Rassegna stampa formazione e catechesi

LOGOS & PATHOS

luce altoA cura di P.Pietro Messa, ofm

L’immagine tra filosofia e scienza

11 aprile 2016 - Pontificia Università Lateranense

Aula Senato Accademico

Dopo secoli “logocentrici”, si è prodotta una svolta “somatocentrica” della cultura occidentale. Numerose discipline, diverse per metodo e per statuto epistemologico, mostrano una significativa convergenza sul primato del “corpo vivo” (Leib) quale cifra del nostro tempo. Ma che cosa significa?

Significa che “sentire si dice in molti modi”. Significa che il centro dell’interesse è il corpo vissuto, il corpo-soggetto – e non il corpo-cosa, reificato e obiettivato. Significa che siamo alle prese con nuove “logiche” della corporeità vivente, e che il dualismo oppositivo mente-corpo è stato superato nella direzione di un approccio duale. Significa porre l’irriducibilità dell’essere umano al centro del vivere intenzionale, come punto d’irradiazione dei suoi atti esperienziali. Significa, ancora, che Logos e Pathos esibiscono una strutturale co-appartenenza, costituendo un nodo problematico stratificato, denso, complesso.

Quale disciplina ha il compito d’indagarlo? Quale sapere per l’esperienza soggettivo-qualitativa?

«Anche quando facciamo scienza, dobbiamo partire da una prospettiva incarnata, alla quale non possiamo mai pienamente sfuggire» (S. Gallagher – D. Zahavi, La mente fenomenologica. Filosofia della mente e scienze cognitive, R. Cortina, Milano 2009, p. 216). L’esclusione del “soggetto” dal sapere scientifico ha ormai fatto il suo tempo e oggi le neuroscienze cognitive manifestano ampio interesse per l’esperienza in prima persona della realtà, che la fenomenologia husserliana chiama “esperienza cosciente”, “vivere intenzionale” (erleben), “vissuto” (Erlebnis). Ciò ha determinato un cambiamento di paradigma, una sorta di “rivoluzione scientifica” dall’interno, quale tentativo di riconfigurazione epistemologica delle stesse Naturwissenschaften.

Particolare attenzione ha suscitato la questione fenomenologica dell’empatia (Einfühlung), nel significato dell’interazione tra corpi animati e inanimati, ovvero sulla possibilità di cogliere, appercependolo, lo “spirito” attraverso un corpo e persino un’immagine. Un’appercezione di cui sono state indagate le modalità neurofisiologiche, automatiche, pre-cognitive. La scoperta dei mirror neurons da parte del gruppo dell’Università di Parma, guidato da Giacomo Rizzolatti, ha condotto il neuroscienziato Vittorio Gallese a formulare la teoria dell’embodied simulation, che ha riscosso ampio interesse nel mondo accademico e non. Gallese si è spinto sino all’indagine della forza empatica delle immagini, aprendo uno scenario interessante sulle opere d’arte e sull’enigma della ragione creativa. Sappiamo, infatti, che il tema dell’empatia è culturalmente legato all’estetica filosofica, alla teoria del senso e della sensazione: “sentire” si dice in molti modi.

Il Seminario dell’11 aprile Logos & Pathos. L’immagine tra filosofia e scienza, coordinato dalla Prof.ssa Patrizia Manganaro (Pontificia Università Lateranense) che introduce la questione della “svolta” fenomenologica delle neuroscienze cognitive, si propone di fare il punto sul alcune questioni di fondo: quella del “sentire” e del soggetto incarnato in Maurice Merleau-Ponty (Prof.ssa Roberta Lanfredini, Università di Firenze), tra descrizione fenomenologica, filosofia della mente e riflessione estetica; sul nesso tra violenza e immagine nell’era della diffusione sulle piattaforme di condivisione telematica, per una risensibilizzazione dello sguardo tra estetica, etica e politica (Prof. Andrea Pinotti, Università di Milano); sulla ragione creativa tra filosofia e matematica (Prof. Gianfranco Basti, Pontificia Università Lateranense); sul logos delle forme: generare immagini dal caos (Prof. Gian Italo Bischi, Università di Urbino).

Patrizia Manganaro

Share this post

Submit to FacebookSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn