Udienza ai partecipanti all’Assemblea Generale delle Pontificie Opere Missionarie

missio1Questa mattina, nel Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza, i partecipanti all’Assemblea Generale delle Pontificie Opere Missionarie e ha rivolto loro il discorso che riportiamo di seguito:

Discorso del Santo Padre

Eminenza, Eccellenze,
cari Direttori Nazionali delle Pontificie Opere Missionarie.
cari collaboratori del Dicastero per l’Evangelizzazione,
fratelli e sorelle, buongiorno!

Accolgo con gioia tutti voi che siete venuti da più di centoventi Paesi dei cinque Continenti per l’Assemblea generale annuale delle Pontificie Opere Missionarie. Saluto il Cardinale Tagle, il Segretario Mons. Nwachukwu, il Segretario Aggiunto Mons. Nappa, Presidente delle POM, e i quattro Segretari generali: il comando è buono: un filippino, un africano e il sugo della pasta, un napoletano!

Siamo alla vigilia della Solennità della Santissima Trinità, che ci fa entrare nella contemplazione del mistero di Dio: un mistero d’amore che si offre, si dona, si consuma totalmente per la salvezza dell’umanità. Proprio contemplando questa opera di salvezza, scopriamo tre caratteristiche fondamentali della missione divina fin dal principio: la comunione, la creatività e la tenacia. Riflettiamo su queste parole-chiave, che risultano attuali per la Chiesa in uno stato permanente di missione e ancora di più per le nostre Opere missionarie, chiamate ora al rinnovamento per un servizio sempre più incisivo ed efficace.

Anzitutto la comunione. Quando contempliamo la Trinità, vediamo che Dio è comunione di persone, è mistero di amore. E l’amore con cui Dio ci viene a cercare e salvare, radicato nel suo essere Uno e Trino, è anche ciò che fonda la missionarietà della Chiesa pellegrina sulla terra (cfr Redemptoris missio, 1; Ad gentes, 2). In questa prospettiva, siamo chiamati a vivere la spiritualità della comunione con Dio e con i fratelli. La missione cristiana non è trasmettere qualche verità astratta o qualche convincimento religioso - meno fare proselitismo, meno ancora - , ma è anzitutto permettere a coloro che incontriamo di poter fare l’esperienza fondamentale dell’amore di Dio, e potranno trovarlo nella nostra vita e nella vita della Chiesa se ne saremo testimoni luminosi, riflettendo un raggio del mistero trinitario. Sul proselitismo vorrei dire una esperienza personale. Quando ero in una delle Giornate della Gioventù, quando uscivo dal teatro dove c’era stato un incontro, si avvicina una signora che apparteneva a un gruppo cattolico – ultra, troppo, destrorso, “per l’odore” si vedeva quello – e la signora era con un ragazzo e una ragazza e mi ha detto: “Santità, voglio dirle che ho convertito questi due! Li ho convertiti!”. L’ho guardata negli occhi e le ho detto: “E a te chi ti converte?”. Questa missione della conversione, ci sono gruppi religiosi che portano il catalogo delle conversioni, è bruttissimo questo. Un aneddoto soltanto.

Esorto pertanto tutti a progredire in questa spiritualità della comunione missionaria, che è la base del cammino sinodale della Chiesa di oggi. L’ho sottolineato nella Costituzione Praedicate Evangelium e lo ribadisco ora anche a voi, soprattutto per il vostro processo di rinnovamento degli Statuti. È importante che gli statuti siano aggiornati. È necessario per tutti, allora, un cammino di conversione missionaria e, perciò, è importante che vi siano possibilità di formazione, personale e comunitaria, per crescere nella dimensione della spiritualità missionaria “comunionale”. La missione della Chiesa, infatti, ha come scopo «di far conoscere e di far vivere a tutti la “nuova” comunione che nel Figlio di Dio fatto uomo è entrata nella storia del mondo» (Cost. ap. Praedicate Evangelium, I, 4) [1]. E non dimentichiamo che la chiamata alla comunione implica uno stile sinodale: cioè camminare insieme, ascoltarci, dialogare, litigare insieme, ma sempre in comunità. Questo ci allarga il cuore e genera in noi uno sguardo sempre più universale, proprio secondo quanto rimarcato nel momento della fondazione dell’Opera della propagazione della fede: «Non dobbiamo sostenere questa o quella missione in particolare, ma tutte le missioni del mondo» (cfr Mons. Cristiani e J. Servel, Marie-Pauline Jaricot, 39).

