Conferenza Stampa di presentazione del Messaggio del Santo Padre per la Quaresima 2016

gesu in croce zeffirelliAlle ore 11.30 di questa mattina, nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede, si tiene la Conferenza Stampa di presentazione del Messaggio del Santo Padre per la Quaresima 2016 sul tema: “Misericordia io voglio e non sacrifici” (Mt 9,13). Le opere di misericordia nel cammino giubilare.

Intervengono l’Em.mo Card. Francesco Montenegro, Arcivescovo di Agrigento e Membro del Pontificio Consiglio “Cor Unum”; Mons. Giampietro Dal Toso, Segretario del Pontificio Consiglio “Cor Unum” e Mons. Segundo Tejado Muñoz, Sotto-Segretario del medesimo Pontificio Consiglio.

Pubblichiamo di seguito gli interventi del Cardinale Montenegro e di Mons. Dal Toso:

Intervento del Card. Francesco Montenegro

Come ogni anno ci prepariamo ad accogliere il Messaggio che il Santo Padre ha preparato per il tempo di Quaresima, col quale offre a tutti i cristiani alcuni spunti utili per vivere nel migliore dei modi questo tempo forte in preparazione alla Pasqua.

Il titolo del messaggio prende le mosse dall’evangelista Matteo (9,13). Nel contesto della vocazione dell’apostolo, di fronte alla critica dei farisei per il fatto che Gesù stesse a tavola con pubblicani e peccatori, il Maestro risponde dicendo: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico ma i malati. Andate e imparate che cosa vuol dire: Misericordia io voglio e non sacrificio. Io non sono venuto a chiamare i giusti ma i peccatori». Da qui il titolo del messaggio “Misericordia io voglio e non sacrificio. Le opere di misericordia nel cammino giubilare”.

Già da questa formulazione possiamo ricavare tre considerazioni sulle quali vorrei brevemente soffermarmi:

a. la riflessione sulla misericordia alla luce della Parola di Dio;

b. l’insistenza sulle opere di misericordia;

c. il rapporto tra la Quaresima e il cammino giubilare.

1. La prima è legata strettamente all’anno giubilare e consiste in una ripresa sintetica del tema della misericordia nella Sacra Scrittura. La prima parte del messaggio ci aiuta a recuperare i significati fondamentali di questo termine che già nella Misericordiae Vultus Papa Francesco aveva definito “architrave” tanto del mistero trinitario quanto della vita della chiesa. In particolare, essendo la Quaresima protesa verso il Mistero Pasquale, ci si sofferma sul fatto che la Croce di Cristo costituisce l’apice della rivelazione dell’infinita misericordia del Padre. Gesù è il volto di tale misericordia e il suo costato aperto diventa, idealmente, uno scrigno che si apre affinché tutti attingano a piene mani all’amore che perdona, rigenera e redime. Durante la Quaresima la Chiesa ha sempre suggerito un maggiore nutrimento della Parola di Dio e il Papa dentro questa nota caratteristica invita i tutti i cristiani ad approfondire il tema della misericordia attraverso le pagine della Bibbia e quelle dei profeti, in particolare, poiché in esse non ci si limita semplicemente a ribadire che Dio è misericordioso ma si indica con chiarezza che i suoi figli lo devono essere esercitandosi a vivere un amore più grande soprattutto prendendosi cura dei piccoli, dei poveri e degli indifesi. Qui vale la pena riascoltare alcuni passaggi della Misericordiae Vultus all’interno della quale alcuni numeri vengono dedicati proprio al tempo di Quaresima.

Cito testualmente il n.17 di quella lettera: «La Quaresima di questo Anno Giubilare sia vissuta più intensamente come momento forte per celebrare e sperimentare la misericordia di Dio. Quante pagine della Sacra Scrittura possono essere meditate nelle settimane della Quaresima per riscoprire il volto misericordioso del Padre! Con le parole del profeta Michea possiamo anche noi ripetere: “Tu, o Signore, sei un Dio che toglie l’iniquità e perdona il peccato, che non serbi per sempre la tua ira, ma ti compiaci di usare misericordia. Tu, Signore, ritornerai a noi e avrai pietà del tuo popolo. Calpesterai le nostre colpe e getterai in fondo al mare tutti i nostri peccati” (cfr 7,18-19). Anche le pagine del profeta Isaia potranno essere meditate più concretamente in questo tempo di preghiera, digiuno e carità: “Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo? Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i tuoi parenti? Allora la tua luce sorgerà come l’aurora, la tua ferita si rimarginerà presto. Davanti a te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà. Allora invocherai e il Signore ti risponderà, implorerai aiuto ed egli dirà: “Eccomi!”. Se toglierai di mezzo a te l’oppressione, il puntare il dito e il parlare empio, se aprirai il tuo cuore all’affamato, se sazierai l’afflitto di cuore, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio. Ti guiderà sempre il Signore, ti sazierà in terreni aridi, rinvigorirà le tue ossa; sarai come un giardino irrigato e come una sorgente le cui acque non inaridiscono” (58,6-11).

