Udienza ai partecipanti al IV Incontro internazionale delle Corali in Vaticano

musicasacraQuesta mattina, nell’Aula Paolo VI, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza i partecipanti al IV Incontro Internazionale delle Corali, promosso dal Coro della Diocesi di Roma in occasione del 40° anniversario dalla sua fondazione. L’incontro, organizzato da Nova Opera e patrocinato dal Dicastero per la Cultura e l’Educazione e dal Pontificio Istituto di Musica Sacra, si svolge in Vaticano dal 7 al 9 giugno 2024.

Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha rivolto ai presenti nel corso dell’incontro:

Discorso del Santo Padre

Buongiorno!

Avete visto che la spontaneità dei bambini parla più dei migliori discorsi? Loro sono così, si esprimono come sono. Dobbiamo prenderci cura dei bambini perché sono il futuro, sono la speranza, ma sono anche la testimonianza di spontaneità, di innocenza e di promessa. E sempre per questo Gesù diceva che voleva i bambini vicini. Quando gli apostoli dicevano: “Andate via!”, Lui diceva: “No, no, che vengano i bambini!”. I bambini sono i privilegiati. Per questo Gesù ha detto: “Il Regno di Dio è di coloro che sono come dei bambini”. Dobbiamo imparare da questa spontaneità che ci hanno fatto vedere questi. E non venivano per le caramelle – poi si sono accorti che c’erano le caramelle – ma venivano perché gli piaceva venire. Sono così. Non dimentichiamo la lezione che ci hanno dato oggi. Grazie!

A tutti do il mio benvenuto e in modo particolare ringrazio il Maestro Mons. Marco Frisina e ringrazio Nova Opera per aver promosso questa iniziativa, che si svolge a quarant’anni dalla fondazione del Coro della Diocesi di Roma. È un anniversario che incoraggia tutti voi ad andare avanti nel prezioso servizio che svolgete, a Roma e in tante altre parti del mondo.

Il vostro incontro, giunto alla quarta edizione, riunisce corali parrocchiali e diocesane, scholæ cantorum, cappelle musicali, direttori e musicisti. Siete venuti in Vaticano per approfondire insieme il significato della musica a servizio della liturgia; ed è bello vedervi qui, anche perché, provenendo da luoghi diversi ma uniti dalla fede e dalla passione musicale, voi siete un segno forte di unità. Per questo vorrei richiamare alla vostra attenzione tre aspetti essenziali del vostro servizio, cioè l’armonia, la comunione e la gioia.

Primo: l’armonia. La musica genera armonia raggiungendo tutti, consolando chi soffre, ridonando entusiasmo a chi è scoraggiato e facendo fiorire in ciascuno valori meravigliosi come la bellezza e la poesia, riflesso della luce armoniosa di Dio. L’arte musicale ha infatti un linguaggio universale e immediato, che non necessita di traduzioni, né di tante spiegazioni concettuali. Possono apprezzarla i semplici e i dotti, cogliendone chi un aspetto chi un altro, con più o meno profondità, ma attingendo tutti dalla stessa ricchezza. Inoltre la musica educa all’ascolto, all’attenzione e allo studio, elevando le emozioni, i sentimenti e i pensieri (cfr Ef 4,4-8), portando le persone oltre il vortice della fretta, del rumore e di una visione solo materiale della vita, e aiutandole a contemplare meglio sé stesse e la realtà che le circonda. Dona così, a chi la coltiva, uno sguardo saggio e pacato, con cui più facilmente si superano divisioni e antagonismi, per essere – proprio come gli strumenti di un’orchestra o le voci di un coro – in accordo, per vigilare sulle stonature e correggere le dissonanze, che sono pure utili per la dinamica delle composizioni, purché integrate in un sapiente tessuto armonico.

Secondo: la comunione. Il canto corale si fa insieme, non da soli. E anche questo ci parla della Chiesa e del mondo in cui viviamo. Il nostro camminare uniti, infatti, si può rappresentare come l’esecuzione di un grande “concerto”, nel quale ciascuno partecipa con le proprie capacità e offre il proprio contributo, suonando o cantando la sua “parte”, e ritrovando così la propria unicità arricchita dalla sinfonia della comunione. In un coro e in un’orchestra, gli uni hanno bisogno degli altri, e la riuscita dell’esecuzione di tutti è condizionata dall’impegno di ciascuno, dal fatto che ognuno contribuisca al meglio nel suo ruolo, rispettando e ascoltando chi gli sta accanto, senza protagonismi, in sintonia. Proprio come nella Chiesa e nella vita, dove ciascuno è chiamato a fare bene la sua parte a vantaggio dell’intera comunità, perché da tutto il mondo si alzi un canto di lode a Dio (cfr Sal 47,2).

Infine, terzo: la gioia. Voi siete depositari di un tesoro secolare di arte, di bellezza e di spiritualità. Non lasciate che la mentalità del mondo lo inquini con l’interesse, l’ambizione, la gelosia, le divisioni, cose tutte che, come voi sapete, possono introdursi nella vita di un coro, come di una comunità, rendendoli spazi non gioiosi, ma tristi e pesanti, fino a disgregarli. Vi farà bene, invece, a tal fine, tenere alto il tenore spirituale della vostra vocazione: con la preghiera e la meditazione della Parola di Dio, partecipando, oltre che con la voce, anche con la mente e con il cuore alle liturgie che animate, e vivendone con entusiasmo i contenuti giorno per giorno, perché la vostra musica sia sempre più elevazione felice del cuore a Dio, che con il suo amore attrae, illumina e trasforma tutto (cfr 1 Cor 13,1-13). Così realizzerete l’esortazione di Sant’Agostino: «Lodiamo il Signore con la vita e con la lingua, col cuore e con le labbra, con la voce e con la condotta» (Disc. 256).

Care sorelle e cari fratelli, vi ringrazio di essere venuti e soprattutto per il vostro servizio alla preghiera della Chiesa e all’evangelizzazione. Vi accompagno con la mia benedizione. E vi chiedo per favore, mentre cantate, di pregare per me. Grazie!

