Messaggio del Santo Padre ai partecipanti alla VII Conferenza Rome MED Dialogues

messaggio MEDPubblichiamo di seguito il Messaggio che il Santo Padre Francesco ha inviato ai partecipanti alla VII Conferenza Rome MED Dialogues che ha luogo a Roma dal 2 al 4 dicembre 2021:

Messaggio del Santo Padre

Illustri Signore e Signori!

Rivolgo un cordiale saluto a voi che partecipate alla VII Conferenza Rome MED Dialogues, promossa annualmente dal Ministero italiano per gli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale e dall’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, allo scopo di ripensare l’approccio tradizionale all’area del Mediterraneo e cercare risposte nuove e condivise alle importanti sfide che essa pone.

Nonostante i regni e gli imperi dell’area mediterranea appartengano ormai al passato, il mare nostrum continua ad avere un’importanza geopolitica centrale, anche nel secolo attuale. Il Mediterraneo è luogo di frontiera, e quindi di incontro, di tre continenti, che non solo ne sono bagnati, ma che in esso si toccano l’un l’altro e sono quindi chiamati a convivere.

L’interconnessione incentrata su questo mare ci mostra, e non solo in modo simbolico, come tutto il Pianeta sia una grande casa comune e che le sorti di un Paese non possono essere indipendenti da quelle degli altri. Del resto, il concetto stesso di indipendenza sta mutando pericolosamente. Se in passato significava soprattutto la legittima rivendicazione di autonomia rispetto alle ingerenze o alle occupazioni di Stati esteri, nell’era contemporanea l’indipendenza sta assumendo un significato di “indifferenza” e “disinteresse” verso le sorti degli altri popoli. È necessario che la politica e la diplomazia si interroghino e facciano tutto il possibile per impedire che il processo di globalizzazione degeneri nella globalizzazione dell’indifferenza.

Tale impegno dev’essere ancora più sentito oggi, quando abbiamo dimostrazioni sempre più evidenti – dalla crisi climatica a quella pandemica – che non solo gli Stati ma ancor più i Continenti non possono andare avanti ignorandosi l’un l’altro.

Se questo è vero in generale, lo è a maggior ragione nell’area mediterranea. Tutte le risorse e tutte le potenzialità di questo mare necessitano di un approccio nuovo, non individuale ed egoistico, ma congiunto e condiviso tra i Paesi che su di esso si affacciano, e anche tra quelli che non confinano con esso ma che dalle politiche mediterranee sono interessati a diversi effetti. Un approccio capace di distendere i molteplici conflitti regionali che si sviluppano sulla superficie, nei fondali e ai bordi del mare, e che dal mare si estendono nei Continenti.

Tra i diversi problemi che si concentrano sul Mediterraneo – e che esigono una lungimirante visione politica – è estremamente urgente quello migratorio, che mi è sempre stato a cuore e che ha motivato il mio primo viaggio apostolico, nell’isola di Lampedusa, nel 2013. Gli avvenimenti di questi anni confermano sempre più che un intervento efficace può provenire solo da uno sforzo congiunto non limitato ai Paesi frontalieri, ma condiviso anche dai rispettivi Continenti di appartenenza. Nessuno dev’essere lasciato solo nella gestione di questo enorme problema. Tutti devono sentirsi responsabili, perché tutti sono, in realtà responsabili, come ci ricorda, all’inizio della Bibbia, la domanda rivolta da Dio a Caino: “Dov’è tuo fratello?” (cfr Gen 4,9).

Il fenomeno migratorio ci dimostra una volta ancora che tutto è connesso e ci avverte che una soluzione stabile richiede un approccio capace di tenere conto dei tanti aspetti ad esso collegati, e che i dialoghi di questa Conferenza possono mettere in luce.

Desidero inoltre fare presente come il Mediterraneo sia al centro anche dell’attenzione costante della Chiesa. Proprio nei giorni della vostra Conferenza sarò impegnato in un viaggio apostolico a Cipro e in Grecia. Ricordo poi il fruttuoso incontro dell’anno scorso a Bari, “Mediterraneo frontiera di pace”, promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana, che ha visto la partecipazione dei Vescovi di ben venti Paesi affacciati sul mare nostrum e a cui seguirà l’anno prossimo un altro incontro a Firenze, in corso di organizzazione.

