Messaggio del Santo Padre Francesco per la Giornata Missionaria Mondiale 2022

missio1Pubblichiamo di seguito il Messaggio del Santo Padre Francesco per la Giornata Missionaria Mondiale che si celebra domenica 23 ottobre 2022 sul tema “Di me sarete testimoni” (At 1,8):

Messaggio del Santo Padre

«Di me sarete testimoni» (At 1,8)

Cari fratelli e sorelle!

Queste parole appartengono all’ultimo colloquio di Gesù Risorto con i suoi discepoli, prima di ascendere al Cielo, come descritto negli Atti degli Apostoli: «Riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra» (1,8). E questo è anche il tema della Giornata Missionaria Mondiale 2022, che come sempre ci aiuta a vivere il fatto che la Chiesa è per sua natura missionaria. Quest’anno essa ci offre l’occasione di commemorare alcune ricorrenze rilevanti per la vita e missione della Chiesa: la fondazione, 400 anni fa, della Congregazione de Propaganda Fide – oggi per l’Evangelizzazione dei Popoli – e, 200 anni fa, dell’Opera della Propagazione della Fede, che, insieme all’Opera della Santa Infanzia e all’Opera di San Pietro Apostolo, 100 anni fa hanno ottenuto il riconoscimento di “Pontificie”.

Fermiamoci su queste tre espressioni-chiave che riassumono i tre fondamenti della vita e della missione dei discepoli: «Mi sarete testimoni», «fino ai confini della terra» e «riceverete la forza dallo Spirito Santo».

1. «Di me sarete testimoni» – La chiamata di tutti i cristiani a testimoniare Cristo

È il punto centrale, il cuore dell’insegnamento di Gesù ai discepoli in vista della loro missione nel mondo. Tutti i discepoli saranno testimoni di Gesù grazie allo Spirito Santo che riceveranno: saranno costituiti tali per grazia. Ovunque vadano, dovunque siano. Come Cristo è il primo inviato, cioè missionario del Padre (cfr Gv 20,21) e, in quanto tale, è il suo “testimone fedele” (cfr Ap 1,5), così ogni cristiano è chiamato a essere missionario e testimone di Cristo. E la Chiesa, comunità dei discepoli di Cristo, non ha altra missione se non quella di evangelizzare il mondo, rendendo testimonianza a Cristo. L’identità della Chiesa è evangelizzare.

Una rilettura d’insieme più approfondita ci chiarisce alcuni aspetti sempre attuali per la missione affidata da Cristo ai discepoli: «Di me sarete testimoni». La forma plurale sottolinea il carattere comunitario-ecclesiale della chiamata missionaria dei discepoli. Ogni battezzato è chiamato alla missione nella Chiesa e su mandato della Chiesa: la missione perciò si fa insieme, non individualmente, in comunione con la comunità ecclesiale e non per propria iniziativa. E se anche c’è qualcuno che in qualche situazione molto particolare porta avanti la missione evangelizzatrice da solo, egli la compie e dovrà compierla sempre in comunione con la Chiesa che lo ha mandato. Come insegnava San Paolo VI nell’Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi, documento a me molto caro: «Evangelizzare non è mai per nessuno un atto individuale e isolato, ma profondamente ecclesiale. Allorché il più sconosciuto predicatore, catechista o pastore, nel luogo più remoto, predica il Vangelo, raduna la sua piccola comunità o amministra un Sacramento, anche se si trova solo compie un atto di Chiesa, e il suo gesto è certamente collegato mediante rapporti istituzionali, ma anche mediante vincoli invisibili e radici profonde dell’ordine della grazia, all’attività evangelizzatrice di tutta la Chiesa» (n. 60). Infatti, non a caso il Signore Gesù ha mandato i suoi discepoli in missione a due a due; la testimonianza dei cristiani a Cristo ha un carattere soprattutto comunitario. Da qui l’importanza essenziale della presenza di una comunità, anche piccola, nel portare avanti la missione.

In secondo luogo, ai discepoli è chiesto di vivere la loro vita personale in chiave di missione: sono inviati da Gesù al mondo non solo per fare la missione, ma anche e soprattutto per vivere la missione a loro affidata; non solo per dare testimonianza, ma anche e soprattutto per essere testimoni di Cristo. Come dice l’apostolo Paolo con parole davvero commoventi: «Portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo» (2 Cor 4,10). L’essenza della missione è il testimoniare Cristo, vale a dire la sua vita, passione, morte, e risurrezione per amore del Padre e dell’umanità. Non è un caso che gli Apostoli abbiano cercato il sostituto di Giuda tra coloro che, come loro, erano stati testimoni della sua resurrezione (cfr At 1,22). È Cristo, e Cristo risorto, Colui che dobbiamo testimoniare e la cui vita dobbiamo condividere. I missionari di Cristo non sono inviati a comunicare sé stessi, a mostrare le loro qualità e capacità persuasive o le loro doti manageriali. Hanno, invece l’altissimo onore di offrire Cristo, in parole e azioni, annunciando a tutti la Buona Notizia della sua salvezza con gioia e franchezza, come i primi apostoli.

Perciò, in ultima analisi, il vero testimone è il “martire”, colui che dà la vita per Cristo, ricambiando il dono che Lui ci ha fatto di Sé stesso. «La prima motivazione per evangelizzare è l’amore di Gesù che abbiamo ricevuto, l’esperienza di essere salvati da Lui che ci spinge ad amarlo sempre di più» (Evangelii gaudium, 264).

Infine, a proposito della testimonianza cristiana, rimane sempre valida l’osservazione di San Paolo VI: «L’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni» (Evangelii nuntiandi, 41). Perciò è fondamentale, per la trasmissione della fede, la testimonianza di vita evangelica dei cristiani. D’altra parte, resta altrettanto necessario il compito di annunciare la sua persona e il suo messaggio. Infatti, lo stesso Paolo VI così prosegue: «Sì, è sempre indispensabile la predicazione, questa proclamazione verbale di un messaggio. […] La parola resta sempre attuale, soprattutto quando è portatrice della potenza di Dio. Per questo resta ancora attuale l’assioma di S. Paolo: “La fede dipende dalla predicazione” (Rm 10,17): è appunto la Parola ascoltata che porta a credere» (ibid., 42).

Nell’evangelizzazione, perciò, l’esempio di vita cristiana e l’annuncio di Cristo vanno insieme. L’uno serve all’altro. Sono i due polmoni con cui deve respirare ogni comunità per essere missionaria. Questa testimonianza completa, coerente e gioiosa di Cristo sarà sicuramente la forza di attrazione per la crescita della Chiesa anche nel terzo millennio. Esorto pertanto tutti a riprendere il coraggio, la franchezza, quella parresia dei primi cristiani, per testimoniare Cristo con parole e opere, in ogni ambiente di vita.

2. «Fino ai confini della terra» – L’attualità perenne di una missione di evangelizzazione universale

Esortando i discepoli a essere i suoi testimoni, il Signore risorto annuncia dove essi sono inviati: «A Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra» (At 1,8). Emerge ben chiaro qui il carattere universale della missione dei discepoli. Si mette in risalto il movimento geografico “centrifugo”, quasi a cerchi concentrici, da Gerusalemme, considerata dalla tradizione giudaica come centro del mondo, alla Giudea e alla Samaria, e fino “all’estremità della terra”. Non sono mandati a fare proselitismo, ma ad annunciare; il cristiano non fa proselitismo. Gli Atti degli Apostoli ci raccontano questo movimento missionario: esso ci dà una bellissima immagine della Chiesa “in uscita” per compiere la sua vocazione di testimoniare Cristo Signore, orientata dalla Provvidenza divina mediante le concrete circostanze della vita. I primi cristiani, in effetti, furono perseguitati a Gerusalemme e perciò si dispersero in Giudea e Samaria e testimoniarono Cristo dappertutto (cfr At 8,1.4).

Qualcosa di simile ancora accade nel nostro tempo. A causa di persecuzioni religiose e situazioni di guerra e violenza, molti cristiani sono costretti a fuggire dalla loro terra verso altri Paesi. Siamo grati a questi fratelli e sorelle che non si chiudono nella sofferenza ma testimoniano Cristo e l’amore di Dio nei Paesi che li accolgono. A questo li esortava San Paolo VI considerando la «responsabilità che spetta agli emigranti nei Paesi che li ricevono» (Evangelii nuntiandi, 21). In effetti, sempre più sperimentiamo come la presenza dei fedeli di varie nazionalità arricchisce il volto delle parrocchie e le rende più universali, più cattoliche. Di conseguenza, la cura pastorale dei migranti è un’attività missionaria da non trascurare, che potrà aiutare anche i fedeli locali a riscoprire la gioia della fede cristiana che hanno ricevuto.

L’indicazione “fino ai confini della terra” dovrà interrogare i discepoli di Gesù di ogni tempo e li dovrà spingere sempre ad andare oltre i luoghi consueti per portare la testimonianza di Lui. Malgrado tutte le agevolazioni dovute ai progressi della modernità, esistono ancora oggi zone geografiche in cui non sono ancora arrivati i missionari testimoni di Cristo con la Buona Notizia del suo amore. D’altra parte, non ci sarà nessuna realtà umana estranea all’attenzione dei discepoli di Cristo nella loro missione. La Chiesa di Cristo era, è e sarà sempre “in uscita” verso i nuovi orizzonti geografici, sociali, esistenziali, verso i luoghi e le situazioni umane “di confine”, per rendere testimonianza di Cristo e del suo amore a tutti gli uomini e le donne di ogni popolo, cultura, stato sociale. In questo senso, la missione sarà sempre anche missio ad gentes, come ci ha insegnato il Concilio Vaticano II, perché la Chiesa dovrà sempre spingersi oltre, oltre i propri confini, per testimoniare a tutti l’amore di Cristo. Vorrei in proposito ricordare e ringraziare i tanti missionari che hanno speso la vita per andare “oltre”, incarnando la carità di Cristo verso i tanti fratelli e sorelle che hanno incontrato.

3. «Riceverete la forza dallo Spirito Santo» – Lasciarsi sempre fortificare e guidare dallo Spirito

Annunciando ai discepoli la loro missione di essere suoi testimoni, Cristo risorto ha promesso anche la grazia per una così grande responsabilità: «Riceverete la forza dello Spirito Santo e di me sarete testimoni» (At 1,8). Effettivamente, secondo il racconto degli Atti, proprio in seguito alla discesa dello Spirito Santo sui discepoli di Gesù è avvenuta la prima azione di testimoniare Cristo, morto e risorto, con un annuncio kerigmatico, il cosiddetto discorso missionario di San Pietro agli abitanti di Gerusalemme. Così comincia l’era dell’evangelizzazione del mondo da parte dei discepoli di Gesù, che erano prima deboli, paurosi, chiusi. Lo Spirito Santo li ha fortificati, ha dato loro coraggio e sapienza per testimoniare Cristo davanti a tutti.

Come «nessuno può dire: “Gesù è Signore”, se non sotto l’azione dello Spirito Santo» (1 Cor 12,3), così nessun cristiano potrà dare testimonianza piena e genuina di Cristo Signore senza l’ispirazione e l’aiuto dello Spirito. Perciò ogni discepolo missionario di Cristo è chiamato a riconoscere l’importanza fondamentale dell’agire dello Spirito, a vivere con Lui nel quotidiano e a ricevere costantemente forza e ispirazione da Lui. Anzi, proprio quando ci sentiamo stanchi, demotivati, smarriti, ricordiamoci di ricorrere allo Spirito Santo nella preghiera, la quale – voglio sottolineare ancora – ha un ruolo fondamentale nella vita missionaria, per lasciarci ristorare e fortificare da Lui, sorgente divina inesauribile di nuove energie e della gioia di condividere con gli altri la vita di Cristo. «Ricevere la gioia dello Spirito è una grazia. Ed è l’unica forza che possiamo avere per predicare il Vangelo, per confessare la fede nel Signore» (Messaggio alle Pontificie Opere Missionarie, 21 maggio 2020). Così è lo Spirito il vero protagonista della missione: è Lui a donare la parola giusta al momento giusto nel modo giusto.

È alla luce dell’azione dello Spirito Santo che vogliamo leggere anche gli anniversari missionari di questo 2022. L’istituzione della Sacra Congregazione de propaganda fide, nel 1622, fu motivata dal desiderio di promuovere il mandato missionario in nuovi territori. Un’intuizione provvidenziale! La Congregazione si è rivelata cruciale per rendere la missione evangelizzatrice della Chiesa veramente tale, indipendente cioè dalle ingerenze dei poteri mondani, al fine di costituire quelle Chiese locali che oggi mostrano tanto vigore. Ci auguriamo che, come nei quattro secoli passati, la Congregazione, con la luce e la forza dello Spirito, continui e intensifichi il suo lavoro nel coordinare, organizzare, animare le attività missionarie della Chiesa.

Lo stesso Spirito, che guida la Chiesa universale, ispira anche uomini e donne semplici per missioni straordinarie. Ed è stato così che una ragazza francese, Pauline Jaricot, ha fondato esattamente 200 anni fa l’Associazione della Propagazione della Fede; la sua beatificazione si celebra in quest’anno giubilare. Pur in condizioni precarie, lei accolse l’ispirazione di Dio per mettere in moto una rete di preghiera e colletta per i missionari, in modo che i fedeli potessero partecipare attivamente alla missione “fino ai confini della terra”. Da questa idea geniale nacque la Giornata Missionaria Mondiale che celebriamo ogni anno, e la cui colletta in tutte le comunità è destinata al fondo universale con il quale il Papa sostiene l’attività missionaria.

In questo contesto ricordo anche il Vescovo francese Charles de Forbin-Janson, che iniziò l’Opera della Santa Infanzia per promuovere la missione tra i bambini con il motto “I bambini evangelizzano i bambini, i bambini pregano per i bambini, i bambini aiutano i bambini di tutto il mondo”; come pure la signora Jeanne Bigard, che diede vita all’Opera di San Pietro Apostolo per il sostegno dei seminaristi e dei sacerdoti in terra di missione. Queste tre Opere missionarie sono state riconosciute come “pontificie” proprio cent’anni fa. Ed è stato pure sotto l’ispirazione e la guida dello Spirito Santo che il Beato Paolo Manna, nato 150 anni or sono, fondò l’attuale Pontificia Unione Missionaria per sensibilizzare e animare alla missione i sacerdoti, i religiosi e le religiose e tutto il popolo di Dio. Di quest’ultima Opera fece parte lo stesso Paolo VI, che le diede il riconoscimento pontificio. Menziono queste quattro Pontificie Opere Missionarie per i loro grandi meriti storici e anche per invitarvi a gioire con esse in questo anno speciale per le attività svolte a sostegno della missione evangelizzatrice nella Chiesa universale e in quelle locali. Auspico che le Chiese locali possano trovare in queste Opere un solido strumento per alimentare lo spirito missionario nel Popolo di Dio.

Cari fratelli e sorelle, continuo a sognare la Chiesa tutta missionaria e una nuova stagione dell’azione missionaria delle comunità cristiane. E ripeto l’auspicio di Mosè per il popolo di Dio in cammino: «Fossero tutti profeti nel popolo del Signore!» (Nm 11,29). Sì, fossimo tutti noi nella Chiesa ciò che già siamo in virtù del battesimo: profeti, testimoni, missionari del Signore! Con la forza dello Spirito Santo e fino agli estremi confini della terra. Maria, Regina delle missioni, prega per noi!

Roma, San Giovanni in Laterano, 6 gennaio 2022, Epifania del Signore.

FRANCESCO

Traduzione in lingua francese

«Vous serez mes témoins» (Ac 1, 8)

Chers frères et sœurs!

Ces paroles sont celles de la dernière conversation de Jésus Ressuscité avec ses disciples, avant de monter au Ciel, telle qu'elle est décrite dans les Actes des Apôtres : «Vous allez recevoir une force quand le Saint-Esprit viendra sur vous ; vous serez alors mes témoins à Jérusalem, dans toute la Judée et la Samarie, et jusqu’aux extrémités de la terre » (Ac 1, 8). Et c'est aussi le thème de la Journée Mondiale des Missions 2022 qui nous aide, comme toujours, à vivre le fait que l'Eglise est missionnaire par nature. Cette année, elle nous donne l'occasion de commémorer quelques anniversaires importants pour la vie et la mission de l'Église : la fondation, il y a 400 ans, de la Congrégation de Propaganda Fide - aujourd'hui pour l'Evangélisation des Peuples - et, il y a 200 ans, l’Œuvre pour la Propagation de la Foi qui, avec l’Œuvre de la Sainte enfance et l’Œuvre de Saint Pierre Apôtre, a obtenu il y a 100 ans la reconnaissance "Pontificale".

