Viaggio Apostolico Ungheria - Slovacchia - Cerimonia di benvenuto, Visita alla Presidente e Incontro con le Autorità

logo slovacchia2021Cerimonia di benvenuto e Visita di cortesia alla Presidente della Repubblica di Slovacchia nel Palazzo Presidenziale

Questa mattina, dopo aver celebrato la Santa Messa in privato, il Santo Padre Francesco ha lasciato la Nunziatura Apostolica e si è trasferito in auto al Palazzo Presidenziale di Bratislava.

Al Suo arrivo, alle ore 9.15, il Papa è stato accolto dalla Presidente della Repubblica di Slovacchia, Sig.ra Zuzana Čaputová, all’ingresso del Palazzo dove ha avuto luogo la cerimonia di benvenuto. Due bambini hanno donato al Santo Padre il pane e il sale. Poi il Papa e la Presidente hanno raggiunto la postazione per la foto ufficiale.

Dopo l’esecuzione degli inni, la Guardia d’Onore e la presentazione delle rispettive Delegazioni, il Santo Padre e la Presidente si sono recati nella Sala d’Oro del Palazzo Presidenziale do, alle ore 9.30, ha avuto luogo la Visita di cortesia.

Al termine, dopo la Firma del Libro d’Onore e l’incontro privato, la Presidente della Repubblica ha accompagnato Papa Francesco nella Sala Verde adiacente dove è avvenuto lo scambio dei doni e la presentazione della famiglia. Quindi si sono recati nel giardino del Palazzo Presidenziale per l’Incontro con le Autorità, i Rappresentanti della Società Civile e i Membri del Corpo Diplomatico.

Incontro con le Autorità, la Società Civile e il Corpo Diplomatico nel giardino del Palazzo Presidenziale di Bratislava

Alle ore 10.00 di questa mattina, il Santo Padre Francesco ha incontrato nel giardino del Palazzo Presidenziale di Bratislava le Autorità politiche e religiose, i Rappresentanti della Società Civile e i Membri del Corpo Diplomatico.

Dopo il saluto della Presidente della Repubblica Slovacca, Sig.ra Zuzana Čaputová, il Papa ha pronunciato il Suo discorso.

Al termine, il Santo Padre e la Presidente si sono recati all’ingresso principale per il congedo. Quindi Papa Francesco si è trasferito in auto alla Cattedrale di San Martino per l’Incontro con i Vescovi, i Sacerdoti, i Religiosi, le Religiose, i Seminaristi e i Catechisti.

Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha pronunciato nel corso dell’Incontro con le Autorità politiche e religiose, i Rappresentanti della Società Civile e i Membri del Corpo Diplomatico:

Discorso del Santo Padre

Signora Presidente,
Membri del Governo e del Corpo diplomatico,
distinte Autorità civili e religiose,
Signore e Signori!

Esprimo la mia gratitudine alla Presidente Zuzana Čaputová per le parole di benvenuto che mi ha rivolto, anche a nome vostro e della popolazione. Saluto tutti voi, manifestandovi la mia gioia di essere in Slovacchia. Sono venuto pellegrino in un Paese giovane ma dalla storia antica, in una terra dalle radici profonde situata nel cuore d’Europa. Davvero mi trovo in una “terra di mezzo”, che ha visto tanti passaggi. Questi territori hanno fatto da confine all’Impero romano e sono stati luoghi d’interazione tra cristianesimo occidentale e orientale; dalla grande Moravia al Regno ungherese, dalla Repubblica cecoslovacca ad oggi, avete saputo, tra non poche prove, integrarvi e distinguervi in modo essenzialmente pacifico: ventotto anni fa il mondo ammirò la nascita senza conflitti di due Paesi indipendenti.

Questa storia chiama la Slovacchia a essere un messaggio di pace nel cuore dell’Europa. È quanto suggerisce la grande striscia blu della vostra bandiera, che simboleggia la fratellanza con i popoli slavi. È di fraternità che abbiamo bisogno per promuovere un’integrazione sempre più necessaria. Essa urge ora, in un momento nel quale, dopo durissimi mesi di pandemia, si prospetta, insieme a molte difficoltà, una sospirata ripartenza economica, favorita dai piani di ripresa dell’Unione Europea. Si può correre tuttavia il rischio di lasciarsi trasportare dalla fretta e dalla seduzione del guadagno, generando un’euforia passeggera che, anziché unire, divide. La sola ripresa economica, inoltre, non è sufficiente in un mondo dove tutti siamo connessi, dove tutti abitiamo una terra di mezzo. Mentre su vari fronti continuano lotte per la supremazia, questo Paese riaffermi il suo messaggio di integrazione e di pace, e l’Europa si distingua per una solidarietà che, valicandone i confini, possa riportarla al centro della storia.

La storia slovacca è segnata indelebilmente dalla fede. Auspico che essa aiuti ad alimentare in modo connaturale propositi e sentimenti di fraternità. Potete attingerli dalle grandiose vite dei santi fratelli Cirillo e Metodio. Essi hanno diffuso il Vangelo quando i cristiani del continente erano uniti; e oggi ancora essi uniscono le Confessioni di questa terra. Si riconoscevano di tutti e cercavano la comunione con tutti: slavi, greci e latini. La solidità della loro fede si traduceva così in una spontanea apertura. È un’eredità che siete chiamati a raccogliere in questo momento, per essere anche in questo tempo un segno di unità.

Cari amici, non scompaia mai dai vostri cuori questa vocazione alla fraternità, ma accompagni sempre la simpatica genuinità che vi caratterizza. Voi sapete riservare grande attenzione all’ospitalità: mi colpiscono le espressioni tipiche dell’accoglienza slava, che ai visitatori offre il pane e il sale. E vorrei ora prendere spunto da questi doni semplici e preziosi, impregnati di Vangelo.

Il pane, scelto da Dio per rendersi presente tra noi, è essenziale. La Scrittura invita a non accumularlo, ma a condividerlo. Il pane di cui parla il Vangelo viene sempre spezzato. È un messaggio forte per il nostro vivere comune: ci dice che la ricchezza vera non consiste tanto nel moltiplicare quanto si ha, ma nel condividerlo equamente con chi abbiamo intorno. Il pane, che spezzandosi evoca la fragilità, invita in particolare a prendersi cura dei più deboli. Nessuno venga stigmatizzato o discriminato. Lo sguardo cristiano non vede nei più fragili un peso o un problema, ma fratelli e sorelle da accompagnare e custodire.

Il pane spezzato ed equamente condiviso richiama l’importanza della giustizia, del dare a ciascuno l’opportunità di realizzarsi. È necessario adoperarsi per costruire un futuro in cui le leggi si applichino equamente a tutti, sulla base di una giustizia che non sia mai in vendita. E perché la giustizia non rimanga un’idea astratta, ma sia concreta come il pane, è da intraprendere una seria lotta alla corruzione e va anzitutto promossa e diffusa la legalità.

Ancora, il pane si lega inscindibilmente a un aggettivo: quotidiano (cfr Mt 6,11), pane quotidiano. Il pane di ogni giornata è il lavoro, che ne occupa la gran parte. Come senza pane non c’è nutrimento, senza lavoro non c’è dignità. Alla base di una società giusta e fraterna vige il diritto che a ciascuno sia corrisposto il pane del lavoro, perché nessuno si senta emarginato e si veda costretto a lasciare la famiglia e la terra di origine in cerca di maggiori fortune.

«Voi siete il sale della terra» (Mt 5,13). Il sale è il primo simbolo che Gesù impiega insegnando ai suoi discepoli. Esso, prima di tutto, dà gusto ai cibi, e fa pensare a quel sapore senza il quale la vita rimane insipida. Non bastano infatti strutture organizzate ed efficienti per rendere buona la convivenza umana, occorre sapore, occorre il sapore della solidarietà. E come il sale dà sapore solo sciogliendosi, così la società ritrova gusto attraverso la generosità gratuita di chi si spende per gli altri. È bello che i giovani, in particolare, vengano motivati in questo, perché si sentano protagonisti del futuro del Paese e lo prendano a cuore, arricchendo con i loro sogni e con la loro creatività la storia che li ha preceduti. Non c’è rinnovamento senza i giovani, spesso illusi da uno spirito consumistico che sbiadisce l’esistenza. Tanti, troppi in Europa si trascinano nella stanchezza e nella frustrazione, stressati da ritmi di vita frenetici e senza trovare dove attingere motivazioni e speranza. L’ingrediente mancante è la cura per gli altri. Sentirsi responsabili per qualcuno dà gusto alla vita e permette di scoprire che quanto diamo è in realtà un dono che facciamo a noi stessi.