Questa citazione ci aiuta a capire come la misericordia, anzi, l’essere misericordiosi come il Padre, non si può tradurre con semplici gesti rituali ma ha bisogno di essere vissuta con gesti concreti che nascono dall’aver “toccato con mano” la misericordia divina. Al n.3 del messaggio il Papa così scrive: “La misericordia di Dio trasforma il cuore dell’uomo e gli fa sperimentare un amore fedele e così lo rende a sua volta capace di misericordia”.

2. Da qui la seconda considerazione che emerge dal documento che stiamo presentando: le opere di misericordia. Sappiamo bene come queste opere che fanno parte del tesoro della tradizione cristiana siano state messe in risalto già nella Misericordiae Vultus e offerte all’attenzione dei cristiani come vie per tradurre in gesti concreti la misericordia. Questo principio viene ripreso e ulteriormente rimarcato. Mentre, durante la Quaresima, fissiamo lo sguardo su Cristo crocifisso e riviviamo nella liturgia tutto ciò che Egli ha sofferto per amore nostro, non possiamo certo pensare che quel Volto, per quanto unico, abbia smesso di rendersi presente nella storia.

Dice il Papa nel messaggio riprendendo in parte quanto già espresso nella Misericordiae Vultus: «Nel povero la carne di Cristo diventa di nuovo visibile come corpo martoriato, piagato, flagellato, denutrito, in fuga…per essere da noi riconosciuto, toccato e assistito con cura». Le opere di misericordia partono da questo assunto fondamentale: nel povero c’è la carne di Cristo e i poveri sono i privilegiati della misericordia divina. Il cristiano che ha sperimentato la misericordia divina e che attraverso essa è rinato a vita nuova, impara quotidianamente a chinarsi sulle ferite del povero per far sperimentare anche a lui che Dio è misericordioso. Nel messaggio si insiste sul fatto che le opere di misericordia corporale sono profondamente unite a quelle spirituali. Infatti, scrive il Papa, “Se mediante quelle corporali tocchiamo la carne del Cristo nei fratelli e sorelle bisognosi di essere nutriti, vestiti, alloggiati, visitati, quelle spirituali – consigliare, insegnare, perdonare, ammonire, pregare – toccano più direttamente il nostro essere peccatori. Le opere corporali e quelle spirituali non vanno perciò mai separate. È infatti proprio toccando nel mistero la carne di Gesù crocifisso che il peccatore può ricevere in dono la consapevolezza di essere egli stesso un povero mendicante”. Il Papa auspica che durante la quaresima ogni cristiano senta il bisogno di nutrirsi in modo molto forte della Parola di Dio e contemporaneamente apra il cuore a chi soffre esercitandosi a vivere le opere di misericordia. Mi pare che questo punto meriti molta attenzione e qui, anche come Pastore di una chiesa che vive alcune forme di povertà e alcune sfide di portata notevole come quella dell’immigrazione, vorrei dire qualcosa. A volte si tende a pensare che la fede la si possa vivere solo partecipando ai sacramenti o pregando nelle forme più svariate, escludendo dalla vita spirituale i bisogni dell’uomo e soprattutto dei più poveri. Il risultato è che quel tipo di fede presto o tardi diventa sterile e insipida. Invece quando ci si apre a una dimensione più completa che, se ci pensiamo bene, è quella evangelica - quella che esige che si ascolti e si metta in pratica - allora la fede diventa esperienza gioiosa e contagiosa, arricchente e stimolante. Lo abbiamo sperimentato, ad esempio, a Lampedusa durante gli sbarchi di migliaia di persone e in tante altre comunità che hanno accolto la sfida di aprirsi alle diverse forme di povertà del territorio. Lo stiamo sperimentando con i seminaristi chiamati a fare le esperienze pastorali in realtà segnate dal dolore e dalla povertà o con tanti giovani volontari che hanno voglia di mettersi in gioco per costruire percorsi nuovi in cui annuncio e testimonianza camminino di pari passo. È chiaro che non è semplice perché talune volte bisogna fare i conti con una mentalità che è consolidata e che difficilmente si apre al nuovo; però nella mia piccola esperienza mi sento di dire che è una strada possibile e, soprattutto, è quanto ci chiede Gesù nel Vangelo, se pensiamo, ad esempio, al discorso sul giudizio finale nel capitolo 25 di Matteo. Alla fine saremo giudicati sulle opere di misericordia e su ciò che abbiamo fatto nei confronti dei più piccoli. Allora il tempo di quaresima può essere un’occasione importante per riflettere sul modo in cui viviamo la fede e l’invito a vivere le opere di misericordia costituisce un modo – come dice il Papa – “per risvegliare le nostre coscienze spesso sopite dal peccato o dall’indifferenza”.