Arrêtons-nous sur ces trois expressions clé qui résument les trois fondements de la vie et de la mission des disciples : « Vous serez mes témoins », «jusqu’aux extrémités de la terre» et « vous allez recevoir une force quand le Saint-Esprit viendra sur vous».

1. « Vous serez mes témoins » - L'appel de tous les chrétiens à témoigner du Christ

C’est le point central, le cœur de l'enseignement de Jésus aux disciples en vue de leur mission dans le monde. Tous les disciples seront témoins de Jésus grâce au Saint-Esprit qu'ils recevront : ils seront constitués comme tels par grâce. Où qu'ils aillent, où qu'ils soient. De même que le Christ est le premier envoyé, c'est-à-dire missionnaire du Père (cf. Jn 20, 21) et, en tant que tel, son « témoin fidèle » (cf. Ap 1, 5), de même tout chrétien est appelé à être un missionnaire et un témoin du Christ. Et l'Église, communauté des disciples du Christ, n'a d'autre mission que celle d’évangéliser le monde en témoignant du Christ. L'identité de l'Église est d'évangéliser.

Une relecture d'ensemble plus approfondie éclaire certains aspects toujours actuels pour la mission confiée par le Christ à ses disciples : «Vous serez mes témoins». La forme plurielle souligne le caractère communautaire-ecclésial de l'appel missionnaire des disciples. Tout baptisé est appelé à la mission dans l'Église et par mandat de l'Église : la mission se fait donc ensemble, et non individuellement, en communion avec la communauté ecclésiale et non de sa propre initiative. Et même s'il y a quelqu'un qui, dans une situation très particulière, accomplit seul la mission d'évangélisation, il l'accomplit et devra toujours l'accomplir en communion avec l'Église qui l'a envoyé. Comme l'enseigne saint Paul VI dans l'Exhortation apostolique Evangelii nuntiandi, un document qui m'est très cher: « Evangéliser n’est pour personne un acte individuel et isolé, mais c’est un acte profondément ecclésial. Lorsque le plus obscur prédicateur, catéchiste ou pasteur, dans la contrée la plus lointaine, prêche l’Evangile, rassemble sa petite communauté ou confère un sacrement, même seul, il fait un acte d’Eglise et son geste se rattache certainement, par des rapports institutionnels, mais aussi par des liens invisibles et par des racines souterraines de l’ordre de la grâce, à l’activité évangélisatrice de toute l’Eglise» (n. 60). En effet, ce n'est pas un hasard si le Seigneur Jésus a envoyé ses disciples en mission deux par deux. Le témoignage des chrétiens au Christ a un caractère essentiellement communautaire. D'où l'importance essentielle de la présence d'une communauté, même petite, dans la réalisation de la mission.

Deuxièmement, il est demandé aux disciples de vivre leur vie personnelle dans une optique de mission : ils sont envoyés par Jésus dans le monde non seulement pour faire la mission, mais aussi et surtout pour vivre la mission qui leur a été confiée ; non seulement pour rendre témoignage, mais aussi et surtout pour être des témoins du Christ. Comme le dit l'apôtre Paul avec des mots vraiment émouvants : « Toujours nous portons, dans notre corps, la mort de Jésus, afin que la vie de Jésus, elle aussi, soit manifestée dans notre corps.» (2 Co 4, 10). L'essence de la mission est de rendre témoignage au Christ, c'est-à-dire à sa vie, sa passion, sa mort et sa résurrection par amour du Père et de l'humanité. Ce n'est pas un hasard si les Apôtres ont cherché à remplacer Judas parmi ceux qui, comme eux, avaient été «témoins de sa résurrection» (Ac 1, 22). C'est du Christ, et du Christ ressuscité dont nous devons témoigner et dont nous devons partager la vie. Les missionnaires du Christ ne sont pas envoyés pour se communiquer eux-mêmes, pour montrer leurs qualités et leurs capacités de persuasion ou leurs compétences en matière de gestion. Ils ont, au contraire, le grand honneur d'offrir le Christ, en paroles et en actes, en annonçant à tous la Bonne Nouvelle du salut avec joie et franchise, comme les premiers apôtres.

Par conséquent, en dernière analyse, le véritable témoin c’est le “martyr”, celui qui donne sa vie pour le Christ en échange du don qu'il nous fait de lui-même. «La première motivation pour évangéliser est l’amour de Jésus que nous avons reçu, l’expérience d’être sauvés par lui qui nous pousse à l’aimer toujours plus» (Evangelii gaudium, n. 264).

Enfin, en ce qui concerne le témoignage chrétien, l'observation de saint Paul VI reste toujours pertinente : « L’homme contemporain écoute plus volontiers les témoins que les maîtres ou, s’il écoute les maîtres, c’est parce qu’ils sont des témoins» (Evangelii Nuntiandi, n. 41). Par conséquent, pour la transmission de la foi, le témoignage de la vie évangélique des chrétiens est fondamental. De même, la tâche de proclamer sa personne et son message reste tout aussi nécessaire. En effet, Paul VI lui-même poursuit : « Oui, elle est toujours indispensable, la prédication, cette proclamation verbale d’un message […] La parole reste toujours actuelle, surtout lorsqu’elle est porteuse de la puissance de Dieu. C’est pourquoi reste lui aussi d’actualité l’axiome de saint Paul : “La foi vient de ce qu’on entend” (Rm 10, 17) : c’est la Parole entendue qui conduit à croire» (ibid., n. 42).

Par conséquent, l'exemple de la vie chrétienne et l'annonce du Christ vont ensemble dans l'évangélisation. L'un sert l'autre. Ce sont les deux poumons avec lesquels toute communauté doit respirer pour être missionnaire. Ce témoignage complet, cohérent et joyeux du Christ sera certainement la force d'attraction pour la croissance de l'Église également au troisième millénaire. J'exhorte donc chacun à retrouver le courage, la franchise, cette parrhésie des premiers chrétiens, pour témoigner du Christ en paroles et en actes, dans tous les domaines de la vie.

2. «Jusqu’aux extrémités de la terre » - L’actualité perpétuelle d'une mission d'évangélisation universelle

En exhortant les disciples à être ses témoins, le Seigneur ressuscité, leur dit là où ils sont envoyés : «A Jérusalem, dans toute la Judée et la Samarie, et jusqu’aux extrémités de la terre » (Ac 1, 8). Le caractère universel de la mission des disciples apparaît clairement ici. Le mouvement géographique “centrifuge” est mis en évidence, presque en cercles concentriques, de Jérusalem considérée par la tradition juive comme le centre du monde, à la Judée et la Samarie, et jusqu’aux «les extrémités de la terre». Ils ne sont pas envoyés pour faire du prosélytisme mais pour annoncer. Le chrétien ne fait pas de prosélytisme. Les Actes des Apôtres nous racontent ce mouvement missionnaire : ils nous donnent une belle image de l'Église “en sortie” pour accomplir sa vocation de témoigner du Christ Seigneur, guidée par la Providence divine dans les circonstances concrètes de la vie. En effet, les premiers chrétiens sont persécutés à Jérusalem et c’est pourquoi ils sont dispersés en Judée et en Samarie et ont partout témoigné du Christ (cf. Ac 8, 1.4).

Quelque chose de similaire se produit encore à notre époque. En raison des persécutions religieuses et des situations de guerre et de violence, de nombreux chrétiens sont contraints de fuir leur terre pour se rendre dans d'autres pays. Nous sommes reconnaissants envers ces frères et sœurs qui ne s’enferment pas dans leur souffrance, mais témoignent du Christ et de l'amour de Dieu dans les pays qui les accueillent. C'est ce à quoi saint Paul VI les exhortait à faire lorsqu'il considérait la « responsabilité qui revient aux migrants dans les pays qui les reçoivent» (Evangelii nuntiandi, n. 21). En effet, nous expérimentons de plus en plus comment la présence de fidèles de diverses nationalités enrichit le visage des paroisses et les rend plus universelles, plus catholiques. Par conséquent, la pastorale des migrants est une activité missionnaire à ne pas négliger, elle peut aider aussi les fidèles locaux à redécouvrir la joie de la foi chrétienne qu'ils ont reçue.

L'indication «jusqu'aux extrémités de la terre» interpellera les disciples de Jésus à toutes les époques et les poussera à aller au-delà des lieux habituels pour lui rendre témoignage. Malgré toutes les facilités dues aux progrès de la modernité, il existe encore aujourd’hui des zones géographiques où les missionnaires témoins du Christ ne sont pas encore arrivés avec la Bonne Nouvelle de son amour. D'autre part, aucune réalité humaine ne devrait être étrangère à l'attention des disciples du Christ dans leur mission. L'Église du Christ a été, est et sera toujours “en sortie” vers de nouveaux horizons géographiques, sociaux et existentiels, vers des lieux et des situations humaines “limites”, afin de témoigner du Christ et de son amour à tous les hommes et toutes les femmes de tout peuple, de toute culture et de tout statut social. En ce sens, la mission sera toujours aussi missio ad gentes, comme nous l'a enseigné le Concile VaticanII, car l'Église devra toujours aller au-delà, au-delà de ses propres limites, pour témoigner de l'amour du Christ à tous. À cet égard, je voudrais rappeler le souvenir et remercier les nombreux missionnaires qui ont dépensé leur vie pour aller “au-delà”, en incarnant la charité du Christ envers les nombreux frères et sœurs qu'ils ont rencontrés.

3. « Vous allez recevoir une force quand le Saint-Esprit viendra sur vous » - Laissez-vous toujours fortifier et guider par l'Esprit

En annonçant aux disciples leur mission d'être ses témoins, le Christ ressuscité promet également la grâce pour une si grande responsabilité : «Vous allez recevoir une force quand le Saint-Esprit viendra sur vous ; vous serez alors mes témoins» (Ac 1, 8). En effet, selon le récit des Actes des Apôtres, c'est précisément après la descente de l'Esprit Saint sur les disciples de Jésus qu'a lieu la première action de témoignage au Christ mort et ressuscité, avec une proclamation kérygmatique, le discours missionnaire de saint Pierre aux habitants de Jérusalem. Ainsi commence l'ère de l'évangélisation du monde par les disciples de Jésus, qui étaient avant faibles, craintifs et fermés. L'Esprit Saint les a fortifiés, leur a donné le courage et la sagesse de témoigner du Christ devant tout le monde.

Tout comme « personne n’est capable de dire : “Jésus est Seigneur” sinon dans l’Esprit Saint» (1 Co 12, 3), de même aucun chrétien ne peut rendre un témoignage complet et authentique au Christ Seigneur sans l'inspiration et l'aide de l'Esprit. Par conséquent, tout disciple missionnaire du Christ est appelé à reconnaître l'importance fondamentale de l'action de l'Esprit, à vivre avec lui dans la vie quotidienne et recevoir sans cesse de sa part force et inspiration. Plus encore, au moment où nous nous sentons fatigués, démotivés, perdus, rappelons-nous de nous tourner vers l'Esprit Saint dans la prière, qui - je tiens à le souligner une fois de plus - a un rôle fondamental dans la vie missionnaire, pour nous laisser restaurer et fortifier par lui, source divine inépuisable des énergies nouvelles et de la joie de partager la vie du Christ avec les autres. «Recevoir la joie de l'Esprit est une grâce. Elle est la seule force que nous puissions avoir pour prêcher l'Évangile, pour professer la foi au Seigneur» (Message aux Œuvres Pontificales Missionnaires, 21 mai 2020). L'Esprit est donc le véritable protagoniste de la mission : c'est lui qui donne la parole juste, au bon moment et de juste manière.

C'est à la lumière de l'action de l'Esprit Saint que nous voulons aussi lire les anniversaires missionnaires de cette année 2022. L'institution de la Sacrée Congrégation de propaganda fide, en 1622, était motivée par le désir de promouvoir le mandat missionnaire sur de nouveaux territoires. Une intuition providentielle ! La Congrégation s'est avérée cruciale pour rendre la mission évangélisatrice de l'Église véritablement telle, c'est-à-dire indépendante de l'ingérence des pouvoirs du monde, afin d'établir ces Églises locales qui font preuve d'une telle vigueur aujourd'hui. Nous espérons que, comme au cours des quatre siècles passés, la Congrégation, avec la lumière et la force de l'Esprit, poursuivra et intensifiera son travail de coordination, d'organisation et d’animation des activités missionnaires de l'Église.

Le même Esprit, qui guide l'Église universelle, inspire également des hommes et des femmes simples pour des missions extraordinaires. C'est ainsi qu'une jeune fille Française, Pauline Jaricot, fonda l’Œuvre pour la Propagation de la Foi, il y a exactement 200 ans. Sa béatification sera célébrée en cette année jubilaire. Bien que ce fut dans des conditions précaires, elle accepta l'inspiration de Dieu pour mettre en place un réseau de prières et de collectes pour les missionnaires, afin que les fidèles puissent participer activement à la mission «jusqu'aux extrémités de la terre». De cette idée géniale est née la Journée Mondiale des Missions, que nous célébrons chaque année, et dont la collecte dans toutes les communautés est destinée au fonds universel avec lequel le Pape soutient l'activité missionnaire.

Dans ce contexte, je rappelle également l'Evêque français Charles de Forbin-Janson qui lança l'Œuvre de la Sainte Enfance afin de promouvoir la mission parmi les enfants avec la devise “les enfants évangélisent les enfants, les enfants prient pour les enfants, les enfants aident les enfants dans le monde entier” ; de même Mme Jeanne Bigard, qui donna naissance à l'Œuvre de Saint Pierre Apôtre pour le soutien des séminaristes et des prêtres en terre de mission. Ces trois Œuvres missionnaires ont été reconnues comme “pontificales” il y a juste cent ans. Et c'est également sous l'inspiration et la direction de l'Esprit Saint que le bienheureux Paolo Manna, né il y a 150 ans, fonda l'actuelle Union Pontificale Missionnaire pour sensibiliser et encourager à la mission les prêtres, les religieux et religieuses et tout le peuple de Dieu. Paul VI lui-même fut membre de cette œuvre et lui conféra une reconnaissance pontificale. Je mentionne ces quatre Œuvres Pontificales Missionnaires pour leurs grands mérites historiques et aussi pour vous inviter à vous réjouir avec elles en cette année spéciale pour leurs activités de soutien à la mission évangélisatrice dans l'Église universelle et dans les Églises locales. Je forme le vœu que les Églises locales trouveront dans ces Œuvres un instrument solide pour nourrir l'esprit missionnaire dans le Peuple de Dieu.

Chers frères et sœurs, je continue à rêver d'une Église entièrement missionnaire et d'un nouveau printemps missionnaire des communautés chrétiennes. Et je répète le souhait de Moïse pour le peuple de Dieu en chemin : «Si le Seigneur pouvait faire de tout son peuple un peuple de prophètes ! » (Nb 11, 29). Oui, puissions-nous tous, dans l'Église, être ce que nous sommes déjà en vertu de notre baptême : des prophètes, des témoins, des missionnaires du Seigneur ! Avec la puissance de l’Esprit Saint, et jusqu'aux extrémités de la terre. O Marie, Reine des Missions, priez pour nous !

Rome, Saint Jean de Latran, 6 janvier 2022, Épiphanie du Seigneur.

FRANÇOIS

Traduzione in lingua inglese

“You shall be my witnesses” (Acts 1:8)

Dear brothers and sisters!

These words were spoken by the Risen Jesus to his disciples just before his Ascension into heaven, as we learn from the Acts of the Apostles: “You shall receive power when the Holy Spirit has come upon you; and you shall be my witnesses in Jerusalem and in all Judea and Samaria and to the ends of the earth” (1:8). They are also the theme of the 2022 World Mission Day which, as always, reminds us that the Church is missionary by nature. This year World Mission Day offers us the opportunity to commemorate several important events in the Church’s life and mission: the fourth centenary of the founding of the Congregation de Propaganda Fide, now the Congregation for the Evangelization of Peoples, and the second centenary of the Society of the Propagation of the Faith. A hundred years ago, the latter, together with the Society of the Holy Childhood and the Society of Saint Peter the Apostle, was granted the title “Pontifical”.

Let us reflect on the three key phrases that synthesize the three foundations of the life and mission of every disciple: “You shall be my witnesses”, “to the ends of the earth” and “you shall receive the power of the Holy Spirit”.

