Udienza ai Membri dell’Associazione Nazionale Costruttori Edili (ANCE)

costruttori ediliQuesta mattina, nel Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza i Membri dell’Associazione Nazionale Costruttori Edili (ANCE) in occasione del 75.mo anniversario della fondazione.

Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha rivolto ai presenti nel corso dell’incontro:

Discorso del Santo Padre

Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!

Ringrazio il Presidente per le sue parole di saluto. Vi accolgo in occasione del vostro 75° anniversario, celebrato nei mesi scorsi; un’occasione per fare memoria di una storia che rimanda al secondo dopoguerra in Italia. L’Associazione Nazionale Costruttori Edili nasce, infatti, nel 1946 come Associazione imprenditoriale che rappresenta le imprese italiane di qualunque dimensione operanti nel campo delle costruzioni.

Penso che anche per il vostro settore questo sia un periodo difficile. E in questi momenti è importante attingere alle motivazioni, alle scelte fondanti. Da parte mia, vorrei condividere con voi qualche insegnamento del Vangelo, che possa aiutarvi nel vostro lavoro. È una lettura cristiana dei valori a cui vi ispirate: concorrenza e trasparenza; responsabilità e sostenibilità; etica, legalità e sicurezza.

Il Vangelo testimonia che Gesù, nella sua predicazione, ha utilizzato anche la metafora della costruzione per trasmettere i suoi messaggi. È il caso, ad esempio, del capitolo 6 del Vangelo di Luca (vv. 46-49), dove, tra l’altro, Gesù smaschera il comportamento ipocrita e pigro di chi si limita solo a parlare senza fare. Mostrando la sapienza dell’ingegnere edile, egli paragona i ciarlatani a coloro che costruiscono le case su un terreno sabbioso e senza fondamenta. Certo, Gesù non pensa a grandi palazzi, ma comunque fa notare che queste costruzioni sono fatte in riva al fiume, mentre il buon costruttore sa che alla prima esondazione una casa del genere è destinata ad essere spazzata via.

La sua parabola però continua con il rovescio della medaglia: «Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, […] è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia» (vv. 47-48). L’immagine è ancora più interessante se pensiamo che un tale costruttore non solo ha fatto la cosa giusta nel momento presente, ma ha difeso la casa da possibili alluvioni future. Uno potrebbe dire: ma non è mai successo! Sì, però potrebbe succedere. È quello a cui assistiamo oggi con il cambiamento climatico: succedono cose che mai sono successe.

Nella predicazione di Gesù, il credente è uno che non si limita ad apparire esteriormente cristiano, ma opera fattivamente da cristiano. Ed è proprio questa “coerenza operativa” che gli consente di edificare sé stesso non solo nei tempi normali della vita, ma di restare tale anche nei momenti difficili. Questo significa pure che la fede non ci mette al riparo dalle intemperie, però, accompagnata dalle buone opere, ci fortifica e ci rende capaci di resistervi. Ed è proprio in questo senso che occorre custodire e incarnare quotidianamente i valori che ispirano la vostra adesione all’Associazione.

Concorrenza e trasparenza. La concorrenza da sola non basta. Nella logica utilitaristica del mercato può spingere alla contrapposizione fino all’eliminazione dell’altro. Illude che si possa vincere sull’altro o che la sconfitta dell’altro sia da mettere in conto nell’andamento dell’economia. Quando ciò accade, si mette a repentaglio il tessuto sociale di fiducia che permette al mercato stesso di funzionare adeguatamente. La concorrenza dev’essere stimolo a fare meglio e bene, non volontà di dominio e di esclusione. Per questo è fondamentale la trasparenza dei processi decisionali e delle scelte economiche. Concorrenza e trasparenza, insieme. Consente di evitare una concorrenza sleale, che in campo economico e lavorativo spesso significa perdita di posti di lavoro, sostegno al lavoro nero o al lavoro sottopagato. Si finisce così per favorire forme di corruzione che si alimentano nel torbido dell’illegalità e dell’ingiustizia. E questa non è una strada giusta: è una strada che ammala, non va bene.

Responsabilità e sostenibilità. Mai come in questo tempo sentiamo parlare di sostenibilità: chiama in causa la capacità di rigenerazione di ogni ecosistema. Nel settore edilizio è fondamentale l’utilizzo di materiali che offrano sicurezza alle persone. Nello stesso tempo, bisogna evitare di sfruttare l’ambiente cooperando a rendere invivibili alcuni territori particolarmente sfruttati. Ogni impresa può offrire il proprio contributo responsabile perché il lavoro sia sostenibile.

Inoltre, la sostenibilità ha a che fare con la bellezza dei luoghi e con la qualità delle relazioni. Vorrei riprendere qui una riflessione presente nell’enciclica Laudato si’ sul rapporto tra gli spazi urbani e il comportamento umano: «Coloro che progettano edifici, quartieri, spazi pubblici e città, hanno bisogno del contributo di diverse discipline che permettano di comprendere i processi, il simbolismo e i comportamenti delle persone. Non basta la ricerca della bellezza nel progetto, perché ha ancora più valore servire un altro tipo di bellezza: la qualità della vita delle persone, la loro armonia con l’ambiente, l’incontro e l’aiuto reciproco. Anche per questo è tanto importante che il punto di vista degli abitanti del luogo contribuisca sempre all’analisi della pianificazione urbanistica» (n. 150). Possa il vostro lavoro aiutare le comunità a rafforzare legami di solidarietà, di cooperazione, di aiuto reciproco.

Etica, legalità e sicurezza. Lo scorso anno i morti sul lavoro sono stati tanti, troppi. Non sono numeri, sono persone. Anche i cantieri edili hanno conosciuto tragedie che non possiamo ignorare. Purtroppo, se si guarda alla sicurezza dei luoghi di lavoro come a un costo, si parte da un presupposto sbagliato. La vera ricchezza sono le persone. Mi viene in mente quello che accadeva nella costruzione della torre di Babele. In quel tempo, i mattoni erano difficili da fare, perché dovevano prendere la paglia, l’erba, poi fare la massa, cuocere, un lavoro enorme. Un mattone era, non dico una fortuna, ma costava. Se nella costruzione della torre cadeva un mattone, era una tragedia, e l’operaio che era stato il responsabile veniva punito. Invece, se cadeva un operaio, non succedeva niente. Questo deve farci pensare! La vera ricchezza sono le persone: senza di esse non c’è comunità di lavoro, non c’è impresa, non c’è economia. La sicurezza dei luoghi di lavoro significa custodia delle risorse umane, che hanno valore inestimabile agli occhi di Dio e anche agli occhi del vero imprenditore. Per questo, la legalità va vista come tutela del patrimonio più alto che sono le persone. Lavorare in sicurezza permette a tutti di esprimere il meglio di sé guadagnando il pane quotidiano. Più curiamo la dignità del lavoro e più siamo certi che aumenterà la qualità e la bellezza delle opere realizzate.

San Giuseppe, patrono dei lavoratori, vi sostenga in questo vostro impegno. Anch’io vi accompagno con la mia preghiera e la mia benedizione. E vi chiedo di portare avanti quello che ha detto il Presidente: di pregare per me. Grazie.

© http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino.html - 20 gennaio 2022