Mi piace pensare che non solo questi incontri ecclesiali, ma anche i vostri dialoghi sul Mediterraneo possano trarre ispirazione dai “colloqui mediterranei” inaugurati da Giorgio La Pira, tra gli anni ’50 e ’60 del secolo scorso, che tanto avevano avvicinato le opposte sponde del mare inaugurando la politica del dialogo intorno a quello che La Pira considerava, in una visione di fede, come “un grande lago di Tiberiade”.

È con questo auspicio che auguro a tutti voi un fruttuoso convegno, assicurando la mia preghiera e invocando la benedizione di Dio.

Dal Vaticano, 20 novembre 2021

FRANCESCO

[01727-IT.01] [Testo originale: Italiano]

Traduzione in lingua inglese

Distinguished Ladies and Gentlemen,

I send cordial greetings to those taking part in the VII Conference “Rome MED Dialogues”, sponsored annually by the Italian Ministry of Foreign Affairs and International Cooperation and by the Institute for International Political Studies, in order to rethink the traditional approach to the Mediterranean region and to find new and shared responses to the important challenges it poses.

Although the great kingdoms and empires of the Mediterranean region are long gone, the mare nostrum continues to be of central geopolitical importance in the present century. The Mediterranean is itself a frontier, a place of encounter, for the three continents bathed by its waters, which thus touch one another and are called to peaceful coexistence.

This interconnection shows us, and not merely symbolically, that our entire planet is a great common home, and that the destiny of any one country is not independent of that of others. At the same time, the concept of “independence” is itself undergoing a dangerous shift in meaning. Whereas in the past, it meant the legitimate claim of autonomy with respect to interference and occupation by foreign states, it is now coming to mean “indifference” and “disinterest” with regard to the fate of other peoples. Politics and diplomacy need to take this seriously and to do everything possible to prevent the process of globalization from degenerating into a globalization of indifference.

A commitment of this sort is all the more urgently needed today, since it is becoming ever more evident – from climate change to the pandemic – that not only states but entire continents cannot continue to ignore one another.

If this is true in general, it is even more so in the case of the Mediterranean region. The immense resources and possibilities of this sea require a new approach, not individual and self-interested, but united and shared by the countries that border it and those that do not, while in various ways having an interest in Mediterranean policies. An approach capable of easing the many regional conflicts arising on the surface, in the depths and along the shores of the sea, and then, from the sea, extending to the continents.

Among the different problems involving the Mediterranean – and calling for far-sighted political vision – is the extremely urgent issue of migration, which has always been close to my heart and indeed motivated my first apostolic visit, to the island of Lampedusa in 2013. The events of these past years have shown ever more clearly that effective intervention can only result from a combined effort, one not limited to the border countries but shared by the continents of which they are part. No one should be left alone to manage this enormous problem. Everyone needs to feel responsible, for everyone is in fact responsible, as we are reminded by God’s question to Cain in the first pages of the Bible: “Where is your brother?” (cf. Gen 4:9).

The migration issue demonstrates once more that everything is connected. It also reminds us any stable solution calls for an approach capable of taking into account its multiple aspects. The discussions taking place during this Conference will be able to shed greater light on these.

I wish to note that the Mediterranean is at the centre of the Church’s constant attention. In these very days, as your Conference meets, I will be making an apostolic journey to Cyprus and Greece. I would also mention the fruitful meeting held last year in Bari on “The Mediterranean as a Frontier of Peace”, organized by the Italian Bishops Conference, which included the participation of Bishops from fully twenty countries bordering this mare nostrum. That meeting will be followed by another next year in Florence, which is presently in the planning stage.

It is my hope that these ecclesial events, as well as your own exchanges on the Mediterranean, can draw inspiration from the “Mediterranean Discussions” organized by Giorgio La Pira in the 50’s and 60’s of last century. Thanks to the growth of a politics of dialogue, the opposite shores of the sea were brought closer together around what La Pira considered, from a perspective of faith, as “a great sea of Tiberias”.

With this hope, I wish all of you a fruitful gathering and, together with the assurance of my prayers, I invoke upon you God’s blessing.

From the Vatican, 20 November 2021

FRANCIS

© http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino.html - 3 dicembre 2021