Il sale, ai tempi di Cristo, oltre che a dare sapore, serviva a conservare gli alimenti, preservandoli dal deterioramento. Vi auguro di non permettere mai che i fragranti sapori delle vostre migliori tradizioni siano guastati dalla superficialità dei consumi e dei guadagni materiali. E nemmeno dalle colonizzazioni ideologiche. In queste terre, fino ad alcuni decenni fa, un pensiero unico precludeva la libertà; oggi un altro pensiero unico la svuota di senso, riconducendo il progresso al guadagno e i diritti ai soli bisogni individualistici. Oggi, come allora, il sale della fede non è una risposta secondo il mondo, non sta nell’ardore di intraprendere guerre culturali, ma nella semina mite e paziente del Regno di Dio, anzitutto con la testimonianza della carità, dell’amore. La vostra Costituzione menziona il desiderio di edificare il Paese sull’eredità dei Santi Cirillo e Metodio, patroni d’Europa. Essi, senza imposizioni e senza forzature, fecondarono con il Vangelo la cultura generando processi benefici. È questa la strada: non la lotta per la conquista di spazi e di rilevanza, ma la via indicata dai Santi, la via delle Beatitudini. Da lì, dalle Beatitudini, scaturisce la visione cristiana della società.

I Santi Cirillo e Metodio hanno inoltre mostrato che custodire il bene non significa ripetere il passato, ma aprirsi alla novità senza sradicarsi. La vostra storia annovera tanti scrittori, poeti e uomini di cultura che sono stati il sale del Paese. E come il sale brucia sulle ferite, così le loro vite sono spesso passate attraverso il crogiuolo della sofferenza. Quante personalità illustri sono state rinchiuse in carcere, rimanendo libere dentro e offrendo esempi fulgidi di coraggio, coerenza e resistenza all’ingiustizia! E soprattutto di perdono. Questo è il sale della vostra terra.

La pandemia, invece, è la prova del nostro tempo. Essa ci ha insegnato quanto è facile, pur nella stessa situazione, disgregarsi e pensare solo a sé stessi. Ripartiamo invece dal riconoscimento che siamo tutti fragili e bisognosi degli altri. Nessuno può isolarsi, come singoli e come nazioni. Accogliamo questa crisi come un «appello a ripensare i nostri stili di vita» (Lett. enc. Fratelli tutti, 33). Non serve recriminare sul passato, occorre rimboccarsi le maniche per costruire insieme il futuro. Vi auguro di farlo con lo sguardo rivolto verso l’alto, come quando guardate ai vostri splendidi monti Tatra. Lì, tra i boschi e le vette che puntano al cielo, Dio sembra più vicino e il creato si rivela come la casa intatta che nei secoli ha ospitato tante generazioni. I vostri monti collegano in un’unica catena cime e paesaggi variegati, e travalicano i confini del Paese per congiungere nella bellezza popoli diversi. Coltivate questa bellezza, la bellezza dell’insieme. Ciò richiede pazienza e, ciò richiede fatica, ciò richiede coraggio e condivisione, ciò richiede slancio e creatività. Ma è l’opera umana che il Cielo benedice. Dio vi benedica, Dio benedica questa terra. Nech Boh žehná Slovensko! [Dio benedica la Slovacchia!] Grazie.

Traduzione in lingua francese

Madame la Présidente,
Membres du Gouvernement et du Corps diplomatique,
Distinguées Autorités civiles et religieuses,
Mesdames et Messieurs !

J’exprime ma gratitude à la Présidente Madame Zuzana Čaputová pour les paroles de bienvenue quelle m’a adressées, en votre nom et au nom de la population. Je vous salue tous en vous manifestant ma joie de me trouver en Slovaquie. Je viens comme un pèlerin dans ce pays jeune mais à l’histoire ancienne, sur une terre aux racines profondes située au cœur d’Europe. Vraiment, je suis sur une “terre du milieu”, qui a été témoin de nombreux passages. Ces territoires ont servi de frontières à l’Empire romain et ont été des lieux d’interaction entre le christianisme occidental et oriental; de la grande Moravie au Royaume de Hongrie, de la République tchécoslovaque à aujourd’hui, vous avez su, au milieu de nombreuses épreuves, vous intégrer et vous distinguer de manière essentiellement pacifique. Il y a vingt-huit ans, le monde admirait la naissance, sans conflit, de deux pays indépendants.

Cette histoire appelle la Slovaquie à être un message de paix au cœur de l’Europe. C’est ce que la grande bande bleue de votre drapeau suggère, en symbolisant la fraternité avec les peuples slaves. C’est de fraternité dont nous avons besoin pour promouvoir une intégration toujours plus nécessaire. Celle-ci est désormais urgente alors qu’après de durs mois de pandémie s’annonce, avec de nombreuses difficultés, une tant attendue la reprise économique favorisée par des plans de relance de l’Union Européenne. On court cependant le risque de se laisser emporter par la précipitation et par la séduction du gain, en générant une euphorie passagère qui, au lieu d’unir, divise. La reprise économique seule, d’ailleurs, n’est pas suffisante dans un monde où nous sommes tous connectés, où nous habitons tous une terre du milieu. Alors que sur différents fronts les luttes pour la suprématie continuent, il faut que ce pays réaffirme son message d’intégration et de paix, et que l’Europe se distingue par une solidarité qui, en franchissant les frontières, puisse la ramener au centre de l’histoire.

L’histoire slovaque est marquée de manière indélébile par la foi. Je souhaite que celle-ci aide à alimenter, de façon connaturelle, des intentions et des sentiments de fraternité. Vous pouvez les puiser aux vies grandioses des saints frères Cyrille et Méthode. Ils ont répandu l’Evangile lorsque les chrétiens du continent étaient unis; et aujourd’hui encore ils unissent les confessions de cette terre. Ils étaient reconnus de tous et cherchaient la communion avec tous: slaves, grecs et latins. La solidité de leur foi se traduisait ainsi dans une ouverture spontanée. C’est un héritage que vous êtes appelés à recueillir en ce moment, pour être vous aussi, à notre époque, un signe d’unité.

Chers amis, que cette vocation à la fraternité ne disparaisse jamais de vos cœurs, mais qu’elle accompagne toujours la sympathique authenticité qui vous caractérise. Vous savez réserver une grande attention à l’hospitalité: je suis frappé par les expressions typiques de l’accueil slave qui offre du pain et du sel aux visiteurs. Et je voudrais maintenant m’inspirer de ces dons simples et précieux, imprégnés d’Evangile.

Le pain, choisi par Dieu pour se rendre présent au milieu de nous, est essentiel. L’Ecriture invite non pas à l’accumuler, mais à le partager. Le pain dont parle l’Evangile est toujours rompu. C’est un message fort pour notre vie en commun: il nous dit que la vraie richesse ne consiste pas tant dans la multiplication de ce qu’on a, mais dans le partage équitable avec ceux qui nous entourent. Le pain, qui, en étant rompu, évoque la fragilité, invite particulièrement à prendre soin des plus faibles. Personne ne doit être stigmatisé ou discriminé. Le regard chrétien ne voit pas dans les plus faibles un poids ou un problème, mais des frères et des sœurs à accompagner et à garder.

Le pain rompu et équitablement partagé rappelle l’importance de la justice, de donner à chacun l’occasion de se réaliser. Il est nécessaire de s’employer à construire un avenir où les lois s’appliquent équitablement à tous, sur la base d’une justice qui ne doit jamais être à vendre. Et pour que la justice ne reste pas une idée abstraite, mais qu’elle soit concrète comme du pain, il faut engager une lutte sérieuse contre la corruption et le droit doit avant tout être promu et répandu.

Le pain est aussi lié inséparablement à un adjectif: quotidien (cf. Mt 6, 11), pain quotidien. Le pain de chaque jour, c’est le travail qui en occupe la plus grande partie. De même que sans pain il n’y a pas de nourriture, sans travail il n’y a pas de dignité. Au fondement d’une société juste et fraternelle le droit que chacun reçoive le pain de son travail prévaut, afin que personne ne se sente exclu et se voie forcé de quitter la famille et la terre d’origine en quête d’un plus grand bonheur.

«Vous êtes le sel de la terre» (Mt 5, 13). Le sel est le premier symbole que Jésus emploie en enseignant à ses disciples. Celui-ci donne avant tout du goût aux aliments, et fait penser à cette saveur sans laquelle la vie est insipide. En effet, les structures organisées et efficaces ne suffisent pas pour obtenir une bonne coexistence humaine, la saveur est nécessaire, la saveur de la solidarité est nécessaire. Et comme le sel ne donne de saveur qu’en se dissolvant, de même la société ne retrouve du goût que par la générosité gratuite de qui se dépense pour les autres. Il est beau que les jeunes, en particulier, soient motivés en cela, afin qu’ils se sentent protagonistes de l’avenir du pays et le prennent à cœur, en enrichissant avec leurs rêves et avec leur créativité l’histoire qui les a précédés. Il n’y a pas de renouveau sans les jeunes, souvent leurrés par un esprit consumériste qui décolore l’existence. Beaucoup trop de jeunes en Europe se trainent dans la fatigue et la frustration, stressés par des rythmes de vie frénétiques et sans trouver où puiser des motivations et de l’espérance. L’ingrédient manquant c’est le soin pour les autres. Se sentir responsable pour quelqu’un donne du goût à la vie et permet de découvrir que ce que nous donnons est en réalité un don que nous faisons à nous-mêmes.