La seconda parola-chiave, la prima era comunione, la seconda parola-chiave che vi propongo è creatività. Radicati nella comunione trinitaria, siamo inseriti nell’opera creativa di Dio, che fa nuove tutte le cose (cfr Ap 21,5). Anche noi partecipiamo di questa creatività e su questo vorrei dire due cose. La prima è che la creatività è legata con la libertà che Dio possiede e che dona a noi in Cristo e nello Spirito. Infatti, «dove c’è lo Spirito del Signore c’è libertà» (2 Cor 3,17). Quello che ci dà la libertà è lo spirito. Leggiamo un po’ i primi capitoli degli Atti degli Apostoli, c’è una creatività lì, c’è lo Spirito… E per questo, per favore, non lasciamoci rubare la libertà creativa missionaria! Seconda cosa, come ebbe a dire San Massimiliano Maria Kolbe, francescano missionario in Giappone e martire della carità, “solo l’amore crea”, solo l’amore crea. E allora, ricordiamoci che la creatività evangelica nasce dall’amore, dall’amore divino, e che ogni attività missionaria è creativa nella misura in cui la carità di Cristo è la sua origine, la sua forma e il suo fine. Così, con fantasia inesauribile, crea modi sempre nuovi di evangelizzare e di servire i fratelli, specialmente i più poveri. Espressione di tale carità sono anche le tradizionali raccolte destinate ai fondi universali di solidarietà per le missioni. E a questo scopo dobbiamo promuoverle, far capire che questo aiuto che io do, che ogni cristiano dà, fa crescere la Chiesa e salva la gente, e quindi aiutare questa partecipazione non solo delle persone, ma anche di gruppi e istituzioni che, con spirito di gratitudine per le grazie ricevute dal Signore, desiderano sostenere le tante realtà missionarie della Chiesa.

E terzo, la terza ed ultima parola è tenacia, cioè la fermezza e la perseveranza nei propositi e nell’azione. Anche questo tratto possiamo contemplarlo nell’Amore di Dio Trinità che, per realizzare il disegno di salvezza, con fedeltà costante ha inviato i suoi servi nel corso della storia e nella pienezza dei tempi ha donato sé stesso in Gesù. Così, la missione divina «è un andare instancabile verso tutta l’umanità per invitarla all’incontro e alla comunione con Dio. Instancabile! Tenacia. […] Per questo, la Chiesa continuerà ad andare oltre ogni confine, ad uscire ancora e ancora senza stancarsi o perdersi d’animo di fronte a difficoltà e ostacoli, per compiere fedelmente la missione ricevuta dal Signore» (Messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale 2024). E questo fino anche al martirio. E su questo vorrei soffermarmi per ringraziare Dio per la testimonianza martiriale che hanno dato, in questi giorni passati, un gruppo di cattolici del Congo, del nord Kivu. Sono stati sgozzati, semplicemente perché erano cristiani e non volevano passare all’islam. Oggi c’è questa grandezza della Chiesa nel martirio. E andiamo un po’ indietro, cinque anni fa, nella spiaggia della Libia, quei copti che sono stati sgozzati e in ginocchio dicevano: “Gesù, Gesù, Gesù”. La Chiesa martiriale è la Chiesa della tenacia del Signore che porta avanti.

Siamo perciò chiamati anche noi ad essere perseveranti e tenaci nei propositi e nell’azione. E vivere anche questa dimensione martiriale con il nostro esempio. Voi operatori delle Pontificie Opere Missionarie, entrate a contatto con tante realtà diverse, situazioni ed eventi che fanno parte del grande flusso della vita della Chiesa, in tutti i Continenti. E allora ci si può imbattere in numerose sfide, situazioni complesse, pesantezze e stanchezze che accompagnano la vita ecclesiale. Non lasciatevi scoraggiare! Qui vorrei fare una parentesi per vedere le debolezze di tanti noi fratelli e sorelle, delle volte cadute: per favore, siamo pazienti, prendiamoli per mano e accompagniamoli. Per favore, non scandalizzatevi di queste scivolate. “Può accadere a me”, ognuno deve dire “può accadere a me”: essere molto caritatevole, molto delicato e aspettare. Una delle cose che a me tocca il cuore del Signore è la pazienza: sa aspettare, sa aspettare. Guardiamo di più agli aspetti positivi e, in questa gioia che nasce dal contemplare l’opera di Dio, sapremo affrontare con pazienza anche le situazioni problematiche, per non rimanere prigionieri dell’inattività e dello spirito rinunciatario. Tenaci e perseveranti, andate avanti nel Signore! E con i fratelli e sorelle che scivolano e cadono, ricordate che soltanto in una occasione è lecito guardare una persona dall’alto in basso, una sola: per aiutarlo a sollevarsi. Sempre questo gesto con i fratelli e le sorelle che sono scivolati.

Cari fratelli e sorelle, ringrazio ancora tutti voi e voi e i vostri collaboratori per la generosità e la dedizione nel promuovere la responsabilità missionaria dei fedeli, specialmente nella cura per i bambini dell’Opera della Santa Infanzia. La Madonna interceda per voi. Vi benedico di cuore. Vi ringrazio per quello che fate… E voi, Per favore, non dimenticatevi di pregare per me, a favore!

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[1] S. GIOVANNI PAOLO II, Esort. ap. postsin. Christifideles laici (30 dicembre 1988), 32.

© http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino.html - 25 maggio 2024