Rassegna stampa etica

Microfoni spenti per i cattolici

senato vista grandangoloMirko De Carli

Il Senato lo dimostra plasticamente durante le sedute in aula sulle unioni civili. Sanremo attraverso la messa in scena subdola delle fascette arcobaleno portate sul palco da alcuni artisti in gara. I talk show più gettonati lo confermano invitando relatori tra i più patinati (come Alba Parietti ad esempio) che nulla sanno di unioni civili ma che vendono un’idea decisamente glamour di pratiche violente come la maternità surrogata. Per dirla in poche parole: microfoni spenti per i cattolici. In Italia, dopo aver visto sia a Piazza San Giovanni il 20 giugno 2015 che al Circo Massimo il 30 gennaio scorso che i cattolici sono ancora la maggioranza di questo paese (spesso troppo silenziosa, frammentata e goffa ma pur sempre maggioranza), gli opinion leaders nostrani hanno cambiato strategia ed hanno deciso di non fermarsi alla semplice derisione dei contenuti del family day: vogliono letteralmente silenziare chi di noi prende un microfono in mano.

Una delle ultime prove tangibili l’abbiamo avuta in aula al Senato dove si è inscenata una provocazione premeditata tesa a disturbare l’intervento del senatore Giovanardi. Il signor Andrea Maccarone (Presidente del Circolo intitolato a Mario Mieli), compiendo un’azione di dileggio a Palazzo Madama e ai senatori presenti, ha cercato con perseveranza di irritare (attraverso ammiccamenti vari ed effusioni con un altro uomo presente in tribuna) il senatore Giovanardi con l’intento premeditato (visto le foto su Facebook antecedenti il fatto) di ‘contaminare’ il Senato con un libro scritto da Mario Mieli.

Il senatore di Modena intervenendo in aula per commentare quanto stava succedendo e per applaudire ai commessi che hanno riportato ordine nella tribuna, si è poi trovato davanti ad una gazzarra messa in atto da diversi senatori Pd che lo hanno ripetutamente contestato. Perché? Con quali ragioni? Se andiamo a leggere l’art.71 del Regolamento del Senato della Repubblica troviamo quanto segue: ‘le persone ammesse alle tribune devono stare a capo scoperto e in silenzio, astenendosi da qualsiasi segno di approvazione o disapprovazione’. Prosegue poi l’art.72: ‘in caso di oltraggio al Senato o ad alcuno dei suoi membri nell’esercizio delle sue funzioni il Presidente può ordinare l’arresto immediato del colpevole e la sua traduzione davanti alle autorità competenti’.

Straordinario: persone che volevano punire il reato di omofobia (?) con un massimo di detenzione in carcere di sei anni hanno oggi il coraggio di difendere persone che ripetutamente offendono e disturbano gli interventi dei senatori in aula, con l’unico fine del dileggio e dello scherno.

Questo atteggiamento lo troviamo poi ben rappresentato nei talk show più apprezzati della televisione pubblica; lo schema è sempre lo stesso: una persona a difesa delle ragioni del Family Day e tre o quattro ospiti contrari. Tra questi troviamo solitamente un personaggio del mondo dello spettacolo, una coppia same sex con il cagnolino da compagnia e il filosofo di turno accecato dall’odio anti-cattolico. Ogni qualvolta l’esponente del Family Day, specie se donna, interviene cominciamo ad esserci inquadrature con sorrisini, movimenti della testa in dissenso ed interruzioni varie.

La strategia è chiara: non vogliono farci parlare. Perché? Perché sanno che stiamo portando delle ragionevoli obiezioni, di buon senso e che rappresentano la maggioranza del pensiero comune dei nostri concittadini. Ricordiamo la celebre frase del premio Nobel Havel (storico presidente della Repubblica Cecoslovacca post Unione Sovietica): dobbiamo portare luce dove c’e ombra… per sconfiggere il male. Loro, per questo, vogliono oscurarci.

Noi non dobbiamo soccombere a questo gioco violento ed antidemocratico. Prima di tutto ripetendo a gran voce che non è accettabile l’ipocrisia di una maggioranza di governo che vuole introdurre un surrogato del matrimonio per le coppie omosessuali dal quale i conviventi eterosessuali vengono esclusi, attribuendo ai conviventi same sex il diritto di diventare genitori , incoraggiando di fatto la gestazione per altri. Una menzogna che Pasolini avrebbe descritto con queste splendide parole: ‘un contesto di falsa tolleranza e falso laicismo: di falsa realizzazione, cioè di diritti civili’.

Per questo diventa ancora più urgente rilanciare l’appello del Card. Bagnasco a considerare il voto segreto in aula al Senato: non un’ingerenza come oggi, indirettamente, ha dichiarato il premier Renzi dicendo che il Senato decide quando e se usare il voto segreto, ma un appello di un’autorità civile importante di questo paese verso le istituzioni repubblicane che hanno il compito principale di salvaguardare la democraticità e la rappresentanza al loro interno. Renzi, cercando di vendere l’immagine degasperiana di laicità dello Stato, ha incardinato invece il suo consueto ruolo di prevaricatore dei luoghi della democrazia nostrana.

Se questo appello cadrà nel vuoto occorrerà allora chiedere con forza il voto palese per ogni votazione sugli articoli del ddl Cirinnà bis: la libertà di coscienza potrà essere l’occasione, per i nostri senatori, di coerenza con gli ideali che vanno difendendo e con le piazze solcate negli ultimi mesi.

Articolo pubblicato in esclusiva per La Croce Quotidiano


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