Le sel, à l’époque du Christ, en plus de donner de la saveur servait à conserver les aliments, en les préservant de la détérioration. Je vous souhaite de ne jamais permettre que les saveurs parfumées de vos meilleures traditions soient gâchées par la superficialité de la consommation et des gains matériels. Pas plus que par les colonisations idéologiques. Sur ces terres, jusqu’à il y a quelques décennies, une pensée unique privait de la liberté. Aujourd’hui, une autre pensée unique la vide de sens, réduisant le progrès au gain et les droits aux seuls besoins individualistes. Aujourd’hui, comme à l’époque, le sel de la foi n’est pas une réponse selon le monde. Ce n’est pas l’ardeur d’engager des guerres culturelles, mais dans la semence douce et patiente du Royaume de Dieu, d’abord par le témoignage de la charité, de l’amour. Votre Constitution mentionne le désir d’édifier le pays sur l’héritage des saints Cyrille et Méthode, patrons d’Europe. Sans imposer ni sans forcer, ils ont fécondé la culture avec l’Evangile en produisant des processus bénéfiques. C’est là le chemin: non pas la lutte pour la conquête d’espaces et d’influences, mais la voie indiquée par les saints, la voie des Béatitudes. La vision chrétienne de la société vient de là, des Béatitudes.

Les saints Cyrille et Méthode ont par ailleurs montré que garder le bien ce n’est pas répéter le passé mais s’ouvrir à la nouveauté sans se déraciner. Votre histoire compte beaucoup d’écrivains, de poètes et d’hommes de culture qui ont été le sel du pays. Et comme le sel brûle sur les blessures, leurs vies sont souvent passées par le creuset de la souffrance. Combien de personnalités illustres ont été incarcérées, en restant libres intérieurement et en offrant des exemples brillants de courage, de cohérence et de résistance contre l’injustice! Et surtout de pardon. C’est cela le sel de votre terre.

La pandémie est l’épreuve de notre temps. Elle nous a enseigné combien il est facile, bien que dans la même situation, de se désagréger et de penser seulement à soi-même. Repartons au contraire de la reconnaissance que nous sommes tous fragiles et avons besoin des autres. Personne ne peut s’isoler, comme individu ni comme nation. Accueillons cette crise comme un «appel à repenser nos modes de vie» (Lett. enc. Fratelli tutti, n. 33). Il est inutile de se plaindre du passé, il faut se retrousser les manches pour construire ensemble l’avenir. Je vous souhaite de le faire le regard tourné vers l’autre, comme lorsque vous regardez vos splendides monts Tatra. Là, au milieu des bois et des sommets qui pointent vers le ciel, Dieu semble plus proche, et la création se révèle comme la maison intacte qui a accueilli tant de générations durant des siècles. Vos montagnes relient, en une unique chaîne, des sommets et des paysages variés, et elles dépassent les frontières du pays pour unir dans la beauté des peuples différents. Cultivez cette beauté, la beauté de l’ensemble. Cela exige patience, cela exige effort, cela exige courage et partage, cela exige élan et créativité. Mais c’est l’œuvre humaine que le Ciel bénit. Que Dieu bénisse cette terre. Nech Boh žehná Slovensko! [Que Dieu bénisse la Slovaquie!] Merci.

Traduzione in lingua inglese

Madam President,
Members of the Government and of the Diplomatic Corps,
Distinguished Civil and Religious Leaders,
Ladies and Gentlemen,

I am grateful to President Zuzana Čaputová for her words of welcome in your name and in that of the entire nation. In greeting all of you, I express my joy to be in Slovakia. I have come as a pilgrim to a young country, yet one with an ancient history, a land of deep roots situated in the heart of Europe. Truly this land is, and has always been, a crossroads. It was an outpost of the Roman Empire and a point of encounter between Western and Eastern Christianity. From Great Moravia to the Kingdom of Hungary, from the Czechoslovak Republic to the present day, you have overcome numerous trials and attained integration and distinctiveness through a fundamentally peaceful process. Twenty-eight years ago, the world followed with admiration the peaceful emergence of two independent countries.

This long history challenges Slovakia to be a message of peace in the heart of Europe. That calling is evoked by the great blue stripe on your flag, which symbolizes fraternity with the Slavic peoples. Such fraternity is necessary for the increasingly pressing process of integration. All the more so, in these days when, after long and trying months of pandemic, fully conscious of the difficulties to be faced, we look forward with hope to an economic upturn favoured by the recovery plans of the European Union. Yet there is always the risk of succumbing to impatience and the lure of profit, leading to a fleeting sense of euphoria that, rather than bringing people together, proves only divisive. Nor is economic recovery by itself sufficient in a world that has itself become a crossroads, in which all are interconnected. Even as battles for supremacy are waged on various fronts, may this country reaffirm its message of integration and peace. And may Europe be distinguished by a solidarity that, by transcending borders, can bring it back to the centre of history.

Slovak history has been marked indelibly by the faith. It is my hope that faith, by its very nature, will encourage projects and feelings inspired by fraternity, drawing upon the epic experiences of the holy brothers Cyril and Methodius. They worked to spread the Gospel at a time when the Christians of this continent were united; today they continue to unite the different religious communities in this land. Cyril and Methodius identified with all, and sought communion with all: Slavs, Greeks and Latins alike. Their firm faith found expression in a spontaneous openness to others. This is the legacy that you are now called to preserve, so that in our time too, you can be a sign of unity.

Dear friends, may your hearts always cultivate this vocation to fraternity, along with your native gifts of warmth and sincerity. Hospitality is extremely important to you: I am struck by the Slavic custom of offering bread and salt to visitors as a sign of welcome. I would like to reflect with you on those simple yet precious gifts, so rich in evangelical meaning.

God chose bread to make himself present in our midst. Bread is something essential. Scripture commands us not to hoard our bread, but to share it. The bread spoken of in the Gospel is always bread that is broken. This sends a powerful message for our life as a community: it reminds us that true wealth does not consist simply in multiplying the things we have, but in sharing them fairly with those around us. The broken bread speaks to us of frailty; it demands that we take especial care of the vulnerable in our midst. No one should be stigmatized or suffer discrimination. Our Christian way of looking at others refuses to see them as a burden or a problem, but rather as brothers and sisters to be helped and protected.

Bread broken and equitably shared reminds us of the importance of justice, of giving each person the chance to find fulfilment. We need to cooperate in building a future in which laws are applied fairly to all, based on a system of justice that is not up for sale. If justice is not to remain an abstract ideal, but to be as real as bread, a serious battle against corruption must be undertaken and, above all, the rule of law must be promoted and must prevail.

Bread is also inseparably linked to an adjective: “daily” (cf. Mt 6:11), “daily bread”. Daily bread means daily work. Just as without bread there is no nutrition, without labour there is no dignity. At the basis of a just and fraternal society is the right of each person to receive the bread of employment, so that none will feel marginalized or constrained to leave family and homeland in search of a better life.

“You are the salt of the earth” (Mt 5:13). Salt is the first symbol that Jesus used to teach his disciples. More than anything, salt gives flavour to food; it reminds us of the flavour our lives need, if they are not to become tasteless and insipid. Organized and efficient structures will not suffice to improve our life as a human community. We need flavour, the flavour of solidarity. Just as salt gives flavour only by dissolving, so too society rediscovers its flavor through the gratuitous generosity of those who spend their lives for others. It is good for young people in particular to be encouraged in this, to feel that they have a share in shaping the future of their country, so that they can take it to heart and enrich its history with their dreams and their creativity. There can be no renewal without young people, yet they often end up being disenchanted by a consumerism that makes life bland and dull. In Europe, all too many people live lives of weariness and frustration, overwhelmed by the frenetic pace of life and incapable of finding reasons for inspiration and hope. The missing ingredient is concern for others. When we feel responsible for someone else, this gives flavour to our lives and enables us to realize that what we give away is really a gift we make to ourselves.

At the time of Christ, salt gave flavour but it was also used to preserve food, to keep it from spoiling. It is my hope that you will never allow the rich flavours of your finest traditions to be spoiled by the superficiality of consumerism and material gain. Or by forms of ideological colonization. In these lands, until just a few decades ago, a single thought-system stifled freedom. Today another single thought-system is emptying freedom of meaning, reducing progress to profit and rights only to individual needs. Today, as then, the salt of the faith acts not by reacting in worldly terms, by engaging in culture wars, but by quietly and humbly sowing the seeds of God’s kingdom, especially by the witness of charity, of love. Your Constitution expresses the desire that the country be built on the legacy of Saints Cyril and Methodius, Patrons of Europe. Without impositions or pressure, they enriched culture by the Gospel and thus set in motion beneficial processes. This is the path to follow: not the battle for influence and position, but the road pointed out by the saints, the road of the Beatitudes. For the Beatitudes are the inspiration for a Christian vision of society.

Saints Cyril and Methodius also showed that preserving what is good does not mean repeating the past, but being open to newness without ever losing one’s roots. Your history abounds in writers, poets and men and women of culture who were the salt of the country. Just as salt burns when placed on wounds, so their lives often had to pass through the crucible of suffering. How many illustrious men and women endured imprisonment, yet remained interiorly free, offering a radiant example of courage, integrity and resistance to injustice! And most of all, forgiveness. That is the salt of your earth.

The pandemic is the great test of our own time. It has taught us how easy it is, even when we are all in the same boat, to withdraw and think only of ourselves. Let us instead set out anew from the realization that all of us are frail and in need of others. None can stand apart, either as individuals or as a nation. May we take up the challenge of this crisis, which only makes it “all the more urgent that we rethink our styles of life” (Fratelli Tutti, 33). It is useless to hurl recriminations about events of the past; we need to roll up our sleeves and together work to build the future. I encourage you to do so, lifting up your eyes as when you gaze upon your splendid Tatra mountains. There, amid forests and mountaintops that point heavenward, God seems more close and creation appears as an unspoiled home that over the centuries has sheltered one generation after another. Your mountains combine in one range a variety of peaks and landscapes, spilling over national borders in order to join together in beauty different peoples. Cultivate this beauty, the beauty of the whole. It requires patience and effort, courage and sharing, enthusiasm and creativity. Yet it is the human work blessed by heaven above. God bless you. God bless this land. Nech Boh žehná Slovensko! [God bless Slovakia]. Thank you.

Traduzione in lingua tedesca

Pani Prezydent,
Członkowie Rządu i Korpusu Dyplomatycznego,
Czcigodni przedstawiciele władz cywilnych i religijnych,
Panie i Panowie!

Wyrażam wdzięczność pani prezydent Zuzannie Čaputovej za słowa powitania, które skierowała do mnie, również w imieniu was i narodu. Pozdrawiam was wszystkich, wyrażając radość z pobytu na Słowacji. Przybyłem jako pielgrzym do młodego kraju o wielowiekowej historii, do ziemi głębokich korzeni, leżącej w sercu Europy. Doprawdy, jestem w „krainie środka”, która widziała już tak wiele przemian. Terytoria te stanowiły pogranicze Imperium Rzymskiego i były miejscem wzajemnego oddziaływania chrześcijaństwa zachodniego i wschodniego; od Państwa Wielkomorawskiego po Królestwo Węgierskie, od Republiki Czechosłowackiej, aż po współczesność, zdołaliście, pośród wielu prób, zintegrować się i wyodrębnić w sposób zasadniczo pokojowy: dwadzieścia osiem lat temu świat podziwiał bezkonfliktowe narodziny dwóch niepodległych państw.

 Dzieje te wzywają Słowację do bycia orędziem pokoju w sercu Europy. Sugeruje to wielki niebieski pas na waszej fladze, symbolizujący braterstwo z narodami słowiańskimi. Potrzebujemy właśnie braterstwa, aby promować integrację, która jest coraz bardziej niezbędna. Jest ona pilnie potrzebna teraz, w czasie, gdy po wielu trudnych miesiącach pandemii nadchodzi wytęsknione ożywienie gospodarcze, któremu sprzyjają plany odbudowy Unii Europejskiej. Może się jednak zdarzyć, że ulegniemy pośpiechowi i pokusie zysku, wywołując przejściową euforię, która zamiast jednoczyć, dzieli. Co więcej, samo ożywienie gospodarcze nie wystarczy w świecie, w którym wszyscy jesteśmy powiązani ze sobą, w którym wszyscy zamieszkujemy w owej krainie środka. Oby ten kraj, w czasie, gdy na różnych frontach trwają walki o dominację, potwierdzał swoje przesłanie integrowania i pokoju, a Europa oby wyróżniała się solidarnością, która przekraczając jej granice, może na nowo wprowadzić ten kontynent do centrum historii.

Historia Słowacji jest w sposób niezaprzeczalny ukształtowana przez wiarę. Zachęcam, by przyczyniło się to w sposób naturalny do pielęgnowania braterskich postaw i uczuć. Możecie je czerpać ze wspaniałego życia świętych braci Cyryla i Metodego. Szerzyli Ewangelię, kiedy chrześcijanie kontynentu trwali w jedności. Także i dzisiaj łączą oni wyznania tej ziemi. Utożsamiali się ze wszystkimi i ze wszystkimi starali się o jedność: Słowianami, Grekami i Łacinnikami. Stałość ich wiary przekładała się w ten sposób na spontaniczną otwartość. Jest to dziedzictwo, do którego podjęcia w tym momencie jesteście wezwani, abyście i w obecnym czasie byli znakiem jedności.

Drodzy przyjaciele, niech to powołanie do braterstwa nigdy nie znika z waszych serc, ale niech zawsze towarzyszy mu charakterystyczna dla was sympatyczna autentyczność. Potraficie troszczyć się bardzo o gościnność: wielkie wrażenie wywierają na mnie typowe słowiańskie gesty powitania, w których gościom oferuje się chleb i sól. A teraz chciałbym nawiązać do tych prostych i cennych darów, przepojonych Ewangelią.

Chleb, który Bóg wybrał, by w nim stawać się obecnym pośród nas, jest najistotniejszy. Pismo Święte zachęca nas, abyśmy go nie gromadzili, lecz dzielili się nim. Chleb, o którym mówi Ewangelia, jest zawsze łamany. Jest to mocne przesłanie dla naszego wspólnego życia: mówi nam, że prawdziwe bogactwo nie polega na pomnażaniu tego, co posiadamy, ale na sprawiedliwym dzieleniu go z tymi, którzy nas otaczają. Chleb, który w geście łamania przywołuje na myśl kruchość, zaprasza nas szczególnie do troski o najsłabszych. Niech nikt nie będzie napiętnowany ani dyskryminowany. W ujęciu chrześcijańskim najsłabsi nie są postrzegani jako ciężar czy problem, ale jako bracia i siostry, którym należy towarzyszyć i o których należy się troszczyć.

Łamany i sprawiedliwie dzielony chleb przypomina o znaczeniu sprawiedliwości, o dawaniu każdemu szansy samorealizacji. Trzeba starać się budować przyszłość, w której prawa będą stosowane jednakowo wobec wszystkich, w oparciu o sprawiedliwość, która nigdy nie jest na sprzedaż. I, by sprawiedliwość nie pozostała abstrakcyjnym pojęciem, ale była konkretna jak chleb, należy podjąć poważną walkę z korupcją, a w pierwszej kolejności promować i upowszechnić praworządność.

Ponadto, chleb jest nierozerwalnie związany z przymiotnikiem: powszedni (por. Mt 6, 11) – chleb powszedni. Codziennym chlebem jest praca, która zajmuje większą część naszych dni. Tak jak bez chleba nie ma pożywienia, tak też bez pracy nie ma godności. U podstaw sprawiedliwego i braterskiego społeczeństwa leży prawo każdego do otrzymania chleba pracy, tak aby nikt nie czuł się zepchnięty na margines i nie był zmuszony do opuszczenia rodziny i ojczyzny w poszukiwaniu lepszego losu.

„Wy jesteście solą dla ziemi” (Mt 5,13). Sól jest pierwszym symbolem, którego Jezus używa nauczając swoich uczniów. Przede wszystkim nadaje ona smak potrawom i skłania do myślenia także o smaku życia, bez którego pozostaje ono mdłe. Nie wystarczą bowiem zorganizowane i sprawne struktury, by uczynić współistnienie ludzi dobrym. Potrzebny jest także smak, potrzebujemy smaku solidarności. A jak sól nadaje smak tylko wtedy, gdy się rozpuszcza, tak i społeczeństwo na nowo odkrywa smak dzięki bezinteresownej szczodrości tych, którzy poświęcają się dla innych. Dobrze, gdy motywuje się do tego zwłaszcza ludzi młodych, aby mogli poczuć się odpowiedzialnymi za przyszłość kraju i wzięli ją sobie do serca, ubogacając swoimi marzeniami i kreatywnością historię, która ich poprzedziła. Odnowa nie może nastąpić bez ludzi młodych, którzy często dają się omamić duchowi konsumpcyjnemu, sprawiającemu, że egzystencja traci barwy. Wielu, zbyt wielu w Europie jest przenikniętych zmęczeniem i frustracją, zestresowanych szaleńczym tempem życia, pozbawionych źródeł motywacji i nadziei. Tym, czego brakuje, jest troska o innych. Poczucie odpowiedzialności za kogoś dodaje życiu smaku i pozwala nam odkryć, że to, co dajemy innym, jest tak naprawdę darem, który sprawiamy sobie samym.

