Rassegna stampa formazione e catechesi

Quelle braccia alzate

04 Mani in preghieraPiù sono le braccia alzate nella preghiera, più il Signore ascolta. Facendo attenzione a pregare gli uni per gli altri e non solo per se stessi. È questo il segreto perché la richiesta di intercessione sia efficace. Lo ha sottolineato padre Raniero Cantalemessa durante la prima predica di Quaresima, tenuta venerdì mattina, 19 febbraio, nella cappella Redemptoris Mater del Palazzo apostolico, alla presenza di Papa Francesco. «Più che le parole di intercessione — ha ricordato il predicatore della Casa Pontificia — giova semmai moltiplicare gli intercessori, cioè invocare l’aiuto di Maria e dei santi». Infatti, nella festa di Tutti i santi, la Chiesa chiede a Dio «di essere esaudita “per l’abbondanza degli intercessori”».
Allo stesso modo, si moltiplicano gli intercessori anche quando si prega per le reciproche necessità. La preghiera di intercessione è così «accetta a Dio, perché è la più libera da egoismo, riflette più da vicino la gratuità divina e si accorda con la volontà di Dio, la quale vuole “che tutti gli uomini siano salvi”». Sempre considerando che l’efficacia della preghiera di intercessione «non dipende dal “moltiplicare le parole”, ma dal grado di unione che si riesce a realizzare con le disposizioni filiali di Cristo». Quanto sia importante la preghiera reciproca si comprende in occasione dei peccati del popolo. Infatti, Dio è «come un padre pietoso che ha il dovere di punire, ma che cerca tutte le possibili attenuanti per non doverlo fare ed è felice, in cuor suo, quando i fratelli del colpevole lo trattengono dal farlo». Da qui la fondamentale necessità di alzare le braccia per invocare il perdono da Dio. «Se mancano queste braccia fraterne levate verso di lui — ha detto il cappuccino — egli se ne lamenta nella Scrittura ». Per questo, padre Cantalamessa ha rivolto un invito ai pastori e alle guide spirituali: «Quando, nella preghiera, sentite che Dio è adirato con il popolo che a voi ha affidato, non schieratevi subito con Dio, ma con il popolo!». Così fece Mosè, «fino a protestare di voler essere radiato lui stesso, con loro, dal libro della vita, e la Bibbia fa capire che questo era proprio ciò che Dio desiderava». D’altronde, in tutta la sua preghiera la Chiesa «non fa che intercedere: per se stessa e per il mondo, per i giusti e per i peccatori, per i vivi e per i morti. Anche questa è una preghiera che lo Spirito Santo vuole animare e avvalorare». Accanto all’intercessione, ha aggiunto il predicatore, una componente essenziale della preghiera liturgica è l’adorazione. Lo Spirito Santo, ha spiegato, vivifica «in modo particolare la preghiera di adorazione che è il cuore di ogni preghiera liturgica». La sua peculiarità «deriva dal fatto che è l’unico sentimento che possiamo nutrire solo ed esclusivamente verso le persone divine». Questo è quanto distingue «il culto di “latria”, da quello di “dulia” riservato ai santi e di “ip erdulia” riservato alla Santa Vergine. Noi veneriamo la Madonna, non la adoriamo, contrariamente a quanto alcuni pensano dei cattolici ». L’adorazione cristiana, ha aggiunto, è anch’essa trinitaria. «Lo è nel suo svolgersi — ha detto — perché è adorazione resa al Padre, per mezzo del Figlio, nello Spirito Santo, e lo è nel suo termine, perché è adorazione resa, insieme, al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo». Nella spiritualità occidentale, chi ha sviluppato più fondo il tema dell’adorazione è stato il cardinale Pierre de Bérulle (1575-1629). «Per lui, Cristo è il perfetto adoratore del Padre — ha detto il religioso — al quale bisogna unirsi per adorare Dio con una adorazione di valore infinito ». Se c’è una lacuna in questa visione, che pure «ha dato alla Chiesa frutti bellissimi e ha plasmato la spiritualità francese per diversi secoli » è «l’insufficiente attenzione accordata al ruolo dello Spirito Santo». Infatti, anche Bérulle, dal trattare del Verbo incarnato, «passa alla “corte regale” che lo segue e lo accompagna: la santa Vergine, Giovanni Battista, gli apostoli, i santi; manca il riconoscimento del ruolo essenziale dello Spirito Santo».

© Osservatore Romano - 20 febbraio 2016


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