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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
Giuseppe e lAngelo"Poiché non è concepibile che a un compito così sublime non corrispondano le qualità richieste per svolgerlo adeguatamente, bisogna riconoscere che Giuseppe ebbe verso Gesù «per speciale dono del Cielo, tutto quell'amore naturale, tutta quell'affettuosa sollecitudine che il cuore di un padre possa conoscere» (Pii XII, «Nuntius radiophonicus ad alumnos transmissus in Scholis Catholicis Foederatarum Americae Civitatum discentes», die 19 febr. 1958: AAS 50 [1958] 174)"
(REDEMPTORIS CUSTOS, 8, S. GIOVANNI PAOLO II)
 

La Grazia di Stato è dono da coltivare e da custodire. Esercitando la precisa chiamata che il Signore ci ha donato.

Tale Grazia cresce e si rafforza costituendo, sempre più, un "habitus" che, in certo qual modo, conferma e solidifica l'esistenza nella Grazia stessa.

L'essere, pertanto, si compie e, nel contempo, ci si comprende personalmente sempre più autenticamente in questa azione teandrica mirabile che Dio dona e compie.

Ineludibile, in questo peregrinare nella "grazia di stato", è l'invocazione e il sostegno luminoso dell'angelo custode. Proprio l'angelo custode di Giuseppe poté parlargli efficacemente in quanto egli stesso ne era intimo colloquiatore.

Dalla "custodia" dell'angelo, Giuseppe acquisisce, in maniera efficace, la chiamata alla custodia. Chiamata che, nell'angelo, Giuseppe ha certamente coltivato per essere a pieno titolo "Custode del Redentore" e patrono della Chiesa universale.

Ci vuole poca energia per mettersi in mostra mentre ci vuole una grande forza per mettersi da parte e "cancellarsi" per amore dell'Amore. Questo è difficile non solo per le nostre personali ferite ma anche per la predisposizione alla potenzialità/bisogno di Identità che è ferita.
Ma come, per essere... devo farmi da parte?
Per dire "io", devo non pormi come identità?
Sì, tu ritrovi e conosci chi sei se "servi", perché essendo ad Immagine e Somiglianza di Dio, la tua Immagine si compie se opera a Somiglianza del Tuo Creatore.
Capirai chi sei nell'umiltà della sempre Ancella, nel silenzio di Giuseppe, ti comprenderai nella Cena Pasquale come forma onnipotente di Diakonia.
Qui, in questo suo custodire la Grazia ricevuta in sé e fuori di sé, San Giuseppe pre-attua la parola di Paolo sul ruolo del marito in Efesini 5, 28-30:
"Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo, perché chi ama la propria moglie ama se stesso. Nessuno mai infatti ha preso in odio la propria carne; al contrario la nutre e la cura, come fa Cristo con la Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo."
In questo custodire e servire esprime, rigogliosa, tutta la sua virilità. San Giuseppe inizia dalla rivelazione dell'Angelo il suo percorso di "lavanda dei piedi".

Questa umiltà radicale e preveniente è conditio ineludibile per predisporre all'Incarnazione. Incarnazione che è il vertice dell'umiltà e della Kenosi di Dio.

Perché Dio è Sapienza, inescrutabile ed inspiegabile al nemico dell'uomo e ad ogni superbo: qui è infatti l'illimitata potenza insita nel nascondimento di sé secondo Sapienza ed Amore. Nulla può la forza se non nel dono di sé e nella resa stupita e grata al Creatore.

Per tale motivo l'angelo custode è garante della grazia di stato che ciascuno di noi riceve ed è garante della predisposizione quotidiana al deporre sé stessi ai piedi di Cristo, il piccolo, nella piccolezza.

Ed è qui, nella libertà dei piccoli, i quali nemmeno si curano dei risultati raggiunti, perché ciò che conta per loro è essere nell'abbraccio del Padre, che Dio compie tutto ciò che è Bene.

Invochiamolo sovente, l'angelo custode, come un amico carissimo, per compiere ciò che già abbiamo ricevuto senza depauperare un solo iota della Grazia. Una invocazione tanto più necessaria per i padri, i mariti, i sacerdoti, i Vescovi, i superiori religiosi. 
Ed invochiamo l'amicizia di San Giuseppe per amare meglio e compiutamente Cristo e la Chiesa nella resa totale e nel compito della custodia, appartenenza che tutto possiede perché tutto ha restituito, continuamente e senza riserve. La virilità, infatti, risplende nella Custodia che accompagna e aiuta la libertà in Cristo.

Paul Freeman


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