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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico

abbracciare Cristo Crocifisso

"La Sapienza di Dio... Nessuno dei dominatori di questo mondo l’ha conosciuta; se l’avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria" (1Cor. 2,8).

La sapienza di Dio è il Suo cuore. Qui è racchiuso il suo desiderio, nascosto nei secoli eterni, di farci figli nel Figlio e renderci così compartecipi della sua gioia.
È cosa da noi conosciuta per via di catechesi ma ben poco per via di esperienza perché è più facile per noi conoscere una nozione che assaporarne, nella Sapienza, il gusto.
È più facile per noi conoscerla per abitudine che rimenerne "rapiti" per dono di Scienza.

Infatti debole è la nostra vita di orazione e debole la violenza che facciamo a noi stessi e al nostro uomo vecchio.
Ancora non siamo consapevoli realmente del dono senza confini che il Padre ci ha fatto in Cristo.
Ancora non siamo coscienti della cura e dell'attenzione che occorre dare alla vita nuova nello Spirito Santo.
Viviamo in superficie e scarso è il catecumenato.

Pertanto ci comportiamo come i "dominatori di questo mondo" di cui parla l'apostolo, perché noi, pur conoscendo per nozione e catechesi, realmente non "conosciamo" biblicamente il Signore della gloria, ma, sovente, lo crocifiggiamo con la nostra pochezza e con i nostri vizi e peccati.
Con la nostra smemoratezza accidiosa ed egocentrata. Curvi su noi stessi, curvi e sclerotizzati sugli accidenti necessari per la trasfigurazione, che sono le prove e le scarnificazioni.

Ed infatti ciò che addolora di più il cuore di Dio non è tanto il peccato ma la nostra empietà. Siamo ladri. Anzi "criminali" - così il termine rawshà in ebraico, cioè empio - perché pur sapendo la legge la infrangiamo, pur sapendo il cuore della legge che è la comunione con Cristo, la calpestiamo per molto meno di trenta denari. Alcune "zone" della nostra vita e della nostra esperienza non sono "evangelizzate" e su queste aree viviamo come se Dio non esistesse.

Eppure il Signore è chiaro:

«A nessuno ha comandato di essere empio
e a nessuno ha dato il permesso di peccare.»
(Sir. 15,20) (vd anche οὐκ ἐνετείλατο οὐδενὶ ἀσεβεῖν καὶ οὐκ ἔδωκεν ἄνεσιν οὐδενὶ ἁμαρτάνειν e Empietà)

Con la scusa tutta carnale di vivere la fede come un fatto privato piuttosto che come una fonte zampillante, che tutto irrora e tutto trasforma, manipoliamo la grazia donata e la pieghiamo ai nostri infantili capricci, anzi ai nostri miserevoli atteggiamenti oppositivi; magari trasformati in ideologia, che tutto distrugge, dentro e fuori di noi.
Dimenticando che più che fare e compiere opere (comunque necessario) occorre arrendersi e farsi amare per poter, finalmente, amare.

Dice infatti l'apostolo che «Nessuno dei dominatori di questo mondo l’ha conosciuta; se l’avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria» (1Cor. 2,8).

Questa affermazione sulla Sapienza parte da una duplice considerazione.
Da una parte una visione positiva legata allo sguardo: se l'uomo smettesse di guardare a sé stesso e di avere "il volto" curvato su di sé (come Caino) e guardasse a Gesù, capirebbe l'immenso dono che Dio ha fatto all'umanità in Cristo e, pertanto, non lo avrebbe ucciso.
E non lo ucciderebbe tutt'ora con la sua reiterata empietà.
Da altra parte una dimensione misterica: se satana e i suoi accoliti, istigando l'uomo, l'empietà sopraffina di Giuda, la miseria dei suoi discepoli, il potere dell'epoca, l'opportunismo di Pilato, la "democrazia" manipolabile della folla, avesse saputo che facendo uccidere il Cristo avrebbe affermato la condanna dell'empietà e la redenzione dell'uomo, non lo avrebbe mandato a morte.

Mettendo a morte il Cristo, infatti, satana, ha deciso la sua condanna ed è stata resa giustizia alla sapienza di Dio.

Pertanto per l'apostolo, Cristo Crocifisso, non è un uomo che ha fallito ma "il Signore della gloria". Reso tale perché nella sua carne e nella Sua morte di croce, nella Sua donazione perfetta, ha adempiuto perfettamente alla Sapienza di Dio, sprigionando tutto l'Amore di Dio. Qui il tempo si ferma e si spacca come l'istante prima del parto e nasce la nuova vita per ogni uomo. Qui la creazione si rigenera. Nell'Amen di Cristo sulla croce risuona ogni nostro piccolo e fievole "amen", rafforzato infinitamente nella compiutezza dell'Amore del Figlio di Dio.

A questa sapienza, sovra ogni umana sapienza, qui ci chiama il Padre.

Lo Spirito, infatti, ci spinge dal di dentro a fissare lo sguardo sul Signore della gloria.
Egli che educa l'innalzamento del volto, sostiene le mani in alto nella lode, orienta il cuore all'adorazione.
Egli, il Signore della gloria, ci fissa immarcescibili nell'Amore di Dio.
Da qui ogni adempimento della legge. Dalla contemplazione in questo sguardo e in questo evento ogni scelta morale e la comprensione di ogni scelta morale.
Qui ogni guarigione.
Coloro che hanno agito con iniquità ed empietà non hanno raccorciato il braccio di Dio ma lo hanno snudato in tutta la Sua potenza donativa, creativa, trasfigurante. È l'Amore di Dio!

A tale titolo, firmato nell'amore fatto carne e fatto carne offerta, Cristo può dire "vi è stato detto, ma Io vi dico!".
Ecco perché l'uomo "morale" è anzitutto un contemplativo, un innamorato, un "piccolo", grande solo dell'abbraccio di Dio e che ama, infaticabilmente e concretamente, osservando, ascoltando ed agendo, i fratelli e sé stesso in Cristo. Affinché nulla e nessuno sia omesso alla Carità.
Un rapito del Crocifisso e della Sua Sapienza.

Paul Freeman