1. “You shall be my witnesses” – The call of every Christian to bear witness to Christ

This is the central point, the heart of Jesus’ teaching to the disciples, in view of their being sent forth into the world. The disciples are to be witnesses of Jesus, thanks to the grace of the Holy Spirit that they will receive. Wherever they go and in whatever place they find themselves. Christ was the first to be sent, as a “missionary” of the Father (cf. Jn 20:21), and as such, he is the Father’s “faithful witness” (cf. Rev 1:5). In a similar way, every Christian is called to be a missionary and witness to Christ. And the Church, the community of Christ’s disciples, has no other mission than that of bringing the Gospel to the entire world by bearing witness to Christ. To evangelize is the very identity of the Church.

A deeper look at the words, “You shall be my witnesses”, can clarify a few ever timely aspects of the mission Christ entrusted to the disciples. The plural form of the verb emphasizes the communitarian and ecclesial nature of the disciples’ missionary vocation. Each baptized person is called to mission, in the Church and by the mandate of the Church: consequently, mission is carried out together, not individually, in communion with the ecclesial community, and not on one’s own initiative. Even in cases where an individual in some very particular situation carries out the evangelizing mission alone, he must always do so in communion with the Church which commissioned him. As Saint Paul VI taught in the Apostolic Exhortation Evangelii Nuntiandi, a document dear to my heart: “Evangelization is for no one an individual and isolated act; it is one that is deeply ecclesial. When the most obscure preacher, catechist or pastor in the most distant land preaches the Gospel, gathers his little community together or administers a sacrament, even alone, he is carrying out an ecclesial act, and his action is certainly attached to the evangelizing activity of the whole Church by institutional relationships, but also by profound invisible links in the order of grace. This presupposes that he acts not in virtue of a mission which he attributes to himself or by a personal inspiration, but in union with the mission of the Church and in her name” (No. 60). Indeed, it was no coincidence that the Lord Jesus sent his disciples out on mission in pairs; the witness of Christians to Christ is primarily communitarian in nature. Hence, in carrying out the mission, the presence of a community, regardless of its size, is of fundamental importance.

In addition, the disciples are urged to live their personal lives in a missionary key: they are sent by Jesus to the world not only to carry out, but also and above all to live the mission entrusted to them; not only to bear witness, but also and above all to be witnesses of Christ. In the moving words of the Apostle Paul, “[we are] always carrying in the body the death of Jesus, so that the life of Jesus may also be manifested in our bodies” (2 Cor 4:10). The essence of the mission is to bear witness to Christ, that is, to his life, passion, death and resurrection for the love of the Father and of humanity. Not by chance did the apostles look for Judas’ replacement among those who, like themselves, had been witnesses of the Lord’s resurrection (cf. Acts 1:21). Christ, indeed Christ risen from the dead, is the One to whom we must testify and whose life we must share. Missionaries of Christ are not sent to communicate themselves, to exhibit their persuasive qualities and abilities or their managerial skills. Instead, theirs is the supreme honour of presenting Christ in words and deeds, proclaiming to everyone the Good News of his salvation, as the first apostles did, with joy and boldness.

In the final analysis, then, the true witness is the “martyr”, the one who gives his or her life for Christ, reciprocating the gift that he has made to us of himself. “The primary reason for evangelizing is the love of Jesus which we have received, the experience of salvation which urges us to ever greater love of him” (Evangelii Gaudium, 264).

Finally, when it comes to Christian witness, the observation of Saint Paul VI remains ever valid: “Modern man listens more willingly to witnesses than to teachers, and if he does listen to teachers, it is because they are witnesses” (Evangelii Nuntiandi, 41). For this reason, the testimony of an authentic Christian life is fundamental for the transmission of the faith. On the other hand, the task of proclaiming Christ’s person and the message is equally necessary. Indeed, Paul VI went on to say: “Preaching, the verbal proclamation of a message, is indeed always indispensable… The word remains ever relevant, especially when it is the bearer of the power of God. This is why Saint Paul’s axiom, “Faith comes from what is heard” (Rom 10:17), also retains its relevance: it is the word that is heard which leads to belief” (ibid., 42).

In evangelization, then, the example of a Christian life and the proclamation of Christ are inseparable. One is at the service of the other. They are the two lungs with which any community must breathe, if it is to be missionary. This kind of complete, consistent and joyful witness to Christ will surely be a force of attraction also for the growth of the Church in the third millennium. I exhort everyone to take up once again the courage, frankness and parrhesía of the first Christians, in order to bear witness to Christ in word and deed in every area of life.

2. “To the ends of the earth” – The perennial relevance of a mission of universal evangelization

In telling the disciples to be his witnesses, the risen Lord also tells them where they are being sent: “…in Jerusalem and in all Judea and Samaria and to the ends of the earth” (Acts 1:8). Here we clearly see the universal character of the disciples’ mission. We also see the “centrifugal” geographical expansion, as if in concentric circles, of the mission, beginning with Jerusalem, which Jewish tradition considered the centre of the world, to Judea and Samaria and to “the ends of the earth”. The disciples are sent not to proselytize, but to proclaim; the Christian does not proselytize. The Acts of the Apostles speak of this missionary expansion and provide a striking image of the Church “going forth” in fidelity to her call to bear witness to Christ the Lord and guided by divine providence in the concrete conditions of her life. Persecuted in Jerusalem and then spread throughout Judea and Samaria, the first Christians bore witness to Jesus everywhere (cf. Acts 8:1, 4).

Something similar still happens in our own day. Due to religious persecution and situations of war and violence, many Christians are forced to flee from their homelands to other countries. We are grateful to these brothers and sisters who do not remain locked in their own suffering but bear witness to Christ and to the love of God in the countries that accept them. Hence, Saint Paul VI encouraged them to recognize the “responsibility incumbent on immigrants in the country that receives them” (Evangelii Nuntiandi, 21). More and more, we are seeing how the presence of faithful of various nationalities enriches the face of parishes and makes them more universal, more Catholic. Consequently, the pastoral care of migrants should be valued as an important missionary activity that can also help the local faithful to rediscover the joy of the Christian faith they have received.

The words “to the ends of the earth” should challenge the disciples of Jesus in every age and impel them to press beyond familiar places in bearing witness to him. For all the benefits of modern travel, there are still geographical areas in which missionary witnesses of Christ have not arrived to bring the Good News of his love. Then too no human reality is foreign to the concern of the disciples of Jesus in their mission. Christ’s Church will continue to “go forth” towards new geographical, social and existential horizons, towards “borderline” places and human situations, in order to bear witness to Christ and his love to men and women of every people, culture and social status. In this sense, the mission will always be a missio ad gentes, as the Second Vatican Council taught. The Church must constantly keep pressing forward, beyond her own confines, in order to testify to all the love of Christ. Here I would like to remember and express my gratitude for all those many missionaries who gave their lives in order to “press on” in incarnating Christ’s love towards all the brothers and sisters whom they met.

3. “You will receive power” from the Holy Spirit – Let us always be strengthened and guided by the Spirit.

When the risen Christ commissioned the disciples to be his witnesses, he also promised them the grace needed for this great responsibility: “You shall receive power when the Holy Spirit has come upon you; and you shall be my witnesses” (Acts 1:8). According to the account in Acts, it was precisely following the descent of the Holy Spirit on the disciples that the first act of witnessing to the crucified and risen Christ took place. That kerygmatic proclamation – Saint Peter’s “missionary” address to the inhabitants of Jerusalem – inaugurated an era in which the disciples of Jesus evangelized the world. Whereas they had previously been weak, fearful and closed in on themselves, the Holy Spirit gave them the strength, courage and wisdom to bear witness to Christ before all.

Just as “no one can say ‘Jesus is Lord’, except by the Holy Spirit” (1 Cor 12:3), so no Christian is able to bear full and genuine witness to Christ the Lord without the Spirit’s inspiration and assistance. All Christ’s missionary disciples are called to recognize the essential importance of the Spirit’s work, to dwell in his presence daily and to receive his unfailing strength and guidance. Indeed, it is precisely when we feel tired, unmotivated or confused that we should remember to have recourse to the Holy Spirit in prayer. Let me emphasize once again that prayer plays a fundamental role in the missionary life, for it allows us to be refreshed and strengthened by the Spirit as the inexhaustible divine source of renewed energy and joy in sharing Christ’s life with others. “Receiving the joy of the Spirit is a grace. Moreover, it is the only force that enables us to preach the Gospel and to confess our faith in the Lord” (Message to the Pontifical Mission Societies, 21 May 2020). The Spirit, then, is the true protagonist of mission. It is he who gives us the right word, at the right time, and in the right way.

In light of this action of the Holy Spirit, we also want to consider the missionary anniversaries to be celebrated in 2022. The establishment of the Sacred Congregation De Propaganda Fide in 1622 was motivated by the desire to promote the missionary mandate in new territories. A providential insight! The Congregation proved to be crucial for setting the Church’s evangelizing mission truly free from interference by worldly powers, in order to establish those local Churches which today display such great vigour. It is our hope that, as in its past four centuries, the Congregation, with the light and strength of the Spirit, will continue and intensify its work of coordinating, organizing and promoting the Church’s missionary activities.

The same Spirit who guides the universal Church also inspires ordinary men and women for extraordinary missions. Thus it was that a young French woman, Pauline Jaricot, founded the Society for the Propagation of the Faith exactly two hundred years ago. Her beatification will be celebrated in this jubilee year. Albeit in poor health, she accepted God’s inspiration to establish a network of prayer and collection for missionaries, so that the faithful could actively participate in the mission “to the ends of the earth”. This brilliant idea gave rise to the annual celebration of World Mission Day, in which the funds collected in local communities are applied to the universal fund with which the Pope supports missionary activity.

In this regard, I think too of the French Bishop Charles de Forbin-Janson, who established the Association of the Holy Childhood to promote the mission among children, with the motto “Children evangelize children, children pray for children, children help children the world over”. I also think of Jeanne Bigard, who inaugurated the Society of Saint Peter the Apostle for the support of seminarians and priests in mission lands. Those three Mission Societies were recognized as “Pontifical” exactly a hundred years ago. It was also under the inspiration and guidance of the Holy Spirit that Blessed Paolo Manna, born 150 years ago, founded the present-day Pontifical Missionary Union, to raise awareness and encourage missionary spirit among priests, men and women religious and the whole people of God. Saint Paul VI himself was part of this latter Society, and gave it papal recognition. I mention these four Pontifical Mission Societies for their great historical merits, but also to encourage you to rejoice with them, in this special year, for the activities they carry out in support of the mission of evangelization in the Church, both universal and local. It is my hope that the local Churches will find in these Societies a sure means for fostering the missionary spirit among the People of God.

Dear brothers and sisters, I continue to dream of a completely missionary Church, and a new era of missionary activity among Christian communities. I repeat Moses’ great desire for the people of God on their journey: “Would that all the Lord’s people were prophets!” (Num 11:29). Indeed, would that all of us in the Church were what we already are by virtue of baptism: prophets, witnesses, missionaries of the Lord, by the power of the Holy Spirit, to the ends of the earth! Mary, Queen of the Missions, pray for us!

Rome, Saint John Lateran, 6 January 2022, Solemnity of the Epiphany of the Lord

FRANCIS

Traduzione in lingua tedesca

»Ihr werdet meine Zeugen sein« (Apg 1,8).

Liebe Brüder und Schwestern,

diese Worte gehören zu dem letzten Gespräch des auferstandenen Jesus mit seinen Jüngern, bevor er in den Himmel auffuhr, wie es in der Apostelgeschichte beschrieben wird: »Aber ihr werdet Kraft empfangen, wenn der Heilige Geist auf euch herabkommen wird; und ihr werdet meine Zeugen sein in Jerusalem und in ganz Judäa und Samarien und bis an die Grenzen der Erde« (1,8). Dies ist auch das Thema des Weltmissionssonntags 2022, der uns jedes Jahr wieder zu Bewusstsein bringt, dass die Kirche von Natur aus missionarisch ist. Dieses Jahr gibt er uns die Gelegenheit, einiger wichtiger Jahrestage für das Leben und die Sendung der Kirche zu gedenken: der Gründung der Kongregation de Propaganda Fide - heute „für die Evangelisierung der Völker“ – vor 400 Jahren und des Werks der Glaubensverbreitung vor 200 Jahren, das zusammen mit dem Kindermissionswerk und dem Missionswerk des Heiligen Apostels Petrus vor 100 Jahren die Anerkennung als „päpstlich“ erhielt.

Befassen wir uns nun mit diesen drei Schlüsselbegriffen, die die drei Grundlagen des Lebens und der Sendung der Jünger zusammenfassen: »Ihr werdet meine Zeugen sein«, »bis an die Grenzen der Erde« und »ihr werdet Kraft empfangen« vom Heiligen Geist.

1. »Ihr werdet meine Zeugen sein« - der Ruf an alle Christen, Zeugnis für Christus abzulegen.

Dies ist der zentrale Punkt, das Herzstück der Lehre Jesu an die Jünger im Hinblick auf ihre Sendung in der Welt. Alle Jünger werden dank des Heiligen Geistes, den sie empfangen werden, Zeugen Jesu sein: Sie werden durch die Gnade zu solchen gemacht. Wo immer sie hingehen werden, wo immer sie sein mögen. Wie Christus der erste Gesandte, d.h. der Missionar des Vaters ist (vgl. Joh 20,21) und als solcher sein „treuer Zeuge“ ist (vgl. Offb 1,5), so ist jeder Christ berufen, Missionar und Zeuge Christi zu sein. Und die Kirche, die Gemeinschaft der Jünger Christi, hat keine andere Sendung, als die Welt zu evangelisieren, indem sie von Christus Zeugnis gibt. Die Identität der Kirche ist es, zu evangelisieren.

Eine vertiefte Lektüre des gesamten Textes verdeutlicht einige Aspekte, die für die Sendung, die Christus seinen Jüngern anvertraut hat, immer aktuell sind: »Ihr sollt meine Zeugen sein«. Die Pluralform unterstreicht den gemeinschaftlich-kirchlichen Charakter der missionarischen Berufung der Jünger. Jeder Getaufte ist in der Kirche und im Auftrag der Kirche zur Mission berufen: Die Mission wird also gemeinsam, nicht individuell, in Gemeinden und kirchlichen Gemeinschaften und nicht aus eigener Initiative heraus durchgeführt. Und selbst wenn es jemanden gibt, der in einer ganz besonderen Situation den Evangelisierungsauftrag allein ausführt, so tut und muss er das immer in Gemeinschaft mit der Kirche, die ihn gesandt hat, tun. Der hl. Paul VI. lehrte im Apostolischen Schreiben Evangelii nuntiandi, einem Dokument, das mir sehr am Herzen liegt: »Evangelisieren ist niemals das individuelle und isolierte Tun eines einzelnen, es ist vielmehr ein zutiefst kirchliches Tun. Auch der einfachste Prediger, Katechist oder Seelsorger, der im entferntesten Winkel der Erde das Evangelium verkündet, seine kleine Gemeinde um sich sammelt oder ein Sakrament spendet, vollzieht, selbst wenn er ganz allein ist, einen Akt der Kirche. Sein Tun ist durch institutionelle Beziehungen, aber auch durch unsichtbare Bande und die verborgenen Wurzeln der Gnadenordnung eng verbunden mit der Glaubensverkündigung der ganzen Kirche« (Nr. 60). Es ist in der Tat kein Zufall, dass der Herr seine Jünger zu zweit in die Mission geschickt hat; das Zeugnis der Christen für Christus hat vor allem einen gemeinschaftlichen Charakter. Daher ist die Existenz einer Gemeinschaft, selbst einer kleinen, für die Erfüllung des Auftrags von wesentlicher Bedeutung.

Zweitens sind die Jünger aufgefordert, ihr persönliches Leben im Zeichen der Mission zu führen: Sie sind von Jesus in die Welt gesandt, nicht nur um die Mission zu erfüllen, sondern auch und vor allem, um die ihnen anvertraute Mission zu leben; nicht nur um Zeugnis zu geben, sondern auch und vor allem, um Zeugen Christi zu sein. Wie der Apostel Paulus in wahrhaft bewegenden Worten sagt: »Immer tragen wir das Todesleiden Jesu an unserem Leib, damit auch das Leben Jesu an unserem Leib sichtbar wird« (2 Kor 4,10). Das Wesen der Mission besteht darin, Zeugnis von Christus zu geben, d. h. von seinem Leben, seinem Leiden, seinem Tod und seiner Auferstehung aus Liebe zum Vater und zur Menschheit. Es ist kein Zufall, dass die Apostel den Ersatz für Judas unter denen suchten, die wie sie Zeugen seiner Auferstehung gewesen waren (vgl. Apg 1,21). Es ist Christus, und zwar der auferstandene Christus, den wir bezeugen und dessen Leben wir weitergeben müssen. Die Missionare Christi werden nicht ausgesandt, um sich selbst mitzuteilen, um ihre Qualitäten und Überzeugungskraft oder ihre Fähigkeiten als Manager zur Schau zu stellen. Sie haben vielmehr die höchste Ehre, Christus in Wort und Tat vorzustellen und allen die Frohbotschaft seines Heils mit Freude und Offenheit zu verkünden, so wie die ersten Apostel.