Sól, w czasach Chrystusa, nie tylko nadawała smak, ale także służyła do konserwowania żywności, chroniąc ją przed zepsuciem. Życzę wam, abyście nigdy nie pozwolili, żeby aromatyczne smaki waszych najlepszych tradycji zostały zepsute przez powierzchowność konsumpcji i zysków materialnych. Ani przez kolonizację ideologiczną. Na tych ziemiach, jeszcze kilka dziesięcioleci wstecz, ujednolicony sposób myślenia wykluczał wolność. Dzisiaj inna jedyna myśl pozbawia tę wolność sensu, ponownie ukierunkowując postęp na zyski, a prawa wyłącznie na potrzeby partykularne. Dzisiaj, tak jak wówczas, sól wiary nie jest odpowiedzią według świata, nie oznacza zapału w prowadzeniu wojen kulturowych, ale łagodne i cierpliwe zasiewanie królestwa Bożego, przede wszystkim poprzez świadectwo miłosierdzia, miłości. Wasza Konstytucja wspomina o pragnieniu budowania kraju na dziedzictwie świętych Cyryla i Metodego, patronów Europy. Bez narzucania i wymuszania, użyźnili oni kulturę Ewangelią, generując korzystne procesy. Tą drogą trzeba podążać: nie przez walkę o zdobycie przestrzeni i znaczenia, ale drogą wskazaną przez świętych, drogą Błogosławieństw. Stamtąd, z Błogosławieństw, wypływa chrześcijańska wizja społeczeństwa.

Święci Cyryl i Metody ukazali ponadto, że strzeżenie dobra nie oznacza powtarzania przeszłości, ale otwarcie się na nowość, bez wyzbywania się swych korzeni. W waszej historii jest wielu pisarzy, poetów i ludzi kultury, którzy byli solą tego kraju. I podobnie jak sól piecze w ranach, tak też ich życie często przechodziło przez tygiel cierpienia. Jakże wiele znakomitych osobistości zostało uwięzionych, lecz pozostało wolnymi wewnętrznie i dało dobitne wzorce odwagi, konsekwencji i oporu wobec niesprawiedliwości! A przede wszystkim przebaczenia. To jest sól waszej ziemi.

Pandemia natomiast jest próbą naszych czasów. Nauczyła nas, jak łatwo, nawet w tej samej sytuacji, załamać się i myśleć tylko o sobie. Zacznijmy jednak na nowo od uznania, że wszyscy jesteśmy ludźmi wątłymi i potrzebujemy innych. Nikt nie może się wyizolować, ani jako jednostka, ani jako naród. Przyjmijmy ten kryzys jako „wezwanie do przemyślenia na nowo naszego stylu życia” (Enc. Fratelli tutti, 33). Nie ma sensu użalać się nad przeszłością, musimy zakasać rękawy, aby wspólnie budować przyszłość. Życzę wam, abyście to uczynili ze wzrokiem skierowanym ku górze, jak wówczas, gdy patrzycie na wasze wspaniałe Tatry. Tam, pośród lasów i szczytów, które sięgają nieba, Bóg wydaje się bliższy, a stworzenie objawia się jako nietknięty dom, który na przestrzeni wieków gościł tak wiele pokoleń. Wasze góry łączą w jeden łańcuch różnorodne szczyty i krajobrazy, przekraczają granice kraju, by łączyć w pięknie różne narody. Pielęgnujcie to piękno, piękno bycia razem. Wymaga to cierpliwości, to wymaga wysiłku, to wymaga odwagi i dzielenia się, to wymaga energii i kreatywności. Ale Niebo błogosławi właśnie to ludzkie dzieło. Niech Bóg wam błogosławi, niech Bóg błogosławi tej ziemi. Nech Boh žehná Slovensko! [Niech Bóg błogosławi Słowację!] Dziękuję!


Traduzione in lingua spagnola

Señora Presidenta,
miembros del Gobierno y del Cuerpo Diplomático,
distinguidas Autoridades civiles y religiosas,
señoras y señores:

Expreso mi gratitud a la Presidenta Zuzana Čaputová por las palabras de bienvenida que me ha dirigido, también en nombre de ustedes y de la población. Saludo a todos ustedes, manifestándoles mi alegría de estar en Eslovaquia. Vengo como peregrino en un país joven pero de historia antigua, en una tierra de raíces profundas situada en el corazón de Europa. Verdaderamente me encuentro en una “tierra media”, que ha visto muchas transiciones. Estos territorios han sido frontera del Imperio romano y lugar de interacción entre el cristianismo occidental y oriental. De la gran Moravia al Reino húngaro, de la República checoslovaca a hoy, han sabido, en medio de no pocas pruebas, integrarse y distinguirse de un modo esencialmente pacífico. Veintiocho años atrás el mundo admiró el nacimiento sin conflictos de dos países independientes.

Esta historia llama a Eslovaquia a ser un mensaje de paz en el corazón de Europa. Es lo que sugiere la gran franja azul de su bandera, que simboliza la fraternidad con los pueblos eslavos. Fraternidad es lo que necesitamos para promover una integración cada vez más necesaria. Esta urge ahora, en un momento en el que, después de durísimos meses de pandemia, se plantea, junto a muchas dificultades, una anhelada reactivación económica, favorecida por los planes de recuperación de la Unión Europea. Todavía se puede correr el riesgo de dejarse arrastrar por la prisa y la seducción de las ganancias, generando una euforia pasajera que, más que unir, divide. Además, la sola recuperación económica no es suficiente en un mundo donde todos estamos conectados, donde todos habitamos una tierra media. Que este país, mientras en varios frentes siguen luchas por la supremacía, reafirme su mensaje de integración y de paz, y Europa se distinga por una solidaridad que, atravesando las fronteras, pueda volver a llevarla al centro de la historia.

La historia eslovaca está marcada de manera indeleble por la fe. Deseo que ésta ayude a alimentar de modo connatural propósitos y sentimientos de fraternidad. Pueden inspirarse en las grandiosas vidas de los santos hermanos Cirilo y Metodio. Ellos difundieron el Evangelio cuando los cristianos del continente estaban unidos; y todavía hoy unen las confesiones de esta tierra. Eran reconocidos por todos y buscaban la comunión con todos: eslavos, griegos y latinos. La solidez de su fe se traducía así en una apertura espontánea. Es un legado que ustedes están llamados a recoger en este momento, para ser también en este tiempo un signo de unidad.

Queridos amigos, que esta vocación a la fraternidad no desaparezca nunca de sus corazones, sino que acompañe siempre la simpática autenticidad que los caracteriza. Ustedes saben reservar gran atención a la hospitalidad. Me sorprenden las expresiones típicas de la acogida eslava, que ofrece a los visitantes el pan y la sal. Y quisiera ahora inspirarme en estos dones sencillos y preciosos, impregnados de Evangelio.

El pan, elegido por Dios para hacerse presente entre nosotros, es esencial. La Escritura invita a no acumularlo, sino a compartirlo. El pan del que habla el Evangelio siempre se parte. Es un fuerte mensaje para nuestra vida cotidiana; nos dice que la riqueza verdadera no consiste tanto en multiplicar cuanto se tiene, sino en compartirlo equitativamente con quien tenemos a nuestro alrededor. El pan, que partiéndose evoca la fragilidad, invita en particular a hacerse cargo de los más débiles. Que nadie sea estigmatizado o discriminado. La mirada cristiana no ve en los más frágiles una carga o un problema, sino hermanos y hermanas a quienes acompañar y cuidar.

El pan partido y compartido equitativamente recuerda la importancia de la justicia, de dar a cada uno la oportunidad de realizarse. Es necesario esforzarse para construir un futuro en el que las leyes se apliquen a todos por igual, sobre la base de una justicia que no esté nunca en venta. Y para que la justicia no permanezca como una idea abstracta, sino que sea concreta como el pan, es necesario emprender una seria lucha contra la corrupción y que ante todo se fomente e imponga la legalidad.

Además, el pan se une inseparablemente a un adjetivo: cotidiano (cf. Mt 6,11), pan cotidiano. El pan de cada jornada es el trabajo, que ocupa gran parte de ella. Del mismo modo que sin pan no hay nutrición, sin trabajo no hay dignidad. En la base de una sociedad justa y fraterna rige el derecho de que a cada uno se le conceda el pan del trabajo, para que nadie se sienta marginado y se vea obligado a dejar la familia y la tierra de origen en busca de mejores oportunidades.