[00994-IT.02] [Testo originale: Italiano]

Traduzione in lingua francese

Bonjour !

Avez-vous vu que la spontanéité des enfants parle plus fort que les meilleurs discours ? Ils sont ainsi, ils s'expriment tels qu'ils sont. Nous devons prendre soin des enfants parce qu'ils sont l'avenir, ils sont l'espérance, mais ils sont aussi le témoignage de la spontanéité, de l'innocence et de la promesse. C'est toujours pour cette raison que Jésus disait qu'il voulait les enfants près de lui. Quand les apôtres disaient : “Allez-vous-en !”, il disait : “Non, non, que les enfants viennent !”. Les enfants sont les privilégiés. C'est pourquoi Jésus a dit : “Le Royaume de Dieu appartient à ceux qui sont comme des enfants”. Nous devons apprendre de cette spontanéité qu'ils nous ont montrée. Ils ne venaient pas pour les bonbons – puis ils se sont rendu compte qu'il y avait des bonbons – mais ils venaient parce qu'ils aimaient venir. Ils sont comme ça. N'oublions pas la leçon qu'ils nous ont donnée aujourd'hui. Merci à tous !

Je vous souhaite à tous la bienvenue et je remercie tout particulièrement le Maître Monsigneur Marco Frisina et je remercie Nova Opera d’avoir promu cette initiative, qui a lieu quarante ans après la fondation du Chœur du diocèse de Rome. C’est un anniversaire qui vous encourage tous à poursuivre le précieux service que vous rendez, à Rome et dans tant d'autres parties du monde.

Votre rencontre, qui en est à sa quatrième édition, réunit des chorales paroissiales et diocésaines, des scholæ cantorum, des chapelles musicales, des directeurs et des musiciens. Vous êtes venus au Vatican pour approfondir ensemble le sens de la musique au service de la liturgie ; et il est bon de vous voir ici, aussi parce que, venant de lieux différents mais unis par la foi et la passion de la musique, vous êtes un signe fort d’unité. C’est pourquoi je voudrais attirer votre attention sur trois aspects essentiels de votre service, à savoir l’harmonie, la communion et la joie.

Premièrement : l’harmonie. La musique crée l’harmonie en touchant chacun, en consolant ceux qui souffrent, en redonnant de l’enthousiasme à ceux qui sont découragés et en faisant fleurir en chacun des valeurs merveilleuses telles que la beauté et la poésie, reflet de la lumière harmonieuse de Dieu. En effet, l’art musical possède un langage universel et immédiat, qui n’a pas besoin de traductions, ni de beaucoup d’explications conceptuelles. Les simples comme les savants peuvent l’apprécier, en saisissant l’un ou l’autre aspect, avec plus ou moins de profondeur, mais en puisant tous dans la même richesse. De plus, la musique éduque à l’écoute, à l’attention et à l’étude, en élevant les émotions, les sentiments et les pensées (cf. Ep 4, 4-8), en portant les personnes au-delà du tourbillon de la hâte, du bruit et d’une vision purement matérielle de la vie, et en les aidant à mieux se contempler elles-mêmes et à contempler la réalité qui les entoure. Elle donne ainsi à ceux qui la cultivent un regard sage et serein, avec lequel les divisions et les antagonismes sont plus facilement surmontés, pour être - comme les instruments d’un orchestre ou les voix d’un chœur - en accord, pour surveiller les désaccords et corriger les dissonances, qui sont aussi utiles dans la dynamique des compositions, à condition qu’elles soient intégrées dans un savant tissu harmonique.

Deuxièmement : la communion. Le chant choral se pratique ensemble, pas tout seul. Cela nous parle aussi de l’Église et du monde dans lequel nous vivons. Notre cheminement commun, en effet, peut être représenté comme l’exécution d'un grand “concert”, dans lequel chacun participe avec ses capacités et offre sa contribution, jouant ou chantant sa “partie”, et redécouvrant ainsi son unicité enrichie par la symphonie de la communion. Dans une chorale et un orchestre, les uns ont besoin des autres, et le succès de l’exécution de tous est conditionné par l’engagement de chacun, par le fait que chacun contribue de son mieux dans son rôle, en respectant et en écoutant ceux qui l’entourent, sans protagonisme, en toute harmonie. Comme dans l’Église et dans la vie, où chacun est appelé à bien faire sa part pour le bien de toute la communauté, afin qu’un chant de louange à Dieu s’élève de partout dans le monde (cf. Ps 47, 2).

Enfin, troisièmement, la joie. Vous êtes les dépositaires d’un trésor séculaire d’art, de beauté et de spiritualité. Ne laissez pas la mentalité du monde le polluer par l’intérêt personnel, l’ambition, la jalousie, les divisions, qui, comme vous le savez, peuvent s’infiltrer dans la vie d’un chœur, comme dans celle d’une communauté, les rendant des espaces pas joyeux, mais tristes et pesants, au point de les désintégrer. Il vous sera bon, au contraire, de garder élevée la teneur spirituelle de votre vocation : par la prière et la méditation de la Parole de Dieu, en participant non seulement avec votre voix, mais aussi avec votre esprit et votre cœur aux liturgies que vous animez, et en en vivant chaque jour les contenus avec enthousiasme, afin que votre musique soit toujours plus une heureuse élévation du cœur vers Dieu, qui, par son amour, attire, illumine et transforme tout (cf. 1 Co 13, 1-13). Vous réaliserez ainsi cette exhortation de saint Augustin : « Louons le Seigneur par notre vie et par notre langue, par notre cœur et par nos lèvres, par nos paroles et par notre conduite » (Disc. 256).

Chers sœurs et frères, je vous remercie de votre présence et surtout de votre service à la prière de l’Église et à l’évangélisation. Je vous accompagne de ma bénédiction. Et je vous demande, s’il vous plait, en chantant, de prier pour moi. Merci !