Daher ist der wahre Zeuge letztlich der „Märtyrer“, derjenige, der sein Leben für Christus hingibt und damit das Geschenk erwidert, das Er uns von sich selbst gemacht hat. »Der erste Beweggrund, das Evangelium zu verkünden, ist die Liebe Jesu, die wir empfangen haben; die Erfahrung, dass wir von ihm gerettet sind, der uns dazu bewegt, ihn immer mehr zu lieben«. (Evangelii gaudium, 264).

Was schließlich das christliche Zeugnis betrifft, so bleibt die Feststellung des heiligen Pauls VI. immer gültig: »Der heutige Mensch […] hört lieber auf Zeugen als auf Gelehrte, und wenn er auf Gelehrte hört, dann deshalb, weil sie Zeugen sind« (Evangelii nuntiandi, 41). Daher ist das Zeugnis eines dem Evangelium gemäßen Lebens der Christen für die Weitergabe des Glaubens von grundlegender Bedeutung. Andererseits bleibt die Aufgabe, Christi Person und Botschaft zu verkünden, genauso notwendig. Tatsächlich fährt Paul VI. selbst fort: »Ja, die Verkündigung, diese mündliche Proklamation einer Botschaft, ist nach wie vor unverzichtbar. […]. Das Wort bleibt immer aktuell, zumal wenn es die Macht Gottes in sich trägt. Darum bleibt auch heute der Grundsatz des hl. Paulus gültig: „Der Glaube gründet in der Botschaft“ (Röm 10,17). Es ist also das vernommene Wort, das zum Glauben führt« (ebd., 42).

Bei der Evangelisierung gehören also das Beispiel des christlichen Lebens und die Verkündigung Christi zusammen. Das eine dient dem anderen. Sie sind die beiden Lungenflügel, mit denen jede Gemeinschaft atmen muss, um missionarisch zu sein. Dieses vollständige, konsequente und freudige Zeugnis für Christus wird sicherlich auch im dritten Jahrtausend die Anziehungskraft für das Wachstum der Kirche sein. Ich fordere daher alle auf, den Mut, die Offenheit und die parrhesia der ersten Christen wiederzugewinnen, um in Wort und Tat und in allen Lebensbereichen Zeugnis für Christus abzulegen.

2. »Bis an die Grenzen der Erde« - Die immerwährende Aktualität einer Sendung zur weltweiten Evangelisierung

Der auferstandene Herr fordert die Jünger auf, seine Zeugen zu sein, und verkündet, wohin sie gesandt werden: »in Jerusalem und in ganz Judäa und Samarien und bis an die Grenzen der Erde« (Apg 1,8). Der universelle Charakter der Mission der Jünger tritt hier deutlich hervor. Sie unterstreicht die „zentrifugale“ geografische Bewegung, fast in konzentrischen Kreisen, von Jerusalem, das von der jüdischen Tradition als Zentrum der Welt angesehen wird, nach Judäa und Samarien und bis zu den „äußersten Grenzen der Erde“. Sie werden nicht gesandt, um Proselytismus zu betreiben, sondern um zu verkünden; Christen machen keinen Proselytismus. Die Apostelgeschichte erzählt uns von dieser Missionsbewegung: Sie zeichnet uns ein schönes Bild von der Kirche, die „im Aufbruch ist“, um ihre Berufung zu erfüllen, von Christus, dem Herrn, Zeugnis abzulegen, geleitet von der göttlichen Vorsehung durch die konkreten Umstände des Lebens. Die ersten Christen wurden nämlich in Jerusalem verfolgt und zerstreuten sich deshalb nach Judäa und Samarien und legten überall Zeugnis für Christus ab (vgl. Apg 8,1.4).

Etwas Ähnliches geschieht auch noch in unserer Zeit. Aufgrund von religiöser Verfolgung, Krieg und Gewalt sind viele Christen gezwungen, aus ihrer Heimat in andere Länder zu fliehen. Wir sind diesen Brüdern und Schwestern dankbar, die sich dem Leiden nicht verschließen, sondern in den Ländern, die sie aufnehmen, Zeugnis von Christus und der Liebe Gottes ablegen. Paul VI. forderte sie dazu auf, in Anbetracht der »Verantwortung, die die Auswanderer in ihren Gastländern tragen« (Evangelii nuntiandi, 21). In der Tat erleben wir immer häufiger, wie die Anwesenheit von Gläubigen verschiedener Nationalitäten das Gesicht der Pfarrgemeinden bereichert und sie universeller und katholischer macht. Daher ist die Migrantenpastoral eine nicht zu vernachlässigende missionarische Tätigkeit, die auch den einheimischen Gläubigen helfen kann, die Freude am christlichen Glauben, den sie empfangen haben, wiederzuentdecken.

Die Angabe „bis an die Grenzen der Erde“ sollte die Jünger Jesu zu allen Zeiten befragen und sie immer wieder drängen, über die üblichen Orte hinauszugehen, um von ihm Zeugnis abzulegen. Trotz aller Möglichkeiten, die der Fortschritt der Moderne mit sich bringt, gibt es immer noch geografische Gebiete, in denen die missionarischen Zeugen Christi mit der Guten Nachricht seiner Liebe noch nicht angekommen sind. Andererseits wird es keine menschliche Realität geben, die den Jüngern Christi bei ihrer Mission fremd wäre. Die Kirche Christi war, ist und wird immer „im Aufbruch“ sein zu neuen geographischen, sozialen und existentiellen Horizonten, um auf „Grenzbereiche“ und menschliche Situationen zugehen, um von Christus und seiner Liebe zu allen Männern und Frauen aller Völker, Kulturen und sozialen Schichten Zeugnis abzulegen. In diesem Sinne wird die Mission immer auch missio ad gentes sein, wie uns das Zweite Vatikanische Konzil gelehrt hat, denn die Kirche wird immer über ihre eigenen Grenzen hinausgehen müssen, um die Liebe Christi für alle zu bezeugen. In diesem Zusammenhang möchte ich an die vielen Missionare erinnern und ihnen danken, dass sie ihr Leben damit verbracht haben, „aus sich herauszugehen“ und die Nächstenliebe Christi gegenüber den vielen Brüdern und Schwestern zu verkörpern, denen sie begegnet sind.

3. »Ihr werdet Kraft empfangen« vom Heiligen Geist - Lasst euch immer vom Geist stärken und leiten

Als der auferstandene Christus den Jüngern ihre Sendung verkündete, seine Zeugen zu sein, versprach er ihnen auch die Gnade für eine so große Verantwortung: »Ihr werdet Kraft empfangen, wenn der Heilige Geist auf euch herabkommen wird; und ihr werdet meine Zeugen sein« (Apg 1,8). Laut der Apostelgeschichte war es tatsächlich die Herabkunft des Heiligen Geistes auf die Jünger Jesu, welche die erste Zeugnishandlung für den toten und auferstandenen Christus mit einer kerygmatischen Verkündigung, der so genannten Missionsrede des Petrus an die Bewohner Jerusalems, auslöste. So beginnt die Ära der Evangelisierung der Welt durch die Jünger Jesu, die vorher schwach, ängstlich und verschlossen gewesen waren. Der Heilige Geist stärkte sie, gab ihnen Mut und Weisheit, um vor allen Menschen Zeugnis für Christus abzulegen.

So wie »keiner kann sagen: Jesus ist der Herr!, wenn er nicht aus dem Heiligen Geist redet« (1 Kor 12,3), so kann auch kein Christ ein volles und echtes Zeugnis für Christus, den Herrn, ablegen ohne die Inspiration und Hilfe des Geistes. Deshalb ist jeder missionarische Jünger Christi aufgerufen, die grundlegende Bedeutung des Wirkens des Geistes zu erkennen, mit ihm im täglichen Leben zu leben und ständig Kraft und Inspiration von ihm zu empfangen. Gerade wenn wir uns müde, unmotiviert und verloren fühlen, sollten wir daran denken, uns im Gebet an den Heiligen Geist zu wenden, der - das möchte ich noch einmal betonen - eine grundlegende Rolle im missionarischen Leben spielt, um uns von ihm erfrischen und stärken zu lassen, der göttlichen, unerschöpflichen Quelle neuer Energie und der Freude, das Leben Christi mit anderen zu teilen. »Die Freude des Heiligen Geistes zu empfangen ist eine Gnade. Es ist die einzige Kraft, die wir haben können, um das Evangelium zu verkündigen, um den Glauben an den Herrn zu bekennen« (Botschaft an die Päpstlichen Missionswerke, 21. Mai 2020). Der Geist ist also der eigentliche Protagonist der Mission: Er ist es, der das richtige Wort zur richtigen Zeit auf die richtige Weise verleiht.

Im Lichte des Wirkens des Heiligen Geistes wollen wir auch die Missionsjubiläen des Jahres 2022 lesen. Die Gründung der Heiligen Kongregation de propaganda fide im Jahr 1622 war durch den Wunsch motiviert, den Missionsauftrag in den neuen Territorien zu fördern. Das war eine Intuition der Vorsehung! Die Kongregation hat entscheidend dazu beigetragen, dass der Evangelisierungsauftrag der Kirche wirklich ein solcher war, d.h. unabhängig von der Einmischung weltlicher Mächte, um jene Ortskirchen zu gründen, die heute so lebendig sind. Wir hoffen, dass die Kongregation, wie in den vergangenen vier Jahrhunderten, mit dem Licht und der Kraft des Geistes ihre Arbeit zur Koordinierung, Organisation und Belebung der missionarischen Aktivitäten der Kirche fortsetzen und intensivieren wird.

Derselbe Geist, der die Weltkirche leitet, inspiriert auch einfache Männer und Frauen für außergewöhnliche Missionen. So gründete eine junge Französin, Pauline Jaricot, vor genau 200 Jahren das Werk für die Glaubensverbreitung; ihre Seligsprechung wird in diesem Jubiläumsjahr gefeiert. Obwohl sie sich in einer ärmlichen Lage befand, nahm sie die Eingebung Gottes an, ein Netz von Gebeten und Kollekten für die Missionare aufzubauen, damit die Gläubigen aktiv an der Mission „bis an die Grenzen der Erde“ teilnehmen können. Aus dieser genialen Idee heraus entstand der Weltmissionssonntag, den wir jedes Jahr begehen und dessen Kollekte in allen Gemeinden für den weltweiten Fonds bestimmt ist, mit dem der Papst die missionarische Tätigkeit unterstützt.

In diesem Zusammenhang erinnere ich auch an den französischen Bischof Charles de Forbin-Janson, der das Kindermissionswerk ins Leben rief, um die Mission unter Kindern zu fördern, unter dem Motto „Kinder evangelisieren Kinder, Kinder beten für Kinder, Kinder helfen Kindern in der ganzen Welt“; sowie an Frau Jeanne Bigard, die das Missionswerk des Heiligen Apostels Petrus ins Leben rief, um Seminaristen und Priester in Missionsländern zu unterstützen. Diese drei Missionswerke wurden vor genau einhundert Jahren als „päpstlich“ anerkannt. Und unter der Inspiration und Führung des Heiligen Geistes gründete der selige Paolo Manna, der vor 150 Jahren geboren wurde, die heutige Päpstliche Missionsunion, um Priester, Ordensmänner und -frauen und das gesamte Volk Gottes für die Mission zu sensibilisieren und zu animieren. Paul VI. selbst war Mitglied dieses Werkes, dem er die päpstliche Anerkennung gewährte. Ich erwähne diese vier Päpstlichen Missionswerke wegen ihrer großen historischen Verdienste und auch, um euch einzuladen, sich mit ihnen in diesem besonderen Jahr über ihre Aktivitäten zur Unterstützung des Evangelisierungsauftrags der Weltkirche und der Ortskirchen zu freuen. Ich hoffe, dass die Ortskirchen in diesen Werken ein solides Instrument finden, um den missionarischen Geist im Volk Gottes zu nähren.

Liebe Brüder und Schwestern, ich träume weiterhin von der ganzen Kirche als eine missionarische und von einer neuen Zeit des missionarischen Handelns der christlichen Gemeinschaften. Und ich wiederhole Moses' Wunsch für das Volk Gottes auf dem Weg: »Wenn nur das ganze Volk des Herrn zu Propheten würde!« (Num 11,29). Ja, mögen wir alle in der Kirche das sein, was wir schon durch die Taufe sind: Propheten, Zeugen, Missionare des Herrn! In der Kraft des Heiligen Geistes und bis an die äußersten Grenzen der Erde. Maria, Königin der Missionen, bitte für uns!

Rom, St. Johannes im Lateran, 6. Januar 2022, Erscheinung des Herrn.

FRANZISKUS

Traduzione in lingua spagnola

«Para que sean mis testigos» (Hch 1,8)

Queridos hermanos y hermanas:

Estas palabras pertenecen al último diálogo que Jesús resucitado tuvo con sus discípulos antes de ascender al cielo, como se describe en los Hechos de los Apóstoles: «El Espíritu Santo vendrá sobre ustedes y recibirán su fuerza, para que sean mis testigos en Jerusalén, en toda Judea, en Samaría y hasta los confines de la tierra» (1,8). Este es también el tema de la Jornada Mundial de las Misiones 2022, que como siempre nos ayuda a vivir el hecho de que la Iglesia es misionera por naturaleza. Este año, nos ofrece la ocasión de conmemorar algunas fechas relevantes para la vida y la misión de la Iglesia: la fundación hace 400 años de la Congregación de Propaganda Fide —hoy, para la Evangelización de los Pueblos— y de la Obra de la Propagación de la Fe, hace 200 años, que, junto a la Obra de la Santa Infancia y a la Obra de San Pedro Apóstol, obtuvieron hace 100 años el reconocimiento de “Pontificias”.

Detengámonos en estas tres expresiones claves que resumen los tres fundamentos de la vida y de la misión de los discípulos: «Para que sean mis testigos», «hasta los confines de la tierra» y «el Espíritu Santo vendrá sobre ustedes y recibirán su fuerza».

1. «Para que sean mis testigos» – La llamada de todos los cristianos a dar testimonio de Cristo

Este es el punto central, el corazón de la enseñanza de Jesús a los discípulos en vista de su misión en el mundo. Todos los discípulos serán testigos de Jesús gracias al Espíritu Santo que recibirán: serán constituidos tales por gracia. Dondequiera que vayan, allí donde estén. Como Cristo es el primer enviado, es decir misionero del Padre (cf. Jn 20,21) y, en cuanto tal, su “testigo fiel” (cf. Ap 1,5), del mismo modo cada cristiano está llamado a ser misionero y testigo de Cristo. Y la Iglesia, comunidad de los discípulos de Cristo, no tiene otra misión si no la de evangelizar el mundo dando testimonio de Cristo. La identidad de la Iglesia es evangelizar.

Una lectura de conjunto más detallada nos aclara algunos aspectos siempre actuales de la misión confiada por Cristo a los discípulos: «Para que sean mis testigos». La forma plural destaca el carácter comunitario-eclesial de la llamada misionera de los discípulos. Todo bautizado está llamado a la misión en la Iglesia y bajo el mandato de Iglesia. La misión por tanto se realiza de manera conjunta, no individualmente, en comunión con la comunidad eclesial y no por propia iniciativa. Y si hay alguno que en una situación muy particular lleva adelante la misión evangelizadora solo, él la realiza y deberá realizarla siempre en comunión con la Iglesia que lo ha enviado. Como enseñaba san Pablo VI en la Exhortación apostólica Evangelii nuntiandi, documento que aprecio mucho: «Evangelizar no es para nadie un acto individual y aislado, sino profundamente eclesial. Cuando el más humilde predicador, catequista o Pastor, en el lugar más apartado, predica el Evangelio, reúne su pequeña comunidad o administra un sacramento, aun cuando se encuentra solo, ejerce un acto de Iglesia y su gesto se enlaza mediante relaciones institucionales ciertamente, pero también mediante vínculos invisibles y raíces escondidas del orden de la gracia, a la actividad evangelizadora de toda la Iglesia» (n. 60). En efecto, no es casual que el Señor Jesús haya enviado a sus discípulos en misión de dos en dos; el testimonio que los cristianos dan de Cristo tiene un carácter sobre todo comunitario. Por eso la presencia de una comunidad, incluso pequeña, para llevar adelante la misión tiene una importancia esencial.