«Ustedes son la sal de la tierra» (Mt 5,13). La sal es el primer símbolo que Jesús emplea enseñando a sus discípulos. Esta, en primer lugar, da gusto a los alimentos, y lleva a pensar en ese sabor sin el cual la vida se vuelve insípida. No bastan ciertamente estructuras organizadas y eficientes para hacer buena la convivencia humana, se necesita sabor, se necesita el sabor de la solidaridad. Y como la sal sólo da sabor disolviéndose, así la sociedad encuentra gusto a través de la generosidad gratuita de quien se entrega por los demás. Es hermoso que a los jóvenes, en particular, se los motive en este sentido, para que se sientan protagonistas del futuro del país y lo tomen en serio, enriqueciendo con sus sueños y su creatividad la historia que los ha precedido. No hay renovación sin los jóvenes, que a menudo son engañados por un espíritu consumista que marchita la existencia. Muchos, demasiados en Europa se arrastran en el cansancio y la frustración, estresados por ritmos de vida frenéticos y sin saber cómo encontrar motivaciones y esperanza. El ingrediente que falta es el cuidado por los demás. Sentirse responsables de alguien da gusto a la vida y permite descubrir que lo que damos es en realidad un don que nos hacemos a nosotros mismos.

La sal, en los tiempos de Cristo, además de dar sabor, servía para conservar los alimentos, preservándolos del deterioro. Me gustaría que nunca dejen que los fragantes sabores de sus mejores tradiciones se estropeen por la superficialidad del consumo y las ganancias materiales. Y mucho menos de los colonialismos ideológicos. En esta tierra, hasta hace algunos decenios, un pensamiento único coartaba la libertad; hoy otro pensamiento único la vacía de sentido, reconduciendo el progreso al beneficio y los derechos sólo a las necesidades individualistas. Hoy, como entonces, la sal de la fe no es una respuesta según el mundo, no está en el ardor de llevar a cabo guerras culturales, sino en la siembra humilde y paciente del Reino de Dios, principalmente con el testimonio de la caridad, del amor. Vuestra Constitución menciona el deseo de edificar el país sobre la herencia de los santos Cirilo y Metodio, patronos de Europa. Ellos, sin imposiciones y sin coacciones, fecundaron la cultura con el Evangelio, generando procesos beneficiosos. Es esta la senda, no la lucha por la conquista de espacios y de relevancia, sino el camino que indican los santos, el camino de las Bienaventuranzas. De allí, de las Bienaventuranzas, surge la visión cristiana de la sociedad.

Los santos Cirilo y Metodio también han mostrado que custodiar el bien no significa repetir el pasado, sino abrirse a la novedad sin desarraigarse. Vuestra historia cuenta con muchos escritores, poetas y hombres de cultura que han sido la sal del país. Y como la sal quema sobre las heridas, así sus vidas han pasado con frecuencia a través del crisol del sufrimiento. Cuántas personas ilustres fueron encerradas en la cárcel, permaneciendo libres interiormente y ofreciendo luminosos ejemplos de valentía, coherencia y resistencia a la injusticia. Y sobre todo de perdón. Esta es la sal de vuestra tierra.

La pandemia, en cambio, es el crisol de nuestro tiempo. Esta nos ha mostrado que es muy fácil, a pesar de estar todos en la misma situación, disgregarse y pensar solamente en uno mismo. Volvamos a comenzar reconociendo que todos somos frágiles y necesitados de los demás. Ninguno puede aislarse, ya sea como individuo o como nación. Acojamos esta crisis como un «llamado a repensar nuestros estilos de vida» (Carta enc. Fratelli tutti, 33). No sirve recriminar el pasado, es necesario ponerse manos a la obra para construir juntos el futuro. Me gustaría que lo hicieran con la mirada dirigida hacia lo alto, como cuando miran sus espléndidos montes Tatras. Allí, entre los bosques y las cumbres que señalan el cielo, Dios parece más cercano y la creación se revela como la casa intacta que durante siglos ha acogido tantas generaciones. Sus montes conectan cimas y paisajes variados en una cadena única, y trascienden los límites del país para unir en la belleza pueblos diversos. Cultiven esta belleza, la belleza del conjunto. Esto requiere paciencia, esto requiere esfuerzo, esto requiere valentía e intercambio, esto requiere entusiasmo y creatividad. Pero es la obra humana que el cielo bendice. Que Dios los bendiga, que bendiga esta tierra. Nech Boh žehná Slovensko! [¡Que Dios bendiga a Eslovaquia!] Gracias.

Traduzione in lingua portoghese

Senhora Presidente,
Membros do Governo e do Corpo Diplomático,
Ilustres autoridades civis e religiosas,
Senhoras e senhores!

Agradeço à Presidente Zuzana Čaputová as palavras de boas-vindas que me dirigiu em nome pessoal e vosso e da população. Saúdo-vos a todos, exprimindo a minha alegria por estar na Eslováquia. Vim como peregrino a um país jovem mas com uma história antiga, a uma terra com raízes profundas situada no coração da Europa. Encontro-me verdadeiramente na chamada «terra-de-meio», testemunha de tantas variações. Estes territórios serviram como fronteira ao Império Romano e foram locais de interação entre o cristianismo ocidental e oriental; da grande Morávia ao Reino da Hungria, da República da Checoslováquia aos dias de hoje, soubestes, por entre tantas provações, integrar-vos e distinguir-vos de modo essencialmente pacífico: há vinte e oito anos, o mundo admirou o nascimento sem conflitos de dois países independentes.

Esta história convida a Eslováquia a ser uma mensagem de paz no coração da Europa. Assim o sugere a grande faixa azul da vossa bandeira, que simboliza a fraternidade com os povos eslavos. Precisamos de fraternidade para promover uma integração de que há cada vez mais necessidade. Sente-se a sua urgência atualmente, num momento em que, depois de meses muito duros de pandemia, se prognostica – embora com muitas dificuldades – o tão almejado recomeço económico, favorecido pelos planos de retoma da União Europeia. Mas pode-se correr o risco de se deixar levar pela pressa e a sedução do lucro, gerando uma euforia passageira que, em vez de unir, divide. Além disso, num mundo onde todos estamos interligados, onde todos habitamos uma «terra-de-meio», a mera recuperação económica não é suficiente. Enquanto em várias frentes continuam as lutas pela supremacia, que este país reafirme a sua mensagem de integração e paz, e a Europa se destaque por uma solidariedade que, ultrapassando as suas fronteiras, possa colocá-la de novo no centro da história.

A história eslovaca está indelevelmente marcada pela fé. Oxalá esta ajude a alimentar de modo conatural propósitos e sentimentos de fraternidade. Podeis bebê-los nas vidas grandiosas dos santos irmãos Cirilo e Metódio. Espalharam o Evangelho, quando os cristãos do continente estavam unidos; e ainda hoje unem as diversas Confissões desta terra. Faziam-se reconhecer por todos e buscavam a comunhão com todos: eslavos, gregos e latinos. Assim, a solidez da sua fé traduzia-se numa espontânea abertura. Trata-se duma herança que estais chamados a guardar na hora presente, para serdes, também neste tempo, um sinal de unidade.

Queridos amigos, que esta vocação à fraternidade nunca desapareça dos vossos corações, mas acompanhe sempre a estupenda autenticidade que vos carateriza. Sabeis reservar grande atenção à hospitalidade: admiro as típicas expressões da hospitalidade eslava, que oferece aos visitantes o pão e o sal. Gostaria agora de me deter um pouco nestes simples e preciosos dons, impregnados de Evangelho.

O pão, escolhido por Deus para Se tornar presente entre nós, é essencial. A Escritura convida a não o acumular, mas a partilhá-lo. O pão de que fala o Evangelho é sempre dividido. É uma mensagem forte para a nossa vida comum: diz-nos que a verdadeira riqueza não consiste tanto em multiplicar o que temos, como sobretudo em partilhá-lo equitativamente com aqueles que nos rodeiam. O pão, cuja fração evoca a fragilidade, convida-nos de forma particular a cuidar dos mais frágeis. Que ninguém seja estigmatizado ou discriminado. O olhar cristão não vê, nos mais frágeis, um peso ou um problema, mas irmãos e irmãs que devem ser acompanhados e defendidos.

O pão partido e equitativamente partilhado recorda a importância da justiça, de dar a cada um a oportunidade para se realizar. É preciso trabalhar para construir um futuro onde as leis se apliquem equitativamente a todos, com base numa justiça que nunca se deixe comprar. E, para que a justiça não fique uma ideia abstrata, mas se torne concreta como o pão, tem de se travar uma luta séria contra a corrupção começando por promover e difundir a legalidade.

