Viaggio apostolico in Africa - L’arrivo nella Repubblica Centrafricana e Incontro con la Classe Dirigente e con il Corpo Diplomatico a Bangui

papa Francesco Bangui verso palazzo presidenzialeCerimonia di benvenuto nella Repubblica Centrafricana all’aeroporto internazionale M’poko di Bangui

L’aereo con a bordo il Santo Padre Francesco è atterrato all’aeroporto internazionale M’poko di Bangui alle ore 10 di questa mattina (ora locale e ora di Roma), dopo meno di tre ore di volo.

In aeroporto ha avuto luogo la cerimonia di benvenuto. Il Papa è stato accolto dal Capo di Stato della Transizione della Repubblica Centrafricana, Sig.ra Catherine Samba-Panza, e dal Nunzio Apostolico S.E. Mons. Franco Coppola. Erano inoltre presenti alcune Autorità dello Stato, i Vescovi del Paese e una rappresentanza di fedeli.

Dopo l’esecuzione degli inni e gli onori militari, sono state presentate le rispettive Delegazioni. Quindi Papa Francesco e il Capo di Stato ad interim si sono intrattenuti brevemente nel Salone Presidenziale dell’aeroporto.

Visita di cortesia al Capo di Stato della Transizione della Repubblica Centrafricana al Palazzo Presidenziale di Bangui

Dall’aeroporto M’poko di Bangui il Santo Padre Francesco si è recato subito in visita di cortesia al Capo di Stato della Transizione della Repubblica Centrafricana, Sig.ra Catherine Samba-Panza.

Al Suo arrivo al Palazzo Presidenziale, dopo l’esecuzione degli inni e l’omaggio alla bandiera, il Papa è stato accolto dal Capo di Stato che lo ha accompagnato allo studio per l’incontro privato. Contemporaneamente si è svolto l’incontro tra la Delegazione Vaticana e quella del Governo del Centrafrica.

Al termine del colloquio privato, la famiglia del Capo di Stato della Transizione è stata ammessa per la presentazione al Santo Padre e lo scambio dei doni.

 

Incontro con la Classe Dirigente e con il Corpo Diplomatico nel Palazzo Presidenziale di Bangui

Alle ore 11.30 di oggi, il Santo Padre Francesco ha incontrato le Autorità dello Stato, la Classe Dirigente e il Corpo Diplomatico della Repubblica Centrafricana nel cortile del Palazzo Presidenziale – il Palais de la Renaissance - di Bangui.

Dopo il discorso del Capo di Stato della Transizione della Repubblica Centrafricana, Sig.ra Catherine Samba-Panza, il Papa ha pronunciato il discorso che riportiamo di seguito:


Traduzione in lingua italiana

Signora Capo di Stato della Transizione,
Distinte Autorità,
Membri del Corpo Diplomatico,
Rappresentanti di Organizzazioni internazionali,
Cari fratelli Vescovi
Signore e Signori,

lieto di essere qui in mezzo a voi, desidero innanzitutto manifestare il mio vivo apprezzamento per la calorosa accoglienza che ho ricevuto e ringrazio la Signora Capo di Stato della Transizione per il suo cortese saluto di benvenuto. Da questo luogo, che in un certo senso è la casa di tutti i Centrafricani, mi è gradito esprimere, attraverso di voi e attraverso le altre Autorità del Paese qui presenti, il mio affetto e la mia vicinanza spirituale a tutti i vostri concittadini. Vorrei salutare altresì i membri del Corpo Diplomatico e i rappresentanti delle Organizzazioni internazionali, il cui lavoro richiama l’ideale di solidarietà e di cooperazione che richiede di essere coltivato tra i popoli e le nazioni.

Mentre la Repubblica Centrafricana s’incammina gradualmente, nonostante le difficoltà, verso la normalizzazione della sua vita socio-politica, io metto piede per la prima volta in questa terra, dopo il mio predecessore san Giovanni Paolo II. Vengo come pellegrino di pace, e mi presento come apostolo di speranza. Ecco perché sono contento di elogiare gli sforzi compiuti dalle varie Autorità nazionali e internazionali, a partire dalla Signora Capo di Stato della Transizione, nel guidare il Paese in questa fase. Il mio fervido auspicio è che le diverse consultazioni nazionali che si terranno tra poche settimane possano consentire al paese di intraprendere serenamente una nuova fase della sua storia.

Ad illuminarne l’orizzonte, è il motto della Repubblica Centrafricana, che riflette la speranza dei pionieri e il sogno dei padri fondatori: «Unità – Dignità – Lavoro». Oggi più di ieri, questa trilogia esprime le aspirazioni di ciascun Centrafricano e, di conseguenza, costituisce una bussola sicura per le Autorità, che hanno il compito di condurre i destini del Paese. Unità, dignità, lavoro! Tre parole cariche di significato, ognuna delle quali rappresenta tanto un cantiere quanto un programma mai terminato, un impegno da mettere costantemente all’opera.

In primo luogo, l’unità. Essa, come è noto, è un valore- cardine per l’armonia dei popoli. Si tratta di vivere e di costruire a partire dalla meravigliosa diversità del mondo circostante, evitando la tentazione della paura dell’altro, di ciò che non ci è familiare, di ciò che non appartiene al nostro gruppo etnico, alle nostre scelte politiche o alla nostra confessione religiosa. L'unità richiede, al contrario, di creare e promuovere una sintesi delle ricchezze di cui ognuno è portatore. L’unità nella diversità è una sfida costante, che richiede la creatività, la generosità, l’abnegazione e il rispetto per gli altri.