En segundo lugar, a los discípulos se les pide vivir su vida personal en clave de misión. Jesús los envía al mundo no sólo para realizar la misión, sino también y sobre todo para vivir la misión que se les confía; no sólo para dar testimonio, sino también y sobre todo para ser sus testigos. Como dice el apóstol Pablo con palabras muy conmovedoras: «Siempre y en todas partes llevamos en el cuerpo la muerte de Jesús, para que también la vida de Jesús se manifieste en nuestro cuerpo» (2 Co 4,10). La esencia de la misión es dar testimonio de Cristo, es decir, de su vida, pasión, muerte y resurrección, por amor al Padre y a la humanidad. No es casual que los Apóstoles hayan buscado al sustituto de Judas entre aquellos que, como ellos, fueron “testigos de la resurrección” (cf. Hch 1,22). Es Cristo, Cristo resucitado, a quien debemos testimoniar y cuya vida debemos compartir. Los misioneros de Cristo no son enviados a comunicarse a sí mismos, a mostrar sus cualidades o capacidades persuasivas o sus dotes de gestión, sino que tienen el altísimo honor de ofrecer a Cristo en palabras y acciones, anunciando a todos la Buena Noticia de su salvación con alegría y franqueza, como los primeros apóstoles.

Por eso, en definitiva, el verdadero testigo es el “mártir”, aquel que da la vida por Cristo, correspondiendo al don de sí mismo que Él nos hizo. «La primera motivación para evangelizar es el amor de Jesús que hemos recibido, esa experiencia de ser salvados por Él que nos mueve a amarlo siempre más» (Exhort. ap. Evangelii gaudium, 264).

En fin, a propósito del testimonio cristiano, permanece siempre válida la observación de san Pablo VI: «El hombre contemporáneo escucha más a gusto a los que dan testimonio que a los que enseñan, o si escuchan a los que enseñan, es porque dan testimonio» (Exhort. ap. Evangelii nuntiandi, 41). Por eso, para la trasmisión de la fe es fundamental el testimonio de vida evangélica de los cristianos. Por otra parte, sigue siendo necesaria la tarea de anunciar su persona y su mensaje. Efectivamente, el mismo Pablo VI prosigue diciendo: «Sí, es siempre indispensable la predicación, la proclamación verbal de un mensaje. […] La palabra permanece siempre actual, sobre todo cuando va acompañada del poder de Dios. Por esto conserva también su actualidad el axioma de san Pablo: “la fe viene de la audición” (Rm 10,17), es decir, es la Palabra oída la que invita a creer» (ibíd., 42).

En la evangelización, por tanto, el ejemplo de vida cristiana y el anuncio de Cristo van juntos; uno sirve al otro. Son dos pulmones con los que debe respirar toda comunidad para ser misionera. Este testimonio completo, coherente y gozoso de Cristo será ciertamente la fuerza de atracción para el crecimiento de la Iglesia incluso en el tercer milenio. Exhorto por tanto a todos a retomar la valentía, la franqueza, esa parresia de los primeros cristianos, para testimoniar a Cristo con palabras y obras, en cada ámbito de la vida.

2. «Hasta los confines de la tierra» – La actualidad perenne de una misión de evangelización universal

Exhortando a los discípulos a ser sus testigos, el Señor resucitado les anuncia adónde son enviados: “a Jerusalén, a toda Judea, a Samaría y hasta los confines de la tierra” (cf. Hch 1,8). Aquí surge evidente el carácter universal de la misión de los discípulos. Se pone de relieve el movimiento geográfico “centrífugo”, casi a círculos concéntricos, de Jerusalén, considerada por la tradición judía como el centro del mundo, a Judea y Samaría, y hasta “los confines de la tierra”. No son enviados a hacer proselitismo, sino a anunciar; el cristiano no hace proselitismo. Los Hechos de los Apóstoles nos narran este movimiento misionero que nos da una hermosa imagen de la Iglesia “en salida” para cumplir su vocación de testimoniar a Cristo Señor, guiada por la Providencia divina mediante las concretas circunstancias de la vida. Los primeros cristianos, en efecto, fueron perseguidos en Jerusalén y por eso se dispersaron en Judea y Samaría, y anunciaron a Cristo por todas partes (cf. Hch 8,1.4).

Algo parecido sucede también en nuestro tiempo. A causa de las persecuciones religiosas y situaciones de guerra y violencia, muchos cristianos se han visto obligados a huir de su tierra hacia otros países. Estamos agradecidos con estos hermanos y hermanas que no se cierran en el sufrimiento, sino que dan testimonio de Cristo y del amor de Dios en los países que los acogen. A esto los exhortaba san Pablo VI considerando «la responsabilidad que recae sobre los emigrantes en los países que los reciben» (Exhort. ap. Evangelii nuntiandi, 21). Experimentamos, en efecto, cada vez más, cómo la presencia de fieles de diversas nacionalidades enriquece el rostro de las parroquias y las hace más universales, más católicas. En consecuencia, la atención pastoral de los migrantes es una actividad misionera que no hay que descuidar, que también podrá ayudar a los fieles locales a redescubrir la alegría de la fe cristiana que han recibido.

La indicación “hasta los confines de la tierra” deberá interrogar a los discípulos de Jesús de todo tiempo y los debe impulsar a ir siempre más allá de los lugares habituales para dar testimonio de Él. A pesar de todas las facilidades que el progreso de la modernidad ha hecho posible, existen todavía hoy zonas geográficas donde los misioneros, testigos de Cristo, no han llegado con la Buena Noticia de su amor. Por otra parte, ninguna realidad humana es extraña a la atención de los discípulos de Cristo en su misión. La Iglesia de Cristo era, es y será siempre “en salida” hacia nuevos horizontes geográficos, sociales y existenciales, hacia lugares y situaciones humanas “límites”, para dar testimonio de Cristo y de su amor a todos los hombres y las mujeres de cada pueblo, cultura y condición social. En este sentido, la misión también será siempre missio ad gentes, como nos ha enseñado el Concilio Vaticano II, porque la Iglesia siempre debe ir más lejos, más allá de sus propios confines, para anunciar el amor de Cristo a todos. A este respecto, quisiera recordar y agradecer a tantos misioneros que han gastado su vida para ir “más allá”, encarnando la caridad de Cristo hacia los numerosos hermanos y hermanas que han encontrado.

3. «El Espíritu Santo vendrá sobre ustedes y recibirán su fuerza» – Dejarse fortalecer y guiar por el Espíritu

risto resucitado, al anunciar a los discípulos la misión de ser sus testigos, les prometió también la gracia para una responsabilidad tan grande: «El Espíritu Santo vendrá sobre ustedes y recibirán su fuerza para que sean mis testigos» (Hch 1,8). Efectivamente, según el relato de los Hechos, fue inmediatamente después de la venida del Espíritu Santo sobre los discípulos de Jesús cuando por primera vez se dio testimonio de Cristo muerto y resucitado con un anuncio kerigmático, el denominado discurso misionero de san Pedro a los habitantes de Jerusalén. Así los discípulos de Jesús, que antes eran débiles, temerosos y cerrados, dieron inicio al periodo de la evangelización del mundo. El Espíritu Santo los fortaleció, les dio valentía y sabiduría para testimoniar a Cristo delante de todos.

Así como «nadie puede decir: “¡Jesús es el Señor!”, si no está movido por el Espíritu Santo» (1 Co 12,3), tampoco ningún cristiano puede dar testimonio pleno y genuino de Cristo el Señor sin la inspiración y el auxilio del Espíritu. Por eso todo discípulo misionero de Cristo está llamado a reconocer la importancia fundamental de la acción del Espíritu, a vivir con Él en lo cotidiano y recibir constantemente su fuerza e inspiración. Es más, especialmente cuando nos sintamos cansados, desanimados, perdidos, acordémonos de acudir al Espíritu Santo en la oración, que —quiero decirlo una vez más— tiene un papel fundamental en la vida misionera, para dejarnos reconfortar y fortalecer por Él, fuente divina e inextinguible de nuevas energías y de la alegría de compartir la vida de Cristo con los demás. «Recibir el gozo del Espíritu Santo es una gracia. Y es la única fuerza que podemos tener para predicar el Evangelio, para confesar la fe en el Señor» (Mensaje a las Obras Misionales Pontificias, 21 mayo 2020). El Espíritu es el verdadero protagonista de la misión, es Él quien da la palabra justa, en el momento preciso y en el modo apropiado.

También queremos leer a la luz de la acción del Espíritu Santo los aniversarios misioneros de este año 2022. La institución de la Sagrada Congregación de Propaganda Fide, en 1622, estuvo motivada por el deseo de promover el mandato misionero en nuevos territorios. ¡Una intuición providencial! La Congregación se reveló crucial para hacer que la misión evangelizadora de la Iglesia sea realmente tal, independiente de las injerencias de los poderes mundanos, con el fin de constituir las Iglesias locales que hoy muestran tanto vigor. Deseamos que la Congregación, como en los cuatro siglos pasados, con la luz y la fuerza del Espíritu, continúe e intensifique su trabajo de coordinar, organizar y animar la actividad misionera de la Iglesia.

El mismo Espíritu que guía la Iglesia universal, inspira también a hombres y mujeres sencillos para misiones extraordinarias. Y fue así como una joven francesa, Paulina Jaricot, fundó hace exactamente 200 años la Obra de la Propagación de la Fe; su beatificación se celebra en este año jubilar. Aun en condiciones precarias, ella acogió la inspiración de Dios para poner en movimiento una red de oración y colecta para los misioneros, de modo que los fieles pudieran participar activamente en la misión “hasta los confines de la tierra”. De esta genial idea nació la Jornada Mundial de las Misiones que celebramos cada año, y cuya colecta en todas las comunidades está destinada al fondo universal con el cual el Papa sostiene la actividad misionera.

En este contexto recuerdo además al obispo francés Charles de Forbin-Janson, que comenzó la Obra de la Santa Infancia para promover la misión entre los niños con el lema “Los niños evangelizan a los niños, los niños rezan por los niños, los niños ayudan a los niños de todo el mundo”; así como a la señora Jeanne Bigard, que dio vida a la Obra de San Pedro Apóstol para el sostenimiento de los seminaristas y de los sacerdotes en tierra de misión. Estas tres obras misionales fueron reconocidas como “pontificias” precisamente cien años atrás. Y fue también bajo la inspiración y guía del Espíritu Santo que el beato Pablo Manna, nacido hace 150 años, fundó la actual Pontificia Unión Misional para animar y sensibilizar hacia la misión a los sacerdotes, a los religiosos y a las religiosas, y a todo el Pueblo de Dios. El mismo Pablo VI formó parte de esta última Obra y fue quien le dio el reconocimiento pontificio. Menciono estas cuatro Obras Misionales Pontificias por sus grandes méritos históricos y también para invitarlos a alegrarse con ellas en este año especial por las actividades que llevan adelante para sostener la misión evangelizadora de la Iglesia universal y de las Iglesias locales. Espero que las Iglesias locales puedan encontrar en estas Obras un sólido instrumento para alimentar el espíritu misionero en el Pueblo de Dios.

Queridos hermanos y hermanas, sigo soñando con una Iglesia totalmente misionera y una nueva estación de la acción misionera en las comunidades cristianas. Y repito el deseo de Moisés para el pueblo de Dios en camino: «¡Ojalá todo el pueblo de Dios profetizara!» (Nm 11,29). Sí, ojalá todos nosotros fuéramos en la Iglesia lo que ya somos en virtud del bautismo: profetas, testigos y misioneros del Señor. Con la fuerza del Espíritu Santo y hasta los confines de la tierra. María, Reina de las misiones, ruega por nosotros.

Roma, San Juan de Letrán, 6 de enero de 2022, Epifanía del Señor.

FRANCISCO

 

Traduzione in lingua portoghese

«Sereis minhas testemunhas» (At 1, 8)

Queridos irmãos e irmãs!

Estas palavras encontram-se no último colóquio de Jesus ressuscitado com os seus discípulos, antes de subir ao Céu, como se descreve nos Atos dos Apóstolos: «Recebereis a força do Espírito Santo, que descerá sobre vós, e sereis minhas testemunhas em Jerusalém, por toda a Judeia e Samaria e até aos confins do mundo» (1, 8). E constituem também o tema do Dia Mundial das Missões de 2022, que, como sempre, nos ajuda a viver o facto de a Igreja ser, por sua natureza, missionária. Neste ano, o citado Dia proporciona-nos a ocasião de comemorar algumas efemérides relevantes para a vida e missão da Igreja: a fundação, há 400 anos, da Congregação de Propaganda Fide – hoje designada Congregação para a Evangelização dos Povos – e, há 200 anos, da «Obra da Propagação da Fé; esta, juntamente com a Obra da Santa Infância e a Obra de São Pedro Apóstolo, há 100 anos foram reconhecidas como «Pontifícias».

Detenhamo-nos nestas três expressões-chave que resumem os três alicerces da vida e da missão dos discípulos: «Sereis minhas testemunhas», «até aos confins do mundo» e «recebereis a força do Espírito Santo».

1. «Sereis minhas testemunhas» – A chamada de todos os cristãos a testemunhar Cristo

É o ponto central, o coração do ensinamento de Jesus aos discípulos em ordem à sua missão no mundo. Todos os discípulos serão testemunhas de Jesus, graças ao Espírito Santo que vão receber: será a graça a constituí-los como tais, por todo o lado aonde forem, onde quer que estejam. Tal como Cristo é o primeiro enviado, ou seja, missionário do Pai (cf. Jo 20, 21) e, enquanto tal, a sua «Testemunha fiel» (Ap 1, 5), assim também todo o cristão é chamado a ser missionário e testemunha de Cristo. E a Igreja, comunidade dos discípulos de Cristo, não tem outra missão senão a de evangelizar o mundo, dando testemunho de Cristo. A identidade da Igreja é evangelizar.

Uma releitura de conjunto mais aprofundada esclarece-nos alguns aspetos sempre atuais da missão confiada por Cristo aos discípulos: «Sereis minhas testemunhas». A forma plural destaca o caráter comunitário-eclesial da chamada missionária dos discípulos. Todo o batizado é chamado à missão na Igreja e por mandato da Igreja: por isso a missão realiza-se em conjunto, não individualmente: em comunhão com a comunidade eclesial e não por iniciativa própria. E ainda que alguém, numa situação muito particular, leve avante a missão evangelizadora sozinho, realiza-a e deve realizá-la sempre em comunhão com a Igreja que o enviou. Como ensina São Paulo VI, na Exortação apostólica Evangelii nuntiandi (um documento de que muito gosto), «evangelizar não é, para quem quer que seja, um ato individual e isolado, mas profundamente eclesial. Assim, quando o mais obscuro dos pregadores, dos catequistas ou dos pastores, no rincão mais remoto, prega o Evangelho, reúne a sua pequena comunidade ou administra um Sacramento, mesmo sozinho, ele perfaz um ato de Igreja e o seu gesto está certamente conexo, por relações institucionais, como também por vínculos invisíveis e por raízes recônditas da ordem da graça, à atividade evangelizadora de toda a Igreja» (n.º 60). Com efeito, não foi por acaso que o Senhor Jesus mandou os seus discípulos em missão dois a dois; o testemunho prestado pelos cristãos a Cristo tem caráter sobretudo comunitário. Daí a importância essencial da presença duma comunidade, mesmo pequena, na realização da missão.

Em segundo lugar, é pedido aos discípulos para construírem a sua vida pessoal em chave de missão: são enviados por Jesus ao mundo não só para fazer a missão, mas também e sobretudo para viver a missão que lhes foi confiada; não só para dar testemunho, mas também e sobretudo para ser testemunhas de Cristo. Assim o diz, com palavras verdadeiramente comoventes, o apóstolo Paulo: «Trazemos sempre no nosso corpo a morte de Jesus, para que também a vida de Jesus seja manifesta no nosso corpo» (2 Cor 4, 10). A essência da missão é testemunhar Cristo, isto é, a sua vida, paixão, morte e ressurreição por amor do Pai e da humanidade. Não foi por acaso que os Apóstolos foram procurar o substituto de Judas entre aqueles que tinham sido, como eles, testemunhas da ressurreição (cf. At 1, 22). É Cristo, e Cristo ressuscitado, Aquele que devemos testemunhar e cuja vida devemos partilhar. Os missionários de Cristo não são enviados para comunicar-se a si mesmos, mostrar as suas qualidades e capacidades persuasivas ou os seus dotes de gestão. Em vez disso, têm a honra sublime de oferecer Cristo, por palavras e ações, anunciando a todos a Boa Nova da sua salvação com alegria e ousadia, como os primeiros apóstolos.