Mais, o pão aparece inseparavelmente ligado a um adjetivo: quotidiano (cf. Mt 6, 11), pão quotidiano. O pão de cada dia é o trabalho, que ocupa a maior parte da jornada. Como sem pão não há nutrição, também sem trabalho não há dignidade. Na base duma sociedade justa e fraterna, vigora o direito de ser proporcionado a cada um o pão do trabalho, para que ninguém se sinta marginalizado e se veja constrangido a abandonar a família e a terra de origem à procura de melhor sorte.

«Vós sois o sal da terra» (Mt 5, 13). O primeiro símbolo que Jesus usa, ao ensinar os seus discípulos, é o sal. Antes de mais nada, este dá sabor aos alimentos, levando a pensar naquele sabor sem o qual a vida permanece insípida. Na verdade, não bastam estruturas organizadas e eficientes para tornar boa a convivência humana, é preciso sabor, o sabor da solidariedade. E como o sal só dá sabor dissolvendo-se, também a sociedade readquire sabor através da generosidade gratuita de quem se gasta pelos outros. É bom que os jovens, em particular, sejam motivados para isto, a fim de se sentirem protagonistas do futuro do país e o tenham a peito, enriquecendo com os seus sonhos e criatividade a história que os precedeu. Não há renovação sem os jovens; com frequência, porém, estes acabam iludidos por um espírito consumista que torna cinzenta a sua existência. Muitos, demasiados, na Europa arrastam-se cansados e frustrados pelo stresse dos ritmos de vida frenéticos e sem saber onde beber motivações e esperança. O ingrediente que falta é cuidar dos outros: sentir-se responsável por alguém dá sabor à vida e permite descobrir que, tudo aquilo que damos, na realidade é um dom que fazemos a nós mesmos.

No tempo de Cristo, o sal, além de dar sabor, servia para conservar os alimentos, não os deixando deteriorar. Oxalá nunca permitais que os fragrantes sabores das vossas melhores tradições sejam estragados pela superficialidade do consumo e do lucro material; e, muito menos, pelas colonizações ideológicas. Até algumas décadas atrás, nestas terras, um pensamento único impedia a liberdade; hoje, outro pensamento único esvazia-a de sentido, reduzindo o progresso ao lucro e os direitos a meras carências individualistas. Hoje, como então, o sal da fé não é uma resposta segundo o mundo, não reside no ardor de empreender guerras culturais, mas na sementeira calma e paciente do Reino de Deus, a começar pelo testemunho de caridade, do amor. A vossa Constituição menciona o anseio de construir o país sobre a herança dos Santos Cirilo e Metódio, padroeiros da Europa. Sem imposições nem constrangimentos, eles fecundaram a cultura com o Evangelho gerando benéficos processos. Este é o caminho: não a luta pela conquista de espaços e relevância, mas a via indicada pelos Santos, a via das Bem-aventuranças. É daqui, das Bem-aventuranças, que brota a visão cristã da sociedade.

Além disso, os santos Cirilo e Metódio mostraram que preservar o bem não significa repetir o passado, mas abrir-se ao novo sem se desenraizar. A vossa história conta muitos escritores, poetas e homens de cultura que foram o sal do país. E como o sal faz arder quando colocado nas feridas, também as suas vidas frequentemente passaram pelo crisol do sofrimento. Quantas personalidades ilustres foram encerradas na prisão, permanecendo interiormente livres e oferecendo exemplos refulgentes de coragem, coerência e resistência à injustiça e sobretudo de perdão. Isto é o sal da vossa terra.

Entretanto a pandemia é a provação do nosso tempo. Ensinou-nos como é fácil, mesmo encontrando-se em igual situação, separar-nos e cada qual pensar apenas em si mesmo. Em vez disso, recomecemos por reconhecer que somos todos frágeis e necessitados dos outros. Seja como indivíduo seja como nação, ninguém se pode isolar. Acolhamos esta crise como um «apelo a repensar os nossos estilos de vida» (Carta Enc. Fratelli tutti, 33). Não adianta culpar o passado; o que é preciso é arregaçar as mangas para construirmos juntos o futuro. Espero que o façais com os olhos voltados para o alto, como quando contemplais os vossos esplêndidos montes Tatra. Lá, por entre os bosques e os picos que apontam para o céu, Deus parece mais próximo, e a criação revela-se como a casa intacta que hospedou tantas gerações ao longo dos séculos. Os vossos montes ligam numa única cadeia cimos e variegadas paisagens, e estendem-se para além das fronteiras do país unindo diversos povos na sua beleza. Cultivai esta beleza, a beleza do conjunto. Isto requer paciência, isto requer fadiga, isto requer coragem e partilha, isto requer zelo e criatividade. Mas é a obra humana que o Céu abençoa. Deus vos abençoe, Deus abençoe esta terra. Nech Boh žehná Slovensko [Deus abençoe a Eslováquia]. Obrigado!


Traduzione in lingua araba

الزّيارة الرسوليّة

إلى بودابست في مناسبة القداس الختامي للمؤتمر الإفخارستي الدولي الثاني والخمسين وإلى سلوفاكيا

كلمة قداسة البابا فرنسيس

في اللقاء مع السّلطات والمجتمع المدني والسّلك الدبّلوماسي

في حديقة القصر الرّئاسي في براتيسلافا

الاثنين 13 أيلول/سبتمبر 2021

السّيّد الرئيس،

أعضاء الحكومة والسّلك الدبلوماسيّ،

السّلطات المدنيّة والدينيّة المحترمين،

سيداتي سادتي،

أشكر للرّئيسة سوزانا شابوتوفا على كلمات الترحيب التي وجّهتها إليّ، وأيضًا بالنيابة عنكم وعن الشعب. أحيّيكم جميعًا، وأعبّر لكم عن سعادتي لوجودي في سلوفاكيا. جئت حاجًّا إلى بلد شاب لكنَّ تاريخه قديم، في أرض تمتدّ جذورها العميقة في قلب أوروبّا. أنا حقًا في "أرض وسط" شهدت عابرين كثيرين. كانت هذه الأراضي حدودًا للإمبراطوريّة الرومانيّة وكانت مكانًا تفاعلت فيها المسيحيّة الغربيّة والشرقيّة، من مورافيا الكبرى إلى مملكة هنجاريا، من جمهوريّة تشيكوسلوفاكيا إلى اليوم، عرفتم بين شدائد كثيرة، أن تندمجوا وأن تتميّزوا بطريقة كانت في أساسها سلميّة: قبل ثماني وعشرين سنة، أُعجِب العالم بولادة دولتين مستقلّتين دون صراع.

هذا التاريخ يدعو سلوفاكيا إلى أن تكون رسالة سلام في قلب أوروبّا. هذا ما يوحي به الشريط الأزرق العريض في علمكم، الذي يرمز إلى الأخوّة بين الشعوب السلافيّة. نحن بحاجة إلى الأخوّة لتعزيز اندماج وتكامل ضروري بشكل متزايد. إنّه أمر مُلِحٌّ الآن، في الوقت الذي، بعد أشهر قاسية من الجائحة، وبالإضافة إلى صعوبات كثيرة، بدأت انطلاقة جديدة اقتصاديّة طال انتظارها، تسندها خطط انتعاش من قبل الاتّحاد الأوروبّي. ومع ذلك، فهناك خطر أن نترك أنفسنا ننجرف بالسرعة وبإغراء الربح، مما يؤدّي إلى نشوة عابرة، تصنع الانقسام بدل التوحيد. ثم إنّ الانتعاش الاقتصادي وحده لا يكفي في عالم نترابط فيه جميعًا، حيث نعيش جميعًا في منطقة وسط. فيما يستمر النضال من أجل السّيادة على جبهات مختلفة، ليؤكّد هذا البلد رسالته الخاصّة بالاندماج والسّلام، ولتتميّز أوروبّا بالتضامن الذي يتجاوز الحدود ويمكن أن يعيدها إلى مركز التاريخ.

يتّسم التاريخ السلوفاكي بالإيمان بشكل لا يمحى. آمل أن يساعد ذلك بطريقة طبيعيّة في تغذية مقاصد ومشاعر الأخوّة. يمكن أن تستمدُّوها من الحياة الساميّة للأخوَين القديسَين كيرلّس وميثوديوس. فقد نشرا الإنجيل عندما كان مسيحيّو القارّة متّحدين. وهما اليوم يجمعان بين طوائف هذه الأرض. عرفا أنفسهما أنّهما للجميع، وسعيا إلى الشركة مع الجميع: السّلاف واليونانيّين واللاتين. وهكذا أدّت صلابة إيمانهم إلى انفتاح عفويّ. وأنتم مدعوّون لقبول هذا التراث في هذا الوقت، لتكونوا علامةَ وَحدةٍ في هذا الزمن أيضًا.

