Ludienza del Papa con i Leaders delle isole del PacificoAlle ore 11.45 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza i Leader del “Pacific Islands Forum Secretariat” provenienti dagli 11 Paesi insulari: Australia, Isole Cook, Stati Federati di Micronesia, Polinesia Francese, Kiribati, Nauru, Nuova Zelanda, Papua Nuova Guinea, Repubblica delle Isole Marshall, Samoa e Vanuatu.

I Leader si sono riuniti nei giorni scorsi a Roma in un Vertice di alto livello sui problemi dei Paesi dell´area dell´Oceano Pacifico e oggi partecipano ad una tavola rotonda alla FAO di Roma, per discutere di sicurezza alimentare nella regione, di nutrizione, di cambiamenti climatici, di riduzione dei rischi di disastro e dei mezzi di sussistenza resilienti. I leader proseguiranno poi per Bonn dove parteciperanno alla Conferenza ONU sul Clima COP23.

Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha rivolto ai presenti nel corso dell’Incontro:

Discorso del Santo Padre

Eccellenze, Gentili Signore,
Illustri Signori e Signore,

ringrazio tutti voi, Leader del Pacific Islands Forum, che con la vostra presenza manifestate le differenti realtà esistenti in una Regione come quella dell’Oceano Pacifico, così ricca di bellezze culturali e naturali.

Tale Regione purtroppo suscita anche vive preoccupazioni per tutti noi e in particolare per le popolazioni che vi abitano, piuttosto vulnerabili a fenomeni estremi ambientali e climatici sempre più frequenti e intensi. Ma penso anche agli impatti del grave problema dell’innalzamento dei livelli dei mari, così come del doloroso e continuo declino che sta subendo la barriera corallina, ecosistema marino di grande importanza. Al riguardo, ricordo l’allarmante domanda posta quasi trent’anni fa dai Vescovi delle Filippine: «Chi ha trasformato il meraviglioso mondo marino in cimiteri subacquei spogliati di vita e di colore?».1 Sono numerose le cause che hanno portato a questo degrado ambientale e purtroppo molte di esse sono da imputare a una condotta umana improvvida, collegata a forme di sfruttamento delle risorse naturali e umane il cui impatto giunge fino in fondo agli oceani.2

Quando parliamo poi di innalzamento del livello del mare, che «colpisce principalmente le popolazioni costiere impoverite che non hanno dove trasferirsi»,3 pensiamo al problema del riscaldamento globale che è ampiamente discusso in numerosi fori e dibattiti internazionali. E’ in corso in questi giorni a Bonn la COP-23, la ventitreesima sessione della Conferenza delle Parti alla Convenzione-quadro dell’ONU sul cambiamento climatico, che quest’anno si svolgerà sotto la Presidenza di uno dei Paesi da voi rappresentati, le Isole Fiji. Mi auguro che i lavori della COP-23, così come quelli che seguiranno ad essa, siano in grado di tenere sempre presente quella “Terra senza confini, dove l’atmosfera è estremamente fine e labile”, come la descriveva uno degli astronauti attualmente in orbita nella Stazione Spaziale Internazionale, con i quali ho avuto recentemente un interessante colloquio.

Voi venite da Paesi che, rispetto a Roma, si trovano agli antipodi; ma questa visione di una “Terra senza confini” annulla le distanze geografiche, richiamando la necessità di una presa di coscienza mondiale, di una collaborazione e di una solidarietà internazionali, di una strategia condivisa, che non permettano di restare indifferenti di fronte a problemi gravi come il degrado dell’ambiente naturale e della salute degli oceani, connesso al degrado umano e sociale che l’umanità di oggi sta vivendo.

D’altronde, non solo le distanze geografiche e territoriali, ma anche quelle temporali vengono annullate dalla consapevolezza che nel mondo tutto è intimamente connesso:4 sono passati quasi trent’anni dall’appello dei Vescovi filippini e la situazione degli oceani e dell’ecosistema marino non si può dire certo migliorata, di fronte ai numerosi problemi che chiamano in causa ad esempio la gestione delle risorse ittiche, le attività in superficie o nei fondali, la situazione delle comunità costiere e delle famiglie di pescatori, l’inquinamento per l’accumulo di plastica e micro-plastica. «Che tipo di mondo desideriamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi, ai bambini che stanno crescendo? Questa domanda non riguarda solo l’ambiente in modo isolato […]. Quando ci interroghiamo circa il mondo che vogliamo lasciare ci riferiamo soprattutto al suo orientamento generale, al suo senso, ai suoi valori».5

Vi ringrazio per questa gradita visita e benedico di cuore voi e le vostre Nazioni.

Grazie.

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1 Cfr Conferenza dei Vescovi Cattolici delle Filippine, Lettera pastorale What is Happening to our Beautiful Land?, 29 gennaio 1988, cit. in Lett. enc. Laudato si’, 41.

2 Cfr Lett. enc. Laudato si’, 41.

3 Cfr ibid., 48.

4 Cfr ibid, 16.

5 Ibid., 160.

© http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino.html - 11 novembre 2017


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