Por isso, em última análise, a verdadeira testemunha é o «mártir», aquele que dá a vida por Cristo, retribuindo o dom que Ele nos fez de Si mesmo. «A primeira motivação para evangelizar é o amor que recebemos de Jesus, aquela experiência de sermos salvos por Ele que nos impele a amá-Lo cada vez mais» (Francisco, Exort. ap. Evangelii gaudium, 264).

Enfim, a propósito do testemunho cristão, permanece sempre válida esta observação de São Paulo VI: «O homem contemporâneo escuta com melhor boa vontade as testemunhas do que os mestres (…) ou então, se escuta os mestres, é porque eles são testemunhas» (Evangelii nuntiandi, 41). Por conseguinte é fundamental, para a transmissão da fé, o testemunho de vida evangélica dos cristãos. Por outro lado, continua igualmente necessária a tarefa de anunciar a pessoa de Jesus e a sua mensagem. De facto, o mesmo Paulo VI continua mais adiante: «Sim! A pregação, a proclamação verbal duma mensagem, permanece sempre como algo indispensável. (...) A palavra continua a ser sempre atual, sobretudo quando ela for portadora da força divina. É por este motivo que permanece também com atualidade o axioma de São Paulo: “A fé vem da pregação” (Rom 10, 17). É a Palavra ouvida que leva a acreditar» (Ibid., 42).

Por isso, na evangelização, caminham juntos o exemplo de vida cristã e o anúncio de Cristo. Um serve ao outro. São os dois pulmões com que deve respirar cada comunidade para ser missionária. Este testemunho completo, coerente e jubiloso de Cristo será seguramente a força de atração para o crescimento da Igreja também no terceiro milénio. Assim, exorto todos a retomarem a coragem, a ousadia, aquela parresia dos primeiros cristãos, para testemunhar Cristo, com palavras e obras, em todos os ambientes da vida.

2. «Até aos confins do mundo» – A atualidade perene duma missão de evangelização universal

Ao exortar os discípulos a serem as suas testemunhas, o Senhor ressuscitado anuncia aonde são enviados: «Em Jerusalém, por toda a Judeia e Samaria e até aos confins do mundo» (At 1, 8). Aqui emerge muito claramente o caráter universal da missão dos discípulos. Coloca-se em destaque o movimento geográfico «centrífugo», quase em círculos concêntricos, desde Jerusalém – considerada pela tradição judaica como centro do mundo – à Judeia e Samaria, e até aos extremos «confins do mundo». Não são enviados para fazer proselitismo, mas para anunciar; o cristão não faz proselitismo. Os Atos dos Apóstolos narram-nos este movimento missionário: o mesmo dá-nos uma imagem muito bela da Igreja «em saída» para cumprir a sua vocação de testemunhar Cristo Senhor, orientada pela Providência divina através das circunstâncias concretas da vida. Com efeito, os primeiros cristãos foram perseguidos em Jerusalém e, por isso, dispersaram-se pela Judeia e a Samaria, testemunhando Cristo por toda a parte (cf. At 8, 1.4).

Algo semelhante acontece ainda no nosso tempo. Por causa de perseguições religiosas e situações de guerra e violência, muitos cristãos veem-se constrangidos a fugir da sua terra para outros países. Estamos agradecidos a estes irmãos e irmãs que não se fecham na tribulação, mas testemunham Cristo e o amor de Deus nos países que os acolhem. A isto mesmo os exortava São Paulo VI, ao considerar a «responsabilidade que se origina para os migrantes nos países que os recebem» (Evangelii nuntiandi, 21). Com efeito, experimentamos cada vez mais como a presença dos fiéis de várias nacionalidades enriquece o rosto das paróquias, tornando-as mais universais, mais católicas. Consequentemente, o cuidado pastoral dos migrantes é uma atividade missionária que não deve ser descurada, pois poderá ajudar também os fiéis locais a redescobrir a alegria da fé cristã que receberam.

A indicação «até aos confins do mundo» deverá interpelar os discípulos de Jesus de cada tempo, impelindo-os sempre a ir mais além dos lugares habituais para levar o testemunho d’Ele. Hoje, apesar de todas as facilidades resultantes dos progressos modernos, ainda existem áreas geográficas aonde não chegaram os missionários testemunhas de Cristo com a Boa Nova do seu amor. Por outro lado, não existe qualquer realidade humana que seja alheia à atenção dos discípulos de Cristo, na sua missão. A Igreja de Cristo sempre esteve, está e estará «em saída» rumo aos novos horizontes geográficos, sociais, existenciais, rumo aos lugares e situações humanos «de confim», para dar testemunho de Cristo e do seu amor a todos os homens e mulheres de cada povo, cultura, estado social. Neste sentido, a missão será sempre também missio ad gentes, como nos ensinou o Concílio Vaticano II (veja-se, por exemplo, o Decreto Ad Gentes, sobre a atividade missionária da Igreja, 07/XII/1965), porque a Igreja terá sempre de ir mais longe, mais além das próprias fronteiras, para testemunhar a todos o amor de Cristo. A propósito, quero lembrar e agradecer aos inúmeros missionários que gastaram a vida para «ir mais além», encarnando a caridade de Cristo por tantos irmãos e irmãs que encontraram.

3. «Recebereis a força do Espírito Santo – Deixar-se sempre fortalecer e guiar pelo Espírito

Ao anunciar aos discípulos a missão de serem suas testemunhas, Cristo ressuscitado prometeu também a graça para uma tão grande responsabilidade: «Recebereis a força do Espírito Santo e sereis minhas testemunhas» (At 1, 8). Com efeito, segundo a narração dos Atos, foi precisamente a seguir à descida do Espírito Santo sobre os discípulos de Jesus que teve lugar a primeira ação de testemunhar Cristo, morto e ressuscitado, com um anúncio querigmático: o chamado discurso missionário de São Pedro aos habitantes de Jerusalém. Assim começa a era da evangelização do mundo por parte dos discípulos de Jesus, que antes apareciam fracos, medrosos, fechados. O Espírito Santo fortaleceu-os, deu-lhes coragem e sabedoria para testemunhar Cristo diante de todos.

Como «ninguém pode dizer: “Jesus é Senhor” senão pelo Espírito Santo» (1 Cor 12, 3), também nenhum cristão poderá dar testemunho pleno e genuíno de Cristo Senhor sem a inspiração e a ajuda do Espírito. Por isso cada discípulo missionário de Cristo é chamado a reconhecer a importância fundamental da ação do Espírito, a viver com Ele no dia a dia e a receber constantemente força e inspiração d'Ele. Mais, precisamente quando nos sentirmos cansados, desmotivados, perdidos, lembremo-nos de recorrer ao Espírito Santo na oração (esta – permiti-me destacá-lo mais uma vez – tem um papel fundamental na vida missionária), para nos deixarmos restaurar e fortalecer por Ele, fonte divina inesgotável de novas energias e da alegria de partilhar com os outros a vida de Cristo. «Receber a alegria do Espírito é uma graça; e é a única força que podemos ter para pregar o Evangelho, confessar a fé no Senhor» (Francisco, Mensagem às Pontifícias Obras Missionárias, 21/V/2020). Assim, o Espírito é o verdadeiro protagonista da missão: é Ele que dá a palavra certa no momento justo e sob a devida forma.

É à luz da ação do Espírito Santo que queremos ler também os aniversários missionários deste 2022. A instituição da Sacra Congregação de Propaganda Fide, em 1622, foi motivada pelo desejo de promover o mandato missionário nos novos territórios. Uma intuição providencial! A Congregação revelou-se crucial para tornar a missão evangelizadora da Igreja verdadeiramente tal, isto é, independente das ingerências dos poderes do mundo, a fim de constituir aquelas Igrejas locais que hoje mostram tanto vigor. Esperamos que, à semelhança dos últimos quatro séculos, a Congregação, com a luz e a força do Espírito, continue e intensifique o seu trabalho de coordenar, organizar e animar as atividades missionárias da Igreja.

O mesmo Espírito, que guia a Igreja universal, inspira também homens e mulheres simples para missões extraordinárias. E foi assim que uma jovem francesa, Pauline Jaricot, há exatamente 200 anos fundou a Associação para a Propagação da Fé; celebra-se a sua beatificação neste ano jubilar. Embora em condições precárias, ela acolheu a inspiração de Deus para pôr em movimento uma rede de oração e coleta para os missionários, de modo que os fiéis pudessem participar ativamente na missão «até aos confins do mundo». Desta ideia genial, nasceu o Dia Mundial das Missões, que celebramos todos os anos, e cuja coleta em todas as comunidades se destina ao Fundo universal com que o Papa sustenta a atividade missionária.

Neste contexto, recordo também o Bispo francês Charles de Forbin-Janson, que iniciou a Obra da Santa Infância para promover a missão entre as crianças sob o lema «As crianças evangelizam as crianças, as crianças rezam pelas crianças, as crianças ajudam as crianças de todo o mundo»; e lembro ainda a senhora Jeanne Bigard, que deu vida à Obra de São Pedro Apóstolo, para apoio dos seminaristas e sacerdotes em terras de missão. Estas três obras missionárias foram reconhecidas como «pontifícias», precisamente há cem anos. E foi também sob a inspiração e guia do Espírito Santo que o Beato Paolo Manna, nascido há 150 anos, fundou a atual Pontifícia União Missionária a fim de sensibilizar e animar para a missão os sacerdotes, os religiosos e as religiosas e todo o povo de Deus. Desta última Obra, fez parte o próprio Paulo VI, que lhe conferiu o reconhecimento pontifício. Menciono estas quatro Obras Missionárias Pontifícias pelos seus grandes méritos históricos e também para vos convidar a alegrar-vos com elas, neste ano especial, pelas atividades desenvolvidas em apoio da missão evangelizadora na Igreja universal e nas Igrejas locais. Espero que as Igrejas locais possam encontrar nestas Obras um instrumento seguro para alimentar o espírito missionário no Povo de Deus.

Queridos irmãos e irmãs, continuo a sonhar com uma Igreja toda missionária e uma nova estação da ação missionária das comunidades cristãs. E repito o desejo de Moisés para o povo de Deus em caminho: «Quem dera que todo o povo do Senhor profetizasse» (Nm 11, 29). Sim, oxalá todos nós sejamos na Igreja o que já somos em virtude do Batismo: profetas, testemunhas, missionários do Senhor! Com a força do Espírito Santo e até aos extremos confins da terra. Maria, Rainha das Missões, rogai por nós!

Roma, São João de Latrão, na Solenidade da Epifania do Senhor, 6 de janeiro de 2022.

FRANCISCO


Traduzione in lingua polacca

„Będziecie moimi świadkami” (Dz 1, 8)

Drodzy bracia i siostry!

Słowa te należą do ostatniej rozmowy Jezusa Zmartwychwstałego z uczniami, przed Jego wstąpieniem do nieba, opisanej w Dziejach Apostolskich: „gdy Duch Święty zstąpi na was, otrzymacie Jego moc i będziecie moimi świadkami w Jerozolimie i w całej Judei, i w Samarii, i aż po krańce ziemi” (1, 8). Jest to również temat Światowego Dnia Misyjnego 2022, który jak zawsze pomaga nam przeżywać fakt, że Kościół ze swej natury jest misyjny. W tym roku daje nam on okazję do upamiętnienia kilku ważnych rocznic w życiu i misji Kościoła: 400-lecia ustanowienia Kongregacji Propaganda Fide - dziś ds. Ewangelizacji Narodów - oraz 200.rocznicy powstania Dzieła Rozkrzewiania Wiary, które wraz z Dziełem Misyjnym Dzieci i Dziełem św. Piotra Apostoła sto lat temu uzyskało miano „papieskiego”.

Zastanówmy się nad tymi trzema kluczowymi wyrażeniami, które streszczają trzy podstawy życia i misji uczniów: „Będziecie moimi świadkami”, „aż po krańce ziemi” i „otrzymacie moc Ducha Świętego”.

1. „Będziecie moimi świadkami” – powołanie wszystkich chrześcijan do świadczenia o Chrystusie

Jest to punkt centralny, istota nauczania Jezusa skierowanego do uczniów, odnośnie do ich misji w świecie. Wszyscy uczniowie będą świadkami Jezusa dzięki Duchowi Świętemu, którego otrzymają: zostaną nimi ustanowieni przez łaskę. Gdziekolwiek pójdą, gdziekolwiek by byli. Tak, jak Chrystus jest pierwszym posłanym, to znaczy misjonarzem Ojca (por. J 20, 21) i Jego „wiernym świadkiem” (por. Ap 1, 5), tak też każdy chrześcijanin jest powołany do bycia misjonarzem i świadkiem Chrystusa. A Kościół, będący wspólnotą uczniów Chrystusa, nie ma innej misji, jak tylko ewangelizowanie świata, dając świadectwo o Chrystusie. Tożsamość Kościoła polega na ewangelizowaniu.

Bardziej dogłębna ponowna lektura całości wyjaśnia pewne aspekty, które są zawsze istotne dla misji powierzonej przez Chrystusa swoim uczniom: „Będziecie moimi świadkami”. Forma liczby mnogiej podkreśla wspólnotowo-eklezjalny charakter misyjnego powołania uczniów. Każdy ochrzczony jest powołany do misji w Kościele i z mandatu Kościoła: misja jest więc realizowana razem, a nie indywidualnie, w komunii ze wspólnotą kościelną, a nie z własnej inicjatywy. I nawet jeśli ktoś w jakiejś szczególnej sytuacji sam wypełnia misję ewangelizacyjną, to wypełnia ją i powinien ją zawsze wypełniać w komunii z Kościołem, który go posłał. Jak uczył św. Paweł VI w adhortacji apostolskiej Evangelii nuntiandi, dokumencie, który jest mi bardzo bliski: „dzieło ewangelizacji nie jest niczyim aktem osobistym i samotnym, ale całkowicie kościelnym. Dlatego, kiedy choćby najpospolitszy kaznodzieja, katechista czy duszpasterz, w jak najbardziej odległym kraju, głosi Ewangelię, gromadzi swą małą wspólnotę, udziela Sakramentów, choćby był sam, wykonuje akt Kościoła, a jego dzieło zapewne łączy się z działalnością ewangelizacyjną całego Kościoła, nie tylko przez więzy „instytucjonalne”, ale także przez więzy niewidzialne i przez ukryte zakorzenienie w łasce niebieskiej” (n. 60). Nie przypadkiem bowiem Pan Jezus posyłał swoich uczniów na misje po dwóch. Świadectwo chrześcijan o Chrystusie ma przede wszystkim charakter wspólnotowy. Stąd wynika zasadnicze znaczenie obecności wspólnoty, choćby małej, w wypełnianiu misji.

Po drugie, uczniowie są wezwani do przeżywania swojego osobistego życia w kluczu misji: są posłani przez Jezusa do świata nie tylko po to, by wypełniać misję, ale przede wszystkim, by żyć misją, która została im powierzona; nie tylko po to, aby dawać świadectwo, ale przede wszystkim, aby być świadkami Chrystusa. Jak mówi apostoł Paweł w prawdziwie poruszających słowach: „Nosimy nieustannie w ciele naszym konanie Jezusa, aby życie Jezusa objawiało się w naszym ciele” (2 Kor 4, 10). Istotą misji jest dawanie świadectwa o Chrystusie, to znaczy o Jego życiu, męce, śmierci i zmartwychwstaniu ze względu na Jego miłość do Ojca i do rodzaju ludzkiego. To nie przypadek, że Apostołowie szukali następcy Judasza spośród tych, którzy, tak jak oni, byli świadkami Jego zmartwychwstania (por. Dz 1, 22). To Chrystus, i to Chrystus zmartwychwstały, jest tym, o którym musimy świadczyć i którego życiem musimy się dzielić. Misjonarze Chrystusa nie są posyłani, aby przekazywać siebie samych, aby popisywać się swoimi zaletami, zdolnościami przekonywania czy umiejętnościami kierowniczymi. Mają natomiast najwyższy zaszczyt ofiarowania Chrystusa słowem i czynem, głosząc wszystkim Dobrą Nowinę o Jego zbawieniu z radością i szczerością, tak jak pierwsi apostołowie.

Dlatego, w ostatecznym rozrachunku, prawdziwym świadkiem jest „męczennik”, ten, kto oddaje swoje życie za Chrystusa, odwzajemniając dar, którym On uczynił dla nas siebie samego. „Pierwszą motywacją do ewangelizacji jest miłość Jezusa, jaką przyjęliśmy, doświadczenie bycia zbawionym przez Niego, skłaniające nas, by Go jeszcze bardziej kochać” (Evangelii gaudium, 264).

