Apologetica

Ateismo e Fede

arcobaleno-perfettoPERCHE' DIO NON DOVREBBE ESISTERE?

Sono possibili solo due posizioni contro l'esistenza di Dio.
Negativa: non è dimostrabile che Dio esista; e non è necessario perché la sua esistenza è superflua.
Positiva: non è possibile che Dio esista perché la sua esistenza è inconciliabile con la realtà.
Vengono tralasciati gli argomenti contrari di tipo conoscitivo, perché già esaminati e perché investono l'intera conoscenza del reale.

DOMANDA: il progresso della scienza ha reso inutile Dio?
Infatti, se l'universo è spiegabile con la scienza senza ricorrere alla « scappatoia » Dio, quest'ultimo è un concetto reso inutile dal progresso.

RISPOSTA: tutte le scoperte scientifiche hanno gettato maggior luce alla dipendenza dell'universo da una Causa potentissima ordinatrice dello stesso.

Esaminando senza pregiudizi e con animo sereno le scoperte scientifiche la necessità di Dio viene rafforzata. D'altra parte è stata una pseudo-scienza ad inventare « scappatoie » quali la serie infinita e quella circolare che non dimostrano niente.
Ma l'obiezione legata al progresso scientifico viene spesso presentata in maniera più sottile: quello che non si è spiegato oggi verrà spiegato domani grazie al continuo progresso della scienza.
Nella prima formulazione c'era contrapposizione tra scienza e conoscenza volgare: la conoscenza superficiale e rozza della realtà mondana portava a credere a Dio; mentre l'approfondimento scientifico lo avrebbe reso inutile.
Nella seconda formulazione c'è contrapposizione tra realtà nascoste (sempre meglio studiate dalla scienza) e Dio: le realtà ora nascoste grazie alla scienza si riveleranno sempre meglio e renderanno inutile Dio.

La risposta decisiva da dare per l'una e l'altra formulazione riguarda la natura conoscitiva delle scienze sperimentali. Le scienze sperimentali danno spiegazioni immediate  circa le cause prossime di un fatto (la forza che « attrae » la mela che cade verso terra, la/le forze che « legano » le componenti di un atomo di una molecola, le leggi di sviluppo di una popolazione di moscerini, ...).
In realtà le spiegazioni della scienza sono solo descrittive,  cioè descrivono in modo sempre più esatto e complesso il fatto da spiegare. Però, descrivere un fatto non è darne la spiegazione o ragione definitiva; non è rispondere agli ultimi « perchè » di quel fatto.
Tornando al nostro esempio più classico quello dell'orologio: la conoscenza superficiale e rozza del suo meccanismo porterebbe ad ammettere l'orologiaio, invece la conoscenza approfondita, o « erudita » dello stesso meccanismo renderebbe inutile l'orologiaio? Oppure dovremmo attendere altre scoperte e progressi da parte dell'osservatore « erudito » per poter tranquillamente fare a meno dell'orologiaio? Tutto ciò è poco serio!

CONCLUSIONE

Rispetto alla prima obiezione che nega l'esistenza di Dio, possiamo concludere che essa non nega niente perché priva di argomentazioni valide. L'esistenza di Dio finora è stata dimostrata ricorrendo alla ragione umana, ai principi logico-ontologici, partendo dai dati dell'esperienza e confrontandosi con i risultati delle scienze.

Inoltre.......

L'ESISTENZA DI DIO E' INCONCILIABILE CON LA REALTA'?