3. Un ultima considerazione che cerco di ricavare dal messaggio per la Quaresima riguarda il cammino giubilare. Il mistero pasquale è il cuore dell’anno liturgico e questa quaresima si colloca proprio nel cuore del giubileo. Il tempo forte del giubileo si intreccia con il tempo quaresimale costituendo una ricchezza straordinaria per la conversione e per la crescita spirituale di ogni cristiano e di tutta la chiesa. In questa prospettiva il messaggio che stiamo presentando ha un sottofondo molto stimolante di domande sull’odierno contesto storico e culturale e su come il cristiano si collochi al suo interno. Sul finire del messaggio il Santo Padre evoca la parabola del ricco epulone e del povero Lazzaro per richiamare l’attenzione su certe chiusure a Cristo a causa della ricchezza materiale e degli “idoli del sapere, del potere e del possedere”. Il rischio del nostro tempo è proprio quello che, chiudendo la porta del cuore al povero e a ogni forma di povertà, si precipiti in un abisso di infelicità e di non senso che rende tutto oscuro. Da qui la proposta “profetica” del cammino giubilare e del tempo di quaresima come tempo per rivedere il cammino della propria vita e per sentire nel grido del povero, lo stesso Cristo che bussa alla porta del nostro cuore nella speranza che noi ci decidiamo ad aprire e accogliendolo gustiamo la vera vita. In questi primi mesi del giubileo soprattutto attraverso il segno della “porta” abbiamo potuto sperimentare la bellezza della misericordia resa accessibile a tutti. Non solo la porta della Basilica di San Pietro o delle Basiliche maggiori ma le cattedrali delle diocesi e, soprattutto, alcuni luoghi simbolo di alcune povertà; mi piace ricordare l’ostello della Caritas qui a Roma e le celle dei carcerati. Attraverso queste scelte forti il Papa sta invitando con maggiore sollecitudine tutta la chiesa a mettersi in cammino verso ogni uomo e verso i sofferenti e i poveri, in particolare. In questo modo il cammino del giubileo non è solo quello segnato dal calendario ma è quello che insieme siamo chiamati a fare, sorretti dalla misericordia di Dio, per riconoscerlo nel povero per metterci al suo fianco in atteggiamento di ascolto e di servizio.

Le tre note – quella della misericordia e delle sue opere e quella del cammino – si racchiudono nell’invito conclusivo del messaggio: “Non perdiamo questo tempo di Quaresima favorevole alla conversione!” E’ un tempo da valorizzare, un tempo per crescere nell’ascolto della Parola, un tempo di esercizio costante per aprire occhi e cuore ai poveri. Il canto del Magnificat della Vergine Madre di misericordia, inserito nel testo quasi come una cornice – all’inizio e alla fine – aiuta tutti a rivedere la storia con gli occhi di Dio che “rovescia i potenti dai troni e innalza gli umili”.

Siamo certi che le parole del Santo Padre racchiuse in questo messaggio costituiranno un prezioso strumento per il cammino quaresimale; e mentre lo ringraziamo per quanto ha voluto indirizzare a tutta la Chiesa, gli assicuriamo le nostre preghiere per il delicato compito che Gli è stato affidato.

Grazie.

Intervento di Mons. Giampietro Dal Toso


Gentili Signori,

in primo luogo vi ringrazio per la vostra presenza e in particolare ringrazio il Signor Cardinale Francesco Montenegro, Arcivescovo di Agrigento, Presidente di Caritas Italiana e Membro del nostro Pontificio Consiglio da alcuni mesi.