[00994-FR.02] [Texte original: Italien]

Traduzione in lingua inglese

Good morning!

Have you seen that the spontaneity of children speaks louder than the best of speeches? Children are like that, they express themselves as they are. We must take care of children because they are the future, they are hope, and they are also witnesses to spontaneity, innocence and promise. Indeed, that is why Jesus said that he wanted children to come close. When the apostles said to them, “Go away!”, the Lord said, “No, no, let the children come!”. Children are the privileged ones. For this reason, Jesus said: “it is to such as these that the kingdom of heaven belongs”. We must learn from the spontaneity that they have just displayed. Moreover, they did not come enticed by pieces of candy – afterwards they realized there was candy – instead they came because they wanted to come. That is how they are. Let us not forget the lesson they have taught us today. Thank you!

I extend a warm welcome to all of you, and I particularly thank Monsignor Marco Frisina and Nova Opera for promoting this initiative, which takes place on the fortieth anniversary of the foundation of the Choir of the Diocese of Rome. This anniversary encourages all of you to continue the precious service you provide, both in Rome and in many other parts of the world.

Your fourth International Meeting brings together parish and diocesan choirs, scholæ cantorum, chapel choirs, directors and musicians. You have come together in the Vatican to explore more deeply the significance of music in service to the liturgy. It is very good to see you here, coming as you do from many different places yet all united by faith and a passion for music. You are an eloquent sign of unity. For this reason, I want to draw your attention to three essential aspects of your service: harmony, communion, and joy.

First: harmony. Music creates harmony, thereby reaching everyone, consoling those who suffer, rekindling enthusiasm in the downhearted, and bringing forth wonderful values such as beauty and poetry, which reflect God’s harmonious light. Music, indeed, is a universal and immediate language that requires no translation or elaborate explanation. Both experts and ordinary people can appreciate it, each grasping different aspects to varying degrees, yet all drawing from the same richness. Moreover, music educates us how to listen, to pay attention and study; it elevates emotions, feelings, and thoughts, guiding people beyond the whirlwind of haste, noise, and a merely material vision of life, and helping them to contemplate themselves and the reality around them better. Thus, it grants to those who cultivate it a wise and serene outlook, which makes it easier to overcome divisions and rivalry and so to be in harmony, much like the instruments of an orchestra or the voices of a choir. It encourages us to be vigilant about “off-key notes” and to correct “dissonance”, which are useful for the dynamics of compositions as long as they are integrated into a wise harmonic fabric.

Second: communion. Choral singing is done together, not alone. This also speaks to us about the Church and the world in which we live. Our journey together can be likened to the performance of a great “concert”, where each person offers their contribution according to their abilities, playing or singing their “part”, and so discovering their unique richness from the symphony of communion. In a choir or orchestra, each member relies on the others, and the success of the performance depends on the commitment of each individual. All must give their best according to their role, respecting and listening in harmony with those around them, without seeking personal prominence. This mirrors the life of the Church and our own lives, where we are all called to fulfil our role for the benefit of the entire community, so that a song of praise to God may rise from all over the world (cf. Ps 47:1).

Finally: joy. You are custodians of a centuries-old treasure of art, beauty, and spirituality. Do not let the mentality of the world taint it with self-interest, ambition, jealousy, or division, for such things, as you know, can infiltrate the life of choirs as well as communities, making them places that are no longer joyful but sad and burdensome, even leading to their disintegration. To this end, it will be good for you to maintain the lofty spiritual tenor of your vocation through prayer and meditation on the word of God, participating in the liturgies you animate not only with your voices but also with your minds and hearts, and by enthusiastically living your daily lives accordingly, so that your music may increasingly be a joyful self-offering to God, who with his love attracts, enlightens, and transforms everything (cf. 1 Cor 13:1-13). In this way, you will fulfil the exhortation of Saint Augustine: “Let us praise the Lord with our lives and our tongues, with hearts and mouths, with our voices and our behaviour” (Sermo 256).

Dear sisters and brothers, I thank you for your visit, and especially for your service to the Church’s prayer and evangelization. I accompany you with my blessing and I ask you please, while you sing, to pray for me. Thank you!

[00994-EN.02] [Original text: Italian]

Traduzione in lingua tedesca

Guten Tag!

Habt ihr bemerkt, dass die Spontaneität von Kindern lauter spricht als die besten Reden? Sie sind so, sie drücken sich so aus, wie sie sind. Wir müssen uns um die Kinder kümmern, denn sie sind die Zukunft, sie sind die Hoffnung, aber sie geben auch Zeugnis für Spontaneität, Unschuld und Verheißung. Und aus diesem Grund hat Jesus immer gesagt, dass er die Kinder in seiner Nähe haben will. Als die Apostel sagten: „Geht weg!“, sagte er: „Nein, nein, lasst die Kinder kommen!“. Die Kinder sind die Bevorzugten. Deshalb sagte Jesus: „Das Reich Gottes gehört denen, die wie Kinder sind“. Wir müssen von dieser Spontaneität lernen, die sie uns gezeigt haben. Und sie sind nicht wegen der Süßigkeiten gekommen – erst dann haben sie gemerkt, dass es Süßigkeiten gibt – sondern sie sind gekommen, weil sie gerne gekommen sind. So sind sie. Lasst uns die Lektion, die sie uns heute erteilt haben, nicht vergessen. Danke!

Ich heiße euch alle willkommen und danke vor allem Maestro Monsignore Marco Frisina; und ich danke Nova Opera für die Förderung dieser Initiative, die vierzig Jahre nach der Gründung des Chors der Diözese Rom stattfindet. Es ist ein Jubiläum, das euch alle ermutigt, den wertvollen Dienst fortzusetzen, den ihr in Rom und in vielen anderen Teilen der Welt leistet.