Wreszcie stale aktualne jest spostrzeżenie św. Pawła VI na temat świadectwa chrześcijańskiego: „człowiek naszych czasów chętniej słucha świadków, aniżeli nauczycieli; a jeśli słucha nauczycieli, to dlatego, że są świadkami” (Evangelii nuntiandi, 41). Dlatego fundamentalne znaczenie dla przekazu wiary ma świadectwo ewangelicznego życia chrześcijan. Z drugiej strony, zadanie głoszenia Jego osoby i Jego orędzia pozostaje tak samo konieczne. Zresztą sam Paweł VI mówi dalej: „Tak, przepowiadanie, owo ustne głoszenie orędzia jest zawsze jak najbardziej potrzebne. [...] Słowo zawsze posiada swą wyższość i skuteczność, zwłaszcza gdy niesie z sobą moc Bożą. Z tego powodu i w naszych czasach zachowuje swą aktualność Pawłowe: «Wiara ze słuchania» (Rz 10, 17): słowo usłyszane prowadzi do wierzenia” (tamże, 42).

W ewangelizacji zatem przykład życia chrześcijańskiego i głoszenie Chrystusa idą w parze. Jedno służy drugiemu. Są to dwa płuca, którymi każda wspólnota musi oddychać, aby być misyjną. To pełne, konsekwentne i radosne świadectwo o Chrystusie będzie z pewnością siłą przyciągającą dla rozwoju Kościoła także w trzecim tysiącleciu. Dlatego zachęcam wszystkich do odzyskania odwagi, szczerości, owej parezji pierwszych chrześcijan, aby dawać świadectwo o Chrystusie słowem i czynem, w każdej dziedzinie życia.

2. „Aż po krańce ziemi” - Odwieczna aktualność powszechnej misji ewangelizacji

Zachęcając uczniów do bycia Jego świadkami, zmartwychwstały Pan zapowiada, dokąd są posłani: „w Jerozolimie i w całej Judei, i w Samarii, i aż po krańce ziemi” (Dz 1, 8). Bardzo jasno wyłania się tutaj powszechny charakter misji uczniów. Podkreślono „odśrodkowy” ruch geograficzny, niemal w koncentrycznych kręgach, od Jerozolimy, uważanej przez tradycję żydowską za centrum świata, do Judei i Samarii, i aż po „krańce ziemi”. Nie są posłani, aby uprawiać prozelityzm, ale by głosić. Chrześcijanin nie uprawia prozelityzmu. Dzieje Apostolskie mówią nam o tym ruchu misyjnym: dają nam piękny obraz Kościoła, który „wychodzi”, aby wypełnić swoje powołanie do dawania świadectwa o Chrystusie Panu, kierowany Bożą Opatrznością poprzez konkretne okoliczności życia. Istotnie, pierwsi chrześcijanie byli prześladowani w Jerozolimie, dlatego rozproszyli się w Judei i Samarii i wszędzie dawali świadectwo o Chrystusie (por. Dz 8, 1.4).

Coś podobnego wciąż dzieje się w naszych czasach. Z powodu prześladowań religijnych oraz sytuacji wojny i przemocy, wielu chrześcijan jest zmuszonych do ucieczki ze swojej ojczyzny do innych krajów. Jesteśmy wdzięczni tym braciom i siostrom, którzy nie zamykają się w cierpieniu, ale dają świadectwo o Chrystusie i Bożej miłości w krajach, które ich przyjmują. Do tego zachęcał ich św. Paweł VI, mając na uwadze „obowiązek i zadanie emigrantów w tych krajach; które ich przyjęły w gościnę” (Evangelii nuntiandi, 21). Rzeczywiście, coraz częściej doświadczamy, jak obecność wiernych różnych narodowości wzbogaca oblicze parafii i czyni je bardziej powszechnymi, bardziej katolickimi. Zatem duszpasterstwo migrantów jest działalnością misyjną, której nie należy zaniedbywać, a która może również pomóc miejscowym wiernym w ponownym odkryciu radości wiary chrześcijańskiej, którą otrzymali.

Wskazanie „aż po krańce ziemi” powinno uczniom Jezusa każdego czasu stawiać pytanie i powinno ich zawsze przynaglać, by wychodzili poza tradycyjne miejsca, aby dawać o Nim świadectwo. Pomimo wszelkich udogodnień, jakie niesie ze sobą postęp nowoczesności, istnieją dziś jeszcze obszary geograficzne, do których nie dotarli jeszcze misyjni świadkowie Chrystusa z Dobrą Nowiną o Jego miłości. Z drugiej strony, żadna ludzka rzeczywistość nie może być obca uwadze uczniów Chrystusa w ich misji. Kościół Chrystusowy był, jest i będzie zawsze „wychodzący” ku nowym horyzontom geograficznym, społecznym i egzystencjalnym, ku miejscom i ludzkim sytuacjom „granicznym”, aby dawać świadectwo o Chrystusie i Jego miłości do wszystkich ludzi, każdego narodu, wszystkich kultur i wszystkich stanów społecznych. W tym sensie misja będzie zawsze także missio ad gentes, jak nauczał nas Sobór Watykański II, ponieważ Kościół zawsze będzie musiał wychodzić poza swoje granice, aby wszystkim świadczyć o miłości Chrystusa. W związku tym pragnę przypomnieć i podziękować wielu misjonarzom, którzy poświęcili swoje życie, aby wyjść „poza”, ucieleśniając miłość Chrystusa do wielu braci i sióstr, których spotkali.

3. „Otrzymacie moc Ducha Świętego” – zawsze dać się umacniać i prowadzić Duchowi Świętemu

Zapowiadając uczniom ich misję bycia Jego świadkami, Chrystus zmartwychwstały obiecał również łaskę dla tak wielkiej odpowiedzialności: „gdy Duch Święty zstąpi na was, otrzymacie Jego moc i będziecie moimi świadkami” (Dz 1, 8). Rzeczywiście, zgodnie z opisem Dziejów Apostolskich, właśnie po zstąpieniu Ducha Świętego na uczniów Jezusa miało miejsce pierwsze świadectwo o Chrystusie, który umarł i zmartwychwstał, poprzez kerygmatyczne głoszenie, tak zwane przemówienie misyjne św. Piotra do mieszkańców Jerozolimy. Tak rozpoczęła się era ewangelizacji świata przez uczniów Jezusa, którzy wcześniej byli słabi, zalęknieni, zamknięci. Umocnił ich Duch Święty, dał im odwagę i mądrość, aby przed wszystkimi zaświadczyli o Chrystusie.

Tak jak „nikt nie może powiedzieć bez pomocy Ducha Świętego: «Panem jest Jezus»” (1 Kor 12, 3), tak też żaden chrześcijanin nie może dawać pełnego i autentycznego świadectwa o Chrystusie Panu bez natchnienia i pomocy Ducha Świętego. Dlatego każdy uczeń, misjonarz Chrystusa, jest wezwany do uznania fundamentalnego znaczenia działania Ducha Świętego, do życia z Nim w codzienności oraz do nieustannego czerpania od Niego siły i natchnienia. Co więcej, właśnie wtedy, gdy czujemy się znużeni, pozbawieni motywacji, zagubieni, pamiętajmy, aby zwrócić się w modlitwie do Ducha Świętego, który - chciałbym to jeszcze raz podkreślić - odgrywa fundamentalną rolę w życiu misyjnym, by dać się odświeżyć i umocnić przez Niego, będącego niewyczerpalnym Bożym źródłem nowej energii i radości dzielenia się życiem Chrystusa z innymi. „Otrzymanie radości Ducha jest łaską. I jest to jedyna siła, jaką możemy mieć, aby głosić Ewangelię, by wyznawać wiarę w Pana” (Przesłanie do Papieskich Dzieł Misyjnych, 21 maja 2020). Tak więc to Duch Święty jest prawdziwym protagonistą misji: to On daje właściwe słowo we właściwym czasie i we właściwy sposób.

Właśnie w świetle działania Ducha Świętego chcemy również odczytać rocznice misyjne obecnego 2022 roku. Utworzenie Kongregacji Rozkrzewiania Wiary, w 1622 roku, było podyktowane pragnieniem wspierania polecenia misyjnego na nowych terytoriach. Była to opatrznościowa intuicja! Kongregacja okazała się kluczowa dla uczynienia misji ewangelizacyjnej Kościoła prawdziwie taką, to znaczy niezależną od ingerencji mocarstw światowych, aby ustanowić te Kościoły lokalne, które dziś wykazują jakże wielką żywotność. Miejmy nadzieję, że podobnie jak w minionych czterech wiekach, Kongregacja, ze światłem i z mocą Ducha Świętego, będzie kontynuowała i intensyfikowała swoją pracę w zakresie koordynowania, organizowania i ożywiania działalności misyjnej Kościoła.

Ten sam Duch, który prowadzi Kościół powszechny, inspiruje także zwyczajnych mężczyzn i kobiety do nadzwyczajnych misji. I tak się stało dokładnie 200 lat temu, gdy pewna młoda Francuzka, Paulina Jaricot, założyła Stowarzyszenie Rozkrzewiania Wiary. Jej beatyfikacja odbędzie się w tym roku jubileuszowym. Chociaż żyła w niedostatku, przyjęła natchnienie Boże, aby stworzyć sieć modlitw i zbiórek na rzecz misjonarzy, żeby wierni mogli czynnie uczestniczyć w misji „aż po krańce ziemi”. Z tego genialnego pomysłu narodził się Światowy Dzień Misyjny, który obchodzimy co roku, a z którego ofiary zbierane we wszystkich wspólnotach przeznaczone są na fundusz powszechny, poprzez który papież wspiera działalność misyjną.

W tym kontekście wspominam również francuskiego biskupa Karola de Forbin-Jansona, który założył Dzieło Misyjne Dzieci, aby promować misję wśród dzieci pod hasłem: „Dzieci ewangelizują dzieci, dzieci modlą się za dzieci, dzieci pomagają dzieciom na całym świecie”; a także panią Joannę Bigard, która powołała do życia Dzieło św. Piotra Apostoła, aby wspierać seminarzystów i księży na terenach misyjnych. Te trzy dzieła misyjne zostały uznane za „papieskie” dokładnie sto lat temu. To również pod natchnieniem i kierownictwem Ducha Świętego, błogosławiony Paweł Manna, urodzony 150 lat temu, założył obecną Papieską Unię Misyjną, aby uwrażliwiać i animować do misji kapłanów, osoby konsekrowane i cały lud Boży. Sam Paweł VI był członkiem tego Dzieła, które zyskało uznanie papieskie. Wspominam o tych czterech Papieskich Dziełach Misyjnych ze względu na ich wielkie zasługi historyczne, a także po to, aby zaprosić was do radowania się wraz z nimi, w tym szczególnym roku, ich działalnością na rzecz misji ewangelizacyjnej w Kościele powszechnym i w Kościołach lokalnych. Oby Kościoły lokalne mogły znaleźć w tych dziełach solidne narzędzie do umacniania ducha misyjnego w Ludzie Bożym.

Drodzy bracia i siostry, nie przestaję marzyć o całym Kościele jako misyjnym i o nowym okresie działalności misyjnej wspólnot chrześcijańskich. I powtarzam życzenie Mojżesza dla ludu Bożego w drodze: „Oby tak cały lud Pana prorokował!” (Lb 11, 29). Tak, obyśmy wszyscy byli w Kościele tym, czym już jesteśmy na mocy chrztu: prorokami, świadkami, misjonarzami Pana! Z mocą Ducha Świętego i aż po krańce ziemi. Maryjo, Królowo Misji, módl się za nami!

Rzym, u św. Jana na Lateranie, 6 stycznia 2022 roku, w uroczystość Objawienia Pańskiego.

FRANCISZEK


Traduzione in lingua araba

رسالة قداسة البابا فرنسيس

في مناسبة اليوم الإرسالي العالمي

"تكونونَ لي شُهودًا" (أعمال الرسل 1، 8)

أيّها الإخوة والأخوات الأعزّاء،

هذه الكلمات جزء من محادثة يسوع الأخيرة، بعد قيامته، مع تلاميذه، قبل صعوده إلى السماء، كما جاء في سفر أعمال الرسل: "الرُّوحَ القُدُسَ يَنزِلُ علَيكم فتَنَالون قُدرَةً وتكونونَ لي شُهودًا في أُورَشَليمَ وكُلِّ اليهودِيَّةِ والسَّامِرَة، حتَّى أَقاصي الأَرض" (أعمال الرسل 1، 8). وهذا هو أيضًا موضوع يوم الإرسالي العالمي لسنة 2022، الذي يساعدنا كما هو الحال دائمًا على أن نعيش هذا الواقع: أنّ الكنيسة مرسلة بطبيعتها. هذه السنة، يوم الإرسالي العالمي يتيح لنا الفرصة لإحياء ذكرى بعض المناسبات المهمة في حياة الكنيسة ورسالتها: 400 سنة لتأسيس مجمع نشر الإيمان المقدّس، واليوم أصبح يدعى مجمع تبشير الشعوب – وقبل 200 سنة، مؤسسة جمعية نشر الإيمان وقد تم الاعتراف بها قبل 100 سنة كمؤسسة حبرية، وكذلك مؤسسة الطفولة المقدسة ومؤسسة القديس بطرس الرسول.

لنتوقف عند العبارات الرئيسيّة الثلاث التي تُلخص الأسُس الثلاثة لحياة التلاميذ ورسالتهم: "تكونونَ لي شُهودًا"، و "حتَّى أَقاصي الأَرض" و "تنالون قدرة من الرُّوحَ القُدُسَ".

1. "تكونونَ لي شُهودًا" - دعوة جميع المسيحيين ليكونوا شهودًا للمسيح

إنّها النقطة المركزيّة، قلب تعليم يسوع للتلاميذ من أجل رسالتهم في العالم. سيكون جميع التلاميذ شهودًا ليسوع بقوّة الرّوح القدس الذي سينالونه: سيصنعهم الرّوح كذلك بالنعمة. أينما ذهبوا وأينما كانوا. كما أنّ المسيح هو المرسل الأوّل، أي مرسل من قبل الآب (راجع يوحنا 20، 21)، ولذلك فهو له ”الشَّاهِد الأَمين“ (راجع رؤيا القِدّيس يوحنا 1، 5)، لذلك فإنّ كلّ مسيحي مدعوٌ ليكون مرسلًا للمسيح وشاهدًا له. والكنيسة، جماعة تلاميذ المسيح، ليس لها رسالة أخرى سوى بشارة العالم، والشهادة للمسيح. هوية الكنيسة هي أن تبشِّر.

لو أعدنا قراءة النص كاملًا بمزيد من التعمق لاتضّحت لنا بعض جوانب الرسالة التي عهد بها المسيح إلى التلاميذ، وهي تصلح دائمًا لنا،: "تكونونَ لي شُهودًا". تؤكد صيغة الجمع على الطابع الجماعي الكنسي لدعوة التلاميذ الإرسالية. كلّ معمّد مدعوٌّ إلى الرسالة في الكنيسة وبتفويض من الكنيسة: لذلك تتمّ الرسالة معًا، وليس فرديًا، بل في شركة مع الجماعة الكنسيّة وليس بمبادرة خاصة. وحتى لو كان هناك أحد ما يحمل قدمًا وحده رسالة التبشير في بعض الظروف الخاصة، فإنّه يقوم بها ويجب أن يقوم بها دائمًا بالشركة مع الكنيسة التي أرسلته. كما علّم القديس بولس السادس في الإرشاد الرسولي إعلان الإنجيل Evangelii nuntiandi، وهي وثيقة عزيزة جدًا بالنسبة لي، إذ قال: "البشارة لا تكون أبدًا لأيّ واحد عملًا فرديًّا أو عملًا منعزلاً، بل هي في أعماقها عمل كنسي. ومن ثمّ، أي مبشر مجهول، أو معلّم تعليم مسيحي أو راعٍ، في أبعد مكان في العالم، عندما يعظ بالإنجيل، ويجمع جماعته الصغيرة، أو يمنح سراً من أسرار الكنيسة، ولو كان وحده، فإنّه يعمل عمل كنيسة، وهو مرتبط بكلّ تأكيد، بفضل العلاقات المؤسسيّة، لكن أيضًا بروابط غير منظورة وجذور عميقة في تدبير النعمة، بنشاط البشارة في الكنيسة جمعاء" (رقم 60). في الواقع، ليس من قبيل المصادفة أنّ الرّبّ يسوع أرسل تلاميذه في الرسالة اثنين اثنين. إنّ شهادة المسيحيّين للمسيح لها طابع جماعي بشكل خاص. ومن هنا تأتي الأهمية الأساسيّة لحضور الجماعة، حتى لو كانت صغيرة، في حمل الرسالة.