Cor Unum diffonde il Messaggio Quaresimale ogni anno e in questo Giubileo il tema non poteva essere che quello legato alla misericordia e - più in particolare - alle opere di misericordia, di cui il Papa ha parlato già nella Bolla di indizione del Giubileo. In dettaglio sono: dar da mangiare agli affamati; dar da bere agli assetati; vestire gli ignudi; alloggiare i pellegrini; visitare gli infermi; visitare i carcerati; seppellire i morti - consigliare i dubbiosi; insegnare a chi non sa; ammonire i peccatori; consolare gli afflitti; perdonare le offese; sopportare pazientemente le persone moleste; pregare Dio per i vivi e per i morti.

Le opere di misericordia sono solo espressione di buon senso umano? Qualcuno potrebbe dire che tutti siamo già d’accordo che dobbiamo dare da mangiare a chi ha fame e insegnare a chi non sa. E tuttavia: perché il Papa ha voluto rispolverare queste opere? Opere che - ho come l'impressione - per molto tempo sono state un po' dimenticate e banalizzate, forse perché si è pensato che non era più alla moda pensare alla vita spicciola del credente, o forse perché si è piuttosto istituzionalizzata o politicizzata la nostra prassi ecclesiale.

Penso ce le ha richiamate perché denotano non tanto una azione, ma una relazione. Cioè non sono il modo per affermare se stessi, ma per dire per chi e per cosa viviamo. Per un cristiano le opere di misericordia dicono una relazione, cioè come egli si pone di fronte a Dio e alla sua vita, e non si esauriscono semplicemente nelle buone azioni. Il Messaggio vede nella misericordia il dramma di amore tra Dio, Padre e Sposo tradito, e il suo popolo, figlio e sposa infedeli. La misericordia “ristabilisce la relazione”. E ciò non vale solo rispetto alla relazione con Dio, ma anche alla relazione con il fratello. Una cosa è dire: “Diamo a tutti il wireless”; altra cosa è dire: “Insegnare a chi non sa”. In mezzo c’è la persona. Che è talmente importante che una opera di misericordia è anche seppellire i morti: cosa c’è di più gratuito di dare onore al corpo di un defunto?

Per la loro declinazione personale, mi sento particolarmente grato a Papa Francesco che ci ricorda le opere di misericordia contestualmente a questo Giubileo. Lui stesso ne è testimone vivo. Riportare alla luce le opere di misericordia significa ridare fiato a quello che anche Benedetto XVI aveva anticipato, quando nell’introduzione dell'enciclica Deus caritas est, al paragrafo 1, diceva che la fede si qualifica soprattutto per un incontro personale con Cristo. Mi sia consentito anche fare riferimento al mio primo incontro con il card. Montenegro, il quale mi colpì con l'osservazione che, quando si parla di carità della Chiesa, prima che di servizi dobbiamo imparare a parlare di persone.

Rispetto alle opere di misericordia vorrei menzionare tre aspetti.

a. Sono corporali e spirituali. Dietro questa piccola affermazione c'è un mondo: l'uomo è fatto di corpo e anima insieme. Questo dato cristiano non è per niente scontato: Cristo è vero uomo e vero Dio. Con l’incarnazione il corpo umano è stato divinizzato e perciò la Chiesa ha sempre amato e difeso il corpo insieme con l’anima. La tentazione di separare corpo e anima è una costante storica e si ripropone anche ai giorni nostri. Per es.: la libertà dell'uomo ha nel suo corpo un limite o no? Oppure: la nostra azione di sviluppo può prescindere dal dato spirituale o no? Sono temi molto seri e questa visione unitaria della persona che le opere di misericordia trasmettono sono una indicazione molto chiara anche per la nostra azione ecclesiale.

b. Le opere di misericordia sono una modalità molto semplice, concreta, diretta, viva, quotidiana, spicciola, alla portata di tutti per vivere la misericordia del Giubileo. Le opere di misericordia descrivono quello che ogni giorno possiamo concretamente fare come cristiani e perciò le trovo affascinanti. Il cristianesimo non è la religione delle idee, delle grandi elaborazioni speculative, ma nasce dall'esperienza viva e si impasta con la quotidianità. Le idee sono vere quando passate al vaglio dell'esperienza. Il cristianesimo non è neppure la religione dei sentimenti, e la misericordia non è semplicemente un sentimento di vaga riconciliazione universale senza alcuna incidenza nella vita di ogni giorno. Le opere di misericordia dicono che la misericordia deve diventare carne, perché il cristianesimo è la fede nella incarnazione del Figlio che ha dato il suo corpo per la salvezza del mondo.

