archicofradia de la Virgen de la Cinta” di Tortosa (Spagna)

Bollettino Sala Stampa Santa SedeAlle ore 11.40 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza i Membri della “Archicofradia de la Virgen de la Cinta” di Tortosa, (Spagna), in occasione del IV centenario della fondazione.

Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha rivolto ai presenti all’Udienza:

Discorso del Santo Padre

Queridos Cofrades y devotos de la Virgen de la Cinta:

Me alegro de recibirlos aquí con motivo del cuarto centenario de la fundación de esa asociación de fieles consagrada al culto de nuestra Madre. Saludo a Mons. Enrique Benavent, obispo de Tortosa, y a la señora Meritxell Roigé, alcaldesa de la ciudad, que los acompañan en esta peregrinación.

La cofradía de Nuestra Señora de la Cinta ha estado desde su comienzo vinculada al sucesor de Pedro. Pocos meses después de la constitución de la hermandad, aprobada por el obispo de esa ciudad, Luis de Tena, quisieron que fuese confirmada por el papa Pablo V. Y ahora, con esta peregrinación a la tumba de Pedro, desean renovar ese vínculo de comunión.

Este gesto de adhesión no es algo del pasado que suscita solo un mero interés histórico, sino que mantiene viva su actualidad. Ustedes se llaman hermanos, cofrades, y de esa manera ponen de manifiesto la realidad fundamental de nuestras vidas, que todos somos hijos de Dios. Etimológicamente, cofradía significa «unión de hermanos». Pero no basta con decir que somos hermanos, sino que hay que recordar siempre esa unidad “fundacional” que nos marca como tales. Los hermanos —sabemos— con frecuencia discuten, y se pelean por tantas cosas, pero aun cuando eso suceda, saben mantener siempre viva esa búsqueda de un bien que no puede excluir la paz y la concordia entre ellos. Y cuando no logran hacerlo, sufren. El vínculo de la caridad que en cuanto cofrades los une con su Obispo y, a través de él, con el Papa, constituye un don importante que los enriquece pero que también comporta una misión: la de ser fermento de solidaridad en la sociedad.

Mirando el ejemplo de María estamos llamados a llevar esa fraternidad a todos los rincones de la sociedad. Ustedes están presentes en diferentes realidades eclesiales en vuestra diócesis, de esa manera colaboran para que la Iglesia sea ante todo casa, familia, lugar de acogida y de amor, en la que todos, especialmente los pobres y marginados, puedan sentirse parte y jamás verse excluidos ni rechazados. Viviendo de este modo la fraternidad se convierte en misión, que interpela y no deja indiferentes, pues el amor mutuo que sale y se dirige hacia los demás es nuestra carta de presentación. Así, incluso los que no tienen fe. podrán decir aquel elogio de Tertuliano: «Miren cómo se aman» (Apologeticum, 39: PL I, 471).

Vivir de esta manera, como hermanos unidos, supone esfuerzo y renuncia, pero les aseguro que merece la pena, porque es un signo ante la sociedad que siempre està dividida, no es moda de ahora, siempre estuvo y es un pecado social dividirnos. Por eso toda manifestación de hermandad, de solidaridad ayuda. Los animo en su tarea para que sean signo ante el mundo de esa fraternidad que viene de Dios.

Que el Señor los bendiga y sostenga siempre, y que la Virgen Santa los cuide y los acompañe en este trabajo de consolidar la fraternidad. Y, por favor, no se olviden de rezar por mí.

Muchas gracias.

© http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino.html -12 aprile 2019


 

Nella mattina di venerdì 12 aprile il Papa ha ricevuto nella Sala Clementina del Palazzo apostolico, i membri della “Archicofradia de la Virgen de la Cinta” di Tortosa, in occasione del quarto centenario di fondazione. Di seguito pubblichiamo una nostra traduzione del discorso pronunciato dal Pontefice in spagnolo. Cari Confratelli e devoti della Virgen de la Cinta, Sono lieto di ricevervi qui in occasione del quarto centenario della fondazione di questa associazione di fedeli consacrata al culto della Madre nostra. Saluto Monsignor Enrique Benavent, Vescovo di Tortosa, e la signora Meritzell Roigé, sindaco della città, che vi accompagnano in questo pellegrinaggio. La confraternita di Nuestra Señora de la Cinta è stata vincolata fin dall’inizio al successore di Pietro. Pochi mesi dopo la sua istituzione, approvata dal Vescovo di quella città, Luis de Tena, vollero che fosse confermata da Papa Paolo V . Ed ora, con questo pellegrinaggio alla tomba di Pietro, voi desiderate rinnovare tale vincolo di comunione. Questo gesto di adesione non è una cosa del passato che suscita solo un mero interesse storico, ma mantiene viva la sua attualità. Voi vi chiamate fratelli, confratelli, e in tal modo mettete in luce la realtà fondamentale delle nostre vite, che tutti siamo figli di Dio. Etimologicamente, confraternita significa “unione di fratelli”. Ma non basta dire che siamo fratelli, bisogna anche ricordare sempre quell’unità “fondazionale” che ci contrassegna come tali. I fratelli — lo sappiamo — spesso discutono e litigano per tante cose, ma anche quando ciò avviene, sanno mantenere sempre viva quella ricerca di un bene che non può escludere la pace e la concordia tra loro. E quando non riescono a farlo, soffrono. Il vincolo della carità, che in quanto confratelli vi unisce al vostro Vescovo e, attraverso di lui, al Papa, costituisce un dono importante che vi arricchisce ma che comporta anche una missione: quella di essere fermento di solidarietà nella società. Guardando l’esempio di Maria, siamo chiamati a portare questa fraternità in ogni angolo della società. Voi siete presenti in diverse realtà ecclesiali nella vostra diocesi, e in tal modo collaborate affinché la Chiesa sia prima di tutto casa, famiglia, luogo di accoglienza e di amore, di cui tutti, specialmente i poveri e gli emarginati, possano sentirsi parte, e non vedersi mai esclusi né rifiutati. Vivendo in questo modo, la fraternità diviene una missione, che interpella e non lascia indifferenti, poiché l’amore reciproco che esce e si rivolge verso gli altri è la nostra lettera di presentazione. Così, persino quelli che non hanno fede potranno dire l’elogio di Tertulliano: «Guardate come si amano» ( Apologeticum, 39; PL I , 471). Vivere in questo modo, come fratelli uniti, presuppone sforzo e rinuncia, ma vi assicuro che ne vale la pena perché è un segno dinanzi alla società che è sempre divisa, non è una moda del momento, è sempre stato così, e dividerci è un peccato sociale. Pertanto ogni manifestazione di fratellanza, di solidarietà, aiuta. Vi incoraggio nel vostro compito affinché siate segno dinanzi al mondo di questa fraternità che viene da D io. Che il Signore vi benedica e sostenga sempre e che la Vergine Santa vi custodisca e vi accompagni in questo lavoro di consolidamento della fraternità. E, per favore, non vi dimenticate di pregare per me. Grazie

© Osservatore Romano -13 aprile 2019

 

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