Euer Treffen, das nun schon zum vierten Mal stattfindet, bringt Pfarr- und Diözesanchöre, die Scholæ Cantorum, Chorensembles, Dirigenten und Musiker zusammen. Ihr seid in den Vatikan gekommen, um gemeinsam die Bedeutung der Musik im Dienst der Liturgie zu vertiefen; und es ist schön, euch hier zu sehen: Ihr kommt aus verschiedenen Orten, aber durch den Glauben und die Leidenschaft für die Musik seid ihr vereint, seid ihr ein starkes Zeichen der Einheit. Aus diesem Grund möchte ich eure Aufmerksamkeit auf drei wesentliche Aspekte eures Dienstes lenken, nämlich Harmonie, Gemeinschaft und Freude.

Erstens, die Harmonie: Die Musik erzeugt Harmonie, indem sie alle erreicht, indem sie den Leidenden Trost spendet, den Entmutigten neuen Enthusiasmus verleiht und in allen Menschen wunderbare Werte wie Schönheit und Poesie aufblühen lässt, die das harmonische Licht Gottes widerspiegeln. Die Kunst der Musik verfügt in der Tat über eine universale und unmittelbare Sprache, die keine Übersetzungen oder große begriffliche Erklärungen benötigt. Einfache wie gelehrte Menschen können sich an ihr erfreuen, wobei die einen diesen und die anderen jenen Aspekt mehr oder weniger tief erfassen, aber alle aus demselben Reichtum schöpfen. Darüber hinaus erzieht die Musik zum Zuhören, zur Aufmerksamkeit und zum Studium, sie erhebt die Gefühle, die Emotionen und die Gedanken (vgl. Eph 4,4-8) und führt so die Menschen aus dem Wirbel der Hektik, des Lärms und einer rein materiellen Sicht des Lebens heraus und hilft ihnen, sich selbst und ihre Umgebung tiefgründiger zu betrachten. Sie verleiht denjenigen, die sie pflegen, einen weisen und ruhigen Blick, mit dem sich Spaltungen und Gegensätze leichter überwinden lassen, damit man – wie die Instrumente eines Orchesters oder die Stimmen eines Chors – zum Einklang findet, damit man falscher Töne gewahr wird und Dissonanzen korrigieren kann, die für die Dynamik von Kompositionen doch auch nützlich sind, sofern sie in ein geschicktes harmonisches Gefüge eingebunden sind.

Zweitens, die Gemeinschaft. Im Chor singt man gemeinsam, nicht allein. Und auch das sagt uns etwas über die Kirche und die Welt, in der wir leben. Unser gemeinsames Unterwegssein kann nämlich mit der Aufführung eines großen „Konzerts“ verglichen werden, an dem jeder mit seinen eigenen Fähigkeiten teilnimmt und seinen Beitrag leistet, indem er seinen „Part“ spielt oder singt und so seine Einzigartigkeit, von der Symphonie der Gemeinschaft bereichert, neu findet. In einem Chor und einem Orchester ist jeder auf den anderen angewiesen, und das Gelingen der Darbietung aller hängt vom Engagement jedes einzelnen ab, davon, dass jeder seiner Aufgabe so gut wie möglich gerecht wird, die anderen respektiert und auf sie hört, ohne Geltungsdrang, in Einklang. Genau wie in der Kirche und im Leben, wo ein jeder dazu gerufen ist, seinen Teil zum Wohl der ganzen Gemeinschaft beizutragen, so dass sich in der ganzen Welt ein Loblied zu Gott erhebt (vgl. Ps 47,2).

Schließlich, drittens, die Freude. Ihr seid Hüter eines jahrhundertealten Schatzes an Kunst, Schönheit und Spiritualität. Lasst nicht zu, dass die Mentalität der Welt diesen Schatz mit Eigeninteresse, Ehrgeiz, Eifersucht und Spaltung verunreinigt; all diese Dinge können sich, wie ihr wisst, in das Leben eines Chors wie auch einer Gemeinschaft einschleichen, so dass sie nicht Orte der Freude, sondern traurig und unerträglich sind, bis sie sich schließlich auflösen. Es wird euch stattdessen guttun, den spirituellen Ton eurer Berufung hoch zu halten: mit dem Gebet und der Betrachtung des Wortes Gottes, indem ihr nicht nur mit eurer Stimme, sondern auch mit eurem Verstand und eurem Herzen an den Gottesdiensten teilnehmt, die ihr gestaltet, und deren Gehalt Tag für Tag begeistert lebt, damit eure Musik mehr und mehr eine freudige Erhebung des Herzens zu Gott wird, der mit seiner Liebe alles anzieht, erleuchtet und verwandelt (vgl. 1 Kor 13,1-13). So werdet ihr die Aufforderung des heiligen Augustinus verwirklichen: »Lasst uns den Herrn loben, Brüder, mit unserem Leben und mit unserer Zunge, mit unserem Herzen und mit unseren Lippen, mit unserer Stimme und mit unserem Betragen« (Predigt 256).

Liebe Brüder und Schwestern, ich danke euch für euer Kommen und vor allem für euren Dienst zugunsten des Gebets der Kirche und der Evangelisierung. Ich begleite euch mit meinem Segen. Und ich bitte euch, beim Singen für mich zu beten. Danke!

[00994-DE.02] [Originalsprache: Italienisch]

Traduzione in lingua spagnola

¡Buenos días!

¿Han visto cómo la espontaneidad de los niños es más elocuente que los mejores discursos? Ellos son así, se expresan tal como son. Debemos cuidar a los niños porque son el futuro, son la esperanza, pero también son el testimonio de la espontaneidad, de la inocencia y de la promesa. Y por esta razón Jesús decía que quería a los niños cerca de Él. Cuando los apóstoles les decían: «¡váyanse!», Él replicaba: “¡No, no les impidan a los niños que vengan a mí!”. Los niños son los privilegiados. Por eso Jesús dijo: “El Reino de Dios pertenece a los que son como niños”. Debemos aprender de la espontaneidad que nos mostraron. Y no se acercaron por los caramelos ―aunque luego se dieron cuenta de que había caramelos―, sino porque quisieron acercarse. Ellos son así. No olvidemos la lección que nos han dado hoy. Gracias.

