Rassegna stampa etica

I cattolici e la pace

Shalom11"Dal Sud Sudan, al Medio Oriente, all'America Latina al Congo, alla Colombia e alle Filippine, la Chiesa cattolica è una potente forza di pace, libertà, giustizia e riconciliazione. Ma questo impressionante e coraggioso impegno di costruzione di pace da parte delle comunità cattoliche spesso non è conosciuto, viene troppo poco analizzato e non viene apprezzato". È l'amara costatazione con la quale il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, ha inaugurato il seminario organizzato dal medesimo dicastero, in collaborazione con Caritas internationalis e con il Catholic peacebuilding network, a Roma da martedì 29 a mercoledì 30. Argomento sono le nuove sfide che devono affrontare i cattolici per la costruzione della pace.
Indicando gli obiettivi del seminario - individuare e analizzare l'azione della Chiesa per la pace, e riflettere sul come la Pacem in terris continui ad essere un insegnamento vivo - in cardinale ha tra l'altro inserito il seminario stesso nel quadro delle celebrazioni per il prossimo cinquantesimo anniversario dell'enciclica di Giovanni XXIII.
Tenendo presente questi obiettivi principali, il seminario è volto a fare emergere intuizioni e ad esplorare le sfide per il futuro della pacificazione cattolica, come anche i modi in cui l'approccio della Chiesa alla pacificazione costituisce un luogo di crescita per la dottrina sociale e la teologia cattolica. Tra le questioni affrontate in questa due giorni il porporato ha sottolineato la verifica di come gli approcci attuali alla pacificazione sarebbero diversi se fossero definiti più esplicitamente in termini di una vocazione della Chiesa e di singoli cristiani ad essere costruttori di pace; del modo in cui approcci nuovi alla gestione, alla sovranità alla mediazione e alla riconciliazione dopo i conflitti potrebbero animare la riflessione teologica ed etica e trarne beneficio; di quale possa essere il rapporto tra la pacificazione e altri argomenti, quali i diritti umani o la riconciliazione, che sono centrali alla Pacem in terris e alla dottrina sociale cattolica della Chiesa in generale; e infine la verifica di cosa le convinzioni, i principi e le pratiche della Chiesa possono offrire come contributo caratteristico alla teoria e alla pratica della costruzione di pace e in quale misura l'approccio cattolico ha caratteristiche in comune con altre forme o secolari di pacificazione. Nella sua esposizione il cardinale ha ripercorso i tratti principali del magistero pontificio, limitandosi a partire dall'enciclica, nel sostenere l'idea della pace e nel chiedere la fine di tutte le guerre, sottolineando l'originalità di Papa giovanni nel non essere partito dal tema della guerra, per giungere a quello della pace, ma di aver scelto di iniziare con il valore irriducibile della dignità umana e dunque con il valore delle relazioni umane. Papa Roncalli "inizia, prosegue e finisce - ha detto in proposito - con la dinamica delle relazioni in ogni donna e in ogni uomo e tra le persone. Inizia, prosegue e finisce con il centro, o il "nucleo" irriducibile della dignità in ogni uomo e donna e in ciascuna persona umana. Inizia dalla persona individuale e la diade, e poi non si arresta fino a quando raggiunge la famiglia umana universale e tutte le sue istituzioni".

(©L'Osservatore Romano 30 maggio 2012)

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