Poi, la dignità. È proprio questo valore morale, sinonimo di onestà, di lealtà, di grazia e di onore, che caratterizza gli uomini e le donne consapevoli dei loro diritti come dei loro doveri e che li porta al rispetto reciproco. Ogni persona ha una dignità. Ho appreso con piacere che la Repubblica Centrafricana è il paese di “Zo kwe zo”, il paese in cui ogni persona è una persona. Tutto allora dev’essere fatto per tutelare la condizione e la dignità della persona umana. E chi ha i mezzi per condurre una vita dignitosa, invece di essere preoccupato per i privilegi, deve cercare di aiutare i più poveri ad accedere anch’essi a condizioni di vita rispettose della dignità umana, in particolare attraverso lo sviluppo del loro potenziale umano, culturale, economico e sociale. Pertanto, l’accesso all’istruzione e all’assistenza sanitaria, la lotta contro la malnutrizione e la lotta per garantire a tutti un’abitazione decente dovrebbe essere al primo posto di uno sviluppo attento alla dignità umana. In ultima analisi, la dignità dell’essere umano è di impegnarsi per la dignità dei suoi simili.

Infine, il lavoro. È attraverso il lavoro che voi potete migliorare la vita delle vostre famiglie. San Paolo ha detto: «Non spetta ai figli mettere da parte per i genitori, ma ai genitori per i figli» (2 Cor 12,14). Lo sforzo dei genitori esprime il loro amore per i bambini. E anche voi, Centrafricani, potete migliorare questa splendida terra, sfruttando saggiamente le sue abbondanti risorse. Il vostro Paese si trova in una zona considerata uno dei due polmoni dell’umanità, a causa della sua eccezionale ricchezza di biodiversità. A questo proposito, riferendomi all’Enciclica Laudato si’, desidero in particolare richiamare l’attenzione di tutti, cittadini, responsabili del Paese, partner internazionali e società multinazionali, sulla loro grave responsabilità nello sfruttamento delle risorse ambientali, nelle scelte e nei progetti di sviluppo, che in un modo o nell’altro influenzano l’intero pianeta. Il lavoro di costruzione di una società prospera dev’essere un’opera solidale. La saggezza del vostro popolo ha capito questa verità da molto tempo e l’ha tramandata con questo proverbio: «Le formiche sono piccole, ma essendo numerose portano il loro raccolto nel loro nido».

È certamente superfluo sottolineare l’importanza cruciale del comportamento e dell’amministrazione delle Autorità pubbliche. Queste dovrebbero essere le prime ad incarnare con coerenza nella loro vita i valori dell’unità, della dignità e del lavoro, per essere modelli per i loro connazionali.

La storia dell’evangelizzazione di questa terra e la storia socio-politica del Paese attestano l’impegno della Chiesa a riguardo di quei valori di unità, dignità e lavoro. Nel fare memoria dei pionieri dell’evangelizzazione nella Repubblica Centrafricana, saluto i miei fratelli Vescovi che ne hanno attualmente la responsabilità. Con loro, rinnovo la disponibilità di questa Chiesa particolare nel contribuire sempre più alla promozione del bene comune, specialmente attraverso la ricerca della pace e della riconciliazione. La ricerca della pace e della riconciliazione. Pertanto, non dubito che le Autorità centrafricane attuali e future si adopereranno costantemente per garantire alla Chiesa condizioni favorevoli al compimento della sua missione spirituale. Essa potrà così contribuire sempre più a «promuovere ogni uomo e tutto l’uomo» (Enc. Populorum progressio, 14), per usare la felice espressione del mio predecessore, il beato Paolo VI, che quasi 50 anni fa è stato il primo Papa dei tempi moderni a venire in Africa per incoraggiare e confermare nel bene il sorgere di un’alba nuova.

Da parte mia, vorrei in questo momento elogiare gli sforzi compiuti dalla comunità internazionale, qui rappresentata dal Corpo Diplomatico e dai membri di varie Missioni delle Organizzazioni internazionali. Li incoraggio vivamente a proseguire sempre più sulla strada della solidarietà, auspicando che la loro opera, unita all’azione delle Autorità centrafricane, aiuti il Paese a progredire soprattutto nella riconciliazione, nel disarmo, nel consolidamento della pace, nell’assistenza sanitaria e nella cultura di una sana amministrazione a tutti i livelli.

Infine, vorrei ribadire la mia gioia di visitare questo bellissimo Paese, situato nel cuore dell’Africa, patria di un popolo profondamente religioso, con un ricco patrimonio naturale e culturale. Vedo in esso un Paese ricolmo dei benefici di Dio! Possa il popolo centrafricano, come anche i suoi dirigenti e tutti i suoi partner, apprezzare il vero valore di questi benefici, lavorando incessantemente per l’unità, la dignità umana e la pace fondata sulla giustizia! Dio vi benedica tutti! Grazie!

Al termine dell’incontro, il Capo di Stato ha presentato al Santo Padre i suoi più stretti collaboratori. Quindi Papa Francesco si è recato in auto al Campo Profughi del St. Sauveur a Bangui.

© http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino.html - 29 novembre 2015


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