Les doy la bienvenida a todos y, de modo particular, agradezco al maestro Mons. Marco Frisina y le agradezco a Nova Opera la organización de esta iniciativa que se realiza con ocasión de los cuarenta años de la fundación del Coro de la Diócesis de Roma. Es un aniversario que los anima a todos ustedes a seguir adelante en el valioso servicio que prestan, en Roma y en muchas otras partes del mundo.

Vuestro encuentro, que ha llegado a su cuarta edición, reúne a numerosos coros parroquiales y diocesanos, scholæ cantorum, capillas musicales, directores y músicos. Han venido al Vaticano para profundizar juntos el significado de la música que está al servicio de la liturgia; y es hermoso verlos aquí, también porque, viniendo de lugares distintos pero unidos por la fe y la pasión musical, son un signo fuerte de unidad. Por eso, quisiera llamar vuestra atención sobre tres aspectos esenciales del servicio que prestan, es decir, la armonía, la comunión y la alegría.

Primero: la armonía. La música genera armonía alcanzando a todos, consolando a quien sufre, devolviendo entusiasmo a quien está desanimado y haciendo florecer en cada uno valores maravillosos como la belleza y la poesía, reflejo de la luz armoniosa de Dios. De hecho, el arte musical tiene un lenguaje universal e inmediato, que no necesita traducciones, ni muchas explicaciones conceptuales. Pueden apreciarlo los sencillos y los doctos, unos captando algún aspecto y otros uno distinto, con más o menos profundidad, pero beneficiándose todos de la misma riqueza. Además, la música educa a la escucha, a la atención y al estudio, elevando las emociones, los sentimientos y los pensamientos (cf. Ef 4,4-8), llevando a las personas más allá del torbellino de la prisa, del ruido y de una visión materialista de la vida, y ayudándolas a contemplarse mejor a sí mismas y a la realidad que las rodea. Da así, a quien la cultiva, una mirada sabia y sosegada, con la que se superan más fácilmente divisiones y antagonismos, para estar —al igual que los instrumentos de una orquesta o las voces de un coro—en concordancia, para estar atentos a no desafinar y corregir las disonancias, que también son útiles para la dinámica de las composiciones, siempre que se integren en un tejido armónico.

Segundo: la comunión. El canto coral se realiza juntos, no solos. Y también esto nos habla de la Iglesia y del mundo en que vivimos. Nuestro caminar unidos, en efecto, se puede representar como la ejecución de un gran "concierto", en el que cada uno participa con sus propias capacidades y ofrece su propia contribución, tocando o cantando su “parte” y encontrando así la propia unicidad enriquecida por la sinfonía de la comunión. En un coro y en una orquesta, todos tienen necesidad unos de otros, y el éxito de la ejecución de todos está condicionado por el empeño de cada uno, por el hecho de que cada uno aporte lo mejor en su papel, respetando y escuchando a quien está a su lado, sin protagonismos, en sintonía. Precisamente como en la Iglesia y en la vida, donde cada uno está llamado a efectuar bien su parte en beneficio de toda la comunidad, para que desde el mundo entero se eleve un canto de alabanza a Dios (cf. Sal 47,2).

Y, por último, la alegría. Ustedes son custodios de un tesoro secular de arte, de belleza y de espiritualidad. No dejen que la mentalidad del mundo lo contamine con su propio interés, la ambición, los celos, las divisiones, todas estas cosas que, como ustedes bien saben, pueden introducirse en la vida de un coro, de una comunidad, convirtiéndolos en ambientes que ya no son alegres, sino tristes y aburridos, hasta disgregarlos. En cambio, a ustedes les hará bien tener alto el tenor espiritual de vuestra vocación: con la oración y la meditación de la Palabra de Dios, participando, además de con la voz, también con la mente y con el corazón en las liturgias que animan, y viviendo con entusiasmo los contenidos de estas día a día, para que vuestra música sea cada vez más una elevación feliz del corazón a Dios, que con su amor atrae, ilumina y transforma todo (cf. 1 Cor 13,1-13). Así harán realidad esta exhortación de san Agustín: «Alabemos al Señor con la vida y con la lengua, con el corazón y con los labios, con la voz y con la conducta» (Disc. 256).

Queridas hermanas y queridos hermanos, les agradezco que hayan venido y, sobre todo, agradezco el servicio que prestan a la oración de la Iglesia y a la evangelización. Los acompaño con mi bendición. Y les pido por favor que, mientras cantan, recen también por mí. Gracias.

[00994-ES.02] [Texto original: Italiano]

Traduzione in lingua portoghese

Bom dia!

Já viram que a espontaneidade das crianças fala mais alto do que os melhores discursos? Elas são assim, exprimem-se tal como são. Temos de cuidar das crianças porque elas são o futuro, são a esperança, mas são também o testemunho da espontaneidade, da inocência e da promessa. E por causa disto, Jesus dizia que queria as crianças perto de si. Quando os apóstolos diziam: “Ide embora!”, Ele dizia: “Não, não, deixem vir as crianças!”. As crianças são os privilegiados. Por isso, Jesus disse: “O Reino de Deus é daqueles que são como as crianças”. Temos de aprender com a espontaneidade que estas nos demonstraram. E não vieram por causa dos rebuçados – depois aperceberam-se que os havia – mas vieram porque gostavam de vir. Elas são assim. Não esqueçamos a lição que hoje nos deram. Obrigado!

Dou as boas-vindas a todos vós e agradeço particularmente ao maestro Monsenhor Marco Frisina e à Nova Opera por terem promovido esta iniciativa, que se realiza quarenta anos depois da fundação do Coro da Diocese de Roma. É um aniversário que vos estimula a prosseguir o serviço precioso que prestais em Roma e em tantas partes do mundo.