1. DIO E IL MALE
C'è il male fisico e c'è il male morale. Il male fisico normalmente ha un significato relativo: ciò che è male per un soggetto è bene per un altro. Così il lupo che mangia la pecora, è male per la pecora, ma è bene per il lupo, ...
Il male è privazione di bene , è la mancanza di qualche cosa in un soggetto che potrebbe e dovrebbe avere. Il male assoluto non esiste. Esiste il bene misto con il male, cioè limitato. In questa linea l'esistenza del male è una prova dell'esistenza di Dio, perché il male suppone il bene e quest'ultimo Dio. Ciò che noi chiamiamo male è, dunque, un bene difettoso, un disordine in ciò in cui ci doveva essere ordine: è un essere difettoso.
Ora Dio è l'Essere Infinito che produce ogni altro essere. Egli "non può" produrre un essere simile a sé stesso, se non generandolo, ma solo esseri imperfetti, limitati. Dio non produce direttamente il male (cioè l'imperfezione), ma l'essere.
D'altra parte occorre aggiungere e osservare che chi nega Dio a causa dell'esistenza del male, non risolve il problema del male.

2. DIO E LA NOSTRA LIBERTA'
E' questo l'unico vero mistero di tutta la conoscenza umana.
Tra le realtà finite prodotte da Dio ci sono anche le nostre azioni libere: come possono quest'ultime restare libere e noi responsabili di esse?  Noi non siamo in grado di spiegare come ciò avvenga.
Tuttavia possiamo affermare:
1. che ciò avviene, perché è evidente che noi siamo liberi e responsabili delle nostre azioni;
2. che Dio è veramente causa di tutta la realtà;
3. che pertanto le due posizioni si conciliano, senza sapere come.

Verità non si oppone a verità. Dobbiamo su questo punto restare al fatto:
«state contenti, umana gente, al quia; ché, se potuto aveste veder tutto, mestier non era parturir Maria»   (Purg. 3,37-39).

CONCLUSIONE
Mentre ci sono - e sono state esposte - tante ragioni a sostegno dell' esistenza di Dio, non ci sono valide ragioni per dire che Dio non c'è.

"Sia la fede che la ragione sono entrambe doni di Dio: dunque, non sono e mai potranno essere in contrasto fra loro.
La certezza cristiana è che il Dio Creatore è anche il Dio Rivelatore: dunque, le scienze naturali, in quanto investigazione delle meraviglie della Sapienza divina, sono in qualche modo atti di culto, motivi di meditazione religiosa.
E anche per questo che le opere matematiche e geometriche degli antichi (primo fra tutti Euclide) giunsero a noi, devotamente ricopiate dai monaci e poi - appena fu possibile - subito stampate e diffuse da altri religiosi.
E ci sarà pure una ragione se al tempo di Galileo le università, questa tipica creazione del Medio Evo cattolico, erano 108 in Europa, se ne contava qualcuna nelle Americhe spagnole e non ce n'era nessuna nelle terre non cristiane.
Del resto, basta pensare che la storia delle scienze, anche fisiche, è piena di nomi di credenti, spesso preti e frati.
Proprio nel secolo del positivismo ateo, del razionalismo agnostico, uno dei maggiori scienziati, fra i più grandi della storia (e fra i suoi più preziosi benefattori) è quell'uomo di profonda e conclamata fede cattolica che è Louis Pasteur.
Nello stesso secolo, per fare un solo altro nome, il grande Johann Gregor Mendel, il biologo che formulò le leggi sulla ereditarietà, era un frate.

Ma sì, bisogna stare attenti a non cascare nel trappolone che vorrebbe convincerci di un divorzio irreparabile e unanime tra scienza e fede.
Prendi, ad esempio, uno dei simboli e dei fattori più potenti della «modernità»: l'energia elettrica.
Alessandro Volta era un uomo da messa e da rosario quotidiani;
André-Marie Ampère scrisse addirittura delle "Prove storiche della divinità del Cristianesimo";
Michael Faraday alternava straordinarie invenzioni a predicazioni del vangelo sulle strade inglesi; Luigi Galvani era devoto terziario francescano; Galileo Ferraris un austero, esemplare cattolico praticante; Léon Foucault, il primo che calcolò la velocità della luce, un convertito... Come vedi, mi sono limitato al campo «elettrico», ma potrei tediarti dandoti lite analoghe per ogni altra disciplina scientifica.
Questo precisato, ti confesserà però che mi sconcerta che, almeno alcuni (e, talvolta, non tra i minori), si siano messi a pensare che la scienza ponga in crisi, se non addirittura sostituisca, la teologia, proprio quando quella scienza diventa moderna. Dunque, quando si munisce di strumenti tecnici e di metodi di ricerca che mostrano l'incredibile complessità dell'universo in cui siamo immersi.
Ad esempio, il cielo stellato in una notte serena d'estate è stato sempre per gli uomini un motivo potente per riconoscere un Mistero; per avere, almeno, l'intuizione di Dio. Dai pastori preistorici sino a Pascal ("il silenzio eterno di questi spazi infiniti mi sgomenta») o sino a Kant («Due cose riempiono la mia anima di un'ammirazione senza eguali: il cielo stellato sopra la mia testa e la legge morale dentro il mio cuore»), passando per il salmo biblico («I cieli narrano la gloria di Dio e il firmamento annuncia l'opera delle sue mani»)."

