Sentenza del CdS blocca il Tar: ok alle benedizioni pasquali a scuola

benedizione scuola1Mirko De Carli

Ci mancava solo questa. Il Consiglio di Stato ha sospeso la sentenza del Tar Emilia-Romagna che si era dichiarato contrario alle benedizioni pasquali nelle scuole elementari Carducci e Fortuzzi alle medie di Lavinia Fontana. Tutto era partito da una ricorso, accolto dal Tribunale amministrativo regionale, promosso da un’associazione di genitori ed insegnanti con cui si chiedeva la sospensione di una delibera del collegio docenti che autorizzava le benedizioni pasquali a scuola durante l’orario extrascolastico.

Davvero stucchevole leggere le reazioni di alcuni insegnanti che adducono alle motivazioni del Tar la loro contrarietà alla sospensione decisa dal Consiglio di stato: una sentenza che aveva stabilito che i riti religiosi non si potevano celebrare nelle scuole ed in tutti i luoghi pubblici. A sostegno di ciò si porta anche il fatto che solo il 10% della popolazione scolastica partecipò l’anno scorso alla benedizione Pasquale.

A Bologna si certifica plasticamente un fatto dominante ormai nel mondo occidentale: escludere la dimensione religiosa dai luoghi di vita pubblica. Bene ha detto l’Arcivescovo Mons. Zuppi: ‘Escludere la dimensione religiosa dalla scuola e pensare di ridurla a una sfera meramente individuale non contribuisce all’affermazione di una laicità correttamente intesa’. Infatti mi domando: quale fastidio può destare una festività religiosa riconosciuta dallo Stato italiano? Perché di questo si tratta: si viola l’art.19 della Costituzione italiana e non si realizza alcuna tutela nei confronti delle festività cattoliche riconosciute dalla nostra Repubblica.

I promotori del ricorso al Tar parlano di ‘libera Chiesa in libero Stato’: perfetto. Nessuno chiede di celebrare ogni settimana la Santa Messa in un’aula di una scuola pubblica: quello che si chiede è di potere celebrare il rito Pasquale riconosciuto dallo Stato italiano. Con il massimo rispetto per tutti: infatti le benedizioni pasquali vengono fatte in orario extrascolastico e con la partecipazione libera di studenti e famiglie. Altrimenti perché i nostri ragazzi che frequentano le scuole italiane sono a casa durante il ponte Pasquale? Perché si è convenuto che debbano semplicemente riposare? No di certo. Perché lo Stato, la cui architrave costituzione nale fu creata da uomini retti e di buon senso dopo la seconda guerra mondiale, ha avuto l’umiltà e l’intelligenza di riconoscere ciò che c’era già prima: festività cattoliche e famiglia naturale in primis.

Qui il problema è una altro: sfruttare la stagione dei falsi miti di progresso e delle ipocrite e pretestuose battaglie per i cosiddetti diritti civili per eliminare il fatto religioso dalla vita pubblica del paese. Non è un caso che, i questi giorni, scoppia anche la polemica per le benedizioni pasquali in Comune a Bologna.

Nelle torri di piazza Liber Paradius, dal 14 al 16 marzo, sono in calendario le benedizioni pasquali per i dipendenti comunali. La protesta parte dall’Uaar giustifica la propria contrarietà col fatto che le benedizioni andrebbero svolte in orario extralavorativo e non negli uffici comunali. A questo punto rivolgo un appello all’Uaar e ai promotori del ricorso al Tar emiliano-romagnolo: perché non imbracciare la battaglia costituzionale di eliminare le festività cattoliche dalla Costituzione italiana invece di rendersi ridicoli con battaglie di retrobottega come quelle già messe in campo?

Perché il punto è questo. Si vuole stravolgere il concetto di laicità dello Stato rendendolo sempre più simile ad ateismo di stato. Tutto ciò che a che fare con la fede (cattolica) non può essere ammesso nei luoghi pubblici e nella vita pubblica.

Stessa dinamica vista per le unioni civili: il matrimonio non più come il luogo dei diritti e dei doveri di un uomo ed una donna ma il luogo del desiderio temporaneo di due soggetti contraenti (che rassomigliano sempre di più ad oggetti di quel desiderio). Questo è il mutamento antropologico in corso nel paese ed in tutto l’occidente.

La partita in gioco è dunque grave e di vastità enorme: non possiamo esimerci dal prenderne parte. Per questo Il Popolo della Famiglia a Bologna plaude alla sospensiva del Consiglio di Stato e si farà ‘difensore civico’ di tutte quelle famiglie e dipendenti pubblici che, desiderosi di ricevere le benedizioni pasquali in calendario, troveranno ostacoli o pressioni indebite esercitate da qualsivoglia associazione locale o nazionale.

La politica ha il dovere di tornare a difendere i propri valori costitutivi e la propria identità incardinata nei principi costituzionali: la libertà religiosa, intesa anche come rispetto delle festività cattoliche riconosciute in Costituzione, va difesa a spada tratta. Compromessi non sono tollerabili. Noi saremo in prima linea a Bologna per questo.

© http://www.lacrocequotidiano.it/ - 10 marzo 2016

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