O vosso encontro, que já vai na sua quarta edição, reúne coros paroquiais e diocesanos, scholæ cantorum, capelas de música, maestros e músicos. Viestes ao Vaticano para aprofundar juntos o significado da música ao serviço da liturgia; e é bom ver-vos aqui, até porque, vindos de lugares diferentes mas unidos pela fé e pela paixão musical, sois um forte sinal de unidade. Por isso, gostaria de chamar a vossa atenção para três aspetos essenciais do vosso serviço, isto é, a harmonia, a comunhão e a alegria.

Em primeiro lugar: a harmonia. A música gera harmonia, chegando a todos, consolando os que sofrem, devolvendo entusiasmo aos que estão desanimados e fazendo florescer, em cada um, valores maravilhosos como a beleza e a poesia, reflexo da luz harmoniosa de Deus. De facto, a arte da música tem uma linguagem universal e imediata, que não requer traduções nem grandes explicações conceptuais. Os simples e os eruditos podem apreciá-la, compreendendo cada qual ora um aspeto e ora outro, com mais ou menos profundidade, mas todos bebendo da mesma riqueza. Além disso, a música educa para a escuta, a atenção e o estudo, elevando as emoções, os sentimentos e os pensamentos (cf. Ef 4, 4-8), conduzindo as pessoas para fora do turbilhão da pressa, do barulho, de uma visão meramente material da vida, e ajudando-as a contemplar-se melhor a si mesmas e à realidade que as rodeia. Dá assim, a quem a cultiva, um olhar sábio e sereno, com o qual mais facilmente se ultrapassam divisões e antagonismos, para se poder estar em sintonia – à semelhança dos instrumentos de uma orquestra ou das vozes de um coro –, para se prestar atenção às desafinações e corrigir as dissonâncias, úteis também para a dinâmica das composições, desde que integradas num hábil tecido harmónico.

Segundo: a comunhão. O canto coral faz-se em conjunto, não sozinhos. E isto fala-nos também da Igreja e do mundo em que vivemos. De facto, o nosso caminhar juntos pode ser representado como a execução de um grande “concerto”, no qual cada um participa com as suas capacidades e oferece o seu contributo, tocando ou cantando a “parte” que lhe cabe e redescobrindo assim a sua singularidade enriquecida pela sinfonia da comunhão. Num coro e numa orquestra, todos precisam uns dos outros, e o sucesso do desempenho global é condicionado pela dedicação de cada um, pelo facto de cada elemento contribuir na sua função o melhor que pode, respeitando e ouvindo os que o rodeiam, sem protagonismos, em sintonia. Da mesma maneira deve acontecer na Igreja e na vida, onde cada qual é chamado a fazer bem a sua parte em benefício da inteira comunidade, para que de todo o mundo se eleve a Deus um cântico de louvor (cf. Sl 47,2).

Finalmente, em terceiro lugar, a alegria. Sois depositários dum tesouro secular de arte, beleza e espiritualidade. Não permitais que a mentalidade do mundo o polua com interesses, ambições, ciúmes, divisões que, como sabeis, podem infiltrar-se na vida de um coro, como na de uma comunidade, tornando-os espaços não alegres, mas tristes e pesados, acabando por os desintegrar. Far-vos-á bem, pelo contrário, manter elevado o teor espiritual da vossa vocação: com a oração e a meditação da Palavra de Deus, participando não só com a voz, mas também com a mente e o coração nas liturgias que animais, e vivendo dia a dia com entusiasmo os seus conteúdos, para que a vossa música seja cada vez mais uma feliz elevação do coração até Deus, que com o seu amor tudo atrai, ilumina e transforma (cf. 1 Cor 13, 1-13). Deste modo, realizareis a exortação de Santo Agostinho: “Louvemos o Senhor com a nossa vida e a nossa língua, o nosso coração e os nossos lábios, a nossa voz e o nosso comportamento” (Disc. 256).

Queridos irmãos e irmãs, agradeço-vos por terdes vindo e sobretudo pelo vosso serviço à oração da Igreja e à evangelização. Acompanho-vos com a minha bênção. E peço-vos por favor que, enquanto cantais, rezeis por mim. Obrigado!

[00994-PO.02] [Texto original: Italiano]

Traduzione in lingua polacca

Dzień dobry!

Czy zauważyliście, że spontaniczność dzieci przemawia głośniej niż najlepsze przemówienia? One takie są, wyrażają siebie takimi, jakimi są. Musimy troszczyć się o dzieci, ponieważ są one przyszłością, nadzieją, ale także świadectwem spontaniczności, niewinności i obietnicy. I zawsze z tego powodu Jezus mówił, że chce mieć dzieci blisko siebie. Kiedy apostołowie mówili: „Odejdźcie!”, On odpowiadał: „Nie, nie, pozwólcie dzieciom przychodzić!”. Dzieci są uprzywilejowane. Dlatego Jezus powiedział: „Królestwo Boże należy do tych, którzy są jak dzieci”. Musimy uczyć się z tej spontaniczności, którą nam pokazały. I nie przyszły po cukierki – dopiero później zauważyły, że są cukierki – ale przyszły, bo chciały przyjść. Takie właśnie są dzieci. Nie zapominajmy o lekcji, którą nam dzisiaj dały. Dziękujemy!

Witam was wszystkich i w szczególny sposób dziękuję Maestro, ks. prał. Marco Frisinę i dziękuję Nova Opera za promowanie tej inicjatywy, która odbywa się w czterdziestą rocznicę założenia Chóru Diecezji Rzymskiej. Jest to rocznica, która zachęca was wszystkich do kontynuowania cennej służby, jaką pełnicie w Rzymie i w wielu innych regionach świata.

Wasze spotkanie, odbywające się już po raz czwarty, gromadzi chóry parafialne i diecezjalne, scholæ cantorum, zespoły muzyczne, dyrygentów i muzyków. Przybyliście do Watykanu, aby wspólnie zgłębiać znaczenie muzyki w służbie liturgii. Cieszę się, widząc was tutaj, także dlatego, że pochodząc z różnych miejsc, ale zjednoczeni wiarą i pasją muzyczną, jesteście mocnym znakiem jedności. Dlatego chciałbym zwrócić uwagę na trzy zasadnicze aspekty waszej posługi, to znaczy na harmonię, komunię i radość.