ثانيًا، يُطلَب من التلاميذ أن يعيشوا حياتهم الشخصيّة ويفهموها على أنّها رسالة: لقد أرسلهم يسوع إلى العالم ليس فقط ”لحمل“ الرسالة، بل أيضًا وقبل كلّ شيء ”ليعيشوا“ الرسالة الموكولة إليهم، وأرسلهم ليس فقط ليؤدّوا الشهادة، بل أيضًا وقبل كلّ شيء ليكونوا هم شهودًا للمسيح. كما قال الرسول بولس بكلمات مؤثرة حقًا: "نَحمِلُ في أَجسادِنا كُلَّ حِينٍ مَوتَ المسيح لِتَظهَرَ في أَجسادِنا حَياةُ المسيحِ أَيضاً" (2 قورنتس 4، 10). جوهر الرسالة هو الشهادة للمسيح، أي الشهادة لحياته وآلامه وموته وقيامته، من أجل محبّة الآب والبشريّة. ليس من قبيل المصادفة أنّ الرسل بحثوا عن بديل يحلّ مكان يهوذا بين أولئك الذين كانوا مثلهم شهودًا على قِيامتِه (راجع أعمال الرسل 1، 22). إنّه المسيح، المسيح القائم من بين الأموات، الذي يجب أن نشهد له والذي يجب أن نشارك في حياته. لا يتم إرسال مرسلي المسيح للتواصل مع أنفسهم، ولإظهار صفاتهم وقدراتهم المقنعة أو مهاراتهم الإدارية. بل لهم الشرف الكبير أن يقدّموا المسيح، بالقول والفعل، ويعلنوا بُشرى الخلاص السّارة للجميع بفرح وصدق، مثل الرسل الأوائل.

لذلك، في التحليل النهائي، فإنّ الشاهد الحقيقي هو ”الشهيد“، هو من يبذل حياته من أجل المسيح، فيتم تبادل الهبات، كما بذل يسوع حياته من أجلنا، نبذل حياتنا من أجله. "الحافز الأوّل للبشارة بالإنجيل هو محبّة يسوع التي نلناها، الخبرة بأنّه يخلّصنا هي التي تدفعنا إلى أن نحبّه دائمًا أكثر" (الإرشاد الرسولي، فرح الإنجيل، 264).

أخيرًا، فيما يتعلق بالشهادة المسيحيّة، تبقى ملاحظة القديس بولس السادس صالحة دائمًا وهي: "الإنسان المعاصر يستمع إلى الشهود أكثر من سماعه للمعلمين، أو إن استمع إلى المعلمين فهو يفعل ذلك لأنّهم شهود" (الإرشاد الرسولي، إعلان الإنجيل Evangelii nuntiandi“، 41). لذلك، تُعتبر شهادة حياة إنجيلية من قبل المسيحيين أساسيّة لنقل الإيمان. من ناحية أخرى، تبقى مهمة الإعلان عن شخص يسوع المسيح ورسالته ضرورية بالمقدار نفسه. في الواقع، تابع بولس السادس نفسه وقال: "نعم، لا غنى عن التبشير دائمًا، أي الإعلان بالكلام عن الرسالة. [...] تبقى الكلمة دائمًا لها قيمتها في حينها، لا سيّما عندما تحمل قدرةّ الله. لهذا السبب، ما زالت كلمة القديس بولس لها قيمتها: ”الإيمان إذًا من السماع“ (راجع رومة 10، 17): إنّها بالضبط الكلمة المسموعة التي تقود إلى الإيمان" (نفس المرجع، 42).

لذلك، في البشارة، يسير معًا مثال الحياة المسيحيّة والإعلان بالمسيح. أمران، الواحد في خدمة الآخر. إنّهما الرئتان اللتان يجب على كلّ جماعة أن تتنفس بهما لكي تحمل الرسالة. هذه الشهادة للمسيح، الكاملة، والموفِّقَة بين الكلمة والسيرة، والفرحة، ستكون بالتأكيد عامل جذب لنمو الكنيسة في الألفيّة الثالثة أيضًا. لذلك فإنّني أحث الجميع على أن يستعيدوا الشجاعة والصدق، أي قول الحقيقة مثل المسيحيّين الأوائل، ليشهدوا للمسيح بالقول والفعل، في كلّ الأوساط.

2. "حتَّى أَقاصي الأَرض" - رسالة وبشارة شاملة صالحة ومطلوبة في كلّ الأوقات.

بعد أن حثَّ الرّبّ يسوع القائم من بين الأموات التّلاميذ على أن يكونوا شهودًا له، أعلن لهم أين يرسلهم: "إلى أُورَشَليمَ وكُلِّ اليَهودِيَّةِ والسَّامِرَة، حتَّى أَقاصي الأَرض" (أعمال الرّسل 1، 8). هنا يظهر بوضوح طابع الشمولية في رسالة التّلاميذ. وتظهر الحركة الجغرافيّة، حركة ”الابتعاد عن المركز“، في دوائر متتابعة، من أورشليم، التي يعتبرها التّقليد اليهودي مركز العالم، إلى اليهوديّة والسَّامِرة، وحتّى ”أقاصي الأرض“. لم يرسلهم للبحث عن أتباعٍ لهم، بل ليعلنوا الكلمة، فالمسيحي لا يبحث عن أتباعٍ له. روى لنا سفر أعمال الرّسل هذه الحركة الإرساليّة، وأعطانا صورة جميلة عن الكنيسة ”المتّجهة نحو الخارج“ حتّى تُكمل دعوتها في أن تشهد للمسيح الرّبّ، بينما توجّهها العناية الإلهيّة، من خلال ظروف الحياة العمليّة. في الواقع، تعرّض المسيحيّون الأوائل للاضطهاد في أورشليم، ولهذا تشتّتوا في اليهوديّة والسَّامِرة وشهدوا للمسيح في كلّ مكان (راجع أعمال الرّسل 8، 1. 4).

لا يزال يحدث شيء مشابه في عصرنا. بسبب الاضطهاد الدّيني وحالات الحرب والعنف، اضطرّ الكثير من المسيحيّين أن يهربوا من أرضهم إلى بلدان أخرى. نحن شاكرون لهؤلاء الإخوة والأخوات الذين لم ينغلقوا على أنفسهم في المعاناة، بل شهدوا للمسيح ولمحبّة الله في البلدان التي استقبلتهم. على هذا حثّهم القدّيس بولس السّادس، إذ اعتبر أنّ "المسؤولية تقع على عاتق المهاجرين في البلدان التي تستقبلهم" (الإرشاد الرسولي، إعلان الإنجيل Evangelii nuntiandi“، 21). في الواقع، لقد اختبرنا بشكل أكبر كيف أنّ حضور المؤمنين من جنسيّات مختلفة، أغنى وجه الرّعايا وجعلها أكثر عالميّة وأكثر كاثوليكيّة. وبالتّالي، فإنّ رعاية المهاجرين هو نشاط رسوليّ يجب ألّا نهمله، ويمكنه أيضًا أن يساعد المؤمنين المحلّيّين على اكتشاف فرح الإيمان المسيحيّ الذي تلقّوه من جديد.

التوجيه "حتَّى أَقاصي الأَرض"، يجب أن يطرح الأسئلة على تلاميذ يسوع في كلّ زمان، ويجب أن يدفعهم دائمًا ليذهبوا إلى أبعد من أماكنهم المعتادة حتّى يشهدوا له. على الرّغم من كلّ التّسهيلات بسبب التّقدّم والتّحضّر، ما زال هناك اليوم مناطق جغرافيّة، لم يصل بعد إليها المرسلون شهود المسيح، حاملين البُشرى السّارّة لمحبّته. من جهة أخرى، يجب ألّا يكون أيّ واقع بشري غريبًا على اهتمام تلاميذ المسيح في رسالتهم. كانت كنيسة المسيح وستكون دائمًا ”متّجهة نحو الخارج“، نحو آفاق جغرافيّة واجتماعيّة ووجوديّة جديدة، ونحو أماكن وحالات إنسانيّة ”على الحدود“، لكي تشهد للمسيح ولمحبّته لجميع الرّجال والنّساء من كلّ شعب وثقافة وحالة اجتماعيّة. بهذا المعنى، ستكون الرّسالة دائمًا أيضًا رسالة إلى الأمم، كما علّمنا المجمع الفاتيكاني الثّاني، لأنّ الكنيسة عليها دائمًا أن تندفع إلى الأمام، أبعد من حدودها، حتّى تشهد لمحبّة المسيح أمام الجميع. في هذا الصّدد، أودّ أن أذكّر وأشكر المرسلين الكثيرين الذين أمضوا حياتهم من أجل الذّهاب إلى ”أبعد“، وجسّدوا محبّة المسيح تجاه الكثير من الإخوة والأخوات الذين التقوا بهم.

3. "الرُّوحَ القُدُس يَنزِلُ علَيكم فتَنالون قُدرَةً" – أن نسمح لأنفسنا دائمًا بأن نقبل القوّة والهِداية من الرّوح القدس.

بعد أن أعلن للتّلاميذ عن رسالتهم في أن يكونوا شهودًا له، وعدهم المسيح القائم من بين الأموات أيضًا بأنّهم سينالون نعمة حتى يحملوا هذه المسؤوليّة الكبيرة، قال: "الرُّوحَ القُدُس يَنزِلُ علَيكم فتَنالون قُدرَةً وتكونونَ لي شُهودًا" (أعمال الرّسل 1، 8). في الواقع، وبحسب رواية سفر أعمال الرّسل، وبعد نزول الرّوح القدس على تلاميذ يسوع بالتّحديد، حدثت أوّل شهادة للمسيح، الذي مات وقام من بين الأموات، بإعلان البشارة، أو ما يسمّى بخطاب القدّيس بطرس الإرسالي لسّكان أورشليم. هكذا بدأ عصر البشارة للعالم من قبل تلاميذ يسوع، الذين كانوا قبل ذلك ضعفاء، وخائفين، ومنغلقين على أنفسهم. قوّاهم الرّوح القدس وأعطاهم الشّجاعة والحكمة ليشهدوا للمسيح أمام الجميع.

كما "أَنَّه لا يَستَطيعُ أَحَدٌ أَن يَقول: «يَسوعُ رَبٌّ» إِلاَّ بإِلهامٍ مِنَ الرُّوحِ القُدُس" (1 قورنتس 12، 3)، كذلك لا يستطيع أيّ مسيحيّ أن يشهد للمسيح الرّبّ الشهادة الكاملة والعفوية من دون إلهام الرّوح القدس ومساعدته. لذلك، فإنّ كلّ تلميذ مُرسل للمسيح، مدعوٌ إلى أن يدرك الأهميّة الأساسيّة لعمل الرّوح، وأن يعيش معه في حياته اليوميّة، ويتلقّى القوّة والإلهام منه باستمرار. بل، عندما نشعر بالتّعب وعدم الحماس والضّياع، وخصوصًا عند ذلك، لنتذكّر أن نلجأ إلى الرّوح القدس بالصّلاة، - وهنا أريد أن أشدّد – إنَّ لها دورًا أساسيًّا في الحياة الرّسوليّة، حتّى ننتعش ونتقوّى به (الرّوح القدس)، فهو مصدر إلهي لا ينضب لطاقات جديدة وفرح مشاركة حياة المسيح مع الآخرين. "أن ننال فرح الرّوح القدس، هذه نعمة. وهي القوّة الوحيدة التي نحتاج إليها للكرازة بالإنجيل، والاعتراف بالإيمان بالرّبّ يسوع" (رسالة إلى جمعيّات الإرساليّات الحبريّة، 21 مايو/أيّار 2020). وهكذا، فإنّ الرّوح القدس هو العامل الرئيسي الحقيقي للرّسالة: فهو الذي يُلهم الكلمة المناسبة في الوقت المناسب وبالطّريقة المناسبة.

وفي ضوء عمل الرّوح القدس، نريد أيضًا أن نفهم معنى ذكرى المؤسسات الإرساليّات لسنة 2022. كان إنشاء مجمع نشر الإيمان المقدّس، في سنة 1622، بدافع الرّغبة في تعزيز التّفويض الإرسالي في أراضٍ جديدة. كان ذلك حَدْسًا من العناية الإلهيّة! أثبت المجمع أهمّيّته الحاسمة في جعل رسالة التبشير في الكنيسة على ما هي عليه، أيّ مستقلّة عن تدخّل القِوى الدنيويّة، من أجل إنشاء الكنائس المحليّة التي تظهر اليوم نشاطًا كبيرًا. ومثلما حدث في القرون الأربعة الماضية، وبنور وقوّة الرّوح القدس، نترجّى أن يستمر المجمع ويكثّف عمله في تنسيق، وتنظيم، وتنشيط أعمال الكنيسة الإرساليّة.

الرّوح القدس نفسه، الذي يقود الكنيسة الجامعة، يُلهم أيضًا رجالًا ونساءً بسطاء لحمل رسالات غير عاديّة. وهكذا أسّست الفتاة الفرنسيّة، بولين جاريكوت، جمعيّة نشر الإيمان قبل 200 سنة بالضبط، ونحتفل بتطويبها في هذه السّنة اليوبيليّة. على الرّغم من ظروفها الصّعبة، تلقّت إلهامًا من الله لكي تُطلق شبكة صلاة وتبرعات من أجل المرسلين، حتّى يتمكّن المؤمنون من المشاركة بنشاط في الرّسالة "حتَّى أَقاصي الأَرض". من هذه الفكرة الرّائعة، وُلد اليوم الإرسالي العالمي الذي نحتفل به كلّ سنة، والذي تتّجه اللمَّة المخصّصة فيه في كلّ الجماعات إلى الصّندوق العالمي الذي به يدعم البابا النّشاط الإرسالي.

وفي هذا السياق، أتذكّر أيضًا الأسقف الفرنسي شارل دي فوربن جانسون، الذي أطلق جمعيّة الطّفولة المقدّسة من أجل تعزيز الرّسالة بين الأطفال، تحت شعار ”الأطفال يبشّرون الأطفال، والأطفال يصلّون من أجل الأطفال، والأطفال يساعدون الأطفال في كلّ العالم“. وكذلك السّيّدة جان بيغارد، التي أنشأت جمعيّة القدّيس بطرس الرّسول من أجل دعم الإكليريكيّين والكهنة في أراضي الإرساليّات. تمّ الاعتراف بهذه الجمعيّات الإرساليّة الثلاث بأنّها جمعيّات ”حبريّة“ منذ مائة سنة فقط. وبإلهام وتوجيه من الرّوح القدس، أسّس الطّوباوي باولو مانّا، المولود قبل 150 سنة، الاتّحاد الإرسالي الحبري الحالي، لتحفيز وتنشيط الكهنة، والرّهبان والرّاهبات وكلّ شعب الله على الرّسالة. كان بولس السّادس نفسه عضوًا في هذه الجمعيّة الأخيرة، التي منحها الاعتراف الحبري. ذَكَرتُ هذه الجمعيّات الإرساليّة الحبريّة الأربعة لما تتمتّع به من مستحقّات تاريخيّة كبيرة، ولأدعوكم أيضًا إلى الفرح معها في هذه السّنة الخاصّة بالأنشطة التي قامت بها لدعم رسالة التبشير في الكنيسة الجامعة وفي الكنائس المحليّة. أتمنّى أن تجد الكنائس المحليّة في هذه الجمعيّات أداة قويّة لتغذية الرّوح الإرساليّة في شعب الله.

أيّها الإخوة والأخوات الأعزّاء، ما زلت أحلم بكنيسة كلّها إرساليّة، وبوقت جديد من العمل الإرسالي للجماعات المسيحيّة. وأكرّر ما تمنّاه موسى لشعب الله وهم في الطريق، قال: "لَيتَ كُلَّ شَعبِ الرَّبِّ أَنبِياءُ!" (سفر العدد 11، 29). نعم، ليتنا كلّنا في الكنيسة، وما نحن عليه بالفعل بحكم المعموديّة: أنبياء، وشهودًا، ومرسلين للرّبّ يسوع! بقوّة الرّوح القدس وحتّى أقاصي الأرض. يا مريم، سلطانة الإرساليّات، صلّي لأجلنا!

أُعطيَ في روما، في بازيليكا القديس يوحنا في اللاتران، يوم 6 كانون الثاني/يناير من العام 2022، في احتفال عيد ظهور الرّبّ يسوع.

فرنسيس

© http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino.html - 6 gennaio 2022



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