c. San Tommaso (S. Th. II-II, 32, 1) mette in rilievo il rapporto tra carità e opere di misericordia, perché scrive che la misericordia è l'effetto della carità. E' indicativo anche che san Tommaso usi come concetto per le opere di misericordia il termine "elemosina", che sarebbe la versione greca di misericordia. Adesso elemosina vuol dire altro. Lo stessa sorte è toccata al termine carità. Questo mi dice che purtroppo abbiamo ristretto tutto questo ambito al "dare qualche spicciolo", mentre la visione cristiana è molto più ampia. In questa prospettiva si iscrive anche il nostro desiderio di valorizzare questi termini - in primo luogo la carità - per non perdere un tesoro prezioso, e soprattutto per mantenere una visione della vita della Chiesa biblicamente e teologicamente fondata.

Vorrei in conclusione parlarvi di due iniziative che accompagnano la Quaresima del Pontificio Consiglio Cor Unum e colgo l’occasione per annunciarvele. La prima riguarda la giornata di ritiro per chi opera nel servizio di carità della Chiesa nel periodo della Quaresima. E' una iniziativa che Papa Francesco ci ha chiesto di realizzare nel contesto del Giubileo e sempre nell'ottica di un Giubileo aderente alla realtà in cui viviamo. Per tale motivo non abbiamo stabilito per tale ritiro un giorno preciso, uguale per tutti, ma ogni gruppo, o istituzione, o opera può sceglierlo a seconda delle proprie necessità locali. I tanti organismi di carità sono in qualche modo una cristallizzazione delle opere di misericordia. Ma non possiamo offrire misericordia senza averla prima ricevuta. Perciò questa giornata di ritiro serve per i tanti operatori nell'ambito della carità per fare esperienza della misericordia di Dio, per poterla poi dare agli altri nelle opere concrete. Voglio sottolineare che l'idea è di svolgere questa iniziativa a livello locale, nei singoli gruppi parrocchiali Caritas per es., o della San Vincenzo, o delle Misericordie. Tutto questo è lasciato alla libertà dei singoli, mentre Cor Unum, oltre alla sensibilizzazione e alla promozione della iniziativa, ha fornito il materiale per l'animazione di questa giornata, materiale che si trova in diverse lingue nel nostro sito web: www.corunumjubilaeum.va

La seconda iniziativa riguarda un grande congresso internazionale a 10 anni dalla prima enciclica di Benedetto XVI Deus caritas est, pubblicata esattamente il 25.1.2006. Papa Francesco ha sostenuto e incoraggiato questo progetto, che ben si colloca nel contesto del Giubileo. La risposta a questa iniziativa, che si svolgerà nell'Aula nuova del Sinodo il 25 e 26 febbraio 2016, è stata sorprendente e perciò mi auguro che possa avere la stessa risonanza anche nei media. Devo anche dire che quella enciclica ha avuto un impatto fortissimo nel mondo della carità della Chiesa e ha aperto un cammino che si sta ulteriormente espandendo. Mi sembra quasi – non vorrei essere troppo ardito – che Papa Francesco dia oggi concretezza con il suo esempio di vita a quanto Papa Benedetto aveva espresso magistralmente con la parola. Il nostro intendimento tuttavia non è quello di guardare indietro, ma in avanti. Quella enciclica parla ancora e resta un orientamento fondamentale per chi opera nel servizio di carità della Chiesa e per ogni cristiano. Il programma è pronto e sarà presto disponibile. Il convegno verrà anche trasmesso in streaming in diretta. Altri dettagli vi saranno forniti a tempo debito, ma fin da ora vi posso annunciare la presenza del Card. Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, e del Card. Tagle, Presidente di Caritas Internationalis, che si occuperanno più della parte teologica, mentre abbiamo invitato tre grandi intellettuali, il Rabbino David Shlomo Rosen (ebreo), il Prof. Saeed Ahmed Khan (musulmano) e il Prof. Fabrice Hadjadj (cattolico), per intervenire sul tema dal loro rispettivo punto di vista.

Vi ringrazio fin da ora per l'attenzione con la quale vorrete seguire queste iniziative.

© http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino.html - 26 gennaio 2016

Messaggio del Santo Padre per la Quaresima 2016





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