Po pierwsze: harmonia. Muzyka rodzi harmonię, docierając do wszystkich, pocieszając cierpiących, przywracając entuzjazm przygnębionym i sprawiając, że w każdym rozkwitają wspaniałe wartości, takie jak piękno i poezja, będące odbiciem harmonijnego światła Boga. Rzeczywiście, sztuka muzyczna posługuje się językiem uniwersalnym i bezpośrednim, który nie potrzebuje tłumaczeń ani wielu wyjaśnień pojęciowych. Mogą ją docenić ludzie prości i uczeni, pojmując ten czy inny aspekt, z większą lub mniejszą głębią, ale wszyscy czerpią z tego samego bogactwa. Ponadto, muzyka wychowuje ludzi do słuchania, szacunku i uczenia się, uwznioślając ich emocje, uczucia i myśli (por. Ef 4, 4-8), wyprowadzając ich poza wir pośpiechu, hałasu i czysto materialnej wizji życia oraz pomagając im lepiej kontemplować samych siebie i otaczającą ich rzeczywistość. W ten sposób daje tym, którzy ją uprawiają mądre i spokojne spojrzenie, dzięki któremu łatwiej przezwyciężyć podziały i antagonizmy, aby być – podobnie jak instrumenty orkiestry lub głosy chóru – zharmonizowane, aby nie dopuszczać do fałszowania i korygować dysonanse, które są również przydatne dla dynamiki kompozycji, pod warunkiem, że są zintegrowane z mądrą strukturą harmoniczną.

Po drugie: komunia. Śpiew chóralny wykonuje się razem, a nie w pojedynkę. To również mówi nam o Kościele i świecie, w którym żyjemy. Nasze wspólne podążanie można bowiem ukazać jako wykonywanie wielkiego „koncertu”, w którym każda osoba bierze udział ze swoimi umiejętnościami i wnosi swój wkład, grając lub śpiewając swoją „partię”, a tym samym odkrywając na nowo swoją wyjątkowość ubogaconą przez symfonię komunii. W chórze i orkiestrze jeden potrzebuje drugiego, a sukces występu wszystkich zależy od zaangażowania każdego, od tego, czy każdy wnosi swój wkład w największym stopniu w swojej roli, szanując i słuchając otaczające go osoby, nie usiłując się wybić, w harmonii. Tak właśnie jak w Kościele i jak w życiu, gdzie każdy jest powołany do dobrego wykonania swojej partii dla dobra całej wspólnoty, aby z całego świata wznosiła się do Boga pieśń chwały (por. Ps 47, 2).

Wreszcie po trzecie: radość. Powierzono wam wielowiekowy skarb sztuki, piękna i duchowości. Nie pozwólcie, aby mentalność świata zanieczyściła go przez interes, ambicję, zazdrość, podziały, wszystko to, co jak wiecie, może wtargnąć w życie chóru, podobnie jak i w życie wspólnoty, czyniąc je nie miejscami radości, lecz miejscami smutnymi i uciążliwymi, aż po jego zniszczenie. Natomiast warto, abyście w związku z tym utrzymywali wysoki duchowy ton waszego powołania: poprzez modlitwę i rozważanie Słowa Bożego, uczestnictwo nie tylko głosem, lecz także myślą i sercem w liturgiach, które animujecie, oraz poprzez przeżywanie ich treści z entuzjazmem każdego dnia, aby wasza muzyka była coraz bardziej radosnym wzniesieniem serca ku Bogu, który swoją miłością pociąga, oświeca i przemienia wszystko (por. 1 Kor 13, 1-13). W ten sposób urzeczywistnicie zachętę św. Augustyna: „Chwalmy Pana, życiem i wargami, sercem i ustami, naszym głosem i naszym postępowaniem” (Sermo 256).

Drodzy siostry i bracia, dziękuję wam za przybycie, a zwłaszcza za waszą posługę na rzecz modlitwy Kościoła i ewangelizacji. Towarzyszę wam moim błogosławieństwem. I proszę was, abyście śpiewając, modlili się za mnie. Dziękuję!

[00994-PL.02] [Testo originale: Italiano]

Traduzione in lingua araba

كلمة قداسة البابا فرنسيس

إلى المشاركين في اللقاء الدّولي الرّابع لجوقات التّرتيل في الفاتيكان

8 حزيران/يونيو 2024

صباح الخير!

هل رأيتم كيف أنّ عفويّة الأطفال تتكلّم أكثر من أفضل الكلمات؟ هكذا هم الأطفال، يعبّرون عن أنفسهم كما هُم. علينا أن نعتني بالأطفال لأنّهم المستقبل، والأمل، وأيضًا لأنّهم الشّهادة على العفويّة والبراءة والوعد. ولهذا السّبب قال يسوع دائمًا إنّه كان يريد أن يكون الأطفال قريبين منه. عندما قال الرّسل للأطفال: ”اذهبوا!“، قال يسوع: ”لا، لا، دعوا الأطفال يأتون إليَّ!“. الأطفال عندهم امتياز. لذلك قال يسوع: ”إنَّ ملكوت الله لأمثال الأطفال“. علينا أن نتعلّم من هذه العفويّة التي بيّنوها لنا هؤلاء الأطفال. وهُم لم يأتوا من أجل الحلويّات، بل أتوا لأنّهم أحبّوا أن يأتوا. هكذا هُم الأطفال. لا ننسَ الدّرس الذي قدّموه لنا اليوم. شكرًا!

أحيّي الجميع وأشكر بشكل خاصّ المايسترو مونسنيور ماركو فريزينا و Nova Opera على إطلاقهم هذه المبادرة، التي تُقام بعد أربعين سنة من تأسيس جوقة أبرشيّة روما. إنّها ذكرى تشجّعكم كلّكم على أن تستمرّوا في الخدمة الجميلة التي تقومون بها، في روما وفي أنحاء أخرى كثيرة من العالم.