Jean Guitton: «Per i cristiani, Dio è necessariamente discreto. Ha posto un'apparenza di probabilità nei dubbi che investono la Sua esistenza. Si è avvolto di ombre, per rendere la fede più appassionata e, senza dubbio, anche per avere il diritto di perdonare il nostro rifiuto. Occorre che la soluzione contraria alla fede conservi sempre una sua credibile verosimiglianza, per lasciare completa libertà d'azione alla Sua misericordia»
 

Postilla:

Al pari di tanti che sembrano credere, ed in realtà credono male, così sembra che ci sia chi è ateo ma in realtà nega solo la sua proiezione di Dio in genere legata alla sua esperienza sia genitoriale che ecclesiale.

Così come ci sono le "pecore pecoroni" che obbediscono non per fede e per "sensus ecclesiae" ma per comodità e per bisogno di "appartenere" ad un "gruppo" socialmente inteso...
così ci sono i ribelli ma che in realtà si ribellano solo per ciò che sono le immagini della loro mente e non del Dio di Gesù Cristo... perché non conosco né Cristo né la Chiesa ma solo la loro infantile necessità di disobbedire ad un ordine costituito. Questi sono buona parte degli anticlericali moderni.
Spesso perché fa stile e garantisce la propria auto-stima. In tal caso, come nel precedente di cui sopra, il problema non è di fede ma di maturità psicologica.


Inoltre si consideri la questione da un altro punto di vista; non sempre la religione è "l'oppio dei popoli", non sempre ne addormenta la coscienza civile e la responsabilità esistenziale. Anzi a volte è proprio il contrario. Non dimentichiamoci che la società modernamente intesa con i valori di cui andiamo fieri è cristiana e biblica. L'argomento portato da alcuni atei come pre-giudizio per cui la religione, qualunque religione porta la guerra e le divisioni non sempre è verità storica ma piuttosto appunto, pre-giudizio. Purtroppo è l'uomo che in quanto limitato e incapace di andare spesso oltre il proprio tornaconto usa alcune polarità per creare ignoranza, usando il denaro, potere, sesso e religione. Anche perché credere è faticoso. La vera fede è faticosa.

La fede infatti non è solo un dono da accogliere ma anche da coltivare.

Tutto ciò che è prezioso e delicato comporta impegno e dedizione e spesso dietro un "certo ateismo" vi è il disimpegno oppure il bisogno di nascondere qualche "magagna" interiore. Con la fede Dio non lo metti in tasca, non puoi gestire il Dio di Gesù Cristo, se credi, ma sei chiamato a metterti in ascolto e tutto questo non è solo bello ma difficile e impegnativo; è responsabilizzante.
Molto più comodo andare avanti per rabbie e pre-giudizi... sicuramente è meno faticoso. Credere in Cristo appunto non è solo un dono ma comporta la responsabilità di coltivare questo dono facendo un cammino di luci e ombre, di compagnia e solitudine, confronto continuo e una forte capacità di mettersi serenamente in discussione.


Spesso "un certo ateismo" nasce dall'aver gettato i remi in barca e ci si difende con il pre - giudizio e con lo stile, tutto adolescenziale, dell'essere "contro".

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