Udienza ad un gruppo di pellegrini provenienti da Panama

pellegrini PanamaAlle ore 9.30 di questa mattina, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza un gruppo di pellegrini provenienti da Panama.

Pubblichiamo di seguito il saluto che il Papa ha rivolto ai presenti nel corso dell’Udienza:

Saluto del Santo Padre

Les agradezco esta visita porque expresa la gratitud. El señor Arzobispo ha manifestado la gratitud de un pueblo, en este caso concentrada en mí, pero es una gratitud mutua, entre todos. En tus palabras vos agradecés a cada uno de los panameños también, a cada uno de la curia aquí, a todos los que hemos trabajado. Es bueno darse gracias mutuamente. Es una palabra que olvidamos con frecuencia: “agradecer”, nos olvidamos, cuando necesitamos pedimos y después “si te he visto no me acuerdo”. Entonces esa necesidad de agradecer nos ennoblece.

Hablando de agradecer, cuando los esposos, los jóvenes esposos me preguntan cómo sobrevivir al matrimonio —porque hoy hay que hablar así, en esos términos—, yo les digo: “Mirá, hay tres palabras mágicas: permiso, para no ser invasivo; gracias, agradecer al cónyuge continuamente, y perdón, cuando uno hace una macana, pide perdón”. Bueno, ustedes están actuando una de esas tres palabras mágicas, que es la gratitud. Yo también estoy muy agradecido por lo que vi: un pueblo noble, lo repito. Y la nobleza no se compra, se engendra, se hereda, se respira, se vive. Sos noble o no sos noble. Un certificado no te da la nobleza. Yo encontré un país noble. Además, un país donde el protocolo pesa, pero el protocolo tiene la necesidad de ser popular también. Y cuando yo veía autoridades como el presidente, en jeans y camiseta, esa noche andando por toda la gente ahí metida como uno más, otras autoridades haciendo otra cosa; o cuando veía los obispos metidos hasta acá en el pueblo y los curas… eso es nobleza, es nobleza de pueblo, es respetar al pueblo, amar al pueblo. Sabemos que América Latina está muy amenazada con cosas que tienden a romper esta nobleza. Esta nobleza que nos viene en la sangre. Que la Virgen nos defienda de eso.

Les quiero agradecer por todo el trabajo hasta minucioso. La delicadeza de hacer una mini juventud para los chicos. Eso solamente un alma noble lo piensa, un pueblo noble. Pensar en sus chicos y en el diálogo intergeneracional que vos mencionaste. Yo insistiría en eso. No lo dejen. Hoy hay que fortalecer el puente “chicos-abuelos” para que recuperen las raíces, la memoria de las raíces. Que no se vayan a las raíces para esconderse. Eso hacen los integristas, no, eso no. Pero que tomen la savia de las raíces y crezcan y florezcan. Y den fruto, pero desde las raíces, no desde la primera teoría que le vende el imperio. No, eso no. Y en eso no dejen entrar las colonizaciones ideológicas, que son las que matan la nobleza. Este puente ayudará a la propia identidad.

También les quiero agradecer el respeto para con su pueblo en los dos encuentros previos: con los afroamericanos y con los indígenas. Eso es genial, es decir: No, nuestro pueblo no empezó de acá; no, nuestro pueblo tiene raíces también que tienen que ser integradas. Esa capacidad de integrar es también una de las cosas de la nobleza. Yo quedé muy contento en Panamá, quedé muy contento. Se respiraba normalidad, ternura, una cosa muy bella. Así que gracias yo a ustedes que han hecho posible todo esto, y prepárense para la segunda que, seguramente… un Sucesor mío convocará de aquí a 150 años, ¡no hay problema! Muchas gracias.

© http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino.html 13 giugno 2019





Vi ringrazio per questa visita perché esprime la gratitudine. Il signor Arcivescovo ha manifestato la gratitudine di un popolo, in questo caso concentrata su di me, ma è una gratitudine reciproca, tra tutti. Nelle tue parole ringrazi anche ognuno dei panamensi, ognuno della curia qui, tutti noi che abbiamo lavorato. È bello ringraziarsi reciprocamente. È una parola che dimentichiamo spesso: “r i n g r a z i a re ”, ci dimentichiamo, quando abbiamo bisogno chiediamo e poi “chi s’è visto s’è visto”. Quindi questo bisogno di ringraziare ci nobilita. Parlando di ringraziare, quando gli sposi, i giovani sposi, mi chiedono come sopravvivere al matrimonio — perché oggi bisogna parlare così, in questi termini — io dico loro: “guardate, ci sono tre parole magiche: permesso, per non essere invadenti; grazie, per ringraziare il coniuge continuamente, e scusa, quando uno fa una stupidaggine, chiede scusa”. Ebbene, voi state applicando una di queste tre parole magiche, che è la gratitudine. Anch’io sono molto grato per quello che ho visto: un popolo nobile, lo ripeto. E la nobiltà non si compra, si genera, si eredita, si respira, si vive. O sei nobile o non lo sei. Non è un certificato a darti la nobiltà. Ho trovato un paese nobile. Inoltre un paese dove il protocollo pesa, ma anche il protocollo ha bisogno di essere popolare. E quando ho visto autorità come il presidente, in jeans e maglietta, quella sera, stare in mezzo alla gente come uno tra i tanti e altre autorità fare altre cose; o quando ho visto i vescovi mescolati tra il popolo e i preti... Questa è nobiltà, è nobiltà di popolo, è rispettare il popolo, amare il popolo. Sappiamo che l’America Latina è molto minacciata da cose che tendono a rompere questa nobiltà. Questa nobiltà che abbiamo nel sangue. Che la Vergine ci difenda da tutto ciò. Desidero ringraziarvi per tutto il lavoro persino minuzioso. La delicatezza di fare una mini giornata della gioventù per i ragazzi. Solo un’anima nobile, un popolo nobile può pensarlo. Pensare ai suoi ragazzi e al dialogo intergenerazionale che hai menzionato. Io insisterei su questo. Non desistete. Oggi bisogna rafforzare il ponte “ragazzi-nonni” perché si recuperino le radici, la memoria delle radici. Non andate alle radici per nascondervi. Lo fanno gli integralisti; no, questo no. Ma prendete la linfa dalle radici e crescete e fiorite. E date frutto, ma dalle radici, non dalla prima teoria che vi vende l’impero. No, questo no. E in tutto ciò non lasciate entrare le colonizzazioni ideologiche, che sono quelle che uccidono la nobiltà. Questo ponte aiuterà la propria identità. Desidero anche ringraziarvi per il rispetto verso il vostro popolo nei due incontri precedenti: verso gli afroamericani e gli indigeni. Ciò è fantastico, vuol dire: no, il nostro popolo non ha cominciato da qui; no, il nostro popolo ha anche radici che devono essere integrate. Anche questa capacità di integrare è una delle cose della nobiltà. Sono rimasto molto soddisfatto a Panamá, sono rimasto molto soddisfatto. Si respirava normalità, tenerezza, una cosa molto bella. Perciò sono io a dire grazie a voi che avete reso possibile tutto ciò, e preparatevi per la seconda che, sicuramente... un mio Successore convocherà da qui a 150 anni, nessun problema! Grazie.

© Osservatore Romano - 14 giugno 2019

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