لقاؤكم، وهو الرّابع، وَحَّدَ من جديد بين جوقات الرّعايا وجوقات الأبرشيّات وفِرق التّرتيل والفِرق الموسيقيّة ومُدراء الجوقات والموسيقيّين. جِئتُم إلى الفاتيكان لتتعمّقوا أكثر معًا في معنى الموسيقى في خدمة الليتورجيّا، وجميلٌ أن نراكم هنا، لأنّكم أنتم أيضًا علامة قويّة على الوَحدَة، على الرّغم من أنّكم قَدِمتُم من أماكن مختلفة لكنّكم متّحدون بالإيمان وبحبّكم للموسيقى. لهذا السّبب أودّ أن ألفت انتباهكم إلى ثلاثة جوانب أساسيّة في خدمتكم وهي الانسجام، والشّركة والوَحدة، والفرح.

أوّلًا: الانسجام. الموسيقى تولِّد الانسجام إذ تجمع بين الجميع، وتعزّي المتألّمين، وتعيد الحماسة إلى المُحبطين، وتُزهِر في كلّ شخص القِيَم الرّائعة مثل الجمال والشِّعر، التي هي انعكاس لنور الله المنسجم. في الواقع، الفنّ الموسيقيّ لغةٌ عالميّة ومباشرة، لا تتطلّب ترجمات ولا تفسيرات فكريّة كثيرة. البسطاء والمتعلّمون يمكنهم أن يقدّروا ذلك، ويُدركُ البعض جانبًا منه، والبعض الآخر جانبًا آخر، بتعمّق أكثر أو أقل، لكنّهم كلّهم يستمِدُّون من الغِنَى نفسه. علاوة على ذلك، الموسيقى تعلّمنا الإصغاء والانتباه والدّراسة، وترفع مستوى أحاسيسنا ومشاعرنا وأفكارنا (راجع أفسس 4، 4-8)، وتنقل الأشخاص إلى ما أبعد من دوّامة السُّرعة والضّجيج والرّؤية المادّيّة فقط للحياة، وتُساعدهم ليتأمّلوا في أنفسهم وفي الواقع الذي يحيط بهم بشكلٍ أفضل. إذّاك تُعطي من يهتمّ بها نظرة حكيمة وهادئة، بها يتغلّبون بسهولة على الانقسامات والخصومات، ليكونوا متّفقين - تمامًا مثل آلات الأوركسترا أو أصوات الجوقة -، لكي يتنبّهوا للنّشازات ويصحّحوا التّنافرات، التي هي مفيدة أيضًا لديناميكيّة المقطوعات، بشرط أن تكون مدمجة بحكمة في نسيج مُنسجم.

ثانيًا: الشّركة والوَحدة. الغناء في الجوقة يتمّ معًا، لا كلّ واحد وحده. وهذا الأمر أيضًا يكلّمنا على الكنيسة والعالم الذي نعيش فيه. في الواقع، السّير معًا ونحن مُتّحدون يمكن أن يشبه أداء ”حفل موسيقيّ“ كبير، يشارك فيه كلّ واحد بقدراته الخاصّة ويقدّم مساهمته الخاصّة، ويعزف أو يغنّي ”قِطعَتَه“، فيجد من جديد فرادته التي اغتَنَت في سيمفونيّة الشّركة. في الجوقة أو في الأوركسترا، الجميع يحتاجون بعضهم إلى بعض، ونجاح أداء الجميع مشروط بالتزام كلّ شخص، وبأنّ الجميع يساهمون، كلّ واحد في دوره، بأفضل ما يمكن، ويحترم ويُصغي إلى من حوله، دون أن يشعر أحد بأنّه هو المُهَيمِن، بل بانسجام. تمامًا كما هو الحال في الكنيسة وفي الحياة، حيث كلّ واحد مدعو إلى أن يقوم بدوره بشكل جيّد لصالح كلّ جماعة المؤمنين، حتّى يرتفع نشيد التّسبيح من العالم كلّه إلى الله (راجع مزمور 47، 2).

أخيرًا، الجانب الثّالث: الفرح. أنتم مؤتمنون على كنز عريق من الفنّ والجمال والرّوحانيّة. لا تدعوا عقليّة العالم تلوّثه بالمَصلحة والطّموح والغَيرَة والانقسامات، وهي أمورٌ، كما تعلمون، يمكنها أن تدخل كلّها في حياة الجوقة، وفي حياة جماعة المؤمنين أيضًا، فتحرمها الفَرحَ، وتجعلها مساحات حزينة وثقيلة، بل تفكّكها. لذلك، حسنٌ لكم، من أجل هذه الغاية، أن تحافظوا على المُستوى الرّوحيّ لدعوتكم عاليًا: بالصّلاة والتّأمّل في كلمة الله، وتشاركوا ليس فقط بصوتكم، بل بعقلكم وقلبكم أيضًا في الليتورجيّات التي تحيونها، وتعيشوا محتوياتها بحماسة يومًا بعد يوم، حتّى تزداد مقدرة الموسيقى فيكم على الارتفاع بكم وبسعادة قلبكم إلى الله، الذي يجذب بمحبّته وينير ويبدّل كلّ شيء (راجع 1 قورنتس 13، 1–13). بهذه الطّريقة ستحقّقون نصيحة القدّيس أغسطينس: "لنسبّح الرّبّ بحياتنا وبلساننا وبقلبنا وبشفاهنا وبصوتنا وبسلوكنا" (خطاب 256).

أيّها الإخوة والأخوات الأعزّاء، أشكركم على حضوركم، وقبل كلّ شيء، على خدمتكم لصلاة الكنيسة والبشارة بالإنجيل. أرافقكم مع بركتي. وأطلب منكم، من فضلكم، وأنتم ترنّمون، أن تصلّوا من أجلي. شكرًا!

© http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino.html - 8 giugno 2024