Rassegna stampa etica

A Bologna si cavalca l’8 marzo per la solita fanfara lgbt

donna luceMa come nasce il ‘Women’s Day’? Tutto ha inizio durante il VII Congresso del II Internazionale socialista svoltosi a Stoccarda nel 1907: si votò una una risoluzione nella quale si impegnavano i partiti socialisti a ‘lottare energicamente per l’introduzione del suffragio universale delle donne’ che indusse, i giorni seguenti durante una conferenza internazionale delle donne socialiste, la storica combattente Corinne Brown a dire che non avrebbe mai avuto ‘alcun diritto di dettare alle donne socialiste come e con chi lavorare per la propria liberazione’.

Da queste parole, forti e chiare, nacquero delle conferenze domenicali denominate ‘Women’s Day’: il giorno della donna. Si discuteva dello sfruttamento perpetuato dagli imprenditori nei confronti delle donne lavoratrici: bassi salari, orari di lavoro massacranti e non concilianti con le esigenze di una famiglia, discriminazioni sessuali e diritto al voto.

Così si arrivò alla deliberazione del Partito Socialista americano di ‘riservare l’ultima domenica di febbraio del 1909 all’organizzazione di una manifestazione in favore del diritto di voto femminile’. Fu celebrata così il 23 febbraio 1909 la prima Giornata della donna. Si arrivò poi, dopo la conferenza internazionale delle donna socialiste tenutasi nella Casa del Popolo di Copenaghen nel 1910, ad istituire una comune giornata dedicata alla rivendicazione dei diritti delle donne. Dopo l’interruzione dovuta allo scoppio della Prima Guerra Mondiale le celebrazioni ripresero in Russia l’8 marzo 1917 a San Pietroburgo. Quella giornata, che vide le donne russe guidare una grande manifestazione che rivendicava la fine della guerra, venne soprannominata Rivoluzione russa di febbraio: un evento che portò al crollo dello zarismo ormai completamente privo di sostegno dalle forze armate.

Così il 14 giugno 1921, durante la seconda conferenza internazionale delle donne comuniste tenutasi a Mosca, si fissò la data dell’8 marzo come ‘Giornata internazionale dell’operaia’. Questa festa fu poi ufficializzata anche in occidente attraverso la risoluzione delle Nazioni Uniti numero 3010 del 18 dicembre 1972 in ricordo dei 25 anni trascorsi dalla prima sessione della Commissione sulla condizione delle donne e la risoluzione 32/142 dove si propose ad ogni Paese aderente all’ONU di dichiarare un giorno all’anno alla ‘Giornata delle Nazioni Unite per i diritti delle Donne e per la pace internazionale’. L’8 marzo fu scelta come data ufficiale da molte nazioni.

Questa è la vera storia della Festa della donna: una storia di libertà, di giustizia e di lotta sociale. Nata nel cuore della sinistra internazionale, ma figlia di un impegno indomabile di donne pronte a spendersi per affermare il valore del proprio umano.

E a Bologna come si festeggia? Nella città rossa d’Italia per eccellenza quali eventi si sono organizzati per la festa della donna? Ecco qua i principali eventi che vengono segnalati sulla stampa locale:

La diva en travesti Lala McCallan ai ‘Portici Hotel’ con una cena-spettacolo, al Cassero la serata Faq con la special guest Romina Falconi e le ‘Erotiche letture’ alla Tana del Bianconiglio.

Il tutto naturalmente condito dal concerto al Teatro Dehon della sempreverde Gigliola Cinguetti. Mi pongo una domanda molto semplice: ma perché un’amministrazione comunale deve segnalare eventi del genere che non hanno alcun nesso con la Festa della donna. Solo per raggranellare qualche consenso elettorale facile dal mondo arcobaleno.
Perché poi unire aperture gratuite per le donne di musei e luoghi di cultura nell’appennino bolognese con spettacoli con dive in travest?. Solo perché si vuole dimostrare un’uguaglianza che sa tanto di menzogna: le rivendicazioni arcobaleno sono identiche alle battaglie per la libertà delle donne del primo novecento. Le casematte rosso-arcobaleno hanno riproposto il ticket: usiamo la donna per aprire al gender. E quale momento migliore se non l’8 marzo?

Noi saremo quelli che invece proponiamo di far tornare Bologna ad essere sé stessa: città dei diritti civili e non dei desideri che si fanno diritti. Il diritto di una donna ad essere mamma e a poter allevare il proprio figlio. Questo diritto, questa libertà deve trovare spazio e dignità l’8 marzo come ogni giorno dell’anno. Bologna per rinascere deve fare suo lo slogan: Prima la famiglia. Senza se e senza ma.

Non possiamo tollerare lo sperpero di danaro pubblico per cui si mettono soldi per i festival lgbt e si toglie il bonus bebè. Noi Popolo della Famiglia saremo questo: il megafono delle mamme bolognesi. Che festeggiano la festa della donna perché sanno che una donna trova la vera libertà nell’ essere portatrice di vita e non oggetto di una compravendita chiamata utero in affitto. A buon intenditor poche parole.

© http://www.lacrocequotidiano.it/ - 9 marzo 2016

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