أصدقائي الأعزّاء، لا تسمحوا بأن تغيب أبدًا من قلوبكم الدعوة إلى الأخوّة، بل فلتَبقَ دائمًا فيكم مع لطفكم الطبيعي الذي يميّزكم. أنتم تعرفون أن تولوا اهتمامًا كبيرًا للضيافة: ولقد أدهشتني الطريقة الخاصّة بكم التي تعبّر عن الضيافة السّلافية، فتقدّمون للزّائرين الخبز والملح. والآن أودّ أن أستفيد وأتحدّث عن هذه التّقادم البسيطة والثّمينة المشبعة بالإنجيل.

الخبز الذي اختاره الله ليجعل نفسه حاضرًا بيننا، هو عنصر أساسي. يدعونا الكتاب المقدّس إلى عدم تجميعه، بل إلى تقاسمه مع الغير. الخبز الذي يتحدث عنه الإنجيل هو دائمًا خبز يُكسَر. إنّه رسالة قويّة لحياتنا المشتركة: إنّه يقول لنا إنّ الغنى الحقيقي لا يقوم بتكثير ما لدينا، بل بتقاسمه بالتساوي مع من حولنا. الخبز، الذي يتكسّر يحمل فكرة الضعف، ويدعونا على وجه الخصوص إلى الاعتناء بالأضعفين. فلا نسمح بأن يتعرّض أيّ شخص للوصم والعزل أو للتفرقة. النظرة المسيحيّة لا ترى في الضعاف عبئًا أو مشكلة، بل ترى فيهم إخوة وأخوات يجب مرافقتهم وحمايتهم.

الخبز المكسور والموزع بالتساوي يشير إلى أهميّة العدل، وأهميّة إعطاء كلّ واحد الفرصة لتحقيق نفسه. يجب بذل الجهود لبناء مستقبل تُطبَّق فيه القوانين على الجميع بالتساوي، على أساس عدل لا يُباع (ولا يُشرَى) أبدًا. وحتّى لا يبقى العدل فكرة مجرّدة، بل يكون شيئًا ملموسًا مثل الخبز، يجب القيام بمكافحة جادّة للفساد، ويجب نشر الشرعيّة وتعزيزها قبل كلّ شيء.

يرتبط الخبز أيضًا ارتباطًا وثيقًا بالصفة: اليوميّ (راجع متى 6، 11)، خبز يوميّ. خبز كلّ يوم هو العمل الذي يشغل معظم النهار. كما أنّه لا يوجد غذاء بدون خبز، لا توجد كرامة بدون عمل. في أساس مجتمع عادل وأخويّ، يوجد الحقّ في أن يحصل كلّ واحد على خبز العمل، حتى لا يشعر أحد بالتهميش ولا يضطر إلى ترك عائلته وأرضه الأصليّة بحثًا عن مال أكثر.

"أنتم ملح الأرض" (متى 5، 13). الملح هو أوّل رمز يستخدمه يسوع في تعليم تلاميذه. إنّه، قبل كلّ شيء، يعطي طعمًا للطعام، ويدعو إلى التفكير في النكهة التي بدونها تظلّ الحياة بلا طعم. في الواقع، لا تكفي هيكليّات منظمة وفعّالة حتى يكون عيش الناس معًا جيدًا. نحن بحاجة إلى نكهة، نحتاج إلى نكهة التضامن. ومثلما يُعطي الملح نكهة فقط عندما يذوب. كذلك يستعيد المجتمع معنى الحياة من خلال العطاء المجاني من الذين يبذلون أنفسهم من أجل الآخرين. من الجميل أن يجد الشباب، على وجه الخصوص، ما يدفعهم إلى ذلك، حتّى يشعروا بأنّهم هم الذين يصنعون مستقبل بلدهم، فيتمسّكون به، ويُغْنون، بأحلامهم وإبداعهم، التاريخ الذي سبقهم. لا يوجد تجديد بدون شباب. لكنّهم ينخدعون مرارًا بروح استهلاكيّة تحمل الموت إلى الحياة. كثيرون، كثيرون جدًا في أوروبّا يجُرُّون أنفسهم متعبين ومحبطين، ومتوتّرين بسبب نمط الحياة المحمومة، ولا يرون أين يجدون الحوافز والأمل. العنصر المفقود هو الاهتمام بالآخرين. الشّعور بالمسؤوليّة تجاه شخص ما يعطي الحياة طعمًا، وبه نكتشف أنّ ما نعطيه، إنّما نعطيه في الواقع لأنفسنا.

الملح في زمن المسيح، بالإضافة إلى أنّه يعطي طعمًا، كان يُستخدم لحفظ الطعام وحمايته من التعفُّن. أتمنى لكم ألّا تدَعو سطحيّة الاستهلاك والكسب المادي يدمِّر النكهات العطرة لأفضل تقاليدكم. ولا الاستعمار الأيديولوجي. في هذه الأراضي، إلى ما قبل عقود قليلة خلت، كان هناك فكر واحد يمنع الحريّة. واليوم، هناك فكر واحد آخر يفرِّغها من معناها، بالعودة إلى اعتبار يقول إنّ التقدّم هو الكسب وإنّ الحقوق هي احتياجات فرديّة فقط. اليوم مثل أمس، ملح الإيمان، ليس جوابًا بحسب العالم، فهو لا يكمن في الحماسة لشنّ الحروب الثقافيّة، بل في الزرع اللطيف والصابر لملكوت الله، وقبل كلّ شيء في شهادة المحبّة. يذكر دستوركم أنّكم تريدون أن تبنوا الدولة على تراث القدّيسَين كيرلّس وميثوديوس، شفعاء أوروبّا. إنّهم، بدون فرض وبدون إكراه، قاموا بإخصاب الثقافة بالإنجيل، فولَّدوا واقع خير ومنفعة. هذا هو الطريق: ليس النضال من أجل غزو المساحات والسيطرة، ولكن الطريق التي أشار إليها القدّيسون، طريق التطويبات. من هنا، من التطويبات، تنبثق الرؤيّة المسيحيّة للمجتمع.

أظهر القدّيسان كيرلّس وميثوديوس أيضًا أنّ المحافظة على الخير لا يعني تكرار الماضي، بل الانفتاح على التجديد من دون اقتلاع الجذور. يوجد في تاريخكم كُتّاب وشعراء ورجال ثقافة كثيرون كانوا ملح البلاد. وبما أنّ الملح يحرق الجراح، كذلك مرّت حياتهم في كثير من الأحيان ببوتقة الألّم. كم من الشخصيّات اللامعة أُلقُوا في السجون، وظلّوا أحرارًا في داخلهم، وقدّموا أمثلة ساطعة في الشجاعة والانسجام ومقاومة الظلم! وقبل كلّ شيء، غفروا. هذا ملح أرضكم.

أمّا محنة عصرنا فهي الجائحة. وقد أظهرت لنا كم هو سهل أن ننفصل بعضنا عن بعض وأن يفكّر كلّ واحد في نفسه فقط، حتّى ولو كنا في الوضع نفسه. بدلًا من ذلك، لنبدأ بالاعتراف بأنّنا جميعًا ضعفاء وبحاجة إلى الآخرين. لا أحد يستطيع أن يعزل نفسه، لا الأفراد ولا الشعوب. لنقبل هذه الشّدة ولنعتبرها "دعوة لإعادة التفكير في أساليب حياتنا" (راجع رسالة بابوية عامة، "كلنا إخوة" Fratelli tutti ، 33). لا يفيدنا التشكّي من الماضي، علينا أن نشمّر عن سواعدنا لبناء المستقبل معًا. أتمنّى لكم أن تفعلوا ذلك ونظركم متّجه إلى العُلى، كما لو كنتم تنظرون إلى جبالكم الرائعة، جبال تاترا. هناك، بين الغابات والقمم المنطلقة نحو السماء، يبدو الله أقرب وتظهر الخليقة وكأنّها البيت الذي لم يمسّه (دمار)، والذي استضاف أجيالًا كثيرة على مرّ القرون. تربط جبالكم القمم والممرّات الطبيعيّة المتنوعة في سلسلة واحدة، وتتخطّى حدود الدولة لتجمع بين الشعوب المختلفة في الجمال. حافظوا على هذا الجمال، الجمال الذي يجمع الكلّ. يتطلّب هذا صبرًا وجهدًا وشجاعة ومشاركة، واندفاعًا وإبداعًا. لكن هذا هو العمل البشري الذي تباركه السماء. بارككم الله، بارك الله هذه الأرض. Nech Boh žehná Slovensko! [بارك الله سلوفاكيا!]. شكرًا.

© http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino.html - 13 settembre 2021